Connect with us

Scienza e Tecnologia

Resident Evil 2, il remake di Capcom è un capolavoro

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 9 minuti
image_pdfimage_print

Il remake di Resident Evil 2 è finalmente realtà. Capcom l’ha fatto davvero e ha superato di gran lunga le aspettative dei fan lanciando, su pc, Xbox One e Ps4, un titolo completamente rivisitato, ma che mantiene il pieno rispetto di tutto ciò che c’era di buono nel gioco originale. Quindi non un prodotto con solo una veste grafica del tutto nuova, ma un remake con una visuale di gioco più moderna, enigmi migliorati, senza nessun tempo di caricamento ogni volta che si apre una porta e con una trama più approfondita. Se a questo si aggiungono nuovi filmati, nuove aree di gioco e un gameplay assolutamente sensazionale, viene da sé che Resident Evil 2 in versione 2019 rende onore al prodotto originale, regalando le stesse emozioni che si provavano 21 anni fa. Il più grande merito dell’opera di Capcom risiede nel fatto che con la sua uscita, non solo chi ha avuto la fortuna di giocare all’originale potrà rivivere le stesse emozioni di un tempo, ma la nuova generazione di gamers potrà apprezzare quello che è stato il trampolino di lancio a livello di trama per i capitoli successivi della serie. E lo potrà fare giocando a un titolo moderno, fluido ed estremamente al passo con i tempi. Dopo questa breve, ma doverosa introduzione passiamo all’analisi di Resident Evil 2. Sono passati appena due mesi dall’incidente di Villa Spencer, dal primissimo scontro col l’orrore biologico scatenato dalla follia dell’Umbrella Corporation. Una volta avviato il gioco bastano appena 10 minuti, il tempo di assistere al primo incontro tra Leon S. Kennedy e Claire Redfield, per cogliere i tratti della dichiarazione d’intenti di Capcom per questo capitolo. Nella tetra penombra di una stazione di servizio appena fuori i confini di Raccoon City, lo sviluppatore comincia sin da subito a calcare i tratti della sua promessa: quella di dare una nuova vita a incubi vecchi di vent’anni. Prima che un’autocisterna fuori controllo arrivi a separare Leon e Claire, segnando l’inizio della loro discesa verso le profondità della città in rovina, una sequenza introduttiva giocabile mette subito in chiaro quale sia l’obiettivo di Capcom per il suo remake e, cosa apprezzabile solo da chi ha giocato l’originale, mette in mostra le prime fantastiche differenze rispetto al passato. Se gran parte degli eventi raccontati in Resident Evil 2 seguono la sceneggiatura originale del gioco, le nuove esigenze narrative dell’utenza hanno offerto alla software house una preziosa opportunità per reinterpretare, con grande rispetto e cura, alcuni dei momenti chiave della trama. Una revisione che si traduce in una messa in scena d’effetto, composta di cutscene che strizzano l’occhio alla cinematografia di genere e traggono forza da una fotografia a dir poco sensazionale volutamente cruda e avvolgente. La regia virtuale ammalia i sensi del giocatore alternando momenti di grande dinamismo e rimandi alle inquadrature fisse tipiche della serie, assecondando le necessità di un copione che punta chiaramente a ridefinire i tratti dei suoi protagonisti, con una caratterizzazione più approfondita e meno macchiettistica. L’obiettivo, a nostro avviso centrato in pieno, è quello di costruire un racconto più intenso e credibile. Muovere i primi passi dopo aver varcato le soglie della stazione di polizia fa correre un brivido gelido lungo la schiena, un brivido fatto di ricordi e sensazioni già conosciute, emozioni che hanno fatto da sottofondo a un’avventura che ha segnato le vite dei giocatori più attempati. La scelta di non riproporre pedissequamente i tragitti già percorsi, senza però abbandonare i ritmi e le caratteristiche del DNA ludico della serie, è a nostro avviso un espediente davvero ben realizzato. Chiunque vorrà arrivare alla fine vivo e scoprire gli orrori che hanno portato all’apocalisse di Raccoon City, proprio come accadeva 21 anni fa.

Resident Evil 2 è ancora un survival horror in terza persona “puro” che non sfocia mai nell’action frenetico a discapito del ragionamento e della risoluzione degli enigmi. Enigmi che trovano in questo remake una contestualizzazione ben più verosimile di quella di un tempo, dimenticando statue da ricollocare e lampadine da accendere secondo un ordine preciso. Tale approccio, nell’economia generale di gioco, dà vita a due grandi vantaggi: da una parte impedisce che gli esperti del capitolo originale subiscano il logoramento di un costante “déjà vu”, e dall’altra rende più intuitiva la risoluzione dei rompicapo, senza per questo banalizzarli. Quest’ultimo aspetto, tra l’altro, influisce positivamente sul ritmo dell’avanzamento, limitando al minimo i tempi morti generati dalla sensazione di smarrimento che si ha quando non si sa come proseguire. Un’accelerazione a cui contribuisce anche, come già detto all’inizio, la totale assenza di sequenze di caricamento tra una stanza e l’altra con porte scricchiolanti che si aprono a interrompere il flusso dell’azione. Nel complesso insomma, tutte le operazioni di “restauro” del gameplay volute da Capcom sono state pensate per supportare al meglio la “qualità della vita” dei giocatori e svecchiare le meccaniche che avrebbero appesantito la giocabilità e annoiato i gamers odierni. Ottimo ad esempio l’idea di inserire le zone della mappa che cambiano colore una volta raccolti tutti gli oggetti nell’area (dinamica presente già nel Rebirth del primo capitolo), o la spunta rossa che appare quando una chiave ha esaurito la sua utilità e può essere tranquillamente scartata dall’inventario. Queste sono modifiche che, all’atto pratico, non danneggiano in alcun modo le sfumature hardcore dell’esperienza, ma si limitano a migliorarne la fruibilità generale affiancandola agli standard dell’industria contemporanea. Così facendo l’anima di Resident Evil 2 che mette gli utenti in bilico tra la necessità di risparmiare risorse preziose e la snervante ostilità del mondo di gioco è completamente intatta e la tensione resta viva proprio come 21 anni fa. In questo nuovo remake del classico del 1998 grande attenzione è stata data al comparto sonoro, la quasi totale assenza di accompagnamento musicale, eccezion fatta per specifici momenti e sequenze, massimizza gli effetti ansiogeni di una sinfonia di sinistri scricchiolii e versi gutturali, interrotta di tanto in tanto per fare spazio al forsennato calpestio di un abominio in avvicinamento. Non solo in Resident Evil 2 il suono è un’inesauribile fonte di sgomento, ma gli sviluppatori sono riusciti a integrarlo con astuzia in ogni aspetto del gameplay. Esempio culminante sono i Licker, i quali non attaccano il protagonista se questo si muove tanto lentamente da non emettere alcun rumore percepibile, aprendo la strada ad approcci più stealth. Ma la brillante crudeltà del sound design fa sì che i loro versi disarticolati si facciano improvvisamente più intensi quando il personaggio si trova nelle loro immediate vicinanze, con l’intenzione di spingere il giocatore a calcare bruscamente il pollice dando il via a uno scatto rivelatore. Tremendo è anche l’incedere del possente Tyrant T-103, i cui passi si fanno ben presto una compagnia costante, che anticipa l’arrivo di un pericolo dall’immonda crudeltà. In questo senso, l’audio binaurale si conferma una delle armi più efficaci in mano agli uomini di Capcom, che sono riusciti a modellare un vero e proprio inferno fatto di atmosfere che, per la gran parte dell’avventura, lasciano con il fiato sospeso, la bocca aperta e gli occhi sgranati. Squisito poi il doppiaggio tutto in lingua italiana che rende l’avventura ancora più immersiva e di facile comprensione anche per chi non conosce l’inglese.

A livello di gameplay, poi, l’ottimo sistema di shooting messo in piedi per questo remake di Resident Evil 2 non ammette errori. La precisione delle armi, modificabili scovando kit nascosti, è fortemente influenzata sia dal tempo speso per inquadrare il bersaglio, sia dalla lentezza dei movimenti della levetta, e capita spesso che una pressione istintiva si traduca in un colpo a vuoto. Essendoci una quantità limitata di munizioni, ed essendo necessario un buon numero di proiettili per abbattere i non morti e gli altri abomini, lo spreco di colpi risulta essere un “danno” grave. Inutile sottolineare che, in linea con quanto accadeva nel lontano 1998, quasi tutti i nemici hanno poi la spiacevole tendenza a rialzarsi nel caso in cui i colpi sparati non siano precisi in testa. Tale comportamento porta quindi a dover approfittare dei movimenti lenti degli zombi per poter fuggire senza dover utilizzare un numero maggiore di munizioni. Inutile dire che trovarsi dinanzi a un boss sguarnito di colpi si traduce in morte certa. Sempre parlando di boss fight possiamo dire che queste si attestano generalmente su buoni livelli e rappresentano un netto passo avanti rispetto alle controparti viste nel 1998. Un complimento che si può estendere senza fatica anche a un level design ispirato e leggibile, che rispecchia pienamente le ambizioni di Capcom per la produzione. Questo nuovo Resident Evil 2 infatti non solo porta su schermo una rivisitazione interessante della capitale dell’impero Umbrella, ma lo fa assemblando un complesso di ambientazioni di grande impatto scenico, senza mostrare mai tentennamenti sui fronti della navigabilità e della caratterizzazione. La nuova avventura di Capcom garantisce poi al pubblico un corposo quantitativo di dettagli inediti, allargando l’abbraccio della narrazione per dare maggiore consistenza ad eventi e personaggi, come il capo della polizia Irons e la straziante vicenda del proprietario del negozio di armi. Apprezzabile anche il modo in cui il team di sviluppo ha sintetizzato e ridefinito le sequenze di Ada e Sherry, ora dotate di un’identità più riconoscibile. Ognuna delle due sezioni, infatti, si apre a interessanti variazioni sul tema della sopravvivenza horror, focalizzandosi ora sulla risoluzione degli enigmi, ora sullo stealth puro. Quella di Sherry porta poi nell’unica location totalmente nuova del titolo: un inquietante orfanotrofio sulla cui storia non vogliamo rivelare nulla. Questo spettrale ricettacolo di sogni infranti ci offre un eccellente palcoscenico per svelare che, sì, esistono effettivamente due scenari per ciascun protagonista. E’ bene sottolineare che a differenza dell’originale, il remake di Resident Evil 2 non contempla nessuna interazione dinamica tra le campagne di Leon e Claire (Claire 1 e Leon 1, Claire 2 e Leon 2). Optando per un prima run in compagnia dell’audace studentessa, ad esempio, ci si troverà a seguire un percorso che, in particolar modo all’inizio e sulle battute conclusive, mette in scena qualche piccola ma significativa differenza rispetto alla medesima campagna giocata in seconda battuta. Va sottolineato che, a prescindere da quale avventura si decida di giocare e dall’ordine scelto, le sfide proposte dal gameplay nelle diverse location saranno sempre fondamentalmente le stesse. Questo nodo chiave, unito alla necessità di affrontare almeno uno “scenario 2”, sbloccato dopo il primo completamento, per accedere al vero finale, fa sì che il secondo playthrough perda una fetta notevole della sua potenza. Come di consueto, l’arrivo dei titoli di coda coincide con l’attribuzione di un rango, che va da E a S, alle imprese degli utenti, che determina lo sblocco di ricompense speciali. E se questo non bastasse a convincervi del fatto che il Resident Evil 2 ha tutto il potenziale per essere un gioco che garantisce una longevità di alto livello, sappiate che l’offerta ludica comprende anche diverse modalità extra, tra cui l’iconica “The 4th Survivor”.

Si tratta, come intuibile, di una modalità sopravvivenza che spinge i giocatori a ripercorrere tutte le principali tappe della campagna nei panni di Hunk, un agente speciale dell’Umbrella, con risorse limitatissime da centellinare con letale efficienza contro una quantità semplicemente fenomenale di nemici. Ecco, se già il livello di difficoltà standard della campagna riesce a offrire un buon grado di sfida, e quello estremo lo raddoppia senza sforzo, sappiate che si tratta di solo di un piccolo assaggio rispetto alle prove che si celano nel menù degli extra. E’ bene sottolineare poi che al contenuto preesistente del titolo si aggiungono sfide extra e collezionabili da individuare e distruggere, che sbloccheranno dei contenuti bonus nella galleria di bozzetti e modelli 3D, oltre ad alcuni costumi per i protagonisti. Menzione d’onore, poi, va fatta per la stabilità del software, che in tutta la durata del nostro testing non ha mai subito un crash o manifestato glitch, il tutto senza ingombranti patch day-one e con meno di 25 GB di spazio occupato su disco. Prima di descrivere l’aspetto estetico del titolo è bene sottolineare la particolare importanza che hanno assunto le armi secondarie. Bombe a mano, coltelli da battaglia o flashbang non solo potranno essere utilizzate in qualsiasi momento, ma in caso d’incontro troppo ravvicinato con un nemico, si potrà utilizzare l’arma in possesso per creare un’immediata via di fuga, seguendo semplicemente l’indicazione a schermo. La gestione del menù del giocatore, altro marchio di fabbrica della saga, è stato poi leggermente rivisto e velocizzato. Gli oggetti curativi, per esempio, non potranno essere raccolti e consumati quasi in contemporanea, ma dovranno prima passare dal menu dove saranno prima depositati, quindi selezionati e usati. Un buon compromesso tra passato e presente insomma. Sono cambiati, invece, i puzzle ambientali, snelliti nella formula, ma non nella sostanza, tra specifiche chiavi da trovare, scaffali da spostare e combinazioni da dedurre. Il tutto nel rispetto di un rinnovato approccio che tende a voler dare maggiore dinamicità all’azione di gioco. A livello grafico gli ambienti di gioco proposti nel nuovo Resident Evil 2, sono stati ovviamente ripresi da quanto già visto nell’episodio originale, anche se le tecniche moderne riescono a dare al tutto l’aspetto di un inedito deja vu. In generale tutti gli ambienti sono stati arricchiti in termini di dettagli e dovranno essere esplorati a fondo per riuscire a scovare tutti quegli elementi disseminati, utili non solo per la soluzione dei puzzle, ma anche per riuscire a rimanere vivi. Esteticamente il gioco ha conosciuto anche un impressionante update poligonale, che lo rende estremamente realistico in tutte le sue componenti, anche se non mancano alcune texture non esattamente in linea con la generale pulizia dell’immagine, ma in generale la grafica di questo remake rappresenta un sicuro step evolutivo per l’intera saga. Ottimo anche il bilanciamento dei colori e l’utilizzo dei contrasti di luci e ombre. Il frame rate poi, almeno su Xbox One X Ps4 Pro e Pc, resta sempre inchiodato sui 60 fps, anche nei momenti più concitati, quindi anche da questo punto di vista il titolo di Capcom rappresenta una vera gioia. Tirando le somme, possiamo senza dubbio asserire che quello che la versione 2019 di Resident Evil 2 davvero non riesce a fare è deludere. Anche i tradizionalisti più incrollabili non potranno che sostenere che il progetto si fonda su un’impressionante cura e competenza da parte di Capcom. Il rispetto verso l’opera originale si sposa degnamente con le novità inserite dando al prodotto vitale una spinta incredibile. A nostro avviso il titolo rappresenta al momento la migliore incarnazione di quello che un remake dovrebbe essere. Lasciarsi scappare un titolo di questa portata sarebbe veramente un grosso errore. Credeteci, sia che lo abbiate giocato nel lontano 1998, sia che non abbiate idea di cosa sia, Resident Evil 2 merita a tutti gli effetti di essere giocato.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9,5

Sonoro: 9,5

Gameplay: 9,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Scienza e Tecnologia

Far Cry 6, è ora della rivoluzione

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 10 minuti
image_pdfimage_print

Far Cry 6 arriva su Pc, ma anche sulle console della famiglia Xbox e PlayStation dopo più di 3 anni dall’uscita di Far Cry 5 e dopo 2 dall’uscita dello spin off Far Cry New Dawn. Ubisoft propone così il sesto titolo principale della sua famosissima saga FPS. Fin dal reveal trailer Far Cry 6 è stato in grado di incuriosire i fan della serie, mostrando subito il nuovo antagonista del gioco; che, come in ogni Far Cry, rappresenta un elemento importante e fondamentale sul quale si basa buona parte della riuscita del titolo. Ambientato nella splendida isola caraibica di Yara, il gioco racconta la storia di una piccola nazione indipendente controllata col pugno di ferro da uno spietato dittatore, il presidente Anton Castillo, impersonato da un intenso e convincente Giancarlo Esposito (Attore famoso per aver recitato in Breaking Bad e The Mandalorian). Castillo, la cui cosa più preziosa è indubbiamente suo figlio Diego, soggetto a un’educazione a dir poco severa, ha una salda visione per il futuro di Yara e pretende che la popolazione aspiri a raggiungerla soffrendo i sacrifici necessari, costi quel che costi. La formula per riuscire nell’impresa si chiama Viviro, un miracoloso farmaco contro il cancro che può essere prodotto solo a Yara, ma la cui coltivazione intossica e uccide gli abitanti dell’isola costretti ai lavori forzati nelle piantagioni di Castillo. I giocatori in Far Cry 6 vestiranno i panni di Dani Rojas, un protagonista che può assumere sembianze femminili o maschili, sopravvissuto miracolosamente alla Noche de la Muerte, una vasta purga tesa a imprigionare o ad uccidere i pochi dissidenti ancora rimasti ad Esperanza, la capitale di Yara. Dani, almeno inizialmente, non ha alcuna tendenza rivoluzionaria e anzi, non desidera altro che una vita tranquilla in Florida, le cui coste sono a pochissimi chilometri da quelle dell’isola. Dopo una fuga rocambolesca il sogno di una vita tra gli “yanquis” scorre come sabbia tra le dita del protagonista, che decide allora di combattere per liberare il proprio popolo unendosi a Libertad, una fazione di ribelli che è la principale antagonista del regime di Castillo. Per certi versi la storia di Far Cry 6 ricorda quella di Far Cry 4 dove la nazione di Kyrat, alle pendici dell’Himalaya, era sotto il giogo di Pagan Min e il giocatore era chiamato a combattere una rivoluzione per defenestrarlo. Però, rispetto a quel capitolo della serie, in Far Cry 6 le conseguenze che ci si trova a vivere hanno cause più “pesanti” e moralmente nebulose; un elemento che aggiunge un certo spessore al copione. Il presidente Castillo è figlio di un altro dittatore, deposto e ucciso nel 1967 in una precedente rivoluzione e i cui combattenti, noti come le Leggende del ’67, vivono nascosti e disillusi nella giungla. Le fazioni in guerra per la libertà, fra cui quella a cui si unisce Dani Rojas, Libertad, devono scendere a compromessi con una realtà di corruzione, fatalismo e crimine che cresce come muffa sulle rovine dell’isola. Il mondo esterno sembra cieco di fronte a quanto sta succedendo, e il regime stesso spende molte risorse per promuovere l’idea di una Yara forte, libera e giusta. Insomma, in Far Cry 6 non basta prendere un fucile e scendere in strada per riportare diritti e democrazia. Ma tutto ciò rappresenta solo un buon punto di partenza verso tutto ciò che è necessario compiere per tornare a liberare Yara.

Chi ha giocato i precedenti giochi della serie targata Ubisoft si sewntirà come a casa. Ovviamente l’ambientazione è tutta nuova, ma le attività presenti ricalcano da vicino la ricetta dei vecchi capitoli della serie, concentrando magari l’attenzione su alcuni aspetti ma senza mai uscire davvero dal solco che ormai caratterizza il brand. Per combattere il regime bisogna indebolirlo alla base, erodere metro dopo metro la terra sotto i suoi piedi, e per farlo si possono seguire le Operazioni, che sono le missioni vere e proprie che portano avanti la trama, o assaltare i posti di blocco, gli obiettivi strategici e gli insediamenti. A differenza di Far Cry 5, dove la conquista delle posizioni occupate dal nemico indeboliva direttamente i luogotenenti di Joseph Seed, queste attività non impattano in modo visibile sulla forza del regime di Castillo, anzi lo pungolano e lo spingono ad aumentare la sua presenza. Rimane però un ottimo modo per ottenere dei punti di viaggio rapido e per raccogliere risorse da utilizzare nei campi base della guerriglia. Il tutto nell’ottica di ottenere la lealtà delle tre fazioni che controllano le zone in cui è divisa l’isola e che si oppongono ai pezzi grossi del regime. Queste fazioni sono dislocate in tre aree diverse della vasta mappa di gioco: a ovest c’è la famiglia “Montero”, in lotta contro il nipote di Castillo che gestisce le coltivazioni di tabacco modificato. Al centro dell’isola “Maxima Matanza”, gruppo a metà strada fra movimento culturale e guerriglia attiva che rappresenta la voce della resistenza e del dissenso opposta a quella del Ministero della Cultura. A est, infine, nella folta vegetazione della sierra, si nascondono le “Leggende del ’67”, simbolo di resistenza del passato ora chiamate a colpire l’apparato militare ed economico di Castillo. Durante l’avventura si può decidere di portare avanti in parallelo le Operazioni di tutte tre le fazioni, oppure di dedicarsi fin da subito alla fine ad una sola fazione prima di passare alle altre. L’unica cosa a cui è davvero importante prestare attenzione sono i gradi delle diverse aree: maggiore è la differenza fra il grado dell’area e il livello del giocatore, più sarà difficile uscire vivi dai faccia a faccia con i soldati di Castillo. In tal senso, la gestione del protagonista di Far Cry 6 è quella che più si discosta dal passato della serie: non ci sono più punti talento con cui sbloccare nuove abilità e salire di livello serve semplicemente a sbloccare nuove armi e armature dai mercanti clandestini. Tutta la crescita del personaggio è stata concentrata sulla gestione delle armi e del vestiario, con particolare enfasi sul sistema di armi fai da te e sul “Supremo”. Oltre alle armi più convenzionali il giocatore può ottenere dei particolari ed eccentrici strumenti di morte assemblati da Juan, braccio destro della leader di Libertad Clara Garcia. Si passa così dalla sparachiodi, ottima per le azioni furtive, al cannone EMP che spegne mezzi e velivoli, dal fucile di precisione caricato a razzi ad una balestra che spara vinili come fossero lame. Su tutto, però, spicca il Supremo, uno zaino che oltre a poter essere potenziato con modifiche recanti svariati bonus differenti, costituisce la scorta degli oggetti da lancio e la mossa speciale da sfruttare nelle situazioni più concitate. Di Supremo ce ne sono diversi tipi e ognuno offre una mossa differente. In Far Cry 6 però anche le armi più convenzionali possono essere modificate in molti modi. Il giocatore ha infatti la possibilità di dotare ogni bocca di fuoco di diversi tipi di mirino, silenziatori, modifiche con bonus e, soprattutto proiettili speciali. Questi ultimi sono il cuore pulsante del sistema di combattimento di Far Cry 6, in quanto i nemici si dividono non solo secondo le armi che usano ma anche secondo le protezioni di cui sono dotati. Un cecchino, per dire, sarà vulnerabile ai proiettili antiuomo, mentre un artigliere dotato di elmetto è meglio affrontarlo con i proiettili perforanti. I lanciafiamme sono vulnerabili ai proiettili velenosi, mentre particolari nemici che spruzzano il concime tossico alla base del Viviro cadono urlando tra le fiamme. Ora, sia chiaro, tutti i nemici poissono essere uccisi con il giusto quantitativo di proiettili, ma sfruttare le debolezze di ogni nemico risulta essere la tattica migliore per eliminarlo in fretta e risparmiare pallottole. Ovviamente anche i nemici possono sparare con diversi tipi di proiettili, proprio per tale ragione nell’inventario di Dani Rojas si possono trovare, dopo averli raccolti o comprati, pantaloni, guanti, elmetti e giacche di ogni foggia e funzione. Anche in questo caso, non è essenziale muoversi sempre con i vestiti calibrati a puntino, ma tutto questo rappresenta in ogni caso un bonus extra. A completare il materiale utilizzabile dal protagonista di Far Cry 6 ci sono i veicoli, equipaggiabili con torrette, speroni, corazze extra, clacson divertenti e Arbre Magique.

In Far Cry 6, poi, ci sono anche gli “amigos”, ossia compagni per lo più a quattro zampe gestiti dalla CPU ai quali è possibile dare semplici ordini di movimento o ingaggio. Ogni amigo ha caratteristiche uniche e abilità che lo rendono più utile in determinate situazioni. Tutto questo, dalle armi alle armature, dai mezzi agli amigos, può essere potenziato e migliorato presso i Campi Base di Libertad, cedendo in cambio risorse e materiali unici. Il più comune, per esempio, è la polvere da sparo, necessaria per creare le modifiche delle armi e del Supremo. Ma ci sono anche vetro, ferro, medicine e plastica, che non impattano direttamente sulla dotazione del giocatore ma che possono essere spese per costruire e migliorare delle strutture da creare nei campi base. Ogni capanno (in tutto sono 6) offre bonus specifici, che impattano sulle attività di caccia, pesca, sulle armi a disposizione, sulle dotazioni dei guerriglieri in giro per Yara e, infine, sulle operazioni dei Bandidos. Queste ultime, altra novità di Far Cry 6, possono essere viste come un piccolo, semplice e limitatissimo, esempio di gameplay gestionale all’interno del gioco. Queste missioni possono essere gestite dai tabelloni presenti negli accampamenti. Ma come funzionano? E’ molto semplice: ogni giorno al giocatore vengono proposte delle operazioni a cui assegnare dei Capi. Una volta assegnato un leader ci si trova di fronte ad una serie di scelte. Ognuna descrive una possibile strategia adottata dal contingente in missione, ed ognuna legata ad una specifica ricompensa e ad una percentuale di successo. Superare tutte e tre le fasi di un’operazione ne decreta il successo e l’ottenimento della ricompensa finale. Attenzione però: a seconda delle scelte fatte si investono risorse o uomini e il fallimento ne comporta la perdita. Come se non bastasse, Far Cry 6, offre molte altre attività. Alcune più improntate al semplice divertimento, che portano a ricompense per lo più estetiche, altre utili ad accumulare risorse e, appunto, uomini da spedire in missione con i Bandidos. Oltre alle prevedibili corse in auto, ci sono le attività di caccia, pesca (con alcune prede speciali come sempre), le partite a domino e i combattimenti fra galli. Quest’ultima, particolarmente sfiziosa, risulta essere un vero e proprio beat em’up in miniatura, dove si prende il controllo del gallo scelto per lo scontro e tramite tre diversi attacchi e una mossa speciale si deve sconfiggere il pennuto avversario. Un passatempo sfizioso e ridicolmente divertente. Per chi non ritenesse abbastanza varia l’offerta di Yara, c’è anche la possibilità di lanciarsi in operazioni speciali, in singolo o in cooperativa, che costituiscono dei veri e propri scenari a parte e che offrono crediti da spendere al mercato nero. Sono missioni della durata di poco meno di venti minuti, che trasportano il giocatore in una mappa creata ad hoc e pongono come obiettivo quello di trovare e rubare un’arma sperimentale dalle mani dell’esercito yariano. Durante la fuga, bisogna però stare attenti ad evitare fonti di calore e la luce diretta del sole, perché l’arma è instabile e, se surriscaldata oltre il limite, trasforma Yara in un enorme cratere fumante. Ovviamente in Far Cry 6 tutte queste attività che abbiamo appena elencato si affiancano alle missioni principali e a quelle secondarie. Tutte le cose extra trama servono sostanzialmente per arricchire e rafforzare la guerriglia, una cosa che nei precedenti Far Cry era meno marcata. Per esempio: liberare i prigionieri che vengono deportati nei campi di tabacco fa aumentare il numero di soldati a disposizione per le operazioni dei Bandidos. Uccidere gli animali leggendari offre pezzi unici per il Supremo. Risolvere le missioni chiamate Storie Yariane arruola i capi dei Bandidos, e così via. Nonostante Yara sia nominalmente divisa in tre aree, ognuna dotata di una morfologia particolare, il gameplay è più vario e non è raro trovarsi di nuovo nelle aree già liberate per portare avanti obiettivi e attività. Insomma, in Far Cry 6 le cose da fare non mancano proprio e annoiarsi è davvero molto difficile.

A livello di gameplay, Fin da Far Cry 3, questo non è stato eccessivamente modificato poiché continua a divertire tutti i giocatori e gli lascia sempre la scelta su come affrontare le differenti situazioni. Infatti proprio come la novità più grande inserita in Far Cry 6, anche le varie missioni ce le si crea da soli, come se fossero un lavoro fai-da-te, decidendo quale approccio usare, quali armi, da dove attaccare e molto altro. Una scelta molto interessante che potrebbe essere accolta in modi diversi a seconda del tipo di fruitore si approccia a questa meccanica. Tra le varie novità infatti si può ad esempio anche rinfoderare le armi per rendersi meno sospetti agli occhi delle guardie; inoltre facendo ciò si può riuscire ad avvicinarsi ad alcune di loro per corromperle e farsi dare delle informazioni utili per il prossimo assalto o la prossima missione. Un grado di personalizzazione molto alto e significativo che dona quasi una sfumatura sandbox al titolo. Bisogna anche stare attenti a non causare troppo disordine nelle varie zone dell’isola poiché facendolo si farà salire il livello di allerta. Quest’ultimo alzandosi farà si che quella determinata area diventi piena di nemici sempre più forti fino a raggiungere il livello massimo dove arriveranno le temibili forze speciali di Antón Castillo. Quando arriveranno loro, ci sarà solo un modo per risolvere il problema: lo scontro a fuoco. All’inizio dell’avventura, a causa del grado basso e delle poche armi a disposizione, sarà consigliato un approccio più silenzioso usando le uccisioni stealth e nascondendo i cadaveri. Questo metodo sarà agevolato anche dalla scarsa intelligenza artificiale che va un po’ a smorzare la tensione, anche a causa di bug minori che vedono i nemici suicidarsi o bloccarsi. Nell’approccio stealth ovviamente non mancheranno i soliti indicatori di allerta presenti negli ultimi titoli della serie, inoltre si potrà usufruire di alcune coperture per affacciarsi e sbirciare i movimenti degli avversari . Inoltre è presente la, ormai ben nota ai fan, camera per segnalare i bersagli che in Far Cry 6 si rivela sempre essere utile, ma questa volta con una marcia in più. Quest’ultima, infatti, oltre a segnalare i soldati nemici, indicherà anche il suo grado, i punti deboli e le eventuali abilità. A livello estetico l’ultima fatica di Ubisoft non stupisce, infatti nonostante il gioco sia in sviluppo da molti anni, prima ancora dell’arrivo delle console attuali, graficamente non fa gridare al miracolo. Nulla di mostruoso ovviamente, ma comunque nel complesso deludente. Su Xbox Series X, nonostante il download del pacchetto di textures HD, il risultato finale è di poco superiore a quanto già visto in Far Cry 5. I dettagli sono moderatamente notevoli sulla breve distanza, e scendono a livello di texture piatte nel raggio di una trentina di metri. Salire su una posizione elevata significa vedere un bel pezzo del panorama in stile 2009, se non peggio. Ci sono momenti visivamente intriganti, soprattutto di notte, e il gioco è sempre fluido durante l’azione, ma la next-gen sarà sicuramente come si deve nel prossimo capitolo della saga. Guardando invece i filmati in game sono evidenti due fattori: le ottime interpretazioni del doppiaggio originale e l’espressività dei volti che lascia assai a desiderare. Un difetto che può anche essere visto come marginale, ma che comunque va segnalato. Far Cry 6 presenta testi, menu e sottotitoli in italiano ma il parlato è in inglese. Un grosso cambiamento rispetto ai capitoli precedenti, tutti doppiati nella nostra lingua e quindi molto più comprensibili a livello di trama specialmente da chi mastica poco la lingua di oltremanica. Tirando le somme Far Cry 6, nonostante i difetti elencati, è un titolo che ha cercato di rinnovarsi e ha provato a integrare il solidissimo gameplay con alcune interessanti aggiunte. La trama segue gli standard dei capitoli precedenti con molti colpi di scena ed uno scontro interessante tra un gran protagonista ed un gran antagonista. Tutto questo unito alla classica caccia ai collezionabili, componente amata dai completisti, e alle tantissime cose da fare dà vita a un ecosistema interessante e assolutamente godibile per molte e molte ore di gioco.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay:

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

Continua a leggere

In evidenza

Il Nokia 6310 “rivisitato” arriverà in Italia e ci sarà anche Snake

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura < 1 minuto
image_pdfimage_print

Nokia dà il via alla sua “operazione nostalgia” con il cellulare 6310. Presentato ufficialmente la scorsa estate, l’azienda ha ufficializzato l’arrivo anche in Italia del telefonino, in versione 2021. Il design riprende la livrea dell’originale anche se sotto la scocca emergono un paio di elementi di differenziazione con il modello apparso per la prima volta nel 2001, venti anni fa. Il successore ha un display da 2,8 pollici e una batteria rimovibile da 1.150mAh. Il Nokia 6310 permette di navigare sul web e di scattare foto con il sensore da 0,3MP. Non mancano il jack audio da 3,5 mm, il doppio slot SIM, la radio FM e il riproduttore di file MP3.

Spazio anche per l’iconico videogame Snake, già apparso in veste rinnovata sulle precedenti operazioni nostalgia di Nokia, che negli anni scorsi ha dato nuova forma ai vari 3310, 8110, 6300 e Nokia 8000. Il 6310 è un cosiddetto ‘feature phone’, senza la possibilità di accedere ad app avanzate come i comuni smartphone ma può comunque contare sulla connettività 4G, Bluetooth 5.0, 16 MB di RAM e 8 GB di spazio di archiviazione a disposizione dell’utente, espandibili fino a 32 GB con MicroSD. Dietro la realizzazione del cellulare c’è HMD Global, azienda finlandese che ha acquisito il marchio Nokia nel dicembre 2016, due anni dopo il primo passaggio dello storico brand, sull’orlo del fallimento, a Microsoft. Nokia 6310 è già in vendita a 59 euro nei colori Black e Dark Green. “Il nuovo Nokia 6310 riprende l’iconica silhouette dell’originale e lo aggiorna con alcune nuove aggiunte come un grande schermo curvo, una migliore leggibilità e accessibilità, oltre a una serie di funzionalità classiche. È costruito con un guscio resistente, quindi può sopportare gli urti della vita” ha spiegato l’azienda.

F.P.L.

Continua a leggere

Scienza e Tecnologia

Call of Duty Black Ops e Warzone celebrano Halloween

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

Call of Duty abbraccia ancora una volta la paura celebrando l’evento di Halloween 2021. Il periodo più terrorizzante dell’anno torna ancora una volta, e con sé si porta dietro tutta una serie di eventi unici a tema “Dolcetto o Scherzetto?” ma che strizzano l’occhio ai classici dell’horror hollywoodiano. L’evento The Haunting ha debuttato in Call of Duty Warzone e Black Ops Cold War il 19 ottobre, e offre ai giocatori dei due FPS tutta una serie di contenuti fra cui diversi cambiamenti nelle modalità multigiocatore sia nel battle royale che in Zombies. Non mancano anche nuovi oggetti estetici a tema horror e un paio di nuove skin che si rifanno a due icone del genere horror amatissime. Parliamo di Ghost Face della saga di Scream e Frank, il coniglio presente in Donnie Darko.

Nello specifico, durante l’evento sono presenti modalità esclusive in Zombies, Warzone e nel multiplayer classico di Black Ops Cold War oltre alla solita serie di sfide il cui completamento consente ai giocatori di accaparrarsi gratuitamente progetti per le armi, ciondoli e orologi. Proprio come il pugnale “Sai” nell’evento I Numeri, questa volta verrà messa in palio anche una nuova arma, ovvero il fucile d’assalto Lapa, il quale potrà essere sbloccato anche in un secondo momento tramite il completamento di un obiettivo in qualsiasi modalità del gioco. Anche il negozio accoglie dei bundle a tema Halloween e verranno proposte le skin di Scream e Donnie Darko, entrambe collaborazioni con importanti pellicole. Il team di sviluppo pubblicherà anche costumi inediti come Necro Queen, Disciple of Mayhem e Ghost of War. A differenza di tutte le altre skin, Ghost of War sarà completamente gratuita per tutti i giocatori che preordineranno la versione digitale di Call of Duty Vanguard nel periodo compreso tra il 22 ottobre e il 2 novembre 2021.

F.P.L.

Continua a leggere

I più letti