Connect with us

Salute

Prevenzione e tumori: il potere degli screening

Published

on

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 3 minuti

La colonscopia riduce il rischio di cancro al colon-retto. Una diagnosi precoce può salvare la vita: il primo passo verso il futuro

La lotta contro il cancro è una delle sfide più grandi che la medicina moderna affronta, ma c’è una potente arma a disposizione di tutti: la prevenzione. Agire tempestivamente attraverso controlli regolari, stili di vita sani e l’adozione di programmi di screening può fare la differenza tra scoprire un tumore nelle sue fasi iniziali o avanzate, determinando il successo delle cure e la qualità di vita dei pazienti.

Quando si parla di prevenzione, non si fa riferimento solo al controllo occasionale, ma a una strategia globale che comprende stili di vita sani, educazione alla salute e l’accesso a screening periodici. Un’alimentazione bilanciata, attività fisica regolare e l’eliminazione di fattori di rischio come fumo e alcol sono già passi fondamentali per ridurre il rischio di molti tumori.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), quasi il 40% dei tumori può essere evitato attraverso la prevenzione. Ma non meno importante è il riconoscimento precoce. Molti tumori, se diagnosticati nelle fasi iniziali, hanno maggiori possibilità di essere trattati con successo. Ecco perché gli screening periodici, come la mammografia, il pap test o la colonscopia, sono essenziali.

Tra gli esami di screening, la colonscopia si distingue per la sua efficacia nella prevenzione del tumore al colon-retto, uno dei tumori più diffusi e letali. Questo esame è fondamentale perché permette non solo di individuare eventuali formazioni tumorali, ma anche di rimuovere lesioni precancerose (come i polipi) prima che possano evolversi in cancro.

Advertisement
10

Il tumore del colon-retto è il terzo più comune al mondo, ma ha una caratteristica cruciale: si sviluppa lentamente. Ciò significa che, se individuato precocemente, può essere trattato con alte probabilità di successo. La colonscopia permette di osservare direttamente l’interno dell’intestino e, in caso di presenza di polipi, questi possono essere rimossi immediatamente durante l’esame, prevenendo così la trasformazione in cancro.

Le linee guida internazionali raccomandano di iniziare a sottoporsi a colonscopia di screening a partire dai 50 anni di età, ma in presenza di fattori di rischio come una storia familiare di tumori al colon, o sintomi come sanguinamento intestinale o cambiamenti nelle abitudini intestinali, potrebbe essere indicato eseguire l’esame già a partire dai 40 anni o anche prima.

L’intervallo tra una colonscopia e l’altra varia in base ai risultati dell’esame precedente. In caso di normalità, il controllo successivo può essere ripetuto dopo 10 anni. Se, invece, vengono rilevati polipi, il medico può consigliare di ripetere l’esame con maggiore frequenza, solitamente ogni 3 o 5 anni.

Una delle caratteristiche principali della colonscopia è la sua capacità non solo diagnostica ma anche terapeutica. Oltre a identificare eventuali tumori o polipi, durante l’esame è possibile prelevare campioni di tessuto per analisi (biopsia) o rimuovere direttamente le lesioni sospette. Questo rende la colonscopia uno strumento unico, in grado di ridurre significativamente il rischio di sviluppare un tumore colon-rettale.

Pur trattandosi di un esame invasivo, la colonscopia è generalmente ben tollerata, grazie anche alla possibilità di essere eseguita in sedazione, riducendo così il disagio del paziente.

Advertisement
10

L’importanza della prevenzione e degli screening non può essere sottovalutata. Programmi di screening regolari per tumori al seno, alla cervice e al colon hanno già mostrato significativi risultati nel ridurre i tassi di mortalità e nel migliorare la qualità della vita dei pazienti. Tuttavia, nonostante i benefici comprovati, c’è ancora una parte della popolazione che non aderisce a questi programmi per paura, mancanza di informazione o accesso limitato alle strutture sanitarie.

La sensibilizzazione diventa quindi cruciale: rendere le persone consapevoli dell’importanza della prevenzione e facilitare l’accesso agli screening rappresenta uno degli obiettivi principali per una società più sana.

La prevenzione è la chiave per sconfiggere il cancro. La diagnosi precoce, ottenuta attraverso esami come la colonscopia, può salvare vite. La lotta contro i tumori deve partire dall’informazione, dall’educazione alla salute e dall’accesso a controlli regolari. Ogni esame può essere l’occasione per prevenire una malattia grave e migliorare la qualità della vita.

Prendersi cura di sé, oggi, significa investire nel proprio futuro.

Advertisement
10

Continue Reading
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

In evidenza

Alla Regione Lazio il convegno “Pensare la sanità” con Costituzione, innovazione e PNRR al centro del dibattito

Published

on

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 4 minuti

Aurigemma rilancia il modello salute tra diritti e sostenibilità

Venerdì 5 dicembre, nella Sala Tevere della Regione Lazio, si è svolto il convegno “Pensare la sanità tra Costituzione, sostenibilità e omogeneità nelle cure”, occasione scelta per la presentazione del libro “Pensare la sanità” firmato dal vicepresidente della Corte Costituzionale Luca Antonini e dal professore di Economia Politica dell’Università di Bologna Stefano Zamagni, collegato da remoto. Un appuntamento promosso dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle Province Autonome, introdotto dal suo Coordinatore e Presidente del Consiglio regionale del Lazio Antonello Aurigemma, che ha evidenziato da subito la volontà di costruire un confronto ampio e plurale sulle trasformazioni in atto nel Servizio sanitario nazionale.

Il parterre istituzionale ha visto la partecipazione del Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, della senatrice Beatrice Lorenzin, del Capo Dipartimento del Ministero della Salute Francesco Saverio Mennini, del Segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio Elio Rosati, del vicepresidente FIASO Giuseppe Quintavalle e dell’Ispettore generale capo della Ragioneria generale dello Stato – MEF Angela Adduce. Un mosaico di competenze che ha permesso di affrontare in modo articolato le questioni chiave: dal ruolo della Costituzione alla sfida dell’invecchiamento demografico, fino all’impatto dell’innovazione e alla necessità di garantire equità nelle cure su tutto il territorio nazionale.

Nel suo intervento introduttivo, Aurigemma ha espresso un forte ringraziamento ai partecipanti e a quanti hanno contribuito alla realizzazione dell’incontro. “Innanzitutto, ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile quest’evento e i partecipanti che hanno fornito il proprio contributo costruttivo al dibattito. Questa giornata, voluta dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle Province Autonome, nasce con l’obiettivo di promuovere un confronto tra istituzioni nazionali, regioni, mondo accademico, rappresentanti delle professioni sanitarie e delle associazioni civiche. Presenti all’iniziativa odierna tutti gli attori protagonisti della sanità.”

Il Presidente del Consiglio regionale ha sottolineato come il progressivo invecchiamento della popolazione imponga un ripensamento del sistema. “Nel corso degli anni si sono registrati dei cambiamenti nella società, in primis l’aumento dell’età media della popolazione. Di fronte, abbiamo delle sfide che dobbiamo affrontare insieme: pensiamo alla innovazione e alla sostenibilità.” Per Aurigemma è indispensabile superare divisioni politiche, costruendo una rete tra i vari livelli istituzionali e tutti i soggetti coinvolti nei processi di cura: “È importante, in tal senso, fare rete tra istituzioni, di ogni livello e al di là delle logiche di appartenenza politica, e tutte le parti coinvolte in questo delicato e complesso ambito: aziende sanitarie, ospedaliere, medici di medicina generale, professioni sanitarie, personale sanitario, farmacie, associazioni.”

Aurigemma ha poi richiamato il contributo culturale e giuridico del volume di Antonini e Zamagni, ricordando il ruolo del primo come relatore della recente sentenza della Consulta che ha posto le basi per un principio fondamentale: l’esistenza di spese sanitarie “costituzionalmente necessarie”. “Il libro scritto dal Prof. Luca Antonini (vice presidente della Consulta) e dal Prof. di Economia Politica dell’Università di Bologna, Stefano Zamagni, ci fornisce un valido contributo e uno spunto di riflessione. Il Prof. Antonini è stato poi il relatore di una recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha specificato che ci sono spese sanitarie costituzionalmente necessarie.”

Advertisement
10

Da qui, afferma Aurigemma, deriva la necessità di un nuovo paradigma per il sistema sanitario italiano: “Il nuovo paradigma con cui realizzare un modello di salute, che sia attuale e in grado di affrontare al meglio le sfide future, deve trovare un giusto equilibrio tra costituzionalità, sostenibilità e omogeneità.” Il richiamo all’articolo 32 della Costituzione è per lui centrale. “Costituzionalità: l’articolo 32 parla di diritto alla salute. Principio, questo, che viene ribadito anche dalla sentenza della Consulta.”

L’umanizzazione delle cure, ha aggiunto, è parte integrante del diritto alla salute: “Un aspetto centrale e collegato al diritto alla salute è sicuramente l’umanizzazione delle cure, dove le persone e i loro bisogni devono essere al centro di tutto.” Da qui l’urgenza di rafforzare l’assistenza territoriale e la presa in carico dei pazienti, sfruttando le risorse del PNRR per superare la struttura ospedalocentrica e rendere più efficiente il collegamento tra ospedale e territorio: “È fondamentale rafforzare l’assistenza territoriale e la presa in carico: ora abbiamo la grande opportunità dei fondi del PNRR, per uscire anche da una logica ospedalocentrica. Perciò, è prioritario il collegamento ospedale-territorio.”

Innovazione e tecnologie digitali, in particolare la telemedicina, sono considerate leve indispensabili per migliorare la qualità delle cure, specialmente per i pazienti più vulnerabili: “Con il contributo della innovazione, pensiamo alla telemedicina, è possibile implementare le cure a domicilio, in particolare per i più fragili.”

Non meno rilevante il tema della sostenibilità economica, che non deve però tradursi in tagli indiscriminati: “Naturalmente la spesa va razionalizzata, ma non può incidere sul percorso di cura del paziente.” Da questo discende la necessità di assicurare omogeneità e uniformità delle terapie e dei percorsi clinici, eliminando le attuali disuguaglianze territoriali e semplificando gli adempimenti amministrativi: “Collegata alla sostenibilità, c’è l’omogeneità delle cure: è fondamentale garantire percorsi omogenei e uniformi, soprattutto in termini di nuove terapie, senza differenze territoriali. A tal riguardo, è fondamentale anche uno snellimento delle procedure burocratiche.”

A chiusura del suo intervento, Aurigemma ha ribadito il valore dell’incontro e della collaborazione tra tutte le parti coinvolte nel sistema sanitario: “L’appuntamento odierno è stato un valido momento di confronto e condivisione, poiché soltanto attraverso l’ascolto e la sinergia di tutte le parti coinvolte, a partire dalle istituzioni – di ogni livello e al di là delle logiche di appartenenza politica – sarà possibile affrontare al meglio le sfide future.”

Advertisement
10

Il convegno ha così posto le basi per una riflessione ampia e condivisa, mettendo al centro la necessità di una sanità capace di coniugare i principi costituzionali con l’innovazione tecnologica, la sostenibilità finanziaria e un’effettiva equità nell’accesso alle cure.

Continue Reading

Cronaca

L’ASL di Alessandria ai vertici della cardiologia piemontese e nazionale

Published

on

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti

Il Dott. Federico Nardi nominato Coordinatore della Rete Cardiovascolare del Piemonte e Presidente Designato ANMCO: un doppio riconoscimento che premia l’eccellenza dell’Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato

L’ASL di Alessandria si conferma protagonista nel panorama sanitario regionale e nazionale grazie ai prestigiosi incarichi conferiti al Dott. Federico Nardi, Direttore della Struttura Complessa di Cardiologia e UTIC dell’Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato.

La Giunta Regionale del Piemonte ha infatti approvato il nuovo modello organizzativo della Rete Cardiovascolare, che prevede la creazione di una struttura unitaria per il coordinamento delle attività legate alle patologie cardiovascolari sul territorio. A guidare il nuovo assetto sarà proprio il Dott. Nardi, nominato Coordinatore della Rete Cardiovascolare regionale.

Un ruolo di grande responsabilità, che lo vedrà impegnato nel garantire un approccio integrato, innovativo e di qualità all’assistenza cardiologica, in stretta collaborazione con i referenti delle aree Vascolare, Cardiochirurgica e Pediatrica.
“Si tratta di un riconoscimento importante – commentano dalla Direzione Generale dell’ASL AL – che premia la competenza, la visione e la capacità organizzativa del Dott. Nardi, ma anche l’impegno complessivo della nostra azienda nel promuovere modelli di eccellenza nella cura delle malattie cardiovascolari”.

Ma i successi non si fermano qui. Il Dott. Nardi è stato anche eletto Presidente Designato dell’ANMCO – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, per il biennio 2025-2027.
Con oltre 7.000 iscritti, l’ANMCO rappresenta la principale società scientifica italiana per i cardiologi ospedalieri, punto di riferimento per la ricerca, la formazione e la diffusione delle buone pratiche cliniche.

Advertisement
10

“È un privilegio per me ricevere questo incarico – ha dichiarato il Dott. Nardi –. L’ANMCO è una realtà viva, coesa e aperta alle idee nuove, sempre più al servizio dei professionisti e soprattutto dei pazienti”.

Due riconoscimenti che, insieme, consolidano ulteriormente la posizione dell’ASL di Alessandria come centro di eccellenza nel campo della cardiologia, capace di coniugare innovazione, alta specializzazione e qualità dell’assistenza.

Continue Reading

Salute

Immunodepressione in Italia: giovani più esposti e nuove frontiere della medicina

Published

on

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 3 minuti

Negli ultimi anni, le patologie legate all’immunodepressione hanno registrato un incremento significativo in Italia, con un impatto crescente soprattutto tra i giovani adulti. Secondo i dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità, circa il 6% della popolazione italiana presenta una forma di immunodeficienza, congenita o acquisita. Tra i giovani sotto i 35 anni, la percentuale si attesta intorno al 3,5%, un dato in aumento rispetto al 2,1% registrato dieci anni fa. Le cause dell’immunodepressione sono molteplici: alcune di origine genetica, altre legate a trattamenti farmacologici o a malattie croniche. Le forme più comuni includono le immunodeficienze primarie, che rappresentano circa il 15% dei casi e sono spesso diagnosticate in età pediatrica, e le immunodeficienze secondarie, dovute a infezioni virali come l’HIV o a terapie immunosoppressive post-trapianto, che costituiscono oltre il 60% dei casi. Le malattie autoimmuni, come il lupus eritematoso sistemico e l’artrite reumatoide, rappresentano circa il 25% delle diagnosi correlate a disfunzioni immunitarie. Tra i giovani, l’aumento dei disturbi immunitari è correlato anche a fattori ambientali e allo stress cronico, che possono compromettere la risposta immunitaria. Gli esperti segnalano inoltre un incremento dei casi di immunodepressione iatrogena, legata all’uso prolungato di farmaci corticosteroidi o chemioterapici.

La ricerca medica sta aprendo scenari promettenti per la cura e la gestione delle immunodeficienze. Le principali innovazioni riguardano le terapie geniche, già sperimentate con successo per alcune immunodeficienze congenite rare come la ADA-SCID, l’immunoterapia personalizzata, che utilizza cellule del paziente modificate per rafforzare la risposta immunitaria, e i farmaci biologici di nuova generazione, capaci di modulare selettivamente l’attività del sistema immunitario riducendo gli effetti collaterali. Sono in fase di studio anche vaccini terapeutici per stimolare la produzione di anticorpi specifici in soggetti immunocompromessi. Secondo i dati del Ministero della Salute, negli ultimi cinque anni gli investimenti nella ricerca sulle immunodeficienze sono aumentati del 28%, con un forte impulso proveniente dai centri universitari e dagli istituti di ricerca pubblici.

L’Italia vanta alcune delle migliori strutture sanitarie europee per la diagnosi e la cura delle patologie immunitarie. Tra i centri di riferimento figurano l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma, specializzato nelle immunodeficienze acquisite e nelle terapie innovative; l’Ospedale San Raffaele di Milano, punto di riferimento per la ricerca genetica e la terapia genica; l’Istituto Giannina Gaslini di Genova, centro d’eccellenza pediatrico per le immunodeficienze congenite; il Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, con un reparto dedicato alle malattie autoimmuni e ai trapianti; e l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova, rinomata per i programmi di immunoterapia e trapianto di midollo osseo.

Dal punto di vista normativo, la legislazione italiana riconosce le immunodeficienze come patologie che possono comportare una riduzione della capacità lavorativa. In base al Decreto Legislativo 81/2008 sulla tutela della salute nei luoghi di lavoro e alla Legge 104/1992, i lavoratori immunodepressi hanno diritto a specifiche tutele, tra cui l’adattamento delle mansioni, la possibilità di lavoro agile o da remoto e la protezione rafforzata in caso di esposizione a rischi biologici. Inoltre, la normativa sull’invalidità civile (Legge 118/1971 e successive modifiche) prevede il riconoscimento di percentuali di invalidità variabili in base alla gravità della patologia e alle limitazioni funzionali che ne derivano. In caso di immunodeficienze gravi o croniche, è possibile ottenere l’esenzione dal ticket sanitario e l’accesso a percorsi di assistenza personalizzati. Durante la pandemia da COVID-19, ulteriori disposizioni hanno esteso la tutela dei lavoratori fragili, includendo espressamente gli immunodepressi tra le categorie meritevoli di protezione prioritaria.

Advertisement
10

La sfida principale resta la diagnosi precoce: secondo le stime, oltre il 40% dei casi di immunodeficienza viene individuato con ritardo, compromettendo l’efficacia delle terapie. L’obiettivo dei prossimi anni è potenziare la rete di screening e favorire l’accesso alle cure innovative su tutto il territorio nazionale. L’immunodepressione, un tempo considerata una condizione rara, è oggi una realtà sanitaria complessa ma sempre più affrontabile grazie ai progressi della medicina di precisione e alla collaborazione tra ricerca, ospedali e istituzioni.

Continue Reading

I più letti