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Editoriali

Si scrive accoglienza, si legge bivacco indecoroso: intanto Minniti e Gentiloni sono soddisfatti

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Si scrive immigrazione e si legge speculazione, come si scrive accoglienza e si legge bivacchi indecorosi o si scrive integrazione e si legge utopia. Li possiamo trovare infreddoliti fuori dai supermercati, pronti ad aiutare le signore a scaricare la spesa in macchina sperando di avere in cambio un segno di riconoscenza, 50 centesimi, un euro. Altri si radunano nelle stazioni ferroviarie. Qui si riparano meglio finché, su segnalazione di qualcuno zelante, non vengono cacciati via dalle forze dell’ordine, costretti a ritirarsi nei parchi, nei giardini ed i più fortunati in alloggi fatiscenti, da lungo dismessi e abbandonati. Si sta parlando dell’immigrazione clandestina perché per quelli aventi diritto lo Stato, che siamo sempre noi, procura alloggio, vitto e una diaria per piccole spese.

Tutta l’accoglienza si ferma qui. Vitto e alloggio per i regolari e bivacchi per i clandestini

Per meglio rendere l’idea di cosa s’intende per “bivaccare” Wikipedia dà questa definizione: “In castelli e abbazie erano aperti alle armate di feudatari e principi durante le loro marce. Le masse popolari che, incitate dall’entusiasmo religioso, accorsero alle Crociate in Medio Oriente, erano più una folla disordinata che un esercito e tutti, a parte i cavalieri più importanti e i principi con il loro immediato seguito, bivaccavano sul terreno come le selvagge tribù nomadi che erravano le pianure dell’Asia”. Soffermiamoci su questa informazione. “Le masse popolari bivaccavano sul terreno come le selvagge tribù nomadi che erravano le pianure dell’Asia”. Tutto questo non fa venire in mente i tanti accampamenti indecorosi e degradanti degli immigrati seminati per tutta la penisola? Stessi accampamenti sbandierati come punto di diamante dell’accoglienza? E’ proprio vero che alla vergogna non c’è limite e la spudoratezza è stata elevata al rango di virtù.

Per la sinistra ideologizzata, questa massa che bivacca su prati, nei parchi e giardini si chiama accoglienza

I politici si trincerano dietro le parole del pontefice, invece Papa Bergoglio, a riguardo dell’immigrazione ha detto ben altra cosa. Nel Messaggio mondiale della Pace, il Papa auspicava la “capacità di avere uno sguardo contemplativo, capace di guidare il discernimento dei responsabili della cosa pubblica, così da spingere le politiche di accoglienza fino al massimo dei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso”. Integrare, spiegava il Papa in quell’occasione: “significa permettere a rifugiati e migranti di partecipare pienamente alla vita della società che li accoglie, in una dinamica di arricchimento reciproco e di feconda collaborazione nella promozione dello sviluppo umano integrale delle comunità locali.” Come si fa a confondere “l’arricchimento” e “la partecipazione alla vita della società” con la politica di scaricare masse di esseri umani, nell’abbandono e nel degrado? A meno che non ci sia qualche speculazione sotto, andare a recuperare gli immigrati dai campi di smistamento in Libia, portarli in aero in Italia per poi gettarli nei ghetti della disperazione, è puro sadismo.

Può uno Stato arrivare a tanto?

Esempi di accampamento, ghetti della disperazione, gironi danteschi dove poveri immigrati, la cui unica loro colpa è di avere creduto ed accettato l’invito del governo italiano, ora errano per il Belpaese dove li troviamo di notte nascosti in giacigli, avvolti nelle buste della spazzatura, loro unica protezione contro freddo e pioggia. Li troviamo accampati a Roma al Colosseo, nel più completo degrado nel quartiere del Colle Oppio, nell’incuria a porto di Ripa, sugli argini dell’isola Tiberina, nei parchi e nei giardini. E’ l’umanità ridotta a rifiuto! Squallidi accampamenti a Milano di immigrati afghani e pakistani. Gironi danteschi a Reggio Calabria ed in ogni dove.

 

Intanto il Ministro Minniti e il presidente Gentiloni si dichiarano soddisfatti

Soddisfatti del lavoro svolto perché i flussi sono diminuiti, tanto vero che stanno andando a prelevarne altri con gli aerei militari. Per l’Europa e la sinistra italiana tenere questa parte dell’umanità nascosta in ghetti li rasserena perché occhio non vede, cuore non duole.

Il buon senso, invece, finalmente arriva dai vescovi africani

Con la voce di Monsignor Ndiaye: “E’ meglio restare poveri nel proprio paese – ha detto – piuttosto che finire torturati nel tentare l’avventura dell’emigrazione”. E poi ha continuato “Cari ragazzi tocca a noi costruire il nostro paese, tocca a noi svilupparlo, nessuno lo farà al posto nostro.” In ultimo, i vescovi, rivolgendosi agli immigrati, hanno dato prova di buon senso, cosa che fino ad ora è mancata ai nostri politici: “Se i nigeriani emigrati clandestinamente, invece di spendere così tanto per il viaggio, avessero investito quelle somme di denaro in maniera creativa in Nigeria, in attività economiche, adesso sarebbero degli imprenditori.” Non è mai troppo tardi. Minniti e Gentiloni ascoltino e imparino dai vescovi africani. La soluzione del problema non si risolve con gli aerei militari. Non si risolve l’emergenza immigrazione tanto meno inviando i nostri militari in Niger, paese che, nell’area, versa nelle condizioni più critiche. Il delta del Niger è caratterizzato da una lunga scia di una crisi di legittimità etno-politica. Dio non voglia che l’Italia debba avere la triste esperienza di Nassiriya per avere condisceso alla politica dell’alleato Macron mentre l’Onu sta a guardare!

Lo sragionamento di Roberto Saviano, poi, la teoria di Luigi Manconi e gli scioperanti dell’ultima ora pro Ius Soli, con l’immigrazione non hanno nulla a che fare

Gli 800mila bambini nati da genitori extra comunitari hanno gli stessi diritti dei bambini di genitori italiani. Lo Stato italiano non gli ha mai negato nulla. In aggiunta hanno la facoltà, al raggiungimento del 18mo anno, di poter scegliere se mantenere la cittadinanza dei genitori oppure optare per quella italiana. La campagna pro Ius Soli è ideologica , violenta e vuole impossessarsi della libertà di scelta, diritto che spetta legittimamente al minore, al raggiungimento della maggior età. Si dà da pensare che si vuole sacrificare un diritto del minore sull’altare del consenso elettorale. Si spera che questa campagna ideologica vada messa in soffitta e al suo posto sia data precedenza all’emergenza “lavoro”.

L’orologio che si affaccia su piazza di Montecitorio ha suonato l’ora tanto attesa dal Paese, dare fine alla serie di governi del presidente

Quattro per la precisione, insediatisi a Montecitorio non per volere del Popolo. L’ora del “tirare a campare” è finita, si torna a casa. Per Gentiloni quell’orologio continuerà a battere solo per lo sbrigo dell’ordinaria amministrazione, dopodiché passerà le chiavi ai nuovi inquilini. Nessun rimpianto, nessuna nostalgia. Chi subentrerà avrà un durissimo compito, raccogliere i cocci, prepararsi per la quadratura del cerchio e rimuovere i residui nascosti sotto i tappeti, lasciati lì dai precedenti governi.

Emanuel Galea

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Editoriali

Campagna elettorale, tra dinosauri e confusione totale: questi gli effetti

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Mai come questa volta, nella storia repubblicana, l’Italia è apparsa tanto allo sbando sotto elezioni. La confusione è totale, tutti contro tutti, promesse di marinaio gettate al vento come volantini pubblicitari da un aereo, come usava tanti anni fa, convegni, congressi, assemblee, adunanze, cene elettorali, propaganda casa per casa. Insomma, ognuno se ne inventa qualcuna per far giungere il proprio verbo a potenziali elettori, proprio a causa del fatto che questa generale confusione è palese, e tutti s’affannano a cercare di prendere voti in sacche di elettorato di indecisi o di astensionisti.

Il lavoro dei sondaggisti in questo periodo – manca poco più di un mese alle elezioni e l’orgasmo aumenta – è altrettanto convulso

Gli insulti ai presunti partiti in vantaggio si sprecano, a detrimento invece dell’enunciazione di un programma serio, organico e credibile, e soprattutto realizzabile. C’è chi vuole ‘abolire la Fornero’, senza specificare se si tratti della ministra in persona o della sua legge: dati i disagi, è plausibile pensare che la prima soluzione sia quella più gettonata. C’è chi vuole gli ‘Stati Uniti d’Europa’, come il nostro ineffabile mancato rottamatore don Matteo Renzi, che non riflette che gli ‘Stati Uniti d’America’ sono una nazione che ha una sola storia, una sola anima, una sola cultura, pur variamente sfaccettata, e un solo Presidente. E’ soltanto divisa in Stati e federazioni, ma si chiama, tutta intera, America. L’Europa, al contrario, è fatta di nazioni con storie, tradizioni, interessi e culture diverse, unite a forza solo in una moneta fasulla senza alle spalle un corrispettivo in oro, come sarebbe d’obbligo. L’acqua e l’olio non si potranno mai amalgamare organicamente. Ci sarà un motivo per cui in Calabria si mangia la ‘nduja e a Stoccolma le aringhe.

L’Europa è già fallita, alla prova dei fatti

Dopo lustri di Parlamento e di leggi per la maggior parte inutili e fuori dalla realtà, essa ha mostrato il suo vero volto: chi ha convenienza a tenerla ancora in vita sono le lobby: commerciali, multinazionali, finanziarie, bancarie. In tutto questo bailamme chi ti spunta, come un fungo a primavera? Proprio lei, Emma Bonino, riciclata a forza da chissà quale alchimia politica e da quale sondaggio. Qualcuno si chiederà: ma non era malata di cancro, e pareva che avesse i giorni contati, tanto che qualche lacrimuccia era scesa un po’ a tutti? Non si sa. Il fatto è che la sua lista “+ Europa” è apparsa improvvisamente fra quelle già conosciute. I sondaggi la danno al secondo posto dietro a Gentiloni, – che piace anche per gli occhiali da studente di Oxford e quel suo ciuffo sbarazzino che gli cade sempre sugli occhi, molto sexy – avvantaggiato dall’essere l’attuale Presidente del Consiglio: qualcuno preferisce quella continuità, piuttosto che perdere le posizioni acquisite. Specialmente ora che è stato annunciato che saranno erogati ai dipendenti pubblici arretrati che mai avrebbero percepito, proprio due giorni prima delle consultazioni. La minaccia di recessione, poi, è stata esplicita, in caso di cambio di guida politica, sia da parte di Gentiloni che di Moscovici.

Tutti promettono le stesse cose, e la Bonino si è adeguata al passo

Come tutti la Bonino parla di ‘crescita’, intendendo i conti pubblici e l’incremento industriale, ‘ calo del debito pubblico’, ‘crescita per le famiglie’ – proprio lei, l’abortista, madre della 194, quella che, ci sono le foto, praticava aborti di nascosto con una pompa di bicicletta, tanto era convinta che fosse un diritto delle donne – e non si capisce, dati i suoi trascorsi e mica tanto trascorsi, come mai sia diventata paladina di una istituzione che ha sempre combattuto, appunto, con gli aborti, che non fanno bene alla crescita demografica, con l’eutanasia – stesso discorso – con le unioni gay, notoriamente non produttive sotto quel profilo. A meno che non ti chiami Nichi Vendola e ti vai a ordinare un figlio in Canada, affittando l’utero altrui. Insomma, a sentir parlare Emma Bonino, par di sentire un disco rotto: tutti vogliono crescita, calo del debito pubblico, più soldi per le famiglie, acquisizione i di diritti – delle donne, Emma è notoriamente femminista, anche se oggi i rapporti si sono capovolti – e via così. Il nulla più il nulla, parole al vento corroborate da una pubblicità televisiva a cui da tempo c’è da augurarsi che i meno sprovveduti abbiano smesso di credere. Enunciare tanti bei risultati, senza spiegare come arrivarci, e soprattutto senza avere la competenza necessaria, vuol dire il vuoto più totale. A nulla vale quel manifesto ‘Più Europa’, anch’esso è vuoto di significato, fatto per suggestionare i gonzi che ancora credono che l’Europa sia un vantaggio per i cittadini italiani. Certamente lo sarà per il ministro Padoan, che s’è affrettato a mettere i conti a posto, almeno sulla carta, per fare la posta a ulteriori finanziamenti Bei e Fei, sulle spalle di chi dei finanziamenti in oggetto vede solo gli aumenti delle tasse e delle imposte, più o meno occulti. Denaro che l’Europa dovrebbe erogare all’Italia, e di cui sono già previsti l’impiego e la destinazione: ma dei quali a noi gente comune non arriverà un bel nulla, neanche sotto l’aspetto di sgravi fiscali o di più servizi, o di aumento di pensioni. Insomma, alla riesumazione periodica di Prodi eravamo abituati, come di altri personaggi ex Diccì che sopravvivono nel limbo della politica, e di cui ci si ricorda soltanto quando – come in questo caso – ogni voto è determinante. Ma la Bonino no, per favore. I dinosauri lasciamoli nei musei, o a Jurassic Park. Dove potremo portare i nostri nipotini, a guardarne gli scheletri. E ad insegnar loro che in nome di una libertà che ognuno concepisce a suo modo non si può far tutto ciò che si vuole. Neanche gli Stati Uniti d’Europa.

Roberto Ragone

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Editoriali

Moscovici ‘preoccupato’ per i risultati delle elezioni italiane: dobbiamo sperare in Putin?

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Se c’è una cosa di cui il segretario UE Pierre Moscovici non si deve preoccupare, è proprio il risultato elettorale in Italia. Anzi, la verità è che questo argomento non lo riguarda e non lo deve riguardare, né da vicino, né da lontano. Altre voci si sono unite a questa lamentazione preventiva, compreso il commissario per il lavoro , il finlandese Jyrki Katainen, che parla di “Situazione molto delicata, spero che l’Italia sia guidata da un governo stabile pro-europeo”. Il vicepresidente della Commissione, l’olandese Frans Timmermans, non ha perso l’occasione di censurare il leghista Fontana per la sua famosa e sfortunata frase riguardante la razza: ma ormai farlo è come sparare sulla Croce Rossa, visto che Fontana non sa più come scusarsi e come fare ammenda dell’errore.

Eppure ha avuto un precursore illustre:

Il vescovo emerito di Ferrara, monsignor Luigi Negri, che parlando di Islam e di integrazione, su Il Giornale.it dell’8 gennaio, afferma: “Siamo a rischio di eliminazione della società, ci stiamo arrendendo all’anticristianesimo.” E poi: “L’integrazione deve essere ragionevole, e non si possono aprire le porte come fosse una festa – continua Negri – senza mettere in evidenza i costi economici, umani e culturali dell’immigrazione, perchè questo significa fare del qualunquismo ideologico. Sono cattolico, e pertanto sono per l’accoglienza delle diversità, ma essa non può essere senza misure, perchè altrimenti porta allo schiacciamento e all’eliminazione della nostra società.” Insomma, null’altro che ciò che Fontana ha espresso in maniera maldestra, col timore di vedere, fra una cinquantina d’anni, tutti gli Italiani color caffè latte. Il che di per sè non è disdicevole, ci sono altri popoli prima di noi che hanno avuto lo stesso risultato: soltanto che succederà che un Italiano originale DOC bisognerà cercarlo col lanternino, e magari le generazioni più giovani si chiederanno chi siano quei personaggi rappresentati in marmo nei musei, magari degli alieni di un’altra civiltà sbarcati da dischi volanti. Battute a parte, non è razzismo, è soltanto obiettività, un guardare le cose in faccia. Un altro sintomo inquietante – per noi Italiani – è che Padoan abbia dichiarato – ce n’era bisogno? – che lui e Moscovici sono “molto amici”. Date le sue dichiarazioni, non vediamo, tra l’altro, quale manovra possa operare il ministro della burocrazia Padoan per far crescere l’economia italiana non soltanto nelle dichiarazioni di Renzi e nelle sue – di Padoan – fantasie.

Il grafico che ha presentato da Lucia Annunziata lascia il tempo che trova, ed è lecito dubitare della sua credibilità, dato che da quella parte si tende a classificare come posto di lavoro – anche a tempio determinato – anche un lavoretto di due ore. Perfino Bersani, notoriamente di sinistra, ha criticato il fatto che i ‘posti di lavoro’, che siano un milione o due – come afferma don Matteo Renzi – sono calcolati anche sul lavoretto che un giovane universitario possa svolgere, magari falciando l’erba del prato del vicino. Nonostante la sua appartenenza politica, Bersani dice cose piuttosto giuste, lamentandosi che i suoi omologhi non riescano neanche a vedere ‘la mucca nel corridoio’. In pratica, il gioco – e sarebbe ora – afferma Bersani, è finito: non si può più prendere in giro la gente, bisogna rispondere alle esigenze della nazione in maniera concreta. Renzi finora ha soltanto giocato con la credulità dei più, ma ora bisogna smetterla: questa la preoccupazione di Bersani.

La preoccupazione di Moscovici, invece è che con Renzi fuori gioco con il suo PD, e i sinistri sparpagliati, nei confronti di un centrodestra tenuto insieme da Berlusconi – checché se ne dica, è ancora, alla sua età, l’uomo più leader di tutti – e di un M5S all’arrembaggio, chi sosterrà l’impalcatura europea, specialmente dopo la Brexit? È chiaro che l’uscita dell’Italia dall’UE, nel caso vincesse un partito antieuropeista, sarebbe fatale per l’Unione. Da Bruxelles vogliono un governo europeista in Italia, ma chi va a votare saranno gli Italiani, che dell’Europa, nella maggior parte, ne hanno ‘i Gentiloni pieni’, per parafrasare un titolo di Libero in prima pagina di qualche tempo fa.

Gentiloni, per Mosco &Co. sarebbe l’ideale: vellutato, tutt’altra cosa di Renzi, sempre in grigio – in realtà è grigio dentro come fuori – giacca e cravatta, senza le maniche di camicia di un Renzi in una ‘mise’ di sinistra ormai desueta, buona per gli anni ‘50 – ora anche la sinistra mette la giacca e la cravatta, tranne alla FIOM – origini moderatamente blasonate, in tinta con le pareti del Parlamento europeo, riesce a sparare balle con una credibilità che don Matteo non ha mai avuto. Ma sono balle istituzionali, bisogna dirlo a sua discolpa: sarebbe interessante sapere cosa direbbero questi personaggi rappresentativi se potessero parlare a cuore aperto.

Dopo tutto ognuno ha una sua dignità. In tutto questo, arriva un Moscovici qualunque, dopo che abbiamo anelato a questo appuntamento elettorale per anni, noi Italiani; non vediamo l’ora di andare alle urne per esprimere, dopo quattro governi non eletti, finalmente il nostro parere, – il nostro, non quello dell’UE – e ci vorrebbe scippare il risultato elettorale. Che sarà, tutto concluso, forse deludente, ma sarà il nostro, senza condizionamenti. Un intervento, il suo, da cartellino rosso, che dimostra che l’UE non è poi così solida come si vuol far credere. Anzi, a guardarla bene, è un organismo in putrescenza, come quelle balene che si spiaggiano e muoiono sulla battigia, ammorbando – meschine – l’aria per chilometri. Non è colpa loro, i balenotteri e i capodogli non vorrebbero spiaggiarsi, anzi. Ma sono fuorviati dalle air bomb dei petrolieri inquinatori e dai sonar dei grandi battelli da pesca.

E’ il progresso, miei cari, il progresso, e nessuno lo può arrestare. Si può invece arrestare l’avanzata di una Unione Europea che ci è stata nemica e antipatica fin dal principio, quando ha voluto colpire in maniera idiota i nostri prodotti tipici, sopravvissuti solo grazie alla caparbietà dei nostri produttori. E ci è stata, e ci è ancora più odiosa, quando ci costringe ad importare arance dal Marocco, olio d’oliva di infima qualità spacciato per OEVO, franco di dazio, venduto a tre euro e cinquanta nei supermercati, dalla Tunisia; frutta e verdura dalla Spagna, e chissà cos’altro dall’Algeria, il tutto per favorire pochi maneggioni che sono a ridosso dei nostri parlamentari europei, distruggendo la nostra agricoltura, e mettendo in ginocchio la nostra economia agricola. Bel risultato! E poi Moscovici e soci pretendono pure che il nuovo governo italiano sia europeista, e per far questo lanciano un messaggio per una ‘offerta che non si può rifiutare’, come Marlon Brando nel Padrino. Le frasi di Moscovici contengono un velato avvertimento: senza continuità, rischiamo di far la fine di Berlusconi, con lo spread oltre 500. Fatto fuori Renzi, il tavolo traballa, e i capi d’oltreoceano spingono l’UE a rinserrare le fila. A meno che non intervenga, come già ha fatto altre volte, il presidente emerito, re Giorgio, l’aggiustatutto.

In soccorso di Moscovici e della sua gaffe elettorale, interviene Tajani. “Pierre Moscovici è un commissario socialista francese” afferma Tajanima si fa fatica a credergli. “Non parla a nome dell’Unione Europea.” Comunque Tajani dice poi dell’Unione Europea che “Ci sono preoccupazioni in Europa per l’instabilità in Italia. Ma se fossi stato nei suoi panni, sarei stato più prudente, non avrei fatto quella dichiarazione nel mezzo della campagna elettorale”. Ha concluso Tajani: “Il messaggio della UE non è quello di Moscovici, le istituzioni europee non devono interferire.” Speriamo che sia vero, anche se è poco credibile, la posta in gioco è troppo alta. Comunque Tajani si è reso conto che Moscovici, come si dice, l’ha fatta fuori del vaso, e ha cercato di rimediare, ma ormai il danno è stato fatto. Tastando il polso a questa Europa, è chiaro che ci sono delle patologie gravi, come la preponderanza arrogante delle multinazionali. Al punto che ormai sono loro che governano di fatto, imponendoci prodotti e disposizioni di legge. Sullo sfondo la Trlaterale, o Bilderberg, o Nuovo Ordine Mondiale, o chiamatele come volete, ma sono i potenti della terra, così potenti da provocare le dimissioni di Berlusconi con la manovra di quattrocento miliardi sul mercato mondiale. Quattrocento miliardi di euro un uomo della strada li vedrà nella sua vita forse solo scritti sul muro: loro li maneggiano. Dovremo rassegnarci allo ‘schiacciamento islamico’ della nostra civiltà occidentale, come afferma Monsignor Negri? I nostri pronipoti saranno tutti caffelatte? Chi vivrà vedrà. A noi resta il privilegio d’aver vissuto un periodo in cui non c’erano queste trasformazioni. Forse fra un po’, a nome del gender, i bambini nasceranno grezzi, da rifinire verso la maggiore età, con gli organi sessuali relativi alla loro scelta. Oppure potranno scegliere di averli tutti, per una più completa e libera sessualità. I bambini nasceranno in provetta, su ordinazione, secondo le crocette tracciate su apposito questionario. Libertà, cosa non si fa nel tuo nome! Alla finestra, Putin osserva: e chissà che non sia proprio lui a risolvere la situazione. Dopo tutto, pare che i Russi siano molto bravi nell’hackeraggio elettorale, a far pendere la bilancia nella direzione voluta. Non sappiamo come la pensa, ma sarà forse meglio di ciò che ci si prospetta.

Roberto Ragone

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Economia e Finanza

Elezioni marzo 2018, i colpi di coda del Pd: stipendi maggiorati ai funzionari Anac

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Un quotidiano ha riportato ultimamente la notizia dell’emendamento voluto da Renzi, su richiesta di Cantone, della possibilità, dal 2019, di raddoppiarsi gli stipendi autonomamente, emendamento inserito nella manovra di bilancio ‘in articulo mortis’, cioè appena prima dello scioglimento delle Camere.

La notizia, non rimbalzata su altre testate, merita sicuramente un approfondimento

‘Quis custodiet ipsos custodes?’ recitava Giovenale, in una delle sue satire. Chi controllerà i controllori? Che proprio i controllori dei tanto citati 30 miliardi di evasione fiscale debbano essere ‘solleticati’ nei confronti dell’ex presidente del Consiglio da questo emendamento così appetitoso? Sappiamo cosa succede – e ciò che accade alle Regioni ne fa fede – quando in Italia si da’ agli organi amministrativi la possibilità di legiferare su argomenti così sensibili come gli emolumenti. Un sospetto è più che legittimo, visto che siamo in ‘modalità campagna elettorale’, e cioè che senza colpo ferire don Matteo, con la sua solita astuzia ai limiti della correttezza – che qualcuno chiama ‘capacità politica’, ma solo perché vota PD – abbia voluto ipotecare il futuro a suo favore, non solo l’immediato ma anche quello un po’ più in là nel tempo.

Non vogliamo entrare nel merito di ciò che potrebbe significare avere dalla propria parte i funzionari ANAC riguardo al caso di papà Renzi:

Questo lo stabilirà la Magistratura, ed è un sospetto legittimo per l’uomo della strada. Ma, come diceva Cicerone, la moglie di Cesare non deve soltanto essere onesta, ma tale apparire agli occhi di tutti. Risulta quindi senz’altro inopportuno avere inserito l’emendamento in oggetto nella legge di bilancio, soprattutto a camere quasi sciolte, in extremis. Siamo sotto elezioni, e ogni illazione è perfettamente comprensibile. L’Italia, a sentir ciò che si dice in TV e sui giornali, è in deficit soprattutto per l’evasione fiscale e la corruzione: essendo la corruzione un reato, a combatterla dovrebbero essere sufficienti le Forze dell’Ordine, Polizia, Finanza, Carabinieri, eccetera. Da noi invece s’è sentito il bisogno di creare un organismo dedicato, l’ANAC. Ma se anche questo dovesse essere in odore di favoritismi, allora saremmo proprio rovinati. L’evasione riguarda traffici di denaro su cui nessuno paga le tasse, e la corruzione riguarda traffici di denaro illeciti: ambedue ricadono sotto la stessa classifica dell’evasione fiscale, dato che nessuno mai potrà, per assurdo, pagare le tasse su di una mazzetta. Allora di che stiamo parlando? Dov’è la vera evasione fiscale?

Se la finanza stabilisce che l’evasione in Italia è di 30 miliardi l’anno, euro più, euro meno, come fa a calcolarne l’ammontare?

Semplice, in maniera induttiva con dei parametri fissi che derivano da dati incrociati di consumo. Ma ciò che produce la prostituzione, o ciò che produce lo spaccio di droga, non verranno mai alla luce nei parametri di calcolo, pur essendo individuabili attraverso i dati che la finanza incrocia. Quindi stiamo parlando di una evasione endemica, non recuperabile: a meno che non si voglia concedere la partita IVA alle prostitute, e far loro pagare le tasse. Anche se non si sa su quale modello 730 sarebbe possibile detrarre le cifre relative. Stesso discorso per la droga. La Flat Tax, o meglio, quel provvedimento che riguarda la riforma fiscale di Trump, si legge in questi giorni sui quotidiani, ha convinto Marchionne a salutare la Fiat in Italia, per trasferirsi definitivamente in USA con un investimento di un miliardo di dollari, bonus in busta paga di 2.000 dollari ciascuno ai 60.000 dipendenti, e la creazione di 2500 nuovi posti di lavoro. Il tutto originato dalla nuova riforma fiscale dal tento deprecato – in Italia – governo Trump. Noi diciamo che un miliardo di dollari Marchionne avrebbe potuto investirli in Italia, un paese a cui non manca certo la mano d’opera, e anche forse migliore di quella americana. I 2500 nuovi posti di lavoro, a dispetto dei fantomatici milioni di Renzi, – che poi si rivelano essere una bolla di sapone, sostenuta solo da un Jobs Act fallimentare, che quando avrà esaurito i suoi vantaggi a carico dello Stato mostrerà cos’è davvero, con un licenziamento improvviso di centinaia di migliaia di occupati in realtà a carico dello Stato italiano – Marchionne, come altri investitori internazionali che fuggono dall’Italia, avrebbe potuto crearli in patria, e non finanziati dallo Stato, ma da una vera, reale, autentica ripresa economica, presente soltanto nella fantasia dei nostri burocrati.

Già, i burocrati come il ministro Padoan, che è andato da Lucia Annunziata solo per parlar male della Flat Tax:

Quelli che guardano solo a cosa perdono nell’immediato, senza minimamente spingere lo sguardo oltre il loro naso. L’Italia è prigioniera del burocrati e della burocrazia, e non si può più credere alla loro buone fede. Hanno in mano il potere reale, e lo tengono ben stretto: che tutto cambi purchè tutto rimanga invariato. Fanno fatica, questa gente, a capire che la aliquote basse incentivano il mercato, sciolgono le briglie all’economia, mettono le ali al paese e alla fine lo Stato incassa di più Fanno fatica, questa gente, a capire che il guadagno dello Stato è sul giro dei soldi: più è veloce, più tasse gli imprenditori lasciano nelle casse del Ministero delle Finanze. Aumentando le aliquote, invece, si incoraggia l’evasione, si blocca la crescita, si allontanano gli investitori. Oggi tanti vanno all’estero per fare un leasing automobilistico, dato l’assurdo costo del bollo di circolazione e delle assicurazioni. Grazie al taglio delle tasse di 1500 miliardi di dollari, altre aziende americane hanno annunciato premi ai loro dipendenti. La Walmart ha aumentato il salario da 9 a 11 dollari l’ora, ampliando i benefit per i congedi parentali. La compagnia telefonica A&T, come altre aziende. Ha annunciato gratifiche di mille dollari ai dipendenti. Più denaro circola, più tutti guadagnano, anche lo Stato americano che recupererà i 1500 miliardi di tagli con gli interessi. Il denaro versato nelle casse dello Stato italiano non produce un fico secco, quello nelle tasche dei cittadini fa volare l’economia.

Ma certo, in Italia siamo più furbi di tutti:

Pretendiamo che si paghi un caffè con il Bancomat, così l’evasione fiscale sarà sconfitta, e i finanzieri, invece di andare a controllare i conti dei soliti noti, o di alcune ben note cooperative, notoriamente mancanti sotto il profilo adempimenti fiscali, staranno fuori dei bar per controllare che chi esce abbia in mano lo scontrino, e, da ora in poi, anche la ricevuta del bancomat. Cosa dovrà fare il barista per coprire le nuove spese di POS e di carta magnetica, se non aumentare il prezzo? Sappiamo che i bar, nella maggior parte, lottano con le tasse e le imposte comunali, sempre più esose da quando lo Stato ha chiuso i cordoni della borsa. In realtà le tasse le pagheremo noi avventori, cioè coloro su cui alla fine vanno a pesare tutte le spese, comprese quelle dell’ANAC di Cantone. Con buona pace di coloro a cui basta una telefonata per mettere sottoterra una cartella esattoriale. Dov’è l’evasione? Giudicate voi, non certo in una tazzina di caffè. Purtroppo da qualche parte non si riesce a capire che abbassando le aliquote fiscali si incassa di più: oppure non lo si vuol capire, per continuare a tenere la nazione sotto il tallone.

Vien da pensare che a qualcuno la corruzione e l’evasione facciano comodo:

Altrimenti sono due piaghe che già da tempo sarebbero state sconfitte. Come la mafia. Si parla tanto male dei rigurgiti fascisti, ma l’unico che aveva messo fuori combattimento la mafia è stato il ventennio. Un pensiero va all’allora colonnello Rapetto della G.d.F., dimessosi per aver scoperto un’evasione di dodici miliardi di euro a carico della lobby delle macchinette, condonati con un versamento di due miliardi e mezzo, e senza Equitalia. Siamo in Italia, dove alcuni non pagano, affinchè altri lo facciano al posto loro. Ma non con un caffè.

Roberto Ragone

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