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Phoenix Point, lo strategico dal creatore di X-COM è su console

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Phoenix Point è uscito nel 2019 su Pc e il suo lancio ha segnato il ritorno di Julian Gollop, creatore dell’originale X-COM. Il titolo, ovviamente di natura strategica, partiva dalla stessa formula vista con il suo predecessore spirituale e la sviluppava in maniera coerente, inserendo alcune interessanti novità e un indubbio spessore, ma al tempo stesso restando arroccato su posizioni di eccessiva rigidità, ben distanti dalle aperture e dall’accessibilità delle produzioni targate Firaxis. A due anni dal debutto su computer, il gioco è finalmente approdato anche sulle console di precedente generazione, PS4 e Xbox One e su quelle next Gen: PlayStation 5 e Xbox Series X/S, con un’interfaccia adattata per quanto possibile ai controller e l’inclusione di quattro DLC (Fastering Skies, Legacy of the Ancients, Blood and Titanium e il recentissimo Corrupted Horizons) che aumentano ancor di più il corpo dell’esperienza. Per chi non avesse mai provato la versione PC, sappiate che la storia di Phoenix Point inizia da una catastrofe. A causa dello scioglimento dei ghiacciai in Antartide, un virus rimasto dormiente per migliaia di anni si espande per l’intero globo terrestre uccidendo i primi ospiti colpiti dal contagio. Entrando in contatto con l’acqua, il virus muta inaspettatamente trasformando le persone in orrendi mostri marini. Dopo aver appreso lo scenario, aver superato l’introduzione e appreso le nozioni del tutorial, il mondo di gioco si apre in una una mappa globale piena di punti d’interesse da esplorare e basi da gestire. E proprio da questo mappamondo virtuale i giocvatori potranno e dovranno entrare in contatto con diverse comunità sempre in conflitto tra di loro, che è meglio non inimicarsi. Alcune fazioni vedono il “Pandoravirus” come un’opportunità da cogliere per un nuovo stadio umano, mentre altre sono convinte di doverlo debellare a ogni costo prima che si diffonda totalmente. Insomma, anche in questo mondo apocalittico l’umanità che è riuscita a sopravvivere si fa guerra piuttosto che far fronte comune. Ma procediamo con ordine: in questo mondo completamente in rovina, i giocatori vestono i panni di una squadriglia di soldati d’élite fondata subito dopo la Seconda Guerra Mondiale: i Phoenix. Nel gioco bisognerà decidere come muoversi, quali attività seguire e in quale modo combattere. Insomma, si potrà scegliere se essere dei razziatori o i nuovi salvatori dell’umanità. Questo RPG tattico è riuscito a proporre una trama stimolante e coinvolgente, in grado non soltanto di catturare gli appassionati, ma anche di accompagnarli in un vasto mondo post-apocalittico strutturato fin nei minimi dettagli. Anche se la linearità della storia si avverte dopo le prima 10/12 ore di gioco, la presenza dei quattro DLC approfondiscono le varie vicende donando un senso di varietà alla produzione. Come dicevamo qualche riga più in alto, muoversi per il globo è fondamentale per raccogliere risorse, stringere alleanze ed esplorare le mappe procedurali generate automaticamente, purtroppo molto simili tra loro e poco ispirate. Facendo la conoscenza dei vari capi delle fazioni, si possono avviare scambi commerciali, reclutare nuovi soldati per la squadra e utilizzare le risorse per costruire alloggi, generatori d’energia elettrica e tante altre piccole chicche in grado di rafforzare il quartier generale dei Phoenix.

Proprio come accadeva in passato, Phoenix Point dà la possibilità di fabbricare armi più potenti, corazze resistentissime, ma anche mezzi di trasporto che potranno portare le truppe da una parte all’altra del globo. Quando poi il livello d’influenza sarà a un livello più alto, sarà possibile controllare ben più di tre basi sparse per il nostro pianeta. Strutture che bisognerà necessariamente difendere dalle incursioni dei pandoriani e dalla presenza del Behemoth, un abominio che minaccia ogni insediamento umano. Il combattimento, ispirato alla serie X-COM, è la parte nevralgica della produzione. A differenza della versione originale, è stata aggiunta una novità interessante: ora si possono colpire gli arti nemici indebolendoli o distruggendoli, dissanguandoli e prendendo così del tempo per organizzare una strategia diversa. Phoenix Point offre tipologie di missioni di vario genere: si va da quelle di salvataggio a quelle di rifornimento e di difesa, oltre a quelle di attacco, davvero impegnative se le si affrontano a un livello di sfida elevato. Al netto di queste novità, il sistema di combattimento rimane invariato. La reale criticità risiede però nell’intelligenza artificiale dei nemici: oltre a essere poco realistica, non offre un reale grado di sfida che possa realmente mettere in difficoltà, almeno nella difficoltà standard. Per capirci, i nemici sul campo di battaglia non solo trovano riparo in maniera raffazzonata, ma sono sempre a portata di tiro. Un cecchino potrebbe non sbagliare un colpo ma un soldato semplice armato di un fucile d’assalto sarebbe in grado di centrare il bersaglio lo stesso nonostante la differenza di arma, la gittata e la precisione.

La struttura ludica risulta comunque divertente, se si tralasciano alcune evidenti criticità strutturali. E come non citare le battaglie a bordo del Manticora? Interessanti, certo, ma si scontrano con la natura tattica del prodotto, non intrattenendo come speravamo. Nel complesso però la direzione artistica risulta godibile. Si esplorano mappe simili tra loro, vistando agglomerati e basi, nonché luoghi ameni controllati dai pandoriani. E nonostante il loro fascino, la morte sarà sempre dietro l’angolo. Il porting su console, nonostante una semplificazione delle finestre dei vari menù, è purtroppo minato da alcuni bug che fortunatamente non rovinano l’esperienza e non impossibilitano i giocatori ad avanzare nell’avventura. Tuttavia speriamo che con il rilascio di qualche patch tali problemi possano essere risolti e Phoenix Point possa risultare perfetto anche per le piattaforme di gioco.

Prima di proseguire ci teniamo a soffermarci un momento sulle fazioni che i giocatori incontreranno durante la loro esperienza di gioco. I seguaci di New Gerico propongono l’approccio più spavaldo e militarista: il loro capo Tobias West, che si fa chiamare il re filosofo, propugna una lotta senza quartiere contro gli invasori Pandora, in cui qualsiasi sacrificio è ammesso per il bene dell’umanità. West e New Gerico rappresentano dunque la classicità, riverberano i tempi in cui l’unica reazione era quella violenta, dove l’umanità, il sacrificio e l’onore erano esaltati. Ma West, e il cognome lo lascia intendere con chiarezza, rappresenta anche l’occidente: New Gerico è infatti una gerarchia alla cui testa c’è un “self-made man” che un tempo era un miliardario proprietario d’impresa. Tobias West è ossessionato dalla purezza, è spaventato dal diverso, per cui l’unica soluzione possibile per lui e per chi lo segue è la guerra. Proprio per questo New Gerico dispone di alcune delle tecnologie più potenti: armi, elicotteri e mezzi corazzati, ma anche di tecnici che schierano sul campo di battaglia delle temibili torrette automatiche. Dalla parte opposta di New Gerico ci sono i Discepoli di Anu, una religione sincretica che raccoglie alcuni dei culti che si sono sviluppati sul pianeta dopo l’apparizione delle creature Pandora. Appaiono come un culto mistico e misterioso e credono nella perfezione dell’animo umano, in contrasto con l’imperfezione della carne. Vedono nella mutazione del virus un modo per trascendere, per migliorare come individui: per loro Pandora non è una malattia o una maledizione, ma un modo per compiere un passo in avanti nel processo evolutivo. Sebbene combattano le creature per pura sopravvivenza, hanno intenzione di diventare un tutt’uno con il nuovo ambiente naturale e quindi non cercano di evitare la diffusione della bruma infetta. Se New Gerico rappresentava il rifiuto, l’opposizione, i Discepoli di Anu raffigurano l’accettazione, la fusione: qualora il progetto Phoenix decidesse di collaborare con loro usufruirebbe di modifiche genetiche molto interessanti e sarebbe capace di reclutare con più facilita dei sacerdoti con poteri psichici. Sul piano delle meccaniche, l’alleanza con i Discepoli è forse quella più interessante. La fazione più originale delle tre presenti in Phoenix Point è però Synedrion, un gruppo esteticamente conforme ai canoni dell'”high sci-fi”(possiede armamenti laser e infiltratori equipaggiati con gadget hi-tech) che si definisce anarco-sindacalista. Dopo che il terzo conflitto mondiale ha lasciato il pianeta quasi devastato, Synedrion è nata per portare avanti il sogno di un mondo senza più gerarchie. Al suo interno convivono correnti di pensiero che sono tra loro in contrasto, ma che vengono discusse in modo democratico e mai imposte da un’autorità centrale. Gli ecologisti, alcuni di essi ispirati dal filosofo americano Murray Bookchin, credono che una convivenza con Pandora sia possibile.

Dall’altra parte ci sono però i terraformatori, i quali sostengono che la tecnologia debba essere impiegata per curare la terra dal virus e creare un ambiente migliore per gli uomini. La frangia degli ecologisti che ha l’obiettivo di scardinare l’antropocentrismo è, nel suo piccolo, rivoluzionaria in un gioco come Phoenix Point, poiché spinge a mettere in dubbio tanti elementi relativi ad alcune narrazioni mainstream che oramai si sono normalizzati. Purtroppo, però, questo germe iconoclasta non sboccia. La parte finale chiarisce infatti alcuni aspetti che sarebbe stato meglio fossero rimasti misteriosi, svilendo così il significato di alcuni messaggi. In ogni caso la presenza delle tre fazioni rende l’esperienza di gioco assolutamente intrigante e più profonda.

Esteticamente parlando l’opera si presenta bene grazie al motore grafico Unity. Purtroppo, però, sono presenti sostanziali problematiche relative alle prestazioni e alla scarsa stabilità, soprattutto dal momento in cui il numero di elementi a schermo inizia ad essere importante. A livello di ambientazioni, Snapshot si è sforzata di differenziare coraggiosamente le varie location, riuscendo a fornire quella dose di novità per ogni mappa, che non guasta mai. Ogni momento di gioco, dalla gestione delle basi a quella delle missioni vere e proprie, è condito da soundtrack non troppo memorabili che, tuttavia, riescono nel loro intento di conferire un clima inquietante, sposando alla perfezione il tema dell’apocalisse aliena. Il doppiaggio in lingua inglese è ottimo e sono presenti otto lingue tra cui scegliere. Tirando le somme possiamo dire che il titolo, da molti considerato un successore spirituale del franchise di X-COM, sebbene per certi versi non riesca a raggiungerne il fascino della saga, a tratti è in grado di essere allo stesso livello del capolavoro targato Firaxis Games. In termini di gameplay, infatti, Phoenix Point riesce a distinguersi per la sua complessità e la profondità delle meccaniche, di cui X-COM ne gratta la superficie. Purtroppo, a limitare il gioco sussistono diversi elementi: una trama non proprio originale ed un comparto tecnico e di prestazioni piuttosto discutibile. Sicuramente, il prodotto di Snapshot Games e Julian Gollop risulta essere un must have per coloro che fremono dalla voglia di mettere le mani su un titolo gestionale e strategico a turni e, pertanto, ci sentiamo di consigliarlo senz’ombra di dubbio.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica:8

Longevità: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Le serie di videogiochi più longeve

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Il mondo del videogaming, seppure sicuramente ancora molto giovane nel panorama dei media di intrattenimento, può vantare alcune pietre miliari che, per diversi motivi, ne punteggiano la storia. Si tratta spesso di giochi che, per una qualche particolarità, hanno avuto un impatto talmente forte su un genere videoludico da decretarne una vera e propria rivoluzione; allo stesso tempo, si tratta di giochi che il più delle volte inaugurano una serie di capitoli in grado di rinnovare la loro portata innovativa, riscuotendo un successo costante nell’arco di numerosi anni e forgiando così generazioni di videogiocatori.

È sicuramente questo il caso di Age of Empires, lo strategico in tempo reale a tema storico per eccellenza. Il primo capitolo della fortunata serie ha esordito nel 1997, in un periodo nel quale il mercato del videogaming era dominato dal genere RTS. La visuale isometrica tipica del genere infatti consentiva di realizzare giochi relativamente poco esigenti da un punto di vista tecnico, ma comunque con una grafica eccezionale per l’epoca. Ciò che ha distinto Age of Empires dai suoi numerosi concorrenti è stata l’enfasi sul tema storico: ogni capitolo infatti si concentrava su civiltà e tecnologie circoscritte a un periodo temporale, approfondendolo con notizie storiche. La serie conta oggi di quattro capitoli, l’ultimo dei quali uscito pochissime settimane fa e in grado di riportare in auge il genere RTS, oggi ormai di nicchia.

Altro esempio viene da Call of Duty, uno dei nomi più importanti fra gli shooter in prima persona. Il primo capitolo, uscito nel 2003, ha rappresentato un modo nuovo di intendere il genere FPS, calandolo in un contesto storico che, in quel periodo, era tendenzialmente meno esplorato a vantaggio di setting più fantasiosi. I primi capitoli, in particolare, hanno potuto emergere fra molti esponenti dello stesso genere grazie alla particolare cura della grafica e al taglio cinematografico delle missioni, pensate per esaltare l’immersione del giocatore. Dal 2003 la serie è andata avanti con cadenza pressoché annuale esplorando numerose variazioni e su diversi sistemi di gioco: nonostante il focus storico sia mano a mano diminuito, privando la serie di uno dei suoi punti di eccellenza, ancora oggi rimane un nome di spicco del genere, con l’ultimo capitolo uscito nelle scorse settimane che conferma i pregi della serie.

Impossibile non citare poi Pokémon, che nella sua veste di videogioco ha contribuito a far conoscere a molti il gioco di ruolo giapponese, o JRPG, fuori dal paese di origine. Nati da un passatempo molto diffuso in Giappone, quello di collezionare insetti, i primi giochi della serie uscirono per Game Boy nel 1996. Rispetto ad altri giochi del genere il target era molto più giovane, portando il franchise a rappresentare il maggior successo di sempre. Larga parte del merito va riconosciuta alla costante capacità di evolversi della serie, che l’ha portata ad approdare su tutte le console di punta Nintendo. Una capacità visibile anche all’interno del gioco, dove l’evoluzione ha determinato l’abbandono di alcune particolarità: ricadono in questo campo luoghi come la sala slot machine dove, esattamente come nelle piattaforme online, era possibile vincere premi che in questo caso erano attinenti al gioco, o come la poco intuitiva distinzione tra i tipi di danno e i tipi di difesa, rivoluzionata nel 2006. Oggi la serie conta 21 titoli principali, comprensivi di remake e progetti paralleli, più un numero altissimo di spin off: negli scorsi giorni è uscita la coppia di giochi remake di Pokémon Diamante e Perla, mentre per l’anno prossimo è previsto un progetto che si pone come prequel di questi ultimi.

Infine, merita senz’altro menzione la serie che ha rivoluzionato il genere delle avventure dinamiche: Tomb Raider. Il primo capitolo, uscito nel 1996, ha introdotto uno dei personaggi più importanti e famosi del mondo dei videogiochi: Lara Croft. L’archeologa avventuriera è stata infatti la chiave del successo per il titolo esponente di un genere che, all’epoca, era molto limitato dai livelli dell’hardware: la protagonista ha fin da subito incontrato i favori del pubblico, abituato a figure maschili per caratteristiche simili e positivamente sorpreso dall’impersonare, in maniera per l’epoca molto originale, un’eroina. La serie conta oggi 12 capitoli: gli ultimi tre, che si pongono come reboot del personaggio, sono usciti nel 2013, 2015 e 2018, venendo accolti con molto entusiasmo dopo un periodo di pausa legato anche al cambio di sviluppatore.

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Grand Theft Auto: The Trilogy, scatta l’operazione nostalgia di Rockstar Games

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Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition è finalmente realtà. Una fra le saghe più amate dai gamers di tutto il mondo vede finalmente tre dei suoi capitoli più importanti arrivare in versione rimasterizzata. Ma andiamo con ordine: pochi prodotti hanno segnato il mercato videoludico come la serie di Grand Theft Auto, capace di riscrivere la grammatica degli open world con i capitoli usciti su PlayStation 2, vere e proprie pietre miliari dei videogiochi. Il loro successo ha scavalcato i semplici confini della console Sony, arrivando su PC con migliaia di mod e nella cultura pop, consacrando Rockstar come una delle più grandi software house di sempre. Il successo di GTA ha poi raggiunto l’apice con l’ultimo episodio uscito, quel GTA V che ancora vende milioni di copie e detiene il record di incassi, spalmato su due generazioni di console, con un’ulteriore edizione per PS5 e Series X in uscita il prossimo anno. Il 2021 è invece il momento di un ritorno storico, a lungo atteso da tantissimi fan, quello della Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition composta da GTA III, Vice City e San Andreas. I tre giochi fanno parte di un unico universo narrativo, a cavallo tra gli anni ottanta e duemila, dove spesso personaggi e fatti si incrociano brillantemente permettendo quindi solamente al giocatore che ha vissuto tutte e tre le storie di avere un quadro completo dei fatti. In ognuno dei titoli i giocatori prensono il conrollo di un personaggio diverso, ciascuno con un suo scopo da perseguire mentre si fa strada nel sottobosco criminale di Liberty City, Vice City e San Andreas, incontrando via via personaggi sempre più grotteschi e machiavellici. Ogni capitolo di GTA introduce novità nel gameplay e nella struttura, mostrando chiaramente e a distanza ravvicinata il percorso artistico che Rockstar Games ha plasmato per diventare la software house che è oggi. Ed è per questo motivo che tutti i gamers desideravano che questa Definitive Edition portasse con sé tutta l’eredità che questa trilogia ha rappresentato al massimo della sua espressione visiva ad un pubblico nuovo, o chi magari semplicemente è affamato di ri-giocare a un GTA diverso dalle ultime incarnazioni del brand. Quando il titolo venne annunciato al mondo, Rockstar Games aveva dichiarato che Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition avrebbe migliorato la resa grafica, con nuove texture in alta definizione, nuovi riflessi e un sistema d’illuminazione completamente rinnovato, effetti meteorologici rivisti, con miglioramenti alla vegetazione e ai vari biomi, aumentando infine la profondità visiva. La buona notizia è che effettivamente tutte queste novità ci sono, quella cattiva è che spesso non funzionano come dovrebbero. Ad esempio, la pioggia che si abbatte sulle strade di GTA III è molto bella da vedere, ma è talmente realistica con le sue nubi cupe e la fitta pioggia, da compromettere negativamente l’esperienza di gioco. La palette di colori scura con cui è modellata Liberty City rende la vista durante questi acquazzoni difficile, quasi impossibile di notte, mentre nella soleggiata Vice City, grazie ai suoi colori accesi, questo problema si presenta fortunatamente in maniera minore. Inoltre questo effetto meteorologico contrasta con la nuova resa del mare, portando a fastidiosi glitch grafici. Per quanto riguarda il lavoro svolto sui riflessi, il lavoro svolto è davvero impressionante, con i grattacieli delle metropoli che risplendono di vita nuova, regalando spesso e volentieri scorci davvero magnifici. Nuovi effetti grafici rendono la devastazione che il giocatore può scatenare molto più bella da vedere, con esplosioni e fiamme ricche di luce e dettagli. Per quanto riguarda la vegetazione, in tutti e tre i giochi è stato realizzato un lavoro di fino, dando ai prati e ai parchi un look inedito e a volte di grande pregio. L’aumento di dettaglio delle texture di tutte e tre le location, poi, ha fatto davvero bene a tutte e tre le produzioni, soprattutto Vice City e Las Venturas, le cui strade strabordano di neon colorati e insegne luminose, regalano un colpo d’occhio inedito per chi ha già esplorato queste città decenni fa. Peccato che nelle aree meno illuminate della mappa, gli ambienti risultino a volte piuttosto scuri, creando contrasti tra i vari quartieri di cui le città si compongono.


In generale, quindi, la resa grafica degli ambienti quindi è decisamente migliorata, anche se tra alti e bassi, il tutto però viene purtroppo penalizzato da un terribile effetto pop-up ereditato dalle versioni originali dei titoli che ormai si portano diversi anni sulle spalle. Vedere veicoli materializzarsi lungo la strada, ad una distanza di appena 10-15 metri, non è quello che ci si aspetterebbe da un remaster di questa portata. Lo stesso accade con cartelloni e molti altri elementi dello scenario, portando i giocatori in più di un’occasione a scontrarsi con muri invisibili prima di veder apparire l’oggetto di turno davanti ai propri occhi. Vent’anni fa era l’unico modo per far girare questi giochi sull’hardware dell’epoca, ma osservare tutto questo al giorno d’oggi, non può che lasciare l’amaro in bocca. Anche le texture e i modelli poligonali dei grattacieli in lontananza soffrono del medesimo problema, risultando visibili ad una definizione talmente bassa da far sorridere. Sempre sul versante grafico, i modelli poligonali dei personaggi e la struttura della mappa di San Andreas purtroppo non fa gridare al miracolo. Quando la trilogia è stata annunciata, fu reso noto l’intento di mantenere quel look cartoon che caratterizza tutti e tre i giochi. Il problema è che la migliore definizione dei personaggi ha portato a risultati grotteschi e spesso ridicoli. Su GTA III i personaggi sono veramente spogli, con animazioni facciali datate che li fanno sembrare dei buffi personaggi di pezza. Sarebbe bastato sistemare e aggiornare almeno i volti dei personaggi maggiori, per donare alle cut-scene una piacevolezza inedita. I personaggi di GTA San Andreas invece, che erano più definiti anche nella versione 2004, risultano semplicemente ridicoli a causa dei miglioramenti grafici, con strani glitch nelle animazioni e riflessi innaturali sulla pelle. Le mani del protagonista CJ, inoltre, per qualche motivo, sono sproporzionate rispetto al corpo. Discorso diverso per il capitolo centrale di questa trilogia, dove i personaggi di GTA Vice City, essendo un’evoluzione di quelli di GTA III senza arrivare ai dettagli presenti in San Andreas, risultano essere quelli più naturali e meglio riusciti con tutte le migliorie grafiche applicate. Terminiamo l’analisi grafica parlando della mappa di San Andreas, che nonostante abbia giovato indubbiamente dei miglioramenti, presenta un problema alquanto insolito. Nella versione originale del 2004 il mondo di gioco era avvolto da una specie di nebbia, utilizzata per motivi tecnici al fine di celare elementi dello scenario troppo lontani, evitando di stressare troppo gli hardware dell’epoca. La nebbia inoltre donava un senso di scoperta ed esplorazione. In questa remaster della nebbia non c’è traccia, rendendo di fatto tutta la mappa visibile da ogni punto, specialmente quando ci si trova nelle zone più elevate. Questo purtroppo è un problema in quanto comporta la terribile scoperta che la mappa di GTA San Andreas non era stata pensata e progettata all’epoca per essere vista per intero. Proprio per tale ragione la visione del mondo di gioco risulta poco appagante nei confronti di un level design pensato per ingannare il giocatore sulla struttura e ampiezza della zona di gioco. Fortunatamente quanto vi abbiamo raccontato non compromette in alcun modo il gameplay, ma appena si avrà l’opportunità di sorvolare la mappa con un aeroplano, l’illusione di trovarsi a vivere l’avventura in un immensa area degli Stati Uniti verrà rimpiazzata dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a una mappa davvero bruttina da vedere.

Per quello che concerne il sistema di controllo, che stando alle dichiarazioni effettuate in sede di annuncio avrebbe dovuto introdurre diverse soluzioni prese da GTA V, la resa finale non rispecchia quanto detto. Il layout dei comandi è lo stesso del capitolo più recente della saga, sia per la guida dei veicoli che per il controllo del personaggio, con l’introduzione della ruota di selezione per l’armamentario oltre che delle stazioni radio. Inoltre sono stati aggiunti due sistemi di puntamento che si affiancano a quello classico, come la mira assistita e quella manuale. Le novità del sistema di controllo però terminano qui, quindi se si sperava di poter prendere il controllo dei personaggi della GTA Trilogy alla stessa maniera di GTA V, magari sfruttando le coperture e altre soluzioni più moderne, si rimarrà delusi. A far storcere ancora di più la bocca c’è poi il fatto che in GTA III e GTA Vice City il nuovo sistema di mira funziona molto male. Il motivo risiede in una bassa precisione delle armi e un hitbox disastroso, che rendono le sparatorie piuttosto macchinose. Il nostro consiglio è quello di usare la mira assistita o classica, ignorando del tutto quella manuale. C’è un altro problema, però, che risiede nel sistema di mira delle varie armi. Con le armi leggere ci si può tranquillamente muovere mentre si fa fuoco, mentre con quelle più pesanti come fucili a pompa e Mitra d’assalto, si rimane inchiodati a terra, impossibilitati quindi a muoversi durante la fase di mira. Da sottolineare inoltre che su GTA III non ci si può nemmeno chinare o abbassare in alcun modo. Il discorso cambia di molto con San Andreas, che già nella versione originale aveva introdotto una mira e un hitbox più curato, con la possibilità di chinarsi e muoversi senza problemi. Funzionano e risultano delle gradite aggiunte le novità introdotte per migliorare l’esperienza globale di gioco. La mini-mappa ora segna con il GPS la strada migliore per raggiungere la destinazione, utile specialmente in aree più grandi come quella di San Andreas, con la possibilità di aggiungere punti di navigazione personalizzati. Sono stati poi introdotti il riavvio immediato di una missione fallita, e i checkpoint lungo le missioni di GTA San Andreas, rendendo l’esperienza di gioco molto più piacevole. Concludiamo segnalando l’aggiunta di una tabella sfide che sblocca riconoscimenti nel Social Club di Rockstar. Per quanto riguarda il comparto tecnico, il titolo gira a 1080p sulle console old gen ed a 4k sulle nuove console di fascia alta. Detto ciò, possiamo dire che questa Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition, nonostante i suoi troppi limiti è sempre piacevole da giocare. Di sicuro non è la Remaster che speravamo di avere tra le mani, ma nonostante ciò si tratta comunque di classici immortali che sanno ancora divertire e talvolta persino stupire. Se non li avete mai giocati, il nostro consiglio è di aspettare qualche aggiornamento correttivo combinato con un calo di prezzo; i nostalgici, troveranno invece la conferma delle ottime qualità dei tre titoli. Al di là di questioni tecniche, frame-rate e glitch grafici, questa Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition sa ancora divertire ed emozionare, sintomo questo che quando un titolo è un grande titolo, esso è destinato a rimanere comunque nella storia.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7
Sonoro: 7
Gameplay: 7
Longevità: 9

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

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Il Black Friday arriva sul Microsoft Store: sconti fino al 50% su Xbox, Surface e Office

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In occasione del Black Friday, il Microsoft Store annuncia una serie di offerte imperdibili per gli amanti dello shopping, della tecnologia e per tutti coloro che non vogliono farsi trovare impreparati con i regali di Natale! Da oggi e fino al 28 novembre, saranno disponibili sul Microsoft Store sconti fino al 50% sui prodotti Xbox, Surface e per la prima volta anche su Office. Per chi ha intenzione di sostituire il proprio PC approfittando dei ribassi del Black Friday, lo store di Microsoft propone una serie di offerte adatte davvero a tutti. Per chi è orientato a un prodotto versatile e potente ed è alla ricerca di un 2-in-1 adatto a ogni esigenza, con un’autonomia che consente di utilizzare il dispositivo per l’intera giornata lavorativa, il Microsoft Store propone l’offerta Black Friday Surface Pro 7+, con uno sconto del 29%. L’offerta comprende Surface Pro 7+ con configurazione Intel Core i5 da 128GB e sconti sulla Type Cover nera. Fino a 500€ di sconto sulla gamma Surface Pro 7, incluse le configurazioni Intel Core i7, in offerta a partire da soli 669€ invece di 919€. Disponibile nei colori platino o nero, Surface Pro 7 è il dispositivo ultraleggero dotato di un processore Intel Core di serie laptop, una batteria di lunga durata e webcam HD. Per distinguersi nelle videocall, Surface Laptop 4 è l’alleato perfetto grazie alla videocamera in HD e microfoni Studio ed è in promozione a partire da soli 799€ invece di 959€. Nell’offerta sono incluse le configurazioni Intel Core i7 da 13.5 o 15 pollici, nei colori platino o nero. Surface Laptop 4 offre l’equilibrio perfetto tra velocità, design elegante, sound avvolgente e un’autonomia implementata. Per svolgere agilmente le attività quotidiane, Surface Go 2 è in offerta a partire da soli 299€ invece di 469€, con sconti fino al 37% sull’intera gamma. Surface Go 2 offre una perfetta portabilità, con touchscreen da 10,5 pollici, una risoluzione superiore e una batteria espressamente progettata per seguire le giornate di tutta la famiglia. Fino al 27% di sconto su Surface Laptop Go, il modello più leggero della famiglia Surface, con un rapporto qualità prezzo eccezionale. Il design elegante e la batteria a lunga durata lo rendono ideale per lo studio, ma anche per la vita di tutti i giorni. Il Surface più potente di sempre, Surface Book 3, è in offerta in occasione del Black Friday, con ribassi fino a 690€ sulle configurazioni Intel Core i7. Surface Book 3 unisce velocità, grafica e gioco immersivo alla versatilità di un laptop, di un tablet e di uno studio portatile. Disponibile nelle versioni da 13,5″ o 15″, entrambe dotate di touchscreen ad alta risoluzione. Ma non finisce qui, il Microsoft Store propone ulteriori offerte dedicate ai possessori di un computer: fino al 30% di sconto sugli accessori per PC, quali mouse, tastiere, audio e number pad. Per la prima volta, il Microsoft Store include offerte anche per Office, con ben 50€ di sconto sul pacchetto Office Home & Student 2021. Tutti i dettagli sono disponibili alla pagina dedicata. E, per gli amanti del gaming, di seguito ulteriori offerte firmate Xbox: nuovo pacchetto Xbox Series S Fortnite & Rocket League: nuovo pacchetto Xbox Series S con i giochi digitali Fortnite e Rocket League. Fino al 50% di sconto sui Giochi Digitali Xbox, tra cui Far Cry 6, Forza Horizon 4 e Black 4 Blood. I primi 3 mesi di Game Pass per PC a solo 1€, per divertirsi con gli amici giocando con oltre 100 giochi per PC di alta qualità, come i nuovissimi Forza Horizon 5 e Age of Empires 4. Fino al 70% di sconto su una selezione di Accessori Xbox. Infine, il Microsoft Store offre 90 giorni di assistenza tecnica gratuita su Surface, consegne incluse e resi gratuiti fino al 31 gennaio 2022 su tutti i prodotti. Ma non è tutto: tramite il programma Microsoft Rewards è possibile raccogliere punti da utilizzare per ricevere fantastici premi.

F.P.L.

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