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Economia e Finanza

SANITÀ E CORRUZIONE: IN ITALIA VALE 23 MILIARDI, MA SI TAGLIA SULLA PELLE DEI CITTADINI

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Dalle inefficienze agli sprechi e corruzione un mondo sommerso che ancora i politici fanno fatica a relazionare. Dai vaccini ai chemioterapici, quanto guadagnano le case farmaceutiche?

di Cinzia Marchegiani

Sanità italiana, un tempo un valore aggiunto che rappresentava il fiore all’occhiello di una nazione al passo con la crescita economica e con l’evoluzione della civiltà. Ora assistiamo a tagli repentini sulle prestazioni sanitarie che stanno minando l’assistenza sanitaria e il patrimonio indiscusso della prevenzione, forma acclarata di contenimento della spesa pubblica. Ora invece con colpi micidiali, la legge di stabilità ha deciso tagli lineari che i cittadini pagano sulla propria pelle con l’impossibilità concreta di poter accedere alla sanità pubblica diventata una chimera andando anche a ledere la libertà deontologica dei medici. Ma chi nel tempo non è riuscito a saper individuare i buchi neri dove i soldi pubblici venivano inghiottiti per poi presentare il "conto beffa" agli utenti che avendo perso lavoro non riusciranno ad andare nel privato? Quanti disabili o malati rari con necessità quotidiane sono stati privati di diritti inalienabili che uno stato garante dovrebbe tutelare?

La corruzione in sanità vale 23 miliardi annui. Dai dati pubblicati nel “Libro Bianco sulla corruption in sanità” realizzato da ISPE (Istituro per la Promozione dell’Etica in Sanità) emerge che la sanità italiana brucia ogni anno circa 23 miliardi di euro tra sprechi, inefficienze e corruzione. Il libro è una vera denuncia, frutto di un lavoro eccellente svolto in questi anni sullo studio del fenomeno e nella definizione di strumenti di prevenzione e contrasto al malaffare a danno della salute dei cittadini – come ha sottolineato Francesco Macchia, presidente di ISPE Sanità.

Tagli sulla sanità, sulle prestazioni e analisi mediche, mentre 23 miliardi l’anno vanno in tasca alla corruzione o inefficienza. In Italia quindi 23 miliardi di euro annui nel settore sanitario vengono fagocitati dalla corruzione, dalle inefficienze e sprechi che dovevano invece servire a dare più offerte agli utenti soprattutto in un paese sempre più povero dove il cittadino medio non riesce ad accedere ai servizi pubblici e quindi necessariamente ha rinunciato a curarsi, anche se il privato conviene a dispetto dei costi pubblici.

Sistema Sanitario Nazionale definanziato di altri 4,4 miliardi oltre i 25 degli anni 2012-2015. Appurato che ogni anno vengono sottratti ai cittadini 23 miliardi di euro di cui nessuno risponderà vista la legge italiana e l’incapacità di sanzionare concretamente chi non solo ruba, ma anche chi, pagato profumatamente, è incapace a gestire e amministrare denaro pubblico, dall’altra parte vengono tolti miliardi essenziali al SSN come previsto dal Patto nazionale per la salute 2014-2016, infatti il Disegno di Legge prevede che il SSN nel 2015-2016 venga definanziato di 4,4 miliardi, signora cifra che inoltre va ad aggiungersi ai 25 miliardi di euro sottratti al SSN delle precedenti manovre finanziarie nel quadriennio 2012-2015.

Verità paradossali, l’OCSE dimostra che la spesa sanitaria è crollata. Mentre si definanzia il SSN di altri 4,4 miliardi e prima ancora 25 miliardi, l’OCSE studia quanto la spesa sanitaria sia stata incisiva alle tasche dello stesso SSN. Ciò che emerge è paradossale, gli ultimi dati mostrano il perdurare del calo della spesa sanitaria nel nostro Paese:”Record negativo nel 2011 con un – 1,9% rispetto all'anno precedente. E la nostra spesa procapite è la più bassa di tutti i grandi paesi europei”. Ciò significa che la spesa sanitaria pubblica e privata italiana continua a scendere e nel 2011 quando ha segnato un record negativo del – 1,6%. Il dato diffuso dall’Ocse pone l’Italia tra i Paesi che spendono meno tra i 32 dell’area Ocse. Sia in termini di incidenza sul Pil (la nostra spesa pubblica e privata incide per il 9,2% contro medie superiori all’11 in molti paesi europei come Olanda, Francia e Germania) che in termini procapite.

Colpiti gli utenti ma non le case farmaceutiche. Nel paese degli eclatanti paradossi si colpisce il cittadino che con difficoltà sempre più emergenti si trova impossibilitato ad accedere ai servizi sanitari, ma non il business della case farmaceutiche. La riprova di questa dinamica vede in primo piano un accanimento nel voler continuare a rendere obbligatorio il vaccino esavalente quando la legge di stato obbliga solo 4 vaccini, ma di fatto i genitori non hanno possibilità di scegliere poiché esiste solo la forma farmaceutica dell’esavalente presso i centri vaccinali, con un aggravio di altri 114 milioni di euro annui in favore dell’industria farmaceutica, spesa importante che grava però sulle casse statali e un danno erariale di cui ancora nessuno è stato ritenuto responsabile.

Vaccini e il caso Lorenzin. Il ministro Lorenzin si è spinta talmente tanto a difesa di questa campagna mediatica che andando in tv ha spaventato molti genitori spiegando che se non si vaccinano si muore e come si può morire ad esempio di pertosse perché non esiste un farmaco per questa malattia.. Ecco, vogliamo ricordare ai genitori che ciò non solo è falso, per la pertosse esiste un farmaco e contrarre le malattie non significa perire per esse. E’ stata attivata una campagna aggressiva quando non esiste una pandemia in atto, ma forse chissà solo la necessità di giustificare la preparazione esavalente quando lo Stato non attiva bandi per quello quadrivalente. Per questo l’antitrust da maggio 2015 sta indagando porpio sul monopolio dei vaccini ad uso umano. Gli altri vaccini come ad esempio il MPR (Morbillo, Parotide e Rosolia) pur essendo raccomandati deve rimanere una scelta personale dei genitori e/o su consiglio pediatrico. Per questo molti si chiedono come mai non esiste un garante istituzionale che possa sanzionare o capire come mai il proprietario del dicastero della salute possa affermare che si muore di pertosse e impaurire le persone.

Inchieste giornalistiche svelano troppi sprechi a favore delle case farmaceutiche. In questo paese si deve venire a scoprire sempre tramite inchieste giornalistiche come quelle prodotte da Report gli sprechi che non vengono affrontati che sembrerebbero sempre tutelare le case farmaceutiche.

Dalla puntata del 1° Novembre 2015 la trasmissione Report ha scoperto altri sprechi dalle risonanze magnetiche "al succo d'ananas" alla cura dei tumori radioresistenti con l'innovativa "adroterapia". Due storie in cui ricerca e passione nella sanità si dimostrano più forti di qualsiasi taglio. Di solito le radiologie comprano un liquido di contrasto da un'azienda farmaceutica. Alla radiologia del policlinico S.Orsola di Bologna invece danno da bere il succo d'ananas ai pazienti che devono fare gli esami alle vie biliari. "E’ un succo normale – spiega la dottoressa Rita Golfieri, direttore del reparto – ma potrebbe essere impiegato anche un succo di mirtillo normale, perché anche il mirtillo contiene il manganese". L'ananas costa meno, i pazienti lo gradiscono e il Policlinico risparmia ogni anno 13 mila euro. Ma non è l'unica iniziativa: rimettendo mano ai servizi di ristorazione, logistica e pulizie sono riusciti a tagliare i costi di due milioni e mezzo e a ridistribuire ai dipendenti un milione, per esempio eliminando i piatti di plastica e tornando a quelli di ceramica.
Se poi vogliamo vedere quanto l’Italia può essere all’avanguardia nella sanità allora bisogna andare a Pavia, dove un gruppo di fisici coinvolgendo 500 ditte italiane ha realizzato il sincrotrone, una tecnologia che nel mondo si può trovare solo in altri tre centri in Giappone, Cina e Germania e cura i tumori radioresistenti. Pensate a un gigantesco microonde, un anello di 80 metri di diametro che genera un fascio di protoni o di ioni carbonio che percorrono la circonferenza un milione di volte in mezzo secondo. Il carbonio richiede grandi macchine per essere accelerato ma quando arriva a colpire la cellula tumorale è tre volte più efficace dei raggi X. I sarcomi sono radio resistenti, con questa terapia significa curare i malati.

Insomma, si è intuito che manager in seno all’Istituto Superiore della Sanità, né in seno al Ministero della Salute siano stati in grado di abbattere fortemente gli sprechi milionari che giorno dopo giorno vanno a ledere proprio le casse delle Stato che di fronte alla legge di stabilità pensa bene a togliere il diritto alla salute invece di eliminare le inefficienze, gli sprechi e la corruzione.

Le case farmeceutiche, la fidelizzazione efficace con la vendita dei vaccini. Intanto le case farmaceutiche ringraziano, le stesse che con i vaccini hanno una forte tendenza a fidelizzare sempre di più lo Stato ai propri Cluster poiché grazie alla fidelizzazione le industrie riescono ad anticipare le previsioni di incasso a prescindere dalle malattie, incassi sicuri che permettono alle stesse aziende di poter anticipare altri investimenti per progetti e/o sperimentazioni che non potrebbero avere se non esclusivamente con i vaccini. Fidelizzare un numero cospicuo di utenti è fondamentale per molti motivi: 1) è efficace perché sono la prima risorsa aziendale; 2) permette di azzardare acquisti; 3) programmare svendite e acquisti; 4) permettevi avere prezzi costanti e quindi essere fortemente concorrenziale; 5) evita svendite non produttive.

Paradossali i dati che emergono sui costi sanitari, gli sprechi oltre la corruzione e l’inefficienza. Buchi milionari che vengono fatti pagare a caro prezzo soprattutto ai cittadini che per una crisi economica o casi di malattie croniche, rare o disabilità saranno colpiti con maggiore violenza da questa scure, mentre si esonerano i responsabili della mala gestione sanitaria. Non si capisce la motivazione che spinge a tutelare sempre gli introiti delle case farmaceutiche che vanno ad incidere con una doppia lama i diritti dei cittadini.

La scienza economica deve coincidere con il diritto alla salute, il diritto di avere terapie le più efficienti ed efficaci, il diritto di sapere se vaccinando i propri figli si sta alimentando un business che non ha nulla a che fare con la prevenzione, visto che non sempre vaccinare corrisponde ad immunizzare. Nel mondo delle vaccinazioni servirebbe un controllo epidemiologico su come i vaccini siano efficaci e sicuri…d’altronde quando si autorizza un farmaco occorrerebbe verificare se lo stesso è capace di sostenere la sua azione, di fatto in farmacovigilanza si dichiara che la mancata o minore efficacia di un farmaco, rispetto alla risposta attesa, è una reazione avversa da segnalare. Vaccini e chemioterapici inclusi verrebbe da sottolineare. Ci si riuscirà? 

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Economia e Finanza

Fisco, riforma cartelle esattoriali: al vaglio ipotesi cancellazione dopo 5 anni

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Restringere a cinque anni la prescrizione dei crediti iscritti a ruolo accorciando così i tempi della riscossione per renderla più efficiente. Rinunciare all’illusione dei 1000 miliardi custoditi dal cosiddetto “magazzino” dell’Agezia delle Entrate, facendo piazza pulita delle cartelle che risultano inesigibili.

Infine nel riavviare a fine giugno la macchina delle cartelle, sospese dal marzo 2020, si pensa di prevedere un meccanismo di ripresa dei pagamenti soft, con allungamento delle rateizzazioni soprattutto per non far perdere tale diritto a chi la rateizzazione aveva chiesto.

Sono le ipotesi che girano sulle scrivanie di chi lavora alla riforma del Fisco e alla riforma della Riscossione. Mentre ancora non è chiaro se i due pacchetti vivranno ognuno di vita e percorso attuativo proprio o se rientraranno entrambi nella legge delega che il Governo preparerà anche in base al documento redatto dalle commissioni Finanze di Camera e Senato al termine della dell’indagine conoscitiva condotta in questi mesi. Dal Ministero dell’Economia arriva, intanto, la buona notizia che migliorano, e di molto, le entrate tributarie erariali. Segnale ulteriore di una ripresa avviata. Nel primo quadrimestre dell’anno le entrate accertate in base al criterio della competenza hanno toccato quota 133,816 miliardi di euro, segnando un incremento di oltre 10 miliardi rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (+ 8,2%). L’effetto ripresa emerge soprattutto dal balzo dato dall’Iva (+6,380 miliardi pari a un +20,7%) e in particolare dall’Iva sugli scambi interni (+5,768 miliardi per un +21,3%). Portare a 5 anni il tempo entro il quale L’Agenzia dell Entrate-Riscossioni può riscuotere quanto dovuto, oltre il quale questi vengono dichiarati inesigibili è una decisa riduzione.

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Cronaca

Turismo, dopo il profondo rosso inizia la ripresa: l’allentamento delle misure anti Covid, inizia a dare i suoi frutti

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Il turismo extralberghiero ha registrato un’inversione di tendenza nel mese di maggio dopo un aprile in profondo rosso: a Milano si passa dal -80% di aprile 2021 al -50% di maggio 2021, uno dei migliori dati da inizio pandemia, a Roma da -82% a -65%, a Firenze da -84% a -71%.

E’ quanto emerge dalle proiezioni di Otex, primo osservatorio sul turismo residenziale extralberghiero in Italia promosso dall’associazione Property Managers Italia. L’allentamento delle misure anti Covid, dunque, ha iniziato a dare i suoi frutti in termini di flussi turistici facendo archiviare un mese di aprile che aveva fatto registrare ingenti perdite. Venezia e Firenze, due tra le principali mete turistiche del Paese, ad aprile hanno registrato un calo di fatturato dell’84% rispetto al periodo pre-Covid. Meno estremi, ma comunque drammatici i dati di Palermo, Bologna, Verona e Torino, che in aprile 2021 si sono assestate intorno a una perdita del -70%. “In questo inizio di 2021 abbiamo visto un andamento molto in linea con le restrizioni dettate dal Covid – commenta Marco Nicosia, Ceo di Full Price e data analyst di Otex -. Da inizio anno, infatti, l’andamento del fatturato ha avuto alti e bassi proprio per l’arrivo della terza ondata e delle relative restrizioni.

Il mese di maggio, però, ha fatto segnare un’inversione di tendenza e, soprattutto la seconda metà del mese, ha portato degli effetti positivi, e questo dato sembra sensibilmente migliorare nei prossimi mesi. Le aperture regionali e nazionali spingono le prenotazioni e danno un forte segnale di fiducia ai gestori che possono contare anche sulla grande voglia di viaggiare che si registra dopo un anno di chiusure”. Per quanto riguarda l’offerta di strutture extralberghiere, invece, la tendenza è ancora verso il basso: il mese di aprile ha registrato il dato più negativo di sempre in termini di attività aperte con una riduzione dell’offerta di oltre il 30% rispetto allo stesso mese del 2019. “Questo dato – commenta Stefano Bettanin, presidente Property Managers Italia, associazione nazionale di categoria del turismo residenziale e Ceo di Rentopolis e Shomy – denota da una parte le difficoltà che il reparto ha avuto e che continua ad avere nel mantenere aperte le proprie attività, per le quali servirebbe un sostegno concreto da parte della Stato, ma dall’altra può essere visto anche come un’opportunità per le strutture attive che, in questo complicato 2021, avranno meno concorrenza”.

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Economia e Finanza

Banca d’Italia e le vicende della Popolare del Lazio: non c’è peggior sordo… (L’inchiesta 13 parte)

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Egregio dott. Luigi Mariani, o chi per lei in Banca d’Italia: vogliamo fare un “regalo giornalistico” che speriamo sappiate apprezzare e valorizzare

Tredicesisma puntata della nostra inchiesta su Banca Popolare del Lazio che ha visto casi singolari e varie vicende che interessano direttamente Banca D’Italia e i “poveri” risparmiatori. E questi ultimi, sempre più spesso, finiscono protagonisti di vicende che li vedono soccombere e rimanere vittime di un sistema che in alcuni casi assiste a trattamenti diversi a seconda delle conoscenze, insomma “figli e figliastri”.

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Ci occupiamo di Banca D’Italia, l’istituto che nelle intenzioni dei padri costituenti si sarebbe dovuto ergere a paladino dei deboli e colpire tutte le eventuali pratiche e comportamenti posti in essere dai vertici delle Banche in violazione dei principi di sana e prudente gestione, senza indugio e soprattutto prima che i risparmi dei poveri ed ignari investitori possano volatizzarsi.

La condotta del “buon padre di famiglia”, purtroppo, è sempre meno in voga in Italia, soprattutto da circa vent’anni a questa parte e ne sono storia più o meno recente i fallimenti delle più o meno grandi Banche.

Tra gli esempi più recenti, quello della popolare di Bari, con il solito balletto delle responsabilità che venivano rimbalzate da Banca D’Italia alla Procura e dalla Politica a Banca D’Italia fino a colpire gli unici indifesi: coloro che hanno pagato e continueranno a pagare gli errori di altri: i soci e gli investitori.

La Banca D’Italia in quest’ultimo ventennio sembra essere una spettatrice e non più motivata a perseguire in maniera strenua il compito per il quale è stata istituita. È diventata forse vittima o facile suddita dell’oppressione di poteri politici che ne nominano i vertici ed evidentemente ne condizionano l’attività? E perché agire così? Non vogliamo assolutamente pensare che sia per ricevere in cambio un blando se non inesistente controllo sugli immensi finanziamenti che i vertici degli istituti di credito garantiscono alle loro personali campagne elettorali ed altro.

Non c’è dubbio che il commercio del denaro, attività riservata alle sole Banche, costituisca una fortissima attrazione per coloro che grazie ai nostri voti dovrebbero tutelarci dalle loro stesse corrotte tentazioni. Ogni volta che qualche voce, in un rigurgito di onestà, tenta di ergersi a paladina degli indifesi, viene tacitata. E anche noi tramite le colonne de L’ Osservatore d’Italia, portando avanti l’inchiesta su Banca Popolare del Lazio, abbiamo subito non poche pressioni.

L’oblio della Commissione Banche

Ne è un chiaro esempio l’oblio nel quale è stata relegata la Commissione Banche tanto sbandierata dai nuovi “POLLIticanti” in sede di ricerca del consenso elettorale ed oggi volutamente e completamente sparita dal panorama politico al pari del Senatore Gianluigi Paragone che sulla vicenda sembrava avere le idee chiare, talmente tanto chiare da sembrare oggi invisibili.

Un esempio lampante di quanto descritto è costituito dalle incomprensibili, per noi umani, affermazioni dell’allora vice capo della Vigilanza di Banca d’Italia, oggi direttore della sede di Roma Luigi Mariani, che appaiono come contraddittorie.

Nel corso di questa inchiesta giornalistica, noi più di chiunque altro, abbiamo compreso bene come sono andate le vicende legate a personaggi quali il Consigliere comunale di Velletri Salvatore Ladaga e del Presidente onorario BPL Italo Ciarla, su cui vi aggiorneremo nel corso delle prossime puntate della trasmissione di approfondimento giornalistico Officina Stampa.

Ma quello che oggi appare davvero singolare è che tale comprensione sembra non sia arrivata anche al dott. Luigi Mariani direttore della sede di Roma della Banca d’Italia e ai suoi colleghi, che ben prima di noi, avendone tutti gli strumenti, avrebbero potuto arginare quella che viene definita come sana e prudente gestione dell’attività bancaria.

Nel solco segnato da tale metodo ben si inquadra la sostituzione dal ruolo di vice capo dell’Ispettorato Vigilanza del dott. Luigi Mariani “spostato” alla direzione della sede di Roma al posto del dott. Francesco Giuffrida, rispetto al quale cronache nazionali hanno reso note alcune vicende, tra cui il presunto fatto che le sue attività sembrerebbero essere state compiute in conflitto di interessi nel paese di origine, Montevago in provincia di Agrigento. “Giuffrida è soprattutto noto per il fatto che all’epoca del processo Dell’Utri venne incaricato dalla procura di studiare l’origine dei flussi di denaro che dettero origine al gruppo Fininvest. Il dirigente, allora a capo della sede di Palermo della Banca d’Italia, concluse il suo lavoro affermando di non poter “risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all’origine, qualunque essa fosse, lecita o illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest” e – chiamato in causa da Fininvest – nel 2007 ha accettato di transare con la società riconoscendo “i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento”.” (Il fattoquotidiano 1 marzo 2016)

Se si conoscono le dinamiche, tutto sembra sempre avere una logica spiegazione nella quale rientra anche il nome di Francesco Giuffrida.

Vogliamo credere che l’attuale Capo di Governo Mario Draghi, decisamente esperto del mondo bancario, sicuramente avulso dalle logiche avanti descritte voglia mettere seriamente mano a questo grande giallo e appannato modus operandi di cui si alimenta il mondo bancario e dare serenità, sicurezza ai poveri investitori, oggi in balia di interessi a loro estranei.

Il principio di sana e prudente gestione

In merito a Banca Popolare del Lazio Luigi Mariani riferiva che le segnalazioni ricevute in merito alle posizioni di Salvatore Ladaga e Italo Ciarla non avrebbero violato il principio di sana e prudente gestione, ritenendo valide e sufficienti le giustificazioni del collegio sindacale che “dette operazioni sarebbero state antecedenti ai finanziamenti”.

Da evidenziare che il collegio sindacale è quello presieduto da Carlo Romagnoli presidente all’epoca dei fatti anche del collegio sindacale della Natalizia Petroli, il cui titolare, Giancarlo Natalizia – di cui sentiremo presto riparlare- sedeva al suo fianco in Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare del Lazio).

Si spera che l’affermazione del Collegio Sindacale della Banca Popolare del Lazio, fatta propria dal dott. Luigi Mariani, sia frutto di sola confusione o mancata accortezza, circostanza che pur giustificando l’esito della attività della vigilanza, di certo non fa dormire sonni tranquilli ai poveri investitori.

In realtà dalla nostra inchiesta, eseguita con strumenti di gran lunga limitati rispetto a quelli in possesso dell’ex vice capo della Vigilanza dott. Luigi Mariani, risultava palese che il Notaio e Presidente BPL Edmondo Maria Capecelatro poneva in essere una serie di attività tese a favorire Salvatore Ladaga e Italo Ciarla a far sottrarre i propri beni dall’aggressione della BPL.

Il Notaio presidente faceva alienare dal Ladaga alla separata moglie tutti i propri beni immobili sottraendoli di fatto al credito vantato dalla Banca e per Luigi Mariani sarebbe stato sufficiente andare a leggere l’atto di citazione formulato dall’istituto bancario con richiesta di revocatoria del trasferimento dei beni dal Ladaga alla ex moglie ed in seguito la sentenza del Tribunale di Velletri.

Quanto all’ex Vicepresidente della Banca Italo Ciarla, oggi remunerato Presidente onorario, attore in giudizi per anatocismo ed usura promossi avverso altri istituti di credito, per salvare la posizione immobiliare dei consuoceri coniugi De Marzi/Masi e con l’ausilio del Notaio Presidente, e dopo (e non certo prima) il finanziamento eseguito ai De Marzi/Masi, per sottrarre beni immobili di questi ultimi alla garanzia del credito della Banca nei loro confronti, in data 6 marzo 2012 fece alienare una loro proprietà al figlio dell’ex Vice Presidente Italo Ciarla, nonché genero dei coniugi De Marzi/Masi.
Il ricavato della vendita venne trattenuto dai debitori e non certo versato alla BPLazio per estinguere almeno parzialmente il loro debito ed “ovviamente” la banca non propose azione revocatoria come nel caso eclatante di Salvatore Ladaga, (forse per non colpire il figlio di un “illustre” consigliere?), anzi clamorosamente lo finanziò con un mutuo necessario a Guido Ciarla per acquistare l’immobile di proprietà dei suoceri.

Egregio dott. Luigi Mariani, queste operazioni sono state eseguite dopo e non prima dei finanziamenti fatti a Salvatore Ladaga e ai coniugi De Marzi/Masi.

Egregio dott. Luigi Mariani, o chi per lei in Banca d’Italia: vogliamo fare un “regalo giornalistico” che speriamo sappiate apprezzare e valorizzare.

Proprio per la posizione debitoria dei consuoceri dell’attuale e remunerato Presidente Onorario, Rag. Italo Ciarla, ai quali la BPLazio ha già fatto un riconosciuto regalo nel fargli alienare l’unico bene libero da ipoteche, a favore del Sig. Guido Ciarla, ben consapevole all’epoca dei fatti dei debiti intrattenuti dai suoceri con la BPLazio, e in barba all’intelligenza di ciascuno di noi per aver seguito la vendita con provvista messa a disposizione dalla stessa BPLazio, ha creduto opportuno fare un ulteriore regalo.

Del resto, come scritto nell’11esima puntata di questa inchiesta giornalistica, la giostra gira e si alimenta di queste attività, nessuno la ferma poiché tutti ne traggono giovamento e poco importa se qualcuno esagera, nel vorticoso giro di denaro tutto si confonde.

Ma non ci distraiamo, non vorremo che Luigi Mariani dovesse assopirsi confondendosi con i sonnacchiosi consigli di amministrazione di Edmondo Maria Capecelatro e Giancarlo Natalizia di cui narrano i ben informati

Ebbene l’unico immobile rimasto di proprietà dei consuoceri del remunerato Presidente onorario Rag. Italo Ciarla veniva posto all’asta e finalmente aggiudicato in data 9 gennaio 2020 per l’importo di 110.500,00 euro che a fronte del credito vantato dalla BPLazio (circa 400.000,00 euro) appare ben poca cosa; detratte le spese alla BPLazio venivano attribuite poco più di 86.000,00 euro con una perdita di oltre 310.000,00 euro, somme di cui hanno goduto la famiglia del consuocero dell’attuale Presidente Onorario e che è stata ripianata sottraendo utili ai soci e valore alla stessa BLazio.

Una delle tante operazioni sulle quali il dott. Luigi Mariani, evidentemente, non ha creduto fosse necessario indagare e che ci lascia a dir poco basiti

Ovviamente le sorprese non potevano finire qui, il meglio (si fa per dire) viene solo adesso…

Bene, in ogni caso, possono affermare i più convinti sostenitori della bontà dell’operazione “Ciarla” posta in essere dai vertici, anche quelli attuali, della BPLazio, tra le cui fila possiamo ormai annoverare anche il dott. Luigi Mariani, un immobile dei debitori (De Marzi/Masi) è stato venduto e la BPLazio ha recuperato almeno 86.000,00 euro. Proprio così, ingenui lettori, chi credete che abbia acquistato l’immobile all’asta? Vorremmo tenervi ancora sulle spine, ma molti di voi sono già giunti alla soluzione e quindi diremo ai più ingenui che l’aggiudicazione all’asta del 9 gennaio 2020 è stata fatta a favore dell’unico offerente, senza il quale il prezzo si sarebbe ulteriormente ridotto, ormai avete quasi tutti indovinato: la Real Estate Banca Popolare del Lazio, straordinario vero?

In pratica, ed immaginiamo per non dover buttare fuori di casa i consuoceri dell’attuale Presidente Onorario, la BPLazio con la sua partecipata Real Estate Banca Popolare del Lazio ha acquistato l’immobile espropriato ai debitori De Marzi/Masi, diventandone proprietaria, evitando che la perdita di bilancio aumentasse in conseguenza di ulteriori riduzioni del prezzo d’asta; la BPLazio quindi ha preso i denari dalla tasca destra e li ha messi nella tasca sinistra, rimanendo proprietaria di un immobile che con qualche ulteriore e fantasiosa alchimia, verrà venduta al miglior offerente, probabilmente purché parente ed amico degli esecutati ovvero del loro consuocero, con un mutuo erogato sempre dalla BPLazio e magari con la possibilità di lasciare i vecchi proprietari esecutai nel possesso dell’immobile. E la giostra gira.

Ci dica dott. Luigi Mariani, il sig. Troiani, suo fidato ispettore all’epoca dei fatti, che non sembrava avvedersi nella sua ispezione della incredibile vicenda Protercave e che una volta denunciata nei dettagli anche da noi nel corso della trasmissione Officina Stampa, si limitava a giustificare le operazioni non certo di sana e prudente gestione con l’affermazione che essendo la posizione stata svalutata dalla Banca non costituiva un pericolo per il bilancio e quindi non meritava alcun approfondimento o segnalazione. In pratica affermando indirettamente che operazioni poco chiare sono sane e prudenti se poste in essere in Banche solide mentre le medesime operazioni non lo sono se poste in essere in Banche in difficoltà!

Abbiamo appreso una nuova nozione di cui noi non eravamo a conoscenza, che crediamo possa in futuro essere utile per tutti gli amministratori di Banche e per i sempre più spaesati investitori… Se dovete fare operazioni che definire poco chiare è un eufemismo, fatele in banche sane, non verrete indagati dalla Vigilanza; guai a fare le stesse operazioni in banche ormai corrose dalle stesse operazioni fatte quando erano sane. Sarcasmo, ovviamente, sarcasmo e ironia. O meglio, se voi amministratori dovete fare operazioni “Border Line” fatele fare al Capo dell’esecutivo, cioè al Direttore Generale che sembra sfuggire ai controlli e alle sanzioni di Banca D’Italia e che voi amministratori potrete far finta di non vedere in consiglio di amministrazione senza correre alcun rischio nei confronti della Vigilanza. Sempre sarcasmo, ovviamente, sarcasmo e ironia.

Del resto solo così si può spiegare l’affermazione del “Trioiano” il quale riferisce che dall’esame della sofferenza “Protercave” non sono risultati collegamenti con amministratori o Sindaci della BPLazio; certo, l’allora Direttore Generale Massimo Lucidi si era macchiato di tale operazione in conseguenza della quale mentre la BPLazio perdeva circa 1.5000.000 di euro, il figlio del Direttore Generale veniva assunto dalla Banca Popolare di Spoleto nel cui consiglio di amministrazione sedeva il titolare dell’azienda beneficiata dal 1.5000.000 perso dalla BPLazio.

Poco male se in seguito il Direttore Generale non solo non veniva rimosso dal CDA della BPlazio, ma al contrario si vedeva dapprima aumentare il proprio compenso annuo e successivamente cooptare in Cda e ricevere il ruolo di Amministratore Delegato, è chiaro, almeno al Sig. Troiani ed agli ispettori che si sono succeduti che il Consiglio non aveva alcun legame con la posizione Protercave né con colui che l’aveva posta in essere, il Direttore Generale Massimo Lucidi.

Il Sig. Troiani riferisce altresì che almeno altre due posizioni venivano riscontrate in quanto foriere di grosse perdite ma che non ha riscontrato eventuali responsabilità meritevoli di segnalazione all’autorità Giudiziaria, vedremo se le sue verranno confermate, del resto anche Protercave non era meritevole di segnalazione.

Per oggi ma solo per oggi, poiché gli argomenti verranno ripresi, vi lasciamo con un’ultima domanda alla quale noi stessi ancora non siamo in grado di dare risposta: per quale motivo vene trasferito il Comandante della Compagnia di Velletri della Guardia di Finanza Capitano Graziano Rubino, proprio mentre svolgeva le indagini delegate dal P.M. e prima del termine del proprio mandato?

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