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“L’incapacità dell’amministrazione municipale emerge di fronte alla dura realtà di spaccio, bivacchi e abusi nelle strade; vietare video e documentazione non può nascondere il fallimento delle istituzioni”
Il recente episodio al Pigneto, raccontato da un noto quotidiano nazionale ormai divenuto megafono mediatico della sinistra, ha riacceso il dibattito sul ruolo di Simone Carabella. Secondo il racconto del giornale, l’influencer sarebbe stato “cacciato” da un gruppo di residenti dopo aver filmato un’operazione di polizia, etichettato come “influencer di estrema destra” che “provoca i poveri immigrati”. Una narrazione che, come spesso accade, seleziona e distorce i fatti per ridurre tutto a una caricatura ideologica.
La verità è che a fronteggiare Carabella non erano comuni cittadini, ma militanti dei centri sociali di estrema sinistra, scesi appositamente in strada per contestarlo. Di fronte a insulti e provocazioni, Carabella ha scelto di non reagire, preferendo documentare con il suo smartphone ciò che accadeva, come fa da anni. Un atteggiamento che stride con l’immagine di “provocatore” che gli viene cucita addosso.
Non basta. Lo stesso quotidiano si è premurato di sottolineare i presunti “cambi di casacca” di Carabella – passato, a loro dire, dal PD ai Cinque Stelle fino a Fratelli d’Italia – come se la sua storia politica fosse una prova di incoerenza. Quello che il giornale dimentica è che Carabella, indipendentemente dagli schieramenti, ha sempre portato avanti battaglie concrete e difficili: per i disabili, per i cittadini senza casa, contro il termovalorizzatore e contro ogni forma di speculazione che danneggiasse i territori e i più deboli.
E allora la domanda è: cosa c’entra tutto questo con la battaglia che lo stesso Carabella definisce “per Roma nostra”? Carabella non si definisce né di destra né di sinistra. La sua missione è restituire le città ai cittadini, renderle vivibili, sicure, a misura di famiglie e giovani. Il suo obiettivo è che una persona possa passeggiare di notte senza la paura di ricevere una bottigliata da ubriaconi che occupano strade e piazze, o di imbattersi in scene di degrado quotidiano: rifiuti sparsi ovunque, persone che si denudano, che urinano o defecano per strada, che importunano chi semplicemente vuole tornare a casa in tranquillità.
In questo senso, Carabella non fa ronde e non veste i panni dello “sceriffo”. Documenta, denuncia e stimola le forze dell’ordine a intervenire. È un cittadino attivo che svolge un ruolo che la politica troppo spesso abdica a ricoprire. Dovremmo dirgli grazie, e dire grazie a tutti quelli che come lui ogni giorno si spendono per colmare lacune lasciate da chi, per anni, ha preferito voltarsi dall’altra parte.
Il megafono mediatico della sinistra potrà continuare a etichettare e delegittimare, ma la realtà resta sotto gli occhi di chiunque cammini per le strade di Roma: il degrado c’è, è diffuso e intollerabile. E se oggi a denunciarlo con coraggio c’è qualcuno come Carabella, la domanda vera non è se sia “di destra” o “di sinistra”, ma perché i politici che hanno governato negli ultimi anni – quelli sì “sinistri” – abbiano permesso che tutto questo avvenisse.
A margine della vicenda è intervenuto l’ex ufficiale dei Carabinieri Angelo Jannone, che ha denunciato l’assurdità di quanto accaduto:
“Quando si dice che il mondo gira al contrario. Simone Carabella subisce minacce di morte (registrate e consegnate alla polizia con una denuncia), rivolte a lui ed ai suoi figli. Ma Repubblica scrive che è stato ‘cacciato’ dal Pigneto. Sì. Ma allora ha dimenticato di dire che a cacciarlo sono stati spacciatori e tossicodipendenti, quelli che lo vorrebbero morto e che tappezzano il Pigneto con le scritte ‘Carabella Infame, amico degli sbirri’, o quelli che al telefono lo invitano a tornare al Pigneto dove lo attenderebbe un comitato pronto ‘a spezzargli le ginocchia’. Ed il Presidente del V Municipio cosa fa? Con un’ordinanza, che non avrebbe potuto emettere perché materia non di sua competenza, vieta ‘ronde’, termine con cui cerca di etichettare in modo negativo l’opera di chi richiama l’intervento delle forze di polizia, e con la stessa ordinanza proibisce la pubblicazione di video di operazioni di polizia. E qui una gran risata sarebbe quanto di meglio per commentare l’iniziativa, del tutto fuori norma. Mi chiedo: ma cosa teme? Che si denunci il degrado generato dalla pseudo-accoglienza che impedisce a mamme e bambini di usufruire di parchi e spazi pubblici? Complimenti Presidente!”
Il caso evidenzia chiaramente come un presidente di municipio non possa negare ai cittadini il diritto di documentare il degrado che incombe sul territorio di loro competenza. In questo modo, di fatto, si impedisce di mostrare l’incapacità di certe istituzioni nel garantire legalità e sicurezza nei quartieri di pertinenza.
Inoltre, l’ordinanza adottata lascia forti dubbi sulla sua effettiva valenza normativa: vietare la documentazione delle operazioni delle forze dell’ordine o tentare di etichettare come “ronde” le iniziative dei cittadini è un modo maldestro di nascondere le proprie responsabilità. Un presidente di municipio non può e non deve usare strumenti amministrativi per ostacolare chi segnala problemi reali e quotidiani, né per impedire che le criticità del territorio emergano alla luce del sole.