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Scienza e Tecnologia

Salute e hi-tech: l'uso eccessivo del cellulare provoca il tumore

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Tempo di lettura 2 minuti Il telefono cellulare è un dispositivo tecnologico che emette onde elettromagnetiche ad altissima frequenza

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"Per la prima volta al mondo una sentenza di primo grado ha riconosciuto un nesso causale tra l'uso prolungato del cellulare e il tumore al cervello". Così gli avvocati torinesi Renato Ambrosio e Stefano Bertone hanno illustrato la sentenza emessa lo scorso 30 marzo dal giudice tribunale di Ivrea Luca Fadda. Protagonista della vicenda un dipendente 57enne di una grande azienda a italiana che per 15 anni ha utilizzato per lavoro il telefonino senza precauzioni per più di tre ore al giorno al quale è stato diagnosticato nel 2010 un tumore benigno ma invalidante. Il Tribunale ha condannato l'Inail a corrispondere al lavoratore una rendita vitalizia da malattia professionale.
 
Le motivazioni della sentenza di primo grado saranno rese note nei prossimi 50 giorni. "E' una sentenza straordinariamente importante – commenta l'avvocato Bertone – perché il fatto che si riconosca la causa oncogena insita nei campi elettromagnetici generati dai cellulari è il segno del continuo avanzamento delle conoscenze scientifiche. Il telefono cellulare è un dispositivo tecnologico che emette onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e ogni giorno più di 40 milioni di italiani lo utilizzano. Per questo è importante che tutti siano al corrente dei rischi che corrono loro stessi e coloro che hanno intorno. E', dunque, importante riflettere sul problema e adottare le giuste contromisure".
 
La dipendenza dallo smartphone, la cosiddetta 'Sindrome da Hand-Phone' capace di ipnotizzare le persone davanti ad uno schermo, riguarda circa 7 italiani su 10. E' quanto è emerso da uno studio realizzato lo scorso settembre che ha coinvolto 4.500 persone tra i 18 e i 65 anni attraverso un monitoraggio online (Web Opinion Analysis) sui principali social network, blog e community interattive. Secondo la ricerca il 72% degli italiani ha lo smartphone sempre in mano e lo utilizza soprattutto sui mezzi pubblici (78%), nel luogo di lavoro (69%) e persino in vacanza (41%). Due italiani su 10 (19%) lo adoperano per circa 6 ore al giorno, percentuale che sale al 42% tra più giovani, mentre il 21% si attesta sulle 4 ore.
 
Il 41% si limita a 2 ore, mentre il 19% riesce a fare a meno del cellulare e lo utilizza meno di un’ora al giorno. I 'mobile-dipendenti' sono più donne (58%) che uomini (43%), hanno principalmente 18-24 d'età (67%), 35-54 (56%) e 13-17 (31%). Per avere di nuovo le mani libere, secondo 9 esperti su 10 (87%) il primo passo da fare è imparare a spegnere lo smartphone ed essere in grado di capire quando è il caso di 'staccare'. Si può approfittare del tempo libero per fare diverse attività come leggere un libro (75%), fare una passeggiata in bici o sport in genere (63%) coltivare la passione per il pollice verde (61%), concedere un massaggio al proprio partner (57%), sperimentare in cucina (53%) gustare un gelato in compagnia (52%).

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Age of Empires 2, il grande classico per Pc ora è anche su Xbox

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Age of Empires 2: Definitive Edition è molto di più dell’edizione rimasterizzata di un vecchio gioco. Infatti il poter giocare a Age of Empires 2 col gamepad su Xbox è, nel suo piccolo, un evento storico. Lo strategico in tempo reale di Microsoft è stato per circa 25 anni uno dei giochi PC più amati, una vera e propria icona di quel tipo di prodotti che, nonostante tutto, su console non si poteva avere. Storicamente gli strategici in tempo reale non sono mai riusciti a far breccia nel mercato console per via della loro complessità e della difficile compatibilità del controller con lo stile di gioco. Il lavoro svolto dal team di sviluppo ha saputo però stupirci in più di un’occasione e visto il risultato positivo questo potrebbe voler dire che in futuro potrebbe esserci la possibilità di aprire la strada a ulteriori prodotti di questo tipo. L’edizione di Age of Empires 2 chiamata “definitive edition”, curata da Forgotten Empires, contiene tutti i contenuti scaricabili e le espansioni pubblicate negli anni, più un pacchetto inedito pensato per l’occasione, oltre che alcuni piccoli ritocchi grafici introdotti per rendere alcune unità più godibili e la gestione della mappa più semplice, come uno zoom più efficace. A conti fatti si tratta di 11 campagne storiche che ripercorrono le gesta di alcuni degli eroi più famosi della storia, alle quali aggiungere missioni cooperative, schermaglie e il classico multiplayer. Da non sottovalutare il miglioramento dell’intelligenza artificiale che, ai livelli più alti, si comporta in maniera meno meccanica e più credibile. Una volta avviato il titolo per la prima volta la prima cosa che appare a schermo non è il menu principale ma un corposo tutorial che – con tanto di doppiaggio in italiano – spiega per filo e per segno i rudimenti dell’RTS quando si gioca con un controller. Dopo un breve addestramento, all’utente viene anche data la possibilità di migliorare le sue abilità col pad grazie a una breve campagna dedicata a William Wallace (noto ai più come Braveheart) e a una serie di sfide inerenti alle strategie belliche di Sun Tzu (generale cinese nonché autore de L’Arte della Guerra).

La soluzione utilizzata dallo studio prevede un’interfaccia completamente rivisitata per fare in modo che si possano avere sott’occhio tutte le informazioni necessarie e i suggerimenti utili per i comandi disponibili. Complice anche la presenza di una nutrita schiera di scorciatoie e combinazioni di tasti che aiutano a selezionare tutte le unità di un certo tipo, ma anche a riportare il cursore sul centro città o ad attivare il menu di costruzione, non abbiamo incontrato alcun tipo di ostacolo nel corso delle partite. Sono bastati pochi minuti per familiarizzare con questo modo di giocare e in men che non si dica siamo stati abbastanza abili da metter su piccoli insediamenti e fabbricare unità per poi attaccare il nemico. L’unico elemento di disturbo di questo Age of Empires 2 per Xbox l’abbiamo incontrato in fase di posizionamento delle abitazioni, poiché il cursore ci ha reso difficoltosa in più occasioni la collocazione delle case in maniera precisa e ordinata. Si tratta di una problematica circoscritta a questo specifico tipo di costruzioni e che, ad esempio, non abbiamo riscontrato nel posizionamento delle mura di difesa. A tal proposito, ci teniamo a citare anche l’intuitivo sistema utile per dare ordini in successione, fondamentale soprattutto nel corso della realizzazione in serie di piccoli edifici come le mura o le case: in questo caso, basta la semplice pressione di un tasto mentre si eseguono gli ordini per far sì che i comandi si susseguano, senza dover tenere costantemente d’occhio l’unità. Un’altra meccanica interessante riguarda la gestione degli abitanti, ora non più soltanto di tipo manuale. Gli sviluppatori hanno implementato una sorta di automatismo che permette di scegliere l’approccio da adottare su una ruota con svariate opzioni. Basta quindi un semplice comando per decidere di dare istruzioni alle unità dedite alla raccolta di risorse su come suddividersi tra legno, oro, pietra e cibo, oppure per destinare l’accumulo di materiali a un fine specifico, come la produzione di un esercito o di ciclopiche cinte murarie per proteggere gli edifici. C’è anche la possibilità di abilitare la gestione automatica delle coltivazioni, così che queste vengano condotte e tenute in salute senza continui interventi dell’utente. Insomma il lavoro svolto non è davvero niente male.

Nonostante i miglioramenti di questa edizione di Age of Empires 2 per Xbox, come la risoluzione in 4K (1440p su Series S) o gli asset migliorati, stiamo parlando sempre di un gioco con quasi 25 anni sulla spalle. Quindi, sotto il profilo squisitamente tecnologico, non lo si può definire un capolavoro della tecnica o un gioco moderno a livello di meccaniche, ma sicuramente resta un software funzionale. Le unità e gli edifici sono chiari e ben definiti, le mappe piacevoli da vedere e ben disegnate e la serie ha senza dubbio uno stile inconfondibile, però è impossibile non notare le animazioni di costruzione che vanno leggermente “a scatti”, il design dei menù e dell’interfaccia vintage e tutte quelle cose che sono state conquistate in questi due decenni di studio sull’interfaccia di gioco e sulla qualità della vita. Per la versione console, però, sono stati aggiunte alcune opzioni di accessibilità molto interessanti, come l’audio guida dei menù, la modalità per daltonici e un’interfaccia più grande dei menù. L’unico comparto che non è invecchiato è quello sonoro, dato che poteva contare su di un buon doppiaggio in italiano e musiche epiche. Anche in questo caso si nota l’età del design del suono, coi rumori che spariscono se finiscono fuori campo senza una dissolvenza più dolce. In definitiva nulla che vada a inficiare la qualità del gameplay e il divertimento: Age of Empires 2 è ancora uno dei migliori esponenti del genere e siamo sicuri al cento per cento che sarà in grado di appassionare sia i giocatori di vecchia data che le nuove generazioni di gamers. Il titolo infatti, a nostro avviso, è in grado di garantire le stesse identiche sensazioni che i players più attempati potevano provare alle soglie del 2000. Il nostro consiglio? Non potete perderlo per nessuna ragione.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8

Longevità: 9

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Scienza e Tecnologia

iPhone 15 in versione Ultra, sempre più rumors ne danno conferma

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Si fanno sempre più insistenti le voci sui prossimi modelli di iPhone, in uscita nell’autunno del 2023. Le ultime indiscrezioni, diffuse da Mark Gurman, giornalista di Bloomberg che tiene una newsletter periodica sul mondo Apple, parlano di un possibile nuovo iPhone Ultra. Come l’attuale versione dell’Apple Watch Ultra, che si distingue dal tradizionale orologio connesso di Cupertino per materiali e funzionalità, anche l’iPhone Ultra sarebbe dotato di uno chassis più robusto e capace di resistere a graffi e cadute, oltre che integrare un comparto di connettività più potente. Per differenziare ulteriormente la gamma degli iPhone Plus e Pro dall’Ultra, Apple potrebbe dotare quest’ultimo di un processore più veloce, una fotocamera migliore, con obiettivo a periscopio, e un display ancora più grande. “Potrebbero esserci anche altre funzionalità future, come l’eliminazione definitiva della porta di ricarica”, aggiunge Gurman. L’Unione Europea ha stabilito che entro la fine del 2024, tutti i telefoni cellulari, i tablet e le fotocamere nell’Ue dovranno essere dotati di una porta di ricarica comune Usb-C mentre, ad oggi, gli iPhone presentano una porta proprietaria, conosciuta come Lightning. Notizie recenti sulla famiglia degli iPhone 15 suggeriscono che Apple stia già cercando vari modi per differenziare i modelli Pro dai loro fratelli tradizionali. Ad esempio, un rapporto del sito Engadget afferma che le varianti Pro potrebbero essere dotate di connettività wi-fi 6e, mentre iPhone 15 e iPhone 15 Plus monterebbero solo antenne WiFi 6, meno recenti e con copertura minore. In quanto a costruzione, il telaio dell’iPhone Ultra, secondo Gurman, sarebbe in titanio e privo di pulsanti fisici. Al loro posto solo aree sensibili al tocco su cui premere per accendere o spegnere il dispositivo e gestire il livello del volume. Se queste indiscrezioni si rivelassero vere a questo punto la domanda che gli utenti si fanno è: ma quanto costerà la versione Ultra? Per saperne di più non resta altro che aspettare e capire quali sono i piani di Apple per la prossima generazione di smartphones.

F.P.L.

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Fire Emblem Engage, l’evoluzione della saga

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Fire Emblem Engage è il secondo videogioco della serie di strategici a turni ad arrivare su Nintendo Switch, dopo l’apprezzatissimo quanto diverso dal solito Three Houses. Diverso perché ha introdotto nel gameplay della serie una componente sociale piuttosto corposa, che dava al giocatore la possibilità di vivere una vita sociale vera e propria, gestire i rapporti con i personaggi secondari e persino compiere delle scelte rispetto alle tre case presenti nel gioco. Un cambio importante, che arrivava dopo la rinascita della serie su 3DS. Fire Emblem è una serie che esiste da molti anni, che trae le sue origini in Giappone durante gli anni ’90, ma è approdata in occidente soltanto nel 2003 su Game Boy Advance. Il pubblico non era ancora pronto, forse anche per un approccio artistico differente da quello dei capitoli più moderni. Sarà Awakening a trasformare la serie nel nuovo campione d’incassi di Nintendo, aprendo le porte a Intelligent System verso nuovi e promettenti orizzonti. Fire Emblem Engage continua a seguire quella filosofia, scegliendo di perfezionarsi e reinventare il modo in cui si dipana l’esperienza tattica. Le sue basi restano saldamente ancorate alle origini, proponendo un gameplay perfettamente in linea con i precedenti capitoli. La narrazione a capitoli inquadra un susseguirsi di scontri di difficoltà crescente, con un sistema di tipo “sasso, carta, forbice” dove le unità munite di spade vincono sulle asce, le asce sulle lance e le lance sulle spade. Tutto ciò serve a determinare i rapporti di forza tra le classi delle unità, mentre i turni che si alternano fra player e avversario a scandire l’alternarsi della fase d’azione del giocatore e quella nemica. Nel reinventarsi però, Fire Emblem Engage sceglie di omaggiare le origini della serie introducendo la meccanica degli Emblemi, la novità più importante introdotta da questo ultimo titolo. Ogni personaggio a disposizione infatti potrà equipaggiare un anello, al cui interno risiede lo spirito di un eroe dei precedenti Fire Emblem. Con 12 anelli a rappresentare tutti i capitoli principali della serie, Intelligent System ha creato una meccanica non solo interessante tatticamente, ma anche incredibilmente divertente. Ogni personaggio potrà infatti unirsi con lo spirito contenuto nell’anello, accedendo ad abilità e attacchi unici per 3 turni. In un gioco tattico, questa meccanica aggiunge importanti variabili all’esperienza. Prima di tutto nell’incedere dell’azione, dando al giocatore la possibilità di attivarla nel momento che ritiene più necessario, ma anche nella gestione delle unità. Questo perché gli anelli sono liberamente utilizzabili da ogni unità a disposizione di chi gioca, che potrebbe avere più – o meno – affinità con la stessa, magari sfruttando armi in cui è più specializzata. Questa nuova funzione non solo funziona a meraviglia, ma viene approfondita anche al di fuori degli scontri. Nel Somniel – l’hub di gioco – sarà possibile gestire gli Emblemi, spendendo i punti esperienza guadagnati durante gli scontri per acquistare nuove abilità uniche. L’utilizzo degli emblemi è fondamentale, poiché ad ogni livello di legame l’unità a cui essi sono associati potrà ereditare dallo spirito del guerriero associato abilità uniche da equipaggiare. Portare il livello degli emblemi al massimo, sfruttare abilità e armi uniche d’ognuno aggiunge inoltre un livello di profondità mai visto prima di adesso nella serie.

Proprio per tali ragioni Fire Emblem Engage si dimostra essere un prodotto eccezionale, ed offre un’esperienza tattica accessibile a chiunque ma anche piuttosto profonda. La gestione delle unità e degli emblemi è fondamentale, ma lo è ancor di più imparare a sfruttare l’ambiente. Ogni mappa offre un design eccellente, con meccaniche e conformazioni uniche che sfidano l’approccio del giocatore. Non mancano ostacoli naturali, o caselle con vari status d’effetto. Nascondersi nell’erba aumenterà il livello di evasione, ad esempio, aumentando la possibilità che il colpo del nemico non vada a segno. In altre sono disponibili baliste, da utilizzare con un arciere, per potenziare l’efficacia dei colpi dalla distanza e aumentare il raggio d’azione. Ogni unità ha delle caratteristiche peculiari, di movimento o d’attacco, con annessi punti di forza o debolezza. Le unità voltanti sono ad esempio deboli agli arcieri, che li esporrà ad uno status chiamato “breccia” e al conseguente rischio di morte immediata. Lo status “breccia” si attiva quando un’unità subisce un attacco da un’unità a cui è debole. Nel subire e nell’infliggere questo status, l’unità non potrà più contrattaccare nel turno. Questo è solo una delle possibili variabili presenti nel gameplay di Fire Emblem Engage. Il titolo sviluppato da Intelligent System è un concentrato di strategia e complessità, ma è anche il titolo più vicino ai nuovi giocatori. Oltre alle opzioni di difficoltà, che permettono di eliminare la morte permanente e diminuire la crudeltà degli scontri, Fire Emblem Engage offre un sistema di movimento libero sulla mappa, rendendo l’esperienza meno rigida e più fluida. Nel caso in cui si commettesse un errore fatale è poi presente la Cronogemma del drago, ossia un oggetto magico che permette di ritornare ad un’azione precedente, per fare scelte differenti e correggere gli errori fatti in precedenza. Per quanto riguarda il sopracitato Somniel, l’hub di cui parlavamo qualche riga più sopra, esso è essenzialmente un’ambientazione separata dal resto del mondo di Elyos, in cui poter gestire tutto ciò che riguarda le unità e il benessere del protagonista. L’area è piuttosto ampia, ed è ricca di attività utili e svaghi interessanti. Qui si può acquistare nuovo equipaggiamento, strumenti o rifarsi il look acquistando nuovi abiti e accessori. E’ anche il luogo dove poter gestire una piccola fattoria, con gli animali adottati nei villaggi o luoghi liberati dalle grinfie degli Abomini.

Fire Emblem Engage pecca nella scrittura del racconto, compensando con una direzione artistica azzeccata e una messinscena convincente, con colori sgargianti e una cura per i modelli poligonali decisamente impressionante per l’hardware di Nintendo Switch. Nell’arco delle decine e decine di ore di contenuto offerte, riesce ad essere banale e carismatico allo stesso tempo, con personaggi macchiettistici e dialoghi al limite dell’imbarazzo. Ma anche per questo ricchi di spirito, delineando un cast variegato e peculiare, che sicuramente riesce a intrattenere. Dal punto di vista tecnico Fire Emblem Engage è davvero splendido da vedere ed è ottimizzato a dovere per poter girare in maniera dignitosa. La modellazione poligonale e le ambientazioni sono più che soddisfacenti, il comparto animazioni si difende egregiamente e durante la nostra prova non abbiamo riscontrato alcun problema prestazionale. Certo, come già avvenuto con Three Houses prima e con Three Hopes poi, per raggiungere questo livello di performance sono stati necessari compromessi spesso anche visibili: i nemici sono praticamente tutti uguali, tanto nell’apparenza quanto nel “moveset”, e nelle fasi di esplorazione libera gli elementi sullo sfondo appaiono sfocati e girano ad un frame rate ridotto per consentire a Switch di reggere i trenta frame per secondo con una certa stabilità. Nel complesso, comunque, la qualità dell’immagine, le prestazioni generali e la definizione delle texture appaiono superiori rispetto al recente passato, segno che il lavoro di ottimizzazione è stato svolto con cura certosina. Stesso discorso per quanto concerne i filmati, che brillano per qualità e per spettacolarità, pur non eccedendo nel numero, ma su televisori in risoluzione 4K sgranano un po’, rispetto all’ottima figura che riescono a fare in modalità portatile, e in particolare per i possessori del modello OLED della console Nintendo. I caricamenti sono frequenti durante l’andare avanti e indietro tra la mappa ed il Somniel, ma la loro durata è assolutamente accettabile e, vista la natura a turni del prodotto, essi non vanno a spezzare più di tanto il ritmo già compassato dell’avventura. Di grande pregio, e questa fortunatamente non è una novità per il brand, il lavoro sulla colonna sonora, che contiene tracce davvero magnifiche e splendidamente accordate agli eventi a schermo, e sul doppiaggio, disponibile anche in giapponese ma perfettamente godibile anche nella controparte inglese. In entrambi i casi sono stati ripescati e coinvolti, ove possibile, visto che molti dei personaggi presenti come Emblemi non erano doppiati al tempo, i doppiatori originali, con risultati ottimi anche a livello di “fanservice”, che, come abbiamo visto, è uno dei marchi distintivi del prodotto. Ovviamente tutta l’opera è sottotitolata in italiano e quindi, anche per chi non dovesse masticare l’inglese o il giapponese, non ci sarà alcun problema di comprensione della trama. Tirando le somme, Questo Fire Emblem Engage è sicuramente un titolo da non perdere per tutti gli amanti della serie, ma anche per chi si avvicina per la prima volta a questo incredibile mondo. Il nostro consiglio? Giocatelo assolutamente, un gioco di questo livello non può mancare nella biblioteca videoludica di ogni appassionato delle esclusive Nintendo.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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