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Scienza e Tecnologia

SCLEROSI MULTIPLA E TERAPIE CON CELLULE STAMINALI MIRACOLOSE: TANTO RUMORE PER NULLA

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“Il trattamento è indicato per i casi gravi di sclerosi multipla e consiste nell'applicare un'intensa immunosoppressione seguita da trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche".

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di Cinzia Marchegiani

Accade e purtroppo anche di frequente che alcuni giornali riportino sensazionali ricerche nel campo delle malattie soprattutto neurodegenerative tali da dar false speranze, soprattutto perché i familiari dei malati o il malato stesso sono tratti in inganno dalle potenzialità di guarigione. A battere i pugni e dire basta è l’associazione AISM che in merito ai risultati di uno studio inglese ripresi da alcuni organi di stampa lanciati con euforia e un grande successo rispedisce al mittente la loro avanguardia sul fronte della sperimentazione delle cellule staminali mesenchimali con il progetto internazionale MESEMS, coordinato dal Prof Antonio Uccelli dell’Università di Genova, che si concluderà nel 2016. Così sotto il titolo “L’ultimo caso è lo studio per la sclerosi multipla: nessun miracolo e nessuna novità” l’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) spiega l’illusione che potrebbe derivare da una serie di titoli in cui si parla di miracolo di “guarigione” (anche se tra virgolette) dalla sclerosi multipla, di inversione della malattia apparsi sulla stampa inglese e poi a ruota su quella italiana (il classico copia e incolla NdR) i toni non consueti in ambito scientifico, che meritano alcune precisazioni: “Il casus è rappresentato da una ricerca inglese – condotta presso il Royal Hallamshire Hospital di Sheffield e il Kings College Hospital di Londra – che ha analizzato gli effetti del trattamento con cellule staminali ematopoietiche nella SM. La notizia è stata subito lanciata con titoli che richiamano appunto, a esiti miracolosi.”

L’articolo sul sito dell’AISM riporta le parole di Mario Alberto Battaglia, Presidente FISM (Fondazione Italiana Sclerosi Multipla): ”questo studio è uno dei tanti pubblicati in questi anni e si inserisce insieme a moltissime altre ricerche in un filone basato sull’utilizzo delle cellule staminali nella sclerosi multipla. In questo campo la ricerca è impegnata dalla fine degli anni Novanta: di recentissima pubblicazione, per esempio, lo studio condotto dal prof. Mancardi dell’Università di Genova, che ha confrontato gli effetti del trapianto di staminali ematopoietiche, rispetto a una terapia standard come il mitoxantrone. Non solo, bisogna evidenziare come molti centri italiani offrano già da tempo questo tipo di intervento a chi ne ha i requisiti, soprattutto legati alla gravità della malattia. Il Centro Trapianti di Midollo Osseo dell’Azienda Ospedaliera Careggi di Firenze nel 2014 risultava quello che ha effettuato il maggior numero di questi trapianti in Europa”.

Il Prof Gianluigi Mancardi, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze, riabilitazione, oftalmologia, genetica e scienze materno-infantili (DINOGMI) di Genova e Presidente del Comitato Scientifico dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, spiega come funziona la tecnica: “Il trattamento è indicato per i casi gravi di sclerosi multipla e consiste nell'applicare un'intensa immunosoppressione seguita da trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche. Questa procedura – simile a quella che si applica per il trapianto nelle leucemie – è nota da tempo ed è indicata solo nei casi in cui il paziente è affetto da una forma molto aggressiva di sclerosi multipla, ma non per quelli costretti sulla sedia a rotelle. Si tratta infatti di un trattamento molto forte che ha un tasso di mortalità intorno all'1-2%. Non può quindi essere somministrato a cuor leggero".

PERO’… NELLA RICERCA ESISTONO TROPPI CONFLITTI D’INTERESSE

Interessante sono gli studi pubblicati nel sito AISM, dove si legge a chiare lettere che in uno studio condotto sulle cellule staminali mesenchimali, nel modello animale di SM, suggerisce che queste cellule abbiano non solo un potere immunosoppressivo ed immunomodulante, ma siano anche in grado di indurre rimielinizzazione (Ann Anat 2015;198:11-20). Il confronto tra cellule staminali mesenchimali di persone con SM e soggetti sani evidenzia un ridotto potere immunosoppressivo ed immunomodulante delle cellule di persone con SM, suggerendo la possibilità di utilizzare cellule derivanti da un donatore sano, ai fini terapeutici. E lo stesso professor Antonio Uccelli che si scagliò contro il metodo Stamina, nominato nel secondo comitato scientifico dalla ministra Lorenzin…fatto decadere per l’opposizione ai troppi conflitti d’interesse dei membri e proprio in questo articolo viene ricordato che sotto il suo coordinamento si sta concludendo la sperimentazione con le cellule staminali prese dallo stroma osseo per malati di sclerosi multipla e sarà terminata la fase III nel 2016.

Una fotografia lucida questo spaccato che mette gli scienziati in competizione tra loro. Condizione umana che impone quanto sia necessario fare riferimento sempre quel codice del “Conflitto di Interesse nella Ricerca Biomedica e nella Pratica Clinica” approvato nella Seduta Plenaria dell’8 Giugno 2006 dove a chiare lettere indica un percorso obbligato affinché si abbia la tutela del malato e della scienza medica e non una condizione affinché si possa usare la propria persona e autorevolezza come strumento per acquisire privilegi accademici e materiali: “E’ necessario invece riconoscere che, come è stato affermato da più parti, il conflitto d’interessi tende a configurarsi come una condizione che potrebbe dar luogo o addirittura promuovere comportamenti eticamente riprovevoli. In altre parole, il conflitto d’interessi non è un comportamento, ma una ‘condizione’ e, pertanto, esso non può essere in sé riprovevole: ogni uomo, infatti, lungo l’arco della sua vita, si trova innumerevoli volte in condizioni di conflitto d’interessi e questo status non è eliminabile dalla vita umana. Si possono avere grandi vantaggi da un’industria e si può mantenere ugualmente un’assoluta correttezza di comportamento, così come si può tenere un comportamento debole di fronte a chi ci può dare un dono insignificante. Nessuno può però negare che la prima condizione sia eticamente molto più rischiosa della seconda, e pertanto appare eticamente importante riconoscere il limite al di là del quale un conflitto d’interessi aumenta con grande probabilità forme di comportamento eticamente censurabili.”

LA SOLA SCIENZA NON PUO’ GUIDARE LA SOCIETA’

Un mondo agguerrito e verrebbe dire con i coltelli fra i denti quello dei ricercatori che dopo tanti anni di ricerche e fondi spolpati si vedrebbero vedere scippare il primato della scoperta e la possibilità di brevettare il proprio genio e intuizione. Ci si augura che non sia la Scienza a guidare la società, troppo spesso intrappolata in vicende non cristalline e al limite dell’etica, mentre la senatrice a vita Elena Cattaneo incalza all’Inaugurazione del 453° Anno Accademico con una slide che non lascia nulla all’immaginazione “da cosa i cittadini si auspica possano essere guidati” e sotto una gigantografia di Barack Obama che spiega: “dobbiamo essere guidati dalla scienza, dai fatti e non dalla paura” svela la sua linea che ha voluto portare all’interno del governo ma che per molti rappresenta un vero campanello d’allarme poiché nessun vessillo o portabandiera con il logo della scienza può arrogarsi il diritto di scegliere per le persone e condizionare la società in importanti decisioni.

DERIVA SCIENTIFICA POLITICIZZATA

Ci si augura che queste evidenze facciano riflettere chi al governo vorrebbe dare più potere agli scienziati e ricercatori, poiché la storia insegna come nessuno ha il patrimonio indiscusso della verità, e l’atteggiamento scientistico metterebbe su un piedistallo figure che si arrogherebbero il diritto di avere la verità assoluta…in tasca (poi da verificare se condizionata da una immensa autostima o semplicemente da squallidi conflitti d'interesse). La storia ha insegnato come innovative scoperte e sicuramente avanzate per i tempi che le dovevano accogliere ma contrastate fortemente, si sono rivelate non solo scientificamente esatte, ma che assolutamente hanno cambiato il destino dell’umanità. Si faccia tesoro, perché la deriva scientifica già è entrata di prepotenza nella nostra società.

Vi lascio con una bellissima riflessione del giornalista Giovanni Stelli

All'enunciato:"Bisogna lasciar fare alla scienza e quindi affidarsi agli scienziati e non interferire indebitamente nella ricerca con opzioni religiose particolari (in merito ad eutanasia e embrioni, ogm,)”

Stelli ricorda che la suddetta è una tesi che presuppone due condizioni:
1) la scienza sia in grado di dare risposte alla domanda su cio' che si deve fare;
2) che le risposte della scienza siano univoche, ma questa assunzione è smentita dalla più elementare esperienza: non c'è problema (come ad esempio il riscaldamento globale) su cui gli scienziati non siano divisi, su cui gli scienziati non diano risposte diverse e a volte, addirittura opposte. Ma anche laddove la comunità scientifica abbia tesi condivise, le loro risposte non riguardano e non possono mai riguardare in linea di principio ciò che si deve fare, ma solo a fornirci gli strumenti.

La scienza è fatta da uomini, con tutte le loro evidenti contraddizioni e fragilità, vanno incontro alla fenomenologia dei possibili conflitti d’interesse che è vasta ed estremamente polimorfa e lo stesso concetto di “conflitto d’interesse” non è sempre chiaro e univoco. Secondo una definizione, oggi largamente accettata, “si ha un conflitto d’interesse quando ci si trova in una condizione nella quale il giudizio professionale riguardante un interesse primario (la salute di un paziente o la veridicità dei risultati di una ricerca o l’oggettività della prestazione di un’informazione) tende a essere indebitamente influenzato da un interesse secondario (guadagno economico, vantaggio personale)” (Bobbio 2001)…e sulle ricerche e i fondi statali c’è chi ha fatto davvero carte false… 

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Dirt 5, le corse folli off-road approdano anche sulla Next Gen

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Dirt 5 è arrivato giusto alla vigilia della nascita della nuova generazione di console, Codemasters è infatti scesa in campo con uno dei suoi franchise più noti in una nuova ed inedita esperienza off-road sia per le console old-gen che per Xbox Series X/S e Ps5.

Per chi non conoscesse la saga, possiamo dire che dopo i primi capitoli con ambizioni spiccatamente simulative, il brand si è aperto progressivamente a una formula più leggera e scanzonata, percorrendo i tracciati all’insegna dell’adrenalina, dell’accessibilità e di circostanze al limite dell’esilarante. Ebbene, dopo un quarto capitolo ancora legato parzialmente alle logiche simulative, e capace di offrire nuovamente un certo equilibrio nella formula di guida, Dirt torna a parlare un linguaggio spiccatamente arcade, per dare seguito all’arguta scelta di ampliare le prospettive delle corse off-road e strizzare l’occhio al divertimento puro.

Gli amanti del realismo estremo, della riproduzione minuziosa della fisica e della disciplina canonica sono avvisati: troveranno ben poco pane per i loro denti in Dirt 5. Ad attenderli, tuttavia, ci saranno ore galvanizzanti, spensierate e molto, molto fango. Come prevedibile, è la Carriera a porsi come centro nevralgico dell’esperienza di gioco di Dirt 5. In tale tipologia di gioco, si è chiamati a guidare nelle specialità più estreme come: Cross, Land Rush, Icebreaker e Stampede con l’obiettivo di farsi conoscere all’interno del circuito di queste strampalate corse con macchine derivate dalla produzione di serie ma adattate al contesto molto selettivo dei percorsi.

La Carriera è divisa in blocchi il cui nome si riferisce anche alle fasi della meccanica: non poteva quindi che essere Ignition la prima fase che serve a introdurre i giocatori al mondo delle corse. Una volta innescata l’iniezione non si può che accelerare, ed è infatti questo il nome della seconda fase della carriera in cui si affrontano gare via via più difficoltose e selettive per poi passare all’ulteriore fase che è la Velocità. Un tocco di classe dei ragazzi di Codemasters che contestualizza in maniera frizzante l’esperienza di gioco. Per passare da una fase all’altra, e quindi progredire nella carriera, non è indispensabile vincere ma ottenere un buon piazzamento aiuta ad avere ricompense che permettono di acquistare auto adatte per poter partecipare nelle varie gare, rappresentate da un percorso a tappe che tocca Sudafrica, Grecia, Italia, Norvegia, Brasile, Cina, New York e Arizona.

Ad ogni competizione conclusa si ottengono ricompense proporzionate alla posizione finale, divise tra punti esperienza, reputazione, DIRT Dollars e ricompense degli sponsor. Ognuna di queste ricompense permette, rispettivamente, di accedere a nuove e diverse auto e personalizzazioni, prendere nuovi e più importanti sponsor ed acquistare auto, livree e stickers. I circuiti di Dirt 5 sono inseriti in località spettacolari dal punto di vista visivo, e caratterizzate da peculiarità specifiche quali la superficie di gara, la tipologia di circuito o le condizioni metereologiche di base.

La diversità di superfici e vetture comporta stili di guida diversi per poter vincere e guadagnare punti, e proseguire quindi nella carriera. Al crescere della reputazione si potrà essere invitati a sfide contro nomi famosi delle varie specialità, in sfide dirette su un circuito e specialità di loro scelta. Sono presenti i più grandi marchi che si cimentano in queste tipologie di gare: dalla Volkswagen all’Audi, dalla Citroen alla Porsche e non mancano mezzi esotici che sono però indispensabili per affrontare alcune prove come, ad esempio, la modalità Pathfinder che si può tradurre in: “arrampicata con auto”.

In Dirt 5, ci teniamo a sottolineare, non è possibile incidere sulle prestazioni dei singoli bolidi, dal momento che manca la possibilità di installare nuove componenti. La personalizzazione, quindi, è solo estetica, e sebbene le possibilità in tal senso siano discretamente ampie, anche grazie alla possibilità di creare da zero le proprie verniciature, questa mancanza potrebbe rappresentare una piccola delusione per i giocatori più esigenti, anche a causa di una caratterizzazione delle auto tutt’altro che marcata, specie fra esponenti della medesima classe.

Buona invece l’idea di poter scegliere uno sponsor fra diverse proposte, che ricompenserà i piloti con un bonus di crediti in base al grado reputazione e agli obiettivi carriera raggiunti. La carne al fuoco è molta, in quanto le gare sono oltre il centinaio, e in generale la modalità Carriera riesce a compensare una congenita carenza nell’avanzamento con una buona dose di eventi, che apre la strada a una varietà e a un livello di sfida sempre più stimolante. Detto ciò però è bene tenere a mente che Dirt 5 è tutto meno che un gioco difficile. Tuttavia, la sensazione di estrema facilità nel posizionarsi davanti a tutti (anche a un grado di difficoltà medio) si stempera progressivamente con il passare delle ore, portando il giocatore ad accrescere il livello di attenzione già dopo il primo terzo di gioco.

Il buon lavoro svolto nella caratterizzazione dei tracciati, infatti, emerge più sulle lunghe distanze, dato che sarà necessario progredire un po’ per rendersi davvero conto di quanti tracciati ci siano e delle insidie lungo il percorso. La novità più incisiva di questo Dirt 5 sul fronte contenutistico è la modalità Playground. Si tratta di un editor di tracciati che consente di creare piste ed esperienze sulla base di tre tipologie di eventi: il succitato Gymkhana; il Gate Crasher, ovvero una sorta di Time Attack a cancelli che richiede di ottenere il miglior tempo; e infine Smash Attack, una corsa ad ostacoli contraddistinta da un alto tasso di spettacolarità e adrenalina. Le creazioni, naturalmente, possono essere condivise in rete e offerte in pasto alla community. Questa modalità rappresenta un’aggiunta senz’altro interessante e in grado di carpire l’attenzione dei gamers più creativi. L’offerta contenutistica include anche le immancabili modalità Gioco Libero e Time Attack, nelle quali poter correre anche in compagnia (il titolo supporta il multigiocatore locale in split screen fino a 4 giocatori). Inoltre, è possibile alterare tutta una serie di parametri come il numero di avversari e i giri di pista, settare momento della giornata e condizioni climatiche, oltre che selezionare tra uno degli oltre 35 tracciati disponibili, numero che va raddoppiato tenendo conto delle varianti inverse che ciascuno possiede.

Sul versante multiplayer online, Dirt 5 sa far felici sia gli amanti dei vecchi capitoli del franchise, sia chi desidera correre fra gli scenari dei 10 Paesi che fanno da teatro ai tracciati della Carriera. Torna la Modalità Party, con arene esclusive e modalità peculiari, votate alla competizione arcade; Vampire, la modalità di caccia, mette un pilota nei panni di un “vampiro” all’inseguimento, mentre gli altri pilori dovranno scappare facendo sfoggio di tutte le abilità di guida acquisite; King spinge invece ad adottare uno stile di guida più pulito e ad evitare le collisioni con gli altri giocatori per conservare la corona; Transporter, infine, permette al pilota di accumulare punti recuperando uno specifico oggetto e portandolo al sicuro in un determinato luogo. Insomma, per quanto riguarda i contenuti c’è davvero un’ottima mole di attività.

La nostra prova di Dirt 5 su Xbox Series X ha messo in luce un impatto visivo un po’ troppo trattenuto: la modellazione degli elementi a bordo pista non è proprio colma di dettagli poligonali, alcuni tratti dei tracciati sembrano leggermente vuoti, ed in generale il team sembra aver puntato di più sull’ottimizzazione che sulla ricchezza e sulla densità visiva.

Bisogna in ogni caso ribadire che Codemasters ha lavorato su tracciati completamente inediti, cercando di dare il massimo sul fronte della varietà e puntando alla massima fluidità e risoluzione. A tal proposito, su Series X il titolo gira a 60 fps granitici, nello splendore della risoluzione nativa 4K, e anzi riesce persino a spingersi oltre. Avendo poi a disposizione una TV con HDMI 2.1 è possibile impostare l’uscita video della nuova console Microsoft a 120fps, sbloccando quindi l’omonima modalità di rendering. In questo caso si avverte una differenza piuttosto netta in termini di fluidità, percepibile soprattutto se si utilizzano le visuali interne o comunque quelle “in prima persona”. Detto ciò, tirando le somme, Dirt 5 è a tutti gli effetti un gioco di guida di assoluto livello, sebbene molto diverso dal solito gioco di rally che ci si aspetterebbe di vedere.

Il titolo ha personalità da vendere e cattura chiunque in una dinamica di gioco nella quale si fa una gara dopo l’altra, uno scenario dopo l’altro, senza mai stancarsi. Il tutto poi è esaltato dall’hardware next-gen (al quale ricordiamo il gioco viene upgradato gratuitamente ed automaticamente), ma non disdegna le attuali console sulle quali continua a mostrare tutte le sue qualità. Le modalità di gioco sono variegate e la disponibilità di un editor permette agli appassionati di costruire percorsi che continuano ad alimentare il sistema di gioco. Codemasters si conferma una garanzia per quanto riguarda i giochi di guida. Insomma, se avete voglia di velocità, fango, divertimento è un pizzico di follia, allora Dirt 5 è quanto di meglio possiate desiderare.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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In evidenza

iPhone si danneggia con l’acqua, l’Antitrust multa Apple

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iPhone resistente all’acqua? Sembra proprio di no. Quindi non fatelo. La pubblicità della Apple che vantava la resistenza dei suoi smartphone all’acqua è stata giudicata ingannevole dall’Antitrust che ha deciso una sanzione al gruppo della mela, che si è anche rifiutata di prestare assistenza per gli smartphone danneggiati, di 10 milioni di euro.

L’autorità ha ritenuto pratiche commerciali scorrette la la diffusione di messaggi promozionali di diversi modelli di iPhone in cui veniva esaltata la caratteristica di risultare resistenti all’acqua per una profondità massima variabile tra 4 metri e 1 metro a seconda dei modelli e fino a 30 minuti.

Secondo l’Autorità, però, nei messaggi non si chiariva che questa proprietà è riscontrabile solo in presenza di specifiche condizioni, per esempio durante specifici e controllati test di laboratorio con utilizzo di acqua statica e pura, e non nelle normali condizioni d’uso dei dispositivi da parte dei consumatori. I modelli pubblicizzati sono iPhone 8, iPhone 8 Plus, iPhone XR, iPhone XS, iPhone XS Max, iPhone 11, iPhone 11pro e iPhone 11 pro Max. Per l’Antitrust, come descritto in una nota, inoltre, la contestuale indicazione del disclaimer “La garanzia non copre i danni provocati da liquidi”, dati gli enfatici vanti pubblicitari di resistenza all’acqua, è stata ritenuta idonea a ingannare i consumatori non chiarendo a quale tipo di garanzia si riferisse (garanzia convenzionale o garanzia legale), né è stata ritenuta in grado di contestualizzare in maniera adeguata le condizioni e le limitazioni dei claim assertivi di resistenza all’acqua.

L’Antitrust ha poi ritenuto idoneo a integrare una pratica commerciale aggressiva il rifiuto da parte di Apple, nella fase post-vendita, di prestare assistenza in garanzia quando quei modelli di iPhone risultavano danneggiati a causa dell’introduzione di acqua o di altri liquidi, ostacolando in tal modo l’esercizio dei diritti ad essi riconosciuti dalla legge in materia di garanzia ossia dal Codice del Consumo. Al momento Apple, a cui è stata richiesta la pubblicazione del provvedimento dell’Autorità sul sito internet italiano, non ha commentato la sentenza.

F.P.L.

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Devil May Cry V Special Edition, Vergil superstar della Next-Gen

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Devil May Cry V Special Edition arriva sulle piattaforme di nuova generazione targate Microsoft e Sony e offre un pacchetto completo che, oltre ai contenuti già visti nell’edizione base (qui la nostra recensione) della ormai “Old-Gen”, andrà a integrare una serie di novità realizzate appositamente per l’architettura dei nuovi hardware, ma anche per rispondere alle innumerevoli richieste da parte di una community più vogliosa di sfide che mai.

Devil May Cry 5 torna dunque su Xbox Series X/S e Ps5 con una riedizione a al costo di 39.99 euro che, oltre ad aggiungere la possibilità di rigiocare la campagna originale nei panni di Vergil, include una manciata di cut-scene inedite che ci mostrano gli eventi dal punto di vista del fratello di Dante.

Si tratta, però, di brevi filmati che falliscono nel tentativo di fornire una prospettiva più completa sulla sceneggiatura del quinto episodio, che avrebbe certamente giovato di un’analisi più approfondita dalla prospettiva di Vergil, visto l’enorme interesse attorno alla sua figura da parte dei fan di lunga data.

L’ingresso del fratello di Dante nel cast di DMC5, in tal senso, deve essere visto solo come la volontà di accontentare i fan che, da tempo ormai, invocavano l’aggiunta di Vergil tra i personaggi giocabili, e sotto un profilo di mero gameplay, il ritorno del secondo figlio del demone Sparda non delude di certo. La flessibilità e varietà del combat system di Vergil si fa apprezzare soprattutto spendendo in modo oculato le gemme rosse per andare a sbloccare alcune tra le mosse più interessanti che il gemello del protagonista può vantare nel suo moveset. Yamato, Beowulf, Mirage Blade e Mirage Edge offrono quattro stili di lotta molto differenti tra loro e complementari, che sommati alle incredibili capacità di Vergil di muoversi negli spazi in breve tempo, rompendo il contatto visivo e sbucando in faccia al nemico in men che non si dica, fanno sì che il personaggio possa avere la meglio anche in situazioni più complesse, quando il numero di avversari comincia a farsi particolarmente elevato. Situazione, peraltro, che non sarà rara, specialmente nel caso in cui si decida di attivare una delle nuovissime modalità introdotte dal team di sviluppo per l’occasione: la Turbo. Si tratta di una variazione che ha effetto sul gameplay e che va ad aumentare artificialmente la velocità dell’azione (incrementata di 1.2 volte), riducendo di conseguenza in modo percettibile il tempo di reazione da parte del giocatore agli attacchi avversari. Un aspetto che, nelle missioni più avanzate della storia o in presenza di particolari boss, può alzare in modo netto il tasso di sfida. L’altra novità offerta da questo Devil May Cry V Special Edition è il livello di difficoltà aggiuntivo chiamato “Il mitico cavaliere oscuro” che aumenta considerevolmente il numero di nemici su schermo. Si tratta di un incremento tale da trasformare la formula di Devil May Cry 5: Special Edition da uno “Stylish Action Game” a quello che per certi versi è più simile a un titolo come Dinasty Warriors, ossia con una quantità di demoni e avversari da abbattere davvero incredibile. Divertente, per carità, ma forse in alcuni casi eccessiva, sebbene come ho avuto modo di approfondire in sede di anteprima sia per certi versi molto più semplice, con tutti questi nemici, alternare le mosse di Vergil (o di Dante, Nero e V, visto che la modalità funziona anche con i personaggi appartenenti al cast originale) e ottenere un punteggio più “stiloso” diventa semplice. È vero, però, che alcune combinazioni di nemici sembrano totalmente affidate al caso e rendono forse un po’ imprevedibile ciascuna missione. Per fortuna, ogni personaggio ha dalla sua un numero sufficiente di mosse per respingere tutte queste minacce, e Vergil non fa certo eccezione.

Un capitolo a se di questa recensione non può non essere dedicato alle migliorie svolte da Capcom a livello tecnico, dalla succitata presenza di un numero sensibilmente maggiore di nemici (che mostra, qualora se ne avvertisse il bisogno, come Xbox Series X e Ps5 siano capaci di gestire un numero ben maggiore di elementi su schermo senza sacrificare la fluidità) che si manifestano nella modalità Il mitico cavaliere oscuro, fino alla possibilità di giocare in Ray Tracing o di sbloccare un frame-rate superiore su console. Dopo aver testato il gioco in Ray-Tracing e provato che genere d’impatto grafico l’engine di Capcom sia in grado di offrire privilegiando la qualità grafica e ancorando il frame-rate a 30 fps, abbiamo notato che rinunciando a qualche orpello grafico è possibile godere di una fluidità totale impostando la modalità a 60 fotogrammi per secondo. Con tali impostazioni, Devil May Cry V Special Edition 5 si gioca che è un vero piacere e si conferma un ottimo gioco d’azione, nonostante questa riedizione non vada in nessun modo a correggere tutti quei difettucci che erano emersi nell’analisi originale. Tirando le somme, la Special Edition di Devil May Cry 5 racchiude in un singolo pacchetto tutti i contenuti del gioco già visto nei mesi scorsi su console di “Old-Gen”, con una serie di bonus interessanti come Vergil, ora finalmente giocabile, la modalità Turbo e un nuovo livello di difficoltà che aumenta esponenzialmente il numero di nemici su schermo. Discrete le migliorie apportate a livello estetico, con una buona applicazione del Ray Tracing e una modalità che farà la gioia di coloro che amano le esperienze frenetiche. Il titolo vale la pena di essere acquistato sia da chi ha giocato la versione precedente, in quanto è ricco di contenuti aggiuntivi, sia da chi lo ha perso qualche mese fa, in quanto Devil May Cry V Special Edition è il massimo che si possa desiderare per provare l’esperienza definitiva del gioco di Capcom.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9,5

Sonoro: 9,5

Gameplay: 10

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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