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Roma-Giardinetti, c’è attesa per la Commissione Mobilità di questa mattina

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Mozione ritirata e discussione sulla ferrotramvia Roma-Giardinetti sospesa fino a domani mattina

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Mozione ritirata e discussione sulla ferrotramvia Roma-Giardinetti sospesa fino a questa mattina, lunedì 27 gennaio, giorno in cui la commissione mobilità, presieduta da Enrico Stefàno, tratterà la delicata questione. Venerdì pomeriggio l’accordo – a distanza – maturato durante l’Assemblea Capitolina, tra l’esponente cinque stelle e la consigliera civica Svetlana Celli (RomaTornaRoma), firmataria del documento. Una tregua più che un accordo, infatti quest’ultima chiarisce subito a chiusura del Consiglio: “Sono pronta a presentarla di nuovo, se non venissero affrontati tutti i punti che chiedevamo e che sui quali i cittadini aspettano risposte”. Chiaro il messaggio.

Nel preambolo spiega che “la mozione è stata presentata il 18 dicembre scorso e recepisce le istanze e le preoccupazioni dei cittadini, delle associazioni e dei lavoratori della linea, limitata a Centocelle dal 3 agosto 2015”. Un provvedimento contro il quale la Celli esprime un giudizio negativo, “perché tale sospensione ha annientato il commercio, la percorrenza e la vita sociale nei quartieri come Torre Maura e Giardinetti. E perché quella stessa tratta, che potrebbe sembrare un doppione della Metro C, è stata poi sostituita con servizio bus. Cioè, si tiene chiuso un sistema con un impatto ambientale minimo e contestualmente si attiva un servizio integrativo con bus a diesel, meno rapido, capiente e sostenibile rispetto al treno”. Un controsenso, considerati i divieti alla circolazione per i veicoli emanati a ripetizione negli ultimi giorni.

In Aula le associazioni RomaMobilitaRoma, TrasportiAmo e UTP-Assoutenti, capitanate da Andrea Ricci dell’Osservatorio Regionale sui Trasporti, che coordina il tavolo congiunto sulla ferrovia. Composto inoltre da Legambiente Lazio, Sferragliamenti dalla Casilina-Odissea Quotidiana e dai Comitati di Quartiere di Tor Pignattara e Torre Maura, presieduto da Alfredo Trebbi che, presente insieme ad altri attivisti, il giorno prima aveva lanciato un appello, lapidario, proprio dalle colonne de L’Osservatore: “toglieteci dall’isolamento”.

È un “argomento sentito quello della Roma-Giardinetti”, rimarca la consigliera a microfoni aperti, “conosciuto da questa maggioranza che si è adoperata, non lo metto in dubbio, per presentare il progetto di potenziamento e di prolungamento, da un lato verso Termini dall’altra verso Tor Vergata, di inserire il progetto nel PUMS e di chiedere i finanziamenti al Ministero dei Trasporti. Un lavoro lodevole, considerevole e condivisibile. Ma la maggioranza si è dimenticata del presente; si è dimenticata di affrontare il quotidiano. Ci troviamo oggi davanti a una infrastruttura diventata, purtroppo, l’ombra di se stessa – affonda -, abbandonata, soffre in maniera pesante, si trascina a stenti e va avanti solo grazie alla professionalità dei lavoratori aziendali, che dovrebbero ricevere l’encomio per quello che fanno. Ma ora i loro sforzi non bastano: il materiale rotabile è quel che è, anche tecnicamente superato, adatto a un museo ferroviario”.

“Volete parlare del potenziamento, ma allo stesso tempo questa Amministrazione deve ancora definire l’acquisizione di questa infrastruttura da parte della Regione Lazio. E si sta perdendo tempo. Ho visto, dopo la presentazione della mozione la convocazione, da parte del consigliere Stefàno, di una commissione su questo tema. Che ringrazio anche. La Regione si è resa disponibile alla cessione, lo ha dichiarato oramai in tutte le salse, sta aspettando un segnale di Roma Capitale”.

“Ma al di là del dibattito politico, che interessa a pochi, vorrei soffermarmi sul valore reale di questa linea per il Municipi V e VI, convinta che i sistemi su ferro vanno mantenuti, che la Roma-Giardinetti lavori in perfetta sintonia e armonia con la metro C. E quindi, non chiediamo con forza alcuni punti strategici: acquisire la linea dalla Regione, prevedere la riapertura della tratta Centocelle-Giardinetti e prolungare, nell’attesa, l’esercizio della Giardinetti a Parco di Centocelle, in modo da creare appunto un nodo di scambio con la metropolitana, avviare gli interventi di revisione generale su cinque elettrotreni e i stituire un Osservatorio permanente presso Roma Capitale, aperto alle associazioni, comitati e ai cittadini, insieme alle Organizzazioni Sindacali per monitorare i lavori, come la Regione ha fatto con la ferrovia Roma-Viterbo, e di adoperarsi con il Ministero dei Trasporti per finanziare il progetto, così com’è stato presentato”.

“Si è costituito un tavolo per questo di lavoro tra l’Osservatorio Regionale sui Trasporti, Legambiente e le altre associazioni del settore, si sono incontrate lo scorso 14 gennaio: condivido le loro osservazioni, questa linea mantiene le sue potenzialità se resta tale, se il tracciato resta quello attuale. Il loro slogan è ‘nonunchilometrodimeno’ e hanno ragione, perché alternative a quel tracciato non ce ne sono, smantellare il presente farebbe aumentare i costi e rischia di allungare i tempi. C’è bisogno di ferrovie, tram e metropolitane. Roma ha bisogno di ferrovie, tram e metropolitane, di una rete di trasporto sostenibile e integrata alla mobilità dolce. Ricordo infine che questa mozione è necessaria anche per dare un futuro ai lavoratori”.

Dalla maggioranza è il presidente della commissione mobilità Stefàno a prendere la parola: “Chiedo alla consigliera Celli di ritirare la mozione, in caso contrario il nostro voto sarà negativo. E spiego il perché: mozioni con il medesimo contenuto, con le stesse indicazioni ne abbiamo votate in Assemblea circa una decina. Abbiamo fatto di più, parte di quanto scritto nel documento lo abbiamo scritto nel PUMS, approvata lo scorso agosto, nel frattempo c’è stata anche un’evoluzione. Il Ministero dei Trasporti sulla Roma-Giardinetti ha detto che ci piace la vostra idea, però dovete portare la vostra infrastruttura a scartamento ordinario, come gli altri tram, prescrivendo l’aggiornamento del progetto. Ne parleremo in commissione”.

La proposta viene accolta dalla Celli, dopo un breve consulto con gli esponenti delle associazioni e del Comitato di Quartiere, però a condizioni che “i temi della mozione saranno discussi in commissione”, sottolinea. “Il problema è che voi in tre anni e mezzo avete cambiato l’assessore ai trasporti, e se effettivamente l’assessore precedente Meleo avesse fatto quello che bisognava fare, cioè parlare del presente della linea, parlare almeno del vostro cavallo di battaglia, ovvero la riapertura della tratta Centocelle-Giardinetti, le cose sarebbero andate diversamente. Lo ripeto siamo disposti a collaborare ai progetti futuri, ambiziosi, ma c’è da vedere il presente: la riattivazione è punto prioritario. Molte associazioni si sono unite insieme e lo stanno chiedendo alla politica, che sta governando questa città, quindi a voi, di riattivare quella tratta così com’è, perché lì il trasporto è congestionato. E se voi volete chiudere le orecchie per non ascoltare, noi non lo facciamo. Lunedì in commissione occorre trattare questi temi, Roma Capitale può scegliere”.

La discussione è aggiornata alla seduta in commissione di questa mattina (ore 11.30). Ma sono numerosi gli elementi che rafforzano i concetti espressi dalla esponente delle opposizioni e, indirettamente, delle associazioni nel documento congiunto. E per quanto riguarda il servizio attuale.

Riattivazione Centocelle-Giardinetti. C’è l’ordine del giorno 7 del 26 luglio 2016, presentato dal Pd capitolino e votato all’unanimità dall’Assemblea Capitolina, maggioranza compresa. Che impegna l’Amministrazione ad “attivare tutte le iniziative volte a ripristinare l’attuale tratto temporaneamente sospeso da Centocelle a Giardinetti e rendere nuovamente usufruibile dai cittadini la linea tranviaria da Roma Laziali a Giardinetti”. Ancora prima, c’è un analogo Ordine del Giorno (n. 290) presentato dai cinquestelle, allora opposizione, licenziato a maggioranza nella seduta del 16 aprile 2015. E c’è, infine, la relazione della divisione ingegneria di Atac SpA del 2016 aggiornata nel 2017, che individua i provvedimenti propedeutici necessari alla riapertura: “rinnovi di TE ormai obsoleta e verifiche sull’armamento”. Spontanea la domanda: cos’è che ha impedito all’Amministrazione di dare seguito alla riapertura?

Nodo di scambio con Metro C. Anche per tale istanza sono stati predisposti progetti, sempre in questi tre anni e mezzo. Il nodo di scambio era stato individuato a Parco di Centocelle e la sua realizzazioni sarebbe dovuta avvenire, secondo i rumors, in breve tempo. Invece, tra rimpalli, scuse e altro ancora, sconosciuto ai più, la cosa è rimasta ferma, penalizzando l’utenza. Come mai?

Gli elettrotreni Et81 in attesa di revisione generale

Rifacimento treni. Altro argomento trattato dalla Celli, e come gli altri rimasto lettera morta. Nel 2015 Atac aggiudica la gara del 2012 (n. 82/2012) per “gli interventi di revisione generale” di 5 elettrotreni a tre casse serie ET81, contraddistinti dai numeri aziendali ET 820, 822, 823, 824 e 824. “L’importo presunto dell’appalto è pari ad euro 2.498.398,00″ e “i lavori sono finanziati – recitava l’avviso a firma di Middei – con Fondi Regionali, residui anni 2001-2003 e 2004-2007 di cui alla Legge 297/78 e del triennio 2007-2009” sempre della medesima. La gara se l’è aggiudicata, in forma temporanea il 9 maggio 2013 e in via definitiva l’11 marzo 2015 (provvedimento n. 13), la FD Costruzioni srl (capogruppo) e la Idroelettrica SpA (mandante), per un valore complessivo di euro 1.481.415,00 (ribasso del 17%). A che punto si trova la gara? E perché l’ETR 821, convoglio della stessa serie ma rifatto anni prima con altri investimenti, è ancora fuori servizio?
Che quei convogli sono in attesa di revisione, nonostante gli anni e i chilometri effettuati, si evince dalla stessa relazione di ingegneria. In quelle pagine, infatti, si evidenzia un “forte decremento a partire dal mese di settembre 2016” con una perdita di produzione media del 35%. “La tendenza del livello di servizio erogato è destinata a peggiorare per causa delle condizioni del materiale rotabile in quanto le unità con percorrenza inferiore al milione di chilometri sono solamente 8 di cui solo 3 di età inferiore ai 20 anni e le rimanenti 5 hanno età media di 84 anni. Se ne deduce che l’argomento materiale rotabile non è più differibile ed inoltre è strettamente legato all’erogazione dell’attuale servizio di trasporto”.

Situazione materiale rotabile

A conti fatti si profila una commissioni intensa, date le argomentazioni da trattare, tanto sul presente quanto sul futuro della linea. Con le associazioni, riunite nel tavolo coordinato dall’Osservatorio, che faranno sicuramente sentire il proprio disappunto sulla scelta del Ministero di condizionare il finanziamento del progetto a patto della modifica dello scartamento.

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Referendum sul taglio dei parlamentari, c’è molta confusione. Scivola la Mannoia che parla di stipendi ma c’è chi le ha risposto

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C’è molta confusione su questo Referendum che chiamerà gli italiani a scegliere su una netta riduzione dei parlamentari. Non si parla di taglio di stipendi ma riduzione dei rappresentati del popolo italiano senza che vi sia intorno una riforma costituzionale adeguata.

Fiorella Mannoia parla di stipendi dei parlamentari e fa confusione perché si potrebbero semplicemente ridurre gli stipendi senza intaccare il numero dei parlamentari…questa confusione non dovrebbe arrivare da un personaggio pubblico che può influenzare facilmente chi lo segue. Sarebbe opportuno fermarsi e documentarsi prima di cinguettare come ha fatto la grande Mannoia

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Cronaca

Delitto di Cogne, pignorata la villetta degli orrori: andrà all’avvocato Taormina

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Semaforo verde dal Tribunale di Aosta all’avvocato Carlo Taormina per proseguire nel pignoramento della villetta di Cogne. Il giudice Paolo De Paola, apprende l’ANSA, ha infatti respinto le richieste di Annamaria Franzoni e del marito Stefano Lorenzi, di sospensione dell’esecuzione immobiliare.

Il contenzioso nasce dalla sentenza civile passata in giudicato a Bologna dove la donna, già condannata per l’omicidio del figlio Samuele, avvenuto proprio nella casa di Montroz, frazione di Cogne, a gennaio 2002 e per cui ha scontato 16 anni, deve al suo ex legale oltre 275mila euro per il mancato pagamento degli onorari difensivi, divenuti circa 450mila nell’atto di pignoramento.

La villetta è forse diventato il luogo del delitto per antonomasia, al centro di un caso che ha cambiato la storia della cronaca nera in Italia. La casetta nella frazione di Montroz (Cogne), in Val d’Aosta, e’ stato terreno di accesi scontri tra periti di accusa e difesa, aspre battaglie combattute prima nelle sue stanze, poi nelle aule di giustizia e spesso traslate davanti a plastici in scala, riprodotti per i salotti televisivi. Ma anche meta di turismo macabro e casa dei tanti misteri irrisolti, tra chi cercava un’arma mai trovata o tracce utili a risolvere un giallo che ha diviso gli italiani in colpevolisti e innocentisti nei confronti di Annamaria Franzoni.

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Costume e Società

Caffè al bar: agli italiani piace l’espresso

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Gli italiani sono amanti del caffè, riconosciuti in tutto il mondo per l’alta qualità delle miscele utilizzate per preparare il famoso espresso. Non siamo però nella top ten dei maggiori utilizzatori, che vede la Finlandia in prima posizione, con oltre 12 kg di caffè utilizzato pro capite ogni anno. L’Italia si posizione solo al 12° posto in questa classifica, superata da varie nazioni europee, soprattutto quelle poste più a nord del continente. Nonostante questo oltre il 95% della popolazione italiana, compresa tra i 16 e i 65 anni, consuma caffè quotidianamente.

Perché consumiamo meno caffè rispetto ad altri

La motivazione è presto svelata: agli italiani piace il caffè espresso, ristretto, in tazzine minuscole. All’estero invece tendono ancora a prediligere il caffè lungo; per prepararne una “tazza” serve molta più polvere rispetto ai pochi grammi usati per un classico espresso. Oltre a questo, anche se il 95% della popolazione italiana fa uso di caffè, ci fermiamo a “solo” 4 tazzine al giorno. In altri Paesi invece sono numerosi coloro che fanno un uso del caffè molto più intenso, per arrivare sino a 6-7 tazze di caffè lungo ogni giorno.

Quale caffè piace agli italiani

Come abbiamo detto l’italiano medio preferisce il classico caffè espresso. Se è vero che la tradizione di molte città prevede ricette di vario genere, dal macchiatone fino al caffè al ginseng, oltre il 90% dei caffè serviti ogni giorno nei bar della penisola sono classici ristretti, al massimo macchiati, raramente corretti, in estate shakerati o con ghiaccio. Per altro la metà dei caffè bevuti in media ogni giorno in Italia sono preparati a casa, in molti casi con la moka.

Quanto caffè

Considerando quindi circa 4 caffè al giorno, per un elevato numero di consumatori, ci fermiamo comunque al di sotto dei 6 kg di polvere di caffè utilizzata all’anno, per ogni singolo italiano. I finlandesi arrivano a 12 kg all’anno, i norvegesi quasi 10 kg, gli islandesi superano di poco i 9 kg. Stiamo parlando di quantità enormi, soprattutto se consideriamo che un caffè al bar in Norvegia può costare 3-4 volte quello che beviamo ogni giorno nel bar sotto casa.

Il caffè con la moka buono come al bar

Sappiamo tutti cosa ci attira di una tazzina di caffè del bar: il profumo e il gusto sono intensi, la consistenza è correttamente viscosa, la schiuma sulla superficie del giusto colore e ben consistente. Questi elementi sono difficili da ottenere con la moka, che solitamente permette di preparare un caffè meno corposo, con una schiuma che spesso stenta a farsi vedere. C’è però chi ci insegna a preparare un espresso come al bar anche a casa. Il segreto sta nel preparare in anticipo la cosiddetta “cremina”. Per farlo servono alcuni cucchiaini di zucchero, da porre in una piccola ciotola; aggiungiamo il primo caffè che sale nella moka, ne bastano alcuni cucchiai. Prepariamo un composto con zucchero e caffè e cerchiamo di montarlo con un cucchiaio. Otterremo una perfetta schiuma da aggiungere sul caffè appena versato nelle tazzine.

Fonte: pianetadonne

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