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ROBERTA RAGUSA: LE RICERCHE, IL RINVIO A GIUDIZIO E… I MESSAGGI DELLE SENSITIVE

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Il lago di Massacciuccoli, uno degli ipotetici luoghi dove si sarebbe potuto occultare un cadavere, è stato scandagliato con il georadar fin dove era possibile arrivare con mezzi e uomini.

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Ci sono due nuove segnalazioni di due sensitive che il nostro quotidiano L’Osservatore d’Italia ha raccolto grazie alla collaborazione di Donatella Raggini.

 

di Chiara Rai

Gello di San Giuliano (Pisa) – Partiamo da dati oggettivi che riguardano la scomparsa di Roberta Ragusa. L’ex prefetto di Pisa Francesco Tagliente, che ha profuso un impegno costante nel caso di Roberta Ragusa in stretta collaborazione con la Procura, ha detto che per le ricerche della Ragusa sono stati mobilitati migliaia di uomini e che nessuna segnalazione, neppure quelle delle sensitive, viene trascurata. 

Alla fine dello scorso gennaio il territorio è stato battuto lembo dopo lembo. Le ricerche si sono avvalse anche del coinvolgimento delle unità specializzate di Forze e Corpi di Polizia (sommozzatori e speleologi).Ma anche del volontariato sociale. Ben 39 «capi maglia», individuati nei comandanti delle Stazioni dei Carabinieri dei comuni della provincia, coadiuvati dalle polizie municipali e da tutte le articolazioni del volontariato presenti sul territorio. Oltre 1500 le forze messe in campo.

 Il lago di Massacciuccoli, uno degli ipotetici luoghi dove si sarebbe potuto occultare un cadavere, è stato scandagliato con il georadar fin dove era possibile arrivare con mezzi e uomini. 

Addirittura gli inquirenti sono tornati in quel lago dopo le segnalazioni di una sensitiva di Roma che è stata accompagnata sino al lago di Massacciuccoli assieme alle cugine di Roberta. La sensitiva avrebbe indicato un punto preciso del lago, ma in quel punto non è stato trovato alcun corpo, altrimenti oggi si sarebbe discusso di altro. Avremmo saputo probabilmente in quale maniera Roberta Ragusa sia morta, se è morta veramente visto che dalla sua sparizione sono trascorsi oltre due anni.

Una notizia certa appresa dall’ambiente investigativo è che gli elementi raccolti a carico di Antonio Logli sono più che sufficienti ad ottenere un rinvio a giudizio per l’omicidio della moglie Roberta Ragusa nonostante non sia stato ancora ritrovato il corpo della donna.

Marzo 2013

Svolta nel caso di Roberta Ragusa. E’  stato reso noto il contenuto dei reperti finora segreti  in mano agli inquirenti, si tratterebbe di parti del pigiama e dell'orologio della donna. 

L'orologio è stato ritrovato, sembrerebbe da un passante, in un campo vicino all’abitazione di Roberta Ragusa, in via Gigli, esattamente il luogo dove un testimone ha riferito di aver visto, intorno alle 1.30 della notte fra il 13 e il 14 gennaio del 2012, il marito di Roberta, Antonio Logli, litigare calorosamente con una donna, che potrebbe essere stata proprio la moglie. Il ritrovamento dell'orologio nel campo chiarirebbe quindi ogni dubbio sull'identità di questa persona,  provando che a litigare con Logli era proprio la moglie: Roberta Ragusa.

 Il testimone dell'accaduto, ha ripetuto mercoledì scorso durante la trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?", di aver udito dei colpi, come se il corpo o la testa di qualcuno venisse sbattuta contro la carrozzeria di un’automobile, e una donna urlare, proprio in quel campo e quella stessa sera, prima di veder fuggire dal luogo una vettura a tutta velocità. "Nel corso di altre battute di ricerca – rende noto  Tgcom24 – sarebbero inoltre stati trovati alcuni brandelli del pigiama rosa, indossato da Roberta Ragusa nella notte della scomparsa, in un’area del Monte Serra a circa 200 metri da una strada sterrata". Al momento l’unico indagato per omicidio e occultamento di cadavere resta il marito di Roberta Ragusa, Antonio Logli. 

A giugno dello scorso anno il prefetto di Pisa Francesco Tagliente, insieme con il procuratore della Repubblica Ugo Adinolfi, dal sostituto procuratore Aldo Mantovani, che ha la delega delle indagini sul caso di Roberta Ragusa hanno incontrato i familiari per fare il punto sulle ricerche. All'incontro c'erano anche il vice comandante provinciale dei carabinieri Angelo De Luca e altri investigatori impegnati nelle indagini.

Il prefetto Francesco Tagliente ha espresso la comprensione per il dramma umano vissuto e la vicinanza al dolore della famiglia di Roberta Ragusa. Ha spiegato che le Istituzioni non si sono mai arrese nelle ricerche di Roberta, con il coinvolgimento del mondo del volontariato che è straordinario.

A luglio dello scorso anno i militari hanno ispezionato un furgone utilizzato dal marito di Roberta Ragusa, Antonio Logli, l’auto della sua nuova compagna e del padre dell'uomo, Valdemaro Logli. Mentre sul veicolo di quest'ultimo non è stato trovato nulla, due reperti biologici sono stati rinvenuti nel vano di carico del furgone di Antonio Logli e nell'auto di Sara Calzolaio (Ford Fiesta rossa). Tuttavia, la traccia del furgone sarebbe troppo piccola e dunque inutilizzabile. Ma sull'altra, repertata su un tappetino dell'abitacolo dell'auto della Calzolaio, l’entità sarebbe stata sufficiente per la refertazione.

Proprio per consentire l'ispezione della sua vettura, Sara Calzolaio ha ricevuto l'avviso di garanzia con l'accusa di favoreggiamento. Valdemaro Logli è accusato di concorso in occultamento di cadavere.

Adesso, si parla maggiormente di due luoghi dove potrebbe essere stato occultato il corpo di Roberta: il lago di Massacciuccoli e l’ex deposito militare di Titignano. 

Ci sono due nuove segnalazioni di due sensitive che il nostro quotidiano L’Osservatore d’Italia ha raccolto grazie alla collaborazione di Donatella Raggini. 

Tutte e due le sensitive vogliono rimanere anonime quindi di una citeremo l’ iniziale del nome di battesimo che è V. e dell’altra il nome per esteso che è Claudia. 

 

La testimonianza di V. 

V. dice di aver avuto la visione di Roberta due mesi fa. La sensitiva vede Roberta in un sacco nero nell’acqua del lago di Massacciuccoli dalla parte della pineta in una “rientranza semicircolare” dove ci si arriva con la macchina. V. asserisce che del suo corpo verrà ritrovato ben poco perché nel frattempo è stato divorato dai gamberi killer. Secondo V., il corpo potrebbe essere ritrovato addirittura prima che inizi il processo se solo gli inquirenti seguissero le sue indicazioni. V. è convinta che gli inquirenti non abbiano mai cercato in quel determinato punto. 

Ma a noi risulta che le ricerche sono state fatte anche lì e laddove non si è riusciti ad arrivare, neppure colui che ha occultato il cadavere avrebbe potuto arrivarci. 

 

La testimonianza di Claudia che ci ha inviato un disegno

Claudia non si definisce una sensitiva ma fa dei sogni e ha delle sensazioni. Lei vede Roberta in una sorta di cisterna in muratura, una struttura stretta come un ascensore con parti di cemento armato non di mattoni,  accosciata con l’acqua fino alle cosce con al collo la sciarpina o foulard con la quale sarebbe stata strangolata dopo essere stata tramortita con una botta alla testa. Il suo corpo sarebbe in un posto umido e freddo, nel raggio di 25 chilometri dall'abitazione. Altro non ci ha detto. Ci si può attaccare ad un sogno? Non pensiamo che un sogno non sia sufficiente a ritrovare Roberta, nonostante la buona volontà di Claudia. 

 

 “Toni” torna a scrivere 

“Caro Valdemaro Logli, confessati. Dai ai tuoi nipoti e alle cugine di Roberta una tomba su cui pregare questa povera donna. Dobbiamo superare l’ultimo esame. L’unico che valga davanti a Dio. Siamo tutti malandati, può succedere quando meno te lo aspetti. Agguanta questa mano e stringila forte. Salvati. Tu e tuo figlio”.

Chi scrive è ancora “Toni”.. Si tratterebbe del contenuto della seconda lettera. Toni si definisce un ex militare e dice di essere una vecchia conoscenza di Valdemaro Logli, padre di Antonio e suocero di Roberta Ragusa.

Secondo la testimonianza di “Toni”, i quattro parlavano di luoghi segreti in cui sarebbe stato possibile nascondere un cadavere in modo che nessuno potesse mai più ritrovarlo. Antonio Logli avrebbe citato un nascondiglio che diceva di conoscere soltanto lui. Si tratta di una grossa cisterna per la conservazione del carburante che si trova all’interno dell’ex deposito militare di Titignano, un paesino a circa tredici chilometri da casa Logli.

La cisterna, abbandonata da tanti anni, è ancora oggi completamente interrata e sovrastata da una folta vegetazione. Per entrarvi, presumibilmente di notte, quel qualcuno avrebbe dovuto rompere la rete metallica per introdursi nell’area che tra l’altro all’epoca della scomparsa di Roberta Ragusa era presumibilmente occupata da nomadi. 

Le Forze dell’ordine e i volontari hanno cercato in lungo e in largo non sottovalutando alcuna segnalazione. Le ricerche non si sono esaurite. E’ vero che gli elementi a carico di Logli sono molti ma anche vero anche che il corpo non è stato ritrovato. Riteniamo non si possa dare troppo peso a delle sensazioni e alle persone sensitive perché in gioco ci sono i sentimenti dei familiari di Roberta Ragusa che cercano certezze e il processo deve basarsi su delle prove concrete.

Noi abbiamo riportato le dichiarazioni di due sensitive per non lasciare nulla al caso. Del resto sono state ascoltate in passato e possono essere d’aiuto anche oggi, nonostante il beneficio del dubbio. Il processo, qualora ci sia il rinvio a giudizio presumibilmente ci sarà, sarà molto complesso e dovrà essere sostenuto da prove con la maiuscola. Quelle di cui finora siamo a conoscenza (è ovvio che con il segreto istruttorio e la non volontà di dare vantaggio alla difesa non è stato detto quasi nulla) sono elementi che possono far accrescere il sospetto. Ci sono bugie e incongruenze di orari, ci sono delle testimonianze. Ma Roberta Ragusa è scomparsa. 

 

La scomparsa

Roberta Ragusa è svanita nel buio della notte fra il 13 e il 14 gennaio 2012, un venerdì e un sabato, da Gello di San Giuliano, alle porte di Pisa: con sè non ha portato nulla, né un cappotto, né la borsa con soldi e documenti, né un cellulare, né, tantomeno, i suoi gioielli più preziosi, due ragazzi che adorava, Daniele, oggi sedicenne, liceale al classico, e Alessia, undici anni compiuti senza la mamma. L’ultimo a vederla in quella gelida notte, la stessa in cui naufragò la Concordia al Giglio, è il marito, Antonio Logli, 49 anni, elettricista alla Geste, una partecipata del Comune di San Giuliano, e socio con lei ed il padre Valdemaro dell’autoscuola di famiglia, la Futura, una società in accomandita semplice.

 

L'appello del nostro giornale

Facciamo un appello alle amiche di Roberta Ragusa: vorremmo intervistarle per ripercorrere quello che era lo stato d'animo di Roberta negli ultimi tempi, senza trascurare nulla. Le nostre interviste potrebbero rivelarsi utili in qualche modo. Ripercorrere più volte la stessa strada è fondamentale. Un caso del genere va snocciolato fino in fondo. 

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Ambiente

Circeo, bando sui daini: di dimette il presidente del Parco Ricciardi

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Si è dimesso il presidente del Parco nazionale del Circeo, Antonio Ricciardi. Una decisione presa nell’infuriare delle polemiche sui bandi che mandano a morire i daini che abitano la Foresta demaniale del Circeo, dichiarata nel 1977 Riserva della Biosfera tutelata dall’Unesco. L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), che contestò immediatamente la scelta dell’amministrazione del parco, torna a chiedere l’annullamento dei bandi ora che l’ente, già senza direttore, ora vede anche le dimissioni del presidente.

«Il Parco nazionale del Circeo con questi bandi, la cui scadenza è stata inoltre prorogata di un mese, non ha mantenuto gli impegni presi solo un anno fa, quando garantiva un piano di contenimento incruento da portare avanti con le sterilizzazioni», spiega il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto. «La scelta invece è stata quella di assegnare anche ad aziende venatorie e alimentari i daini che catturerà nella Foresta demaniale nell’ambito del Piano gestionale di controllo del daino».

In particolare, il Consiglio direttivo dell’ente un anno fa aveva ribadito che avrebbe attuato “tutte le possibilità, non cruente e senza sparo, iscritte a vario titolo nel Piano per raggiungere l’obiettivo della diminuzione della popolazione di questa specie per ridurre la pressione sul territorio: spostamenti interni ed esterni, verifica su efficacia di sperimentazione farmaci immunocontraccettivi condivisa con organi competenti”.

E invece sono stati pubblicati sul sito web del Parco tre bandi per la cessione degli esemplari che saranno catturati. Gli animali saranno ceduti rispettivamente ad aziende agri-turistico-venatorie dove si pratica la caccia, ad allevamenti a scopo alimentare, e a proprietari di recinti che abbiano le caratteristiche idonee a ospitare gli esemplari a “scopo ornamentale”.

Non solo. È stato reso noto che di recente il Parco ha pubblicato anche un avviso pubblico per la formazione del personale potrà sparare ai daini nella foresta demaniale. Nella premessa si legge: “L’Ente PNC intende formare, nell’ambito del Piano gestionale di controllo del daino, personale di supporto per le operazioni propedeutiche allo screening sanitario della popolazione, nonché quelle di rimozione attiva della popolazione di daino all’interno dell’Area protetta, ai sensi della vigente normativa, da effettuarsi sia tramite cattura in vivo degli animali mediante corral fissi o chiusini mobili, che con la tecnica dell’abbattimento diretto tramite arma da fuoco a canna rigata”.

Ora che il Parco del Circeo resta senza neppure il presidente, faccia un passo indietro e diventi amico degli animali.

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Ambiente

Acilia, da “Serra Madre” l’idea per rilanciare il florovivaismo

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Il florovivaismo come settore strategico sul quale Coldiretti sta lavorando per la sua valorizzazione, attraverso una serie di azioni concrete, che vanno dalla semplificazione burocratica, al potenziamento del comparto fitosanitario, fino all’importanza strategica della corretta informazione ai consumatori sull’origine dei prodotti. Sono solo alcuni dei temi affrontati nel confronto “Dal verde privato alla foresta urbana”, che si è svolto nell’azienda agricola Serra Madre ad Acilia di Stefano Mangiante.

Presenti il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, con il suo vice e presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri. Al dibattito ha preso parte anche Romano Magrini, Capo Area Gestione del Personale, Lavoro e Relazioni Sindacali di Coldiretti, Nada Forbici, presidente di Assofloro, Andrea Pellegatta, presidente della Società Italiana di Arboricoltura, ma anche agronomi e tecnici del settore e Massimo Marzoni, presidente di Anaci Lazio.

Ad aprire i lavori è stata Sara Paraluppi, Direttore di Coldiretti Lazio. E proprio Coldiretti Lazio insieme ad Assofloro ha voluto questo confronto che ha tracciato una linea su quanto è stato fatto fino ad ora e fissato gli obiettivi per il futuro.

“L’iniziativa nasce dall’esigenza di Coldiretti Lazio – ha detto il presidente David Granieri – di occuparsi con particolare attenzione dell’attività vivaistica, che è e rimane un’attività agricola. Le esigenze del settore florovivaistico sono anche le nostre e crediamo fortemente nella sua evoluzione, che può vincere una serie di scommesse, come quella della manutenzione urbana. L’amministrazione comunale di Roma Capitale per la prima volta nel dipartimento di manutenzione del verde ha istituito l’albo della multifunzionalità. E dunque le aziende agricole possono lavorare senza bando, ma ad incarico diretto, fino alla soglia di 50 mila euro per le ditte individuali e 250 mila euro per le società. Non è una soluzione, ma è un buon inizio”.

Il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri, ricorda poi un altro risultato raggiunto. “Abbiamo lavorato affinché venisse attivata nel bilancio regionale una misura molto importante – prosegue – riferita principalmente alla grande distribuzione, ma anche ai commercianti, che varrà per tutti i vivaisti della regione che avranno un ristoro del 30% per l’acquisto di prodotti Made in Lazio”.

Una misura che segue il solco tracciato da Coldiretti come il bonus ristorazione fortemente voluto dal presidente nazionale, Ettore Prandini.

“Ci tenevo ad essere presente per sottolineare l’impegno che Coldiretti sta mettendo in un settore strategico come è quello florovivaistico – spiega il presidente Ettore Prandini – Abbiamo presentato un piano legato al Recovery Plan per quanto riguarda le piantumazioni di 50 milioni di piante, partendo dalle città metropolitane, fino ad arrivare alle città con un minor numero di residenti. Quello che stiamo chiedendo al ministero dell’Agricoltura e dell’Ambiente è di coltivare e produrre le piante in Italia, partendo dalla valorizzazione di quelle autoctone”.

La forma naturale per combattere l’inquinamento è utilizzare il verde come risorsa, ha ricordato il presidente nazionale di Coldiretti, che ha citato anche alcuni studi realizzati sui benefici che le piantumazioni possono apportare in termini positivi per l’abbattimento delle temperature nel periodo estivo, fino ad arrivare all’abbassamento di tre gradi e dunque ad un maggior risparmio energetico. Stessa cosa per il periodo invernale.

“Dobbiamo fare ancora tantissimo per il florovivaismo – ha aggiunto Prandini – siamo solo all’inizio di un percorso che comunque ci ha portato ad ottenere dei risultati notevoli che vanno dal bonus verde, alla defiscalizzazione, alla decontribuzione e a tutto quello che concerne le figure professionali o il lavoro che si sta facendo in Europa anche su temi più vasti. Una delle cose che vorremmo cercare di attuare è una maggior valorizzazione dei certificati sulle attività inquinanti”.

E sull’importanza delle figure professionali è intervenuta anche Nada Forbici, presidente di Assofloro. “Gli alberi cadono spesso a causa dell’incuria – spiega – ecco perché bisogna avere figure all’altezza di curarli. Qualche anno fa abbiamo intrapreso un lungo percorso per il riconoscimento giuridico del manutentore del verde. Questo ha fatto si che nel collegato agricolo 2016, fosse scritto l’art 12, che determina quali sono i parametri tecnici per ricoprire questo ruolo professionale. Da quel momento non ci si può improvvisare manutentore del verde”.

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Cronaca

Applausi per Mattarella e Zingaretti al centro vaccinale dell’EUR “Nuvola di Fuksas”

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Visita in mattinata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al centro vaccinale allestito alla Nuvola di Fuksas all’Eur. Ad accompagnare il Capo dello Stato nella visita di circa mezz’ora è stato il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. 

Mattarella ha visitato la sala d’attesa, la sala del Triage, quella per la somministrazione dei vaccini, per l’attesa post-vaccinale e, infine, lo spazio dedicato al rilascio del certificato vaccinale.

Presenti oltre a Zingaretti, a Fuksas e alla moglie Doriana, anche l’ad di Eur Spa Antonio Rosati, l’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato, il dg dell’As Rm2 Fori Degrassi. Il presidente Mattarella si è complimentato per l’organizzazione e l’efficienza del centro.

Mattarella, al termine della visita all’hub vaccinale, mentre si stavano effettuando alcune vaccinazioni è stato applaudito da lavoratori e cittadini presenti. Il capo dello Stato, a quanto riferisce chi era presente, ha rivolto diverse domande sul funzionamento della struttura e ha salutato da lontano i presenti rivolgendo un messaggio di speranza: “Teniamo duro, ce la faremo”.

“Oggi abbiamo accolto il Presidente Mattarella alla Nuvola di Fuksas che ospita uno dei più grandi centri per somministrare i vaccini anti Covid in Italia. Lo ringrazio per questo atto di sensibilità e vicinanza verso le operatrici e gli operatrici della sanità del Lazio impegnati nella grande campagna vaccinale in questo luogo simbolo dell’Italia, dove si può arrivare fino a 4 mila somministrazioni al giorno. Con gli altri centri vaccinali è una vera fabbrica della speranza”. Così il governatore del Lazio Nicola Zingaretti.

“Il Lazio è rimasto in zona gialla e questo è importante per la nostra economia, ma continuiamo a tenera alta la guardia e a rispettare le regole. La campagna vaccinale va avanti, liberiamo l’Italia dal Covid per tornare a vivere”. Così il governatore del Lazio Nicola Zingaretti.

Zingaretti questo pomeriggio inaugurerà un altro centro vaccinale con il ministro della Salute Roberto Speranza alla stazione Termini di Roma.

Scotti: ‘Solo 10 vaccini per medico a settimana. Ritardi regioni’  – Solo 10 dosi di vaccino anti-Covid a settimana: sono quelle al momento disponibili per ogni medico di famiglia nelle regioni in cui si è avviato il coinvolgimento dei camici bianchi nella campagna di vaccinazione. Lo spiega all’ANSA il segretario della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti, precisando che sono ancora poche le regioni partite con la vaccinazione negli studi o asl sulla base di accordi territoriali. In questa prima settimana, “stimiamo in circa 100mila le dosi arrivate ai medici nelle regioni partite. Un numero ancora scarso, mentre va sottolineato il ritardo di varie regioni”, afferma.

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