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Editoriali

Roma, tra degrado e ipocrisia: cittadini esasperati, ma la sinistra li accusa di “fascismo”

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Dopo le denunce su Piazza Vittorio, i residenti del rione Monti e dell’Esquilino raccontano un quartiere sempre più pericoloso. Risse, rapine e paura. E mentre la città affonda nel caos, certi figuri di sinistra si preparano a manifestare contro il “fascismo” dei cittadini che chiedono sicurezza

Dopo l’articolo pubblicato su L’Osservatore d’Italia dal titolo Piazza Vittorio, altro che squadracce fasciste: qui la vera emergenza è il degrado, sono arrivate in redazione nuove e numerose segnalazioni da parte dei residenti del rione Monti e dell’Esquilino. La fotografia che ne emerge è impietosa: la situazione non solo non migliora, ma precipita di giorno in giorno.

A raccontarlo sono i cittadini stessi, ormai stanchi di vivere circondati da bivacchi, sporcizia, risse e aggressioni. “Il degrado che viene rimosso o allontanato dai portici di Piazza Vittorio – scrivono – si sposta altrove: su Viale Manzoni, Viale Statilia, Via di Santa Croce in Gerusalemme e Via Principe Amedeo. Non si risolve nulla, si spostano solo i problemi da una parte all’altra”.

Una constatazione amara, confermata anche da altri articoli di stampa, tra cui quello del giornalista Aldo Grandi pubblicato su In Lucca Veritas, nato da una segnalazione proprio dei residenti, e perfino dalle parole del generale Roberto Vannacci, che ha denunciato pubblicamente il degrado e la pericolosità dell’Esquilino.

Le testimonianze che giungono in redazione sono un pugno nello stomaco. “Su Viale Manzoni e Via Nino Bixio – scrivono ancora – la situazione è diventata oltremodo pericolosa. Avvengono rapine alle 19:30 di sera, in giorni feriali, ad opera di extracomunitari spesso clandestini o pregiudicati. Giovani donne vengono aggredite e prese a schiaffi per un telefonino, altri cittadini minacciati con bottiglie rotte. Le risse sono ormai all’ordine del giorno”.

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Parole che raccontano una Roma dove la paura è tornata a essere parte della quotidianità. Non si tratta più di una percezione, ma di una realtà sotto gli occhi di tutti. Quartieri storici, un tempo simbolo della città multietnica e viva, sono diventati aree di rischio dove regna l’illegalità, mentre chi osa denunciare viene etichettato come “intollerante”.

Secondo i residenti, una parte della responsabilità è da attribuire anche al comportamento di alcuni centri sociali che – dicono – “avvallano questo stato di degrado”. Il riferimento è alla manifestazione annunciata per il 5 novembre, definita ironicamente un sit-in “Pro Degrado, Pro Bivacco”, organizzata da associazioni che dichiarano di voler difendere “i diritti dei senzatetto” ma che, secondo chi vive nel quartiere, finiscono per legittimare abbandono e illegalità.

“È inaccettabile – continuano i cittadini – che associazioni che ricevono fondi pubblici non si preoccupino della sicurezza di chi vive in quei palazzi occupati e, peggio ancora, dei cittadini che pagano le tasse e subiscono ogni giorno le conseguenze di questo degrado.”

Ancora più grave, denunciano i residenti, è il silenzio del Primo Municipio e della Giunta comunale, accusati di non voler vedere e non voler sapere. “Sembra che non sappiano o non vogliano sapere nulla di tutto questo.” Un’accusa pesante, che rivela quanto sia profonda la distanza tra chi amministra la città e chi la vive realmente.

Perché mentre i cittadini chiedono più sicurezza, più controlli e più decoro, la risposta che arriva da certa sinistra è sempre la stessa: accusare chi denuncia di “fascismo”. Lo si è visto con le iniziative spontanee di residenti che tentano di riportare ordine sotto i portici di Piazza Vittorio: invece di ascoltarli, li si è etichettati come “squadracce”, come se difendere la propria città fosse diventato un atto eversivo.

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È il paradosso perfetto della Roma di oggi: chi degrada è una “vittima del sistema”, chi denuncia il degrado è un “fascista”. Così, mentre bivacchi, sporcizia e risse si spostano da Piazza Vittorio a Viale Manzoni, da Piazza Pepe a Via Statilia, la politica continua a guardare altrove. Ci si prepara a scendere in piazza non per chiedere sicurezza o rispetto della legalità, ma per difendere il diritto al bivacco e all’anarchia urbana, in nome di un malinteso buonismo ideologico che calpesta il diritto dei cittadini onesti a vivere in serenità.

E così Roma, la Capitale d’Italia, continua a sprofondare nel caos e nella paura. Si parla di antifascismo, si riempiono le piazze di slogan, ma intanto le strade si svuotano di cittadini e si riempiono di degrado. Una città che cade a pezzi, e una politica che – tra silenzi e ipocrisie – sembra aver deciso di arrendersi.