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Editoriali

Razzismo e violenza, l’Onu si prepara a bacchettare l’Italia

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“Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e rom”. Questo è quanto è stato annunciato dalla signora Michelle Bachelet, neo Alto commissario Onu per i diritti umani. La fonte d’informazione riferita però al forte incremento di atti di violenza e di razzismo in Italia non è stata rivelata. Senza dubbio il dossier in mano alla signora Bachelet sarà ricco di episodi di torture, soprusi, stupri, sevizie e frustate inflitti ai poveri migranti, costretti ad alloggiare in alberghi a tre stelle perché quelli a quattro stelle non risultavano disponibili, magari risulterà pure che sono stati costretti a consumare colazione, pranzo e cena, avere a disposizione il WiFi, Smartphone e una piccola diaria giornaliera. Come ci sarà stato qualche altro migrante che si sarà dovuto accontentare di alloggiare in qualche villa. Altri, grazie ai contributi della collettività e la mediazione della Chiesa, si sono trovati a dover alloggiare in strutture come il Centro di Accoglienza di Rocca di Papa “Mondo Migliore”, anche se fortunatamente una settantina di loro sono riusciti a liberarsi da questa ospitalità imposta e grazie alla solidarietà della associazione Il Baobab, l’Albero della ricerca, sono stati accompagnati in bus fino a Ventimiglia e lì rimarranno fino a che Macron non si convincerà ad aprire la frontiera.

Per precisione bisogna dire che un’altra squadra Onu farà visita in Austria per effettuare identici controlli. Già nel marzo del 2017 il Comitato per i Diritti Umani dell’ONU richiamò l’Italia, accusandola di “una grave violazione dei diritti umani fondamentali” al riguardo della gestione dei campi Rom che devastavano il decoro romano.

Sempre nel 2017 l’Italia fu richiamata dallo stesso comitato dei diritti umani Onu, con l’accusa di essere “preoccupato per le difficoltà di accesso agli aborti legali a causa del numero di medici che si rifiutavano di praticare interruzione di gravidanza per motivi di coscienza”. Ancora , questo Comitato si è sentito in dovere di richiamare questo paese invitandolo a ” considerare di permettere alle coppie dello stesso sesso di adottare bambini, compresi i figli biologici del partner, e assicurare ai bambini che vivono in famiglie omosessuali la stessa tutela legale di quelli che vivono in famiglie etero”, garantendo “lo stesso accesso alle tecniche di fecondazione in vitro per le coppie gay”, finendo poi con la raccomandazione di “combattere discriminazioni e ‘hate speech’ nei confronti di persone omosessuali”.

“Va però precisato che la risoluzione non è vincolante, ed il consiglio non può imporre un embargo per la violazione dei diritti umani.” Qualcuno si domanda, a cosa serve, allora, tanto bla bla bla?

Qualcuno può pensare: ma che gioiello di Comitato! Come avrà fatto il presidente Trump, il 19 giugno 2018 a ritirarsi come membro del Consiglio dei Diritti Umani? Che sarà impazzito?

Prima di rispondere bisogna sapere chi sono i paesi membri che formano questo Comitato dei Diritti Umani in forza dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018.

Sono 49 paesi membri, molti paesi africani, come Burundi, Ethiopia, Kenya, Rwanda e altri, ma nel comitato che dovrebbe giudicare se l’Italia sia razzista o meno c’è l’Egitto che guarda un po’, i l tribunale del Cairo ha condannato proprio l’altro ieri 75 persone alla pena di morte, tra cui alcuni alti esponenti dei Fratelli Musulmani, e a ‎pesanti pene detentive oltre 600 per il lungo sit in del 2013.

Un altro paese membro del Comitato dei Diritti Umani è il Venezuela di Maduro. La signora Bachelet non sembra essere aggiornata sulla situazione dei diritti umani in quell’angolo dell’emisfero, a tanti conosciuto come Venezuela.

Andando avanti, tra i paesi membri che dovrebbero giudicare il “forte incremento di atti di violenza e di razzismo si trova il Pakistan, il paese dove già da 8 anni tiene segregata in prigione nelle più degradanti situazioni, la signora Asia BIBI , accusata falsamente di blasfemia, madre di 4 figli. La signora Bachelet può aggiornarsi sulla “democraticità di quel paese anche solo leggendo il “Rapporto Annuale di Amnesty International. “Pakistan: tutte le violazioni accertate”.

Proseguendo con la ricerca si può nominare gli Emirati Arabi, il Qatar, l’Arabia Saudita, tutti paesi dove gli omosessuali possono testimoniare situazioni di un tipo di razzismo, violenza oppure costrizione. Chissà, forse la signora Bachelet avrà già pensato di inviare una squadra per monitorare anche gli abusi in quei paesi.

Molto altro si può precisare alla signora Bachelet. Una squadra in Cina non starebbe male. Nuove persecuzioni del regime capital-comunista cinese contro i cattolici, senza nessuna reazione dei farisei dell’Occidente. Stessa sorte incontrano gli Uiguri , un’etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina.

Quante squadre ha inviato in Cina la Commissione Bachelet?

Prima, che l’Organizzazione delle Nazioni Unite richiami l’Italia a ulteriore sobrietà, all’accoglienza ed al rispetto, non sarebbe forse consigliabile che il Comitato desse un occhiata in famiglia per non esporsi a situazioni imbarazzanti?

Emanuel Galea

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L’Europa: una candela nel vento

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“Cos’è l’Europa?”, domanda una bambina alla mamma, forse incuriosita da tutto quello che si sente dire in giro al riguardo. Domanda semplicissima e nello stesso tempo difficile da spiegare a una ragazzina di otto/nove anni che si domanda cosa sia veramente l’Europa.

C’è da scommettere che di fronte a una domanda simile, tanti giovani ed altrettanti adulti piombino nel più acuto imbarazzo e non c’è nulla da meravigliarsi se si dice che persino alcuni pseudo “esperti” e commentatori dei vari talk show si troverebbero a disagio a rispondere adeguatamente al riguardo.

L’auspicio sarebbe che “l’Europa”, come tema di studio entrasse a fare parte del curriculum scolastico dei nostri studenti e la tv trasmettesse , al posto di qualche reality dozzinale, dei forum condotti da professionisti e studiosi della materia, evitando politici e giornalisti vari, spiegando il tema “Europa” nei suoi lati chiari e scuri.

Il Miur, anziché preoccuparsi della teoria gender e affini, farebbe cosa buona e giusta se si applicasse anche a questa branca d’istruzione in maniera tale da poter rispondere alla domanda: “Mamma, cos’è l’Europa?”

L’Europa fu un gran bel sogno

L’Europa non è altro che un sogno che fu tanto caro a dei veri leader, come Winston Churchill, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Altiero Spinelli, Jean Monnet ed altri visionari che prendendo atto dell’Europa degli anni cinquanta, dilaniata da una guerra fredda e una minaccia reale per la pace, situazione sfociata poi nella seconda guerra mondiale, decisero di unirsi nell’intento di porre in essere un accordo per unificare i paesi europei e mettere fine alle guerre frequenti e sanguinose tra paesi vicini. Il 25 marzo 1957, riunitisi a Roma, sei membri fondatori , cioè il Belgio, la Francia, la Germania, l’Italia, il Lussemburgo e i Paesi Bassi sancivano la costituzione della CEE.

Progetti ambiziosi in parte disattesi ed in parte elusi

I padri fondatori sognavano in grande. Il Trattato di Maastricht prevedeva:

“Uno sviluppo armonico, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, una crescita duratura e non inflazionistica; un elevato livello di competitività e di convergenza dei risultati economici; un livello elevato di protezione e di miglioramento della qualità dell’ambiente, l’innalzamento del livello e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà tra gli Stati membri”.

La maggiore parte dei progetti, con il passare dei tempi sono stati elusi e disattesi. Stiamo vivendo una delle clausole tanto care al Trattato di Maastricht, la solidarietà tra gli Stati membri. Si può toccare con mano, nel caso specifico dell’immigrazione, e parlare di solidarietà tra gli Stati membri offende tutto il trattato e dovrebbe far arrossire gli Stati membri.

La CEE è un gran bel sogno abortito

Oggi la CEE ha perso la faccia. E’ come una candela nel vento. Nel linguaggio cabalistico il sogno di una candela è spesso legato a fragilità e mai un’istituzione è stata così fragile come si presenta oggi la CEE. Se non si riforma ritornando al progetto dei suoi fondatori, si spegnerà come “una candela nel vento” per restare su Elton John.

La beffa della “pace duratura”

Qui sta la parte più ingrata da spiegare a quella ragazzina di otto/nove anni: “Perché in nome della pace si riempiono tante bocche?” Innanzitutto l’Unione si prefiggeva di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli . Orbene, ci si domanda, cosa significa promuovere la pace mentre i suoi Stati, come Svezia, Italia, Spagna, Regno Unito, Francia e Germania continuano ad alimentare il mercato delle armi, fra gli altri, verso l’Algeria, la Turchia, l’Iraq, il Pakistan ed il Vietnam? Si può considerare tra i valori di benessere per i popoli la manifattura di armi moderne come quelle che si fabbricano negli Stati europei e cioè: l’ Ungheria, l’Italia, l’Irlanda, i Paesi Bassi, la Norvegia, la Polonia,il Portogallo,la Romania, la Spagna, ed il Regno Unito?

Una tale assurdità sarebbe difficile farla capire ai grandi e diventa impresa impossibile farlo digerire ai piccoli che domani dovrebbero giudicare queste istituzioni.

L’Europa oggi è come una candela al vento e se non si decide per una riforma da cima a fondo sarà destinata a spegnersi inesorabilmente.

Il nostro augurio che ciò non avvenga e persone di buona volontà e capacità vadano avanti il prossimo maggio per riprendere i sogni dei visionari del 1957, fondatori della CEE. e portarli avanti.

Emanuel Galea

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Asselborn, merde alors? Il ministro piuttosto si vergogni e chieda scusa all’Italia!

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Diciamo subito una cosa: il Belgio fa la voce grossa – a sproposito. È un piccolo paese, con 11 milioni e rotti di abitanti, praticamente un quinto scarso dell’Italia. È uno Stato federale, retto da una monarchia parlamentare. Insomma, il contrario della nostra antica democrazia, che non risponde ad alcuna famiglia reale, né per spocchia, né per istituzione. Certamente è un paradiso fiscale, in cui convergono grossi capitali di gente che non vuole appalesarli in patria. Possiamo quindi presumere che lo Stato lucri su basso prelevamento fiscale, e non solo, ma anche sulle grandi quantità di denaro più o meno lecite presenti nelle banche belghe. Non possiamo quindi, sotto il profilo morale e politico, accettare alcuna critica da chi moralmente non si comporta. L’arroganza del ministro Asselborn, poi, supera ogni limite di decenza – in special modo nell’ambiente e nei modi in cui essa si è manifestata.

Evidentemente il ministro pensa ancora di essere ai tempi in cui gli Italiani furono venduti come schiavi al Belgio da un governo indegno, in cambio di carbone

Cioè, ai tempi della disgrazia di Marcinelle. Che i Belgi speculino sui migranti trattati come schiavi è chiaro, anche guardando il bilancio della tragedia dell’8 di agosto del 1956, in cui morirono sottoterra 262 persone. Fra i morti, 136 erano Italiani. Poi ci furono 95 Belgi, otto Polacchi, sei Greci, 5 Tedeschi, 3 Algerini, 2 Francesi, tre Ungheresi, un Inglese, un Olandese, un Russo e un Ucraino. Solo dodici i sopravvissuti. L’incidente fu causato dall’urto di un montacarichi contro una trave metallica che va a squarciare una conduttura d’olio, un cavo elettrico e un tubo dell’aria compressa. Immediatamente il fuoco. Le vecchie strutture in legno e le centinaia di litri d’olio favorirono un incendio che, in mancanza di vie di fuga e di maschere ad ossigeno, ed in presenza di strutture di sicurezza obsolete e insufficienti, portarono alla morte quelle 262 persone, quasi tutte uccise dall’ossido di carbonio. I nostri erano partiti – nell’ambito di un impegno dell’Italia verso il Belgio di fornire almeno duemila minatori a settimana, in cambio di forniture di carbone – con la certezza, da parte del nostro governo, di trovare abitazioni confortevoli. Furono invece ammassati in ex campi di concentramento, senza luce e con un solo bagno per accampamento. In più disprezzati dagli indigeni. Né il nostro governo, pur conoscendo le condizioni di questa povera gente, fece nulla per migliorarle.

Forse l’arrogante Asselblom quando risponde a Salvini si ricorda del bisogno estremo della nostra gente, ancora nel ’56 con le ferite di una guerra disastrosa, con un paese lacerato da una guerra civile che non ha risparmiato né vinti, né vincitori. Forse pensa che dobbiamo ringraziare i Belgi per la carità pelosa che ci hanno fatto, importando mano d’opera a basso costo da ridurre in schiavitù. Come oggi vogliono fare con i migranti africani. Che poi il loro paese invecchi, sono cose che a noi non interessano, e non devono interessare.

Oggi l’Italia grazie a Dio non è più in quella condizione, né ha un governo che baratti i suoi figli per un sacco di carbone, purchessia

Fa male il ministro Asselblom a ricordare quei tempi come una coccarda sul suo petto. Gli schiavisti non hanno alcun merito, quando si comportano come tali, speculando sul bisogno di chi ha abbandonato famiglia, mogli, figli, patria, con la speranza – delusa – di una vita migliore. E che questa vita ha poi dovuto lasciare nei meandri di un sottosuolo nero e senz’aria. È a questo che si riferisce Asselblom, quando dice che i nostri compatrioti sono andati a lavorare in Belgio per dare da mangiare ai propri figli in Italia? Bè, dovrebbe soltanto avere vergogna di quei tempi. Dovrebbe seppellirli sotto diversi metri di terra, decine, centinaia, per la precisione 975, come sono rimasti sepolti i minatori barattati dall’Italia – anche questa una vergogna inammissibile. Che senza il disastro di Marcinelle non sarebbe venuta alla luce.

Quindi ad un “Merde alors” indirizzato inopportunamente e con maleducazione al nostro ministro Salvini, rispondiamo con un “Vergogna” senza riferimenti coprofili, ad un personaggio che dovrebbe per lo meno chiedere scusa all’Italia. E non solo per quella frase imperdonabile, soprattutto perché preceduta da un rinfaccio – allo scopo di ricordare l’elemosina che il Belgio fece all’Italia – pronunciata come se invece che in un ambito internazionale, fosse stato al bar con gli amici il sabato sera, dopo una birra di troppo. I minatori rimasti in Belgio dopo quella catastrofe, per lo più malati di silicosi e col fiato corto, non dimenticano. Non amano l’Italia, perché, dicono, “L’Italia non ci ama. Si ricordano di noi solo per le elezioni, quando ci mandano la propaganda elettorale.” Comunque la si guardi, questa è una brutta pagina della nostra storia più recente. Stia zitto quindi, il ministro Asselblom, e la sua “merde” la indirizzi piuttosto a qualcuno nel suo paese, se è ancora in vita, che inventò l’abominio della tratta dei minatori italiani – ognuno dei quali valeva 15 chili di carbone al giorno. Ma in cambio, dava la vita.

Roberto Ragone

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Dacci oggi il nostro stupro quotidiano: dall’imam Martina all’alto commissario Onu, tutti pazzi per Salvini

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Arriva il team dell’ONU, inviato dall’Alto Commissario dell’ONU Michelle Bachelet, già per due mandati non consecutivi presidente del Cile. Non tanto per indagare su inesistenti – o quasi – casi di violenza e di razzismo, ma soprattutto per combattere il nostro governo, e in particolare colui che più di tutti ha dato voce a quegli Italiani – e sono la maggioranza – che volevano un cambiamento nella conduzione politica. Proprio quei populisti e sovranisti che sono tanto odiati e disprezzati da una certa parte politica che si professa ‘democratica’, e che evidentemente ha dimenticato che democrazia vuol dire mettere in atto la volontà del popolo, che sia o no dettata dalla ‘pancia’.

Per contrastare la politica di Salvini sono stati scomodati i piani alti

in ossequio ai diktat dei poteri forti di oltreoceano, che comunque qui in Italia trovano cassa di risonanza in alcune fazioni. Oppure addirittura in una Cecile Kienge che speravamo politicamente defunta, ma che invece spunta fuori quando c’è da screditare la nazione che l’ha accolta, e che le ha dato un ruolo certamente immeritato.

Razzismo al contrario

Se vogliamo considerare violenza e razzismo gli episodi sporadici contro i sacri e intoccabili migranti, dobbiamo anche considerare il razzismo al contrario, quello che si esprime contro i bianchi italiani con arroganza – nella certezza dell’impunità – nella delinquenza, leggi spaccio e rapine, negli stupri di donne che al loro paese sono considerate res nullius, quindi alla mercè del primo maschio che abbia accumulato abbastanza testosterone – quelli che vengono sono tutti giovani aitanti e in età da lavoro – da volersene liberare. Che sia su di una spiaggia, o dietro un cespuglio nei giardini pubblici, queste manifestazioni di disprezzo, di violenza e di machismo avvengono quasi quotidianamente; come quasi quotidianamente sono sottaciute dai media, ormai stufi, ed anche orientati a tacere certe verità. Al contrario, basta che un giovanotto italiano, per un motivo qualsiasi dia una spinta e magari risponda ad una provocazione, per montare un caso di violenza e razzismo. A senso unico. Per ciò che riguarda gli idioti che hanno colpito qualche straniero con pallini di piombo da baraccone di tiro a segno, sono degli idioti, e come tali vanno considerati e puniti. Ma, consentite, puniamo anche chi fa in modo che una donna non possa più camminare da sola per strada. Assistiamo all’assurdo di un Salvini che ha aumentato il suo indice di gradimento fra gli elettori, e che viene attaccato da più parti, per farlo cadere.

Il vecchio partito che ha mal governato, il PD, ogni giorno sputa veleno e falsità; la magistratura – bontà sua – mette giù il carico da dodici per il caso Diciotti: già risolto dagli stessi profughi che si sono abilmente dileguati, in modo indolore. La stessa magistratura poi condanna la Lega a reperire 49 milioni di euro da rendere allo Stato, senza guardare dalla parte di un PD che ben altre somme dovrebbe rendere o far resuscitare.

Quarto e, speriamo, ultimo attacco, quello della commissaria Bachelet

Ora i detrattori del ministro dell’Interno dovranno mangiarsi la testa per trovare qualche altro fronte di attacco – perché di tale si tratta – non solo contro Salvini, ma contro tutto il popolo italiano che ha scelto faticosamente di cambiare le cose. Mentre rileviamo che ormai l’imam Martina non va più all’ingresso dell’ILVA al mattino presto – chissà perché! – vogliamo segnalarvi un caso autentico di violazione di diritti umani, in Nigeria, proprio da parte degli appartenenti a quella religione che si professa ‘di pace’, i musulmani. Riportiamo qui di seguito parte di un comunicato della organizzazione onlus ‘Porte Aperte’, che si occupa dei cristiani perseguitati nel mondo. “Il 28 agosto scorso, la comunità cristiana della città di Barkin Ladi (villaggi di Wereh, Abonong, Ziyat, Bek, Nafan, Sagas, Rawuru e Rambuh – stato di Plateau) è stata oggetto di pesanti attacchi da parte degli allevatori musulmani Fulani, che continuano a perseguitare i cristiani e a devastare le loro proprietà in questa parte della Nigeria. Tra le vittime si contano un pastore e 4 membri della sua famiglia. Il pastore Adamu Wurim Gyang, 50 anni, è stato dato alle fiamme insieme ai suoi 3 figli mentre la moglie Jummai, 45 anni, è stata colpita a morte. Più di 14 persone hanno perso la vita nell’attacco con 95 case bruciate e 225 campi coltivati distrutti. Fonti di Abonong riferiscono che nella sera di martedì i Fulani sono arrivati al villaggio, iniziando a sparare e provocando il panico tra la gente. Tutti correvano per cercare riparo. Il pastore Gyang, che viveva nei locali della chiesa, si è barricato in una stanza insieme ai suoi 3 figli, mentre la moglie Jummai ha trovato rifugio nel bagno. Gli assalitori hanno sparato a Jummai e dato fuoco alla stanza dove si nascondevano il pastore con i figli. Il figlio maggiore, Adamu, 27 anni, studente all’università di Jos è scampato al massacro e racconta: “Ero all’università quando ho visto un post su Facebook che parlava dell’attacco. Ho chiamato subito mio padre, il suo telefono era spento. Ho chiamato mia madre, ma anche lei non era raggiungibile. Dopo aver saputo ciò che era accaduto non sono riuscito a dormire. Mio padre era sempre stato la forza della nostra famiglia. Non so come sarà la mia vita senza di lui ora.” Questo non è altro che l’ultimo di una serie di episodi avvenuti alla fine del mese di agosto, eventi che hanno provocato la morte di almeno 20 persone e demolito gli sforzi di pace tra i leader religiosi e politici di questa parte della Nigeria. Nonostante il presidente Buhari, criticato per il suo atteggiamento “tiepido” nei confronti della violenza Fulani, abbia visitato la città di Jos per annunciare un dispiegamento senza precedenti di forze di sicurezza, la violenza non sembra diminuire.” Consigliamo all’Alto Commissario dell’ONU Michelle Bachelet di lasciar perdere i pettegolezzi di pollaio che a quanto sembra preferisce alle notizie vere – soprattutto se tali pettegolezzi sono politicamente interessati – allo scopo di non disprezzare la volontà popolare che ha portato al governo quelli che oggi, bene o male, ci sono. Anche se nessuno è perfetto, e nessuno ha la bacchetta magica. Ma questo governo sta andando nella direzione giusta, specialmente quella dell’ordine pubblico, e i sondaggi lo dimostrano.

L’Italia non è un paese razzista

Quindi, caro Alto Commissario, forse dalla sua altezza non riesce a vedere la realtà. Abbassi lo sguardo, e si renda conto di necessità reali. L’Italia non è un paese razzista. Come sempre, il troppo storpia, e le troppe attenzioni verso i profughi li hanno resi invisi agli Italiani che dormono in auto o sotto i ponti; e in più arroganti perché troppo protetti. A Maurizio Landini, che in televisione ha dichiarato che i cinque milioni di stranieri presenti i Italia ci pagano le pensioni con il loro lavoro, facciamo presente che ben di più sono gli Italiani che con il loro lavoro pagano le pensioni di quelli che dopo aver avuto la pensione, facendo finta di essere ancora in Italia, tornano al loro paese, dove vivono alla faccia nostra senza più dover lavorare; e vivono bene, visto che in quei paesi la vita costa pochissimo. Gli facciamo anche presente che i migranti accolti in Italia sono solo 700.000, e quindi non sono quelli a cui lui si vorrebbe riferire. Non giochiamo sull’equivoco, caro Landini. Questa favola dei migranti che ci pagano le pensioni ormai è scaduta. Cinque milioni si stranieri evidentemente sono qui da quel dì, e si sono integrati: e lavorano onestamente, come chiunque.

Roberto Ragone

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