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Presidenti delle Camere, Salvini vota per Bernini anziché Romani. Berlusconi furioso: “Rotta coalizione, smascherato progetto Lega-M5S”

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Arriva a metà pomeriggio la svolta nella trattativa per eleggere i presidenti delle CamereMatteo Salvini annuncia al Senato lo strappo nel centrodestra: la Lega, già nella seconda votazione a Palazzo Madama, ha votato per l’azzurra Anna Maria Bernini invece di sostenere il candidato di Forza Italia Paolo Romani e lo farà anche domani, alla terza votazione. Una decisione, spiega, presa per ‘senso di responsabilità’, con l’obiettivo di ‘uscire dal pantano’ nel quale il nuovo Parlamento è finito già alla prima seduta. La reazione del leader di Forza Italia non si è fatta attendere: “Dalla Lega arriva un atto di ostilità a freddo”, dice Silvio Berlusconi. I voti del Carroccio a Bernini – compatti alla seconda votazione conclusasi con un nulla di fatto – “rompono l’unità della coalizione del centrodestra e smascherano il progetto per un governo Lega-M5S” . Silvio Berlusconi decide dunque di convocare a Palazzo Grazioli lo stato maggiore del partito per fare il punto della situazione

E ancora fumate nere alle Camere. Arrivata la seconda per la votazione del presidente di Palazzo Madama. Questa volta oltre alle schede bianche, sempre numerose, ce ne sono state molte in cui è stata espressa la preferenza per Anna Maria Bernini, vicecapogruppo di FI nella precedente legislatura. Alcuni voti sono stati dati anche a Napolitano, che ha prontamente ringraziato, e a Emma Bonino.

E la seconda fumata nera era già arrivata nell’Aula della Camera, dove al momento è in corso la terza votazione per eleggere il presidente.

L’Aula di Palazzo Madama tornerà a riunirsi domani mattina alle 10.30 per la terza votazione per la quale è previsto che si debba raggiungere la maggioranza assoluta dei votanti (verranno conteggiate anche le schede bianche). Se anche il terzo voto dovesse andare a vuoto il regolamento del Senato prevede che si debba immediatamente andare al ballottaggio tra i due nomi più votati. Entro domani infatti si dovrà avere il nome del nuovo presidente del Senato visto che la Costituzione non prevede una “vacatio” per quanto riguarda la seconda carica dello Stato che è il supplente del presidente della Repubblica.

E intanto si spacca il centrodestra con l’annuncio di Matteo Salvini: Votiamo Bernini per senso di responsabilità verso il centrodestra ed il paese’. ‘Abbiamo dato la disponibilità di votare un esponente di Forza Italia, speriamo che anche altri abbiano lo stesso senso di responsabilità’, ha detto ancora Salvini parlando al Senato con i giornalisti. ‘Per uscire dal pantano la Lega fa un gesto di responsabilità all’interno del centrodestra, non abbiamo chiesto nulla per noi, ma qui si fa notte e quindi abbiamo scelto di votare un candidato di centrodestra, di Forza Italia. Un atto di amore verso il parlamento e verso il centrodestra: abbiamo votato Anna Maria Bernini’ in Aula ora.

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Renzi: no Mes. No Governo

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“Domani Conte viene in Aula. Noi gli avevamo chiesto “ritieni di cambiare qualcosa su quanto è stato fatto o nel governo? Il presidente del Consiglio ha risposto “ho il governo migliore del mondo”.

A quel punto abbiamo chiesto possiamo metterci sulle cose da fare? Il presidente del Consiglio ha risposto di no, ha detto vado in Aula. Il portavoce del premier ha detto “asfaltiamo il premier”. E io non credo avranno la maggioranza”. Lo dichiara il leader di Iv Matteo Renzi a “Mezz’ora in più”, su Raitre. 

“Io ho posto dei problemi politici e loro fanno telefonate per prendere senatori, lo facciano. Non voterò mai in governo che si ritiene migliore del mondo con 80 mila morti e che non prende il Mes”, ha aggiunto Renzi

“Lo sconcerto che nel mondo intero nei governi, nelle persone, ha provocato la notizia della crisi affonda qui le radici, nel ritorno, il giorno dopo l’approvazione del recovery, di un’Italia che rischia di aprire una fase incomprensibile”. Lo ha detto il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, nel suo intervento alla direzione del partito. 

“Io farò sempre gli interessi degli italiani, se c’è da votare lo scostamento per dare soldi ai ristoratori, non me ne frega chi sia il premier, voto a favore”, ha affermato ancora Renzi. “Se mi si chiede: siete parte della maggioranza? Non più”. 

“Noi non abbiamo mai pensato che l’obiettivo fosse ‘cacciare Conte’. Leggo di ricostruzioni secondo cui io avrei un problema personale con Conte. C’era un modo per farlo, non dare la fiducia a un Conte-bis. Non ho niente contro Conte ma se per sei mesi provi a dire “guardate qua rischiamo l’osso del collo” e non ti danno ascolto ci sono due alternative: la prima è far finta di niente ma io non sarò mai corresponsabile del più grande spreco di risorse della storia”, ha proseguito l’ex premier.  “Io mi guardo allo specchio e mi chiedo “ma chi te lo fa fare? Io non faccio né la vittima né parlo di complotto. Questa è una battaglia sui contenuti, se non li lasciano realizzare lasciamo le poltrone”, aggiunge l’ex premier.

Zingaretti alla direzione del Pd: ‘Crisi incomprensibile’

“Il Pd è stata la forza che di più ha lavorato per superare i problemi politici, gli steccati di questa maggioranza, per costruire alleanze nuove e competitive, ne siamo orgogliosi , abbiamo ricominciato a vincere in Comuni incredibili anche nel profondo nord. Chi rompe e chi isola invece fa vincere la destra”, ha aggiunto Zingaretti in direzione. 

La crisi “ha indebolito la credibilità dell’italia, ha allontanato politica dai cittadini. Il Pd è impegnato a fare di tutto per difendere gli interessi dell’Italia che in questa situazione sono più vulnerabili”.

“Questo governo – ha detto ancora Zingaretti – è un governo parlamentare, non figlio di un diretto mandato elettorale ed è il parlamento che deve sancire o meno la fiducia”.

Di Maio: ‘Non lasceremo gli italiani nelle mani di irresponsabili’ 

“Non lasceremo mai gli italiani nelle mani di persone irresponsabili. Dobbiamo difendere il diritto alla salute dei cittadini. Bisogna sostenere autonomi, commercianti, partite IVA, chi porta avanti il Paese creando occupazione e posti di lavoro. Il MoVimento 5 Stelle è compatto. Mentre c’è chi prova a distruggere, noi ci impegniamo a ricostruire”. Lo scrive il ministro Luigi Di Maio su Facebook. 

“Mi fa rabbia perder tempo con inutili crisi politiche che danneggiano l’Italia e i cittadini. Lunedì e martedì” in Parlamento “verrà presentato un progetto concreto e lungimirante, con una visione ambiziosa del nostro futuro. E proprio su questo progetto chiederemo il sostegno di chi crede di poter offrire il suo contributo alla ricostruzione dell’Italia. Ora è il momento di scegliere da che parte stare. Da un lato i costruttori, dall’altro i distruttori”, scrive ancora Di Maio su Fb

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Consiglio dei Ministri: ok al Recovery con astensione ministre Iv: Renziani verso lo strappo, Conte pronto alla sfida in Aula

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“Se non ci sarà il Mes le ministre di Iv si asterranno”, annuncia l’ex premier in tv. E il piano passa infatti con l’astensione delle ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti.

La conferenza stampa convocata da Renzi nel pomeriggio alla Camera potrebbe certificare l’addio di Iv al governo. “Decidiamo in mattinata e poi lo comunicheremo alla stampa”, annuncia il senatore.

I margini di trattativa, dopo il Cdm, si assottigliano ulteriormente

Se nel pomeriggio fonti di maggioranza evocavano ancora la possibilità di un vertice tra i leader per una ricucitura e, prima di entrare a Palazzo Chigi, Vincenzo Spadafora vedeva ancora le “condizioni per gesti di responsabilità”, alla fine della riunione l’impressione è che non restino molti margini per ricompattare la maggioranza. Tanto che continuano a circolare voci e ‘conteggi’ sui possibili “responsabili” pronti a prendere il posto di Iv al Senato: si accredita l’uscita di 4 senatori dal gruppo di Renzi e ben 8 da Forza Italia. E’ sul Mes intanto che si consuma l’ultimo scontro tra Iv, Conte e gli altri partiti alleati. Le ministre renziane definiscono “incomprensibile” la rinuncia al fondo salva-Stati, lamentano ritardi sulle urgenze del Paese e sui nuovi ristori. “Il Mes non è compreso nel Next Generation, non è questa la sede per discutere il punto”, è la replica di Conte, che invita a “non speculare sul numero dei decessi in Italia per invocare l’attivazione del Mes”, con “un accostamento che offende la ragione e anche l’etica”.

Subito dopo è Roberto Gualtieri a intervenire.”Il Mes non ha “nulla a che vedere con il programma Next Generation Eu” e anche se si decidesse di attivarlo, “non avremmo a disposizione risorse per investimenti aggiuntivi”, spiega il ministro dell’Economia. “Il Mes non c’entra, non c’è ragione per astenersi”, è il concetto che sottolineano a loro volta Francesco Boccia e Enzo Amendola. Mentre il ministro della Salute, Roberto Speranza, ricorda quano fatto per contrastare la pandemia, anche in termini di risorse. Il confronto viene descritto assai teso, lo strappo di Iv non rientra e le ministre si astengono. Ma Cdm terminato, Gualtieri esulta: “E’ stato un gran lavoro, più importante d’ogni polemica. Ora via al confronto in Parlamento e nella società”. Fra poche ore, però, potrebbe essere la crisi di governo a dominare nella politica italiana. Non a caso Conte decide di correre e convoca un doppio Cdm, uno in serata sul nuovo dl anti-Covid (con lo stato di emergenza che potrebbe essere prorogato al 30 aprile), l’altro giovedì sul nuovo scostamento per i ristori di gennaio. Tentando così di mettere in cassaforte i provvedimenti più cruciali per il Paese in questo momento. Poi, se le ministre di Iv si dimetteranno, per il premier si potrebbe davvero aprire la strada della conta e del sostegno dei Responsabili. “Sarà un governo Conte-Mastella e noi saremo all’opposizione o un esecutivo diverso”, attacca Renzi.

“Ci sono delle forze che vogliono contribuire nel segno di un rapporto con l’Europa e penso che al momento opportuno queste forze possano palesarsi”, è la previsione ribadita da Goffredo Bettini, gran tessitore di questi giorni di pre-crisi. Mentre al premier, e al suo argine a un Conte-ter se Iv si sfilasse nelle prossime ore, una sponda arriva da Romano Prodi. “Conte ha fatto bene. A me sembra che Renzi abbia assolutamente lo stesso obiettivo di Bertinotti (nel Prodi I, ndr), cioè rompere”, spiega l’ex presidente del Consiglio. E il dado della crisi, ormai, sembra davvero tratto

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Consiglio dei Ministri, Renzi: “Nessun passo indietro”

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Strappo sempre più vicino in maggioranza in vista del Consiglio dei ministri di questa sera. Italia viva smentisce “passi indietro” rispetto alle sue decisioni relative al governo.

In queste ore, spiegano fonti qualificate renziane, si sta cercando un luogo dove fare una conferenza stampa domani pomeriggio, alla Camera o al Senato.

Alla conferenza stampa parteciperà il leader di Iv Matteo Renzi


Del resto la giornata si è aperta subito ad alta tensione con Palazzo Chigi tenta di ‘isolare’ Renzi e in mattinata fa trapelare che “se il leader di Iv Matteo Renzi si assumerà la responsabilità di una crisi di governo in piena pandemia, per il presidente Giuseppe Conte sarà impossibile rifare un nuovo esecutivo con il sostegno di Iv”.

“A differenza di ciò che raccontano a reti unificate i cantori del pensiero unico – è andato all’attacco il senatore dopo la notizia – non c’è nessuna richiesta di poltrone, nessuna polemica pretestuosa, nessun atto irresponsabile.

Quello che noi stiamo facendo si chiama politica: studiare le carte, fare proposte, dare idee. Irresponsabile sarebbe sprecare centinaia di miliardi dei nostri figli facendo debito cattivo e non investendo sulla sanità, sull’educazione, sull’innovazione”. E “se non ci sono risorse sufficienti nel piano pandemico nazionale prendiamo il Mes”.

Quindi aggiunge: “Adesso è avvenuto anche sul Recovery Plan dove – almeno a parole – ci stanno dando ragione”. “Prima ci insultano. E poi ci danno ragione senza ammetterlo – insiste Renzi – è avvenuto sul rapporto Stato/Regioni. È avvenuto sul bicameralismo. È avvenuto sulla decontribuzione del JobsAct. È avvenuto su Industria 4.0. È avvenuto sui diritti sociali e civili. E’ avvenuto sui vaccini. È avvenuto sull’idea di Europa, su Trump, sui temi dell’Expo.È avvenuto sulla centralità della scuola”. Per poi ribadire: “Leggo le veline di oggi sulla stampa: come si fa a aprire una crisi di governo con tutti questi morti? Io rispondo: davanti a tutti questi morti, noi non vogliamo più ministeri. Vogliamo più soldi per la sanità. È così difficile da capire?”.


“Chi sta tenendo in ostaggio il Paese non sta di certo in Iv. Andare avanti con le minacce, non aiuta nessuno”. Lo dice Teresa Bellanova, capo delegazione di Iv, a L’aria che tira. “Non abbiamo detto “Conte o niente”, è Conte che sta tenendo in ostaggio la sua maggioranza”, aggiunge. “Bisogna prendere atto che una fase è chiusa – prosegue – e capire se si possa aprire un percorso di riscrittura di un programma. Si era iniziato a farlo, per iniziativa di Renzi, Zingaretti, Crimi e Speranza, che avevano incontrato Conte a novembre”.


Intanto Matteo Renzi e Roberto Speranza hanno avuto un colloquio telefonico nel quale il leader di Iv ha assicurato al ministro della Salute che, comunque vada il dibattito in Cdm, domani in Parlamento Iv voterà le risoluzioni di maggioranza sullo stato di emergenza legato al Covid. Lo avrebbe spiegato, a quanto si apprende, il capogruppo di Iv al Senato Davide Faraone, in una riunione di maggioranza che precede la capigruppo. Faraone avrebbe duramente attaccato Conte per quanto trapelato da Chigi stamane pur ribadendo che Iv, a prescindere dagli sviluppi della crisi di governo, non farà mancare il sostegno alle misure sull’emergenza Covid.

Intanto dovrebbe tenersi giovedì il Consiglio dei ministri per il nuovo scostamento di bilancio, destinato a finanziare il decreto ristori, e per il varo del nuovo decreto legge Covid. Lo spiegano fonti di maggioranza secondo le quali si attendono però gli sviluppi della possibile crisi di governo e non si esclude che il Cdm possa tenersi anche domani. Il Consiglio dei ministri convocato questa sera alle 21.30 ha all’ordine del giorno solamente il Recovery plan.

E scende in campo anche Alessandro Di Battista che attacca frontalmente il partito di Renzi accusandolo di squallore: “Da quando i cosiddetti renziani – ovvero un mediocre manipolo di politicanti assetati di potere e poltrone – hanno aperto, ovviamente solo sui giornali, la crisi di governo, sono morte, di Covid, 16570 persone. 16570 persone che oggi ricevono meno spazio delle dichiarazioni del mediocre manipolo”, scrive Di Battista su Fb. “I morti si trasformano in fantasmi o, cosa ancor più indecente, in vessilli da sbandierare per volgari speculazioni politiche. ‘Sono morti tanti medici, prendiamo il Mes’ dicono i renziani. Che squallore”, commenta l’esponente del M5S.

“E’ il momento di chiudere questa crisi mai formalmente aperta e smetterla di essere appesi alle “prossime 48 ore” più lunghe della storia repubblicana. È ovvio sottolineare che, se la crisi sarà formalizzata col ritiro delle ministre come più volte dichiarato da Renzi, la collaborazione tra Italia Viva e il Movimento 5 Stelle non potrà proseguire in alcun modo e in alcuna forma in futuro”. Lo dichiara il ministro per lo Sport e le Politiche Giovanili, Vincenzo Spadafora ribadendo quanto trapelato in mattinata da Palazzo Chigi.

Nella maggioranza – dunque – le continue minacce di Renzi di far uscire le “sue ministre” dal governo vengono accolte con fastidio e preoccupazione.
“Il Pd continua a chiedere un rilancio di governo ma una cosa è chiedere di rafforzarlo un’altra è farlo cadere. Il Pd ha promosso il rilancio ma rilancio non è mandare a casa il governo o provocare una crisi che il 99% italiani non capisce. E’ un grave errore politico e io lancio un appello al buon senso”, dice il segretario del Pd Nicola Zingaretti a Sky Tg24. Se Iv ritira le ministre l’evoluzione “sarà una valutazione che farà il premier Conte con il presidente Mattarella, spero che ci si renda conto che così si entra in un tunnel di cui nessuno conosce l’uscita”, aggiunge Zingaretti secondo il quale se “il vaso si rompe, i cocci non si rimettono insieme”. La crisi di governo è “un grave errore politico, penalizza l’Italia anche all’estero. Si è aperta con l’elezione di Biden una nuova fase di multilateralismo e in Italia si paventa addirittura che alleati di Trump tornino al potere?” chiede il segretario Dem. “Risolviamo i problemi e non creiamoli” è l’invito che rivolge a Renzi.

“Una crisi di governo è inspiegabile. Non solo perche’ siamo nel bel mezzo di una pandemia e dobbiamo fare il decreto ristori. Ma anche perche’ questo è l’anno in cui l’Italia presiederà il G20 e in Italia ci sarà la conferenza globale sulla salute”, afferma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ad Agorà su Raitre. “La crisi non interessa agli italiani ma neanche all’estero”, sottolinea. “Il Mes non è un tema ideologico ma un prestito a delle condizioni così difficili e così complicate che nessun Paese europeo lo ha chiesto”, aggiunge Di Maio. “Sul reddito di cittadinanza sfido chiunque a dire che non sia stato un pilastro di questa crisi”, dice ancora. “Se qualcuno lo vuole togliere deve spiegarlo a quei tre milioni di italiani che lo hanno ricevuto”. “Si cita Mario Draghi sempre quando il governo è in fibrillazione e quindi viene utilizzato a volte come oggetto contundente contro Conte o contro altri”, osserva il ministro degli Esteri. “Il presidente Mario Draghi non merita di finire nel dibattito solo quando c’è da accoppare qualche politico”. “Io il vice premier l’ho già fatto, conosco il valore di quella carica. La si sta descrivendo come la panacea di tutti i mali ma non è così. Ho rifiutato due volte di fare il presidente del Consiglio. In questo momento non ci interessano i giochi di Palazzo, stiamo pensando agli italiani”, prosegue. “Siamo vaccinati alle crisi”, assicura Di Maio.

Intanto il capo politico del M5S Vito Crimi definisce un “Tradimento agli italiani” la possibilità che i ministri di Italia Viva escano dal governo. “Mi sembra un’ipotesi impensabile, sarebbe un tradimento verso gli italiani nel momento più difficile. Stiamo lavorando e facendo molto e tante cose ci sono da fare. Le persone ci chiedono risposte, hanno bisogno di aiuto e che le istituzioni si facciano carico dei loro problemi, compiendo fino in fondo loro dovere.

Chiamarsi fuori ora sarebbe di fatto un sabotaggio ai danni del Paese” sottolinea Crimi, in un colloquio con l’ANSA rispondendo in merito all’eventualità che nel Cdm di stasera Iv ritiri la sua delegazione al governo. “Se Renzi si rende colpevole del ritiro dei suoi ministri, con lui e Italia Viva non potrà esserci un altro governo”, assicura il senatore. “Se mi aspetto che il Recovery Plan questa sera vada in porto? Non vedo perché non dovrebbe essere così visto che è il frutto di un lavoro condiviso da tutti. Il Consiglio dei ministri di questa sera è una bella notizia, stiamo per approvare il recovery Plan. È la dimostrazione che stiamo lavorando e procedendo speditamente, non solo per il presente ma anche per il nostro futuro”, dichiara Crimi.

“Ancora oggi prosegue l’inspiegabile attacco quotidiano, dall’interno della maggioranza, nei confronti del Presidente del Consiglio e dell’azione del Governo. È davvero desolante dover constatare la persistenza di toni volti unicamente ad alimentare tensioni”, scrive su Fb il capodelegazione M5S Alfonso Bonafede che aggiunge: “Qualcuno dirà che nella politica ci può stare. Può darsi, ma ci sono momenti in cui tutti dovrebbero capire che non si può continuare a sfidare la pazienza degli italiani evocando crisi del tutto aliene rispetto ai bisogni dei cittadini”.

Anche l’opposizione è sul piede di guerra e chiede, come fa il capogruppo alla Camera di Forza Italia Maria Stella Gelmini, di “farsi da parte”. “Il governo è arrivato al capolinea dopo oltre un mese di tira e molla incomprensibili che hanno condannato il Paese all’immobilismo. Una crisi in piena pandemia e senza aver messo in sicurezza i risarcimenti per le attività chiuse è l’emblema della irresponsabilità di questa maggioranza che, a questo punto, deve farsi da parte”, dichiara Gelmini al Giornale Radio Rai.
“Stamattina ho sentito tutto il centrodestra: stiamo lavorando a un piano serio sul Recovery. L’alternativa a questo governo sono le elezioni o un governo di centrodestra”, afferma il leader della Lega, Matteo Salvini.

Intanto i deputati di Fratelli d’Italia Emanuele Prisco e Paolo Trancassini annunciano interrogazioni parlamentari per capire se il governo abbia utilizzato o meno, per mettere a punto il suo Recovery Plan, quello elaborato dal Comitato di esperti voluto dal premier Conte e presieduto da Vittorio Colao.
Ma nonostante il contrasto nel Governo dall’Europa arriva un segnale positivo: “Non commentiamo le situazioni politiche all’interno dei Paesi membri, lavoriamo con le autorità italiane e abbiamo piena fiducia che l’Italia farà del suo meglio per presentare e avviare il piano nazionale del Recovery, per beneficare dei fondi di Nex GenerationEu quando saranno disponibili”, risponde il portavoce della Commissione europea Erica Mamer ai giornalisti che chiedevano di commentare la situazione politica in Italia.

Il contenuto del recovery plan

  • Più fondi a scuola e digitale. Nelle riforme il taglio dell’Irpef e la Giustizia Un piano in 171 pagine, 6 missioni, 47 linee di intervento e 4 tabelle: arriva la bozza del Piano Recovery che, inviata ai partiti dal Mef e da Palazzo Chigi, approderà oggi al Consiglio dei Ministri. Il documento promette di spendere subito, nel 2021, 25 miliardi di euro per gli obiettivi individuati e aumenta le risorse per i due importanti capitoli di istruzione e digitale. Ai 222,9 miliardi (144,2 per nuovi interventi) previsti imbarcando anche i fondi per la coesione, vengono poi aggiunti i soldi della programmazione di bilancio 2021-26. Il totale sale così 310 miliardi. Una massa enorme dalla quale il governo si aspetta una “svolta per l’Italia nella programmazione e attuazione degli investimenti” per un Paese che intende essere “protagonista del rinascimento europeo”. Tre sono gli assi strategici del progetto – digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale – ma tre sono alcune priorità trasversali a molti progetti sui quali il governo intende porre l’attenzione: le donne, i giovani, il Sud. Ovviamente un posto primario ha la sanità, alla quale vanno quasi 20 miliardi di interventi, 19,72 per l’esattezza. Rispetto alla prima stesura i cambiamenti sono molti, ma anche se si guarda al documento di confronto tra partiti di qualche giorno fa si scopre che aumentano le risorse per il capitolo istruzione e ricerca (da 27,91 a 28,49 miliardi) e quelle per la digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (da 45,86 a 46,18 miliardi).
    Non cambiano le somme cumulate degli altri capitoli: 68,9 miliardi per la Rivoluzione Verde e Transizione ecologica, 31,98 miliardi per le infrastrutture per una mobilità sostenibile, 21,28 miliardi per l’inclusione e la coesione. Attenzione anche all’agricoltura, cara alla ministra Bellanova che guida all’interno del governo le posizioni di pungolo di Italia Viva. Difficile scorporare la cifra in un capitolo che parla anche di fonti energetiche come l’idrogeno, che ammonta in totale a 6,3 miliardi, a dire il vero gli stessi previsti nella prima bozza. Ma il piano prevede comunque di “rendere la filiera agroalimentare sostenibile, preservandone la competitività. Implementare pienamente il paradigma dell’economia circolare”. Altrettanto importante per Italia Viva anche il capitolo famiglia che compare con oltre 30 miliardi della programmazione di bilancio al 2026, volti a finanziare l’assegno unico a partire da quest’anno. Rimane tutta da sciogliere invece la questione della governance. Nel testo solo poche righe. “Il Governo, sulla base delle linee guida europee per l’attuazione del Piano, – si legge – presenterà al Parlamento un modello di governance che identifichi la responsabilità della realizzazione del Piano, garantisca il coordinamento con i Ministri competenti a livello nazionale e gli altri livelli di governo, monitori i progressi di avanzamento della spesa”. Viene invece indicato il contesto nel quale il governo utilizzerà le risorse che serviranno a rilanciare la crescita. Il Pnrr verrà accompagnato da una serie di riforme per “rafforzare l’ambiente imprenditoriale, ridurre gli oneri burocratici e rimuovere i vincoli che hanno rallentato gli investimenti”.
    In particolare la riforma della giustizia e quella dell’Irpef con “la riduzione delle aliquote effettive sui redditi da lavoro, dipendente ed autonomo, in particolare per i contribuenti con reddito basso e medio-basso, in modo da aumentare il tasso di occupazione, ridurre il lavoro sommerso e incentivare l’occupazione delle donne e dei giovani”.

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