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Cronaca

RUBY BIS: PROVE UNIVOCHE SULLA PROSTITUZIONE AD ARCORE

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Tempo di lettura 2 minuti Il Giudice parla anche di una gara tra le escort per assicurarsi il privilegio di poter passare la notte con Berlusconi

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di Angelo Barraco

Ruby Bis, i giudici affermano che esistono “prove univoche sulla prostituzione ad Arcore”. Il processo in questione ha scosso l’Italia degli innocentisti e ha dato conferme ai colpevolisti. I Giudici della Corte D’Appello di Milano nella motivazioni della sentenza che ha visto condannati l’ex agente Lele Mora a sei anni e un mese, il famoso giornalista Emilio Fede a quattro anni e dieci mesi e l’ex consigliera regionale Nicole Minetti a tre anni, scrivono: “Quello imperniato sulle serate ad Arcore e sui rapporti tra giovani donne e Silvio Berlusconi era un sistema prostitutivo, contrassegnato dalla corrispettività della dazione di denaro o altra utilità rispetto alla prestazione sessuale”, aggiungono anche che “esisteva un accordo collaudato da anni tra Mora e Fede per il quale Mora proponeva a Fede ragazze da portare alle serate di Arcore, perché potessero allietare le serate del presidente”.

I Giudici dicono: “inequivocabilmente che Karima El Mahroug aveva trovato il modo di realizzare il suo sogno di vivere nel lusso, svolgendo l’attività di prostituta o di escort”. I Giudici affermano anche che Ruby ricevette denaro per le prestazioni sessuali e poi per il silenzio: “ricevesse soldi da Berlusconi, prima in corrispettivo delle prestazioni ottenute, poi per comperare il suo silenzio”. Il Giudice continua “le prestazioni, anche quelle minori di tipo “pubblico”, che avvenivano nel bunga bunga  ricevevano una ricompensa commisurata, sempre rimessa alla discrezionalità del padrone di casa” ovvero l’ex Cavaliere Berlusconi.

Il Giudice parla anche di una gara tra le escort per assicurarsi il privilegio di poter passare la notte con Berlusconi: “Il corrispettivo più ingente, derivava dall’intrattenimento notturno, quando la/le prescelte potevano trascorrere la notte con il presidente, al punto da scatenare in questa prospettiva una vera e propria competizione per assicurarsi il privilegio e la ricompensa maggiorata”. Aggiungono i Giudici: “Il linguaggio, talora sboccato e disinibito, sintomatico di uno stile di vita spregiudicato e disinvolto non lascia spazio a dubbi di sorta: la partecipazione alle serate, con tutto ciò che comportava al fine di divertire e sollecitare l’eccitazione sessuale del padrone di casa, erano il “servizio” reso per conseguire denaro e altre utilità, e che solo a queste condizioni e a questo scopo veniva reso”.

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Cronaca

Milano, rapina una donna mentre rientra a casa e la costringe ad avere un rapporto sessuale

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Arrestato un 31enne, extracomunitario di origine magrebina, senza fissa dimora e con precedenti di polizia

Ieri sera i Carabinieri della Compagnia di San Donato Milanese hanno dato esecuzione ad un fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica di Milano nei confronti di un 31enne, extracomunitario di origine magrebina, senza fissa dimora e con precedenti di polizia, ritenuto responsabile di violenza sessuale e rapina aggravata commessi lo scorso 21 Dicembre a Segrate, ai danni di una 40enne del luogo.

L’indagine è scaturita dalla segnalazione della donna che quella sera, intorno alle 23:30, stava rientrando presso la propria abitazione di Segrate quando ad un tratto, dopo avere parcheggiato l’auto in garage, è stata avvicinata, nell’ascensore del suo condominio, da un soggetto straniero che, dopo averla percossa e minacciata di morte l’aveva costretta a subire un rapporto sessuale orale e completo. Nella circostanza l’uomo le aveva anche rapinato il cellulare e la somma di 30 euro.

La vittima, in stato di shock, riusciva successivamente a rientrare a casa e a chiamare i Carabinieri i quali sono subito accorsi per raccogliere il suo racconto attivando le indagini, partite dalla descrizione fornita dalla persona offesa e dall’analisi delle telecamere di videosorveglianza della zona.

Sul posto sono intervenuti anche i militari della Sezione Investigazione Scientifiche del Nucleo Investigativo di Milano che, grazie ad un accurato sopralluogo tecnico, sono riusciti ad estrapolare, all’interno dell’ascensore, un’impronta palmare dell’indagato e a rinvenire, sui vestiti della vittima, alcuni determinanti campionamenti biologici che sono stati analizzati dal RIS di Parma ed il cui profilo genetico è risultato appartenere all’arrestato.

Le indagini dei Carabinieri, hanno dunque consentito, dopo pochi giorni, di raccogliere univoci e determinanti elementi di responsabilità a carico del 31enne che hanno permesso alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano di emettere a suo carico un provvedimento di fermo di indiziato di delitto.

Il fermato, è stato tradotto presso la casa circondariale di Milano San Vittore.

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Beppe Grillo indagato per traffico di influenze illecite

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Indagato anche il patron della compagnia di navigazione, Vincenzo Onorato. Perquisizioni negli uffici di Grillo e nella Casaleggio associati

Beppe Grillo è indagato a Milano per traffico di influenze illecite per alcuni contratti pubblicitari sottoscritti dalla compagnia di navigazione Moby con il blog Beppegrillo.it.  

I finanzieri, nell’inchiesta che vede indagati Beppe Grillo e il patron di Moby Vincenzo Onorato con l’ipotesi di reato di traffico di influenze illecite, stanno effettuando perquisizioni negli uffici della Beppe Grillo srl e nella sede legale della Casaleggio associati.

L’inchiesta riguarda anche un contratto per 600 mila euro annui sottoscritto dalla stessa Casaleggio Associati con Moby spa nel triennio 2018-2020.

Vincenzo Onorato ha chiesto a Beppe Grillo una serie di interventi a favore di Moby spa che il leader del Movimento 5 stelle” ha veicolato a esponenti politici trasferendo quindi” all’armatore “le relative risposte” lo si legge nel comunicato del Procuratore della Repubblica di Milano facente funzione Riccardo Targetti in merito all’indagine in cui Grillo è indagato in quanto la sua società ha percepito da Moby spa 120 mila euro all’anno nel 2018 e nel 2019.

Nell’inchiesta della Gdf, coordinata dall’aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Cristiana Roveda, sono in corso attività con perquisizioni e acquisizioni di documenti.

Su Moby, ammessa al concordato preventivo di recente, è in corso un’inchiesta per bancarotta, coordinata dal pm Roberto Fontana, che vede indagati il patron Vincenzo Onorato e il figlio.

Da una tranche di questa indagine, e in particolare da una relazione depositata da un consulente tecnico della Procura, è nato il filone per traffico di influenze illecite.

Il fascicolo vede al centro “trasferimenti di denaro” da parte del gruppo Onorato alla società di Grillo che gestisce il sito, la Beppe Grillo srl, per il pagamento di contratti pubblicitari, tra il 2018 e il 2019.

L’indagine era partita, tra l’altro, da una relazione tecnica, allegata al concordato preventivo e firmata da Stefani Chiaruttini, nella quale si parlava di 200 mila euro versati alla Beppe Grillo srl per un contratto che va dal marzo 2018 al marzo 2020 “volto ad acquisire visibilità pubblicitarie per il proprio brand sul blog” del comico-politico, di 600 mila per due anni per la Casaleggio Associati per “sensibilizzare le istituzioni sul tema dei marittimo” e per “raggiungere una community di riferimento di 1 mln di persone”.

Inoltre, di 200 mila euro alla Fondazione Open “sostenitrice” di Matteo Renzi, di 100 mila euro al Comitato Change legato al presidente della Liguria Giovanni Toti, di 90 mila al Partito Democratico, per chiudere con 10 mila euro a Fratelli d’Italia. E ancora 550mila euro destinati a Roberto Mercuri (non indagato), ex braccio destro dell’ex vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona a cui si aggiungono, oltre ai 50 mila euro all’associazione senza fini di lucro “Fino a prova contraria”, l’acquisto e la ristrutturazione per 4.5 milioni di una villa in Costa Smeralda per “rappresentanza” aziendale, appartamenti di lusso a Milano “in uso a rappresentanti del Cda”, noleggio di jet privato e auto come Aston Martin e Rolls Royce, Mercedes o Maserati Levante. Allo stato, comunque, eccetto Beppe Grillo, gli altri nomi indicati nella relazione non risultano iscritti nel registro degli indagati.

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Palermo, mafia nigeriana: in manette 4 appartenenti ai “Black Axe”

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PALERMO – Nelle prime ore di oggi, la locale Autorità giudiziaria ha delegato  la Polizia di Stato all’esecuzione di un’ordinanza cautelare in carcere  a carico di 4 soggetti di nazionalità nigeriana ritenuti responsabili, a vario titolo, dei delitti di tratta di persone, riduzione in schiavitù, sequestro di persona, sfruttamento della prostituzione nonché favoreggiamento all’immigrazione clandestina, reati aggravati perché commessi da persone appartenenti all’associazione nigeriana di tipo mafioso (secret cult) denominato “ Black Axe.

L’operazione della Polizia, nata dalle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Palermo- “Sezione Criminalità Straniera e Prostituzione”- coordinate dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, scaturiva dalla denuncia resa da una ragazza nigeriana,  accompagnata da un pastore pentecostale della medesima nazionalità , a cui la vittima si era rivolta per  sottrarsi ai suoi aguzzini.

La denunciante riferiva di violenze subite nel suo paese d’origine ad opera di persone appartenenti ad un’organizzazione “cultista”, nonché delle modalità con cui era riuscita a fare ingresso clandestino in Italia, per poi essere destinata alla prostituzione.

Emergeva che la vittima veniva segregata nel suo paese d’origine da un gruppo di uomini appartenenti al secret cult denominato “Black Axe”, riuscendo a liberarsi grazie all’intercessione di un connazionale, dietro suo impegno a recarsi in Italia come  “schiava” di quel gruppo.

Per tale motivo veniva sottoposta a rito voodoo durante il quale prometteva di restituire 15.000,00 Euro, somma necessaria per raggiungere illegalmente il territorio nazionale. 

Giunta a Palermo, approfittando del suo stato di soggezione e sotto la minaccia di morte e violenze, veniva costretta alla prostituzione ed i proventi dell’attività di meretricio consegnati per la restituzione del debito.  

La donna riusciva a sottrarsi ai suoi aguzzini, rivolgendosi al pastore cheper la propria “opera di aiuto” riceveva minacce di morte.

L’indagine, avvalsasi anche di attività tecnica, consentiva di confermare le dichiarazioni rese dalla donna e di acquisire importanti elementi in ordine ai reati contestati agli odierni arrestati, oltre che la loro appartenenza al secret cult “ Black Axe”.

All’esecuzione del provvedimento ha collaborato anche personale della Squadra Mobile di Taranto, in quanto tre dei destinatari del provvedimento restrittivo risultano attualmente dimoranti nella cittadina pugliese.

Giova precisare che gli odierni destinatari di misura restrittiva sono, allo stato, indiziati in merito ai reati contestati e che la loro posizione sarà definitiva solo dopo l’emissione di una, eventuale, sentenza passata in giudicato, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di innocenza.

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