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Roma

Roma, Antico Caffè Greco sotto attacco: la crisi inesorabile della Cultura dove il razzismo trova terreno fertile

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Quando razzismo e commenti di bassa stesura e che fomentano l’odio tra i popoli entrano a far parte di uno scenario già difficile che vive un’azienda storica come l’antico Caffè Greco di via Condotti allora significa che moralmente e socialmente si è toccato il fondo. Tra i primi a capirlo e a condannare questa scivolata di valori è la presidente del I Municipio di Roma Sabrina Alfonsi la quale non esita a connotare e circoscrivere gli ultimi accadimineti: “Gli insulti di chiaro stampo antisemita basati su stereotipi razzisti contro Israele e gli Ebrei apparsi sui social negli scorsi giorni nei confronti della proprietà dello storico Caffè Greco sono vergognosi e contro ogni tipo di trattativa”. A unirsi alla dura condanna della minisindaca è anche la consigliera Alessandra Sermoneta, la giunta e il gruppo municipale del PD.
“Chi sposta la polemica su questo piano non agisce certo per la salvaguardia dell’aspetto culturale e storico del luogo, ma dà sfogo all’ignoranza e all’astio immotivato. Siamo costretti a non tacere contro il clima di razzismo e antisemitismo che avanza nel Paese. Basta infatti leggere la cronaca degli ultimi giorni, tra cene in ricordo della marcia su Roma e astensioni in Senato sull’istituzione della Commissione sull’odio della Senatrice Segre. Il Municipio ha da subito lavorato e continuerà a farlo per un dialogo tra proprietà e gestione al fine di tutelare un luogo storico del territorio e le sue lavoratrici e i suoi lavoratori”.

Nel frattempo, l’Ospedale Israelitico di Roma, proprietario dello storico locale di via Condotti, ha raccolto i contenuti di alcuni post dai toni antisemiti apparsi sulla pagina Facebook del bar per presentare una denuncia per istigazione all’odio razziale.

“Lunedì i legali completeranno la stesura della denuncia che sarà presentata presso la Procura della Repubblica” fa sapere Bruno Sed, presidente dell’Ospedale Israelitico di Roma, proprietario delle mura.

L’Antico Caffè Greco di via Condotti, il secondo più antico d’Italia dopo il Florian di Venezia essendo stato fondato nel 1760, quello stesso Caffè che ha visto nel corso dei secoli fra i propri clienti Giacomo Leopardi, Gabriele d’Annunzio, Goethe, Henry James, Casanova, Canova, John Keats, Thomas Mann, Rossini, Liszt, Silvio Pellico e Schopenhauer, Mark Twain e Wagner, Joyce e Orson Welles, rischia di chiudere. Il Caffè Greco con le sue 300 opere esposte, rappresenta la più grande galleria d’arte del mondo.

La ragione della chiusura è la scadenza del contratto d’affitto all’8 gennaio 2020, quando verranno messi i sigilli allo storico locale.

La vicenda si snoda in una battaglia di carte fra due contendenti, la famiglia dell’ingegner Carlo Pellegrini proprietaria del marchio da più di 20 anni e i legittimi possessori delle mura, ovvero l’Ospedale Israelitico.

Per ora lo sfratto sembra rinviato. Ad opporsi tanti uomini di cultura tra cui Vittorio Sgarbi che è stato presente lo scorso 22 ottobre per un presidio di solidarietà contro la chiusura: “Dove c’è da difendere la cultura e la storia lì c’è Vittorio Sgarbi. È stato così da sempre. Per questo motivo questa mattina ero a Roma a prendere un caffè all’Antico Caffè Greco che non può e non deve chiudere. Questa è una battaglia di civiltà. Contro chi pensa che col denaro è possibile fare tutto. Si può fare molto, ma non tutto. Non a scapito della memoria comune che va preservata. E ha offerto la colazione ai molti solidali con la causa. Una battaglia di civiltà, come quella contro i monumenti abbattuti per fare spazio all’ingombrante “religione dell’umanità”, citando Harouel, che alimenta il progresso con le folli pretese ingombranti dell’Uomo-Dio; come quella contro i capolavori rubati o quella contro le siringhe e il piscio che infestano i monumenti sulla pelle d’Italia. Passione dell’arte italiana. Ma anche passione militante. La presenza contro il vuoto, il movimento contro la stagnazione.

“La passione è uno strumento di difesa della ragione”, aggiunge Sgarbi.

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Metropoli

Anguillara Sabazia, abuso consigliere Pierdomenico. Fioroni: “Amministrazione grillina arrivata al capolinea”

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – “Cosa dice il Movimento 5 stelle? Onestà. Bene, ora è il momento di applicare questo principio. Nonostante l’ordinanza di demolizione il consigliere Massimo Pierdomenico ha deciso di fregarsene, probabilmente perché si è adeguato al senso di onnipotenza di tutta la maggioranza.” Questo un primo commento del Consigliere comunale ad Anguillara Sabazia Antonio Fioroni dopo aver appreso la notizia della sanzione di 10mila euro al consigliere di maggioranza Pierdomenico del governo locale guidato da Sabrina Anselmo, eletto sotto l’effige del M5s per non aver dato corso all’ordinanza di demolizione per opere abusive che quest’ultimo ha realizzato su una sua proprietà in zona vincolata.

La sanzione è motivo di incompatibilità col ruolo di Consigliere comunale

“Dopo 6 mesi dall’accertamento – prosegue Fioroni – un briciolo di giustizia è stata fatta e il comune si è finalmente mosso multandolo. Il pagamento dei 10.000 euro non è però la fine del procedimento. La sanzione è motivo di incompatibilità, il Sindaco ora dovrà chiedere le dimissioni del consigliere. Non è possibile che un eletto abbia sanzioni dallo stesso Ente che è chiamato ad amministrare. Ricordo a tutti – commenta ancora il consigliere Fioroni – che ora il terreno dovrà essere acquisito a patrimonio del comune e vigilerò affinché questo accada, non per accanimento personale ma solo perché quando si tratta di persone esterne al “circolo grillino” non si fanno problemi a compiere gesti forti senza pensare alle conseguenze. Questo è solo l’ennesimo scandalo che coinvolge questa amministrazione arrivata da troppo tempo al capolinea, oltre a chiedere le dimissioni di Pierdomenico è tempo che l’intera maggioranza prenda la situazione in mano sfiduciando anche il Sindaco, visto il rapporto molto stretto che la stessa ha con il consigliere coinvolto. Anguillara merita di più, merita di essere rispettata.”

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Cronaca

Roma, bancarotta e 60 milioni di debiti: arrestato l’imprenditore Pietro Mazzoni

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Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali, emessa dal G.I.P. del Tribunale capitolino su richiesta della Procura della Repubblica di Roma, nei confronti di 4 soggetti, tra cui il noto imprenditore Pietro MAZZONI (classe 1961), ritenuti responsabili di fatti di bancarotta e reati tributari.
Le indagini, svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria, hanno avuto origine dal fallimento, dichiarato alla fine del 2016, della NUOVE TELECOMUNICAZIONI S.p.a., operante nel settore della progettazione e costruzione di infrastrutture per le telecomunicazioni.
All’atto del fallimento la società aveva accumulato debiti nei confronti dell’Erario per oltre 60 milioni di euro, importo che costituisce quasi l’intero ammontare dello stato passivo accertato, pari a circa 67,6 milioni di euro.
Gli approfondimenti effettuati hanno fatto emergere come mediante l’iscrizione di un credito di fatto inesistente sia stato, dapprima, dissimulato lo stato di insolvenza dell’impresa che, in seguito, attraverso un’operazione di scissione societaria posta in essere poco prima del fallimento, è stata privata dell’unico ramo aziendale produttivo di reddito. Quest’ultimo è stato conferito a una new.co., mediante la quale MAZZONI ha potuto proseguire la stessa attività senza il “peso” dei debiti accumulati nel tempo.
Attraverso la predetta scissione, il nuovo soggetto giuridico ha beneficiato di un consistente portafoglio di appalti – del valore di circa 47 milioni di euro – con le più importanti società nazionali e internazionali del settore delle telecomunicazioni, nonché delle attestazioni necessarie per partecipare all’assegnazione di lavori pubblici. La società preesistente, invece, svuotata di qualsivoglia attività, è stata “abbandonata”
all’inevitabile dissesto finanziario, privando i creditori di ogni garanzia patrimoniale.
Il Giudice per le Indagini Preliminari, evidenziando che le “condotte di bancarotta poste in essere dagli indagati non possono considerarsi sporadiche e occasionali”, ha disposto:
 la custodia cautelare in carcere nei confronti di MAZZONI Pietro, amministratore di fatto della fallita;
 gli arresti domiciliari per LEVERATTO Gianluigi (classe 1954), ultimo amministratore di diritto dell’impresa;
 la misura interdittiva del divieto di esercizio di uffici direttivi delle persone giuridiche per 12 mesi nei confronti della madre di MAZZONI, FANELLI Elvira (classe 1938), e COLOMBO Roberto (classe 1958), entrambi amministratori di diritto pro tempore;

 il sequestro preventivo per equivalente di beni mobili e immobili fino alla
concorrenza di oltre 14 milioni di euro, pari alle imposte e alle ritenute non versate dalla società negli ultimi anni prima della dichiarazione di fallimento.
L’operazione odierna rientra nell’alveo delle attività svolte dalla Guardia di Finanza per tutelare la collettività dal grave danno arrecato al sistema economico da soggetti che operano sul mercato in modo spregiudicato, falsando la leale concorrenza e sottraendo introiti all’Erario.

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Metropoli

Anguillara Sabazia, il consigliere M5s Pierdomenico multato dal Comune per i suoi abusi edilizi

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – 10 mila euro di sanzione amministrativa per il consigliere di maggioranza di Anguillara Sabazia Massimo Pierdomenico per non aver ottemperato all’ordinanza di demolizione relativa alcune opere abusivamente realizzate senza alcun titolo abilitativo in un’area soggetta a vincoli.

QUI L’ORDINANZA DIRIGENZIALE

A settembre del 2018 un cittadino aveva denunciato, attraverso un esposto, il disboscamento della strada di accesso al fabbricato del consigliere M5s segnalando anche la presenza di opere in cemento e muratura, realizzate nella stessa proprietà. Esposto che ha poi trovato riscontro con il sopralluogo effettuato dall’ufficio tecnico comunale dove sono state rilevate e contestate:

Un magazzino in blocchetti con copertura in bandoni di dimensioni totali mt 4,00 x 16,00 circa, per una superficie pari a mq. 64,00 circa, con altezza media rispettivamente di mt 3,30 circa il primo e mt 2,50 circa il secondo; altra tettoia chiusa su tutti i lati di mt 4,10 x 6,20 = mq 25,42 circa, con altezza media m.2,80 ca.

Il Consigliere di maggioranza M5s quando questo giornale rese nota la notizia commentò: “Giornale di Merda” e ancora “Mi godo la palma alla faccia di quei dementi che inviano falsità ad un giornale di merda schierato politicamente”.

Il consigliere è stato poi querelato da questo giornale per diffamazione, ma il magistrato ha ritenuto che le frasi fossero di lieve tenuità e quindi non ha inteso arrivare al processo. Ovviamente questo giornale ha presentato opposizione alla decisione e ad oggi si attende il responso. Cosa sarebbe successo se al contrario in un post del giornale si fosse scritto “Consigliere di merda?”

Intanto desideriamo respingere al mittente le becere affermazioni perché di falsità non ne ha dette assolutamente questo giornale ma qualcun altro che adesso si troverà a pagare 10 mila euro non per una vacanza ma per abusi edilizi. Tant’è!

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