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ROBERTA RAGUSA: IN ATTESA CHE LA PROCURA DI PISA SI ESPRIMA

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Sabato 9 agosto è stato compiuto un giro di perlustrazione

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di Chiara Rai

In attesa che si spalanchino le porte del processo per l’unico indagato che è il marito di Roberta e che quindi la magistratura vada fino in fondo e riesca ad individuare il colpevole della scomparsa di Roberta, ci sono cittadini che non si arrendono alla ricerca di indizi, forse anche del corpo della povera donna che potrebbe essere stata uccisa da chi avrebbe dovuto esserle accanto. E in suo nome si organizzano e perlustrano il territorio per trovare quella giustizia tanto attesa, confidando, prima di tutto nel lavoro senza sosta delle forze dell’ordine coadiuvate dal procuratore capo della Repubblica di Pisa, Ugo Adinolfi il quale a marzo ha richiesto che Logli fosse rinviato a giudizio per omicidio.

La perlustrazione  

 Sabato 9 agosto è stato dunque compiuto un giro di perlustrazione, un’attento giro di ricognizione ma non certo alla stregua di quello che sono in grado di operare gli investigatori con mezzi e forze adeguate,  in quattro zone "sensibili" del territorio pisano, con Gaia Ghilarducci, Tiziano Vason e  Donatella Raggini, che è arrivata dall'Emilia Romagna fino in Toscana per parteciparvi. Tutti appartengono al gruppo Fb ufficiale dedicato a Roberta, fondato da Andrea Marotta poche ore dopo la scomparsa di Roberta nel 2012.   Il primo luogo visitato è stato il fiume Morto, lungo la Via Figuretta.

Il secondo luogo la Via Gigli. Il terzo luogo l'ex deposito militare di Titignano. Infine è stata perlustrata la tenuta di Coltano.

Il deposito di Titignano, nel comune di Cascina (Pisa) è un ex deposito militare dei paracadutisti della Folgore  ormai dismesso da almeno 35-40 anni circa. 

Il gruppo di persone ha avuto la grande fortuna di conoscere una persona che vive lì di fronte in condizioni molto precarie, in una roulotte con un piccolo terreno recintato,  il quale ha raccontato che il lucchetto di chiusura è stato apposto circa due mesi fa, quindi dopo la testimonianza di un tale che in una lettere anonima al settimanale Giallo si è firmato Tony.

La testimonianza

Secondo questa lettera anonima di Tony, una fonte presumibilmente attendibile, i resti della donna potrebbero essere nascosti in un luogo che Antonio Logli conosceva bene, l’ex deposito militare di Titignano. Tony ha ha indicato l’ex deposito militare di Titignano come luogo all’interno del quale giacerebbero, nascoste nelle cisterne che un tempo custodivano il carburante, le spoglie della donna. La zona sarà battuta dagli investigatori di Pisa, che hanno deciso di non tralasciare nessuna indicazione aprendo l’ipotesi ad una nuova possibile pista.

All'epoca del delitto il luogo era stato anche abitato da nomadi, e comunque era utilizzato dal personaggio che abita di fronte per allevare le sue galline, tanto è vero che ha dichiarato che spesso riparava la recinzione che veniva saltuariamente danneggiata.

La tenuta di Coltano (Pisa) ove in passato sono stati ritrovati diversi cadaveri. Si presta bene all'occultamento di un corpo poiché molto vasta, c'è un torrente che corre lungo i campi e non è molto frequentata. La frazione di Coltano è un piccolo borgo agricolo, antico possedimento mediceo, e costituisce una delle storiche Tenute in cui è suddiviso il Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli.

Cinque cadaveri sono stati ritrovati in passato in quella zona, ma si è sempre trattato di prostitute. Può darsi anche che chi abbia ucciso Roberta, sempre che Roberta sia morta, abbia voluto nasconderla in quella zona boscata e abbandonata e far credere che anche la povera Ragusa sia stata vittima di un maniaco serial killer che ancora si trova in giro. Sui cordoni dunosi, che un tempo emergevano dalle paludi, si trovano le uniche fasce boscate della Tenuta. Non sembrerebbe quindi difficile occultare un cadavere da quelle parti

Via Gigli

I carabinieri dedicano particolare attenzione alla testimonianza di Silvana Piampiani. Casalinga, 58 anni, la donna vive con la mamma in via Gigli, la strada che più di via Dini, dove abitano i Logli, sembra conquistare un ruolo di luogo cruciale per la messa in scena di azioni su cui si poggia la tesi dell’accusa nei confronti di Logli.

 Silvana Piampiani, una vicina di casa e Filippo Campisi, vigile del fuoco hanno riferito ai carabinieri di avere visto Logli in via Gigli intorno all'1 di notte. Campisi, che stava tornando a casa dal suo turno di lavoro, ha riferito di aver sentito anche un urlo di donna. Tutto questo si aggiunge ai risultati dei test a cui sono stati sottoposti i cani molecolari che hanno fiutato la presenza di Roberta tra la sua abitazione e un punto preciso di via Gigli nei pressi della ferrovia.

Il supertestimone e via Gigli

il supertestimone che la notte della sparizione di Roberta Ragusa, tra il 13 e il 14 gennaio 2012, vide prima Antonio Logli fermo in macchina in via Gigli, e poco dopo un uomo e una donna litigare in strada. Si chiama Loris Gozi e abita proprio in via Gigli. Gozi ha ripercorso tutti i momenti di quella sera, tornando a sottolineare ciò che era successo la mattina dopo, quando Antonio Logli aveva suonato alla sua porta con una foto della moglie in mano per chiedere se per caso l'avesse vista. Anche nel pomeriggio Logli è tornato a bussare alla porta, stavolta ha parlato con la moglie di Gozi, per chiedere ancora una volta se qualcuno avesse visto qualcosa. Una circostanza strana visto che è stata l'unica porta alla quale il marito di Roberta avrebbe bussato per avere notizie della donna scomparsa, una circostanza però che non appare poi così strana se si considera che Gozi è sicuro che quella sera Logli fermo in auto lo aveva visto mentre stava rientrando a casa in auto.

Ricordiamo che gli inquirenti considerano il testimone comunque attendibile, perchè ciò che ha raccontato, con il percorso fatto, è perfettamente confermato dalle celle agganciate dal suo cellulare lungo il tragitto che da Pisa, dove lavora la moglie, lo ha riportato a casa, in via Gigli.

 

Più di qualcuno pensa però che la chiave di volta sia all’Elba. Settembre 2013

Vacanze del marito, dei figli di Roberta e di Sara Calzolaio: sono andati tutti all'isola d'Elba, come accadeva anche quando c'era ancora Roberta. 

 

 Quel viaggio all’isola d’Elba di Logli e suo padre

un viaggio all’isola d’Elba, a ridosso della scomparsa di Roberta, del marito, Antonio Logli, e del suocero, Valdemaro. I due, secondo la versione data agli inquirenti, volevano andare a vedere se nella casa al mare ci fossero tracce di lei. Un viaggio molto strano in quel momento. I due si sono mossi con tutta tranquillità e soltanto molti giorni dopo la scomparsa gli inquirenti avrebbero cercato nella casa marina dei Logli.

 

Testimonianza o depistaggio?

Un nuovo avvistamento o un depistaggio?. Tempo fa, l’avvistamento è partito da Milano, dove un uomo dice di aver visto Roberta Ragusa in un bar, in via Filiberto, all’angolo con Corso Sempione. La donna indicata, due grandi, indimenticabili, occhi blu, avrebbe avuto un cappotto nero. Scrive su facebook la moglie del testimone, Rosalba Trapani, infermiera professionale: «Noi siamo persone serie». Ma non abbiamo saputo più nulla.

 

La sensitiva

''Roberta Ragusa è sepolta nel giardino di una casa sul mare". Sarebbe il messaggio scritto da una sensitiva e recapitato in busta chiusa al quotidiano la Nazione di Pisa. La sensitiva sarebbe una vicina di casa di Roberta e di suo marito Antonio Logli

 

La versione di Logli

Antonio Logli, indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere, ha invece sempre detto di essere andato a dormire intorno alle 23.45 e di essersi accorto dell'assenza della moglie la mattina seguente

 

L’incidente domestico

Il 10 gennaio 2012 a Roberta accade un incidente. Sara Calzolaio, l’amante di Logli, ha ricordato che quella quella mattina in autoscuola vi era Roberta la quale disse di recarsi a casa senza un motivo particolare, poi ricomparve nel pomeriggio verso le 16,30 con un aspetto che faceva pensare che stesse male.

Aveva il viso pallido ed era dolorante a un gomito e alla testa. Sembrerebbe che quella mattina, appena entrata in casa fosse stata colpita da dei cartoni di Natale che Logli stata riponendo in soffitta. Lei l'aveva raggiunto sulla scala per poi vedersi il cartone venire addosso perché era sfuggito a Logli.

 

Le telefonate con Sara Calzolaio, la sera prima che scomparisse Roberta

 La sera prima Logli con il cellulare dedicato aveva chiamato Sara verso le 23 per rimanere circa una mezz'ora al telefono, secondo quanto dichiarato dall’amante, i due, il giorno seguente sarebbero dovuti andare all'Ikea a Firenze. E presero un appuntamento. E se Roberta avesse sentito la telefonata e i due coniugi avessero iniziato a litigare mentre i bambini dormivano? Sara e Antonio si sentiranno un'altra volta, alle 00,17 per un manciata di secondi. Poi nei verbali i testimoni Loris Gozi e Silvana Piampiani raccontano di aver visto Antonio Logli litigare con una donna in via Gigli, fuori dall'abitazione, nelle ore in cui lui ha sempre sostenuto di essere rimasto a letto.

Torniamo con una interrogaizone importante per la risoluzione del giallo di Roberta Ragusa: Perché Logli ordinò all'amante Sara Calzolaio di distruggere i telefonini utilizzati per parlarsi negli 8 anni della loro relazione clandestina? I due hanno parlato di qualcosa di cui non dovevano? 

 

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 11/08/2014 ROBERTA RAGUSA: INDAGINI VICINE ALLA SVOLTA?


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Cronaca

AstraZeneca, Von der Leyen: “Stop export fino al rispetto dei patti”

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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si vaccinerà oggi all’ospedale Spallanzani di Roma. Il capo dello Stato ha 79 anni e rientra nelle tempistiche vaccinali previste dalla regione Lazio

Ci aspettiamo che AstraZeneca accresca i suoi sforzi per distribuire di più e mettersi in pari. Questo sarà il riferimento sulla possibilità” per l’azienda “di esportare anche da altri Stati membri”. La mancata autorizzazione dell’Italia “non è una tantum, dipende dall’azienda” ricreare “la fiducia onorando il contratto. Se lo farà, certamente le porte dell’export saranno aperte”. Così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un’intervista ad un gruppo ristretto di media europei.

“Da quanto vediamo AstraZeneca sta distribuendo meno del 10%” delle dosi di vaccino in Ue rispetto a quanto pattuito per il primo trimestre, ha aggiunto von der Leyen, precisando che secondo il contratto, “AstraZeneca doveva iniziare a produrre prima di avere l’autorizzazione al mercato” e preparare le scorte “per distribuire le dosi una volta avuto il via libera. Ha funzionato con Biontech-Pfizer e Moderna, non ha funzionato con AstraZeneca. Vogliamo sapere cosa è successo”, ha aggiunto.

“L’Ema ha già pubblicato le linee guida per accelerare l’approvazione di vaccini adattati in caso di nuove varianti. Lo adotteremo in collegio l’11 marzo” ha inoltre detto von der Leyen. 

Il numero di dosi di vaccino disponibili nell’Ue dovrebbe raggiungere i 100 milioni al mese a partire da aprile, ha spiegato la presidente della Commissione europea in un’intervista ai quotidiani tedeschi Stuttgarter Zeitung e Stuttgarter Nachrichten e ripresa anche da Politico.eu. “Da aprile in poi, le quantità potrebbero nuovamente raddoppiare secondo i piani dei produttori, anche perché stanno per essere approvati ulteriori vaccini”, ha affermato, aggiungendo che si aspetta “una media di circa 100 milioni di dosi al mese nel secondo trimestre, per un totale di 300 milioni entro la fine di giugno”.

“La presidente nella sua intervista non ha specificato le aziende” dei vaccini, “dunque le cifre che ha dato sono le cifre globali che stimiamo adesso per il secondo trimestre. Sapete che la situazione evolve ed è per questo che siamo molto prudenti nelle stime che evolvono anche in funzione dei nostri contatti con le imprese”, ha precisato poi il portavoce della Commissione europea Eric Mamer rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se il vaccino Johnson&Johnson fosse o meno compreso nell’annuncio della presidente della commissione europea Ursula von der Leyen sulle 300 milioni di dosi entro la fine di giugno. Il vaccino Johnson&Johnson non ha ancora ricevuto l’ok da parte dell’Ema.

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Ambiente

Formia, trovata una pistola sulla spiaggia dai volontari di Fare Verde

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Si è svolta ieri mattina, domenica 7 marzo 2021, su sette spiagge laziali, la trentesima edizione della manifestazione nazionale “Il Mare d’Inverno”, organizzata dall’associazione ambientalista Fare Verde.

A Formia i volontari ambientalisti hanno trovato addirittura una pistola. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato della Polizia di Stato che hanno recuperato l’arma.

La manifestazione si è svolta in sette città: Civitavecchia (Roma), Fondi (LT), Formia (LT), Ladispoli (Roma), Ostia Lido (Roma), Tarquinia (VT) e Terracina (LT).

I volontari hanno raccolto in totale 250 sacchi grandi di rifiuti, 2000 bottiglie di plastica, 150 contenitori in vetro, 70 lattine. A Ostia Lido e Civitavecchia sono entrati in azione anche i sommozzatori che hanno scandagliato i fondali.

Tra l’immondizia raccolta spiccano i seguenti materiali: Civitavecchia, tre pneumatici per autovettura, bicchieri in plastica, cialde per caffè; Fondi, lampadine, 12 siringhe, medicinali; Formia, tre pneumatici per autovettura e due per camion, metalli, 4 metri di erba sintetica, una pistola; Ladispoli, una tanica di olio per motori, cicche di sigaretta; Ostia Lido, un quadro di comandi elettrici; Tarquinia, una boa, tre bombole del gas, un water, un pneumatico; Terracina, un materasso, un carrello per la spesa.

L’evento ha ricevuto il patrocinio della Commissione UE – Rappresentanza per l’Italia, del Ministero dell’Ambiente e della Regione Lazio e si è svolto in collaborazione con la Guardia Costiera.

“Abbiamo trovato di tutto sulle spiagge del Lazio – dichiara Silvano Olmi, presidente regionale di Fare Verde – occorre ridurre gli imballaggi alla fonte, incentivare il vuoto a rendere e il riutilizzo dei materiali. Il mare della nostra Regione non può più subire l’aggressione della società dei consumi.”

Associazione ambientalista Fare Verde Lazio

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Ambiente

Circeo, bando sui daini: di dimette il presidente del Parco Ricciardi

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Si è dimesso il presidente del Parco nazionale del Circeo, Antonio Ricciardi. Una decisione presa nell’infuriare delle polemiche sui bandi che mandano a morire i daini che abitano la Foresta demaniale del Circeo, dichiarata nel 1977 Riserva della Biosfera tutelata dall’Unesco. L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), che contestò immediatamente la scelta dell’amministrazione del parco, torna a chiedere l’annullamento dei bandi ora che l’ente, già senza direttore, ora vede anche le dimissioni del presidente.

«Il Parco nazionale del Circeo con questi bandi, la cui scadenza è stata inoltre prorogata di un mese, non ha mantenuto gli impegni presi solo un anno fa, quando garantiva un piano di contenimento incruento da portare avanti con le sterilizzazioni», spiega il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto. «La scelta invece è stata quella di assegnare anche ad aziende venatorie e alimentari i daini che catturerà nella Foresta demaniale nell’ambito del Piano gestionale di controllo del daino».

In particolare, il Consiglio direttivo dell’ente un anno fa aveva ribadito che avrebbe attuato “tutte le possibilità, non cruente e senza sparo, iscritte a vario titolo nel Piano per raggiungere l’obiettivo della diminuzione della popolazione di questa specie per ridurre la pressione sul territorio: spostamenti interni ed esterni, verifica su efficacia di sperimentazione farmaci immunocontraccettivi condivisa con organi competenti”.

E invece sono stati pubblicati sul sito web del Parco tre bandi per la cessione degli esemplari che saranno catturati. Gli animali saranno ceduti rispettivamente ad aziende agri-turistico-venatorie dove si pratica la caccia, ad allevamenti a scopo alimentare, e a proprietari di recinti che abbiano le caratteristiche idonee a ospitare gli esemplari a “scopo ornamentale”.

Non solo. È stato reso noto che di recente il Parco ha pubblicato anche un avviso pubblico per la formazione del personale potrà sparare ai daini nella foresta demaniale. Nella premessa si legge: “L’Ente PNC intende formare, nell’ambito del Piano gestionale di controllo del daino, personale di supporto per le operazioni propedeutiche allo screening sanitario della popolazione, nonché quelle di rimozione attiva della popolazione di daino all’interno dell’Area protetta, ai sensi della vigente normativa, da effettuarsi sia tramite cattura in vivo degli animali mediante corral fissi o chiusini mobili, che con la tecnica dell’abbattimento diretto tramite arma da fuoco a canna rigata”.

Ora che il Parco del Circeo resta senza neppure il presidente, faccia un passo indietro e diventi amico degli animali.

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