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Editoriali

Renzi e le camice gialle: vincere e vinceremo!

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Il documento a firma del segretario Pd è redatto in stile Ventennio

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di Roberto Ragone

Un’Ansa di oggi riporta che il 14 maggio tutto il PD in maglietta gialla è convocato nelle strade di Roma per ripulirle dai guasti di vent’anni di cattiva amministrazione della nettezza urbana. Il documento a firma Matteo Renzi è redatto in stile Ventennio: lo riportiamo così com'é: ""Domenica 14 maggio le Magliette Gialle – il simbolo del PD che sta sul territorio e coniuga valori alti e progetti concreti – sbarcheranno a Roma. Con la città invasa dai rifiuti e nell'incapacità dell'amministrazione comunale di dare risposte, il PD romano presenterà le proprie idee sulla gestione dell'emergenza dei rifiuti ma lo farà dopo che per una mattinata saremo stati a pulire la città". Il segretario del Pd ha parlato anche dell'assemblea di sabato e sottolineato che, a suo avviso, "il vento sta cambiando. E i sondaggi – per quello che valgono – fotografano una impressionante ripresa del PD. Bene così". Da notare la Magliette Gialle, che tanto ricordano Camicie di ben altra tinta, denominate "il simbolo del PD che sta sul territorio e coniuga valori alti e concreti, (che) sbarcheranno a Roma". Mussolini c'è arrivato via terra, lui via nave. Toni trionfalistici anche per ciò che riguarda "l'incapacità dell'amministrazione comunale di dare risposte". Evviva, arrivano i nostri! "I sondaggi fotografano un'impressionante ripresa del PD. Bene così." Dopo aver parafrasato l'infelice frase della Raggi, per cui "il vento sta cambiando". Benito avrebbe aggiunto: "Vinceremo!"

L’accusa è contro la Raggi e il suo governo, – visto che l'obiettivo primario, ora, è screditare i Cinquestelle, sua spina nel fianco – senza tener conto che questa situazione di degrado dura da più di vent’anni, periodo durante il quale si sono succedute giunte di ogni colore politico. Gli operatori ecologici in TV dichiarano che il problema è antico, e che mancano sia i mezzi che gli uomini – o le donne. In un panorama di questo genere, di fronte ad una situazione incancrenita, non si può pensare o pretendere che il problema monnezza venga risolto in pochi mesi. Ma tant’è, proprio Renzi, che rinnega ogni strumentalizzazione fatta dai suoi avversari, in questi giorni ne sta affrontando una macroscopica. D’altra parte la strumentalizzazione, la demagogia, e quel populismo che rimprovera agli altri, sono le sue armi di tutti i giorni. Sempre pronto ad inversioni ad U, come nel caso recente della nuova legge sulla legittima difesa. “Meno male che c’è il Senato” ha detto con tono di sfottò proprio Grasso, che di quella camera è presidente. Ma il reuccio ha ancora l’animo del boy scout e così ha convocato, lui, segretario del partito di maggioranza relativa, tutte le ‘mani’ disponibili, e tutte in maglietta gialla, per ripulire la strade di Roma, magari con il foulard al collo e i pantaloncini corti.

Naturalmente anche don Matteo sarà della partita, giusto il tempo per qualche scatto fotografico e un paio di riprese TV, chiamato poi urgentemente ai suoi impegni istituzionali. Come nel caso di una certa maratona mai indagata da chi di dovere, al cui traguardo arrivò fresco e senza affanno, pur non essendo un maratoneta.  Non credano, comunque, gli intrepidi piddini in maglietta canarino, di riuscire a sgombrare le strade di Roma in una sola giornata, facendo un gran favore non solo ai Romani, ma soprattutto a Zingaretti, dato che pare proprio che la responsabilità di questa situazione sia della Regione Lazio, sorda da anni al grido di dolore che si leva dal popolo romano,  insieme ad espressioni colorite, cacio e pepe.

Penso che nessun segretario di partito avrebbe avuto una pensata del genere: immaginate un De Mita, un Andreotti, un Berlusconi o un Berlinguer – e potrei continuare – in maglietta d’ordinanza, con un sacchetto nero e una scopa in mano, girare fra le montagne di rumenta e i topi, di domenica mattina? Forse Mussolini, sì, come nei filmati della campagna del Grano. Ma Renzi ci ha abituati alle sue stravaganze. Che poi tanto strane non sono. Specialmente in occasione delle primarie, durante le quali è stato chiuso in anticipo un seggio pugliese, a Nardò, in provincia di Lecce, per infiltrazioni destrorse; mentre ad Ercolano hanno votato i richiedenti asilo: senza documenti, vien da pensare, visto che era richiesta almeno la carta d’identità, se non – come nel caso di Nardò, ma questo non corrisponde a verità, e il sottoscritto lo può testimoniare – l’iscrizione al partito.

Sta di fatto che a tutti i ‘neri’ in coda al seggio – o ai seggi – era stato promesso un permesso di soggiorno in tempi un po’ meno lunghi. Indovinate per chi hanno votato? Miracolo! Renzi a quasi il 70%, salvo conguaglio, e gli altri dietro. Come i partecipanti al voto (renziano) in Campania, dove, nelle zone governate da De Luca – Vincenzo, non il figlio Piero, che s’affaccia alla politica già con buone referenze, visto che il 29 maggio dovrà affrontare a Salerno un processo per bancarotta fraudolenta, per il crac della società immobiliare IFIL, come scrive il Fatto Quotidiano – pare che l’affluenza di votanti sia stata superiore a quella di città molto più popolate, come ad esempio Napoli: miracolo delle fritture di pesce?
Insomma siamo in piena democrazia: i destrorsi favorevoli a Emiliano non hanno potuto votare a Nardò. Dove addirittura il seggio è stato chiuso anticipatamente, mentre ad Ercolano quest’anno hanno votato i richiedenti asilo, visto che i Cinesi lo avevano già fatto nel 2011. I quali richiedenti asilo sono la totalità degli sbarcati, dovendosi ancora discriminare chi ha diritto all’asilo e chi no.  Ma bisogna perdonarlo, Renzi, per la sua giovane età, nella quale capita ai migliori di fare disastri, e poi i genitori devono sistemare le cose. In questo caso, magari, è il contrario, ma il suo governo in tre anni ha aumentato il debito pubblico, pare, di venti miliardi di euro. 

Lo abbiamo rivisto l’altro giorno in TV dare una botta a quella Ruota della Fortuna che l’ha portato per la prima volta in televisione, e forse pensava che quella Ruota sarebbe stata la sua Fortuna. Aveva un’espressione smarrita, il labbro pendulo e somigliava tanto a mister Bean. Vai a pensare che l’avremmo avuto al governo. Intanto la Boschi è stata messa a guardia di Gentiloni, che non si monti la testa, per filtrare ogni sua iniziativa. È proprio vero che le disgrazie, come i terremoti, non sono prevedibili, e non arrivano mai da sole.  Appena ho letto la notizia dell’adunanza domenicale a scopo rumentizio in me s’è acceso un barlume di speranza: ho detto, vuoi vedere che finalmente don Matteo ha trovato la sua vera strada, e si toglie dalle scatole? Così, io spero ancora: la speranza è l’ultima a morire.
 

Editoriali

Un Paese di delinquenti, salvo qualche eccezione per fortuna

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L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità

Di frequente si scrive Italia, paese di pazzi! Anche questa è apparenza e non sostanza, i pazzi infatti sono degli ingenui, senza malizia, innocui;  la definizione pertinente è: Paese di delinquenti, vale a dire di ladri e di corrotti e di incapaci: questa, con dispiacere, è la regola che si legge in giro, salvo qualche eccezione per fortuna.

L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità. Quanto si registra ultimamente nei vertici del Consiglio Superiore della Magistratura a proposito di corruzione, manovre distorsive, sul carrierismo dei vari magistrati, gli arbitrari milionari, i  privilegi inauditi, allora si comprende perché anche la più banale delle cause debba durare oltre tredici anni nella, di nuovo, generale indifferenza, anche dei sommi capi del losco sistema.

Si ricorda quanto è esploso sui giornali tre o quattro anni fa a proposito di quel consigliere di Stato che da ben dieci anni educava e istruiva le future giudicesse imponendo minigonne, tacchi a spillo e mutande rosse? Dove sono ora queste giudicesse così ben educate? Al contrario si osservino certe facce di magistrati a livello apicale, soprattutto quella del maggior responsabile che in questi giorni ci passano sotto gli occhi alla televisione o nei giornali: ci si chiede sulla scorta di quale principio di efficienza operativa e di rispetto degli utenti si possano destinare a giudici persone con una tal faccia e sembiante, da far accapponare la pelle già a prima vista? Tale contesto primitivo e grottesco ricorda quel direttore delle poste tutto afflato lirico e cuore grande che destinò allo sportello pubblico un impiegato monco, con un solo braccio, a sbrigare raccomandate e vaglia postali e pacchi e francobolli, ecc… Con una sola mano! 

Ed ecco qualche episodio, verificato

Il giudice, ammesso che sia un giudice e non un avvocato che è stato fatto diventare giudice, sentenzia di abbattere un manufatto abusivo e illegittimo. Un altro giudice, nel grado successivo, dopo quattordici anni!!!, sentenzia: non è abusivo, quindi  ricostruire! Si è mai sentito qualcosa del genere? Un giudice scrive: abbattere, un altro: ricostruire! Chi paga? La regola e la giustizia, quella vera,  anche quella del buon senso, esige e vuole che  sia chi ha sbagliato a dover pagare cioè il giudice, uno dei due: invece nel paese dei delinquenti è la vittima a pagare! E nemmeno l’abusivista diventato innocente, nemmeno  il giudice impappone! A  chi ci si rivolge? Nessuno ascolta, letteralmente: se vuoi farti ascoltare, sei obbligato  ad alimentare il tristo apparato cioè affrontare  un altro grado di giudizio, rivolgersi a un avvocato, sborsare soldi, vivere nelle angustie e aspettare una bella quantità di altri anni, per forse avere soddisfazione. Oppure protestare pubblicamente, pure se hai ottantanni, con striscioni e cartelloni magari davanti al Quirinale dove risiede il numero uno della Giustizia. Oppure, oppure…

Ancora: il giudice sbaglia a leggere un atto notarile col risultato di stravolgere un andamento comunitario durato secoli in pace;  in più, erroneamente o per altre ragioni, sentenzia che tizio, pur se ben individuato e documentato negli atti, non fa parte dei due venditori di un determinato cespite! oppure, altra sentenza, che un bene strutturale che è stato proprietà comune per secoli, ora di punto in bianco, per motivazioni assolutamente personali del giudice o della giudicessa e non giudiziarie o tecniche, diventa privato: in questi casi di palesi e manifesti errori materiali o di sviste   -salvo altre ipotesi- che nulla hanno a che fare con il Diritto e tanto meno con la Giustizia, per quale ragione la vittima deve passare ad altri gradi di giudizio, spendendo soldi, vivendo nell’ansia e aspettare dopo 14 anni, chissà quanti altri anni ancora, visto il losco andazzo? Non è più logico e doveroso, se non lo fa il giudice interessato, che siano i suoi superiori ad intervenire e correggere gli errori? Dove è scritto che un giudice è infallibile come un Papa anche quando sbaglia vistosamente e che occorre un altro Papa per correggere  gli errori materiali, sempre ammesso che siano errori e non invece altro di altra origine?

L’ambiguo sistema, invece, vuole che si continui ad alimentare il giuoco, a beneficio di certi giudici e degli avvocati e a danno delle vittime e della comunità dei cittadini che, tra l’altro, deve mantenere lautamente l’indegno apparato. E’ doloroso vivere da parte dei cittadini in che modo il solo pilastro e garanzia di generale equità possa essere lordato così facilmente da certi personaggi immessi nel sistema e rimanervi.    

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Emergenza cimiteri, tra requisizioni di loculi temporanee e quelle Ad libitum: Comune che vai amministratore che trovi…

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La requisizione senza termine di scadenza è solo un abuso, è un atto illegittimo, è considerare i propri concittadini come sudditi e questo non può chiamarsi civiltà, ha un altro nome: atto vergognoso

Quello dei 7904 comuni italiani è un mondo in movimento. Dal 1861 in poi, a causa di divisioni, unioni ed accorpamenti, molti sono stati soppressi e in seguito ricostituiti. E’ un mondo tenuto costantemente sotto osservazione perché per i partiti politici i comuni costituiscono territori per l’incubazione di consensi e l’accaparramento di voti.

Potere, economia e sviluppo urbano si diversificano tra un comune e l’altro a seconda del livello culturale ed il senso civico dell’amministratore di turno. Il tutto dipende se questi sappia guardare lontano, se conosce il contesto territoriale, se sia veramente motivato verso il bene comune ed infine se sappia trasformarsi in leader per non soccombere agli interessi lobbistici.

In teoria il cittadino ha in mano il destino del proprio Comune ogni volta che entra nella cabina elettorale. E’ lì che si disegna quale benessere per il futuro. Ahinoi sovente primeggia il voto di favore al personaggio “simpatico”.

Abbiamo fatto una veloce ricerca tra una settantina di comuni e non potendo, per brevità, elencarli tutti, ci siamo dati un tema molto dibattuto in tempi di Covid-19 causa l’esponenziale aumento di decessi, e cioè l’emergenza sepolture.

Dalla nostra ricerca emergono Comuni virtuosi che avendo amministratori motivati e che hanno saputo guardare lontano, non si sono fatti sorprendere dall’emergenza. Hanno avviato con urgenza i lavori di ampliamento del cimitero e a lavori avviati, avendo esaurito i loculi a disposizione, anche loro malgrado, hanno dovuto ripiegare a requisire quelli dei privati ancora non utilizzati.

Essendo questi dei Comuni governati da amministratori con esperienza giuridica e rispettosi dei diritti dei loro cittadini, chi più e chi meno, si sono distinti per la loro correttezza e serietà.

Alcuni di questi Comuni meritevoli di menzione

Il Comune di Palomonte (Provincia di Salerno) con Ordinanza emergenza loculi del 17.9.2020 autorizzava l’utilizzo della sepoltura provvisoria per il periodo di tre mesi, impartendo precisi ordini all’Ufficio tecnico “predisporre ogni utile atto affinché entro e non oltre tre mesi il nuovo edificio sia agibile e quindi possa cessare ogni requisizione provvisoria”. I lavori sono stati eseguiti ed i loculi restituiti ai legittimi concessionari.  

Stesso comportamento civile che il Comune di Jerzu, provincia di Nuoro, in identica occasione ha saputo adottare con i suoi concittadini. Entro otto mesi dalla pubblicazione dell’ordinanza di emergenza si dovevano terminare i lavori di ampliamento del cimitero. Anche in questo caso la requisizione portava un termine, una scadenza. Allo scadere degli otto mesi, a lavori terminati la promessa del sindaco è stata onorata.

Requisizione loculi applicata dagli azzeccagarbugli

La requisizione senza termine di scadenza è solo un abuso, è un atto illegittimo, è considerare i propri concittadini come sudditi e questo non può chiamarsi civiltà, ha un altro nome: atto vergognoso. Una condotta simile si può giustificare solo ammettendo che gli amministratori siano a digiuno completo di qualsiasi cultura delle leggi, buoni solo ad occupare la poltrona  tirando a campare.

Ci siamo avvicinati alla provincia di Trapani e precisamente a Città di Castelvetrano. Gli amministratori di questo Comune, Città degli ulivi e dei templi, hanno considerato l’emergenza loculi cimiteriali d’importanza superiore  alla ristrutturazione di qualsiasi tribuna dello stadio locale. A Trapani avevano compreso la sacralità del feretro ed emettendo l’ordinanza requisizione loculi si erano accertati che entro e non oltre 24 mesi i loculi sarebbero stati restituiti ai legittimi concessionari. Questi amministratori sono andati oltre perchè avevano stabilito di corrispondere ai concessionari dei loculi requisiti provvisoriamente, un canone (tariffa) rapportato al periodo di effettivo utilizzo.

Sono tanti i comuni, da nord a sud che correttamente nel requisire i loculi ai concessionari, hanno stabilito un termine entro il quale si impegnavano di restituire il loculo. Alcuni come Trapani sono andati oltre, con i concessionari hanno stabilito un tariffario. Altri comuni poi hanno scelto di allungare la concessione con il relativo periodo che il loculo veniva requisito.

In tema di requisizione loculi, tanti sono i Comuni che sono stati corretti e leali con i loro concittadini e tra i sopranominati merita menzione anche il Comune di Fiano Romano. Con deliberazione G.C. n°86 del 26 luglio 2016, approvando il progetto dell’ampliamento cimiteriale aveva dato un termine di scadenza entro e non oltre 18 mesi per la consegna. Tali termini sono stati applicati e rispettati sia nel requisire che nel restituire i loculi ai legittimi concessionari.

Anguillara Sabazia e le requisizioni “Ad libitum”

A fine ricerca salta all’occhio il comportamento corretto giuridicamente e comportamentale della maggioranza dei comuni e per contro la baldanza degli amministratori che si sono succeduti al Comune di Anguillara dal 2017 a oggi. Questi amministratori dovrebbero riflettere meglio sul loro operato in tema di requisizioni dei loculi cimiteriali “ad libitum” e anche i cittadini dovrebbero riflettere e meditare.  “Meditate gente, meditate” diceva Renzo Arbore.

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Chiara Rai: “Ecco cosa penso delle querele temerarie”

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“Est modus in rebus”, esiste una misura nelle cose, lo diceva qualcuno che amava raccontare le fiabe. Ogni tanto mi piace ricordarlo, soprattutto in giornate particolarmente complesse, dove addirittura ci sono circostanze che portano un giornalista che si dedica alla professione a doversi difendere solo perché fa il proprio mestiere. A dover sopportare le ormai note “querele temerarie”, quelle infime azioni che i presunti persecutori travestiti da perseguitati vanno propinando quando per loro si mette male.

L’unico modo per mettere tutto a tacere, adesso e per sempre, per questi infimi personaggi occulti è soltanto uno: “Ti porto in tribunale, ti faccio spendere soldi, ti faccio abbassare la testa così da farti capire che nei miei affari non devi sficcanasare, così da farti ben comprendere che posso ridurti in mutande soltanto se qualcuno inavvertitamente incappa nella mia accusa e avvalora le mie disoneste tesi”.

Sì, sono giornate complesse ma altamente rigeneranti per chi vuole continuare a camminare con la schiena dritta e la testa alta come mi hanno insegnato i miei genitori (se fossero ancora vivi immagino che sarebbero contenti di leggere parole che sanno di libertà). Non mi piego ne io e ne la mia famiglia.

Le minacce celate dietro le querele e le richieste di risarcimento danni per i “malori cagionati” dalle inchieste giornalistiche che faccio e che facciamo come giornale L’Osservatore d’Italia, mi scivolano addosso senza potermi scalfire. Chi aggredisce per mettere la cenere sotto il tappeto agisce in malafede e chi gioca con la giustizia e va in giro dicendo che “gli italiani sono tutti scemi e non capiscono nulla” si sbaglia perché siamo una nazione di brava gente, soprattutto di persone oneste.

Continuiamo a perseguire l’interesse collettivo e la verità sostanziale dei fatti perché il diritto di informare è costituzionalmente garantito. Questo fondo rivolto ai lettori affezionati de L’Osservatore d’Italia, alla fine di una giornata difficile ma appagante è l’unica maniera che conosco per rasserenare chi ci legge, anche quei personaggi di cui sopra: non molliamo! Continuiamo a scoperchiare le verità nascoste, a parlare dei fatti scomodi per portarli alla luce. Lo facciamo per dovere di cronaca non certo per perseguitare nessuno. Solo così posso continuare a portare con estremo orgoglio e riconoscenza la pelle che indosso: il giornalismo scevro dalle torbide dinamiche messe in piedi dai parassiti della società. Est modus in rebus, a volte ce lo dimentichiamo ma non dovremmo, specialmente quando “divoriamo” un patrimonio pubblico destinato alla collettività e non solo a pochi furbetti. La giustizia morale è sempre la strada vincente da percorrere. Come è bello guardarsi allo specchio e non provare vergogna.

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