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Ronciglione, messa la parola fine alle continue evasioni dai domiciliari di un pregiudicato del posto

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RONCIGLIONE (VT) – Rompe il braccialetto elettronico e fugge dai domiciliari per l’ennesima volta. Si tratta di un pregiudicato agli arresti domiciliari che puntualmente manomette il braccialetto elettronico e se ne va a spasso per la città e puntualmente viene intercettato dai Carabinieri di Ronciglione e rimesso agli arresti domiciliari su disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

La scorsa settimana l’uomo evadeva nuovamente dai domiciliari e veniva riarrestato dai militari, oltre che denunciato per inosservanza del DPCM sulle norme antiCovid-19 e rimesso ai domiciliari.

Ieri il pregiudicato ha deciso di manomettere nuovamente il braccialetto elettronico e di riandarsene in giro per Ronciglione, probabilmente pensando che tanto in caso di nuovo arresto sarebbe stato rimesso ai domiciliari, ma questa volta gli è andata male. Infatti i Carabinieri della stazione di Ronciglione lo hanno rintracciato e portato direttamente in carcere, come disposto dalla misura cautelare richiesta dagli stessi militari dell’Arma per porre fine ai continui episodi di evasione.

Ora a meno che non venga rimesso per l’ennesima volta ai domiciliari, da dove con tutta probabilità potrebbe evadere nuovamente, il pregiudicato è stato assicurato in carcere.

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Covid, dopo cinque settimane l’indice di trasmissibilità scende (Rt)

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Nel periodo 30 dicembre 2020 – 12 gennaio 2021, l’indice di trasmissibilità Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,97 (range 0,85-1,11), in diminuzione dopo cinque settimane di crescita. Lo si legge nella bozza di monitoraggio Istituto superiore di sanità-ministero della salute.

Si osserva una “diminuzione del rischio di una epidemia non controllata e non gestibile nel Paese dovuta principalmente ad una diminuzione della probabilità di trasmissione di SARS-CoV-2 ma in un contesto in cui l’impatto sui servizi assistenziali rimane alto nella maggior parte delle Regioni/PPAA”.

Complessivamente, sono quattro le Regioni/PPAA con una classificazione di rischio alto (vs 11 la settimana precedente); 11 con rischio moderato (di cui cinque ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e sei con rischio basso. Due Regioni/PPAA (Sicilia e Puglia) hanno un Rt puntuale maggiore di 1 anche nel limite inferiore, compatibile quindi con uno scenario di tipo 2. Le altre hanno un Rt puntuale compatibili con uno scenario tipo uno.

Una Regione (Umbria) e una Provincia Autonoma (Bolzano) sono state classificate a rischio Alto per la terza settimana consecutiva; “questo prevede specifiche misure da adottare a livello provinciale e regionale”.

Interviene quindi il governatore Attilio Fontana: “La Lombardia deve essere collocata in zona arancione. Lo evidenziano i dati all’esame della Cabina di regia, ancora riunita. Abbiamo sempre fornito informazioni corrette. A Roma devono smetterla di calunniare la Lombardia per coprire le proprie mancanze”, aggiunge il governatore.

Sono 12 le Regioni/PPAA che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e/o aree mediche sopra la soglia critica (stesso numero della settimana precedente). Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale, invece, è sceso sotto la soglia critica (30%).

L’epidemia resta in una fase delicata, si legge nella bozza del monitoraggio, ed un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero mantenute rigorosamente misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale. Tale tendenza a livello nazionale sottende infatti forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica ed il relativo impatto, uniti all’elevata incidenza impongono comunque incisive misure restrittive.

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Economia e Finanza

Bitcoin, il breakout è più vicino di quello che si potrebbe pensare?

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Stando a quanto è stato di recente riportato da parte di un ben noto analista di un hedge fund, ovvero Vailshire Capital Management, non solo gli aspetti tecnici, ma anche l’approfondimento e la valutazione on-chain di Bitcoin danno esiti notevolmente rialzisti.

Quindi, un nuovo breakout di Bitcoin è praticamente dietro l’angolo. La previsione è arrivata pochi giorni fa da parte di Jeff Ross, CEO nonché fondatore dell’hedge fund Vailshire Capital Management, che ha sostenuto come le prospettive future della moneta digitale più conosciuta in tutto il mondo siano notevolmente rialziste. Ed è una sensazione che tutti coloro che investono sulle piattaforme online sul trading Bitcoin devono valutare con grande attenzione e tenere in considerazione per le future mosse.

Le ultime analisi sull’andamento del Bitcoin

Andando a sfruttare una sorta di mix tra i fattori on-chain e le analisi macro, ecco che Jeff Ross ha voluto sottolineare come il periodo in cui il prezzo del Bitcoin si consolida, sta per giungere davvero al termine. Stando alla valutazione approfondita che è stata fatta da parte di Jeff Ross, c’è da mettere in evidenza come, nel giro di pochissimo tempo, Bitcoin riprenderà il suo percorso normale di crescita, in seguito ad un contenuto e limitato periodo in cui la famosa valuta digitale s’era presa una “pausa”. È importante mettere in evidenza anche un altro aspetto, ovvero che proprio pochi giorni fa, Grayscale, un importante marchio dell’asset management, ha portato a termine la sua più importante operazione di acquisto di Bitcoin in una sola giornata, pari a ben 700 milioni di dollari.

Come è stato svelato anche da parte di Cointelegraph, non solo le difficoltà legate al mining, ma pure l’hashrate hanno ritoccato i picchi storicamente raggiunti. Secondo quanto viene ribadito da parte degli analisti, c’è da attendersi un aumento del prezzo consequenziale a questi movimenti. Pure Ether, ovvero la più importante criptovaluta che non è legata a Bitcoin, ha ritoccato i suoi primati stabiliti tre anni fa.

Attenzione alla chiusura del mese di gennaio 2021

Sono in tanti a esprimere un certo ottimismo in riferimento alle prospettive in merito a Bitcoin per il mese di gennaio. Nel corso dell’ultimo update del modello di Vailshire Capital, infatti, in riferimento al prezzo Stock-to-Flow, ecco che l’analista PlanB ha immediatamente messo in evidenza la possibilità che il cambio BTC/USD possa ben presto passare quello che viene definito da più parti il “punto di non ritorno”.

Tutto questo andrebbe a verificarsi nel caso in cui la chiusura mensile relativa a gennaio dovesse andare oltre quello che è il tasso spot attuale. In poche parole, è l’ipotesi relativa alla possibilità che BTC possa raggiungere quota 48 mila dollari.

Se questo trend dovesse essere confermato, ecco che la valuta digitale più famosa in tutto il mondo, non farebbe altro che dare conferma di tutte quelle teorie legate al modello Stock-to-Flow, compresa quella secondo cui l’asset potrebbe arrivare a toccare un market cap pari a ben 29 miliardi di dollari, come è stato segnalato anche da parte del modello Stock-to-Flow Cross-Asset.

Nel caso in cui il Bitcoin dovesse effettivamente raggiungere quota 48 mila dollari, ecco che si comincerebbe a scavare un solco veramente importante tra i vari punti mensili. Si tratta di momenti che, di solito, stanno a significare come si sta verificando il passaggio tra due fasi. Certo, bisogna anche mettere in evidenza come non ci sia una linea comune in riferimento a tale sentiment rialzista. Anzi, poche ore fa, un analista ha sottolineato come i giorni a venire saranno decisamente importanti per Bitcoin, soprattutto per scongiurare delle pressioni che tendono al ribasso.

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Esteri

Finlandia, le renne addomesticate già nel Medioevo

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Archeologi dell’Università di Oulu, insieme a ricercatori nordici, hanno scoperto che l’alimentazione supplementare delle renne iniziò in alcune località già 800 anni fa.   

Nell’ambito di uno studio è stata esaminata la composizione isotopica stabile di reperti ossei archeologici; la dieta lascia il segno sulla composizione chimica del tessuto osseo, ad esempio sui valori isotopici stabili dell’azoto. I reperti ossei sono originari della Finlandia settentrionale e della Svezia settentrionale e risalgono al periodo compreso tra il XIII e il XVII secolo.

Il periodo è particolarmente interessante nella storia dell’allevamento delle renne, poiché durante questo periodo questa attività si sviluppò in molti luoghi ove era presente la principale forma di sussistenza delle comunità Sámi, su cui si basava anche la loro organizzazione sociale. Tuttavia, si sa poco sulle pratiche di allevamento delle renne durante questo periodo.

Al giorno d’oggi, l’alimentazione supplementare delle renne è comune, poiché i cambiamenti climatici, il numero di renne e altre forme di utilizzo del suolo stanno mettendo a dura prova i pascoli invernali. Nell’allevamento tradizionale, all’inizio del XX secolo, era comune dare alle renne cibo aggiuntivo, come licheni, fieno durante gli inverni difficili. Tuttavia, le prime fasi dell’alimentazione supplementare non erano precedentemente note.

“Abbiamo scoperto che alcuni dei campioni di ossa di renna archeologici avevano valori che differivano dal valore dell’isotopo di azoto naturale della renna. La composizione in azoto del fieno e delle foglie è diversa da quella del lichene. Valori isotopici divergenti indicano la sostituzione del lichene con fieno o licheni nella dieta invernale delle renne”, secondo la professoressa Anna-Kaisa Salmi e la ricercatrice Tiina Äikäs dell’Università di Oulu.

Alcuni dei campioni appartenenti a renne nutrite risalgono al XIII secolo e sono stati trovati sia in Finlandia che in Svezia.

“Sembra che le renne venissero nutrite in località già nel XIII secolo. Tuttavia, non tutte le renne hanno ricevuto cibo supplementare, quindi non è stata un’alimentazione su larga scala, ma piuttosto un fenomeno occasionale e locale. L’alimentazione potrebbe anche essere correlata all’addomesticamento delle renne in connessione con l’addestramento di animali da tiro”.

I ricercatori dell’Università di Oulu stanno studiando l’alimentazione supplementare delle renne insieme a ricercatori delle università di Stoccolma e Tromsø. Lo studio ‘Zooarchaeological and stable isotope evidence of Sámi reindeer offerings’*  è pubblicato nel Journal of Archaeological Science: Reports.

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2352409X19301610

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