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Cronaca

Pisa, incendio sul monte Serra: evacuate famiglie nella zona di Montemagno

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PISA – Vasto incendio di bosco sul Monte Serra. Da ieri sera, squadre dei vigili del fuoco del comando di Pisa stanno lavorando per spegnere le fiamme insieme a quelle intervenute dai comandi di Livorno, Pistoia, Lucca, Massa, Firenze, Grosseto e Arezzo, oltre ai volontari Aib gestiti dalla Soup della Regione Toscana. Le operazioni di spegnimento sono rese difficoltose dal forte vento che imperversa sulla zona. Evacuate famiglie nella zona di Montemagno.

“L’incendio sta camminando ancora grazie al forte vento che cambia continuamente direzione e che rende quasi impossibile le operazioni di spegnimento”, riferiscono i vigili, che hanno schierato 30 automezzi “principalmente a presidio delle zone abitative e produttive”. “Attualmente – aggiungono – l’incendio si trova sopra l’isolato di Caprona e si sta spingendo verso la zona della Verruca. Stanno giungendo anche squadre dei vigili del fuoco da altre regioni ed è previsto l’arrivo dei Canadair”, fanno sapere.

“Si comincia a vedere il disastro immane”, commenta amaro sulla sua pagina Facebook il sindaco di Calci, Massimiliano Ghimenti


Tra le ultime misure straordinarie segnalate dal primo cittadino, la “scuola di Montemagno chiusa per evitare di intralciare il transito dei mezzi di soccorso; le scuole a la Gabella e nel centro del paese sono invece aperte (per facilitare le famiglie ed evitare che troppa gente permanga e giri in paese)”.

“Chi vede il fuoco vicino ci contatti immediatamente ed esca di casa”, ha detto il sindaco qualche ora fa ordinando: “La popolazione più prossima DEVE LASCIARE le abitazioni”. “Per fortuna i Canadair sono riusciti a decollare, entro 40 minuti cominceranno ad operare sull’incendio”, conclude il primo cittadino che ordina la evacuazione preventiva anche per le zone di San Lorenzo e La Torre. Aperti la palestra e il Comune per ospitare le persone che hanno lasciato le loro case.

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Cronaca

Corleone, 39enne arrestato dopo inseguimento con i Carabinieri

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CORLEONE (PA) – E’ terminata con l’arresto la fuga di un trentanovenne originario di Erice che martedì notte aveva tentato di sottrarsi ad un controllo dei Carabinieri della Compagnia di Corleone: M.l., nato ad Erice ma residente a Contessa Entellina, già noto alle forze dell’ordine, non si era fermato all’alt intimatogli mentre, alla guida della propria autovettura, percorreva la SP26.

I militari, dopo aver raggiunto e bloccato l’autovettura in corsa all’altezza di Partanna (TP), hanno effettuato una perquisizione, rinvenendo nella disponibilità di M.l. un coltello a serramanico e 3 grammi di cocaina.

L’arresto in flagranza del trentanovenne è stato convalidato oggi dal G.I.P. di Termini Imerese, che ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza: i reati contestati sono resistenza a pubblico ufficiale, porto di armi od oggetti atti a offendere e guida in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti.

L’autovettura e il coltello sono stati posti in sequestro, così come la sostanza stupefacente che verrà sottoposta alle rituali analisi da parte del competente Laboratorio del Comando Provinciale di Palermo.

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Cronaca

Covid-19, pronto il cambio di colore per diverse regioni

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Dalla Liguria al Veneto fino alla Sicilia: diverse regioni sperano di cambiare colore domenica prossima anche se il bollettino giornaliero del ministero della Salute registra un balzo in avanti dei nuovi casi: oltre 15mila nelle 24 ore, un dato che non si registrava da più di dieci giorni. Per avere il quadro più chiaro bisognerà attendere il monitoraggio di domani, con i dati relativi alla settimana dal 18 al 24 gennaio aggiornati ad oggi, ma i numeri analizzati dalla cabina di regia la settimana scorsa, se confermati, porterebbero diverse Regioni in una fascia con minori restrizioni.

Con una premessa, però. Per passare alla fascia di rischio più bassa – ad esempio dal rosso all’arancione o dall’arancione al giallo – devono trascorrere 14 giorni a partire da quello in cui per la prima volta vengono registrati dati che consentono la collocazione nella fascia più bassa. In sostanza, bisogna avere dati da fascia gialla o arancione per 14 giorni consecutivi prima di potervi accedere ufficialmente. Il Dpcm dice infatti che l’aggiornamento scatta “fermo restando la permanenza per 14 giorni in un livello di rischio o scenario inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive comporta la nuova classificazione”.

Alla luce di ciò, quali regioni potranno cambiare colore? Tutte quelle che da venerdì 15 gennaio hanno fatto registrare dati da fascia gialla, se sono arancioni, o da arancione se rosse. Sicuramente non cambierà colore la Sardegna, nonostante la Regione abbia annunciato un ricorso al Tar: l’ordinanza di Speranza è del 22 gennaio. Non dovrebbe cambiare colore neanche la Lombardia, che dal 23 è in fascia arancione per via dell’errore sull’Rt che l’ha tenuta per una settimana in rosso. Tra le 5 regioni e province autonome già gialle (Basilicata, Campania, Molise, Toscana e provincia di Trento), rischiano in particolare Molise e Trento: entrambe hanno un rischio moderato ma sono ad alto rischio di progressione all’alto – che le metterebbe in automatico in arancione – e hanno un Rt nei valori minimi rispettivamente di 0,97 e 0,84.

Delle 14 arancioni, la Liguria potrebbe diventare gialla (Rt a 0,94 e rischio basso), così come il Veneto, che ha un Rt, ha detto Luca Zaia, a 0,62. Dovrebbero invece rimanere in arancione Puglia, Umbria e Valle d’Aosta.

Quanto alle due in rosso, Bolzano e la Sicilia, solo quest’ultima potrebbe passare alla zona con meno restrizioni: l’Rt, ha spiegato l’assessore alla Salute Ruggero Razza, è in calo e i parametri dei posti letto in terapia intensiva e area medica sotto la soglia critica. In attesa del monitoraggio, il bollettino del ministero della Salute fa però registrare un rialzo, con un tasso di positività al 5,17% (+1% rispetto a ieri), un totale di 15.204 positivi (erano 10.660 martedì) su quasi 294 mila test complessivi effettuati (molecolari e antigenici) e un tasso di positività sui soli tamponi rapidi al 2,33%, mai così alto da quando si monitorano.

Numeri che al momento non cambiano la tendenza dell’ultima settimana, che registra un calo del 12% rispetto a 7 giorni fa, ai livelli più bassi di contagi da 3 mesi. In calo, ma purtroppo ancora molto alti, i numeri relativi alle vittime: 467 contro i 541 del giorno precedente (il totale va verso gli 87 mila). Come ha avvertito ieri il virologo Andrea Crisanti ci vorranno ancora un paio di settimane solo per veder calare il numero delle vittime giornaliere intorno a 300. Scendono anche le terapie intensive (-20), i ricoverati con sintomi (-194) e gli attualmente positivi (-4448).

A livello regionale il Veneto e la Lombardia, in virtù dell’alto numero di test risalgono ben sopra i 2 mila positivi. Il Veneto comunica per la prima volta il dato degli infetti individuati con test antigenico rapido, 1.498 dal 16 gennaio. Non rendono ancora noto il dato Sicilia, Abruzzo, Liguria, Marche, Umbria, Basilicata, Molise e Valle d’Aosta. “Calcolare la percentuale cumulando i dati dei due tipi di test è sbagliato – dice il matematico del Cnr Giovanni Sebastiani – in quanto le percentuali separate sono molto diverse”.

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Novara, truffe agli anziani: smantellata organizzazione criminale transnazionale

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NOVARA – La Polizia di Stato di Novara, nelle prime ore della mattinata odierna e all’esito di un’articolata attività investigativa, ha dato esecuzione a nove misure cautelari e a tredici decreti di perquisizione personale e locale, nonché attuato numerosi sequestri a Novara ed in provincia.

La complessa operazione, denominata “Cara Nonna” – “Droga Babciu” in lingua polacca – condotta dalla Squadra Mobile di Novara e coordinata dalla Procura della Repubblica di Novara, ha permesso di individuare un’associazione a delinquere, a carattere transnazionale, dedita alla commissione truffe aggravate in danno di persone anziane.

Le lunghe e difficoltose indagini hanno permesso alla Squadra Mobile di smantellare il sodalizio criminale che, da tempo, perpetrava numerose truffe ai danni di persone, di età compresa tra i 60 e i 95 anni, vittime predestinate dal gruppo criminale. L’indagine si è rivelata particolarmente complessa in quanto gli autori di questi vili delitti agivano con una base logistica in Polonia ed una “centrale operativa” ubicata in questo capoluogo.

In pratica, il modus operandi attuato dall’associazione a delinquere, era di tipo seriale, ed agiva sulla vulnerabilità e sulla buona fede delle vittime: le parti offese venivano contattate telefonicamente da soggetti che si fingevano loro prossimi parenti, finti figli o nipoti che, con la scusa di aver causato un grave incidente stradale o di essere in imminente pericolo di vita dopo aver contratto il virus “COVID-19”, convincevano il malcapitato di turno ad aiutarli e, dunque, a raccogliere tutto il denaro e gli oggetti preziosi presenti in casa: solo in questo modo, infatti, avrebbero così evitato al loro caro di essere tratto in arresto da fantomatiche Forze di Polizia o avrebbero potuto pagargli le cure e salvargli la vita.

Successivamente all’opera di convincimento da parte del “telefonista” in danno della ignara vittima, veniva inviato presso l’abitazione di quest’ultima un complice del gruppo criminale, uomo o donna che, spacciandosi per il “segretario di un notaio” o per il “personale sanitario”, passava dal malcapitato di turno per ritirare il ricco bottino costituito da denaro o da oggetti in oro.

Spesso nemmeno i sospetti di qualche vittima hanno impedito il compimento del reato: nel momento in cui la parte offesa dubitava di quanto le veniva comunicato e cercava di contattare un parente o le forze dell’ordine per comprendere se fossero reali i fatti appresi, otteneva una risposta sempre da parte di un componente del gruppo criminale. I truffatori, infatti, particolarmente scaltri, contattavano le vittime sul telefono fisso dell’abitazione e non interrompevano la loro prima comunicazione tenendo, di fatto, la linea occupata anche per delle ore. In questo modo, qualora le ignare vittime avessero provato, utilizzando la medesima utenza fissa invece di un cellulare, a contattare le forze dell’ordine o comunque a comporre altri numeri per chiedere aiuto, “dall’altra parte del filo” vi erano sempre dei componenti del gruppo criminale che li rassicuravano, convincendoli a consegnare tutto ciò che era in loro possesso al fine di scongiurare conseguenze peggiori per i loro familiari.

L’attività investigativa ha avuto inizio nel mese di marzo 2020 quando una donna ultraottantenne, vittima già in passato di un analogo reato, ha ricevuto una telefonata dal finto “nipote” che, dopo aver causato un sinistro stradale con feriti, le comunicava di trovarsi dal notaio perché doveva immediatamente risarcire il danno, altrimenti sarebbe stato arrestato. La donna, memore di quanto già occorso in precedenza, aveva finto di credere a quanto le stava accadendo e nel contempo aveva chiamato il 112. L’immediato intervento degli investigatori aveva consentito di procedere all’arresto in flagranza del giovane presentatosi per ritirare il bottino e di dare così il via alle indagini.

Queste ultime, condotte mediante pedinamenti, appostamenti e complesse attività di intercettazione, rese difficoltose dal fatto che i “telefonisti” operavano dall’estero, hanno permesso di ricostruire la struttura del gruppo criminale ed individuare la responsabilità del medesimo in ordine ad una cinquantina di episodi avvenuti, dal gennaio all’agosto 2020, nelle province di Novara, Vercelli, Como e in territorio elvetico.

La stretta collaborazione tra il personale della Sezione Reati contro il Patrimonio della Squadra Mobile di Novara e la Polizia Giudiziaria del Canton Ticino ha inoltre consentito di aggiungere preziosi tasselli all’attività investigativa già in corso, permettendo di identificare anche i responsabili di fatti commessi all’estero, facendo così emergere la consumazione di condotte di reato transnazionali.

I referenti dell’organizzazione sono stati individuati in cittadini rom di etnia polacca, sedenti in questo capoluogo da decenni, che agivano in base a precise direttive che giungevano dalla base logistica estera e si avvalevano della collaborazione, come “incaricati al ritiro”, di giovani ragazzi residenti nel capoluogo o di donne facenti parte del loro clan famigliare.

Il complesso e circonstanziato quadro accusatorio è stato pienamente condiviso dal G.I.P. del Tribunale di Novara che, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha emesso quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di L.D., 46 anni, e di B.B., 32 anni, (coniugi), C.N., 21 anni, e di L.M., 36 anni, tre custodie cautelari domiciliari nei confronti di K.Y, 21 anni, K.H., 27 anni, e di E,A,, 23 anni, nonché due misure cautelari dell’obbligo di presentazione alla p.g. nei confronti di P.G., 23 anni, e di E.O., 22 anni. Durante l’attività di indagine erano stati eseguiti cinque arresti in flagranza di reato.

Contestualmente all’esecuzione delle misure sono state effettuate numerose perquisizioni personali e domiciliari, che hanno consentito il rinvenimento ed il sequestro di materiale ritenuto molto utile al prosieguo delle indagini.

E’ stato stimato che il provento delle truffe portate a termine ammonta a circa 400.000 euro, tra denaro e gioielli; gli oggetti di valore, solitamente, venivano inviati in Polonia con lo scopo di riciclarli, monetizzarne il valore, e farne così perdere le tracce.

Nel corso dell’attività d’indagine, ed in particolar modo nel corso delle intercettazioni telefoniche, è emersa la cattiveria, la spietatezza e l’incredibile cinica determinazione dei telefonisti che effettuavano decine e decine di chiamate a ripetizione in danno delle vittime, finché non trovavano la persona che eseguiva pedissequamente quanto da loro richiesto. I criminali si sono rivelati totalmente insensibili al fatto che con le loro parole creavano nelle anziane vittime un profondo stato di terrore causato dalle minacce di ripercussioni che mettevano a rischio l’incolumità dei loro cari. Anzi, proprio grazie a ciò, con impressionante freddezza, facevano leva sulle vittime inducendole a privarsi dei loro averi che, oltre al certo valore economico, rappresentavano un forte valore affettivo in quanto ricordi di momenti belli o di persone non più in vita.

L’avvento della grave pandemia in atto, non solo non ha fermato le attività criminali dell’associazione a delinquere, ma ha fornito alla stessa un nuovo pretesto per incrementare i proventi delle truffe in quanto, oltre ad agevolarne le condotte, si è avvalsa dello stato di isolamento, e la conseguente vulnerabilità, in cui molte persone anziane si sono ritrovate.

Per l’esecuzione delle misure cautelari, delle perquisizioni e dei sequestri sono stati impiegati oltre 60 agenti, con la partecipazione del personale delle Squadre Mobili di Torino, Alessandria, Asti, Aosta, Biella, Verbania e Vercelli, nonché di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine di Torino, che si ringraziano per la disponibilità dimostrata.

La Polizia di Stato invita le persone vittime di questi reati nel richiedere sempre l’intervento delle Forze di Polizia: le numerose attività di polizia giudiziaria svolte nel corso degli anni, finalizzate alla repressione di questi vili reati, hanno fatto emergere un sommerso di situazioni analoghe che non venivano nemmeno denunciate. Infatti, spesso, queste tipologie di truffe, vengono tenute nascoste dalle parti offese che, oltre ad avere ingenti danni economici, si sentono vittime di sensi di colpa e manifestano impotenza e vergogna per le modalità con le quali sono state raggirate.

A volte le circostanze vengono tenute nascoste anche ai famigliari stretti, proprio per un senso di vergogna e pudore, ma è bene ribadire invece che solo la denuncia ed il racconto dei fatti, per quanto dolorosi, rappresentano l’unica possibilità per incastrare i colpevoli, evitando così che possano danneggiare altre persone.

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