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Cronaca

Puglia, strage ferroviaria: intervista esclusiva alla figlia di una delle vittime

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Tempo di lettura 5 minuti Daniela, con tanto dolore, rabbia ma con tanta voglia di lottare per raggiungere la verità, ci ha raccontato quel giorno

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di Angelo Barraco
BARI – Martedì 26 luglio, alle ore 20.30, si terrà una fiaccolata in Piazza Diaz per ricordare le 23 vittime del tragico incidente ferroviario che è avvenuto sulla tratta Corato-Andria lo scorso 12 luglio, quando due treni che viaggiavano su un unico binario si sono scontrati ad una velocità di circa 100-110 km orari. Un impatto violentissimo che, in un groviglio di lamiere, polvere e cenere, ha strappato la vita a 23 persone e ne ha cagionato il ferimento di 50. Con l'avvio delle prime indagini e la costituzione di un pool di magistrati per coordinare l’inchiesta. sono subito saltate fuori le prime anomalie. È emerso subito che il treno partito da Andria in realtà non doveva partire. Viene puntato il dito sui capistazione della società Ferrotramviaria che erano in servizio ad Andria e Corato poiché il treno si è mosso con l’ok del capostazione e il semaforo che ha confermato al mezzo la possibilità di proseguire la marcia. Errore umano oppure un guasto che ha portato all’attivazione del semaforo? Nessuna pista è esclusa ma ciò che si è palesato davanti agli occhi dei familiari delle vittime che hanno cercato i corpi dei loro parenti rimarrà un segno indelebile inciso nella memoria di chi aspettava un padre, un fratello, un figlio e invece ha dovuto trasformare quell’attesa in un ricordo lontano, sbiadito, che trasforma i gesti più semplici in ostacoli insormontabili.

Abbiamo ripercorso tutta la storia raccogliendo la preziosa testimonianza di una psicologa che ha assistito i familiari delle vittime. Un dolore difficile da affrontare, che si intreccia con i ricordi e con l’incredulità, esattamente con quelle lamiere che si sono intrecciate, ai corpi e agli alberi circostanti.

Ci ha concesso gentilmente un’intervista la Signora Daniela Castellano, una donna che ha perso il padre in questo terribile incidente. Con tanto dolore, rabbia ma con tanta voglia di lottare per raggiungere la verità, ci ha raccontato quel giorno.

Il 12 luglio due treni si sono scontrati sulla tratta Corato-Andria: Un incidente che ha cancellato per sempre il naturale percorso di vita di molte persone. A lei cosa ha portato via quel terribile incidente?
La mia vita è cambiata in modo drastico. Ti parlo già iniziando da martedì quando apprendo la notizia dai televideo che i treni si erano scontrati, non sapevo che papà fosse su quel treno ma ho pensato subito a mio fratello, a mio cognata che vivono ad Andria e loro prendono quel treno per muoversi perché lavorano tutti e due a Bari. Mi muovo subito per avere notizie, purtroppo quando chiamo mia sorella e spiego che c’era stato l’incidente in treno, mia sorella ha iniziato ad urlare “Papà era su quel treno”. Da quel momento la mia vita è finita. Ci siamo messe in macchina io, mia mamma e mia sorella con il suo fidanzato e siamo accorse sul punto in cui c’è stato l’incidente. Da li è iniziato questo calvario, loro hanno aspettato li per avere notizie con mio fratello per vedere se papà era tra i feriti e poi io e mia mamma abbiamo iniziato a guardare in giro per Andria per avere notizia e riguardo: all’ospedale, dai Carabinieri, al palazzetto dello sport. Alle 17:00/18:00 ci dicono dal palazzetto dello sport che papà non era tra i feriti e che sarebbe stato il caso di trasferirci a Medicina Legale a Bari. Da Andria a Bari è stato il mio viaggio più lungo perché da un lato non vedevo l’ora di arrivare per avere notizie, dall’altro sapevo ormai che papà era morto perché me lo sentivo e non volevo arrivare. Quando poi sono arrivata li ci hanno riuniti; abbiamo avuto un grande supporto da parte degli psicologi, psichiatri e gli stessi medici legali che sono vicinissimi a noi. Li ci hanno chiesto che cosa indossasse mio padre, se c’erano delle caratteristiche particolari per poterlo riconoscere e che prima del giorno dopo non avremmo potuto fare il riconoscimento. Però venivo a sapere che papà è morto.

Su quale treno viaggiava suo padre?
Pulsano-Bari, era appena partito.

Era solito prendere il treno?
No, è stata una casualità assurda questa volta. Lui viveva a Torino, tra Torino e Cuba, è arrivato in Puglia il lunedì per venire a trovare i nipoti e questa volta aveva deciso di dormire ad Andria per passare la serata con i nipoti, solitamente si fermava a Bari. Quindi la mattina  veniva a trovare i parenti, ma non è mai arrivato.

Prima che si verificasse l’incidente vi erano state delle avvisaglie da parte dei cittadini o dei pendolari in merito alle condizioni della ferrovia o del transito dei treni?
No, no, assolutamente. Anche perché consideri che nessuno era a conoscenza della tratta che forse comunque scoperta d’impianto di sicurezza. Quando aprirono la tratta su Palese sembrava che Bari-Palese fosse la migliore ferrovia del mondo e quindi si pensava che fosse la più sicura perché comunque le interviste che rilasciarono all’epoca dalle istituzioni erano pervase da entusiasmo che mai avremmo pensato che si potesse arrivare a una tragedia del genere. Come fai a sapere che quel tratto era scoperto da qualsiasi sicurezza e che addirittura il treno partisse in vecchio modo, praticamente medioevale, col fischio e con la telefonata. Mai avremmo potuto immaginarlo, non l’avremmo mai preso. Nessuno prende un treno della morte, nessuno lo prende il treno della morte. Ma neanche tutti i pendolari i giorni prima e i giorni seguenti.
 

Di recente vi sono indagini in corso in merito a fondi europei…
Si, ho scoperto con un’intervista che ho letto, rilasciata dal nostro assessore al trasporto di quest’ultimo mandato in cui ha detto che ha versato 24 milioni di euro alla Ferrotramviaria per la messa in sicurezza, nel 2014. Ora mi chiedo: dove sono finiti quei soldi?
 

Com’è il vostro stato d’animo oggi?
Dormiamo poco, dormiamo con l’ausilio di pastiglie per farci dormire, si mangia ogni tanto perché si deve mangiare ma non per fame. Vai a dormire con l’immagine di tuo padre di quando hai fatto il riconoscimento, con un cranio sfondato, ti svegli con quell’immagine, ti si materializzano improvvisamente le fotografie dei treni uno sopra l’altro, le immagini di tuo padre sotto quelle macerie: Secondo lei questa è vita? Perché per me non è vita, è un supplizio. Secondo me la stessa cosa vale per le altre famiglie, perché nessuno di noi ha avuto modo di avere un cadavere intatto. La Ferrotramviaria ci ha consegnato dei morti dilaniati, che si sappia questo. Non stiamo parlando di persone che sono morte per malattia, stiamo parlando di una strage, una strage che era già nell’aria. Noi parliamo tanto di terrorismo dell’Isis, io questo lo chiamo “terrorismo di dirigenti corrotti”, che non ha niente di diverso da quello di una guerra di religione, anzi peggio, perché qui parliamo di dio denaro.
 

Quanto è importante per voi il supporto psicologico che state ricevendo in questi delicatissimi giorni?
Io adesso non ho ancora chiamato per avere un supporto psicologico, quello che abbiamo avuto in quei giorni a Medicina Legale è stato molto forte. Io mi ricordo solo che erano iper presenti e che appena usciva una lacrima , immediatamente ero attorniata da due persone.
 

Oggi, che messaggio vuole lanciare alle istituzione a seguito di quanto è accaduto?
Riescono a svegliarsi la mattina con una coscienza pulita? Parlano, parlano ma i morti continuano ad esserci, che cosa è cambiato in questi vent’anni? Niente, solo chiacchiere buttate al vento, la gente muore per colpa loro perché comunque non fanno i controlli dovuti o perché comunque i soldi che dovrebbero essere investiti per noi comuni mortali che andiamo in giro con mezzi come i treni e non con le macchine blu scortati, noi comuni mortali rischiamo la morte ogni giorno
 

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Asl Alto Adige, valutazione dell’alunno: di che razza sei? Torna la polemica

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Torna la polemica sull’uso del termine “razza” utilizzato in un questionario dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige per le scuole.

Il modulo, da compilare a cura degli insegnanti con la valutazione dell’alunno, chiede di indicare tra gli elementi identificativi, il “gruppo etnico o razza dell’alunno”.

Il caso era già venuto alla luce nel gennaio del 2019 suscitando interventi anche a livello parlamentare.

Ora, come riferisce il quotidiano Alto Adige, viene sollevato da Giuseppe Augello, ex ispettore della Sovrintendenza scolastica, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Bolzano III, che ha segnalato l'”anomalia” al sovrintendente Vincenzo Gullotta. “Trovo la dicitura inaccettabile, eticamente scorretta e fuori da ogni logica, stridente con i principi del vivere civile – ha dichiarato Augello – e ho dato disposizioni ai docenti del mio istituto di rimandare al mittente i moduli in questione”.

Il modulo, derivato da un modello standard in uso negli Stati Uniti, avrebbe dovuto essere modificato da più di due anni, dopo le proteste di inizio 2019. All’epoca, infatti, l’Azienda sanitaria aveva precisando che il termine “razza” era stato utilizzato “per un errore di traduzione dal testo originale che è in lingua inglese e che è stato standardizzato a livello mondiale”. “Il modulo verrà rivisto a brevissimo”, assicurava l’Azienda sanitaria, il cui direttore generale, Florian Zerzer, si era scusato “per il fatto che tale termine sia stato utilizzato in questo contesto”. La modifica non c’è stata e, anzi, è solo di pochi giorni la protesta di un paziente che si era rivolto al Servizio di medicina dello sport dell’Azienda sanitaria altoatesina trovando l’indicazione della razza su un altro questionario. 

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Catania, uragano: venerdì picco massimo poi si sposterà in Calabria

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Nuova allerta meteo in Sicilia. Il ciclone che si è abbattuto sulla provincia di Catania provocando due morti e una persona che risulta ancora dispersa, oltre a danni ingenti ancora da quantificare, si sta trasformando in uragano. Secondo le previsioni degli esperti, toccherà il picco venerdì proprio nella zona del catanese per poi spostarsi velocemente in Calabria.

Venerdì allerta rossa

In tutta la zona l’allerta è massima: il timore è che possano abbattersi nuovi fenomeni estremi. Già oggi le scuole e tutti gli uffici pubblici restano chiusi. Ma a preoccupare è soprattutto la giornata di venerdì, con il bollettino della Protezione civile che indica allerta rossa.

La città si prepara al nuovo peggioramento

In città, intanto, si registra la seconda notte meteorologica di “tregua”. In vista del nuovo peggioramento, alcuni commercianti hanno provveduto a ‘sigillare’ le vetrine con silicone o a proteggerle con del legno o hanno messo sacchi di sabbia davanti ai negozi. Scene inedite per la Sicilia. Continuano anche i lavori dei volontari del dipartimento regionale della Protezione civile e del Comune di Catania, soprattutto con le idrovore per ripulire le strade e le caditoie del fango e dei detriti trasportati dai ‘fiumi’ che il nubifragio aveva causato.

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Covid, ancora in aumento la curva epidemica

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Continua a crescere la curva epidemica in Italia. I nuovi casi nelle ultime 24 ore sono 4.598 contro i 4.054 di ieri.

In calo i tamponi, 468.104 (ieri 639.745), con un tasso di positività che passa all’1% (+0,3% rispetto a ieri). I decessi sono 50 (ieri 48), per un totale di 131.954 vittime dall’inizio dell’epidemia.

Invariate le terapie intensive, 341 come ieri, con 27 ingressi del giorno, mentre prosegue la crescita dei ricoveri ordinari, ormai in rialzo da alcuni giorni: sono 11 in più (ieri +25) e 2.615 in tutto. E’ quanto emerge dal bollettino quotidiano del ministero della Salute.

In Campania sono stati rilevati 592 casi, in Veneto 539 e in Lombardia 513. Gli attualmente contagiati sono 75.365. Restano in isolamento domiciliare 72mila pazienti mentre sono 4.226 le persone dimesse o guarite.

“Stiamo riscoprendo la normalità grazie all’effetto di una campagna vaccinale senza precedenti, che ha portato in pochi mesi a proteggere oltre 46,5 milioni di italiani, che rappresentano oltre l’86% della popolazione over 12. Questi dati fanno sì che l’Italia si posizioni ben sopra la media europea, davanti a paesi come Francia, Germania e Regno Unito. La campagna sta continuando, il nostro obiettivo è sfondare la quota dell’86% e andare al 90%”. Lo ha detto il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid in un videomessaggio al Salone della Giustizia.

“La campagna – ha quindi aggiunto il commissario – sta vedendo anche una recente novità, ovvero l’inizio della somministrazione della terza dose, per ora riservata a immunocompromessi, personale sanitario, ai più vulnerabili, al personale e agli ospiti dell Rsa e tutte le persone che abbiano superato 60 anni d’età e hanno completato il ciclo vaccinale da almeno sei mesi. Questi obiettivi sono possibili grazie a un lavoro di squadra”, ha concluso. “Il successo della campagna vaccinale è stato reso possibile grazie a un gioco di squadra sinergico che vede insieme lo Stato centrale, le Regioni, le Province autonome, la Difesa, la Protezione civile, la Croce Rossa ma anche istituzioni private e il mondo delle imprese e delle aziende. Uno sforzo corale volto ad armonizzare il lavoro di tutti gli attori”. “Qui – ha aggiunto nel videomessaggio al Salone della Giustizia – è entrata in gioco la struttura commissariale, che ha indicato con chiarezza le classi da vaccinare, mettendo al primo posto i più anziani, i fragili, senza lasciare indietro nessuno. Si è passati a vaccinare la popolazione carceraria, gli invisibili, i profughi”. “Il cambio di passo, che ha fatto registrare un così alto numero di persone vaccinate, ha portato anche al drastico calo del numero dei ricoveri, delle terapie intensive e quindi dei decessi, allentando la pressione sulle strutture ospedaliere e permettendo di liberare risorse per curare tutte le altre gravi patologie che si erano dovute per forza di cose trascurare perché tutti i sanitari erano orientati per prevenire e curare il Covid”. “Questo significa – ha aggiunto – tornare alla normalità, che è stata conquistata non senza fatica. Ancora oggi ci sono delle limitazioni e bisogna continuare con precauzioni e comportamenti virtuosi. Di questo dobbiamo dare atto agli italiani, che stanno veramente continuando a tenere questi comportamenti, che ci danno la garanzia di poter continuare ad andare verso una piena normalità, in tutte le sue forme”.

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