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ROMA, STRAGE DELLA BANDA DELLA UNO BIANCA: RICORDATO IL CARABINIERE OTELLO STEFANINI

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Dopo averli affiancati, Roberto Savi esplose alcuni proiettili verso i militari, sul lato del conducente Otello Stefanini.

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Redazione
Roma
– Nella mattinata di giovedì 22 gennaio 2014, è stato ricordato a Roma il Carabiniere, Medaglia d’Oro al Valore Civile alla memoria, Otello Stefanini, ucciso nell’eccidio del Pilastro, avvenuto a Bologna il 4 gennaio del 1991.  La cerimonia di commemorazione è cominciata con la deposizione di una corona da parte del Comandante Provinciale dei Carabinieri di Roma, Generale di Brigata Salvatore Luongo, in viale Furio Camillo con resa degli onori militari, presso l’abitazione della famiglia del Carabiniere caduto.

A seguire, alla presenza del Generale di Divisione Angelo Agovino, comandante della Legione Carabinieri Lazio, è stata celebrata una Messa nella Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura, officiata dal cappellano militare Don Donato Palminteri. E’ seguita una deposizione floreale sulla tomba del caduto, sepolto presso il cimitero del Verano. L’intera commemorazione è stata sottolineata dalla presenza dei familiari del decorato e di numerosi cittadini del quartiere.

La storia:

Il 4 gennaio 1991 intorno alle 22, presso il quartiere Pilastro di Bologna, una pattuglia dell'Arma dei Carabinieri cadde sotto le pallottole del gruppo criminale. La banda si trovava in quel luogo per caso, essendo diretta a San Lazzaro di Savena, in cerca di un'auto da rubare. All'altezza delle Torri, in via Casini, l'auto della banda fu sorpassata dalla pattuglia dall'Arma. La manovra fu interpretata dai criminali come un tentativo di registrare i numeri di targa e pertanto decisero di liquidare i carabinieri. Dopo averli affiancati, Roberto Savi esplose alcuni proiettili verso i militari, sul lato del conducente Otello Stefanini. Nonostante le ferite gravi subite, il militare cercò di fuggire, ma andò a sbattere contro dei cassonetti della spazzatura. In breve tempo l'auto dei Carabinieri fu investita da una pioggia di proiettili.

Gli altri due militari, Andrea Moneta e Mauro Mitilini, riuscirono a uscire dall'abitacolo e a rispondere al fuoco, ferendo tra l'altro Roberto Savi. La potenza delle armi utilizzate dalla banda però non lasciava speranze ed entrambi i carabinieri rimasero sull'asfalto. I tre furono finiti con un colpo alla nuca. Il gruppo criminale si impossessò anche del foglio di servizio della pattuglia e si allontanò dal luogo del conflitto a fuoco. La Uno bianca coinvolta nel massacro fu abbandonata a San Lazzaro di Savena nel parcheggio di via Gramsci ed incendiata; uno dei sedili era sporco del sangue di Roberto Savi, rimasto lievemente ferito all'addome durante il conflitto a fuoco. Il fatto di sangue fu subito rivendicato dal gruppo terroristico "Falange Armata". Tale rivendicazione fu però ritenuta inattendibile, in quanto giunta dopo il comunicato dei mass media. La strage rimase impunita per circa quattro anni. Gli inquirenti seguirono delle piste sbagliate, che li portarono ad incriminare soggetti estranei alla vicenda. In seguito, saranno gli stessi assassini a confessare il delitto durante il processo.

Le altre vittime:

Il 20 aprile venne ucciso a Borgo Panigale Claudio Bonfiglioli, benzinaio di 50 anni, vittima di una rapina. Il 2 maggio, in un'armeria di Bologna, vengono uccisi Licia Ansaloni, titolare dell'esercizio, e Pietro Capolungo, carabiniere in pensione. Durante questa rapina, una donna vede Roberto Savi fuori dall'armeria, e dopo la rapina fornisce un identikit agli investigatori. Quando viene mostrato al marito della Ansaloni, questi dichiara che potrebbe somigliare molto a Roberto Savi, suo cliente abituale, poliziotto di Bologna. Nessuno però tra gli investigatori, collega realmente Savi al fatto di sangue. Il 19 giugno perde la vita a Cesena Graziano Mirri, benzinaio, ucciso durante una rapina nel suo distributore. Il 18 agosto vengono uccisi in un agguato a San Mauro Mare Ndiaj Malik e Babou Chejkh, due operai senegalesi, mentre un terzo, Madiaw Diaw, viene ferito. L'aggressione non è a scopo di rapina, o dovuta alla volontà di eliminare i testimoni di un reato, ma è motivata dalle convinzioni razziste dei membri della banda. Poco dopo il duplice omicidio, l'auto della banda taglia la strada ad una Fiat Ritmo con a bordo alcuni giovani, che inveiscono contro il guidatore della Uno bianca per la manovra azzardata. Dall'auto della banda vengono esplosi colpi di arma da fuoco contro le persone a bordo della Ritmo, che però rimangono illese.
 

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Castelli Romani

Nemi, 732 euro per 2 cartelli della Città del Vino

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Secondo molti residenti i 732 euro forse sarebbero risultati più utili per dei cartelli riportanti la scritta “Vietato scaricare rifiuti”

NEMI (RM) – Ben 732 euro per acquistare 2 cartelli stradali recanti la scritta “Nemi Città del Vino” utilizzati poi per qualche giorno e subito tolti di mezzo. Questo quanto impegnato dalle tasche comunali a favore dell’Associazione Città del Vino per l’acquisto delle due insegne.

Lo scorso mese di giugno, all’ingresso di Nemi sulla via Nemorense, era apparso un bizzarro cartello riportante la scritta “Benvenuti a Nemi Città del Vino”. Subito si era scatenata una valanga di critiche, da parte dei nemesi e dei residenti del paese, riguardo il fatto che con un colpo di spugna si era cancellata la tradizione di quello che da decenni viene definito “il paese delle fragole” o delle “fragole e fiori” e che improvvisamente ci si appropriava di un’altra identità: città del vino.

Fatto sta che dopo qualche giorno il cartello è sparito, probabilmente riposto in qualche magazzino e secondo molti residenti i 732 euro forse sarebbero risultati più utili per dei cartelli riportanti la scritta “Vietato scaricare rifiuti” vista la pesante situazione di degrado e incuria che interessa in particolare modo via della Radiosa e la zona intorno allo stadio comunale dove quotidianamente vengono depositati rifiuti e di fatto l’area è sempre più considerata come una discarica a cielo aperto a servizio anche degli altri comuni limitrofi. Una situazione che va avanti ormai da anni in presenza di un pozzo di acqua situato nelle vicinanze che dovrebbe essere tutelato dalla legge ma che ad oggi ancora appare come abbandonato a se stesso, nonostante le innumerevoli denunce fatte dai cittadini.

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Roma

Roma, crolla un grosso Platano e si sfiora la tragedia. Santori/Picone (Lega): “Intervenga la Procura”

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“Un’altra emergenza affrontata in maniera superficiale dalla giunta Raggi”

ROMA – Rischiata l’ennesima tragedia a Roma per la caduta di un grosso albero di platano in via Ozanam nel quartiere di Monteverde Vecchio-Gianicolense.

“Gli alberi ora cadono anche con il caldo e non solo quando piove, si allaga o se soffia il vento” commentano in una nota congiunta Fabrizio Santori, dirigente romano della Lega e Giovanni Picone, capogruppo della Lega al Municipio XII.

Un episodio – proseguono – che fa emergere con forza come sia stata affrontata in maniera superficiale la mappatura della vegetazione pericolosa per automobilisti e pedoni. In questi anni abbiamo assistito al crollo di alberi che hanno schiacciato auto e messo in pericolo la vita di decine di romani causando centinaia di richieste di risarcimento danno che stanno pesando come un macigno sui bilanci capitolini. Un’altra emergenza affrontata in maniera superficiale dalla giunta Raggi che è stata capace di lasciare in piedi alberi poi caduti e allo stesso tempo essere sotto l’occhio del ciclone di associazioni ambientaliste che hanno contestato il taglio indiscriminato di alberature che risultavano sane. Come Lega solo qualche settimana fa abbiamo depositato un esposto dettagliato su quanto è avvenuto in questo ultimo anno su cui ancora non abbiamo ricevuto risposte chiare e comprensibili. La Capitale sul verde non merita una vita fatta di sopravvivenza a causa della mancata manutenzione di uno dei più belli e imponenti patrimoni arborei d’Italia . Intervenga la Procura – concludono – almeno fino a quando ci sarà tempo e non dovremmo piangere sulla prossima tragedia.”

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Metropoli

Bracciano, furti in appartamenti: in manette il capo di una banda di malviventi che operava sul territorio sabatino

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E’ caccia agli altri componenti

BRACCIANO (RM) – I Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Bracciano hanno arrestato un 53enne del posto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Civitavecchia, sospettato di essere a capo di una banda dedita ai furti in appartamento e gravato da precedenti per reati dello stesso genere.

I Carabinieri, a seguito di alcune denunce sporte da cittadini dei comuni di Bracciano e Manziana, vittime di furto, hanno creato un gruppo di lavoro con i Comandi Stazione di Anguillara Sabazia, Trevignano Romano, Manziana e Bracciano, che da subito ha permesso di raccogliere solidi elementi info-investigativi, poi analizzati dalla Sezione Operativa, deputata all’espletamento di indagini ad ampio spettro nel territorio di competenza della Compagnia di Bracciano.

L’attività di raffronto delle immagini acquisite, unitamente all’analisi dettagliata del modus operandi, nonché ai servizi di osservazione esperiti, hanno permesso di individuare alcuni elementi comuni nei furti perpetrati da maggio a giugno, portando all’identificazione certa di uno dei componenti della banda, ritenuto peraltro il leader della stessa.

L’uomo, ottimo conoscitore della zona, era solito individuare villette isolate di famiglie benestanti, attendendo poi che venissero lasciate incustodite prima di intrufolarvisi insieme a dei complici, per l’identificazione dei quali vi sono tuttora indagini in corso.

Raggiunte le abitazioni, mediante effrazione di porte e finestre, consistita nella maggior parte dei casi nel divellere le grate poste a protezione delle stesse, l’uomo si impossessava dei beni di valore facilmente trasportabili (gioielli, orologi, contanti) dandosi poi alla fuga, insieme al complice che rimaneva all’esterno a fare da palo.

L’impegno dei Carabinieri per prevenire e reprimere il fenomeno dei reati predatori, soprattutto nel periodo estivo, rimane costante, grazie ai servizi straordinari di controllo del territorio realizzati nelle aree ritenute maggiormente esposte a questa tipologia di reati e all’attività investigativa conseguente ogni episodio criminoso, per la quale la collaborazione dei cittadini costituisce un fondamentale elemento di supporto.

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