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Roma, morire di monnezza: a Rocca Cencia sale il tasso di mortalità per cancro

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ROMA – Nell’inferno di Roma Est, nelle viscere di un territorio che, a pochi chilometri dal Colosseo, è stato tristemente ribattezzato “la terra dei fuochi”. Dove i roghi tossici incontrollati fanno da cornice agli immondezzai, che si annidato in ogni angolo delle strade, alle discariche mai o parzialmente bonificate, ai terreni dai quali zampilla il percolato o i rifiuti ospedalieri, e si fondono al tanfo, perenne, sprigionato dal TMB AMA di Rocca Cencia, che rende l’aria irrespirabile.

È il lato oscuro della Capitale, allarmante, conosciuto da tempo ma mai affrontato con concretezza dalle Istituzioni, forse perché ritengono che non sia conveniente ammettere che lì sussiste un evidente problema ambientale e sanitario. A dirlo è l’alta percentuali di morti o ammalati di patologie oncologiche. Cancro per farla breve, e in forma aggressiva, ai polmoni, al cervello, alla tiroide e leucemie acute.    

Il viaggio è sconcertante, dalla Rocca Cencia alla cosiddetta “via delle vedove” a Castelverde, da Colle del Sole a Lunghezzina fino ad arrivare a Salone, zone nel cuore del Municipio VI. “Questa è la punta dell’iceberg”, spiega Paolo Emilio Cartasso, studioso e esperto del settore, “l’area interessata ha una circonferenza di circa 7 chilometri”. E include, analizzando la sua cartina, il quartiere di Case Rosse, nel V Municipio, e i comuni di Guidonia Montecelio e di Tivoli.

Un quadro preoccupante, nel quale si inserisce, dando il polso della situazione, lo studio scientifico, inedito, che questa sera sarà presentato nella trasmissione Piazzapulita (con collegamento in diretta da via Carlo Fornara, angolo via Puccinelli – zona Borghesiana ore 18). “A Rocca Cencia”, spiega in anteprima la dottoressa Paola Michelozzi, Direttore dell’Unità di epidemiologia ambientale del Servizio sanitario del Lazio, “vivono circa 250 mila persone. Per loro le aspettative di vita alla nascita sono di tre anni inferiori rispetto a chi nasce e vive nel centro della città. In una zona in cui le polveri sottili (Pm10) sono così tanto e così di frequente al di sopra dei limiti aumenta, e di molto, il rischio di ammalarsi di tumore. Dalle nostre rilevazioni il fattore di rischio a Rocca Cencia si aggira tra l’11 e il 21% in più. Ovvero 9 punti percentuali sopra la media”. Si muore da quelle parti. “Anche gli animali non hanno scampo”, aggiunge perentorio il giornalista Massimiliano Andreetta, autore dell’inchiesta televisiva.

Immediate le reazioni. “Sono percentuali spaventose, fanno paura solo a leggerle”, afferma Flavio Mancini del Comitato Periferie Roma Est, “colpiscono indistintamente a bambini ed adulti. Nel 2019 non può essere accettato un dato di questo genere, una realtà che inginocchia migliaia di famiglie di un quadrante periferico che già di suo presenta criticità su molti servizi primari. Non chiediamo la luna, pretendiamo di una vita dignitosa”.

Dello stesso tenore Marco Manna, presidente del Comitato: “Di chiacchiere se ne sono fatte abbastanza. È un bene riportare l’argomento al centro dell’attenzione mediatica, ma servono risposte. Noi vogliamo sapere come sarà collocato lo stabilimento AMA nel prossimo piano industriale di AMA, che, stando agli annunci, dovrebbe essere presentato in dicembre, e se la Sindaca Raggi e il Presidente Zingaretti, con gli strumenti della nuova legge regionale, hanno l’intenzione di inserire quella zona tra quelle pericolosamente a rischio ambientale, prevedendo le risorse da utilizzare per la bonifica”.

Dal Campidoglio arriva il commento della consigliera Svetlana Celli, capogruppo di RomatornaRoma, abitante proprio in quel Municipio: “A Roma l’emergenza ambientale diventa emergenza salute. La nostra terra dei fuochi esiste ed è a Rocca Cencia. Lo studio della Regione Lazio che verrà presentato stasera nella puntata di Piazza Pulita punta il dito contro lo scandalo dei roghi tossici e delle discariche abusive e incontrollate in questa zona della città. Una terra di nessuno dove si ammalano le persone e perfino gli animali, tutti dello stesso terribile male. Tanto che l’aspettativa di vita, rispetto a chi vive in zone centrali della città, è di tre anni inferiore. Le polveri sottili troppo spesso al di sopra dei limiti aumentano il rischio di ammalarsi di tumore, un rischio 9 punti percentuali sopra la media. Sulla base delle leggi regionali in materia di salute pubblica gli enti preposti è necessario che si adoperino per dichiarare questo territorio a rischio ambientale e prevedano risorse per la bonifica. La rinascita della città non può non avere queste priorità: migliorare le condizioni di vita di tutti i romani e mettere fine alle situazioni di degrado e di illegalità che minacciano la salute. Sui roghi chiedo la convocazione di una commissione Ambiente per un controllo serrato sul territorio e per ascoltare i cittadini”.

Cronaca

Viterbo e provincia: torna il Raid degli Etruschi

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La grande novità di questa edizione sarà il Circuito Cittadino Notturno

Dal 24 al 27 giugno, Viterbo e la sua Provincia, ospiteranno la seconda edizione del Raid degli Etruschi, raduno turistico internazionale di auto storiche organizzato dall’Etruria Historic Racing Club.

La manifestazione, che vanta il patrocinio del Comune di Viterbo, Acquapendente, Marta e Latera, vuole replicare il grande successo ottenuto nel 2019 (nel 2020 a causa della pandemia Il Raid non si è svolto) quando numerosi equipaggi, provenienti da tutta Italia e dall’estero, hanno preso parte a questo evento motoristico itinerante che ha fatto conoscere ed ammirare alcune delle bellezze paesaggistiche, architettoniche e culturali della Tuscia.

La grande novità di questa edizione sarà il Circuito Cittadino Notturno, che si svolgerà venerdì 25 giugno, all’interno delle mura storiche di Viterbo. Inoltre, Il Raid degli Etruschi 2021 ospiterà il Raduno Ufficiale Registro OM. Una partnership che incrementa ulteriormente il prestigio della kermesse motoristica e permetterà a queste splendide e rare vetture di “sfrecciare” per le strade della provincia di Viterbo.

Anche quest’anno, Viterbo, chiamata la Città dei Papi, famosa per essere stata sede pontificia dal 1257 al 1281 e terra di motori, che ogni anno accoglie il passaggio della 1000 Miglia attraverso il suo splendido centro storico, ospiterà i partecipanti del Raid degli Etruschi, i quali, durante i giorni dell’evento visiteranno alcuni tra i borghi e luoghi più caratteristici della Provincia di Viterbo tra cui Latera che sorge su di un colle arroccato e un tempo situata al centro della federazione delle 12 città Etrusche, Marta, piccolo paese situato sulla sponda meridionale del Lago di Bolsena (di origine vulcanica e il più grande d’Europa), antico insediamento Etrusco, dove è prevista la degustazione del tipico pesce Lattarino e da dove salperà il battello per la suggestiva circumnavigazione delle due isole del lago: Martana e Bisentina, Acquapendente e la sua Cattedrale dedicata al Santo Sepolcro, il principale luogo di culto della città poiché conserva una pietra macchiata di sangue, che secondo la tradizione proviene dal Santo Sepolcro di Gerusalemme e il Sacro Bosco, situato a Bomarzo, il più antico parco di sculture del mondo moderno, noto anche come Parco dei Mostri per la presenza di sculture grottesche disseminate in un paesaggio surreale.

Saranno previste inoltre degustazioni delle specialità enogastronomiche del territorio e divertenti prove di regolarità, per chi non può fare a meno dei pressostati.

Presenti anche le telecamere di “Gentleman Driver TV”, programma televisivo motoristico prodotto da Adrenaline24h, in onda su Sky Sport canale 229 MS Motortv, Tivùsat canale 55 e sul Digitale Terrestre, che riprenderanno il Raid degli Etruschi durante tutti i giorni. 

Il Raid degli Etruschi rispetta tutte le normative in vigore per il contenimento del Covid – 19.

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Ambiente

Anbi: non si può parlare di transizione ecologica e autorizzare le trivellazioni in alto adriatico

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“Riproporre le trivellazioni in Alto Adriatico non è rispettoso del tributo già pagato da quelle popolazioni – afferma Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi  per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).  E’ ingiusto che territori di Veneto ed Emilia Romagna, fra l’altro importanti asset turistici, rischino di essere penalizzati dalle conseguenze di  scelte governative localmente non condivise.”

 “I territori delle province di Rovigo, Ferrara e del comune di Ravennaricorda Giancarlo Mantovani, Direttore dei Consorzi di bonifica polesani –   sono stati interessati dallo sfruttamento di giacimenti metaniferi dal 1938 al 1964; l’emungimento di acque metanifere innescò un’accelerazione, nell’abbassamento del suolo, decine di volte superiore ai livelli normali: agli inizi degli anni ‘60 raggiunse punte di 2 metri ed oltre, con una velocità stimabile fino a 25 centimetri all’anno; misure successive hanno dimostrato che l’abbassamento del territorio ha avuto punte massime di oltre 3 metri dal 1950 al 1980. Rilievi effettuati dall’Università di Padova hanno evidenziato un ulteriore abbassamento di 50 centimetri nel periodo 1983-2008 nelle zone interne del Delta del Po.”

L’ “affondamento” del Polesine e del Delta Padano ha causato un grave dissesto territoriale, nonchè ripercussioni sull’economia e la vita sociale dell’area; il sistema di bonifica, indispensabile per mantenere l’equilibrio idrogeologico locale, è attualmente costituito da oltre 500 impianti idrovori e l’aggravio sui bilanci degli enti consorziali per la sola energia elettrica è di circa 20 milioni di euro.

La conseguenza dell’alterazione dell’equilibrio idraulico fu  infatti lo sconvolgimento del sistema di bonifica. Tutti i corsi d’acqua si trovarono in uno stato di piena apparente, perché gli alvei e le sommità arginali si erano abbassate, aumentando la pressione idraulica sulle sponde ed esponendo il territorio a frequenti esondazioni. Gli impianti idrovori cominciarono a funzionare per un numero di ore di gran lunga superiore a quello precedente (addirittura il triplo od il quadruplo), con maggior consumo di energia e conseguente aumento delle spese di esercizio a carico dei Consorzi di bonifica.

Si rese inoltre indispensabile il riordino di tutta la rete scolante così come degli argini a mare.

“Per questo, alle popolazioni di questi territori servono segnali concreti nel segno della sostenibilità, non il riproporsi di paure per situazioni, che continuano a pagare – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI –  Che senso ha parlare di transizione ecologica ed autorizzare la ripresa delle trivellazioni nell’Alto Adriatico?”

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Castelli Romani

Frascati, elezioni: tante le liste a sostegno di Francesca Sbardella

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FRASCATI (RM) – Francesca Sbardella candidata a Sindaco di Frascati sostenuta da una larga coalizione di centrosinistra ospite ad Officina Stampa dove ha rilasciato un’intervista a Chiara Rai.

Francesca Sbardella ospite di Chiara Rai a Officina Stampa del 10/06/2021

Frascati, città per antonomasia definita “la Perla dei Castelli romani” è situata sui Colli Albani, a 326 metri sul livello del mare e in posizione dominante rispetto Roma, con un territorio immerso nel polmone verde rappresentato dal parco regionale. Sorella più prossima alla Città Eterna, con la quale confina, è caratterizzata dalla splendida e cinquecentesca villa Aldobrandini che insieme agli affascinanti siti archeologici e alle splendide dimore rinascimentali, esterna la bellezza di una città che non trova facile confronto per importanza storica, ricchezza paesaggistica, architettonica ed eccellenza enogastronomica, tra cui svetta il famoso vino conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

Ma Frascati ospita anche una delle comunità scientifiche che per numero di ricercatori e vastità tipologica delle ricerche portate avanti rappresenta un unicum nel panorama nazionale e tra i più significativi a livello internazionale. Un fattore di grande rilevanza socio-culturale e una grande risorsa per l’economia locale. Ed è’ proprio qui che si sta portando avanti una delle più grandi sfide nel campo della scienza: imbrigliare l’energia delle stelle per ottenere una fonte di energia inesauribile sicura e pulita. Un grande progetto denominato DTT il divertor tokamak che dopo il 2050 dovrà mettere in rete energia elettrica da fusione nucleare. Una grande sfida per tutto il Paese Italia per creare occupazione nel settore industriale con ricadute scientifiche tecnologiche ed economiche. Un’occasione unica per l’ambiente, una grande chance per la formazione e l’impiego dei giovani e una grande occasione per Frascati e la sua intera comunità che si trovano al centro di un futuro che sta già bussando alle porte della Città.  

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