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Editoriali

Piazza Vittorio, altro che “squadracce fasciste”: qui la vera emergenza è il degrado

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Da difensore del quartiere a “squadrista” per la sinistra: Carabella simbolo di una Roma che non si arrende al degrado

Alcuni residenti raccolgono i rifiuti lasciati per terra dai senza tetto

A leggere certi articoli, sembra di essere tornati al 1925. “Raid fascisti”, “squadracce nere”, “paura all’Esquilino”. E invece siamo nel 2025, in una delle piazze più belle e storiche di Roma, piazza Vittorio, ridotta a una discarica a cielo aperto. Ma guai a dirlo: se osi denunciare lo stato di abbandono, diventi automaticamente un nostalgico del Ventennio.

Secondo alcuni giornaloni progressisti, la vera minaccia non sarebbero i senza tetto che bivaccano sotto i portici, gli odori nauseabondi di urina e feci, o gli angoli trasformati in dormitori e latrine pubbliche. No, la minaccia sarebbero i cittadini esasperati che pretendono decoro.

E così, chi come Simone Carabella, romano verace e attivista instancabile, cerca di spronare le istituzioni a intervenire contro lo sfacelo, viene etichettato come “squadrista”. Ma di quali “squadracce fasciste” parlano?
Da più di ottant’anni il fascismo è finito, ma a quanto pare qualcuno ha bisogno di riesumarlo ogni volta che manca un argomento vero.

La realtà è un’altra, ed è sotto gli occhi di tutti: piazza Vittorio è diventata il simbolo del degrado romano. Basta fare un giro sotto i colonnati per assistere a scene da incubo urbano: uomini che dormono per terra in mezzo ai rifiuti, bottiglie di birra rotte, senza tetto che defecano e urinano sul marciapiede, spesso dopo essersi imbottiti di alcol e crack.

I cittadini, stanchi, chiedono pulizia e sicurezza. Ma invece di ricevere risposte, si ritrovano sotto accusa. In un mondo rovesciato, chi difende la propria città diventa un “nemico politico”.

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La verità è che una certa sinistra, ormai esausta e a corto di idee, continua a brandire la parola “fascismo” come un’arma spuntata, sperando di recuperare consensi tra nostalgie antifasciste fuori tempo massimo. Ma l’antifascismo del 2025 non ha più nemici da combattere: combatte fantasmi, ombre del passato, e intanto chiude gli occhi davanti alla realtà.

Mentre loro gridano al pericolo nero, Roma affonda nel sudiciume. E chi denuncia lo schifo viene tacciato di estremismo. È una barzelletta amara, una sceneggiata ideologica per non ammettere il fallimento di anni di cattiva amministrazione e ipocrisia.

Basta con queste pantomime ideologiche. La gente non vuole più sentire di “fascismo” o “antifascismo”: vuole che i marciapiedi non siano fogne, che le piazze non diventino dormitori, che i bambini possano camminare senza inciampare in una siringa.

A piazza Vittorio non servono storici del Novecento, ma operatori ecologici e forze dell’ordine. E servono politici con coraggio, non editorialisti pronti a dare del fascista a chi chiede solo una città vivibile.

Roma non è fascista. È solo stanca. Stanca del degrado, della paura, e soprattutto di chi nega l’evidenza per ideologia.

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