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Cronaca

Polizia Ferroviaria, ecco il bilancio 2020

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Due milioni e mezzo le persone controllate, con un aumento del 49% rispetto al 2019. 751 arrestati e 9.493 indagati: è questo il primissimo bilancio di fine anno dei controlli della Polizia Ferroviaria, grazie anche al maggior impegno connesso all’attività “anti covid”.

Numerosi anche i sequestri: 230 armi, 4 da fuoco, 164 da taglio e 62 improprie nonché circa 4 kg di cocaina, 2,5 kg di eroina e oltre 62 kg di hashish.

Durante l’anno sono state impiegate 200.864 pattuglie in stazione e 24.644 a bordo treno. Sono stati presenziati complessivamente 51.403 convogli ferroviari. Sono stati inoltre predisposti 12.488 servizi antiborseggio in abiti civili, sia negli scali che sui convogli. 187 sono i ricercati catturati.

La riduzione delle presenze negli scali ferroviari, legata anche al lockdown, ha determinato un calo generalizzato dei principali fenomeni delittuosi. In particolare i furti nelle stazioni e sui treni hanno fatto registrare una flessione del – 60% rispetto allo scorso anno, con il passaggio da 4.572 a  1.831 eventi.

Le attività di prevenzione sono state incentivate con un aumento delle giornate straordinarie di controllo del territorio per un totale di 29 operazioni: 7 “Alto Impatto” e 7 “Stazioni Sicure”,  finalizzate al contrasto delle attività illecite maggiormente ricorrenti in ambito ferroviario; 5 “Rail Safe Day”, finalizzate a prevenire comportamenti impropri o anomali, spesso causa di investimenti,  5 “Oro Rosso”, finalizzate al contrasto dei furti di rame e 2 “Action Week Merci pericolose”, finalizzate al potenziamento dei controlli, nel trasporto ferroviario, di tali sostanze.

In campo internazionale è proseguita l’attività di cooperazione nell’ambito del network europeo di polizie ferroviarie RAILPOL, allo scopo di migliorare le tecniche specialistiche e di rafforzare la collaborazione tra i Paesi membri attraverso il reciproco scambio di informazioni, la definizione di comuni strategie operative e la programmazione di azioni di controllo congiunte. 3 le “Rail Action” a cui l’Italia ha partecipato, organizzate per prevenire possibili azioni terroristiche o eversive.

Sono continuati i servizi congiunti di vigilanza anche sui treni viaggiatori transfrontalieri con il concorso delle polizie europee, in particolare di Austria e Germania, per prevenire attività illecite a carattere transnazionale, con particolare riferimento all’immigrazione clandestina. Le attività congiunte, oltre a quelle ordinarie in ambito nazionale, svolte sia in stazione che a bordo treno, hanno permesso di rintracciare complessivamente 2.291 stranieri in posizione irregolare e di presenziare 158 treni sulla tratta Trento – Brennero.

L’attività di contrasto ai furti di rame, che in ambito ferroviario spesso causano ritardi alla circolazione dei treni e consistenti disagi per i viaggiatori, si è tradotta in 1.793 controlli ai centri di raccolta e recupero metalli, in circa 8.942 servizi di pattugliamento delle linee ferroviarie ed in 1.719 servizi di controllo su strada a veicoli sospetti. Tale articolato dispositivo ha consentito il recupero di oltre 58 t del cosiddetto “oro rosso” di provenienza illecita, l’arresto di 6 persone e la denuncia di 133 soggetti. Il fenomeno in ambito ferroviario è risultato ulteriormente ridimensionato con un calo di furti del – 42% ed un incremento delle quantità di rame recuperato, raddoppiate  rispetto allo scorso anno.

E’ inoltre proseguita l’attività del nucleo specialistico N.O.I.F. (Nucleo Operativo Incidenti Ferroviari) impegnato in occasione di disastri ferroviari o di incidenti di particolare complessità, come quello avvenuto il 14 gennaio a Napoli nella collisione tra due convogli della metropolitana Linea 1: quello del 6 febbraio, nei pressi di Lodi, lungo la linea ferroviaria ad alta velocità  Milano- Bologna, dove un treno Freccia, poco dopo la partenza, è uscito dalla sede ferroviaria; quello del 19 agosto, quando un convoglio Trenord, sulla tratta Lecco- Milano, è deragliato nella stazione di Carnate – Usmate, nella provincia di Monza Brianza.

Nell’ambito dei controlli delle merci pericolose, sono state effettuate 174 verifiche su 1.816 carri ferroviari, italiani e stranieri. 85 le irregolarità riscontrate nel corso di 2 specifiche settimane di ispezioni dedicate, che si sono affiancate alle ordinarie attività di controllo, svolte dal personale della Specialità.

Nel 2020 gli agenti della Polizia Ferroviaria hanno rintracciato 580 persone scomparse, di cui 505 minori. In particolare, lo scorso 15 settembre a Bari è stato rintracciato un quindicenne che si era allontanato dall’abitazione di famiglia da qualche giorno, mentre lo scorso 9 giugno ad Ancona Centrale è stata rintracciata una giovanissima ragazzina, a bordo di un convoglio diretto a Milano e proveniente da Bari, che si era allontanata da casa per raggiungere la sorella nel capoluogo lombardo.     

Tante le storie a lieto fine e diversi i salvataggi, sia di aspiranti suicidi che di persone colte da malore, nonché di viaggiatori che, non rispettando le regole di comportamento, hanno messo a repentaglio la propria incolumità. Come nel caso verificatosi a Formia il 16 dicembre, quando un trentottenne ha cercato di attraversare a piedi i binari, nonostante alcune difficoltà di deambulazione, finendo per cadere sulla sede ferroviaria. L’intervento provvidenziale dei poliziotti ha evitato l’investimento da parte di un treno  che stava per sopraggiungere. A Ferrara, il 18 giugno e a Milano, il 24 agosto, si è invece verificato il salvataggio di due viaggiatori colti da malore in stazione: i 2 sono stati soccorsi in un primo momento dagli agenti della Polfer che hanno praticato il massaggio cardiaco fino all’arrivo dei sanitari.

Diversi gli episodi registrati anche quest’anno, di ragazzi sui binari per giochi e sfide che avrebbero potuto avere conseguenze tragiche. Spesso in questi casi i giovani protagonisti ignorano i pericoli presenti nelle stazioni o sui treni. Per questo la Polizia Ferroviaria è da tempo impegnata nelle scuole per promuovere in particolare tra gli adolescenti la cultura della sicurezza individuale in ambito ferroviario. Sono stati circa 25.000 gli studenti raggiunti nel corso dell’anno, purtroppo condizionato dal decorso della pandemia, nell’ambito del progetto di educazione alla legalità, “Train…to be cool”, realizzato in collaborazione con il MIUR e con il supporto scientifico della Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università di Roma La Sapienza. L’iniziativa, dalla sua nascita (2014), ha consentito di raggiungere più di 300.000 studenti in oltre 3.180 incontri.

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Rieti, rompe i sigilli di una discarica sotto sequestro per rubare rame: arrestato un 35enne del posto

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RIETI – I Carabinieri del 16° Nucleo Elicotteri di Rieti hanno arrestato una persona, responsabile per i reati di violazione dei sigilli e furto aggravato. Il provvedimento scaturisce da un controllo di una vasta area in Vazia del Comune di Rieti, già sottoposta a sequestro probatorio nel settembre 2019 in quanto devoluta irregolarmente a discarica abusiva e per la quale sono ad oggi in corso accertamenti al fine di cristallizzarne responsabilità ovvero danni effettivi all’ambiente e cagionati alla salute del cittadino.

Durante i controlli i militari del Nucleo Elicotteri accertavano la presenza di un cittadino di Rieti, di anni 35, che dopo aver violato i sigilli, a bordo di una autovettura si impossessava di circa 50 kg di materiale in rame.

A carico dell’indagato è emerso, a seguito del controllo e della successiva ricostruzione dei fatti, un solido quadro indiziario che ha così delineato l’esistenza di una condotta ferma e consapevole dell’arrestato finalizzata al furto del materiale già sottoposto a sequestro con il chiaro intento di rivenderlo per trarne un ingiusto profitto, consentendo ai militari operanti di applicare la misura coercitiva recuperando per intero la refurtiva.

Tale provvedimento ha rimarcato come sia continua ed attenta, da parte dei militari del 16° Nucleo Elicotteri Carabinieri, l’attività di salvaguardia dell’ambiente ed il conseguente rispetto da parte di tutti dei provvedimenti emessi al riguardo dall’A.G. competente.

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Sabrina Guzzanti, ”I commercianti ed artigiani hanno macchinoni e ville di lusso”. Arenare (Sindacato Sinlai): ”Si vergogni e chieda scusa”

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Il Twitt di Sabrina Guzzanti ha scatenato le polemiche sul web, in molti hanno criticato la frase della comica che, dal suo profilo Twitter, alla domanda: ”Qualcuno mi spiega come mai, nell’immaginario piddino medio, esercenti e artigiani sono evasori, mentre gli artisti meritano rispetto?” fatta per criticare precedenti twitt in cui la Guzzanti difendeva solo ed esclusivamente la categoria degli artisti, lasciando intendere che a suo parere era l’unica categoria a soffrire per le restrizioni; ha risposto: ”Immagino dipenda dal fatto che buona parte dei commercianti possiede appartamenti, macchinone e a volte barche. Mentre la maggior parte degli artisti vive con lo stretto necessario”.

 
Immediata la risposta del Segretario Nazionale del Sindacato Sinlai Valerio Arenare: ”Trovo questo commento della Guzzanti tanto fuori luogo quanto stupido. In questi mesi, a causa della crisi economica provocata dall’emergenza sanitaria, centinaia di migliaia di commercianti, ristoratori artigiani e professionisti, sono stati costretti alla chiusura forzata. Chiusure che hanno causato perdite incalcolabili di fatturato e, per molti, ha provocato la chiusura totale. La frase della Guzzanti, pertanto, è una mancanza totale di rispetto per queste persone che, al momento, non sanno nemmeno come garantire una vita dignitosa alla propria famiglia. Se ci sono commercianti ed artigiani che hanno avuto fortuna nella loro attività e quindi possono permettersi ville e macchinoni, ce ne sono una percentuale molto più alta che oggi ha paura per il proprio futuro. Inoltre, non mi sembra che tutto il popolo degli artisti vive dello stretto necessario, o le foto che si vedono sui giornali di gossip, sui social e su tantissime altre piattaforme sono tutte false? Non credo nemmeno che lei sappia cosa vuol dire fare sacrifici per garantire una vita dignitosa alla propria famiglia, pertanto è pregata di tacere e pensare a far ridere, visto che questo dovrebbe essere il suo lavoro, ma, si vede, che non le riesce bene nemmeno quello.  Inoltre la invitiamo a riflettere su quello che ha detto e che ammetta di aver detto una castroneria chiedendo scusa ai commercianti e artigiani Italiani.”

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Caso Open Arms: Salvini rinviato a giudizio

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Salvini: “È una decisione dal sapore politico più che giudiziario

Il gup di Palermo Lorenzo Jannelli ha rinviato a giudizio il leader della Lega Matteo Salvini. Il senatore del Carroccio risponde di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per avere impedito, secondo la Procura illegittimamente, alla nave della ong catalana Open Arms, con 147 migranti soccorsi in mare, di attraccare a Lampedusa. Per giorni i profughi rimasero davanti alle coste dell’isola.

Il processo comincerà il 15 settembre davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Palermo

La Procura di Palermo aveva chiesto il rinvio a giudizio del senatore. In aula per l’ufficio inquirente c’erano il Procuratore Francesco Lo Voi, l’aggiunto Marzia Sabella e il pm Gery Ferrara. Il caso Open Arms venne sbloccato dall’intervento della Procura di Agrigento che, dopo avere accertato con un ispezione a bordo le gravi condizioni di disagio fisico e psichico dei profughi trattenuti sull’imbarcazione, ne ordinò lo sbarco a Lampedusa. La difesa di Salvini nel corso dell’arringa ha sostenuto che la decisione del senatore, dettata dall’esigenza di tutelare i confini nazionali e che comunque fosse stata presa dall’intero Governo. Inoltre, secondo l’avvocato Giulia Bongiorno, difensore del leader della Lega, alla Open Arms era stata offerta la possibilità di attraccare sia a Malta che in Spagna: la ong avrebbe rifiutato entrambe le opzioni dirigendosi verso Lampedusa. All’udienza preliminare si sono costituite 21 parti civili: oltre a 7 migranti di cui uno minorenne, Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione), Arci, Ciss, Legambiente, Giuristi Democratici, Cittadinanza Attiva, Open Arms, Mediterranea, AccoglieRete, Oscar Camps, comandante della nave e Ana Isabel Montes Mier, capo missione Open Arms.

È una decisione dal sapore politico più che giudiziario“. Cosi Matteo Salvini commenta il rinvio a giudizio per rifiuto di atti d’ufficio e sequestro di persona nei suoi confronti del gup di Palermo per il caso Open Arms. “Mi spiace per i miei figli, ma non torno a casa preoccupato”, ha detto ancora.

“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Articolo 52 della Costituzione. Vado a processo per questo, per aver difeso il mio Paese? Ci vado a testa alta, anche a nome vostro. Prima l’Italia. Sempre”, ha detto il leader della Lega Matteo Salvini, in un messaggio sui propri profili social. 

“È veramente triste, in termini di giustizia, vedere una richiesta di archiviazione da parte del procuratore a Catania e vedere a Palermo, per fatti sostanzialmente identici, un rinvio a giudizio”. Lo dichiara Roberto Calderoli, vice presidente del Senato. “Mi spiace per Salvini perché un processo non lo si augura mai a nessuno, ma tanto di cappello per averci messo la faccia sia a Catania che a Palermo e soprattutto per aver rivendicato il suo agire giusto e corretto da ministro degli Interni nella difesa dei confini. Mi spiace che Salvini debba affrontare un procedimento secondo i tempi lumaca della giustizia italiana, un processo che durerà anni, mi spiace per lui umanamente, ma almeno in fase dibattimentale ci sarà l’occasione per far emergere i fatti alla luce in maniera evidente Male che ci sia un processo, bene che ci sia una fase dibattimentale per fare emergere il ruolo del presidente del Consiglio e degli altri ministri coinvolti. Ma non solo – conclude l’esponente leghista – occorre ribadire il ruolo della politica che non può soggiacere a chi deve solo applicare le leggi e non deve fare valutazioni su decisioni che sono solo politiche”.

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