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Castelli Romani

Rocca di Papa, l’ex vice sindaco Giannone in un esposto: “Affidamenti diretti a parenti di dirigenti”

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Reading Time: 3 minutes L’ex vicesindaco fa sapere di questo esposto poche ore prima del consiglio Comunale previsto per oggi sull’approvazione del bilancio

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ROCCA DI PAPA (RM) – A gennaio scorso è stato affidato un incarico al marito di una dirigente dell’Ufficio Urbanistica. Questo il contenuto di un esposto presentato il 19 marzo scorso alla Guardia di Finanza di Frascati dall’ex vicesindaco e assessore all’Urbanistica di Rocca di Papa Veronica Giannone. L’attuale sindaco civico Emanuele Crestini le ha tolto le deleghe circa sei mesi e lei ha diffuso un video di denuncia sul “malaffare e corruzione” che ha colpito la cittadina castellana.

Nell’esposto di Giannone viene raccontato un fatto in particolare

La Regione Lazio ha stanziato al Comune di Rocca di Papa un contributo di circa 20 mila e 250 euro per un programma di indagini di microzonazione sismica e condizione limite dell’emergenza. A questi soldi il Comune contribuisce con altri 6 mila e 750 euro per un importo complessivo di 27 mila euro. Un cifra che prevede, una consultazione di almeno 5 ditte, sottolinea la Giannone nell’esposto, in quanto “gli affidamenti diretti sono previsti per incarichi inferiori a 10 mila euro”.

Il fatto

A luglio , vengono protocollate in Comune ben due manifestazioni d’interesse per l’affidamento di quell’incarico. La seconda proposta arriva dal marito della dirigente dell’ufficio Urbanistica Elisabetta Santangeli impiegata nello stesso settore interessato dall’affidamento dell’incarico. Il 6 novembre la Giunta, su proposta dell’Assessore all’Ambiente Veronica Cimino, approva l’adesione al contributo e dà mandato al responsabile del settore Ambiente Luigi de Minicis di procedere all’affidamento dell’incarico. Il giorno dopo la delibera è la dirigente Santangeli a compilare nel suo ufficio la determina dirigenziale deliberata dalla Giunta che affiderà l’incarico a suo marito, il geologo Rocco Sarli. L’atto è stato firmato il 22 gennaio scorso dal responsabile del settore Ambiente Luigi de Minicis il quale con affidamento diretto ha conferito ufficialmente l’incarico al coniuge della dirigente Santangeli.

Le considerazioni dell’ex vice sindaco e assessore all’Urbanistica di Rocca di Papa Veronica Giannone a margine dell’esposto

In primis la singolarità del fatto che il sindaco Emanuele Crestini abbia ricevuto la manifestazione d’interesse dallo studio del marito della dirigente prima ancora la delibera di indirizzo della giunta e la determina di incarico. Poi che lo stesso signore è già stato destinatario di altri incarichi con affidamento diretto e di natura fiduciaria. E che, tra le altre evidenze, c’è una relazione del Ministero Economia e Finanza evidenzia un sistema collaudato di affidamento non in linea con trattato Ue e direttive comunitarie.

L’ex vicesindaco fa sapere di questo esposto poche ore prima del consiglio Comunale previsto per oggi sull’approvazione del bilancio

È il secondo tentativo di approvazione del bilancio dopo gli eventi dell’ultima seduta incandescente della settimana scorsa in cui c’è stato il passaggio all’opposizione dei tre consiglieri Lorenzo Romei, Roberta Carnevali e il presidente del consiglio Massimiliano Calcagni. E il bilancio non è stato approvato perché Crestini, dopo la bocciatura di otto consiglieri di minoranza a un punto propedeutico al bilancio di previsione, ha lasciato l’aula insieme ai suoi della maggioranza. Mancavano i numeri: 8 consiglieri contro 8 dell’opposizione che sarebbero stati nove se fosse stato presente Danilo Romei.

Giannone affonda sul sindaco

“Crestini ha detto che il Mef ha evidenziato molte irregolarità fra cui illegittimi affidamenti diretti di lavori pubblici, appalti dichiarati illegali. – Dice l’ex vice sindaco e assessore all’Urbanistica – La cosa sconcertante – prosegue Giannone – è che oggi il sindaco agisce sulla scia dei suoi predecessori. La determina incriminante che rifiutai di portare in Giunta come organo proponente, infatti rappresenta la perfetta continuità con un sistema politico che favorisce logiche personalistiche diviso tra i vecchi affari e nuovi appetiti, non solo dei politici, ma di tutti coloro che in quel sistema ci sguazzano da anni”.

La replica del sindaco Emanuele Crestini

“Non sono a conoscenza di casi come quelli a cui si riferisce. – Dice il sindaco di Rocca di Papa – Il “modus operandi” della nostra Amministrazione – prosegue Crestini – è basato sull’attenta osservanza delle leggi e delle norme che regolano la vita amministrativa dell’Ente comunale e che ne garantiscono non solo la piena legittimità, ma anche l’attuazione dei principi di trasparenza. La signora Veronica Giannone, che da quanto apprendo denuncerebbe delle irregolarità, si è segnalata da mesi per un ostruzionismo personale nei confronti di questa Amministrazione. Da rilevare che, dopo tanto tempo, le sue accuse e denunce hanno portato a un nulla di fatto. Giannone è stata vicesindaco, con responsabilità dirette e importanti per questa Amministrazione. Dal momento in cui sono stato costretto a rimuoverla dall’incarico, si è scagliata contro i suoi ex compagni politici. Un “modus operandi” visto tante volte, la cui psicologia ha alla base l’inconfessabile consapevolezza della sua incapacità, che lei vede riflessa negli altri. La politica – conclude il primo cittadino – è fatta di idee e impegno quotidiano. Per altri è solo una vetrina per le proprie manie di protagonismo”.

 

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Frascati, Francesca Sbardella è la nuova sindaca

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FRASCATI (RM) – Francesca Sbardella vince il ballottaggio con Roberto Mastrosanti e si aggiudica la poltrona di sindaca della città. Una vittoria ottenuta con 4021 voti pari al 54,03% rispetto il competitor che ha ottenuto il 45,97% con 3.421 voti.

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Grottaferrata, intitolata una piazza alla Croce Rossa

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Il sindaco Luciano Andreotti: “Testimonianza di gratitudine per il fondamentale impegno dei volontari”

Un piazzale per la Croce Rossa. Si è svolta nella mattinata di oggi alla presenza del sindaco di Grottaferrata, Luciano Andreotti, del presidente della Croce Rossa Italiana – Comitato Tusculum, Mario Lepore e di numerosi volontari CRI l’intitolazione alla Croce Rossa del largo posto tra viale San Nilo e la sottostante area fieristica.

Emozionato il rappresentante grottaferratese della Croce Rossa: “È un grande riconoscimento che giunge dopo l’impegno e la particolare collaborazione che c’è stata tra il nostro comitato e il Comune di Grottaferrata. Ogni volta che noi volontari passeremo di qua avremo motivo di essere orgogliosi così come tutti i cittadini potranno trarre spunto per dare il loro contributo al volontariato”.

Il sindaco Andreotti ha sottolineato il tributo che il Comune ha voluto rendere alla Croce Rossa Italiana che “in questi ultimi due anni di difficoltà e sofferenze si è confermata come un pilastro della società italiana. Questa intitolazione vuole rappresentare la gratitudine ma anche la testimonianza di una collaborazione fondamentale tra cittadini e istituzioni di cui ci sarà sempre bisogno per vincere le battaglie che la vita e la Storia ci mettono di fronte”.

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Addio Brunetto Fantauzzi, Re del gossip…”De li Castelli”

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Col sorriso e una proverbiale bonomìa sorniona e salace svelò mille aspetti segreti della provincia romana (oltre che dei vip) dando un volto umano anche alle riviste più scollacciate

di Daniele Priori

Se n’è andato il giorno in cui Alitalia ha spento i motori. Alla stessa età della ormai ex compagnia di bandiera. 74 anni. Lui, Brunetto Fantauzzi, che nella vita precedente al giornalismo aveva pure avuto a che fare, tra studi e lavoro, con l’Aeronautica. 

Tutto quello che avvenne dopo è abbastanza noto ai più. Brunetto ha padroneggiato una penna arguta e temuta, assieme alla risata, in fondo bonaria ma non sempre amata di chi, con un “giornaletto”  mensile, come lo chiamava chi non gli voleva bene, il suo Castelli Romani, aveva svelato più i vizi che le virtù del territorio in cui era nato, cresciuto, viveva e non ha mai smesso di tornare. Oggi alle 15,00 il saluto mesto nella cappella del cimitero di Marino accenderà un lumino di memoria su colui che, appunto, dei Castelli Romani e non solo è stato un testimone salace, in particolare nel ventennio ruggente di fine secolo scorso. 

Precursore, Brunetto Fantauzzi, delle cronache cafonal di Dagospia, calate con scandalo forse raddoppiato (se non decuplicato) in un territorio di provincia metropolitana  così prossimo alla Capitale nel quale pure, persino in questo straniante presente, abbiamo ancora la presunzione di dire che ci si conosce tutti e, agli occhi delle zie, delle mamme e delle nonne, tutti debbono/dobbiamo mantenere ancora oggi – figurarsi trenta/quarant’anni fa –   il volto pudico dei ragazzetti cresciuti tra parrocchia e oratorio. Brunetto questa rappresentazione buonista non l’ha mai sottoscritta. Anzi, al contrario, ha dato voce a tante versioni castellane dei Vitelloni felliniani.

Maschere veraci e non sempre, anzi quasi mai, accomodanti, di un costume spesso anche scostumato che esisteva pure nei bei centri storici appena fuori Roma, tra l’Appia, la Tuscolana, l’Anagnina e la via dei Laghi.  Strade percorse dal traffico dei pendolari ma anche dai goderecci frequentatori notturni delle “ville del piacere” e dagli oscuri santoni delle messe nere nel boschetto del lago Albano, oggetto di studi antropologici e libri del professor Aldo Onorati e poi di celebri inchieste radiofoniche di un altro eccezionale cronista nottambulo, Michele Plastino.Brunetto seppe fare da collante corrosivo e specchio tra le ombre di tutte queste sfaccettature altrimenti ben occultate.

Nella redazione di via Antonio Fratti, a Marino, hanno trovato sempre  accoglienza storie e personaggi di ogni tipo. “Una volta mi imboccò in ufficio una ragazza vistosamente spostata che mi si presentò come la moglie di Gesù Cristo” ebbe a raccontarmi Brunetto,  tra mille risate, in una occasione di dialogo serale, tornando assieme da una giornata di lavoro a Roma. “Divenimmo amici. Fin quando non sparì, esattamente come era arrivata”. 

Vicino al Partito Socialista degli anni d’oro, raccontò le origini di una speculazione edilizia e non solo, riuscita a sfruttare e spesso abusare di un territorio troppo dolce per tenere testa a certe fauci fameliche e rozze.Scandali piccoli, medi e grandi, il più delle volte rimasti ben al sicuro tra le pacche sulle spalle e i sorrisoni del “ci penso io” dei politicanti castellani. 

Fantauzzi provò a portarne qualcuno alla luce in una rubrica che, facendo eco al celebre film di Francesco Rosi, degli anni Sessanta, aveva icasticamente battezzato  Le mani sulla città.Negli ultimi anni, a fianco al movimento L’Italia dei Diritti, in particolare dopo l’improvvisa scomparsa della cara consorte, venuta a mancare il giorno di Capodanno di un lustro fa, Brunetto Fantauzzi si dedicò con passione, intelletto e cuore a denunciare storie di malasanità.

 Oggi, però, in questi giorno triste, soprattutto per l’adorata figlia, la collega Lorena Fantauzzi che del padre ha raccolto tutta l’eredità professionale, mi piace ricordare Brunetto in quello che poi era anche nel privato: un uomo fondamentalmente divertente e gioviale. Come i suoi sabato sera trascorsi spesso al Bagaglino e le nottate  romane “mitiche” degli anni Ottanta, Novanta e dei primi Duemila che lo consacrarono re del gossip capitolino. Un sorriso “porcino” che regalò alle mille riviste, anche  un po’ più che scollacciate, che ebbe modo di firmare.

 Così, a modo suo, senza trionfalismi, ebbe modo di liberare pure l’eros dallo stigma editoriale con l’intelligenza di cogliere (negli stessi anni in cui anche Marco Pannella volle dare voce a quel mondo) il tratto di divismo autentico, di vita, di sofferenza ma anche di gioiosa umanità che c’era nelle cosiddette (e ormai superate pure loro) vere pornostar. Su tutte Moana Pozzi. Per la quale condusse in maniera indefessa e purtroppo senza l’onere della prova finale, la battaglia con la verità che solo lui conosceva: la sua amica Moana, infatti, secondo Brunetto, non era mai morta. 

Oggi, invece, piangiamo lui. Senza ipocrisia però. Non amato da tutti. Anzi decisamente più querelato che amato. Ricordo che quando a un me giovanissimo cronista locale di 21 anni, nel 2003,  volle attribuire il premio CastelliStar “per aver elevato a cultura il ruolo dell’informazione” – questo c’era scritto nella targa che ancora conservo- io ebbi a dirgli “se avessi dovuto scrivere io una targa per un premio da dare a te, avrei scritto così: a colui che ha elevato a costume il ruolo dell’informazione”. Che Brunetto possa riposare nella pace in cui non ha vissuto. O nel clamore, come forse amerebbe di più. 

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