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REGIONE LAZIO, SANITA' ALLO SBANDO: 10 MESI PER UN CONTROLLO URGENTE

di Matteo La Stella

Lazio – Nella regione Lazio, per effettuare controlli, ci sono ormai liste d'attesa lunghe quasi come un calendario. La corrente innovativa che ha spinto il Servizio Sanitario regionale firmato Nicola Zingaretti ad inaugurare, nel 2014 le “case della salute” e i poliambulatori aperti nei week end, utili ad accorciare le distanze tra il paziente e la struttura Sanitaria, sembra per ora non aver apportato modifiche alla tempistica con cui il cittadino, paziente in questo caso, può ricevere ciò che gli spetta. Il mettersi in mostra in maniera così chiassosa, ostentando, per esempio negli ultimi giorni, il numero record di trapianti dell'anno passato, dovrebbe essere sinonimo di un organismo scintillante, senza alcuna infamia. Il nostro invece fa acqua da tutte le parti, violando persino un diritto fondamentale. La Costituzione Italiana, infatti, tutela con l'art. 32 la salute-”come diritto fondamentale dell'individuo”- garantendo allo stesso -”cure gratuite”-. Nel Lazio questo accade, sempre che si riesca ad arrivare alla data del controllo in piedi sulle proprie gambe. Si pensi ad una gastroscopia, tappa obbligatoria nella prevenzione al tumore dello stomaco, soprattutto se positivi ai controlli primari (screening): l'attesa si attesta intorno ai 10 mesi. Caso emblematico è quello di una nostra lettrice: il padre ottantaduenne, invalido al 100%, accusa dei sintomi per i quali è sottoposto a visita specialistica. Le viene consigliato di sottoporre urgentemente il genitore ad una gastroscopia e ad una colonscopia, così da scongiurare l'ipotesi di tumore. Lo stesso giorno, contattato il CUP (Centro Unico di Prenotazione per le prestazioni Sanitarie) le viene comunicata la prima data utile: novembre 2015. Il caso è emblematico poiché i tempi della diagnosi devono essere, qui più che in altri casi, ovviamente molto brevi. Il diritto alla salute in questo, come in molti altre situazioni, condanna parzialmente la vita del paziente, lasciandogli come unica alternativa la struttura privata, che impone costi proibitivi a ciò che dovrebbe garantire di per sé lo Stato con i soldi dei contribuenti.
Dunque la figura del medico passa in secondo piano, più che stanziare finanziamenti per la prevenzione, 289.000,00 euro nel 2014, per un servizio che poi non si può offrire ai cittadini, la regione potrebbe a questo punto pensare di assoldare delle cartomanti, così da prevedere la malattia e consentire al paziente di prendere i passi avanti, e al Servizio Sanitario di abbattere, una volta per tutte, le dannose liste d'attesa