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Cronaca

Rossella Corazzin: una strana scomparsa e quelle morti collaterali

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Nel 2010 è stata messa la parola fine sul caso poiché il Tribunale di Pordenone l’ha dichiarata legalmente morta

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di Angelo Barraco
 
Belluno – La storia che vi stiamo per raccontare è tutt’ora avvolta da una fitta cortina di mistero poiché nessuno è mai riuscito a dare una risposta agli innumerevoli interrogativi che ancora oggi albergano nella mente di chi cerca la verità, in una vicenda in cui l’ombra regna sovrana. Siamo a Tai di Cadore, una località montana in provincia di Belluno, Rossella Corazzin è una giovane studentessa del liceo classico, amante della lettura e delle lunghe passeggiate che ama fare in compagnia del padre. Nell’agosto del 1975 la famiglia Corazzin sta trascorrendo le ferie e come di consueto, dopo il pranzo, tutti riposano. Rossella e il padre, appena svegliati, incamminarsi fino al bosco. Una famiglia abitudinaria, in cui la giovane è perfettamente inserita all’interno di un contesto di serenità e armonia. Il 10 agosto del 1975 qualcosa però  cambia, il padre incontra Rossella che passeggia da sola in paese. Apparentemente tutto normale se non per il fatto che tale azione non faceva parte delle abitudini della giovane, allora il padre la ferma per chiedere spiegazioni e lei risponde che ha bisogno di evadere, lo dice con un tono scherzoso. Un altro episodio insolito si verifica il 10 agosto del 1975, dopo il pranzo. La giovane in questa circostanza decide di non concedersi il riposo pomeridiano e chiede al padre di recarsi con lei a fare la consueta passeggiata, il genitore però si oppone a questa richiesta, dicendo che necessita di dormire quindi suggerisce alla figlia di avviarsi. La giovane allora segue il consiglio del padre, prende il suo libro, maglione verde e dopo aver salutato si incammina, raccomandando il padre che presto tornerà a prenderlo per uscire. Intanto le ore passano ma della giovane non vi è nessuna traccia, i genitori iniziano a preoccuparsi poiché tale condotta non appartiene alla loro figlia. Vengono chiamati i Carabinieri che sopraggiungono immediatamente, arrivano anche le unità cinofile che fiutano le tracce di Rossella e si fermano davanti ad una panchina. Una testimone riferisce infatti di aver visto una giovane con un libro in mano lungo la strada principale e sembrava propensa a sedersi su di una panchina. Ma non vi è nessuna notizia della ragazza, finisce l’estate, passano i giorni e i mesi ma di Rossella non si sa nulla. Spuntano intanto alcuni testimoni che riferiscono agli inquirenti di essere sicuri di aver visto Rossella, come la commerciante di Tai di Cadone, che riferisce di averla vista proprio quel pomeriggio di agosto. La donna però racconta un’altra storia, ovvero che Rossella non si sarebbe trovata sulla panchina a leggere il suo bel libro ma a bordo di un’auto rossa e aggiunge inoltre che sembrava addormentata. Un dettaglio che nota la testimone oculare è il maglioncino golf come quello di Rossella. Ma dopo queste flebili testimonianze cala il silenzio sulla vicenda, tutto tace all’ombra di quei boschi tanto conosciuti quanto misteriosi.  Nel 2003 qualcosa cambia a seguito dell’interesse  del programma “Chi l’ha visto?” al caso. Si racconta la storia, quelle strade, vengono ripercorso quei sentieri così abitudinari e quella vita scandita da ritmi e dinamiche appartenenti ad una giovane serena e felice. Emerge anche l’ultimo elemento anomalo di questa torbida vicenda, ovvero una lettera che la giovane ha scritto ad una compagna di liceo, in cui parla di un ragazzo di nome Gianni, che studiava giurisprudenza a Padova e che veniva in villeggiatura presumibilmente a Tai di Cadore. La giovane scrive di averlo incontrato e di aver passeggiato con lui e la sorella. Ma il racconto risulta strano poiché la giovane era solita uscire con il padre e la domanda che tutti si sono posti è la seguente: Chi è Gianni? Nel corso di questi lunghi anni si è fatto di tutto di tutto per capire realmente che fine avesse fatto Rossella ma non è emerso nulla. Da alcune fonti si apprende che all’epoca della scomparsa della giovane il foto reporter Fiasconaro  avrebbe rinvenuto a Tai di Cadore un fortino abbandonato con alcuni elementi riconducibili a riti satanici. Ma che fine ha fatto Rossella? Nel 2010 è stata messa la parola fine sul caso poiché il Tribunale di Pordenone l’ha dichiarata legalmente morta.
 
Si è parlato tanto di un collegamento con la vicenda del Dottor Francesco Narducci, medico e professore universitario di Perugia morto nel Trasimeno il 13 ottobre del 1985, all’età di 36. Una morte di cui si è tanto parlato poiché fu strettamente collegata alla vicenda del Mostro di Firenze. La salma fu subito tumulata senza esame autoptico poiché alla famiglia fu chiaro che la morte sopraggiunse per annegamento. Ma vi sono degli aspetti che negli anni sono stati oggetto di discussione e dibattiti in merito al collegamento del medico perugino e il Mostro di Firenze. Un elemento che ha fatto pensare all’omicidio riguarda una telefonata di un gruppo di pregiudicati che avrebbero minacciato una terza persona dicendo che le avrebbero fatto fare la fine “del medico ucciso sul Trasimeno”, in riferimento alla morte di Narducci. Oltre a questo elemento vi sarebbero state altre telefonate che avrebbero fatto riferimento alla morte di Pacciani, alludendo ad un omicidio piuttosto che ad una morte naturale e il tutto farebbe riferimento ad omicidi commessi da una setta satanica per farli tacere. Il tutto farebbe da cornice con la tanto discussa vicenda legata alla presunta sostituzione del cadavere. Il 14 settembre del 1974 furono uccisi a Firenze, frazione Borgo San Lorenzo, Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore. La coppia aveva trascorso la serata alla discoteca Teen Club e dopo aver lasciato a casa Cristina, la sorella di Pasquale,  decidono di tardare un po’, promettendo di rientrare entro la mezzanotte. Il giovane si trovava al posto di guida e viene raggiunto da cinque colpi esplosi da una Beretta calibro 22 Long Rifle, stessa arma utilizzata nel 1968. La giovane viene raggiunta da tre colpi che però non la uccidono sul colpo, il mostro trascina il suo corpo fuori dall’autovettura e infierisce tre coltellate allo sterno, successivamente “punzecchia” il  corpo con 96 coltellate, interessando principalmente la zona pubica e il seno. Il 22 agosto del 1982 moriva Elisabetta Ciabani, una 22enne che studiava architettura a Firenze e che è stava rinvenuta cadavere nella lavanderia della Baia Saracena a Sampiere (Ragusa). Il suo corpo era completamente nudo, aveva un coltello che perforava la zona mammellare sinistra, vi erano numerose ferite attorno all’ombelico e un taglio di circa 12 centimetri che arrivava fino al pube. La sua morte non è mai stata chiarita e il suo caso è stato archiviato come suicidio. Emerge però che la Ciabani era amica di Susanna Cambi, uccisa insieme al suo fidanzato Stefano Baldi a Calenzano il 22 ottobre del 1981 dalla beretta calibro 22 Long Rifle del Mostro di Firenze. Il delitto di Elisabetta Ciabani viene strettamente collegato ai delitti del Serial Killer di Firenze e il modus operandi confuterebbe tali tesi. Il delitto di Elisabetta si colloca tra il duplice omicidio di Calenzano, in cui persero la vita la coppia Baldi-Cambi in data 22 ottobre 1981 e il duplice omicidio di Baccaiano del 19 giugno 1982 in cui persero la vita la coppia Mainardi-Migliorini. Nel giugno del 1989 l’FBI Academy, Quantico, Virginia, su richiesta esplicita di collaborazione della Polizia italiana che si occupa delle indagini sul mostro, stila un profilo sul serial killer e viene evidenziato come questo tipo di aggressori rimane inattivo per lunghi periodi di tempo senza una ragione specifica. E’ un dato oggettivo e confutabile che il killer non ha agito nell’area fiorentina tra il 1968-1974 e il 1974-1981 ma emerge anche un dato importante, ovvero che molto probabilmente risiedeva altrove o non fosse in grado di agire. Se avesse vissuto altrove nell’arco di questo periodo, è molto probabile che avrebbe compiuto simili azioni in altri luoghi. 

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Cronaca

Fabrizio Corona, Tribunale Sorveglianza accoglie istanza e concede domiciliari

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Fabrizio Corona esce dal carcere di Monza e torna ai domiciliari. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano, infatti, ha accolto la richiesta dei difensori di sospensione dell’esecuzione del provvedimento con cui nelle scorse settimane era tornato in carcere, in attesa che decida la Cassazione sul punto.

La difesa, infatti, coi legali Antonella Calcaterra e Ivano Chiesa, aveva fatto ricorso in Cassazione contro il precedente provvedimento che aveva fatto tornare l’ex agente fotografico in carcere. Accolte, dunque, a quanto si è saputo, dai giudici le questioni sollevate dalla difesa sullo stato di salute mentale dell’ex fotografo dei vip, che necessita di proseguire il percorso di cure fuori dal carcere. 

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano l’11 marzo scorso aveva revocato, per una serie di violazioni delle prescrizioni, il differimento pena in detenzione domiciliare che era stato concesso nel dicembre 2019 a Corona per una patologia psichiatrica di cui soffre. Decisione che era stata duramente contestata sia dall’ex agente fotografico, che si era ferito ad un braccio, aveva rotto il vetro di un’ambulanza ed era finito in ospedale in psichiatria per oltre 10 giorni, sia dalla sua difesa. Tra l’altro Corona per giorni, prima in ospedale e poi in carcere, ha portato avanti uno sciopero della fame. Ora i giudici (un altro collegio della Sorveglianza), però, spiegano che il provvedimento di marzo non è adeguatamente motivato e per questo hanno deciso di sospendere lo stop al differimento pena in attesa che sul merito si pronunci la Cassazione. Nel nuovo provvedimento, a quanto risulta, i giudici fanno riferimento anche ai gesti autolesionistici messi in atto dall’ex ‘re dei paparazzi’ nelle ultime settimane, oltre che alle relazioni degli esperti già agli atti e che avevano messo in luce la necessità che Corona proseguisse nel percorso di cure fuori dal carcere. La sospensiva, tra l’altro, è stata disposta anche tenendo conto dei recenti atti di autolesionismo dell’ex agente fotografico. La Sorveglianza, inoltre, fa notare che non era stata valutata la richiesta della difesa di una perizia sulla compatibilità di Corona con la detenzione in carcere. E sempre i giudici chiariscono, in sostanza, che le esigenze di tutela della salute devono prevalere nella fase di esecuzione della pena.

Bastoni, ritorno ai domiciliari decisione equa – La decisione dei giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano, che hanno accolto la richiesta dei legali di Corona che avevano domandato la sospensiva dell’ordinanza con cui lo stesso tribunale aveva revocato la detenzione domiciliare è “equa e compatibile con il uso stato di salute. La carcerazione è stata una soluzione decisamente discutibile”. È questo il commento di Max Bastoni, consigliere comunale e regionale della Lega nonché segretario della Commissione lombarda Carceri. “Le esigenze di tutela della salute devono prevalere nella fase di esecuzione della pena. Trovo grave che tale circostanza sia stata ignorata nel primo provvedimento”, ha aggiunto.

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Rieti, minaccia di morte due persone e ferisce un carabiniere

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RIETI – I Carabinieri della Stazione di Orvinio hanno arrestato un uomo originario della provincia di Roma, ma dimorante a Paganico Sabino (RI).

Nel primo pomeriggio di ieri la Centrale Operativa ha ricevuto una richiesta di intervento da parte di due uomini, i quali riferivano di essere stati minacciati, anche di morte, da un giovane nel corso di un alterco scaturito per futili motivi nei pressi delle sponde del lago del Turano. 

Una volta giunti sul posto, i militari hanno constatato che il giovane versava in forte stato di agitazione continuando ad inveire con veemenza nei confronti dei due uomini che avevano richiesto l’intervento, oltre che nei confronti dei carabinieri intervenuti. Mente questi ultimi tentavano di riportare alla calma il giovane, quest’ultimo ha improvvisamente estratto una baionetta che fino a quel momento aveva tenuto nascosta all’interno della manica del giaccone, inducendo quindi i militari ad immobilizzarlo per evitare che potesse nuocere anche gravemente alle altre persone presenti. Nel tentativo di divincolarsi il giovane ha ripetutamente spintonato e colpito i militari uno dei quali ha riportato lesioni, fortunatamente lievi.

Per quanto accaduto l’uomo, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato in flagranza di reato e sottoposto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione. Al termine dell’udienza di convalida tenutasi presso il Tribunale di Rieti, è stato nuovamente sottoposto agli arresti domiciliari. 

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Palermo, mandamento mafioso Pagliarelli: arrestati due prestanome e sequestrati beni per 2 milioni e mezzo di euro

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PALERMO – Arrestati due fratelli imprenditori accusati di avere svolto le funzioni di prestanome di Giuseppe Calvaruso. A eseguire l’arresto i Carabinieri del Comando Provinciale su delega dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo in esecuzione all’ordinanza del GIP di Palermo che dispone la misura cautelare detentiva nei confronti dei due, nonché il sequestro di attività commerciali, beni e conti correnti nei confronti del presunto reggente del mandamento mafioso palermitano di Pagliarelli Giuseppe Calvaruso e di altri indagati, ritenuti responsabili, in concorso, del delitto di trasferimento fraudolento di valori aggravato dal metodo e dalle modalità mafiose.

L’azione di oggi di contrasto al mandamento mafioso di Pagliarelli costituisce la naturale prosecuzione dell’operazione “Brevis” eseguita la scorsa domenica di Pasqua, scaturita dall’indagine coordinata da un gruppo di sostituti diretti dal Procuratore Aggiunto Salvatore De Luca, durante la quale, tra gli altri, è stato ristretto proprio il Calvaruso.

Uno dei due fratelli è rientrato in Italia la sera dello scorso lunedì 12 aprile dalla Spagna dove, a Lanzarote – nelle isole Canarie – voleva aprire una attività commerciale per la somministrazione di cibi e bevande), cui è riconducibile un noto ristorante del centro storico di Palermo.

Giuseppe Calvaruso, inoltre, mostrando ancora una volta le sue abilità imprenditoriali e notevoli capacità relazionali, progettava insieme ai due arrestati di costruire un “impero commerciale” che potesse garantire, nel futuro, ingenti entrate formalmente lecite.

Nel corso dell’operazione è stata sequestrata anche la ditta “Edil Professional”, azienda edile, secondo l’ordinanza del GIP, fittiziamente intestata a due indagati, fra cui Giovanni Caruso, anch’egli ristretto nel corso della precedente trance dell’operazione, verso cui Giuseppe Calvaruso aveva fatto convergere numerose commesse per la ristrutturazione di appartamenti e palazzi del capoluogo siciliano.

Sequestrati, infine, conti correnti riconducibili ai due imprenditori raggiunti dalla misura custodiale, attraverso i quali, in più occasioni, Calvaruso era riuscito a ricevere somme di denaro per fare fronte alle spese legate alla prenotazione di viaggi, alberghi e cene.

I beni sequestrati ammontano a circa 2 milioni e mezzo di euro.

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