Castelli Romani
Rocca di Papa, il caso del cartellone rimosso dedicato a Crestini: la mamma del sindaco scomparso chiede verità, il Sindaco replica in diretta a Officina Stampa
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1 mese faon
Cartellone tolto, lastra di cemento al suo posto: il Comune spiega le scelte e propone soluzioni
Una donna, un cartellone e un pezzo di memoria cancellato. È da qui che prende forma la vicenda di Vanda Ferri, madre dell’ex sindaco di Rocca di Papa Emanuele Crestini, morto nell’esplosione del municipio il 10 giugno 2019 dopo aver cercato di mettere in salvo i suoi collaboratori. Da quattro settimane, la signora Ferri presidia un tratto di via dei Laghi, accanto a una base di cemento armato che – racconta – sarebbe stata collocata dove un tempo sorgeva il grande cartellone in legno dedicato al figlio.
La storia è approdata nell’ultima puntata di Officina Stampa, il programma condotto da Chiara Rai in diretta dal Black Jack Cafè di Grottaferrata. Un racconto di dolore e burocrazia, dove la memoria di un sindaco-eroe si intreccia con la freddezza delle norme urbanistiche e il peso delle carte.
Durante il servizio video con l’intervista alla signora Vanda Ferri, Chiara Rai introduce con tono fermo ma empatico: “Siamo su via dei Laghi, alla rotatoria che porta a Rocca di Papa. Da quattro settimane la signora Vanda Ferri è qui, in presidio silenzioso. Vogliamo capire insieme cosa sta accadendo.”
La donna, con voce stanca ma determinata, spiega: “Quel cartellone era stato messo nel 2020, un anno dopo la morte di Emanuele, dall’amministrazione di Veronica Cimino. Ce n’erano diversi, anche in via Frascati e ai Campi d’Annibale. Poi, uno alla volta, sono spariti.”
Alla domanda della giornalista sul perché di quella presenza quotidiana lungo la strada, Vanda Ferri risponde: “Non sono qui per lo striscione. Sono qui perché non si può cancellare la memoria di mio figlio così, senza dire nulla a nessuno. Mi dissero che il cartellone era volato via con il vento, ma non era vero. Mi restituirono solo dei pezzi di legno che non erano neppure i suoi. Poi, l’11 luglio alle 5:30 del mattino, mi chiamarono per dirmi che lo stavano togliendo. Uscii di corsa, ma non feci in tempo. Da allora non l’ho più visto.”
La donna racconta di aver deciso di rivolgersi agli avvocati: “Io vado avanti con la legge, non mi muovo da qui finché non mi spiegano cosa sta succedendo. Voglio sapere se si può gettare cemento su un terreno comunale dentro il Parco dei Castelli Romani, quando a me hanno detto che il cartellone di legno era abusivo. Allora questa base in cemento è regolare? Ha le autorizzazioni? Chi l’ha messa?”
“Il cartellone di Emanuele Crestini era tutto in legno e forse abusivo,” commenta Chiara Rai durante il servizio, “ma se quello era abusivo, questa lastra di cemento, in zona vincolata, ha le autorizzazioni?”
In studio, la conduttrice chiarisce al pubblico: “Non ero io a parlare nel video, ma riportavo le parole della signora Ferri. A prescindere da chi abbia ragione, non è dignitoso che una donna della sua età debba stare lì al freddo, da sola. Le battaglie si fanno con gli avvocati, non sulla strada. E credo che Emanuele Crestini non avrebbe voluto vederla così.”
A quel punto, Chiara Rai dà la parola al sindaco di Rocca di Papa, Massimiliano Calcagni, invitato per fare chiarezza: “Grazie per l’invito, Chiara. Ci tengo a dire che Emanuele Crestini per me non era solo un collega, ma un amico. Nessuno, né io né questa amministrazione, ha mai voluto infangare la sua memoria. Anzi, ogni nostro gesto va nella direzione opposta. Gli mando un abbraccio, anche se virtuale.”
Il sindaco spiega nel dettaglio la posizione del Comune: “Il cartellone commemorativo era stato installato con pali di castagno di circa quindici centimetri di diametro, direttamente sul terreno comunale, senza alcuna autorizzazione. Era un’iniziativa spontanea, ma priva di nulla osta. Si trovava su un’area che lambisce due arterie: via della Riccia, che è di competenza Astral, e via dei Laghi, di competenza di Roma Città Metropolitana. Non c’era alcuna delibera di Giunta né autorizzazione paesaggistica. Per questo, pur a malincuore, siamo stati costretti alla rimozione.”
Calcagni tiene a precisare: “Non è vero che è stato rimosso alle 5:30 del mattino, come è stato detto. Gli operai comunali entrano in servizio alle 8:00. L’intervento è avvenuto in orario regolare e con la presenza della Polizia Locale, per motivi di sicurezza.”
Poi affronta il nodo della “misteriosa” base in cemento che oggi si trova sullo stesso punto: “Quella base è un manufatto regolare. Abbiamo ottenuto tutti i nulla osta del Parco dei Castelli Romani, della Regione Lazio, di Roma Città Metropolitana e della Sovrintendenza. L’area è stata destinata a un’insegna artistica di benvenuto, a scopo collettivo, che rappresenterà Rocca di Papa e la sua identità territoriale. Non è una struttura privata, ma un bene pubblico.”
Calcagni si dice amareggiato per la piega che la vicenda ha preso: “Comprendo il dolore della signora Ferri, e mi sono recato più volte da lei per parlarle. Le ho spiegato la situazione e le ho proposto una soluzione concreta per onorare la memoria del figlio: intitolare la nuova aula consiliare del Comune a Emanuele Crestini. Sarebbe un riconoscimento di altissimo valore simbolico e civico. Quella sala è il cuore delle decisioni della città, e porterebbe il nome di un sindaco che ha sacrificato la vita per la sua comunità.”
Ma il sindaco va oltre e denuncia un aspetto che definisce “inquietante”: “Esiste un’associazione che porta il nome di Emanuele Crestini, che negli anni scorsi aveva avviato una raccolta fondi per realizzare un busto commemorativo. Da quanto abbiamo verificato, su un conto postale risultano circa 3.400 euro raccolti, ma dopo cinque anni quel denaro risulta sparito. È vergognoso. Mi auguro che le autorità competenti indaghino e che venga fatta piena luce su dove siano finiti quei soldi.”
Calcagni non nasconde la difficoltà di gestire una vicenda in cui il dolore personale rischia di scontrarsi con la necessità amministrativa: “Capisco il cuore di una madre, ma oggi la signora Ferri sta impedendo la realizzazione di un’opera pubblica utile a tutta la comunità. Noi non vogliamo conflitti. Vorremmo solo che tornasse a casa e proseguisse la sua battaglia in modo civile, nelle sedi legali, come già ha detto di voler fare. Il Comune resta disponibile a collaborare e a trovare una soluzione condivisa. Il rispetto per la memoria di Emanuele non è mai mancato, e mai mancherà.”
La puntata di Officina Stampa ha restituito un quadro complesso, dove l’amore di una madre si scontra con la macchina amministrativa e le norme sul decoro urbano. Una vicenda che divide, ma che in fondo unisce nella memoria di un uomo che ha dato la vita per la sua città.
Chiara Rai, nel chiudere il dibattito, sintetizza il sentimento che attraversa la comunità: “Ci sono battaglie che nascono dal cuore e finiscono tra i regolamenti. Ma la memoria, quella vera, non si misura in metri di legno o cemento. Vive nei gesti, nel rispetto, nella dignità. E credo che questo sia ciò che davvero Emanuele Crestini avrebbe voluto.”
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