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Politica

Salvini chiede scuse ufficiali alla Francia. Ma Macron rilancia: “Chi caccia le navi provoca”

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Sulla solidarietà e sull’umanità l’Italia non accetta lezioni da nessuno. La Francia si scusi ufficialmente per le frasi offensive pronunciate ieri o il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, farà bene ad annullare l’incontro con il presidente Macron, che sul tema dell’immigrazione deve finalmente “passare dalle parole ai fatti e accogliere i 9 mila immigrati che si era impegnato ad accogliere”.

Al suo primo intervento nell’Aula del Senato Matteo Salvini usa toni durissimi nei confronti di Parigi. Durante l’informativa sulla vicenda della nave Aquarius, prima bloccata tra le coste italiane e quelle maltesi con il suo carico di oltre 600 migranti e ora in navigazione verso la Spagna, il ministro dell’Interno non risparmia critiche al Paese d’oltralpe e respinge le accuse dell’opposizione.

“Sono stufo dei bambini che muoiono nel Mediterraneo perché qualcuno li illude che da noi c’è futuro. Sono stufo di morti di Stato”, dice tra gli applausi di grande parte dell’emiciclo ricordando che il primo intervento del governo è stato quello di “mettere in sicurezza le donne, i bambini” e tutte le persone a bordo della nave. Critiche le rivolge anche alle organizzazioni umanitarie: “è tempo che gli Stati tornino a essere Stati” perché “non è possibile che siano associazioni private a finanziate da chissà chi a imporre tempi e modi dell’immigrazione”.

E a chi sostiene che l’Italia è oggi più isolata nel contesto europeo Salvini risponde sostenendo che il Paese “non è mai stato centrale come in queste ore” e invitando l’Unione “a battere un colpo o a tacere per sempre”. Oggi, ribadisce in un altro passaggio, “c’è un’attenzione che non c’è mai stata prima: sta a noi giocarci le carte in maniera positiva”. Il regolamento di Dublino, insiste, “va superato: penso che con il collega tedesco e con il collega austriaco proporremo una nostra iniziativa”, annuncia poi.

In ultimo replica al tweet dei giorni scorsi di monsignor Ravasi: “‘Ama il prossimo tuo come te stesso’: il mio prossimo sono donne e bambini vittime che scappano dalla guerra ma significa anche amare milioni di italiani che hanno perso casa, lavoro e speranza. Con tutti i miei limiti e difetti cercherò di fare il possibile per dare voce a questi rifugiati veri e immigrati regolari che vengono qui a cercare un lavoro e agli italiani che hanno perso la speranza”.

Intanto nel pomeriggio il presidente francese, Emmanuel Macron, risponde all’Italia sul caso Aquarius e considera la scelta di Roma una provocazione. “Chi è che dice io sono più forte dei democratici e se vedo una nave arrivare davanti alle mie coste la caccio via? Se gli do ragione, aiuto la democrazia?”, si è chiesto il presidente Macron ai microfoni di Bfmtv. “Chi caccia le navi provoca. Non dimentichiamo chi ha parlato e con chi abbiamo a che fare”, ha aggiunto Macron che comunque aveva sottolineato il “lavoro esemplare fatto nell’ultimo periodo con l’Italia”.

In evidenza

Ddl Zan e legge Mancino, cosa cambia? GayLib e Movimento Nazionale a confronto

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Ddl Zan al centro dell’approfondimento giornalistico ad Officina Stampa di ieri dove la conduttrice giornalista Chiara Rai insieme al giornalista Daniele Priori Segretario Nazionale di GayLib e al portavoce del Movimento Nazionale Giustino D’Uva hanno approfondito quelli che sono i vari aspetti di questa proposta di legge anche confrontandoli con la così detta legge Mancino che al momento è l’unica realtà italiana che punisce i reati d’odio e discriminazione.

Officina Stampa del 10/06/2021

Omotransfobia ma non solo. Il disegno di legge presentato dal deputato del PD Alessandro Zan mira a proteggere omosessuali ma anche donne e disabili dai cosiddetti reati d’odio cioè gli atti violenti discriminatori nei loro confronti o anche solo l’istigazione a commetterli.

I suoi 10 articoli vogliono estendere le norme che già puniscono le discriminazioni o le violenze a sfondo razziale, etnico o religioso anche a quelle basate su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità colpendo anche chi organizzi o partecipi ad associazioni che per gli stessi motivi istighino alla discriminazione alla violenza

Il DDL Zan consentirebbe anche l’apertura di centri anti discriminazione case rifugio per le vittime di odio omofobo e l’istituzione della giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia con l’obiettivo di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Una legge attesa da 25 anni visto che la prima proposta presentata da Nichi Vendola risale al 1996, ma nonostante la lunga attesa sono ancora tante le riserve che accompagnano il cammino del ddl Zan cui vengono rimproverate prima di tutto alcune ambiguità interpretative a cominciare dalle identità di genere definita come l’identificazione percepita manifestata di sé in relazione al genere anche se non corrispondente al sesso indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

La legge dell’82 che tutela la persona transessuale non dice che basta l’autopercezione per essere riconosciuto di un genere diverso dal sesso di nascita. Il DDL Zan cancellerebbe invece il dualismo uomo donna a vantaggio di un’autopercezione individuale per la quale non viene richiesta alcuna forma di stabilità.

Il disegno di legge contro l’odio e la discriminazione per alcuni sarebbe invece intollerante verso chi sostiene che la differenza uomo donna esiste e rischierebbe di violare il suo diritto alla libera manifestazione del pensiero per questo nel passaggio alla camera è stata inserita la clausola salva idee per la quale sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte. 

Le modifiche agli articoli del Codice Penale

Il disegno di legge Zan nella prima parte del testo modifica gli articoli del Codice Penale introdotti dalla legge reale del 1975 e successivamente modificati dalla legge 205 del 25 giugno 1993 nota come legge Mancino che ad oggi rappresenta il principale strumento legislativo che l’ordinamento italiano offre per la repressione dei crimini d’odio e dell’incitamento all’odio.

Si tratta degli articoli 604 bis e 604 ter che prevedono il carcere per chi propaganda o istiga la discriminazione alla violenza per motivi razziali etnici nazionali o religiosi. Con il disegno di legge proposto dal deputato del PD Alessandro Zan a questi si aggiungerebbero il sesso, il genere, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la disabilità.

In concreto chi discrimina o usa violenza contro una persona per una di queste ragioni incorrerebbe in un reato d’odio e non più soltanto in una aggravante per futili motivi.

La seconda parte del testo introduce il 17 maggio di ogni anno la giornata nazionale contro omofobia e lesbofobia, bifobia e transfobia, estende la condizione di particolare vulnerabilità definita dall’articolo 90 quater del codice di procedura civile alle persone discriminate per il loro sesso genere orientamento sessuale e identità di genere e colma una mancanza Quella sui dati relativi alle discriminazioni e le violenze lo fa prevedendo che l’Istat realizzi un monitoraggio statistico con cadenza triennale

L’articolo 4 del provvedimento, infine, vuole tutelare la libertà di espressione stabilendo la non punibilità delle opinioni che non determinano un concreto pericolo di atti discriminatori o violenti. 

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In evidenza

Roma, elezioni: l’avvocato Michetti è il candidato sindaco del centrodestra

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Il magistrato Simonetta Matone, vicina all’area di Forza Italia, sarà il vicesindaco

L’avvocato Enrico Michetti, sostenuto da Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, sarà il candidato sindaco del centrodestra a Roma. Il magistrato Simonetta Matone, vicina all’area di Forza Italia, sarà il vicesindaco. L’accordo è arrivato al vertice della coalizione. “Piena sintonia nel centrodestra”, afferma il leader della Lega, Matteo Salvini, che annuncia la candidatura di Paolo Damilano a Torino.

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Cronaca

Bimbo si schiaccia la mano a scuola, indagata la sindaca di Crema: primi cittadini in rivolta!

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Il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, ha ricevuto un avviso di garanzia per un incidente accaduto nell’ottobre 2020 nell’asilo comunale della città. Un bimbo si era ferito la mano nel cardine di una porta tagliafuoco, procurandosi lesioni da schiacciamento curabili in tre mesi. “Insieme a Stefania siamo tutti indagati, se lo Stato non cambia regole ci costituiremo parte civile”, ha commentato il presidente dell’Anci, Antonio Decaro.

L’annuncio in consiglio comunale. E’ stato lo stesso primo cittadino della città, in provincia di Cremona, a dare notizia di essere indagata nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Al sindaco, in concorso con altri, si contesta di aver omesso l’installazione di dispositivi idonei ad evitare la chiusura automatica. “Non vi nascondo che questo episodio – ha detto Bonaldi ai consiglieri comunali -, fin dal suo accadere è stato per me fonte di grande avvilimento, lenito solo dal felice esito sanitario”.

“Aumentare tutele giuridiche a favore dei sindaci””Oggi – ha sottolineato – è anche tempo di porre l’attenzione su un sistema che, a livello nazionale, necessita di interventi e correttivi, invocati anche da autorevoli opinionisti e studiosi in modo trasversale, che aumentino le tutele giuridiche a favore dei sindaci. Se oggi per trovare candidati disponibili è necessario un lunghissimo percorso di persuasione, è perché servire la propria comunità è diventato troppo rischioso”.

Parlando poi con i giornalisti ha aggiunto: “Così si rischia di fare terra bruciata, si rischia che nessuno voglia fare più il sindaco. I miei colleghi conoscono il problema. Le responsabilità che hanno i sindaci sono obiettivamente sproporzionate ed eccessive, direi anche meglio: non ben circostanziate”. Quanto accaduto, però, non ha cambiato la sua voglia di amministrare la città: “Politicamente parlando e parafrasando il grande Battiato, ‘mi spinge a impegnarmi con ancora più volontà'”.

“Liberare i sindaci da responsabilità non proprie”. Immediato il sostegno trasversale degli altri primi cittadini al sindaco Bonaldi. Per Decaro “è l’ennesima testimonianza di quello che l’Anci e tutti i sindaci Italiani stanno denunciando ormai da tempo. Non è nostra abitudine contestare le attività della magistratura né metterne in discussione le scelte, ma lo Stato deve metterci nelle condizioni di fare il nostro lavoro serenamente. Non chiediamo l’immunità o l’impunità, chiediamo solo di liberare i sindaci da responsabilità non proprie”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Milano, Beppe Sala. “Così non si può andare avanti”, ha detto. “Mi pare che ci sia un largo consenso su questo e mi aspetto che ci sia anche qualche azione decisa da parte dei sindaci”.

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