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Cronaca

Prato, rapina al supermercato Coop in via Valentini: arrestato

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Ieri sera i Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Prato hanno tratto in arresto un 32enne romeno responsabile di una rapina impropria ai danni del supermercato COOP di via Valentini.
L’uomo, peraltro gravato da un foglio di via che gli vietava la presenza nel Comune di Prato, era entrato nel tardo pomeriggio nel supermercato impossessandosi di merce varie (soprattutto prodotti per la pulizia personale) prelevata dagli scaffali di vendita. Dopo averla occultata sulla persona aveva anche superato le casse senza pagarla quando un’addetta alla vigilanza, che già seguiva le sue mosse da alcuni minuti, lo ha fermato per poi accompagnarlo negli uffici di direzione.
Quando ha capito che erano stati chiamati i Carabinieri il romeno, per guadagnare la fuga e con essa l’impunità, non ha esitato ad aggredire con calci e pugni la stessa vigilante, uno dei capo reparto ed altri due impiegati del supermercato. La violenza utilizzata è stata tale che sia la guardia che il dirigente sono stati costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso
dell’ospedale di Prato.
Solo il successivo arrivo dei Carabinieri è riuscito a placare l’uomo che è stato così arrestato per rapina impropria, ma dovrà rispondere anche del reato di inottemperanza al foglio di via. Verrà giudicato con rito per direttissima.

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Cronaca

Distanza sociale, arriva Sodar lo strumento di Google che aiuta a mantenerla

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Mantenere la corretta distanza sociale in questo particolare periodo è di fondamentale importanza, proprio per questo scopo Google ha creato uno strumento chiamato “Sodar”, che usa la realtà aumentata (AR) per disegnare intorno all’utente un confine dal raggio di due metri. Lo strumento funziona solo su smartphone Android, e solo attraverso il browser Chrome.

Per utilizzarlo basta accedere all’indirizzo sodar.withgoogle.com e accettare le condizioni d’uso. Sodar sfrutta la fotocamera posteriore dello smartphone per riprendere ciò che l’utente ha davanti a sé. Per calibrarlo è sufficiente inquadrarsi i piedi, dopo di che sullo schermo apparirà una linea bianca che delimita, con un po’ di approssimazione, i due metri di distanza. L’applicativo Sodar funziona attraverso il browser di casa, Chrome, che deve essere aggiornato all’ultima versione disponibile, dunque non si scarica (ancora) da Google Play Store come una normale applicazione.

Per ora funziona soltanto su dispositivi come smartphone e tablet Android. Sodar utilizza lo standard WebXr che Google ha implementato sul browser Chrome per Android dalla versione v79 e richiede naturalmente il permesso di accedere alla fotocamera del dispositivo. Funziona solo in modalità verticale, come mostrato nel video pubblicato su Twitter per presentare il progetto. Per provare subito l’applicativo basta recarsi sul sito ufficiale del progetto parte del programma Experiments with Google. Non funziona sempre al meglio, basta dunque calibrare la fotocamera inquadrando riferimenti come pavimenti e muri per far sì che la linea dei due metri venga finalmente visualizzata. In termini di privacy, infine, Google sottolinea che le immagini circostanti saranno visibili solo dalla persona che sta utilizzando lo strumento e non dallo stesso sito.

F.P.L.

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Cronaca

Prato, atti vandalici in pieno centro storico: denunciato un 24enne

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PRATO – Al culmine di una lite scaturita con un coetaneo per futili motivi, un giovane 24enne di Prato, in preda ai fumi dell’alcol,  era rimasto vagante per il centro storico ed ha deciso di sfogare l’eccesso di adrenalina accanendosi contro dei vasi e delle fioriere poste ad ornamento di alcuni negozi della centrale via Garibaldi, distruggendole.  Non pago  imbrattava la strada svuotando i cestini pubblici  disperdendone il contenuto ovunque.

I fatti risalgono alla notte del  24 maggio scorso. La scena che si era presentata alle prime pattuglie intervenute sul posto raccontava di una gratuita violenza su tali arredi cittadini, che oltre al danneggiamento in se stesso, rilevava per l’immagine di degrado e di insicurezza pubblica che restituiva alla città ed al suo centro storico.

Anche per questo motivo, vista peraltro la denuncia delle parti offese,  i Carabinieri della Sezione Radiomobile  hanno immediatamente svolto tutti gli accertamenti necessari finalizzati  all’identificazione del responsabile, riuscendo ad identificarlo e segnalarlo per il reato danneggiamento aggravato alla competente Procura di Prato.

Non è la prima volta che le vie del centro storico vengono fatte oggetto di atti di vandalismo o deturpamento, ma stavolta il responsabile dovrà risponderne all’Autorità Giudiziaria.

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Taranto, operazione “Brothers”: smantellato dalla Polizia di Stato market della droga nel Rione “Tamburi”

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TARANTO – La Polizia di Stato di Taranto  ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di 6 misure cautelari personali (di cui 4 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) emessa dal Gip presso il Tribunale di Taranto nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti a vario titolo indiziati in concorso di detenzione e vendita di sostanze stupefacenti.

L’attività prende avvio a seguito di mirati servizi su un circolo ricreativo ubicato in via Orsini, nel popolare quartiere “Tamburi”.

Le indagini, condotte dal personale della Sezione Antidroga della Squadra Mobile della Questura di Taranto, hanno consentito di accertare come il piccolo circolo ricreativo, apparentemente il classico punto di ritrovo del quartiere dove poter trascorrere un po’ di tempo in compagnia e consumare qualche birra, fosse in realtà un market della droga, capace di soddisfare la domanda della “clientela” a qualsiasi ora del giorno e della notte. Il tutto grazie ad una distribuzione di ruoli e a turnazioni quotidiane che consentivano di non interrompere mai lo spaccio, al punto che lo stesso era divenuto un riferimento sicuro per numerosi consumatori di sostanze stupefacenti.

Nel corso dell’attività, i poliziotti hanno documentato innumerevoli cessioni di sostanza stupefacente, ricostruendo dettagliatamente il collaudato e articolato modus operandi del gruppo, che si caratterizzava per un’organizzazione “a staffetta” in cui ciascuno dei sodali, di volta in volta, svolgeva il ruolo di spacciatore, vedetta, custode o corriere.

Così, c’era chi, solitamente i gestori del circolo, rimanendo in attesa sulla porta, si occupava di ricevere gli acquirenti; chi, una volta ricevuto l’ordine, si occupava di consegnare la sostanza stupefacente e chi, solitamente residente a poca distanza dal circolo, si occupava di custodire lo stupefacente, assicurando così, al gruppo la possibilità di rapidi e costanti rifornimenti.

Infatti, in talune occasioni, finita la scorta nella disponibilità del pusher, i corrieri si allontanavano in sella a piccoli ed agili scooter, sfrecciando senza difficoltà nel traffico cittadino, per far ritorno, poco dopo, e consegnare le dosi per la vendita al minuto.

Eloquente anche l’atteggiamento degli acquirenti  che, dopo essersi trattenuti all’interno del circolo il tempo strettamente necessario per rifornirsi dello stupefacente, dopo aver occultato la droga sulla propria persona, si allontanavano dal circolo avvalendosi del controllo della zona operato a turno dagli arrestati. Cautele, queste, tipiche degli assuntori, evidentemente finalizzate ad evitare eventuali controlli e a preservare lo stupefacente appena acquistato da eventuali sequestri.

Le investigazioni, condotte sotto la direzione della Procura della Repubblica, hanno, in definitiva, consentito di dimostrare inconfutabilmente come gli arrestati siano inseriti stabilmente in un vasto circuito criminale, impegnato nello smercio quotidiano di droghe, sia leggere che pesanti (in particolare cocaina e hashish), per un elevato numero di cessioni giornaliere.

A riprova di ciò, vi è la circostanza che, nonostante gli arresti effettuati nel corso delle attività, la piazza di spaccio ha continuato a mantenere un elevato livello di efficienza, indicativa del radicamento nel tessuto criminale cittadino.

Sulla base del solido quadro indiziario rappresentato, il Giudice per le Indagini Preliminari ha ritenuto la pericolosità sociale degli indagati e le esigenze cautelari che  hanno giustificato l’applicazione delle misure restrittive.

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