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Cronaca

Scomparsa Irene Cristinzio: archiviato procedimento contro ignoti

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Il GIP del Tribunale di Nuoro ha archiviato il procedimento contro ignoti in merito alla scomparsa di Irene Cristinzio, la professoressa 64enne in pensione di cui si sono perse le tracce l’11 luglio del 2013, mentre stava facendo la consueta passeggiata mattutina. Una notizia che arriva come un fulmine a ciel sereno per la famiglia, nonostante vi fossero innumerevoli ipotesi formulate e percorribili e nonostante le innumerevoli richieste della famiglia.

Esattamente quattro mesi fa, il GIP di Nuoro aveva accolto l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dall’Associazione Penelope, rappresentata dall’Avvocato Nicodemo Gentile

Il Gip aveva disposto nuove ispezioni e ricerche lungo il tratto di strada in cui è sparita misteriosamente l’insegnante, ovvero Via Europa.  Il Gip procederà alla riapertura delle indagini qualora dovessero emergere nuovi elementi. Che fine ha fatto Irene Cristinzio? Qualcuno è in possesso di informazioni e notizie utili da far pervenire, anche in forma anonima, agli inquirenti per la riapertura del caso? Ogni elemento, seppur piccolo, può risultare fondamentale.

Nicoletta Nanni, figlia di Irene e Vicepresidente dell’Associazione Penelope Sardegna Onlus ha scritto il seguente messaggio sulla pagina facebook dedicata alla madre: “Mamma, ti hanno archiviato. Vuol dire che smettono di cercarti. Eppure Tu, mamma, non ci sei. Come si può archiviare una persona…una vita.  Perché tu mamma non sei un fascicolo, sei una persona, una donna. Sei una figlia, una sorella, una moglie, sei una mamma e una nonna. Sei stata una insegnante amata e stimata da tutti. E ora ti archiviano. Hanno archiviato una vita, la tua e anche la nostra. Non è solo un pugno nello stomaco per noi familiari che aggiunge dolore ad un dolore già infinito e alle nostre vite spezzate e sospese. E’ una sconfitta ,per la società civile intera, per la comunità, per la legge e per la giustizia che archivia senza avere trovato risposte. Non si archiviano le persone scomparse, anche se scomparse sono delle persone….Non si smette mai di cercarle”.

L’Avvocato Nicodemo Gentile, legale dell’Associazione Penelope attiva nella tutela delle persone scomparse che segue il caso ha scritto su facebook “una sconfitta per tutti, caso archiviato. La giustizia si è arresa. Toccanti i pensieri dei familiari. Loro non riescono ad archiviare il dolore per la scomparsa”.

Noi lo abbiamo intervistato in esclusiva e ci ha riferito che: “noi ci siamo battuti come i leoni, siamo riusciti per due volte a non farla chiudere perché la richiesta di archiviazione risale a un po’ di tempo fa. Nonostante siano stati accolti gli approfondimenti che noi avevamo chiesto, purtroppo poi non c’è stato questo disperato filo che portava a dare ulteriori elementi e aggiungerli. Io come legale, i familiari, hanno fatto appello alla popolazione; se c’è qualcosa, se riescono a ricordarsi qualcosa magari insignificante ma che potrebbe riaprire le indagini”.

La vicenda:

Quella mattina Irene Cristinzio si era svegliata alle 6.40, era uscita di casa prima del solito poichè aveva tante cose da fare in vista del tanto atteso rientro della figlia e dell’amato nipotino. Quei primi giorni di luglio 2013 erano stati per lei carichi di gioia e intense emozioni perché i suoi figli, che vivono al nord, erano tornati per trascorrere le vacanze nella villa di famiglia e questo clima di assoluta serenità e armonia, traspariva anche agli occhi dei suoi amici. “Ci vediamo alle 8.30”, disse prima di uscire di casa per andare a fare jogging lungo una strada di campagna; un percorso di circa sei chilometri che faceva tutte le mattine sotto consiglio del medico perché soffriva di ernia. Tutte le mattine percorreva da sola quel tratto di strada, ma si sentiva comunque al sicuro perché conosceva bene coloro che abitano lungo quel percorso.

Ma la consuetudine si è trasformata improvvisamente in assenza, silenzio e mistero: Irene Cristinzio scompare misteriosamente. Cosa è successo? Dov’è Irene? Tanti i testimoni che l’hanno vista percorrere il tratto di strada di andata e di ritorno, tanti che l’hanno salutata ma poi? Le tracce di Irene si perdono con certezza all’incrocio tra Via Europa e Via Giovanni Porru. Aveva con se una pochette, due cellulari che risultano irraggiungibili, il portafoglio con i documenti lo ha lasciato a casa. I suoi due cellulari, alle 9, risultano già spenti e dai tabulati non emerge nulla di concreto. Immediate le ricerche da parte degli inquirenti che setacciano in lungo e in largo tutto le zone circostanti, ma di Irene nessuna traccia.

L’ipotesi più accreditata è che la donna possa essere stata portata via con la forza, rapita. Ma da chi? Soprattutto: perché? Dalle indagini è emerso che in paese vi sono altre donne somiglianti ad Irene, una di loro abita proprio lungo il tratto di strada che ogni giorno la professoressa percorreva per fare jogging: c’è stato forse uno scambio di persona? Irene è stata scambiata per un’altra donna che si vestiva come lei e che percorreva il medesimo tratto di strada? Interrogativi che ancora oggi non trovano risposta. La famiglia vive anni di angoscia ma soprattutto si batte per la verità. Nicoletta Nanni, figlia di Irene Cristinzio e Vice Presidentessa dell’Associazione Penelope Sardegna Onlus ha rivolto quest’anno ai soci, un toccante messaggio sul tema degli scomparsi: “l’unico obiettivo di Penelope è quello benefico di prestare aiuto e sostegno alle famiglie delle persone scomparse. E’ il perseguimento di tale obiettivo che deve essere il motore dell’associazione, non bisogna dimenticarlo! Buon lavoro”.

Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo parlato la Dottoressa Mary Petrillo, Psicologa, criminologa, Coordinatrice del Crime Analysts Team, Docente Master Univ. Niccolò Cusano e ci ha dato il suo punto di vista in merito alla vicenda.

Il problema delle persone scomparse è purtroppo, attualmente, un argomento diffuso e noto, ci sono trasmissioni televisive dedicate a tale problematica, libri e spesso molti articoli di giornale. La questione degli scomparsi è in Italia un argomento di dibattito anche parlamentare, infatti, grazie all’associazione Penelope, organo attendibile e serio che tratta tale tematica, si è riusciti ad ottenere un Commissario straordinario del Governo, facente capo al Ministero dell’interno, che tratta specificatamente tale questione.

L’associazione Penelope è una organizzazione formata da famiglie ed amici delle persone scomparse, grazie alla solidarietà tra gli aderenti e simpatizzanti della associazione stessa ed anche con l’aiuto di esperti delle scienze forensi, si propone di promuovere iniziative, anche a livello pubblico, che sostengano coloro che si trovano nella condizione di avere una persona cara scomparsa. L’associazione Penelope si pone tra l’altro come interlocutore tra gli organi competenti e le famiglie degli scomparsi a sostegno di queste ultime. Personalmente ho avuto modo, con grande piacere, di partecipare alle riunioni della sede di Penelope Lazio, qualche anno fa, ed ho partecipato anche alle loro iniziative, mi ha insegnato molto su questo argomento ed ho avuto modo di constatare a quali problematiche vanno incontro le famiglie e gli amici delle persone scomparse.

Oltre a problemi di natura burocratica, queste persone lottano ogni giorno col dramma che li ha colpiti e sono molto provati a livello psicologico. Credo sia fondamentale aiutare amici e parenti delle persone scomparse a sentirsi meno soli. Il Commissario Straordinario per le persone scomparse è, invece, un organo del Governo, che fa capo al Ministero dell’Interno, e che coordina a livello operativo le amministrazioni dello Stato interessate a vario titolo alla questione delle persone scomparse mediante l’utilizzo di uomini e mezzi. L’ufficio del Commissario straordinario, inoltre, è preposto a monitorare le attività istituzionali dei soggetti impegnati nella ricerca delle persone scomparse, quindi analizzare le informazioni acquisite al fine di proporre alle autorità competenti eventuali soluzioni volte a migliorare l’azione amministrativa e l’informazione di settore.

A livello territoriale il Commissario straordinario si avvale dell’ausilio delle Prefetture. Nell’ambito dell’ufficio del Commissario Straordinario per le persone scomparse è attualmente utilizzato a sostegno della ricerca di queste persone il cosiddetto sistema informatico RiSc, ossia schede che servono al riconoscimento biometrico dei cadaveri che non hanno nome sulla base di parametri biometrici, l’eventuale riconoscimento di un individuo che risulta scomparso attraverso il censimento dei cadaveri non identificati, ovvero la misurazione delle variabili fisiologiche che permettono di identificare un individuo. La procedura prevede l’inserimento nel Ri.Sc. della scheda sulla persona scomparsa, che viene poi confrontata con quelle contenenti i dati dei cadaveri non identificati, producendo una lista di compatibilità, ossia una serie di ipotesi di corrispondenza secondo una scala di valori che va da scarso a ottimo.

Il sistema contiene anche le schede degli scomparsi del passato. Riguardo la ricerca di persone scomparse la sottoscritta ha, invece, elaborato un report da far redigere ai familiari e /o gli amici del soggetto scomparso, al fine di rendere più veloci le procedure investigative. In relazione anche agli ultimi avvenimenti di cronaca ed ascoltando le famiglie e gli amici delle persone scomparse mi sono resa conto che il primo problema cui queste persone si trovano ad affrontare è quello di sentirsi dire che il proprio caro/a si sia allontanato volontariamente e consapevolmente. Grazie al profilo che emerge da questa mia tecnica, invece, si mira ad ottenere un approfondimento caratteriale e comportamentale di base del soggetto scomparso, che dovrebbe aiutare gli inquirenti a fare chiarezza sulla scomparsa stessa. Il report, da me elaborato, si serve di una metodologia secondo cui la ricerca di una persona scomparsa viene effettuata analizzando e verificando alcuni dati e mi sono rifatta a livello scientifico ad un paio di tecniche più che consolidate. Per quanto concerne la tecnica da me elaborata, essa consiste nello studio della persona scomparsa e rappresenta un elemento centrale che serve a chiarire la sequenza degli eventi, al fine di spiegare le modalità ed i motivi dell’accaduto, ed eventualmente il perché la persona scomparsa potrebbe essere, invece, considerata una vittima al fine di scoprire l’eventuale nesso causale tra “vittima ed aggressore”.

Chiaramente nel caso di una scomparsa, non sappiamo se il soggetto sia vivo o morto, non sappiamo se è stato rapito, quindi il report deve prevedere la raccolta dei dati informativi sulla “persona scomparsa” per ricostruirne il profilo psicologico, considerando l’individuo scomparso come un soggetto vivo e vegeto, fino a prova contraria, ossia il ritrovamento del corpo. Il report permette di ricostruire la personalità ed il comportamento della persona scomparsa. Il tutto è incentrato al fine di costituire un protocollo di ricerca che darebbe modo di semplificare e velocizzare la ricerca. Il protocollo da me elaborato, a mio parere, dovrebbe essere previsto fin dall’inizio dell’indagine investigativa, appena si presenta la denuncia di scomparsa, quindi facendolo compilare immediatamente ad amici e parenti e comunque a persone vicine al soggetto scomparso. Un altro fattore importante sarebbe quello di prevedere la somministrazione di test specifici per l’attendibilità di eventuali testimoni, chiaramente, sono fondamentali le ricerche sul Territorio, mediante uomini, mezzi e cani addestrati.

La ricerca spesso parte fin da subito, grazie ad amici e parenti dello scomparso, attraverso un “tamtam” sui mezzi di informazione e su Internet, oltre che coll’affissione di foto della persona scomparsa nella zona di appartenenza. A proposito dei parenti ed amici della persona scomparsa, la sottoscritta, ha anche elaborato un protocollo di sostegno psicologico, in quanto parenti ed amici sono soggetti a reazioni emotive che col tempo possono comportare problemi anche di natura psicofisiologica. Mi sento di consigliare alle persone che si trovano in una situazione in cui è scomparso un loro caro di affidarsi in primis alle Forze dell’Ordine e a professionisti preparati, non improvvisati, è fondamentale, infatti, informarsi in modo accurato ed approfondito circa le persone con cui si ha a che fare.

L’aiuto professionale nei casi di scomparsa è fondamentale, è necessario un sostegno psicologico, in quanto, a volte, parlare in un ambiente sicuro su come stanno andando le cose, può dare la forza per andare avanti. Molti familiari ed amici di persone scomparse, infatti, cercano di rendersi attivi nelle ricerche specialmente se c’è il sospetto che possa trattarsi di un omicidio e tentano, con ogni mezzo, di tenere sempre alta l’attenzione sul caso. Consideriamo anche l’eventualità favorevole che la persona scomparsa venga ritrovata, ebbene le famiglie e gli amici possono prendere in considerazione di avvalersi di una consulenza professionale, di mediazione e riconciliazione per aiutare a prevenire la situazione che si è venuta a creare. Ulteriore supporto può anche essere utile se la persona scomparsa è stata, invece, vittima di un reato, ciò potrebbe aiutare a comprendere la loro esperienza e fornire loro sostegno, se ne sono usciti vivi, mentre se nella infausta ipotesi questo non accade, allora è molto importante aiutare parenti ed amici ad elaborare l’accaduto.

Angelo Barraco

 

 

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Cronaca

Delitto Sestina Arcuri, da difensore ad accusatore: esce allo scoperto lo pseudo super testimone (era come dicevamo noi)

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Le nostre presupposizioni sono diventate certezze: uno degli pseudo testimoni, il misterioso C.C., è proprio Claudio Cipollini, alias “Zio Rocco – Claudio Rocco” all’interno degli istituti penitenziari, l’ex consulente legale insieme all’avvocato Giacomo Marini a cui Landolfi ha tolto il caso. E Cipollini, da difensore accanito, tolto definitivamente il mandato a team di cui fa parte, si è improvvisamente trasformato nelle vesti del super testimone. Proprio in questo momento storico. La conferma l’abbiamo avuta dal programma Chi l’ha Visto? perché è stato proprio intervistato Cipollini dalla sua abitazione dove sta scontando una pena ai domiciliari. Quanto è attendibile la testimonianza di questa persona? Chi è Cipollini?

Abbiamo così iniziato a mettere insieme tanti tasselli di un puzzle che sembrano ormai incastrarsi da soli. Ci sembra come aver liberato da un ostacolo un fiume in piena costruito attraverso una fitta rete di menzogne che adesso stanno demolendo i loro stessi creatori.

Abbiamo cercato di declinare con chiarezza tutti i dubbi che sorgono intorno all’improvviso (mica tanto) debutto di due pseudo super testimoni che avrebbero raccolto la confessione di Andrea Landolfi Cudia, il 31enne accusato dell’omicidio della fidanzata Maria Sestina Arcuri avvenuto la notte tra il 3 ed il 4 febbraio del 2019.

Landolfi cambia legale e subito dopo Cipollini si trasforma da accanito difensore ad accusatore

Landolfi avrebbe confessato a due ‘ospiti’ del carcere romano di Regina Coeli di aver spinto giù per le scale Sestina. Il presunto confessore ha subito smentito. Guarda caso gli pseudo super testimoni escono fuori dopo che Landolfi ha cambiato legali e dopo che la sua famiglia, a seguito della revoca formale del mandato, ha ricevuto delle chiamate dove venivano avvertiti che ci sarebbero state ripercussioni. Ed ecco qui che spuntano questi ex detenuti che sapevano tutto e finora hanno taciuto.

I vecchi difensori sono un team che si riunisce sotto la Legal Consulting srl Associazione Avvocati CRM di cui fanno parte: Claudio Cipollini che si fa chiamare Claudio Rocco (zio Rocco) , l’avvocato Giacomo Marini del foro di Roma, una psicologa e un “noto giornalista di cronaca nera di fama nazionale”.

Ci siamo poi focalizzati su Cipollini, ex detenuto che a dicembre scorso è uscito dal carcere dove si sarebbe laureato in legge. E proprio in carcere Cipollini ha conosciuto Landolfi e ha creduto nella sua totale innocenza assumendo la difesa dello stesso insieme a Marini. Poi è cambiato tutto quando l’intero team è stato sollevato dall’incarico… a marzo.

Ma nel frattempo abbiamo deciso di approfondire la figura di C.C., Claudio Cipollini

Siamo certi che gli avvocati (quelli autentici s’intende) che leggeranno questo articolo non abbiano mai sponsorizzato la propria toga a tal punto da scadere in facili spot stile cucine amate dagli italiani (senza nulla togliere alla grandissima Cuccarini). Ebbene Claudio Cipollini sciorina in tutte le salse il proprio anelato titolo. La targa è a dir poco eloquente

E da qui siamo partiti. Abbiamo immediatamente consultato l’albo degli avvocati di Roma ma con grande sorpresa non è comparso il nome di Claudio Cipollini. Eppure la foto di lui con il tesserino in bella vista c’è… eccola.

Il simboletto a destra dei cordoncini nei tesserini originali è argentato mentre quello di Cipollini, stranamente, è di colore nero. L’elemento straordinariamente tranciante è il numero che viene riportato sotto la fotografia di Cipollini che risponde al numero progressivo di iscrizione al Foro di Roma, ebbene da una semplice ricerca è emerso che il foro degli avvocati romani non arriva a 66 mila iscrizione.

La foto tarocca del giuramento

Cipollini, il 27 febbraio 2020, ha pubblicato una foto del giuramento degli avvocati scrivendo “Ricordi… qualche chilo in più chi mi conosce sà” e c’è una foto con una freccia gialla che indica un togato un po’ in carne che legge il giuramento

Sembra tutto meraviglioso, se non fosse che ci siamo imbattuti in internet e abbiamo trovato l'”originale”: la stessa foto scattata durante il giuramento delle nuove leve dell’avvocatura milanese… non ci sono parole.

E allora ci siamo fatti due conticini: laurea conseguita a maggio 2015

Un tirocinio lampo anziché di 18 mesi

E diventa avvocato l’anno dopo, nel maggio del 2016 (data riscontrabile sul tesserino che tiene orgogliosamente in mano nella foto di cui sopra), in tempi record e matematicamente impossibile… complimenti! In 12 mesi ha completato il tirocinio (di 18 mesi) e ha addirittura superato scritto e orale… un fenomeno davvero!

Ma poi succede che anche lui si dimentica…mette la lancetta dell’orologio indietro e dice (lui stesso) di essersi laureato nel 2010!!!!

E poi si dimentica ancora e dice di essersi laureato nel 2013… ops!

Poi, improvvisamente, quest’anno a febbraio perde la toga, forse perché, chissà, qualcuno gli dice “attento a millantare titoli che non hai” così in un batter d’occhio dichiara di non essersi potuto iscrivere all’albo a causa del suo “trascorso” mentre addirittura si è fatto la targa da avvocato, la foto con un falso tesserino… ma davvero questo signore prende la gente in giro in questa maniera? Si presenta come Garante dei detenuti e come avvocato, facendo leva sulle persone che si trovano recluse e che cercano qualcuno cui affidare il proprio futuro. Ecco botta e risposta…

Quanto sono attendibili i 2 supertestimoni?

Alla luce di quanto esposto è quantomeno necessaria una verifica da parte dell’ordine degli avvocati di Roma perché questo signore ha millantato in tante occasioni di essere un avvocato, addirittura pubblicando una foto con il tesserino dell’ordine. Non si fa. Non ci si spaccia per dei professionisti, non si mente prendendo in giro le persone. Ci vuole rispetto. A questo punto, riformuliamo la domanda: quanto sono attendibili i due supertestimoni?

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Guido Bertolaso dimesso dal San Raffaele

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“Oggi sono stato dimesso dal San Raffaele. Ringrazio tutti i medici e gli infermieri, orgoglio del nostro Paese. Uomini e donne che combattono in prima linea contro il Covid-19 pagando troppo spesso in prima persona con contaminazione e a volte purtroppo anche con la vita”. Lo scrive su Facebook Guido Bertolaso. “Grazie – continua – per tutti i numerosi messaggi di affetto che mi avete inviato in questi giorni. Ora forza, c’è ancora tanto da fare. L’Italia ha bisogno dell’aiuto di tutti”. L’ex capo della Protezione civile era ricoverato dallo scorso 24 marzo per coronavirus. 

‘Una buona notizia, forza dottor Bertolaso”, ha twittato il leader della Lega, Matteo Salvini.

Il presidente della Lombardia Fontana ha parlato al telefono con l’ex capo della Protezione civile da lui chiamato come consulente per la realizzazione del nuovo ospedale in Fiera a Milano.  ‘L’ho sentito e ci siamo ripromessi che ci vedremo presto personalmente – ha spiegato – Mi e’ sembrato in buona forma e mi ha detto che aveva voglia di prendere un po’ d’aria e di mangiare un bel piatto di pastasciutta. Ancora una volta l’ho ringraziato per il decisivo e prezioso lavoro che ha fornito alla Lombardia, ma piu’ in generale all’Italia intera, per il contrasto al virus”. “Il suo impegno anche durante la malattia – gli ha riconosciuto Fontana – è stato costante e ha contribuito a raggiungere l’incredibile obiettivo di realizzare l’ospedale della Fiera di Milano in una decina di giorni”. 

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Omicidio Maria Sestina Arcuri, la confessione shock di pseudo supertestimoni: quanto regge la notizia?

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A volte chi viene sedotto e abbandonato può diventare vendicativo. C’è una confessione shock che al momento è molto sospetta.
Alcuni giornali hanno diffuso la notizia che Andrea Landolfi Cudia, il 31enne accusato dell’omicidio della fidanzata Maria Sestina Arcuri avvenuto la notte tra il 3 ed il 4 febbraio del 2019, avrebbe confessato a due ‘ospiti’ del carcere di Regina Coeli di aver spinto giù per le scale la sua donna. Proprio a loro, Landolfi, avrebbe rivelato come sarebbero davvero andate le cose quella sera.
Immediata la smentita totale di tale confessione da parte di Andrea Landolfi: “Il nostro assistitio – dichiarano gli avvocati Daniele Fabrizi e Serena Gasperini – non ha nella maniera più assoluta pronunciato tali parole a chicchessia tantomeno a questi presunti supertestimoni. Invitiamo i media ad approfondire di più su questa confessione che ha tutte le caratteristiche della fake news. La Procura di Viterbo, di suo, saprà bene come valutare questi testimoni”.
La videosorveglianza del carcere potrà probabilmente essere una prova importante al proposito.
Ma chi sono “loro” i supertestimoni? E come può una testimonianza del genere essere uscita dalla Procura di Viterbo, notoriamente blindata, ancor di più in questo momento storico? Il Pubblico Ministero Franco Pacifici non permette fughe di notizie del genere. E allora chi ha parlato con chi? Da dove provengono queste voci?
Sappiamo dalle notizie di cronaca emerse ( è anche curioso vedere chi firma gli articoli) che le iniziali dei due supertestimoni sono C.C. e D.D.D.. Adesso iniziamo il nostro viaggio in quelle che chiamiamo “strane coincidenze”.
Di recente è successo un fatto importante che ha destabilizzato molti equilibri: Landolfi ha cambiato legale e relativo team che lo assisteva. Ma andiamo per gradi.

Da chi era assistito Landolfi?
Il 29 febbraio viene pubblicato un post su Facebook sul profilo della Legal Consulting srl Associazione Avvocati CRM dove si legge dove che è stata assunta la difesa di Landolfi e di Nicola Mancuso. Al termine del post si legge “il nostro studio composto da me dottor Claudio Cipollini Macrì (zio Rocco) consulente legale, revisore processuale unitamente all’avvocato Giacomo Marini del foro di Roma (mio prof)”. Nel messaggio loro paventano uno staff molto ricco di cui farebbe parte anche una psicologa e un “noto giornalista di cronaca nera di fama nazionale”.

Chi è questo Claudio Cipollini che parla di “nostro studio” e che affianca l’avvocato Giacomo Marini che ha assunto la difesa di Landolfi e che ha un giornalista di cronaca nera amico nello staff?
Ebbene C.C., ovvero Claudio Cipollini è l’ex detenuto che a dicembre scorso è uscito dal carcere e che si è laureato in legge. Ed è anche e soprattutto l’ex detenuto che si trovava nel carcere di Regina Coeli nello stesso periodo di Landolfi: è lì che si sono conosciuti e Cipollini ha creduto alla totale innocenza di Landolfi. Ed è anche lo stesso Claudio Cipollini che insieme all’avvocato Marini si sono visti “rinviare” dalla Corte il deposito di una istanza di sostituzione della misura cautelare perché priva della dichiarazione di disponibilità da parte della struttura individuata ad accogliere Landolfi.
E’ sempre Cipollini che si presenta come una sorta di Garante dei detenuti tan’è vero che è dovuto intervenire di recente anche il Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio Stefano Anastasìa il quale ha scritto su “un impostore che si aggira su Facebook: pare che questo ciarlatano presunto avvocato Claudio Rocco, sedicente Garante di non so che, continui la sua opera di disinformazione sul web….”


Insomma tra messe in guardia e l’istanza di scarcerazione zoppa Landolfi e la sua famiglia il 29 marzo hanno sollevato definitivamente dall’incarico tutto lo staff difensivo.
Ma ciò è avvenuto non senza strascichi.

Ai cellulari della famiglia cominciano ad arrivare molte telefonate.
Qualcuna arriva anche ai nuovi difensori, ma gli Avvvocati Gasperini e Fabrizi hanno già i loro consulenti; “grazie ma non c’è bisogno di nessun particolare consulente”.

Qualche giorno ed ecco un bel articolo con la foto della richiesta di colloquio rivolta al Pubblico Ministero titolare dell indagine per rivelazioni importanti sul caso.
Anche la nonna di Landolfi ha ricevuto venerdì scorso 3 aprile una telefonata dal “noto giornalista di cronaca nera” che appunto si presenta come giornalista e la mette in guardia: “Usciranno altre cose, state attenti vedete come potete pararle”. Colui che si presenta come giornalista fa chiaramente capire alla signora che la sua fonte viene da ambienti della Procura.
Passa il fine settimana e “coincidenza” vuole che dopo l’avviso fatto alla nonna di Landolfi è uscita la notizia di fantomatici supertestimoni che avrebbero sentito questa pseudo confessione smentita categoricamente dal Landolfi.
Le coincidenze sono tante, i dubbi ancora di più.
Che tra i supertestimoni non ci sia uno pseudo sostenitore mutato in accusatore dopo essere stato mollato?

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