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Costume e Società

Pozzuoli, boom di presenze a palazzo Migliaresi per la proiezione del cortometraggio “Goodbye Marilyn”: l’intervista alla regista Maria Di Razza

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POZZUOLI (NA) – Sala gremita di persone a Palazzo Migliaresi lo scorso venerdì in onore della regista Maria Di Razza, autrice del cortometraggio di animazione dal titolo “Goodbye Marilyn” tratto dall’omonimo romanzo a fumetti edito da BeccoGiallo e scritto da Francesco Barilli.

Il cortometraggio è stato proiettato per la prima volta nella città flegrea dopo l’anteprima alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia Evento Speciale delle Giornate degli Autori. L’evento è stato promosso dal Comune di Pozzuoli, ed è stato presentato da Giuseppe Borrone storico del cinema, ed inoltre sono intervenuti il Sindaco della città di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia e Mariateresa Moccia Di Fraia, assessore alla Cultura che in merito all’evento ha dichiarato: “Questo incontro è stato voluto dalle istituzioni, ma voluto fortemente anche dai cittadini”.

Maria Di Razza è una cinefila e poi diventata regista a 50anni “spinta dalla caparbia” come lei stessa ha dichiarato, ma anche dalla passione di voler inseguire un sogno, nel 2007 frequentò un corso di regia presso la scuola di cinema “Pigrecoemme” di Napoli e nello stesso tempo realizzò il cortometraggio “Ipazia”, tratto dalla storia sulla figura dell’unica donna scienziata dell’antichità.

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Maria Di Razza ha risposto ad alcune domande riguardo qualche particolare sul suo percorso formativo e le influenze che l’hanno portata nella kermesse tra le più ambite della Settima Arte a livello internazionale

Maria chi è il tuo regista preferito?
Il mio regista preferito è Hitchcock, mi piace lo stile narrativo, fra il drammatico e l’onirico, mi piacciono i suoi leggendari piani sequenza, mi piacciono le storie che ha raccontato, insomma un regista che mi piace a tutto tondo

Qual è il suo film preferito?

E’ una domanda molto difficile, ce ne sono talmente tanti, uno di Hitchcock che mi piace moltissimo è “Nodo alla gola”, oltre che per la storia anche per la genialità con cui è girato, un unico piano-sequenza che ha fatto storia. Mi piace moltissimo “C’era una volta in America” e tanti altri.. dopo il cinema amo moltissimo la musica che ascolto molto, ascolto colonne sonore, Morricone in primis, ma anche tanti altri, amo soprattutto gli anni ’70.
Progetti futuri?
Progetti futuri non so ancora, sto leggendo delle storie che mi ispirano, ma è presto per sbilanciarsi.

Il filo rosso è senza dubbio il collante che lega tutti i suoi cortometraggi proiettati durante l’evento ed è senz’altro la “difesa verso gli indifesi”, ad esempio il cortometraggio dal titolo “Forbici” sul tema del femminicidio, in menzione speciale ai Nastri d’argento 2014, ed inoltre presentato in decine di festival in tutto il mondo, alla domanda perché è stato creato in chiave di animazione la regista puteolana ha risposto “L’animazione mi sembra una scorciatoia per raccontare di femminicidio, per non urtare la sensibilità dei familiari delle vittime”.

Il cortometraggio “Goodbye Marilyin” è doppiato da un’attrice d’eccezione, Maria Pia Di meo (doppiatrice italiana di Maryl Streep, Barbra Streisand, Jane Fonda e tante altre…) e dal critico cinematografico Gianni Canova. Il corto propone un’intervista immaginaria di un giornalista dei nostri giorni alla diva per eccellenza e senza tempo Marilyn Monroe, che all’apice del successo preferì sparire dalle scene e dalle luci della ribalta.

Giuseppina Ercole

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Claudio Simonetti, il “complice” di Dario Argento a “Ci vediamo a via Veneto”

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Sabato 15 febbraio alle 18 Claudio Simonetti sarà ospite della trasmissione in diretta dall’Harry’s Bar “Ci vediamo a via Veneto” condotta dalla giornalista Chiara Rai per un’intervista da non perdere.

Suspiria, Pheanomena, Non ho sonno, Profondo Rosso questi alcuni dei titoli delle colonne sonore scritte da Claudio Simonetti per i film di Dario Argento. Ma anche Tenebrae, Phenomena, Dawn of The Dead, Zombi, Demons per un percorso discografico, quello dei Goblin, iniziato nel lontano 1973, che li ha visti salire alla ribalta con la musica di Profondo Rosso che ha stabilito, con il singolo 45 giri, l’ancora ineguagliato record di permanenza consecutiva al primo posto della Hit Parade Nazionale. Una formazione, quella dei Goblin che ha segnato un percorso indelebile per il rock progressive italiano e che ancora oggi, dopo 45 anni, vede Claudio Simonetti con suoi Goblin, band in versione rinnovata, girare il mondo nelle tante tournée dove registrano sempre il tutto esaurito.

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A.A.A. cercasi Parrocchia dove si celebra messa senza strimpellatori di chitarra & affini

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Oggi non si parla che delle crisi. Domina la crisi economica, quella finanziaria e quella occupazionale, però quella demografica non è da meno. Ultimamente hanno inserito nel paniere delle crisi, anche quella “green”. E al di là del biondo Tevere qualcuno fa cenno ad una crisi di fede.

In questa dissertazione si vuole parlare, anzitutto, del decadimento indotto della liturgia domenicale e si può tranquillamente asserire, sia concausa della mancata partecipazione di tanti fedeli a quella che dovrebbe essere “una sacra liturgia Eucaristica”. Si legge in “Vivere il silenzio nella liturgia” di Pascal Destheux, licenza in teologia all’Università di Friburgo, attualmente vicario episcopale del cantone di Ginevra: “Nel contesto liturgico, il silenzio è quel luogo dell’anima dove ognuno resta solo col suo Signore. Il silenzio liturgico rinvia immancabilmente a quell’interiorità, mia, ma più grande di me, Dio mi invita. Il silenzio liturgico è dunque come un incrocio spirituale”.

Come fa, il malcapitato fedele, che vuole partecipare alla S. Messa domenicale o festiva, a riconciliare la sua anima, rimanendo solo con il suo Signore e contemporaneamente estraniarsi dagli strimpellatori di chitarre da spiaggia con il loro, dum- tram -trim , l’alleluja rock e dello shalom- shalom pop?

Che sia ben chiaro, qui nessuno ha niente contro la chitarra, al contrario, piace molto la musica per chitarra, in particolare quella di Francisco Tarrega, la Granada di Albéniz, specialmente se suonate dal maestro Andres Segovia. Non dispiace ascoltare il Concierto de Aranjuez suonato da Joaquin Rodrigo. Si ascolta ben volentieri Los Indios Tabajaras quando suonano El Condor Pasa oppure Le Foglie Morte o Maria La O. Ciò nonostante non si può mai accettare che siano suonate durante la liturgia Eucaristica.

“La S. Messa è memoriale nel senso che rende presente ed efficace sull’altare, in modo incruento, il sacrificio che Cristo, in modo cruento, ha offerto al Padre sul Calvario per la salvezza di tutti gli uomini.” Così insegna la dottrina!

Come si può suonare la chitarra , ballare il tuca tuca e battere le mani quando si commemora un sacrificio cruento? Perché tanta resistenza al canto gregoriano, la polifonia sacra e altra musica spirituale che invita al raccoglimento anziché alla distrazione?

Con l’avvento del Concilio Vaticano II, al tramonto di giovedì 29 giugno 1972, durante la celebrazione della messa , solennità dei SS. Pietro e Paolo, alla presenza di una moltitudine di fedeli, Paolo VI, ora santo, profetizzava: “da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”. Mai parole furono così profetiche!

Solamente, la profezia di Paolo VI difetta in un particolare. In effetti non c’è stata una semplice fessura, no, purtroppo c’è stata una voragine. Il decadimento lo dimostrano le sfilate di moda in chiesa e le nozze simulate; il prete a Pinerolo che rifiuta di recitare il credo perché tra i fedeli nota che ci sono persone non di fede cattolica, il prete che sbanda mentre il suo vescovo gira i pollici .

Il decadimento si propaga come un virus contagioso e ne è evidenza in: “la messa per la terra” celebrata dal neo cardinale Czemy a Santa Maria In Transportina, con tanto di slogan indigenisti, immagini di donne che allattano animali e statue di idoli sull’altare davanti al Santissimo.
Storie come queste a non finire, come quella banalmente giustificata con “Il Signore accoglie tutti”, uscita dalla bocca del vescovo Delpini di Milano davanti all’esecrabile pseudo opera d’arte dell’altare della chiesa di Gallarate, composta da sculture di teste mozzate dalla Madonna della Pietà all’imperatore gay, Adriano.

Episodi esecrabili del genere si possono raccontare a iosa e tanti sfuggono al comune fedele. Non sfugge però il decadimento , a chi resiste di partecipare alla messa rock o pop o ye ye domenicale, sempreché sia dotato di spirito di sopportazione, di resistenza a quei battiti di mani, scomposti ed irriverenti da curva sud, assistendo a quelle signore pie che ancheggiano ogni volta che si intona “l’Alleluia” e il “Gloria”.

L’armonium o Organo a Canne messo a tacere , un gruppo di ragazzi e adulti , strimpellatori in erba, attaccano con il loro cacofonico trim trim, mentre tamburi e tamburelli , banjo, pifferi ed affini irrompono impetuosi sui fedeli intontiti.

Qualche fedele non resiste, si alza e lascia la chiesa. Il parroco sull’altare gongola, fiero e soddisfatto, il coro delle “pie” alza il timbro di voce e a questo punto, solamente qualche vecchio, che togliendosi l’apparecchio auricolare e ripiombando nel silenzio, può ritrovare quel luogo dell’anima per restare solo col suo Signore.

Che sia permesso chiudere questa dissertazione con una citazione estratta da un immaginaria “Petizione al Padre Nostro”, dello stesso scrivente, raccomandando vivamente a S. Pietro di non lasciarsi sorprendere dal sonno come quella volta nell’orto del Getsemani. Deve sapere, scrive l’autore, “ che in agguato ci saranno tanti strimpellatori di chitarra, soffiatori di pifferi, battitori di bongo e banjo, tutti pronti a sgattaiolare dentro non appena si presenta l’occasione. Vi raccomando”, continua lo scrittore, “ non li fate entrare perché vi rovineranno tutto.

Chi ancora crede nel silenzio, nella meditazione, nel colloquio intimo con il Santissimo durante la celebrazione dell’Eucaristia, specialmente la domenica, deve andare in giro per cercare una chiesa dove si possa pregare in pace senza distrazioni ed intrattenimenti vari.

Chi di dovere,avendo autorità e responsabilità, potrebbe richiamare i parroci facendogli fare corsi di aggiornamento, istruendo loro che la liturgia Eucaristica non è un intrattenimento domenicale a ritmo di “ disco music”.

L’augurio è che qualcuno si muova così il gregge disperso potrà ritornare all’ovile.

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Rachele Mussolini a “Ci vediamo a via Veneto”: un’intervista esclusiva dal locale più esclusivo della Capitale

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Rachele Mussolini, figlia del celebre pianista jazz Romano Mussolini, nipote di Benito Mussolini, sorella di Alessandra ed Elisabetta e mamma di due bambine. Consigliere comunale a Roma per Fratelli d’Italia, vice presidente della Commissione Controllo, Garanzia e Trasparenza di Roma Capitale.

Rachele Mussolini ospite a “Ci vediamo a via Veneto” sabato 8 febbraio 2020 alle 18 in punto per la trasmissione in diretta web condotta tutti i sabati alle 18 dalla giornalista Chiara Rai dall’esclusiva location dell’Harry’s Bar di via Vittorio Veneto, il locale della Dolce Vita per antonomasia.

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