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RAI, “Oscar dell’inclusione”: tre “Diversity Media Awards” e un riconoscimento per il miglior servizio Tg

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La Rai vince agli “Oscar dell’inclusione”: il Servizio Pubblico, già premiato nelle passate edizioni e candidato con 11 prodotti, si aggiudica quest’anno tre “Diversity Media Awards” e un riconoscimento per il Miglior servizio Tg.

Come Miglior Film italiano vince “Mio fratello rincorre i disonauri”, coprodotto da Rai Cinema; come Miglior Serie Tv italiana si distingue “La compagnia del cigno” di Rai Fiction e Indigo Film, diretta da Ivan Cotroneo e in onda nella scorsa stagione su Rai1, mentre “Berry Bees” su Rai Gulp si aggiudica il premio come Miglior serie Kids.

Durante la cerimonia di premiazione del 29 novembre sono stati attribuiti anche riconoscimenti all’informazione. È “Divano addio”, firmato da Paolo Sommaruga per il Tg1, a vincere come miglior servizio Tg.

I premi, organizzati dalla no-profit Diversity, per il quinto anno consecutivo vengono assegnati a prodotti mediali e personaggi che si sono distinti per una rappresentazione valorizzante e inclusiva delle persone e delle tematiche legate alla diversità.

“La Rai sa essere attenta alle diversità e sa promuovere l’inclusione sociale. Una conferma in più – commenta l’Ad Rai Fabrizio Salini –  viene dai quattro premi ottenuti ai Diversity Media Awards, che sono per noi motivo di grande soddisfazione. I riconoscimenti andati al lavoro di Rai Fiction, di Rai Ragazzi, di Rai Cinema e del Tg1 mostrano quanto sia articolato l’impegno del Servizio Pubblico nel promuovere i valori della convivenza civile, su tutti i versanti dell’offerta e per tutte le fasce d’età: non con programmi di nicchia, ma con proposte capaci di interessare ed appassionare milioni di cittadini.  Questi riconoscimenti – conclude Salini – sono importanti per un’Azienda che lavora ogni giorno con la consapevolezza della grande responsabilità che le appartiene, considerando l’inclusione un valore imprescindibile della sua mission”.

Berry Bees

Berry Bees, una coproduzione internazionale di Atlantyca con SLR Productions, Telegael e Studio Cosmos-Maya con la partecipazione di Rai Ragazzi e NINE Network, è stata premiata come Miglior Serie Kids dell’anno ai Diversity Media Awards 2020. La cerimonia di premiazione si è svolta ieri sera in diretta streaming.

Come indicato nella motivazione ufficiale: “Il premio viene assegnato in base ad una ponderazione tra i voti espressi dal pubblico (tramite il voto online) e il parere della commissione di Diversity. Berry Bees è risultata non solo la serie kids più amata dal pubblico, ma è stata particolarmente apprezzata anche dalla commissione perché con le sue tre eroine protagoniste non stereotipate affronta i temi dell’empowerment femminile e dell’etnia in modo originale e altamente innovativo, rendendola un prodotto unico nel mercato italiano”.

I Diversity Media Awards, gli “Oscar dell’inclusione”, premiano i contenuti mediali che si distinguono per la rappresentazione inclusiva di genere e identità di genere, orientamento sessuale e affettivo, etnia, età e generazioni, disabilità. Temi centrali anche della serie animata Berry Bees, che vede protagoniste tre ragazzine che conducono una vita apparentemente normale, almeno quando non sono impegnate a salvare il mondo per conto della B.I.A (Bee Intelligence Agency), un’agenzia segreta che le ha scelte per tutte quelle missioni in cui gli agenti adulti non possono intervenire.

In onda su Rai Gulp, Berry Bees (52 episodi di 12’) è un concentrato di tutti gli ingredienti amati da ragazze e ragazzi: azione, avventura e segreti. Che si tratti di proteggere la barriera corallina da un misterioso sottomarino, o scoprire chi ruba i segreti dei ragazzini e li pubblica su un popolarissimo social network, le Berry Bees sono sempre pronte ad entrare in azione. Bobby, esperta di tecnologia e un po’ nerd, Lola, abile contorsionista e acrobata, e Juliette, attrice di talento e mentalista, formano il trio perfetto quando si tratta di infiltrarsi nel covo del criminale di turno, scoprire il suo piano e mandarlo a monte prima che sia troppo tardi. Il tutto rigorosamente in incognito. Con il supporto dei curiosi gadget che il capo dell’agenzia, Ms. Berry, fornisce loro in ogni episodio, le Berry Bees riescono sempre ad avere la meglio… e dimostrare ai cattivi che salvare il mondo non è solo “una cosa da grandi”.

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Rai Gulp, pipistrelli al centro della nuova puntata di #Explorers – Community

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Sabato, alle ore 14.05. In replica domenica alle 14.05 su Rai Gulp e su RaiPlay

I pipistrelli saranno al centro della nuova puntata di #Explorers – Community, il magazine per ragazzi di Rai Gulp. Sabato 23 gennaio, alle 14.05 sul canale 42 e su RaiPlay (e in replica domenica alle 14.05), il giovane ornitologo Francesco Barberini spiegherà al pubblico le caratteristiche di questi particolari mammiferi.

Barberini, che nel 2018 è stato nominato Alfiere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella, nelle scorse settimane è stato protagonista su Rai 1 di una puntata della trasmissione “Porta a Porta”, dove ha dialogato con il conduttore Bruno Vespa sulla sua passione per il bird watching e l’ornitologia.

In questa puntata ci sarà anche la youtuber Silvia Mungiello, che ha ideato un canale “Telesilvia”, tutto dedicato al mondo dei cavalli. Spazio anche ad Elia Salamone, che con il canale “Elly for Kids” propone ai bambini giochi, indovinelli e reinterpretazioni di favole.

Nella rubrica dedicata alla musica il percussionista Tommy Miglietta dialogherà con la boy band statunitense dei Why Don’t We, che sono tornati con il nuovo album The Good Times And The Bad Ones.

In questa puntata ci saranno le youtuber Le Giorgie, il giocoliere e acrobata, Lorenzo Locati e l’intervento comico di Kiara Emanuele.

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Risse tra i giovani, escalation di violenza e bullismo: Politica a confronto con Silvestroni (FdI) e Cirinnà (PD) e l’analisi del fenomeno da parte della psicologa Caponetti

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Violenza tra giovani il tema affrontato nella puntata di Officina Stampa di giovedì scorso dove sono intervenuti l’onorevole Marco Silvestroni Deputato FdI e Referente per la provincia di Roma del partito di Giorgia Meloni, la senatrice del partito Democratico Monica Cirinnà e la psicologa e psicoterapeuta dr.ssa Elisa Caponetti.

La puntata di Officina Stampa del 21/01/2021

Un fenomeno al quale si assiste sempre più spesso che vede soprattutto ragazzi sempre più piccoli macchiarsi di efferate azioni criminose, a danno anche di loro coetanei e a volte senza un reale motivo che li spinga.

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 21/01/2021

In particolare i minorenni, tendono ad unirsi per sentirsi più forti o semplicemente per non essere esclusi, compiendo in massa violenze, dando vita al fenomeno sociale delle baby gang. E uno degli ultimi episodi è quello dello scorso sabato avvenuto in un parco pubblico ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove è scoppiata una rissa tra ragazzi e dove due di questi sono rimasti feriti. Il più grave, un ragazzo romeno di 23 anni ha riportato tagli alle gambe, un trauma cranico e la scheggiatura di una vertebra. 

La crescente violenza delle bande giovanili viene spesso associata almeno in parte al coinvolgimento delle bande nello spaccio e all’assunzione di droghe, soprattutto metanfetamine, cocaina ed eroina.

Un fenomeno che va capito per poterlo contrastare ma l’aspetto che ancora troppo poco, o troppo genericamente, viene preso in considerazione è il ruolo dell’educazione. Al di là di generiche istanze teoriche mancano forse volontà forti e strumenti efficaci da parte degli adulti di riferimento, anzi molto spesso certe drammatiche realtà rimangono ad essi sconosciute. La famiglia appare condizionata, sempre più spesso i genitori sono incapaci di dire ai figli i necessari “no” e al tempo stesso sono ossessionati dal bisogno di offrire loro cose, beni materiali che non facciano sentire i ragazzi inadeguati rispetto al contesto in cui vivono; non di rado per compensare le assenze o le inadeguatezze che pensano di avere.

“La scuola è l’unica differenza che c’è tra l’uomo e gli animali. Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così l’umanità va avanti”, scriveva don Milani. L’altra più importante agenzia educativa è infatti la scuola, che presenta oggi carenze ancora più significative e vive una forte crisi di ruolo. Soprattutto la scuola secondaria continua a percepire come dicotomia l’istruire e l’educare.

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Semi di cannabis: cosa sapere prima di acquistarli

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Quando si parla di cannabis light, si apre un vero e proprio mondo, che comprende anche i semi. Si possono acquistare? Come vanno trattati? Nelle prossime righe di questo articolo, rispondiamo assieme a queste e ad altre domande sul tema.

Semi di cannabis: come riconoscere i migliori

La normativa attualmente vigente in Italia consente all’utente finale di acquistare semi di marijuana. L’importante è che si tratti di cannabis a basso contenuto di THC. Giusto per dare qualche numero in merito, facciamo presente che la percentuale di questo principio attivo, psicoattivo per eccellenza, non deve superare lo 0,2%. Nel testo della Legge 242/2016, punto di svolta normativo che ha rivoluzionato parte dell’economia italiana dando vita a un nuovo business, si mette in primo piano quella che, a tutti gli effetti, è una soglia di tolleranza, consentendo la commercializzazione di cannabis con un contenuto di THC pari allo 0,6%.

Detto questo, facciamo presente che, quando si parla dei semi, si inquadrano prodotti che possono essere regolarmente acquistati sia online, sia presso store fisici. Fondamentale è che il negoziante fornisca il certificato attestante l’iscrizione al Registro Europeo delle Sementi.

I semi di cannabis di qualità possono essere riconosciuti grazie a diversi criteri. Tra questi, come evidenziato da diversi esperti, non rientrano né la forma, né le dimensioni. Come mai? Il motivo è molto semplice e riguarda il fatto che, come nel caso di tantissime altre piante, anche in quello della cannabis esistono varietà che producono semi di una determinata grandezza e altre che, invece, li hanno più grandi o più piccoli. Un esempio utile da chiamare in causa è quello della varietà Indica, che produce semi generalmente più grandi rispetto a quelle delle altre tipologie di cannabis.

Un fattore che invece può rivelarsi indicativo della qualità è il colore. In linea di massima, un seme di marijuana degno di interesse è caratterizzato da una cromia tendente al marrone. In alcuni frangenti, si può notare la presenza di macchie tendenti al nero.

Si potrebbe andare avanti ancora molto a parlare dei criteri da considerare quando si punta a scegliere semi di marijuana di qualità! Tra questi è possibile citare la durezza al tatto. Meno un seme è morbido, migliore è la sua qualità.

Cosa sapere sul sesso dei semi

I semi di cannabis che si possono acquistare sia online, sia nei negozi fisici provengono da piante di sesso femminile. Sono tantissime le persone che, alle prime armi nel mondo della cannabis light, si chiedono se sia possibile o meno riconoscere dall’aspetto esterno i semi di cannabis femminizzati. La risposta è negativa. A tal proposito è bene sottolineare l’importanza di diffidare da articoli e schede presenti sul web che millantano la possibilità di riconoscere il sesso dei semi da dettagli esterni come la presenza di depressioni sulle superficie.

I semi di cannabis sono commestibili?

La risposta è affermativa: i semi di cannabis sono commestibili. Quando li si nomina, è doveroso citare un’interessante ricchezza di nutrienti. Fonti di proteine, acidi grassi insaturi e vitamine come la A, la D e la B, possono essere assunti sia crudi, sia tostati.

Prezzi

A questo punto, non resta che chiedersi quanto costino i semi di cannabis. Non è possibile dare una risposta univoca in merito. Sono diversi i fattori che concorrono al prezzo. Tra questi, è possibile citare la genetica della pianta. Per dare qualche numero in merito, ricordiamo che semi di varietà come la Kompolti, tra le più celebri quando si parla di cannabis a basso contenuto di THC, possono costare attorno ai 6 euro a confezione da 25 semi.

Diverso è il caso dei semi di un’altra famosissima varietà, ossia la orange. In questo caso, si può arrivare anche a 10 euro a confezione.

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