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Cronaca

POZZUOLI DONNA BRUCIATA, PM: GESTO PREMEDITATO

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Carla ha ustioni sul volto, schiena, collo e torace. Pienone per la fiaccolata dedicata a lei

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di Angelo Barraco
 
Pozzuoli (NA) – Si è tenuta ieri sera a Pozzuoli una fiaccolata per Carla Ilaria Caiazzo, ennesima vittima di un uomo senza scrupoli che ha dato fuoco a lei e alla bambina che portava in grembo. La piccola sta, Carla invece si trova ricoverata al Cardarelli di Napoli in bilico tra la vita e la morte. In tanti sono accorsi alla fiaccolata, in silenzio e con tanta commozione hanno attraversato Piazza a Mara, fino a raggiungere Piazza della Repubblica. La fiaccolata è stata dedicata anche a tutte le altre donne vittime di violenza, una folla che ha voluto rinnegare la violenza, con la rabbia verso chi agisce in modo così brutale verso le donne, una rabbia che urlava nei silenzi e nelle lacrime dei presenti. Il messaggio che era stato diffuso sui social era stato il seguente: “Basterà munirsi di candela e che la luce della stessa sia l'unione dei nostri cuori in preghiera di chi è vittima della mancanza di rispetto alla vita altrui e alla vita in se stessa”. Tante erano le candele accese, tanti i palloncini bianchi che hanno riempito il cielo. Tante le associazioni presenti sul posto, attivi anche due sportelli antiviolenza gratuiti. Intanto a Pozzuoli iniziano a rincorrersi le voci di paese in merito alla relazione tra Carla e Paolo. Emerge inoltre che lunedì mattina Paolo, sarebbe entrato in possesso di un video in cui si vedeva Carla e il suo presunto nuovo fidanzato. Questa scoperta lo ha fatto innervosire. L’esistenza del video è da accertare e saranno gli inquirenti, con le accurate indagini che stanno eseguendo, a provarne l’esistenza o meno. Testimoni affermano che l’uomo sarebbe andato per diversi bar con aria sconvolta e poi avrebbe citofonato alla suocera chiedendo di far scendere Carla, i due avrebbero poi discusso animatamente. Si apprende che un’amica di Carla avrebbe confermato la nuova relazione di Carla con un altro uomo. La donna ha affermato che secondo lei  hanno litigato proprio per quella ragione quel giorno. Inoltre sottolinea che la coppia, ultimamente, viveva un periodo di instabilità e che si lasciavano spesso. Lui è stato descritto come un uomo poco maturo che probabilmente non era pronto per affrontare l’arrivo di un figlio. 
 

Carla ha ustioni sul volto, schiena, collo e torace. Ha dato alla luce la sua bambina con parto cesareo ma non ha potuto abbracciarla perché è ricoverata in gravissime condizioni al reparto Grandi Ustionati dell’ospedale Cardarelli di Napoli. E’ vittima di un tentato omicidio compiuto lunedì mattina dal compagno, Paolo Pietropaolo, che dopo una lite violenta ha cosparso di liquido infiammabile la donna, incinta all’ottavo mese di gravidanza, e le ha dato fuoco. Ha il 50% di possibilità di vivere e a causa del gravissimo danno che il suo ex compagno le ha cagionato, difficilmente potrà avere nuovamente il suo splendido viso. Le ustioni che ha sono di terzo grado e se le condizioni lo permettono venerdì subirà il primo di una lunga serie di interventi chirurgici. 

 

Pm gesto premeditato Un tentativo di omicidio premeditato, dopo avere scoperto che la sua donna aveva allacciato un'altra relazione sentimentale: a Paolo Pietropaolo la Procura della Repubblica di Cassino (Frosinone) contesta il reato di tentato omicidio pluriaggravato. E fra le aggravanti c'è anche quella della premeditazione. Nell'interrogatorio a cui è stato sottoposto ieri sera, Pietropaolo ha ammesso le proprie responsabilità sostenendo di non avere avuto l'intenzione di uccidere e che il suo, contrariamente a quello che sostengono i pm, è stato un gesto d'impeto. Parole, però, che non hanno convinto la Procura che è andata avanti sulla sua strada. Domani ci sarà l'udienza davanti al gip per la convalida del fermo e la prima verifica dei capi di accusa.

L'uomo ha raccontato di essere venuto a conoscenza di una presunta nuova storia d'amore della sua donna tempo fa: lo ha detto ieri sera tardi, nell'interrogatorio al quale è stato sottoposto, assistito dal suo difensore, avv. Gennaro Razzino, nella caserma dei carabinieri di Formia, e a quanto detto dall'uomo sarebbe stata proprio Carla, poi, a dagli la conferma. Potrebbe essere stata questa la causa alla base della terribile violenza scattata davanti all'abitazione della famiglia Pietropaolo, al civico 68 di via Vecchia delle Vigne, a Pozzuoli. Di tutto questo racconto Carla non sa nulla: è gravissima, in prognosi riservata, fra la vita e la morte, in un letto dell'ospedale Cardarelli di Napoli.

 

 
La piccola Giulia Pia sta bene, dicono i medici, e pesa 2,2 chili, si trova in incubatrice e respira autonomamente. Paolo Pietropaolo invece è stato interrogato dai magistrati e ha riferito loro di aver agito così perché: “Mi tradiva e ho perso la testa”. 
L’uomo, dopo aver tentato di uccidere la donna e la figlia che quest'ultima portava in grembo, ha tentato di togliersi la vita ingerendo psicofarmaci. Si trova attualmente detenuto presso il carcere di Cassino ed è in attesa della convalida del fermo. I due si conoscevano da 20 anni, con una convivenza alle spalle, ma la loro separazione era avvenuta nel momento in cui la donna era rimasta incinta. 
L'udienza di convalida nei confronti di Paolo Pietropaolo si terrà domani davanti al gip del Tribunale di Cassino.All'indagato viene contestato il tentato omicidio con l'aggravante della premeditazione.Nel corso di una perquisizione nella sua abitazione a Pozzuoli, i carabinieri hanno trovato una pistola calibro 6,35 di proprietà del padre della quale il giovane non aveva denunciato il possesso. Pietropaolo è stato pertanto denunciato anche per possesso illegale di arma da fuoco. Il folle gesto si è verificato davanti all'abitazione dei due che si trova in un parco residenziale. Dopo aver dato fuoco alla compagna l'uomo è salito a bordo dell'auto di famiglia ed è fuggito mentre le fiamme divampavano sul corpo della donna incinta. A soccorrerla è stato un vicino di casa che ha spento le fiamme e poi ha chiamato il 118.

Cronaca

Giornalismo e servizio pubblico, Stampa Romana: sentenza del TAR lede la riservatezza delle fonti

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Il TAR del Lazio ha deciso che dovrebbe essere consentito all’avvocato Mascetti vicino alla Lega e al governatore Fontana di avere accesso agli atti di Report per una inchiesta televisiva messa in onda nell’autunno scorso che lo coinvolgeva direttamente.

Il Tar equipara, mutatis mutandis, i giornalisti del servizio pubblico, in virtù della concessione da parte dello Stato alla Rai, a funzionari che lavorano nelle istituzioni pubbliche.

Ciò è in contrasto con le vigenti normative che garantiscono la tutela delle fonti e l’autonomia del giornalista in ossequio ai dettami della Costituzione

I giornalisti sono sottoposti al rispetto del segreto delle fonti e su questo segreto si basa la loro professionalità garantita anche dall’Ordine dei giornalisti.

“Altre interpretazioni del rapporto con le fonti ci sembrano gravemente lesive del diritto di cronaca e della protezione delle fonti. – Commentano da Stampa Romana – Su questo punto esiste una ampia e concorde normativa e giurisprudenza europea. Non comprendiamo – proseguono – inoltre quale possa essere la competenza del Tribunale amministrativo su una materia del genere. Certamente però la decisione dei giudici amministrativi sottolinea ancora una volta la necessità di limitare le pressioni della politica sulla Rai e di difendere al più presto la libertà dei giornalisti che lavorano per il servizio pubblico.”

Cdr della Direzione per l’Offerta Informativa Rai

Il Cdr dei giornalisti della Direzione per l’Offerta Informativa della RAI reputa un grave precedente la sentenza del Tar del Lazio che autorizza l’accesso agli atti utilizzati per le ricostruzioni di un’inchiesta giornalistica, un precedente pericoloso come già ribadito da Usigrai e Fnsi.

Il Tar pone la RAI tra i soggetti passivi del diritto di accesso agli atti, accanto alle pubbliche amministrazioni e agli enti pubblici. Tale interpretazione dell’art. 23 della Legge n. 241 del 1990 mette pericolosamente a rischio il diritto/dovere dei giornalisti alla tutela delle proprie fonti e delle documentazioni utili al lavoro di inchiesta.

La libertà di stampa e il diritto di cronaca comprendono tutte le garanzie ad essi connesse, e sono tutelati dalla nostra Costituzione. Il lavoro dei giornalisti rappresenta e deve rappresentare sempre il baluardo di un sistema democratico: programmi come Report devono essere tutelati in questo senso e come grande valore del servizio pubblico radiotelevisivo.

La squadra dei colleghi guidata da Sigfrido Ranucci lavora costantemente su documenti e rapporti confidenziali che sono alla base del lavoro investigativo, ogni giorno alle prese con minacce di querele che spesso diventano reali, contro intimidazioni più o meno esplicite. A cui oggi si aggiunge la spada di Damocle di un tribunale amministrativo che mette i giornalisti sul piano di impiegati di una pubblica amministrazione. Il nostro lavoro va protetto e tutelato in ogni sede opportuna. La RAI deve difenderlo e noi come giornalisti delle Reti siamo e saremo sempre qui a sostenerlo.

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Strage di Ardea: celebrati i funerali dei due fratellini di 10 e 5 anni

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È una piazza silenziosa e commossa quella che si è raccolta nel piazzale antistante la chiesa Santa Maria Regina Pacis di Ostia per dare l’ultimo saluto a Daniel e David Fusinato, i due fratellini di 10 e 5 anni uccisi nella strage di Ardea. In occasione della cerimonia, a cui hanno preso parte anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e la sindaca di Roma Virginia Raggi, sono state realizzate delle composizioni di palloncini bianchi e celesti, i colori della Lazio tanto amata dai fratellini.

All’uscita del feretro dalla chiesa i presenti hanno acceso dei fumogeni biancocelesti e liberato nel cielo i palloncini, seguiti poi da due colombe che sono volate via assieme.

“L’Ostiamare si è chiusa in lutto” ha raccontato commosso Luigi Lardone, presidente dell’Ostiamare Calcio, in cui Daniel faceva il portiere per la categoria Pulcini. “Abbiamo chiuso l’impianto e partecipiamo al dolore dei familiari. Parlare di calcio o di altro in questo momento non ha alcun senso, è una tragedia incredibile. Purtroppo per una serie sfortunatissime di coincidenze è capitata a noi”.

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“Nei secoli fedele”: il sottotenente dei Carabinieri Salvatore Callari spegne 100 candeline

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Sottotenente dei Carabinieri Salvatore Callari: “Nei secoli fedele”. È il motto dell’Arma e lui lo ha messo in pratica ogni giorno anche dopo la cessazione dal servizio attivo. Oggi nella ricorrenza del suo centesimo compleanno ha festeggiato insieme all’Arma con gli auguri del Generale di Corpo d’Armata Teo Luzi e con quelli del Comandante Provinciale di Palermo, Generale di Brigata Arturo Guarino.

Callari è nato nel 1921, si è arruolato a Roma nel 1941 come carabiniere ausiliario. Nel 1944 fu trasferito in Sardegna, in seguito, con la fine del secondo conflitto bellico, fu trasferito in Sicilia. Negli anni ’50, promosso sottufficiale, si sposta in Veneto per poi rientrare nella sua Sicilia e concludere, nel 1977, la sua carriera con l’incarico di Comandante della Stazione Palermo Borgo Nuovo

“Caro Callari, con vivo piacere Le porgo gli auguri più affettuosi e sinceri per il Suo 100° compleanno a nome di tutta l’Arma dei Carabinieri e mio personale.  Lei ha attraversato le vicende felici e tristi di un secolo della nostra storia, dedicando parte della Sua esistenza al servizio della comunità e delle Istituzioni, facendosi testimone dei valori etici e morali fondanti dei Carabinieri, prezioso patrimonio da trasmettere quale esempio alle giovani generazioni”, scrive il Generale Luzi nel suo messaggio di auguri. 

Il Comandante Provinciale di Palermo gli ha invece telefonato per porgergli gli auguri a nome dell’Arma palermitana e per avvisarlo del biglietto e del regalo inviato dal Comandante Generale, un Crest dell’Arma.

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