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SARDEGNA, CAPO FRASCA DISASTRO AMBIENTALE: INTERVISTA A MAURO PILI UNIDOS, AUTORE DEL VIDEO SHOCK SUI FONDALI PATTUMIERA DI ORDIGNI BELLICI

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L'On Mauro Pili annuncia denuncia. I fondali sono un tappeto di ordigni esplosi e non esplosi e lo Stato è obbligato a fare la bonifica

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IN ALLEGATO IL VIDEO DENUNCIA

di Cinzia Marchegiani


Capo Brasca (Sardegna)
– Sardegna l’isola caraibica gioiello e patrimonio della nostra Italia che assieme alla Sicilia rappresentano un cammeo ambientale che il mondo ci invidia. Ma come ogni meraviglia, questi luoghi sono spesso oggetto di sfruttamento dell’uomo e spesso in maniera irreversibile viene danneggiato un patrimonio costruito dalla natura in milioni di anni. In Sardegna i territori coinvolti da servitù nella base militare di Capo Frasca si estendono da Arbus a Terralba, da Santa Giusta a Oristano, da Cabras a Riola Sardo. Il sito della Regione autonoma Sardegna descrive nel dettaglio le attività militari in questa immensa aerea:” Il Poligono di tiro sulla costa occidentale dell'Isola, utilizzato dalle aeronautiche e dalle marine italiane, tedesche e Nato per esercitazioni di tiro a fuoco aria-terra e mare-terra. Vi sono situati impianti radar, eliporto e basi di sussistenza. Occupa una superficie a terra di 14 Kmq e impegna un’ area di sicurezza a mare interdetta alla navigazione. Le ricadute sul territorio comprendono il divieto di esercitare la pesca e la presenza di ordigni inesplosi in mare e in terra. Al poligono è collegato l’aeroporto militare Nato di Decimomannu, situato a sud dell’isola, che rappresenta la base aerea più attiva in Europa. Grava principalmente sulle aree del Comune di Villasor con una superficie di 18,16 kmq, di cui 5,72 kmq di demanio e 12,44 k! mq di servitù. L’aeroporto viene utilizzato da italiani, tedeschi, inglesi e americani, soprattutto per l’addestramento di piloti di aerei supersonici al tiro nel Poligono di Capo Frasca.”

Il deputato di UNIDOS Sardegna Mauro Pili, queste terre le conosce a menadito, è stato presidente della Regione Sardegna e ha ricoperto per due legislature l'incarico di sindaco di Iglesias, oltre  ad aver scritto per La Nuova Sardegna come giornalista. Il temerario Pili ha denunciato pubblicamente il disastro ambientale che ha subito il tratto di mare proprio a Capo Frasca e con un video esclusivo, ad dir poco inquietante, ha mostrato il risultato dell'indagine sottomarina realizzata da UNIDOS sabato scorso che ha permesso di testimoniare, con immagini che lasciano poco alla fantasia, come il fondale marino sia diventato una pattumiera di residui bellici.

Un vero e proprio tappeto di bombe, missili di ogni genere, esplosi e non esplosi, un disastro ambientale senza precedenti, grida Mauro Pili, che intervistato dall'Osservatore d'Italia spiega lo scenario appena denunciato.
 

Onorevole Pili, com'è nata questa indagine sottomarina?

Dall’esigenza sempre più forte di infrangere un muro di silenzio e di omertà sulla devastazione ambientale e naturalistica delle Basi militari in Sardegna. Luoghi straordinari utilizzati non per fare esercitazioni ma per consumare armi al servizio dell’industria bellica nazionale e non solo. Si consumano armi. La persistente azione di “distruzione e deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto” e “distruzione o deturpamento di bellezze naturali” compiuta dalle continue esercitazioni militari che si svolgono all’interno dei siti protetti continua a causare danni gravissimi sia sul piano ambientale, paesaggistico e naturalistico. Dalla documentazione video di Capo Frasca si evince una devastazione ambientale e naturalistica senza precedenti che colpisce e ha colpito in modo permanente e spregiudicato il patrimonio ambientale e naturalistico della Sardegna e nella fattispecie un sito protetto da convenzioni internazionali, norme nazionali e regionali. Un vero e proprio tappeto di bombe, missili di ogni genere, esplosi e non esplosi, un vero e proprio disastro ambientale senza precedenti. La Base militare di Capo Frasca deve essere chiusa e bonificata senza perdere un giorno di tempo. Ogni ora che passa ci sono in pericolo vite umane e non solo. In quel tratto di mare la Nato e non solo hanno scaricato ogni tipo di esplosivo mettendo a repentaglio un tratto di costa vastissimo e riconosciuto come sito di importanza comunitaria. Si tratta di una violazione gravissima del codice penale e tutto questo non può essere tenuto in silenzio.

Insomma ordigni esplosivi scaricati o forse nascosti in questi fondali rappresentano una minaccia reale per la sicurezza pubblica e soprattutto ambientale, cosa ha fatto fin'ora la Regione Sardegna e il governo?

La regione tergiversa. Nicchia e diventa complice. Il governo è complice del sistema. Il Governo, dal Presidente del Consiglio al Ministro dell’Ambiente, passando per quelli della Difesa e dei Beni Culturali hanno proposto risposte evasive e non puntuali soprattutto per quanto riguarda l’accertamento di violazioni di legge in capo ai rispettivi ministeri e più in generale allo Stato. Ci sono leggi dello Stato che impediscono in modo chiaro e ineludibile quello che sta avvenendo a Teulada. Non si può continuare con una gravissima omissione dello Stato sulla violazione di norme di natura internazionale recepite dal parlamento e divenute legge.

Onorevole Pili, ha annunciato una denuncia per il disastro ambientale e naturalistico, ci spiega i dettagli di questa decisione?

Ho deciso di presentare formale denuncia alla Procura della Repubblica chiedendo di valutare l’immediato sequestro dell’area per evitare che le prove e le condizioni del sito vengano ulteriormente manipolate o modificate. Voglio sperare in un intervento deciso e urgente proprio per evitare che si possano consumare non solo altri palesi reati ai danni dell’ambiente ma anche per la sicurezza dell’intera zona. Occorre una bonifica obbligatoria senza ulteriori indugi da parte dello Stato. Il video documento girato ieri di cui mi assumo la responsabilità della divulgazione è la rappresentazione più evidente di quanto sta accadendo e quanto è accaduto in quell’area. Siamo dinanzi ad un disastro ambientale e naturalistico senza precedenti, non più omissibile, e che rientra a pieno titolo nella nuova norma istituita nel 2011 con la modifica del diritto penale ambientale che persegue i reati di “distruzione e deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto”, “distruzione e il deturpamento di bellezze naturali” e “danneggiamento al patrimonio archeologico e storico”. Vi è l’obbligo di fermare questo scempio, di individuare i responsabili e provvedere al risarcimento e al ripristino dei luoghi. Non c’è più tempo da perdere. Ogni giorno di più si configura sempre di più il reiterarsi dei reati richiamati.

Dopo aver pubblicato il video esclusivo ed aver annunciato questa denuncia, con cui chiede al Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, a Roberta Pinotti Ministro della Difesa, Dario Franceschini in qualità di Ministro dei Beni Culturali e Gianluca Galletti, Ministro dell’ambiente e del mare e i loro predecessori di valutare se gli stessi, e/o i loro predecessori, abbiano compiuto atti riconducibili per colpa o dolo alle ipotesi di reato qui avanzate, e per quanto riguarda il Ministro dei Beni culturali e il Ministro dell’ambiente e del mare di reati di omissione d’atti d’ufficio o di omesso controllo e tutela dei patrimoni di pertinenza e competenza dei loro rispettivi Ministeri in quanto informati dei fatti, ha ricevuto delucidazioni, insomma si è mosso qualcosa?

I ministri come è dimostrato in questi giorni pensano alla Sardegna solo per farsi le vacanze. Ci vengono solo per le vacanze e qualche comparsata ferragostana davvero grave e priva di quel minimo di buon gusto che avrebbe suggerito minor spudoratezza. Non si è mosso niente. Il governo copre e nasconde queste violazioni di legge. La decisione di innalzare le soglie di inquinamento nelle basi di militari per evitare le bonifiche è la dimostrazione di quanto questo governo sia complice di questo misfatto di Stato. E’ un dovere morale ancor prima che civile denunciare questo misfatto di Stato. Non si può più assistere in silenzio a violazioni palesi di leggi e ad una devastazione che in qualsiasi parte del mondo sarebbe impedita e perseguita penalmente con il ristoro di tutti i danni provocati sia sul piano morale, economico e ambientale nell’area. Noi lavoreremo sul fronte giudiziario e su quello della coscienza civile. Le uniche due leve percorribili per costringere lo Stato a svolgere il suo dovere.

Crede possibile una bonifica in questi fondali, qui vengono a addestrarsi non solo la marina italiana, ma quella tedesca e la Nato, possibile che questi mari di bellissimo e straordinario valore ambientale sia stati usati come una pattumiera? Altre associazioni ambientalistiche sono state attive al riguardo?

La bonifica non è un’opinione. E’ un dovere. Chi inquina paga. Lo Stato ha devastato questi territori. Lo Stato deve ripristinarli così come li ha trovati. E’ la prima volta che si chiede il rispetto di una norma di legge e si denuncia il disastro ambientale come indicato in maniera puntuale nell’art.733 bis del codice penale. Si tratta di una svolta. Il reato è conclamato. Senza mezzi termini. Senza possibilità di discussione. Unidos ha fatto questa scelta operando con un gruppo di legali che hanno supportato la nostra azione politica e giudiziaria. Ora bisogna fare un salto di condivisione. Chi non tergiversa, chi ha posizioni chiare e non ideologiche deve unirsi. A me non interessa quali eserciti bombardino la Sardegna, non faccio tifo per nessuno di essi. Noi siamo contro qualsiasi tipo di violenza alla nostra terra e in questo caso, dal 2011, questo attentato alla nostra isola è un chiaro reato penale visto che il codice è stato modificato introducendo il reato di “distruzione e deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto”, “distruzione e il deturpamento di bellezze naturali” . Questa sarà la nostra azione per liberare la Sardegna da questo peso ormai insopportabile.

L’onorevole Pili spiega a chi lo segue da tempo le sue battaglie:”non chiedetemi se faccio il giornalista o il parlamentare: ogni sardo, che sia giornalista o parlamentare, deve essere sentinella della propria terra e artefice del proprio futuro. Informare è libertà. Conoscere è un dovere. Reagire è un diritto.”

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Software spia sugli iPhone: Apple corre ai ripari

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Apple ha dovuto riparare urgentemente un difetto informatico che il controverso software Pegasus è riuscito a sfruttare per infettare gli iPhone.

Lo spyware della società israeliana NSO ha hackerato con successo i dispositivi a marchio Apple senza ricorrere a collegamenti o pulsanti ingannevoli, la tecnica comunemente utilizzata. 

Il difetto è stato individuato la scorsa settimana dai ricercatori di Citizen Lab, che hanno scoperto che l’iPhone di un attivista saudita era stato infettato tramite iMessage, il sistema di messaggistica di Apple.

Secondo questa organizzazione di sicurezza informatica dell’Università di Toronto, Pegasus utilizza questa vulnerabilità “almeno da febbraio 2021”.  

“Questa intrusione, che abbiamo chiamato Forcedentry, prende di mira la libreria di rendering delle immagini di Apple e ha funzionato contro i dispositivi Apple iOS, MacOS e WatchOS”, i sistemi operativi di telefoni cellulari, computer e smartwatch a marchio Apple.

“Dopo aver identificato questo difetto (…), Apple ha rapidamente sviluppato e distribuito una patch in iOS 14.8 per proteggere i nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic, direttore dei sistemi di sicurezza di Apple, in risposta a una richiesta dell’AFP.

Il gruppo californiano ha elogiato Citizen Lab per il suo lavoro e ha sottolineato che questo tipo di attacchi “ultrasofisticati” “costano milioni di dollari, non durano a lungo e sono usati per prendere di mira persone specifiche”. Pertanto, “non sono una minaccia per la stragrande maggioranza dei nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic. “Ma continuiamo a lavorare instancabilmente per difendere tutti i nostri clienti”.

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Aliens Fireteam Elite, gli “Xeno” escono ancora dalle pareti

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Aliens Fireteam Elite, disponibile su Pc e sulle console della famiglia Xbox e PlayStation, è un frenetico sparatutto che catapulta i giocatori nei luoghi più noti della saga cinematografica. La storia alla base di Aliens Fireteam Elite è quanto di più semplice e lineare si possa concepire, un mero pretesto per lanciare il giocatore e la sua squadra di fuoco nelle furiose battaglie contro lo Sciame, ma in fondo non c’è niente di meglio che una storia che funga da pretesto per un bel massacro di Xenomorfi in vecchio stile. Il titolo è ambientato nel 2202, appena vent’anni dopo gli eventi narrati in Aliens: Scontro Finale, a bordo della nave d’assalto spaziale Endeavor, la punta di diamante dell’esercito Coloniale. I soldati sono stati svegliati dal crio-sonno per rispondere alla chiamata di aiuto di un certo dottor Tim Hoenikker, apparentemente bloccato in una stazione di raffineria orbitale e in balia di un cospicuo numero di Xenomorfi. Il dottore sembra essere in possesso di informazioni vitali per il comando dei Marine, tra cui le prove di un ipotetico coinvolgimento della Weyland-Yutani in alcuni fumosi esperimenti che avrebbero dato vita a una nuova specie di alieni, ancora più feroci e implacabili di quelli visti in passato. Quale migliore occasione per un po’ di caccia agli insetti? Inizia qui l’epopea del team di Marine Coloniali protagonisti di Aliens Fireteam Elite, una missione disperata, viaggio pericoloso e pieno di insidie alle prese con l’orda più inesorabile mai pensata dal cinema hollywoodiano. Ma veniamo al dunque: una volta avviato il gioco e dopo aver creato il proprio alter-ego attraverso l’editor e aver scelto la sua classe di appartenenza tra le quattro disponibili (cinque se si conta quella sbloccabile una volta conclusa la campagna), è tutto pronto per iniziare l’avventura che si suddivide in 4 capitoli suddivisi a loro volta in tre sottomissioni. La nave UAS Endeavor, già citata qualche riga più in alto, funge da hub social per radunarsi con i propri compagni, organizzare l’inventario e preparare le missioni prima di scendere sul campo di battaglia. In questo ambiente ci sono anche molti NPC pronti ad approfondire la lore con un sistema di dialoghi a scelta multipla ma nulla di realmente interessante ai fini della narrazione (se non qualche piccolo, nostalgico riferimento a quanto visto nelle pellicole cinematografiche). Una volta radunato il team e selezionata la missione, si potrà scegliere come impostare la difficoltà e alcuni modificatori di difficoltà (che sono sotto forma di card) i quali influiranno sull’andamento delle partite andando, ad esempio, a dimezzare i danni in uscita oppure a restringere la capienza dei caricatori. In cambio, dopo aver concluso la quest, si potrà ricevere un cospicuo quantitativo di punti esperienza, utili a ottenere nuove armi, accessori e abilità per la nostra classe preferita.

La struttura ludica di Aliens: Fireteam Elite non inventa nulla di nuovo ma sfrutta alcune delle formule più usate negli ultimi anni negli shooter coop. Già dalle prime battute è evidente come Cold Iron si sia ispirata pesantemente alle meccaniche di Gears of War e Left 4 Dead per realizzare questo progetto: c’è l’immancabile sistema di coperture che sulla carta che garantisce un certo grado di protezione contro alcuni avversari capaci di attaccare a distanza, ma c’è la possibilità anche di curare se stessi e i compagni attraverso alcuni utili medikit. Presente anche la possibilità di schierare armamenti difensivi come torrette, mine, droni, ma anche letali munizioni elettriche e al napalm. In Aliens: Fireteam Elite tutto può salire di livello: le classi, le armi e le varie abilità. E’ possibile personalizzare le bocche da fuoco sia a livello visivo sia per quanto riguarda gli accessori, tra mirini, caricatori estesi ed altre componenti. Inoltre un sistema di perk consente di modificare il funzionamento delle abilità e l’efficacia del soldato sul campo. Risulta interessante come i potenziamenti vadano gestiti alla stregua di oggetti in un inventario dalle caselle limitate. Ci sono comunque a disposizione opzioni per tutti i gusti, con una buona scalabilità e configurabilità di audio e video. C’è pure un buon supporto dal punto di vista dell’accessibilità che tiene da conto daltonismo ed altre problematiche con alcune opzioni dedicate. La giocabilità poi può essere modificata per creare un’esperienza più o meno arcade con la possibilità di visualizzare o meno indicatori di vita o di uccisione e con l’opportunità di attivare delle sagome che individuano in maniera più efficace i nemici presenti sullo schermo. Aliens Fireteam Elite può essere affrontato da soli o in compagnia. Ovviamente con due amici al proprio fianco l’esperienza risulta molto più appagante e divertente: è vero che gli altri componenti della squadra in caso si giocasse in solitaria sono rimpiazzati da bot sintetici, ma bisogna sottolineare come l’intelligenza artificiale non sia esattamente allo stato dell’arte, soprattutto se si sceglie una difficoltà alta. Usando un medico ad esempio si può notare come gli alleati artificiali tendano a non entrare nell’area curativa, inoltre c’è una tendenza dei nostri androidi ad avanzare velocemente verso situazioni che li espongono a rischi mortali. Ovviamente poi l’utilizzo di una squadra umana permette il coordinamento strategico delle abilità che caratterizzano le varie classi. Già la presenza in duo di un demolitore e di un medico permette di gestire la situazione piuttosto egregiamente. Nel caso si decida di giocare in singolo però è bene sapere che in alcuni punti, anche al livello di difficoltà più facile, ci sono ad attendere un grado di sfida a nostro parere molto elevato che, anche a causa della mancanza di checkpoint, potrebbe costringere, specialmente i giocatori meno esperti, a ripetere la missione più volte. Come già detto in precedenza la campagna si divide in quattro atti, ciascuno dei quali è composto da tre capitoli, di cui inizialmente solo il primo è selezionabile. Le creature nemiche provengono prevalentemente dall’universo canonico di Alien, ma in parte anche da quello del prequel, per un bestiario che arriva alle venti unità. La struttura dei livelli si ripropone identica a sé stessa dal primo all’ultimo minuto della campagna: atri, piazzali o saloni più o meno ampi sono le arene in cui si consumano le carneficine di xenomorfi. Sono collegati da corridoi pressoché vuoti che si vorrà percorrere il prima possibile, anche sorvolando sul fatto che, nascosti qua e là, ci sono dei collezionabili. Questo perché ci si accorge subito che l’esplorazione è sterile: i vicoli apparentemente interessanti conducono a sentieri bloccati da rocce, mentre le porte che si affacciano sui corridoi sono tutte chiuse. C’è una sola direzione obbligata, peraltro indicata da un cursore, e non sono contemplate variazioni sul tema. Le ambientazioni sono ispirate dalla saga cinematografica, in particolare da Scontro Finale, ma non manca fortunatamente qualche colpo di scena e alcune location che faranno la gioia degli appassionati della saga. L’azione segue ostinatamente uno schema collaudato: si arriva in una stanza infestata di alieni, inizialmente di piccole dimensioni; man mano che si neutralizzano lo sciame continua a riversarsi sui giocatori con nemici sempre più resistenti e perniciosi. I momenti clou sono quelli degli assedi che si attivano dopo aver premuto un interruttore, dando un minimo di tempo per approntare le difese prima di attacchi apparentemente interminabili che culminano con la discesa in campo degli xenomorfi più ostici. In questa struttura piuttosto monotona, l’elemento di originalità è rappresentato proprio dagli alieni. Come ci insegnano le pellicole, possono arrivare anche dal soffitto, dal pavimento o dalle “fottute pareti”, sfruttando grate e condotti di aerazione: questo rende le coperture poco effettive e costringe non solo a muoversi di continuo, ma ad avere un occhio costante sull’iconico radar di prossimità. Si avverte l’assenza di variazioni sul tema che avrebbero garantito una maggior varietà, ma nel complesso l’esperienza è divertente e appagante. Insomma, a chi non piace massacrare centinaia di Xenomorfi arrabbiati? Per quanto riguarda la varietà di classi, gli sviluppatori propongono in totale cinque specializzazioni militari di cui quattro disponibili sin dal primo minuto, mentre la quinta (il ricognitore) si potrà utilizzare solo dopo aver portato a termine la campagna la prima volta. Le specializzazioni sono: il mitragliere, classico factotum buono per ogni occasione; il demolitore che può maneggiare armi pesanti come l’iconica Smartgun, il lanciafiamme o il lanciagranate; il tecnico e la sua micidiale torretta portatile; il dottore, l’unico a cui affidarsi per ripristinare la salute; il ricognitore con i suoi gadget di supporto.

Ad aumentare il tasso di rigiocabilità di Aliens Fireteam Elite c’è la modalità orda, che si sblocca solo dopo aver finito la campagna. Ci sono poi le sfide giornaliere e le carte “malus”, che alzano ulteriormente il tasso di sfida a fronte di un moltiplicatore d’esperienza. Il rischio noia, per via della struttura stessa del gioco e per il ridotto numero di mappe, è però scongiurato dalla natura cooperativa del titolo che è limitata ad internet (niente coop in locale purtroppo). Per completare la campagna a livello normale è necessaria una decina d’ore, alcune delle quali spese per fare esperienza. Dal punto di vista grafico e tecnico il titolo (da noi testato su Xbox Series X) sfrutta l’Unreal Engine, ma senza eccellere particolarmente. I personaggi non sono caratterizzati da un dettaglio eccezionale ma almeno, npc a parte, sono dotati di un livello decente di espressività. L’effetto che si ricava spesso è quello di un personaggio di plastica in stile action figure anni ‘80, soprattutto per quanto riguarda i capelli, decisamente finti. Anche le location sembrano spesso ampie, ma purtroppo vuote e a tratti ripetitive. Effetti, modelli e ombre sembrano dunque nella media, con qualche eccezione relativa ad esplosioni e fumo in certi casi piuttosto suggestivi. L’audio invece non sembra rendere pienamente giustizia al tutto. La colonna sonora per quanto piacevole non riesce a trasmettere il giusto grado di inquietudine. Anche la resa degli effetti sonori non ci ha convinto fino in fondo con il sound dell’artiglieria che non rende giustizia alla potenza dei fucili risultando i colpi stranamente ovattati. Abbiamo preferito di gran lunga la resa delle armi del vecchio Aliens: Colonial Marines decisamente più violenta e grezza in quanto ad impatto sonoro. Nota di merito agli effetti del fucile a impulsi M41 e alla “smartgun” che sono identici a quelli proposti in Aliens Scontro Finale. Peccato invece per il suono prodotto dal radar che non scannerizza di continuo ma emette brevi suoni solo quando c’è qualche pericolo in avvicinamento. Tirando le somme, se quello che si cerca è un titolo cooperativo che possa dare la possibilità di massacrare alieni con una vasta varietà di armi e che renda omaggio all’universo di Alien, allora questo è un gioco che non dovete lasciarvi sfuggire. Ovviamente, vista la natura del titolo, Aliens Fireteam Elite è un semplice shooter puro e semplice, non aspettatevi trame roboanti o colpi di scena incredibili. Tutto quello che vi si chiederà è imbracciare le armi e andare avanti a suon di scariche di mitra, vampate di lanciafiamme ed esplosioni. A noi tutto questo non è affatto dispiaciuto, quindi il nostro consiglio è quello di provarlo e giocarlo senza avere aspettative enormi. Il titolo nel complesso diverte e fa il suo dovere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Netflix e videogames, il debutto in Polonia

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Dopo una serie di rumors in rete e assunzioni focalizzate al gaming, Netflix ha ufficializzato il suo debutto nel settore dei videogiochi. La nota piattaforma ha infatti lanciato, per ora solo in Polonia, un’integrazione al servizio di streaming on demand all’interno dell’app Android.

I primi titoli disponibili sono due giochi di Stranger Things. “A partire da oggi, i clienti in Polonia possono provare il servizio su Android con ‘Stranger Things 1984’ e ‘Stranger Things 3’, già inclusi nell’abbonamento periodico – ha confermato la società, ricordano poi – siamo ancora agli inizi ma lavoreremo duramente per offrire la migliore esperienza possibile nei prossimi mesi con il nostro approccio al gioco senza pubblicità e senza acquisti in-app”.

I titoli disponibili verranno visualizzati, di volta in volta, nel feed della home page personale. Toccando l’icona, si passa al download, che indirizza direttamente al Play Store di Google. Ad ogni modo, non si tratta di videogame esclusivi, visto che gli stessi sono già presenti sul negozio digitale di Android. Nelle scorse settimane si è parlato di un presunto accordo tra Netflix e PlayStation, per l’inclusione nel servizio di videogiochi di celebri titoli della console di Sony, anche se al momento non vi è nulla di ufficiale.

A luglio, l’azienda di Reed Hastings ha assunto un ex dirigente di EA e Oculus per guidare la divisione gaming del gruppo, confermando l’interesse nell’estendere l’intrattenimento su mobile. Non è comunque la prima volta che Netflix flirta con i giochi. L’app di streaming offre episodi interattivi di ‘Black Mirror’, ‘Minecraft’ e ‘Carmen Sandiego’, dove l’utente può decidere come far proseguire la storia. Insomma, nel futuro del gaming sembra proprio che anche Netflix avrà un certo peso.

F.P.L.

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