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Cronaca

Pescara, assaltano gioielleria e preparano un altro colpo: i due aggredirono il giornalista RAI Daniele Piervincenzi

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PESCARA – La Polizia di Stato di Pescara ha arrestato due giovani sospettati di un assalto ad una gioielleria del centro lo scorso dicembre e che stavano preparando un altro colpo.

I due si erano peraltro resi protagonisti, nel febbraio scorso, dell’aggressione al giornalista Rai Daniele Piervincenzi, avvenuta mentre il predetto, con la troupe del programma “Popolo Sovrano”, si trovava a filmare nel quartiere “Rancitelli” di Pescara

La rapina è stata consumata la mattina del 27 dicembre, in piene festività natalizie, quando un commando armato assaltava una nota gioielleria nel centro di Pescara.

Uno degli autori, probabilmente un soggetto di sesso maschile abbigliato da donna, dopo essersi fatto aprire  la porta dell’esercizio, grazie al travisamento che lo rendevano apparentemente una potenziale cliente come tante altre, armato di fucile minacciava il titolare del negozio, la commessa ed una cliente, agevolando l’ingresso di altri due complici, entrambi travisati da caschi da motociclista (uno dei quali a sua volta in possesso di arma lunga), mentre una quarta persona rimaneva all’esterno.

I malviventi si impossessavano di diversi orologi (per un valore complessivo di circa centomila euro), prelevati dopo aver infranto una vetrina interna.

Subito dopo i quattro si allontanavano a bordo delle due Ducati Monster che venivano rinvenute incendiate in un parcheggio distante circa un chilometro, ubicato tra via Manzoni e via Foscolo.

Le indagini immediatamente avviate dalla Polizia di Stato di Pescara, hanno consentito di individuare due soggetti noti alle forze dell’ordine, sospettati di far parte del “commando”.

I due risultano indagati dalla Procura di Pescara per aver preso parte alla rapina del 27 dicembre scorso, per aver illegalmente detenuto e portato in luogo pubblico due fucili ed il relativo munizionamento e per aver avuto la disponibilità delle moto rubate, utilizzate e poi bruciate dopo la rapina.

Nel corso delle indagini, grazie all’ausilio delle numerose intercettazioni attivate, i poliziotti della Squadra Mobile hanno capito che la coppia era in procinto di compiere un’ulteriore rapina ai danni di un rappresentante orafo della zona.

Sulla base degli elementi prospettati dagli investigatori, la Procura della Repubblica ha chiesto l’emissione di provvedimenti cautelari nei confronti dei due indagati.

Nell’ambito delle indagini è stata inoltre fatta luce su un’aggressione perpetrata ai danni di un tossicodipendente della zona, malmenato con una mazza da baseball dai due indagati nel dicembre scorso.

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Cronaca

Frosinone, orrore: una madre strangola il figlio di 2 anni

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Si delinea come orrore quanto accaduto ieri nella provincia di Frosinone. Alle 4.20 si è concluso l’interrogatorio di Donatella Di Bona, 29 anni, madre di Gabriel Feroletoil bambino morto ieri pomeriggio in locali Volla a Piedimonte San Germano, in provincia di Frosinone. La notizia è sconvolgente: l’avrebbe ucciso la madre.
I carabinieri del colonnello Fabio Cagnazzo sin da subito hanno avuto dubbi sulla dinamica della morte del piccolo Gabriel. La madre, infatti, aveva parlato di un’auto pirata che aveva investito il piccolo, ma le indagini hanno portato in luce un’altra versione: lo avrebbe strangolato, durante una passeggiata in una stradina di fronte l’abitazione di famiglia. Il bambino voleva tornare dalla nonna, ma lei presa da un raptus di follia lo ha afferrato al collo fino a soffocarlo. Il piccolo avrebbe provato a difendersi.

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Cronaca

Serena Mollicone, concluse indagini: cinque indagati

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Tre sono della famiglia Mottola e dovranno rispondere per concorso in omicidio aggravato e occultamento di cadavere

La procura di Cassino (Frosinone) ha concluso le indagini sull’omicidio di Serena Mollicone, la studentessa di Arce uccisa all’inizio di giugno 2001, con il relativo “avviso” ai cinque indagati. Ci sono l’ex comandante dei carabinieri di Arce Franco Mottola, la moglie e il figlio Marco e due carabinieri all’epoca dei fatti in servizio nel comune in provincia di Frosinone. I tre membri della famiglia Mottola sono indagati per concorso in omicidio aggravato e occultamento di cadavere. L’ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce Franco Mottola, la moglie Annamaria e del figlio Marco, che dovranno rispondere di omicidio volontario sono indagati per concorso in omicidio aggravato e occultamento di cadavere. IL sottufficiale dell’Arma Vincenzo Quatrale è indagato per concorso in omicidio volontario mentre un altro militare, Francesco Suprano, è indagato per favoreggiamento.

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Cronaca

Palermo, antiterrorismo: fermati un palermitano e un marocchino radicalizzati all’Isis

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PALERMO – La Polizia di Stato di Palermo, nella mattinata odierna, ha dato esecuzione al Decreto di Fermo di indiziato di delitto, disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo – Dipartimento per i reati in materia di terrorismo, nei confronti di un palermitano di anni 24 attualmente domiciliato presso il Comune di Bernareggio (MB) e di un cittadino marocchino di 18 anni, residente a Cerano (No), responsabili a vario titolo di reati in materia di terrorismo.

A portare avanti le indagini che hanno consentito di acclarare le responsabilità dei due soggetti gli investigatori della Sezione Antiterrorismo della Digos di Palermo

L’italiano, convertito all’Islam, è gravemente indiziato dei reati di istigazione a delinquere ai sensi dell’art. 414 in relazione all’art.270 sexies c.p., per essersi reso responsabile di aver pubblicamente fatto apologia di più delitti in materia di terrorismo, condividendo materiale avente carattere estremista-jihadista e mantenendo i contatti con soggetti, italiani e non, convertiti alla fede islamica noti per il loro livello di radicalizzazione.

Tali condotte sono state realizzate attraverso i più noti social network, condividendo materiale propagandistico dell’estremismo jihadista e soprattutto dello Stato Islamico (Daesh) sia di tipo documentale (infografie, istruzioni, mappe, vessilli, testi di discorsi estremisti riportanti il simbolo dell’ISIS, e altro) sia di tipo video-fotografico (scene e canti di guerra, immagini di guerriglieri, video di esplosioni e di combattimenti, e altro); materiale di cui si riforniva sia in rete sia ricevendolo da soggetti vicini all’estremismo islamico, residenti su tutto il territorio nazionale, di cui alcuni propugnatori dell’ideologia salafita e della imposizione anche violenta delle regole della Sharia nel mondo occidentale e in Italia in particolare. Il suo fermo è stato eseguito nella provincia di Monza Brianza dagli agenti della Digos palermitana con l’ausilio dei colleghi dell’omologo Ufficio della Questura di quel capoluogo.

L’indagato ha avviato il proprio processo di radicalizzazione, già nell’anno 2017, iniziando a frequentare un luogo di culto islamico della provincia di Palermo. Successivamente, dopo aver conseguito l’abilitazione alla conduzione di mezzi pesanti, si è trasferito per motivi di lavoro, nelle zone del Nord Italia, dove ha accresciuto il suo livello di radicalizzazione, frequentando assiduamente luoghi di culto della provincia di Monza-Brianza ed intensificando le relazioni di amicizia con il cittadino marocchino ed altri soggetti italiani convertiti alla fede islamica, nonché con cittadini stranieri che pongono in essere condotte che evidenziano forme di estremismo preoccupanti.

Il cittadino marocchino è ritenuto responsabile dei reati di istigazione a delinquere ex art. 302 c.p., per aver istigato il giovane palermitano a compiere delitti contro la personalità internazionale ed interna dello Stato e, segnatamente, i delitti di terrorismo internazionale di cui agli artt. 270-bis ss. c.p., inviandogli attraverso strumenti informatici e telematici materiale di propaganda dello Stato Islamico, informazioni relative ai combattimenti in corso in Siria, canti di guerra, video propagandistici e di combattimenti, vessilli e immagini di guerre, e invitandolo ripetutamente ad addestrarsi per recarsi a combattere nei territori occupati dallo Stato Islamico.
Il suo Fermo è stato eseguito nella provincia di Novara dagli agenti della Digos palermitana, con l’ausilio dei colleghi dell’omologo Ufficio della Questura di quel capoluogo.

Agli odierni indagati, inoltre, sono stati contestati i reati di addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale, ai sensi dell’art.270 quinquies c.p., in relazione all’art. 270 sexies c.p., per essersi addestrati, sia in concorso tra loro che separatamente, per il compimento di atti di natura terroristica, avendo acquisito, anche autonomamente, istruzioni per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, anche rivolti contro uno Stato estero, e in particolare addestrandosi all’uso di armi, allenandosi per raggiungere una preparazione fisica e militare idonea a combattere a fianco dei miliziani dell’ISIS in Siria o in altre località, acquisendo materiale video contenente istruzioni per la partecipazione a tali combattimenti anche attraverso lo studio di tecniche di guerriglia e materiale relativo ad azioni di martirio con le tecniche dei kamikaze cui si ispirano; tutti comportamenti univocamente finalizzati alla commissione di condotte con finalità di terrorismo ex art. 270 sexies del c.p., rivolte ad arrecare grave danno a più Paesi, sia mediorientali che europei, e compiute allo scopo di intimidire la popolazione o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di tali Stati.

Nell’ambito di tale attività si è, altresì, provveduto ad eseguire diverse perquisizioni domiciliari, disposte dalla Procura della Repubblica di Palermo, nei confronti degli odierni indagati e di altri soggetti, al fine di ricercare materiale di propaganda di azioni di natura sovversiva e/o eversiva.

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