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Cultura e Spettacoli

Roma, sale la Febbre al teatro Olimpico: intervista a Giuseppe Verzicco

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Tempo di lettura 3 minuti Il musical tratto dal film con Travolta conquista il pubbico e lo fa ballare

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di Silvio Rossi

Quando, quarant’anni fa approdò al grande schermo, La Febbre del Sabato Sera fu un fenomeno mediatico e sociale. Nel nostro paese ci furono ragazzi che andarono a rivedersi il film più di dieci volte, un fenomeno mai più ripetuto, e difficilmente ripetibile anche perché oggi le modalità di fruizione sono cambiate, la colonna sonora conteneva alcuni brani che sono diventati classici della discomusic degli anni settanta.
Dal film interpretato da un giovane John Travolta è stato tratto un musical teatrale, prodotto dal Teatro Nuovo di Milano, che è attualmente in programmazione al Teatro Olimpico di Roma, fino a tutta la prossima settimana.
Dal film, lo spettacolo ha ereditato la forza travolgente dei balletti, la simpatia di alcune battute, la musica che oggi riesce ancora ad appassionare i giovani, mentre a chi ha i capelli grigi ha un potere evocativo non indifferente.
In un cast ben amalgamato, composto da una ensemble di notevole livello, spiccano il protagonista, realmente credibile come emulo di Travolta, e Giovanna D'Angi, nel ruolo di Candy, la disk jockey e cantante del locale Odissey 2001, con una voce che colpisce l’attenzione del pubblico
Al termine dell’esibizione, tutto il teatro, praticamente pieno nonostante la concomitanza con Sanremo, ha iniziato a ballare sul posto alle note dei Bee Gees.

Protagonista nel ruolo di Tony Manero è Giuseppe Verzicco, stella di un cast ben equilibrato, che abbiamo intervistato prima dello spettacolo.

Lei non era ancora nato quando è stato realizzato il film. Come si è immedesimato nella storia?

È vero, io allora non ero nato, per cui conosco la storia del film per quello che ho letto. Ho saputo che ci sono stati ragazzi che sono andati dieci o quindici volte a vederlo. Non ho vissuto questo, per cui posso solo immaginarlo. Quando ero ragazzo, un fenomeno simile è stato Titanic. Ecco, io ho cercato di immaginare ciò che è successo all’uscita della “Febbre” facendo un parallelo col Titanic. Certamente questo non è per forza la stessa cosa, ma può aiutare a comprenderlo.

Posso assicurarle che, nonostante il successo di Titanic, il fenomeno esploso con la Febbre è stato decisamente superiore. Vorrei invece chiederle, come ha trovato i ragazzi degli anni settanta narrati nella storia? Sono uguali o diversi dai ragazzi di oggi?

Non mi sembrano molto diversi, credo che abbiano molte cose in comune. In particolare, vedo che i ragazzi, sia ieri che oggi, in genere, hanno poca curiosità. Così come Tony Manero, che era chiuso nel suo ambiente, e ha iniziato a cercare di migliorare solo dopo aver conosciuto Stephanie, anche oggi spesso vedo giovani che hanno bisogno di una scossa per incuriosirsi, per cercare qualcosa di nuovo.

Parliamo di te ora. Prima della Febbre, hai interpretato Grease e West Side Story, ti sei specializzato nei musical americani, sei diventato uno dei più apprezzati interpreti del genere. Come stai vivendo questo momento?

Sono molto contento di come vanno le cose. Devo ringraziare molte persone che mi hanno aiutato, che hanno creduto in me. Da parte mia ho lavorato molto, spero di poter essere sempre all’altezza.

Quali sono i tuoi maestri? Chi è il personaggio a cui ti sei ispirato?

In Italia il più grande di tutti, se vogliamo sommare insieme recitazione, canto e ballo, è certamente Massimo Ranieri. Lui è conosciuto principalmente come cantante, ma è stato il primo che ha dimostrato di saper cantare, ballare e recitare, sempre al massimo livello. Devo dire che una volta, quando durante uno spettacolo hanno paragonato la mia voce alla sua, sono stato molto orgoglioso, a parte il fatto che credo abbiano esagerato, ma comunque, sentirsi paragonare ai propri idoli non ha prezzo.

Ora sei in tournee con questo spettacolo. Stai già programmando qualcosa per il futuro, o attualmente sei concentrato tutto sulla Febbre?

Sono completamente concentrato sullo spettacolo, e su altre attività più piccole, che non riguardano direttamente le esibizioni, ma un’attività didattica.

Costume e Società

Horror, giallo e thriller: ecco i vincitori del “Bloody Festival Roma 2021”

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ROMA – Si è svolta la serata conclusiva di premiazione del “Bloody Festival Roma 2021”, presso la sede di L. Armonia in Via dei Banchi Vecchi 108. 


Testimonial di questa nuova edizione del festival il Maestro dell’italian thrilling, Dario Argento, con la madrina d’eccezione, Manuela Arcuri, e con il critico cinematografico Francesco Lomuscio, nel ruolo di presentatore.

Tra le pellicole in gara, sono stati assegnati i premi come Miglior giallo Yuria di Mattia Riccio. Miglior horror Italian horror stories di Daniele Malavolta, Andrea D’Emilio, Antonio Losito, Vincenzo Della Corte, Francesco Giorgi, Gianluca Bonucci, sotto la supervisione di Claudio Fragasso. Premi Roberto Pariante alla carriera a Claudio Fragasso e Angelo Iacono. Premio speciale a Doppia luce di Laszlo Barbo. Mentre il premio per il Miglior corto è stato assegnato a Massimiliano Reina.

Ad assegnare i premi la produttrice Carla Finelli, la financial manager e produttore esecutivo Sonia Giacometti, il regista e sceneggiatore Giovanni Galletta, il pittore Roberto Russo, la make-up artist Isabella Morelli, lo scenografo Arturo Andreoli e gli attori Eleonora Pariante, Giulio Neglia e Claudio Collevecchio.

Suddivisi in tre diverse sezioni che prevedono Horror, Giallo e Thriller, a concorrere erano i lungometraggi Clara di Francesco Longo, Nati morti di Alex Visani, L’uomo col cilindro di Stefano Simone, Yuria di Mattia Riccio e Italian horror stories, film a episodi diretto da Antonio Losito, Daniele Malavolta, Andrea D’Emilio, Vincenzo Della Corte Gianluca Bonucci e Francesco Giorgi sotto la supervisione di Claudio Fragasso, storica firma del cinema di genere italiano cui si devono, tra gli altri, Palermo  Milano solo andata e La casa 5. Molto spazio anche per i cortometraggi, che, come i film citati, sono stati premiati con appositi sampietrini da una giuria di qualità costituita da professionisti della Settima arte, con direttrice artistica l’organizzatrice esecutiva di ZTV Production Sabina Pariante e presidente il direttore della fotografia e sceneggiatore Mark Melville.

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Costume e Società

Junior Eurovision Song Contest 2021: l’Italia rappresentata dalla 12enne Elisabetta Lizza

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La diretta da Parigi domenica 19 dicembre a partire dalle 15:50 su RAI GULP

Sulla scia dei Maneskin, ma ancora più giovane, sarà Elisabetta Lizza, 12 anni, a rappresentare l’Italia allo Junior Eurovision Song Contest 2021, la più importante competizione europea dedicata ai giovani artisti di tutta Europa, organizzata dall’Unione delle TV pubbliche europee (EBU), tra cui la RAI.

La manifestazione si terrà domenica 19 dicembre a Parigi in Francia e sarà seguita in diretta anche quest’anno da Rai Gulp, a partire dalle 15:50.

Elisabetta Lizza, 12 anni, interpreterà il brano “Specchio (Mirror On The Wall)”, un brano sul difficile rapporto tra i ragazzi e la propria immagine.

“Specchio” (musica di Stefano Rigamonti, Marco Iardella e Franco Fasano e testo di Fabrizio Palaferri e Stefano Rigamonti, edito da Rai Com Edizioni Musicali), è un dialogo tra la giovane cantante e la sua immagine allo specchio, in cui lei chiede di andare oltre le apparenze.

Il videoclip prodotto da Rai Gulp in collaborazione con l’Antoniano di Bologna, per la regia di Marco Lorenzo Maiello, è disponibile su Rai Play, sul canale ufficiale YouTube del Jesc (https://www.youtube.com/watch?v=r_l1eHfQdbk), e sui social network di Rai Gulp.

Elisabetta Lizza, 12 anni, di Adro (Brescia), ama da sempre cantare, ballare e suonare il piano. Le prime canzoni che ha imparato a cantare sono state “Tutta colpa mia” di Elodie e “Come foglie” di Malika Ayane. Negli ultimi tre anni ha preso parte a musical e concorsi canori, tra cui “Peter Pan” (2018), “Forza Venite Gente” (2019) e i concorsi “Bucarest Music Festival” (2021) e “Sanremo in Città” (2021).

Con “Imagine”, lo slogan di questa diciannovesima edizione, lo Junior Eurovision Song Contest 2021 vedrà quest’anno la partecipazione di: Albania, Armenia, Arzebaigian, Bulgaria, Francia, Georgia, Germania, Irlanda, Italia, Kazakistan, Malta, Macedonia del Nord, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Russia, Serbia, Spagna e Ucrania.

Parigi è la città scelta per questa nuova edizione, organizzata da France Télévisions sotto la supervisione dell’European Broadcasting Union (EBU), dopo la vittoria lo scorso anno a Varsavia della concorrente francese Valentina.

Il Junior Eurovision Song Contest si svolgerà il 19 dicembre presso La Seine Musicale, una spettacolare sala da concerto situata sull’Île Seguin, sul fiume Senna (diretta dalle ore 15.50 su Rai Gulp e RaiPlay). Lo slogan del concorso sarà “Imagine”, uno slogan semplice che riecheggia la canzone di Valentina ma che allude anche alla capacità di sognare di tutti i ragazzi e, in particolare, alla creatività dei giovani talenti che si incontreranno per promuovere la propria musica attraverso tutta l’Europa, l’Asia centrale e l’Australia.

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Cultura e Spettacoli

Marsala, al teatro Impero va in scena “Cavalleria rusticana”

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Una nuova rappresentazione che coinvolgerà ed emozionerà il pubblico seguendo le note dell’opera indimenticabile di Mascagni.

MARSALA (TP) – Cavalleria rusticana, la celebre opera del compositore Pietro Mascagni in scena al Teatro Impero di Marsala il prossimo 9 dicembre. Un unico atto, su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, si ispira alla nota novella omonima di Giovanni Verga.

È ambientata nella Sicilia di tardo Ottocento, una terra lontana a noi non solo temporalmente, ma anche socialmente, poiché la condizione di vita dei protagonisti di quest’opera è fortemente condizionata dai rigidi e antichi costumi morali dell’Isola, dove su tutto predominano la legge del più forte, l’orgoglio e l’onore, anche sulle passioni.

Tutto ha inizio nel paese di Vizzini, quando compare Turiddu torna dal servizio militare. All’alba di una domenica di Pasqua si ode una serenata dedicata a Lola, moglie di compare Alfio, ma non è suo marito a cantarla. Lola ha infatti una relazione clandestina con Turiddu, risalente a prima della leva militare. Inizialmente si sarebbero dovuti sposare Turiddu e Lola, ma con la proroga del servizio ella si stancò di aspettare e sposò Alfio; per ripicca, Turiddu all’inizio si sposò con Santuzza, ma alla fine l’antica passione ebbe la meglio. Santuzza, scoperto il tradimento, si scontra verbalmente con Turiddu e Lola, arrivando poi assalita dalla collera non solo a maledire Turiddu, ma a rivelare tutto ad Alfio. L’uomo, sentendosi ferito nell’orgoglio, sfida il rivale Turiddu a duello all’arma bianca, secondo l’usanza tradizionale. Turiddu sa di essere nel torto, e si lascerebbe uccidere per espiare la propria colpa, ma non può lasciare sola Santuzza, disonorata dal suo tradimento, dunque deve accettare. Turiddu, prima di recarsi al duello, saluta sua madre Lucia, raccomandando di fare da madre a Santuzza se lui non dovesse tornare, poi corre via. Mentre le due donne si abbracciano, si ode un mormorio venire da lontano e poco dopo una popolana urla che Turiddu è stato ammazzato, gettando tutti nella disperazione.

La visione e il dramma della solitudine femminile e dell’onore maschile, ancor più forti in un paese della Sicilia antica, restano intatti nella visione della Regista Cettina Messina, dando un messaggio forte ma elegante al tempo stesso che non fa altro che svelare la comune debolezza umana.

L’ambientazione scelta da Pietro Mascagni rivive in scena nella visione interamente creata dallo Scenografo Russo Evgenii Gurenko, le cui pittoresche scenografie rappresentano in pieno la Sicilia di pietra raccontata da Giovanni Verga. Povera, ma allo stesso tempo ricca di elementi tipici, come le finestre e i balconi addobbati per la pasqua, la chiesa in festa e le porte della città rurale, che ci ricorda il tempo passato dell’isola.

La compassione della pietà, la processione del Cristo Risorto, la Pasqua, ma soprattutto le vicende e le passioni dei protagonisti di Cavalleria rusticana, accompagnati dall’Orchestra della Fondazione Teatro Lirico Siciliano, diretta magistralmente dal Maestro Michele Netti, e un cast di interpreti di valore assoluto come Alberto Profeta che interpreta il ruolo di Turiddu e Nati Katai Santuzza, prendono vita in una nuova rappresentazione che coinvolgerà ed emozionerà il pubblico seguendo le note dell’opera indimenticabile di Mascagni.

Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico Siciliano

Direttore d’Orchestra Michele Netti

Interpreti:

Turiddu: Alberto Profeta

Santuzza: Nati Katai

Lola: Lara Leonardi

Mamma Lucia: Alessia Sparacio

Alfio: Salvo Di Salvo

Regia: Cettina Messina

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