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Cronaca

Sequestro di persona: condannati dirigenti della Polizia di Stato

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Condannati in primo grado l’ex capo della squadra mobile di Roma, Renato Cortese, l’ex dirigente dell’ufficio immigrazione, Maurizio Improta, il giudice di Pace, Stefania Lavore, il funzionario della squadra mobile romana, Francesco Stampacchia, due agenti dell’ufficio immigrazione, Vincenzo Tramma e Stefano Leoni, e l’allora dirigente della sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Roma, Luca Armeni per la vicenda dell’espulsione dall’Italia, nel 2013, di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Muktar Ablyazov e della sua bambina.

Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza  ha immediatamente attivato la procedura amministrativa dell’istituto giuridico della disponibilità per i dirigenti e il personale della Polizia di Stato condannati in primo grado dal tribunale di Perugia.

Il Capo della Polizia- Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, pur ribadendo la profonda amarezza ed il pieno convincimento dell’estraneità dei  poliziotti ai fatti contestati, intende cosi riaffermare il principio che la Polizia di Stato, il cui motto non a caso è “sub lege libertas”, osserva e si attiene a quanto pronunciato dalle sentenze, quand’anche non definitive.

Tra i condannati il nome che spicca di più è quello di Renato Cortese, che quando era a capo della catturandi di Palermo, arrestò l’11 aprile 2006 il super latitante Bernando Provenzano. E sempre grazie a lui e ai suoi collaboratori sono stati assicurati alla giustizia latitanti mafiosi del calibro di Enzo e Giovanni Brusca, Gaspare Spatuzza, Pietro Aglieri, Benedetto Spera e Salvatore Grigoli.
Il tribunale ha condannato con l’accusa di sequestro di persona e alcuni capi di imputazione di falso ideologico Cortese, Improta, Stampacchia e Armeni a cinque anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Tre anni e sei mesi a Leoni e 4 anni a Tramma, con cinque anni di interdizione, più 2 anni e sei mesi (con uguale periodo di interdizione) a Stefania Lavore.

Per tutti, pagamento delle spese processuali, con il risarcimento del danno alle parti civili da decidersi in sede civile.

Tutto iniziò la notte tra il 28 e 29 maggio 2013, quando Alma Shalabayeva e la figlia furono prelevate dalla polizia nella loro abitazione di Casalpalocco. Le forze dell’ordine cercavano il marito, il dissidente kazako Muktar Ablyazov, ma alla donna venne contestata l’accusa di possesso di un passaporto falso. Due giorni dopo venne firmata l’espulsione e furono rimpatriate. Una vicenda che sollevò polemiche e che portò nel luglio dello stesso anno alle dimissioni del capo di gabinetto del ministero dell’Interno Giuseppe Procaccini. Non passò invece la mozione di sfiducia per l’allora capo del Viminale Angelino Alfano. La donna e la figlia sono poi tornate in Italia e a Shalabayeva nell’aprile 2014 è stato riconosciuto l’asilo politico.

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Cronaca

Formello, imprenditore ucciso a colpi di pistola: il killer si spara alla testa ma non muore

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FORMELLO (RM) – Un uomo ha ucciso un imprenditore 68enne di Formello a colpi di pistola per poi puntarsi l’arma alla tempia e spararsi un colpo rimanendo gravemente ferito.

Questo il quadro che si sono trovati di fronte i Carabinieri ieri che ora stanno indagando su quanto accaduto. Il killer è stato trasportato in ospedale dai sanitari del 118 dove versa in condizioni gravissime.

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Cronaca

Emergenza Covid, De Luca chiude la Campania: da venerdì scatta il coprifuoco

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“Ci prepariamo a chiedere in giornata il coprifuoco. Il blocco di tutte attività e della mobilità da questo fine settimana in poi”. Lo ha annunciato il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. “Volevamo partire – ha detto – dall’ultimo week end di ottobre ma partiamo ora. Si interrompono le attività e la mobilità alle 23 per contenere l’onda di contagio. Alle 23 da venerdì si chiude tutto anche in Campania come si è chiesto anche in Lombardia”. In mattinata è arrivato l’attacco di Luigi de Magistris.

“Abbiamo chiesto alla Protezione civile 600 medici e 800 infermieri. Ad oggi abbiamo avuto l’assicurazione che invieranno 50 medici e 100 infermieri. Quindi siamo clamorosamente al di sotto delle esigenze minime poste dalla regione Campania”, ha detto De Luca nel corso di una visita al Covid Residence per i positivi asintomatici all’Ospedale del Mare. “Ad oggi – ha aggiunto – non è arrivato nessuno. Vedremo nei prossimi giorni chi arriva, per il resto faremo miracoli per reperire da altri reparti gli anestesisti che saranno necessari”.

“Non dimentichiamo che questa è una guerra e anche se al momento ci sembra che le cose vadano ancora benino, far finta che non lo sia ci porterebbe al disastro. Non rendiamo vana la sofferenza dei mesi scorsi, altrimenti molto presto saremo costretti a vedere sfilare carri militari impegnati a trasportare altrove le bare dei nostri cari. Il Covid non lascia seconde occasioni, i nostri medici lo sanno bene”. E’ l’allarme che lancia Bruno zuccarelli, vice presidente dell’Ordine dei medici di Napoli. “Le notizie che arrivano dagli ospedali mi preoccupano molto. Una delle prime lezioni che mi sono state impartite in gioventù è stata che girare la testa dall’altra parte non serve a nulla, le malattie è bene scovarle sul nascere e affrontarle di petto. Per questo è bene dircelo fuori dai denti, la Campania è malata. Napoli è malata”.

“Era presumibile che alla fine il Covid riuscisse a fare breccia – dice Zuccarelli – ad insinuarsi nelle nostre case più di quanto non avesse fatto a ridosso del lockdown. I cittadini napoletani, e più in generale campani, hanno dimostrato nel corso della prima ondata di avere un grande rispetto per le regole. Regole calate dall’alto con dolore, ma necessarie. Ora però è tempo che queste stesse regole arrivino da noi, serve che tra le istituzioni e i cittadini si stringa un’alleanza forte. Non possiamo permetterci indugi. Rappresentarla come una contesa tra politica e cittadinanza ci renderebbe più deboli, in ballo c’è la nostra salute e la situazione, vi assicuro, è più grave di quanto possa apparire”.

Prosegue il vice presidente dell’Ordine dei medici: “Napoli ha già dimostrato di essere una città resiliente, è nel suo Dna.
Non abbiamo ancora passato il punto di non ritorno se capiamo che dai nostri comportamenti dipende la vita di centinaia di persone possiamo essere noi a decidere del nostro futuro prossimo. Non aspettiamo che qualcuno ci imponga regole, poniamo noi stessi in essere quelle cautele che ormai abbiamo imparato a conoscere. È un grande sacrificio? Certamente sì, ma non dimentichiamo che questa è una guerra e anche se al momento ci sembra che le cose vadano ancora benino, far finta che non lo sia ci porterebbe al disastro”.
“Non rendiamo vana la sofferenza dei mesi scorsi, altrimenti – ribadisce Zuccarelli – molto presto saremo costretti a vedere sfilate di carri militari impegnati a trasportare altrove le bare dei nostri cari. Il Covid non lascia seconde occasioni, i nostri medici lo sanno bene. Loro che hanno sacrificato tutto per restare al fianco dei pazienti anche quando farlo significava rischiare quasi certamente la vita”. “Anche per non rendere vani questi sacrifici estremi, ora dobbiamo stringere i denti e dare l’esempio. Non sarà facile, ma se ciascuno farà la propria parte sarà possibile” conclude il dottor Zuccarelli.

Intanto il Piemonte ha deciso di chiudere nel fine settimana i centri commerciali. Lo rende noto il governatore Alberto Cirio. “Entro questa sera firmerò una ordinanza che chiude i centri commerciali non alimentari su tutto il territorio regionale”, dice ai microfoni della trasmissione Tagadà, su La7. “Teniamo aperti solo alimentari e farmacie, i generi di prima necessità”

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Milano, 40 minuti di terrore in banca: arrestato rapinatore. E’ caccia al complice

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Nel pomeriggio di ieri, a Cassina de’ Pecchi (MI), i carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile di Cassano d’Adda (MI) hanno arrestato in flagranza un 46enne di Cologno Monzese (MI) per “rapina aggravata, sequestro di persona e porto di arma clandestina”.

Alle ore 12:10 l’uomo, preceduto da un complice tuttora ricercato, è entrato all’interno della filiale dell’istituto di credito “B.P.M.” di Cassina de’ Pecchi con volto travisato da mascherina protettiva e cappello, intimando alle due cassiere presenti di aprire le casseforti.

Una di esse, sotto la minaccia di una pistola puntata alla tempia, ha quindi attivato l’apertura dei 2 forzieri, attendendo il decorso di 40 minuti richiesto dallo sblocco del sistema di temporizzazione. Durante la lunga attesa, i due rapinatori hanno condotto le due dipendenti e un cliente in un locale della banca, sequestrando di seguito un secondo utente, costretto ad accedere una volta notato all’esterno dell’istituto di credito, evitando così che contattasse il “112”.

Ad avvenuto sblocco delle casseforti, i due rapinatori hanno prelevato il denaro contenuto, per poi allontanarsi dall’istituto.

Proprio in quel frangente, una pattuglia della Sezione Radiomobile, transitando all’esterno della banca, ha notato i due rapinatori mentre attraversavano la carreggiata a passo spedito. I militari, ancora ignari dell’accaduto, intuendo un possibile coinvolgimento dei due in un’ipotesi delittuosa, si sono posti al loro inseguimento, riuscendo a fermare dopo una breve fuga a piedi il 46enne.

I militari hanno rinvenuto nel borsello utilizzato dal rapinatore una pistola a tamburo cal. 38 “Smith and Wesson” e una pistola “Glock” cal. 9×21, entrambe con munizionamento inserito e matricola abrasa. Inoltre, si è proceduto al sequestro di un involucro di plastica occultato all’interno del giubbino contenente l’intera refurtiva, pari a circa 57.000 euro, e 12 fascette da elettricista usate per l’immobilizzazione di persone. L’intuizione dei militari è stata confermata nel corso del sopralluogo in banca e del colloquio con le persone sequestrate, che hanno ringraziato i militari per l’immediata risposta.

Al termine delle operazioni, i carabinieri hanno arrestato in flagranza il 46enne, già protagonista in passato per analoghe rapine e attualmente destinatario della misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza.

I carabinieri di Cassano d’Adda stanno conducendo ulteriori indagini finalizzate all’identificazione del complice e alla verifica dell’eventuale coinvolgimento dei due in analoghe rapine consumate nei mesi scorsi presso alcuni istituti di credito dell’hinterland di Milano.

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