Connect with us

Ambiente

Regione Sicilia, ultimatum ai sindaci: Rifiuti fuori all’estero o sarete rimossi. Il clima diventa torrido

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

PALERMO – In tema del rifiuti pugno duro della Regione ai sindaci del Comuni della Sicilia al di sotto del 30% di differenziata che dovranno entro due settimane siglare i contratti con alcune ditte per trasportare i rifiuti all’estero o presso altre regioni.

Almeno quattro sono le ditte segnalate dall’assessorato ai Rifiuti che con una circolare ultimatum firmata dal capo del dipartimento Salvo Cocina ha creato un clima incandescente e un allarme tra i sindaci. La discarica di Bellolampo del capoluogo siciliano giunta oramai al collasso ha dimostrato la gravità e l’urgenza di regolarizzare e consentire il servizio cosi come le altre nel territorio e, dati alla mano, l’ordinanza del presidente della Regione Nello Musumeci, varata ad inizio giungo, aveva disposto già l’obbligo di aumentare la differenziata e limitare la quantità di smaltimento nella discarica.

La Regione intende in modo perentorio portare fuori dalla Sicilia almeno il 30% dei rifiuti e ogni Comune dovrà farsi i calcoli della percentuale in eccesso in base al 70% di rifiuti non differenziati che può riversare in discarica. I grillini non vedono di buon occhio l’ultimatum perchè non convinti della concreta attuabilità; lo confermano le parole di Giampiero Trizzino portavoce dell’ARS per l’Ambiente e Territorio: “Riguardo al trasferimento all’estero dei rifiuti non differenziati, la Regione non ha fornito indicazioni precise sui costi per tonnellata che gli enti locali dovranno pagare alle quattro società e non ha fornito indicazioni relative alle destinazioni dei rifiuti. I sindaci in appena due settimane dovrebbero procedere alla stipula dei contratti” – conclude Trizzino – “la soluzione tampone di Musumeci non consentirà di risolvere il problema. Le quattro società potranno portare fuori appena la metà del fabbisogno cioè 180 mila tonnellate su 500 mila. I sindaci sono disperati”. Il Vice Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana e componente commissione I Affari Istituzionali Giancarlo Cancelleri assesta un colpo più duro annunciando che i grillini chiederanno al ministro dell’Ambiente Sergio Costa l’invio dell’esercito in Sicilia: “Non siamo più in grado di restare a guardare – ha detto Cancelleri – si rischia una emergenza sanitaria e l’ennesimo danno di immagine nella stagione estiva. Chiederemo un incontro al ministro dell’Ambiente per verificare l’opportunità di revocare al presidente Musumeci i poteri di commissario speciale vista l’incapacità del governo a risolvere il problema e chiederemo l’invio dell’esercito per ripulire le città invase dai rifiuti”. Il clima è tesissimo e si attendono gli sviluppi del confronto nei prossimo giorni prima della scadenza dell’ultimatum.

Paolino Canzoneri

Ambiente

Lago di Vico, il ministro Patuanelli pronto a organizzare un tavolo con tutti gli attori per salvare l’area

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Tra i problemi dell’area la mancata bonifica di un ex stabilimento militare che aveva sede sulle sponde del lago

Il Ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli ha dato la sua piena disponibilità ad organizzare un tavolo di lavoro, nel più breve tempo possibile, sull’inquinamento del lago di Vico in provincia di Viterbo. A farlo sapere è la senatrice del M5s Vilma Moronese che lo scorso mese di maggio ha presentato una interrogazione al senato e che ieri ha incontrato Patuanelli al Ministero dell’Agricoltura con il quale ha discusso di tutte le problematiche legate al bacino lacustre prospettando anche possibili soluzioni che necessitano del coinvolgimento di tutte le parti in causa.

L’area è divenuta riserva naturale regionale, SIC (sito di interesse comunitario) e ZPS (zona a protezione speciale) e quindi non sono a rischio solo la tutela ambientale e la salute dei cittadini, ma anche l’attività economica legata al lago di Vico essendo una meta turistica molto apprezzata e dove viene prodotta la Nocciola Romana DOP che rappresenta un’eccellenza agroalimentare della produzione italiana.

Il lago presenta 3 gravi problematiche:

  1. Problema della presenza di Arsenico oltre i limiti consentiti per legge nelle acque dei comuni di Viterbo e pertanto anche i problemi relativi alla gestione del servizio idrico in capo alla Talete s.p.a.;
  2. L’inquinamento del Lago di Vico dovuto soprattutto alla presenza di un batterio che danneggia le acque e di conseguenza tutto l’ecosistema legato al lago;
  3. La mancata bonifica bellica e ambientale della Chemical City, un ex Stabilimento Militare dei Materiali di Difesa N.B.C. (Nucleare, Biologica e Chimica) che aveva sede proprio lì sulle sponde del lago.

Per quanto riguarda la bonifica della Chemical City, la senatrice ha fatto sapere che sta “seguendo un altro percorso in quanto attiene alle autorità Militari” e che a breve potrà dare aggiornamenti in merito.

La riserva naturale del lago di Vico attende dunque il tavolo di confronto che sarà coordinato dal Ministero dove si incontreranno tutti gli attori essenziali, dunque la Regione Lazio, i Comuni, gli enti, le associazioni e i cittadini, gli agricoltori, ed anche l’Università che ha condotto degli studi, per poter iniziare a trovare soluzioni comuni per tutelare la salute, l’economia locale, l’ambiente e tutto l’ecosistema.

Continua a leggere

Ambiente

Cina, paura per la centrale nucleare ma per le autorità tutto nella norma

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Uno dei reattori EPR della centrale nucleare di Taishan, nel sud della Cina, ha fatto registrare “un aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario”, ha fatto sapere il gruppo francese EDF.

EDF, uno dei gruppi che ha partecipato alla costruzione dell’impianto, “è stata informata dell’aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario del reattore n.1 della centrale nucleare di Taishan, gestita dal TNPJVC, joint-venture di CGN (70%) e EDF (30%)”, si legge in un comunicato. Il circuito primario è un circuito sigillato che contiene acqua sotto pressione, che si scalda nella vasca del reattore a contatto di elementi combustibili.

Fra i gas cosiddetti “nobili” o rari, ci sono l’argon, l’elio, il krypton, l’argon o il neon

“La presenza di alcuni gas nobili nel circuito primario – precisa EDF – è un fenomeno noto, studiato e previsto dalle procedure di gestione dei reattori”. La tv americana CNN, sulla base di una lettera inviata da Framatome al Dipartimento per l’Energia americano, ha parlato di una possibile “fuga” nella centrale, dove ci sono due reattori EPR con tecnologia francese. Secondo la CNN, le autorità per la sicurezza cinesi avrebbero rilevato limiti “accettabili” di radiazioni all’esterno del sito per evitare di sospendere l’attività della centrale. 

Continua a leggere

Ambiente

Anbi: non si può parlare di transizione ecologica e autorizzare le trivellazioni in alto adriatico

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

“Riproporre le trivellazioni in Alto Adriatico non è rispettoso del tributo già pagato da quelle popolazioni – afferma Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi  per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).  E’ ingiusto che territori di Veneto ed Emilia Romagna, fra l’altro importanti asset turistici, rischino di essere penalizzati dalle conseguenze di  scelte governative localmente non condivise.”

 “I territori delle province di Rovigo, Ferrara e del comune di Ravennaricorda Giancarlo Mantovani, Direttore dei Consorzi di bonifica polesani –   sono stati interessati dallo sfruttamento di giacimenti metaniferi dal 1938 al 1964; l’emungimento di acque metanifere innescò un’accelerazione, nell’abbassamento del suolo, decine di volte superiore ai livelli normali: agli inizi degli anni ‘60 raggiunse punte di 2 metri ed oltre, con una velocità stimabile fino a 25 centimetri all’anno; misure successive hanno dimostrato che l’abbassamento del territorio ha avuto punte massime di oltre 3 metri dal 1950 al 1980. Rilievi effettuati dall’Università di Padova hanno evidenziato un ulteriore abbassamento di 50 centimetri nel periodo 1983-2008 nelle zone interne del Delta del Po.”

L’ “affondamento” del Polesine e del Delta Padano ha causato un grave dissesto territoriale, nonchè ripercussioni sull’economia e la vita sociale dell’area; il sistema di bonifica, indispensabile per mantenere l’equilibrio idrogeologico locale, è attualmente costituito da oltre 500 impianti idrovori e l’aggravio sui bilanci degli enti consorziali per la sola energia elettrica è di circa 20 milioni di euro.

La conseguenza dell’alterazione dell’equilibrio idraulico fu  infatti lo sconvolgimento del sistema di bonifica. Tutti i corsi d’acqua si trovarono in uno stato di piena apparente, perché gli alvei e le sommità arginali si erano abbassate, aumentando la pressione idraulica sulle sponde ed esponendo il territorio a frequenti esondazioni. Gli impianti idrovori cominciarono a funzionare per un numero di ore di gran lunga superiore a quello precedente (addirittura il triplo od il quadruplo), con maggior consumo di energia e conseguente aumento delle spese di esercizio a carico dei Consorzi di bonifica.

Si rese inoltre indispensabile il riordino di tutta la rete scolante così come degli argini a mare.

“Per questo, alle popolazioni di questi territori servono segnali concreti nel segno della sostenibilità, non il riproporsi di paure per situazioni, che continuano a pagare – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI –  Che senso ha parlare di transizione ecologica ed autorizzare la ripresa delle trivellazioni nell’Alto Adriatico?”

Continua a leggere

I più letti