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Salvamamme, 20 anni di attivismo concreto: ecco i numeri

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Diecimila famiglie con 20.000 bambini di 100 nazionalità diverse, di cui il 25% italiane, sostenute negli ultimi 10 anni e oltre 3,4 milioni di beni distribuiti, tra vestiario, alimenti, giocattoli, prodotti per l’igiene, materiale di puericultura, carrozzine, passeggini, lettini, con una media di 170 pezzi a bambino, per un totale stimato di 12 milioni di euro.

Sono alcuni dei numeri più recenti dell’attività di Salvamamme, che ieri ha inaugurato le celebrazioni del ventennale dell’associazione con un evento nella sede di via Ramazzini, all’interno di Croce Rossa.

“La nostra associazione da più di vent’anni assiste migliaia di famiglie con bimbi e ha aiutato concretamente tante donne vittime di violenza nel momento di maggiore fragilità – ha detto la Presidente di Salvamamme, Grazia Passeri – I romani, gli italiani, si sono dimostrati straordinariamente generosi con donazioni di ogni tipo, ma noi, per andare avanti e sostenere le importanti spese logistiche, abbiamo bisogno di essere supportati economicamente”, è l’appello che ha lanciato.

Ospiti d’onore dell’evento le principesse Maria Chiara, Maria Carolina e Camilla di Borbone delle Due Sicilie, che, dopo gli importanti riconoscimenti internazionali, tra i quali l’Humanitarian Award della Un Women for Peace Association e il Peace Jam Visionary Award, è stata nominata “Ambasciatrice di Salvamamme nel mondo”, e che, con la presidente di Croce Rossa di Roma, Debora Diodati, ha ricevuto una preziosa targa, un bassorilievo in argento dipinto con smalti a fuoco realizzato interamente a mano dal maestro orafo Michele Affidato.

“Ogni giorno lotto affinché tutte le donne vittime di violenza vengano aiutate e supportate nel cammino di ripresa dei loro diritti e della loro dignità. Salvamamme tende la propria mano a tutti coloro che ne hanno bisogno e oggi, in questo splendido luogo, sono felice di poter far parte di questa grande famiglia”, è il commento commosso di Camilla di Borbone. Il Principe Carlo, che presiede il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, con la sorella Beatrice, ha voluto supportare concretamente, in linea con i principi statutari, due iniziative di Salvamamme, “La Valigia di Salvataggio” e il progetto “Nursery in Rete 2.0 & i bambini crescono” che, da giugno 2017 ad oggi, ha già sostenuto 800 bambini distribuendo oltre 100.000 tra capi di vestiario, alimenti, giochi, carrozzine, passeggini, box, libri per un valore complessivo di 500.000 euro. Nel ricevere il riconoscimento la Presidente di Cri Roma Debora Diodati ha sottolineato che “Salvamamme a pieno titolo fa parte di quell’Italia che aiuta, che è il modo di essere dei tanti volontari della Croce Rossa, e che fa della solidarietà non un concetto astratto, ma una realtà fatta di tante azioni concrete”.

Le ha fatto eco il Mons. Augusto Paolo Lojudice, Vescovo della Diocesi di Roma Sud, che ha auspicato “che si ampli la rete che sappia far fronte alle difficoltà dei bambini e delle loro mamme che vivono molteplici sofferenze”. “Sono da sempre insieme al Salvamamme con l’obiettivo di aiutare a crescere bene migliaia di bambini, ma anche attenta ad ascoltare parole non dette e sguardi significativi e per tendere la mano a tante donne ed aiutarle ad uscire dal buio della violenza”, ha spiegato Barbara De Rossi, presidente onoraria di Salvamamme. E per il successo di “Nursery in rete 2.0”, vincitrice dell’avviso pubblico della Regione Lazio su “interventi per il contrasto delle povertà estreme e della marginalità sociale”, i festeggiamenti si sono raddoppiati e sono stati messi gratuitamente a disposizione per 100 famiglie una speciale “carta moneta” dell’Associazione tramite la quale hanno potuto comporre a proprio gusto, serviti come veri “clienti”, un corredino per sé e i loro piccini con i capi più belli e nuovi.

Per l’occasione hanno portato i saluti Marta Leonori, Consigliera Regione Lazio, Massimiliano Bizzozero, Referente progetti sociali Fiamme Oro Rugby della Polizia di Stato e Pietro Giulio Mariani, Direttore CRI Roma. L’evento, organizzato anche grazie al supporto di Crystiano Cavallucci, owner di Creative Solution, di SIFA srl, si è concluso all’insegna del grand gourmet con un light lunch a cura del famoso chef Bruno Brunori con i vini gentilmente offerti da Enosis di Carlo Dugo, la torta “ogni bambino è un piccolo principe” realizzata da Valentina Passeri e per tutti un pensiero speciale: i cioccolatini di “Madagascar l’origine del cioccolato”.

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“Chi sparò ad Acca Larenzia? Maurizio Lupini e Valerio Cutonilli ospiti della prossima puntata di Officina Stampa

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Giovedì 27 settembre 2018 l’avvocato e scrittore Valerio Cutonilli sarà ospite del programma Officina Stampa condotto da Chiara Rai, insieme a Maurizio Lupini, sopravvissuto alla strage di Acca Larenzia, per parlare dei tanti lati oscuri, rimasti ancora oggi, dopo quarant’anni irrisolti.  Cutonilli ritorna sull’argomento, pubblicando un corposo e interessante volume dal titolo “Chi sparò ad Acca Larenzia?

I fatti:

Sono le 18,23 del 7 gennaio del 1978. Via Acca Larenzia, nel quartiere romano del Tuscolano, è, più che una via, una piazzetta. Uno slargo non percorribile dalle auto, fra due strade. Un piazzale dove i ragazzini amano andare a fare due tiri al pallone. Un’area su cui affaccia l’ingresso della sezione del Tuscolano.

Cinque ragazzi, appartenenti a quella sezione, stanno per andare a raggiungere altri camerati per un volantinaggio. Appena escono dalla porta blindata, vengono investiti da una scarica di piombo. Gli assassini – cinque o sei, questo non si saprà mai con certezza – sono appostati dietro alcune colonnine di pietra che impediscono l’accesso alle auto, in basso. In alto c’è la scalinata su cui cadrà, colpito a morte, Francesco Ciavatta. Il primo ad uscire, Franco Bigonzetti, il più visibile dei cinque, data la sua mole, ma soprattutto per il bianco dell’impermeabile che era solito indossare, viene colpito ad un occhio. L’arma, verrà poi stabilito in sede autoptica, è di grosso calibro, almeno una 38 special. Il suo corpo si alza da terra, all’impatto, e lui cade, già senza vita, con le braccia aperte e il viso rivolto verso il cielo. Il secondo, Francesco Ciavatta, tenta una fuga disperata su per la scalinata, ma verrà anche lui raggiunto alla schiena da un colpo di 38. Morirà in ospedale il giorno dopo.

Gli altri tre, Giuseppe D’Audino, Vincenzo Segnieri – rimasto ferito ad un braccio – e Maurizio Lupini, riescono a chiudersi dentro.

Inutilmente gli aggressori si scagliano contro quella porta, scaricando la loro rabbia e le loro bestemmie sul corpo inerte di Bigonzetti, su cui sparano anche una raffica dalla mitraglietta Skorpion cal. 7,65 – una delle armi utilizzate nell’agguato. Dopo quarant’anni, gli autori di questo attentato non sono stati individuati, nonostante fossero – e siano tuttora – evidenti molti elementi per le indagini, molte ‘piste’, che non si sono volute seguire. Ma che, se si fosse indagato, avrebbero portato certamente all’arresto degli assassini. Cè pero anche una terza vittima: il giovane Stefano Recchioni, accorso, il giorno dopo, con altri amici sul luogo dell’eccidio, colpito al capo, nei disordini seguiti alla strage, da un proiettile cal. 7.65, partito non s’è mai saputo da quale arma in pugno a chi. Del fatto fu incolpato all’inizio un capitano dei carabinieri, poi scagionato.

“Chi sparò ad Acca Larenzia? L’ultimo libro dell’avvocato Valerio Cutonilli

Valerio Cutonilli, brillante avvocato del foro di Roma, già autore di numerose inchieste sui misteri d’Italia, aveva già pubblicato un libro-denuncia a proposito di questo episodio, – passato alla storia come ‘la strage di Acca Larenzia – , dal titolo: “Acca Larenzia, tutto ciò che non è mai stato detto”. Ora ritorna sull’argomento, pubblicando un corposo e interessante volume dal titolo “Chi sparò ad Acca Larenzia? – Il settantotto prima dell’omicidio Moro”, nel quale amplia la visione dell’episodio, inquadrandolo nel momento storico e politico dell’Italia in quegli anni, propedeutici ai più duri e sanguinosi ‘anni di piombo’, che costituirono il palcoscenico delle Brigate Rosse e delle loro imprese, anch’esse mai chiarite fino in fondo. Come, ad esempio, il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, avvenuto circa due mesi dopo. Fatti che causarono l’insorgere dello spontaneismo armato di destra, da parte di ragazzi che vollero rendere la cortesia ai loro antagonisti, quasi una difesa personale. E che finirono per innescare una spirale in cui rimasero invischiati. Proprio quest’anno ambedue gli avvenimenti hanno la celebrazione del loro quarantennale. Più solenne quella del sequestro dello statista leccese; meno, anche se più ‘rumorosa’ e intensa – con il rito del ‘Presente’ – quella dei tre ragazzi.

Perchè ‘strage di serie B’?

In realtà, a quei tempi, in cui sui muri comparivano scritte come ‘uccidere un fascista non è reato’, non furono svolte vere e approfondite indagini per scoprire i componenti del commando assassino. Ad oggi nessun colpevole è stato individuato, nessuna condanna comminata, nella più totale inanità che ha lasciato ancora molte domande senza risposta. Non ultima quella cruciale, relativa ad una mitraglietta Skorpion cal. 7.65 – una delle armi utilizzate poi in seguito anche dalle BR – nella disponibilità della quale furono coinvolti anche un funzionario di polizia ed un famoso cantante. Un libro ed una narrazione che mette il dito su parecchie piaghe; un documento di cui si sentiva il bisogno; un fascio di luce per chi quei tempi ha vissuto in prima persona, accontentandosi di ciò che leggeva sui giornali o seguiva nei TG. Qualcosa che servirà anche ai ragazzi di oggi, per meglio comprendere quella che è stata la nostra storia più recente. Una visione obiettiva, e non di parte, degli avvenimenti, raccontata con il massimo equilibrio. Abbiamo voluto riportare una breve intervista con l’autore.

Avvocato Cutonilli, quanti libri ha scritto e pubblicato?
Quattro, compreso l’ultimo dedicato all’eccidio di via Acca Larenzia.

Lei si ritiene più scrittore o più avvocato?
Come avvocato mi occupo di questioni completamente diverse da quelle trattate nei libri. Quindi è difficile rispondere alla domanda. Sicuramente non sono uno storico.

Lei scrive sempre qualcosa a proposito dei misteri d’Italia, che sono tanti. Lo fa perché la interessano particolarmente, o per la ricerca di una verità non detta, alla fine perché le ingiustizie la stimolano?
Le ingiustizie mi danno fastidio. Non voglio accettarle passivamente.

Il tema dei ragazzi di destra negli anni 70 vediamo che le è particolarmente caro. Per un’idea politica?
Inizialmente il motivo delle ricerche era legato alla mia appartenenza politica. Oggi ritengo che fatti come quelli di via Acca Larenzia, per fare un esempio, riguardino non solo la parte in cui mi identifico ma tutta la comunità nazionale.

Quando si scrive, si sente il libro, o l’articolo, o il romanzo, come una propria creatura. Alcune ci piacciono di più, perché riteniamo che siano venute meglio. A lei, di tutti i libri che ha pubblicato, quale piace di più, qual è il libro – o il tema – che lei ritiene sia venuto meglio?
Il libro migliore è sempre quello che non hai ancora scritto. I miei libri hanno difetti e limiti, nessuno escluso. I pregi li rimetto alla valutazione dei lettori.

La sua posizione di uomo di legge, lei ritiene che lo abbia avvantaggiato per la prossimità e la familiarità con atti ufficiali da consultare, magari negli archivi dei tribunali?
Sono una figura ibrida, in realtà. A differenza dei miei colleghi, giustamente concentrati sugli atti giudiziari, ho studiato questi ultimi considerando però problematiche molto più ampie. Impossibile capire la strage di Bologna, per esempio, senza studiare a fondo la politica internazionale dell’epoca. A differenza degli storici, tuttavia, ho compulsato gli atti giudiziari con la deformazione professionale e il disincanto dell’avvocato.

La domanda d’obbligo, in chiusura è: ormai i suoi fans aspettano di leggere ancora le sue inchieste, oltretutto molto ben scritte e articolate. Ci può dire quale sarà il tema del suo prossimo lavoro?
La ringrazio per la stima ma non ho mai cercato e a dire il vero trovato fans. I primi due libri erano stati pubblicati da una piccola casa editrice, oggi chiusa, di cui ero peraltro socio. L’ultimo è una pubblicazione indipendente di Amazon. Solo il terzo ha viaggiato nella grande editoria. Ma ero un coautore assieme a un magistrato di fama internazionale come Rosario Priore. La mia intenzione oggi sarebbe quella di non scrivere più libri sul terrorismo. Se arrivasse il quinto, riguarderebbe un argomento molto personale e completamente diverso da quelli trattati sinora.

Roberto Ragone

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Roma, Papa Confetti premia Martina Di Maria, miss Venere 2018

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ROMA – “Siamo contenti per Martina, le auguriamo tutto il bene possibile per il suo futuro. – questa la prima dichiarazione di Claudio Papa, titolare dell’azienda Dolceamaro, proprietaria dei brand Papa Confetti e Cuorenero – Spero che la vittoria di Catania sia solo la prima di una lunga serie di successi”.

Papa confetti ha sponsorizzato la finale regionale nel Lazio del concorso Miss Venere, nella serata che ha visto Martina di Maria conquistare il diritto a partecipare alla finale nazionale, che si è svolta lo scorso 26 agosto a Catania, e che ha visto Martina vincere il titolo nazionale, al cospetto di sessanta concorrenti da tutta Italia”.
Ventitreenne, bionda, occhi celesti, Martina ha sbaragliato la concorrenza, battendo la palermitana Sofia Bianchi e la messinese Aurora Di Giglio, che hanno conquistato le piazze d’onore e rispettivamente le fasce di Miss Eleganza e di Miss Cinema.

“Abbiamo sposato volentieri l’idea di affiancare il nostro nome al concorso di bellezza – dichiara Papa – le ragazze che partecipano al concorso hanno sfilato, tra l’altro, con l’abito da sposa, un elemento che crea un giusto connubio con la nostra produzione di confetti”.
Per festeggiare la vittoria, Claudio Papa ha consegnato alla vincitrice un dono, con le dolcezze Papa e Dolceamaro, nella cornice dell’azienda agricola Terre di Veio, sulla via formellese, che ha messo a disposizione una location molto suggestiva, con piscina e vista sulla capitale.

Silvio Rossi

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“La consapevolezza di essere napoletani”: l’intervista al pianista e giornalista Rosario Ruggiero

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Rosario Ruggiero è un noto pianista – giornalista napoletano contemporaneo e da tantissimi anni si esibisce in qualità di solista per importanti istituzioni nazionali ed internazionali, nel suo “viaggio” da musicista ha avuto l’onore di esibirsi anche per il grande Uto Ughi in occasione del conferimento del premio “Leggio d’oro” al famoso violinista.

Ogni settimana il pianista partenopeo è ospite con le sue exhibition nella Sala Cammucini al Museo di Capodimonte di Napoli e regala ai visitatori con le sue performance suggestioni di epoche passate, le sue note musicali hanno la capacità di creare atmosfere magiche dialogando con i fruitori insieme alle opere e gli arredi originali del polo museale, i “viaggiatori” quando entrano nell’incantevole Sala vivono un’esperienza davvero unica, ricevono emozioni di un passato lontano ricco di fascino e di mistero.

Diplomato al Conservatorio di musica “San Pietro a Majella” da anni collabora per importanti testate giornalistiche, nelle sue parole quando racconta di lui si percepisce la passione che ha per la musica e l’importanza del sapere e la percezione che essa dà del mondo, ma racconta anche dei sacrifici che ha dovuto affrontare.

Rosario Ruggiero ha una propensione verso tutto ciò che è sapere, finezza e tutto ciò che può fare la differenza, ma soprattutto quando lo si ascolta si percepisce l’amore che prova verso la sua città, infatti tiene a precisare – con orgoglio – durante l’intervista che: “il conservatorio è nato a Napoli” e di essere un napoletano DOC.

Cresciuto nel quartiere Materdei vicino al centro storico partenopeo e non molto lontano dai maggiori musei della città e alle maggiori Università del centro-sud, ha una chiara visione realista della sua città dove è cresciuto e vissuto, consapevolmente ne elenca i pregi, ma da buon intellettuale elenca anche i difetti della dimora di Partenope e dei suoi concittadini, e alla domanda cosa manca alla sua bella città egli dichiara che: “ Credo che la principale cosa che manca oggi a Napoli sia la corretta consapevolezza dei napoletani circa la loro città”.

“Napoli è difficilissima, ma ogni difficoltà è essa stessa una provocazione.”- prosegue – “Se la si saprà superare se ne uscirà arricchiti, altrimenti sconfitti e mortificati. Le sue difficoltà solo allora il pregio ed il difetto massimo di questa città.”

Rosario Ruggiero è un artista conoscitore della musica e della sua storia L’Osservatore d’Italia ha voluto porre qualche domanda del mondo dei  musicisti e quali sono le difficoltà per chi vuole intraprendere la strada del campo musicale.

Sei un artista poliedrico sul tuo curriculum per prima cosa hai specificato che sei napoletano che rapporto hai con il capoluogo campano? per un musicista quali sono i pregi e le difficoltà che hai dovuto affrontare nella tua città?

Quando ero un ragazzo la visione del mondo che si proponeva contemplava una stretta dipendenza tra bravura, fama, successo, ricchezza, gloria, prestigio, e chi ne ha più ne metta. Via via, crescendo, mi sono reso conto che ciò non corrispondeva alla realtà. Puoi avere successo anche senza valore, giacché il successo non è la misura di chi lo riceve, ma di chi lo tributa. Puoi avere il massimo valore senza essere minimamente riconosciuto, e così la fama senza prestigio o ricchezza senza virtù positive. Non potendo avere allora necessariamente tutto necessitano scelte di priorità. Il mio obiettivo precipuo fu il raggiungimento di massima valentia, significatività e poterne lasciare duratura traccia. Quindi, via via il raggiungimento onesto e autentico di tutto il resto. Se ho valore autentico, il successo sarà la possibilità di offrire il mio dono al mondo. Se fama e successo mancheranno, il mio valore, se esiste, quanto più e grande più sarà forte denuncia di malsano andazzo epocale ai posteri più attenti e sensibili. Questo è quanto mi dà la forza di perseverare.

Ogni artista vuole lasciare traccia di sé, Salvator Dalì fece costruire un museo con il suo nome prima di morire per assicurarsi di lasciar traccia della sua bravura ai posteri, fu il primo a percepire che i medium sono molto importanti per dar vita al “personaggio” e al divismo tanto esasperato che oggi noi siamo spettatori, tu che rapporto hai con tutto ciò che è promozione delle tue performance? Sei presente sui social o altro?

Sono presente su siti informatici, ma ritengo che ”pubblicizzare” sia rendere pubblico, non imporre prepotentemente, o, ancor peggio, subdolamente la propria presenza, per cui sono abbastanza reperibile ma a patto che lo si voglia.

Giuseppina Ercole

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