Connect with us

Editoriali

Si scrive accoglienza, si legge bivacco indecoroso: intanto Minniti e Gentiloni sono soddisfatti

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Si scrive immigrazione e si legge speculazione, come si scrive accoglienza e si legge bivacchi indecorosi o si scrive integrazione e si legge utopia. Li possiamo trovare infreddoliti fuori dai supermercati, pronti ad aiutare le signore a scaricare la spesa in macchina sperando di avere in cambio un segno di riconoscenza, 50 centesimi, un euro. Altri si radunano nelle stazioni ferroviarie. Qui si riparano meglio finché, su segnalazione di qualcuno zelante, non vengono cacciati via dalle forze dell’ordine, costretti a ritirarsi nei parchi, nei giardini ed i più fortunati in alloggi fatiscenti, da lungo dismessi e abbandonati. Si sta parlando dell’immigrazione clandestina perché per quelli aventi diritto lo Stato, che siamo sempre noi, procura alloggio, vitto e una diaria per piccole spese.

Tutta l’accoglienza si ferma qui. Vitto e alloggio per i regolari e bivacchi per i clandestini

Per meglio rendere l’idea di cosa s’intende per “bivaccare” Wikipedia dà questa definizione: “In castelli e abbazie erano aperti alle armate di feudatari e principi durante le loro marce. Le masse popolari che, incitate dall’entusiasmo religioso, accorsero alle Crociate in Medio Oriente, erano più una folla disordinata che un esercito e tutti, a parte i cavalieri più importanti e i principi con il loro immediato seguito, bivaccavano sul terreno come le selvagge tribù nomadi che erravano le pianure dell’Asia”. Soffermiamoci su questa informazione. “Le masse popolari bivaccavano sul terreno come le selvagge tribù nomadi che erravano le pianure dell’Asia”. Tutto questo non fa venire in mente i tanti accampamenti indecorosi e degradanti degli immigrati seminati per tutta la penisola? Stessi accampamenti sbandierati come punto di diamante dell’accoglienza? E’ proprio vero che alla vergogna non c’è limite e la spudoratezza è stata elevata al rango di virtù.

Per la sinistra ideologizzata, questa massa che bivacca su prati, nei parchi e giardini si chiama accoglienza

I politici si trincerano dietro le parole del pontefice, invece Papa Bergoglio, a riguardo dell’immigrazione ha detto ben altra cosa. Nel Messaggio mondiale della Pace, il Papa auspicava la “capacità di avere uno sguardo contemplativo, capace di guidare il discernimento dei responsabili della cosa pubblica, così da spingere le politiche di accoglienza fino al massimo dei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso”. Integrare, spiegava il Papa in quell’occasione: “significa permettere a rifugiati e migranti di partecipare pienamente alla vita della società che li accoglie, in una dinamica di arricchimento reciproco e di feconda collaborazione nella promozione dello sviluppo umano integrale delle comunità locali.” Come si fa a confondere “l’arricchimento” e “la partecipazione alla vita della società” con la politica di scaricare masse di esseri umani, nell’abbandono e nel degrado? A meno che non ci sia qualche speculazione sotto, andare a recuperare gli immigrati dai campi di smistamento in Libia, portarli in aero in Italia per poi gettarli nei ghetti della disperazione, è puro sadismo.

Può uno Stato arrivare a tanto?

Esempi di accampamento, ghetti della disperazione, gironi danteschi dove poveri immigrati, la cui unica loro colpa è di avere creduto ed accettato l’invito del governo italiano, ora errano per il Belpaese dove li troviamo di notte nascosti in giacigli, avvolti nelle buste della spazzatura, loro unica protezione contro freddo e pioggia. Li troviamo accampati a Roma al Colosseo, nel più completo degrado nel quartiere del Colle Oppio, nell’incuria a porto di Ripa, sugli argini dell’isola Tiberina, nei parchi e nei giardini. E’ l’umanità ridotta a rifiuto! Squallidi accampamenti a Milano di immigrati afghani e pakistani. Gironi danteschi a Reggio Calabria ed in ogni dove.

 

Intanto il Ministro Minniti e il presidente Gentiloni si dichiarano soddisfatti

Soddisfatti del lavoro svolto perché i flussi sono diminuiti, tanto vero che stanno andando a prelevarne altri con gli aerei militari. Per l’Europa e la sinistra italiana tenere questa parte dell’umanità nascosta in ghetti li rasserena perché occhio non vede, cuore non duole.

Il buon senso, invece, finalmente arriva dai vescovi africani

Con la voce di Monsignor Ndiaye: “E’ meglio restare poveri nel proprio paese – ha detto – piuttosto che finire torturati nel tentare l’avventura dell’emigrazione”. E poi ha continuato “Cari ragazzi tocca a noi costruire il nostro paese, tocca a noi svilupparlo, nessuno lo farà al posto nostro.” In ultimo, i vescovi, rivolgendosi agli immigrati, hanno dato prova di buon senso, cosa che fino ad ora è mancata ai nostri politici: “Se i nigeriani emigrati clandestinamente, invece di spendere così tanto per il viaggio, avessero investito quelle somme di denaro in maniera creativa in Nigeria, in attività economiche, adesso sarebbero degli imprenditori.” Non è mai troppo tardi. Minniti e Gentiloni ascoltino e imparino dai vescovi africani. La soluzione del problema non si risolve con gli aerei militari. Non si risolve l’emergenza immigrazione tanto meno inviando i nostri militari in Niger, paese che, nell’area, versa nelle condizioni più critiche. Il delta del Niger è caratterizzato da una lunga scia di una crisi di legittimità etno-politica. Dio non voglia che l’Italia debba avere la triste esperienza di Nassiriya per avere condisceso alla politica dell’alleato Macron mentre l’Onu sta a guardare!

Lo sragionamento di Roberto Saviano, poi, la teoria di Luigi Manconi e gli scioperanti dell’ultima ora pro Ius Soli, con l’immigrazione non hanno nulla a che fare

Gli 800mila bambini nati da genitori extra comunitari hanno gli stessi diritti dei bambini di genitori italiani. Lo Stato italiano non gli ha mai negato nulla. In aggiunta hanno la facoltà, al raggiungimento del 18mo anno, di poter scegliere se mantenere la cittadinanza dei genitori oppure optare per quella italiana. La campagna pro Ius Soli è ideologica , violenta e vuole impossessarsi della libertà di scelta, diritto che spetta legittimamente al minore, al raggiungimento della maggior età. Si dà da pensare che si vuole sacrificare un diritto del minore sull’altare del consenso elettorale. Si spera che questa campagna ideologica vada messa in soffitta e al suo posto sia data precedenza all’emergenza “lavoro”.

L’orologio che si affaccia su piazza di Montecitorio ha suonato l’ora tanto attesa dal Paese, dare fine alla serie di governi del presidente

Quattro per la precisione, insediatisi a Montecitorio non per volere del Popolo. L’ora del “tirare a campare” è finita, si torna a casa. Per Gentiloni quell’orologio continuerà a battere solo per lo sbrigo dell’ordinaria amministrazione, dopodiché passerà le chiavi ai nuovi inquilini. Nessun rimpianto, nessuna nostalgia. Chi subentrerà avrà un durissimo compito, raccogliere i cocci, prepararsi per la quadratura del cerchio e rimuovere i residui nascosti sotto i tappeti, lasciati lì dai precedenti governi.

Emanuel Galea

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere
Commenti

Editoriali

Stato di bandiera, Convenzione di Dublino e asilo politico: A.a.a. cercasi buona volontà

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Stato di bandiera, Convenzione di Dublino e… l’asilo politico
Secondo l’ordinamento giuridico, l’espressione Stato di bandiera indica “lo Stato che attribuisce la propria nazionalità ad una nave oppure un aeromobile”. Ai sensi della Convenzione di Ginevra (II, 5, 1) e della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS, 91, 1), affinché uno Stato possa legittimamente concedere la sua bandiera deve esistere un “legame sostanziale” tra la nave e l’ordinamento nazionale. Questo è molto importante e potrebbe risolvere le tante discussioni che nascono ogni volta che una Ong decide di sbarcare i suoi “naufraghi” nei porti italiani. Questo stato di Bandiera fa da pendant, forma una coppia, con il Trattato internazionale, comunemente conosciuto come Convenzione di Dublino. Quest’ultimo, modificato nel 2013 e rinominato Dublino III prevede: “I cittadini extracomunitari che fuggono da Paesi d’origine perché in guerra o perseguitati per motivi di natura politica o religiosa possono fare richiesta di asilo solo nel primo Paese membro dell’UE in cui arrivano…..”

Dunque da una parte il rifugiato può fare richiesta d’asilo solo nel primo paese membro dell’Ue in cui arriva e dall’altra parte la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS, 91, 1), stabilisce che è lo Stato che attribuisce la propria nazionalità ad una nave e l’esposizione della sua bandiera ed ergo, la coperta delle navi nella fattispecie, rappresenta il paese in cui per primo il rifugiato arriva e quindi è lì, il luogo designato da Dublino III dove dovrebbero essere presentate le richieste d’asilo. Fino a qui è tutto chiaro e non si capisce quali siano le difficoltà che impediscono l’attuazione di tale iter.

Ritornando all’ultimo episodio della Sea Watch III e del successivo spettacolare ed improvvido arrembaggio dei deputati PD su quella nave, molti sono stati i commenti per dimostrare la natura propagandistica di quel gesto e non intendiamo ritornarci sopra.

Una battaglia da portare a Bruxelles passata nell’ombra

Durante i vari dibattiti, allora, ci sono state voci di giuristi che avevano accennato ai principi di cui tratta questo articolo.
Desta molta meraviglia dunque che la loro voce sia caduta nel più assordante silenzio e nessuno della maggioranza di governo si è interessato di accogliere quella riflessione che dell’emergenza immigrati, offriva su un piatto d’argento la soluzione, una battaglia da portare a Bruxelles, l’uovo di Colombo.
Il combinato disposto “Stato di bandiera” e “Convenzione di Dublino III”, a tutti gli effetti potrebbe essere considerato un assist a Salvini , la mossa giusta da giocare in Europa. Potrebbe anche essere una sfida alle Ong per farle uscire fuori dall’equivoco e infine per i signori di Bruxelles ci sarebbe una proposta “che non potrebbero rifiutare” senza perdere ulteriormente la faccia e così costringerli a dichiararsi.

La soluzione c’era, non si vedeva oppure non la volevano vedere, altrimenti non si comprende perché il decreto sicurezza bis non l’abbia presa in considerazione, sollevando l’eccezione.

Grava sull’attuale emergenza immigrazione anche il “libero convincimento e la discrezionalità” dei giudici.

Sulla legalità, la libertà e l’arbitrio nell’applicazione della legge, si rimette la materia ai tecnici giurisdizionali. E’ tutto un altro problema meritevole di un serio dibattito. Auguriamoci che qualcuno lo metta in agenda.
Il tema oggetto del presente articolo appartiene alla sfera politica ed è il Parlamento che deve prendersene carico.
Sarebbe più facile che i comandanti delle navi di salvataggio, le Ong incluse, venissero approvvigionate dal proprio “Stato di bandiera” di moduli ufficiali emessi per la richiesta d’asilo. A salvataggio avvenuto, i profughi verrebero identificati e in mano al comandante dovrebbero firmare la propria richiesta.
La stessa richiesta, annotata sul registro di bordo, sarebbe, un valido documento per i rifugiati per permettere loro poi di attraversare la frontiera ed arrivare nel paese che esaminerà ed eventualmente concederà la richiesta d’asilo. Caso contrario sarà quel paese a rimpatriare l’emigrante non avente diritto.

Quanto esposto faciliterebbe di molto la risoluzione del problema dei rifugiati a bordo delle navi Ong. Parlando dell’Italia, se la richiesta risultasse negativa, quell’emigrato andrebbe a sommarsi agli arrivi fantasma, gli emigranti economici che arrivano sulle coste italiane in piccoli numeri. su pescherecci, velieri ed altri natanti senza bandiera alcuna.

A proposito, la succitata Convenzione, specifica anche che : “ Le navi da guerra di qualsiasi Paese (Navetta Guardia di finanza ndr) possono pertanto, nell’ambito dell’esercizio dei poteri connessi al diritto di visita sottoporre tali navi a inchiesta di bandiera e, qualora risulti confermata la mancanza di nazionalità, catturarle e condurle con la forza in un porto nazionale per gli opportuni provvedimenti”.

Una parentesi riguardo a questi “poveri disgraziati che arrivano da noi in cerca di un futuro migliore”

A prescindere dal fatto che l’Italia non è in grado di offrire qualsiasi futuro a chiunque, vedi gli 80 mila giovani che ogni anno espatriano in cerca di lavoro. Dicono questi signori: si dimentica che anni fa anche gli italiani emigravano, andavano in America bla, bla, bla.

Punto primo. L’America a quei tempi stava nascendo e offriva mille occasioni a chiunque. Non è il caso dell’Italia. Poi, ed è il punto che interessa, gli emigranti appena arrivati non andavano in giro. Tutti sbarcavano su Ellis Island, che si trova nella parte alta della baia di New York. Qui venivano identificati, visitati e riconosciuti e talvolta rimanevano stanziati qui, seduti su panchine di legno, per due, tre giorni aspettando il verdetto degli ispettori della dogana. Se non passavano l’esame medico venivano rispediti indietro con il primo piroscafo che salpava per l’Italia e dovevano aspettare sempre qui. Comunque erano altri tempi, non è corretto parlare di emigranti italiani di allora comparandoli con quelli di oggi.
A proposito di isola americana e sbarco degli emigranti, leggendo una notizia data da Askanews il 2 febbraio 2017, si ha la conferma di quello che già era di dominio pubblico. Secondo il Washington Post, in una delle sue solite “straordinarie”, Donald Trump avrebbe sbattuto il telefono in faccia al presidente australiano Malcolm Turbull, perché questi avrebbe firmato un accordo con Obama per inviare in America i rifugiati tenuti in Australia in campi detentivi di natura controversa. Continuava, il Washington Post, quell’accordo sarà comunque onorato perché lo scorso novembre è stato firmato e prevedeva l’accoglienza in Usa di una parte di quei 1.600 emigranti che allora erano parcheggiati nei parchi dell’isola di Manus e di Nauro.

Seguendo la scia di questa notizia, molti si sono ricordati dell’Isola dell’Asinara, già dagli anni ‘70 carcere di massima sicurezza con i maggiori esponenti dell’Anonima Sarda.

Oggi l’isola è praticamente inutilizzata, a parere di tanti, e dicono che per venire incontro all’emergenza, potrebbe essere attrezzata come campo di accoglienza per quegli immigrati economici che arrivano singolarmente più quelli irregolari sparsi per l’Italia e quelli a cui viene negato il diritto di asilo. Sarebbe un luogo ideale per ospitarli in attesa della loro collocazione oppure del loro rimpatrio.

Sull’isola già esistono le strutture di base ed una volta aggiornate ed attrezzate con un adeguato servizio sanitario, di sicurezza, amministrativo e tutte le strutture necessarie per una degna accoglienza, si potrebbe evitare di disseminare “gli irregolari” per tutta Italia. Così operando l’Italia potrebbe offrire una migliore permanenza in attesa del rimpatrio o della collocazione in altri Stati.

L’emergenza immigrazione è una realtà.
Fatto!
Gli ordinamenti per affrontarla ci sono tutti.
Fatto!
La buona volontà? AAA cercasi!

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Editoriali

Operazione liberazione dall’inferno libico, arriva la confraternita della misericordia italiana: “Alzatevi, armatevi, partite”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

L’ordinanza del Gip Alessandra Vella, giudice per l’indagine preliminare presso il Tribunale di Agrigento, inerente al caso della capitana Rackete, depositata lo scorso 2 luglio e l’emergenza umanitaria degli emigranti nei lager in Libia, scuotono le coscienze ed esigono dall’Italia e dalla sua centenaria generosità e la sua innata vocazione umanitaria, un’iniziativa  a favore di quei sofferenti, in virtù del principio giurisprudenziale testé sancito a Lampedusa e cioè, il diritto ad atti violenti umanitari.

Nelle 13 pagine dell’ordinanza, il Gip, dott.ssa Alessandra Vella, compiendo una lunghissima e meticolosa disamina, percorre il diritto Costituzionale, la convenzione SAR, le convenzioni internazionali, il diritto consuetudinario e la convenzione delle Nazioni Unite sulle leggi del mare. Un’esauriente documentazione che illustra gli obblighi del capitano in ordine alle operazioni di soccorso in mare.

Quando poi la dottoressa arriva a fare delle valutazioni del caso in esame, convinzioni ed opinioni personali prendono il soppravvento ed  accantonano la documentazione.

L’interpretazione personale sembra volere dominare il ragionamento dell’ordinanza

Si fa riferimento al decreto sicurezza bis,  si commenta il fatto dei porti chiusi, si legittima  la scelta di un comandante di nave che soccorre migranti in zona Sar libica di fare rotta verso l’Italia e non spiega perché si esclude Malta, si legittima l’attraversamento irregolare della frontiera, nega la  natura di nave da guerra alla barca della finanza e altre valutazioni. Il tutto sorretto in nome del “sovrano diritto umanitario”.

Ciò nonostante, le sentenze, si dice, vanno rispettate e la presente non fa eccezione. Comunque, questa ordinanza farà giurisprudenza e avrà dei lunghi strascichi.

Per “l’inferno libico” tre sono le considerazioni da fare: l’emergenza, gli strumenti per affrontarla, le persone e le volontà disponibili

A raccontare l’orribile scenario dei campi di concentramento in cui si tengono segregati gli emigranti che dal subsahariano arrivano continuamente con la vana speranza di approdare in Europa, non c’é solamente Human Rights Watch perché altri, come Avvenire, parlamentari vari, giornalisti ,la maggior parte dei talk show televisivi e tante omelie dei parroci e alcune pastorali dei vescovi,  tutti sono concordi a certificare gli  orrori di quell’inferno. Le torture e le sevizie raccontate dagli emigranti fortunatamente  riusciti ad arrivare salvi  in Italia, sono delle testimonianze oculari di quel inferno libico dove, dicono,  ci sia un “vero sterminio di popoli sub sahariani”.

Quale persona con un minimo di sentimento di pietà potrebbe mai rimanere indifferente al grido di dolore che s’innalza da quei lager?

Le ragioni per una iniziativa umanitaria ci sono tutte e l’ordinanza di Agrigento segna il percorso da seguire. Aspettare aiuti dall’Europa è solo un sogno, interventi da parte  dell’Onu è una chimera, l’assistenza delle istituzioni internazionali è un’ingenuità..

L’unica speranza resta nella  buona volontà degli italiani che non manca. L’Italia per la sua storia, per la sua cultura civile, sempre aperta alla solidarietà, all’accoglienza, anche se oggi non si può più dire cattolica al cento per cento  essendo  la stragrande maggioranza diventata laicista, pro aborto, pro divorzio, pro unioni civili, pro eutanasia, PERO’ questa grande maggioranza rimane più che mai sensibile a un’emergenza umanitaria e certamente non si tirerà indietro se viene chiamata a prestare aiuto a quei sfortunati.

L’ordinanza di Agrigento del 2.7.2019 sta offrendo un’opportunità unica, un  valido strumento a tutti quegli italiani che fino ad ora hanno riempito piazze, social network, giornali, ore pomeridiane di talk show, prediche sui sacrari delle chiese e delle cattedrali, sedi di partiti e movimenti sociali, tutti pro “porti aperti”, tutti pro accoglienza, tutti pro altri gommoni stivati di povera gente verso Lampedusa, altre navi Ong che trasferiscono disgraziati dalla povertà africana all’indecenza italiana.

Un’opportunità unica anche per don Paolo Farinella che chiuse la chiesa a natale per protestare contro Salvini. Anche per don Armando Zappolini che per protestare gettò il presepe dentro la spazzatura.

Sulla squadriglia navale delle Ong: la Sea Watch 1-2-3, La S.O.S. Mediterranee, la Proactive Open Arms, la Sea Eye, la Mission Lifeline con Fratoianni, Magi, Orfini, Del Rio,Faraone e friends si spera di vedere Saviano, Toscani, Leuluca Orlando, Zingaretti e Matteo Renzi. L’augurio di tanti italiani è di vedere in questa crociata Famiglia Cristiana, baluardo dell’accoglienza.

 Cari migranti sub sahariani, sofferenti in cattività, la vostra liberazione è vicina. Arriva la confraternita della misericordia italiana e vi riporterà tutti a casa vostra.

Suonate lo shofar! Si parte. Barra dritta. Direzione Tripoli, Zuara.

Alzatevi, Armatevi, partite.

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Editoriali

Radical chic o politically correct: chi comanda in Italia?

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

L’Italia da tempo è affetta da un morbo intellettualoide, quello dei ‘radical chic’, o, come si chiamano oggi, dei ‘politically correct’.

Sono una malagenia derivante dai comunisti con il Rolex, quelli che vanno alla guerra con il sedere altrui. Quelli che non si capisce poi bene in nome di quale principio e di quale filosofia, – not in my backyard – sono sempre contro tutto e contro tutti, tranne che contro le loro stesse nebulose idee.

L’origine di tale classe sociale non è lontana. Lo spartiacque, ancorchè portatore di un sano e necessario antigene ad un conformismo ottocentesco dei nostri genitori, che stava uccidendo l’evoluzione delle idee, lo possiamo considerare attorno agli anni ’60, con la musica rock a far da traino e da culla, con Woodstock, l’isola di Wight e Bob Dylan e Joan Baetz e tanti altri a farne da cantori. Noi abbiamo i nostri Guccini, De Andrè, Gaber, De Gregori, Vasco Rossi, Califano, Tenco.

Tutto bene, dunque. La guerra nel Vietnam, fonte di una contestazione epocale e globale – vedi i figli dei fiori – grande sconfitta degli USA, e prolungata da Nixon per motivi politici, è stata una delle più grosse catastrofi di questo secolo. Gli unici che ne hanno beneficiato sono stati i fabbricanti d’armi e i ricostruttori. Oggi il Vietnam è un paese anche turisticamente attrattivo, lasciando ormai da parte le valanghe di cannabis consumate dai militari USA e i milioni di morti da ambo le parti, per nulla. Tutto bene, se queste manifestazioni rimanessero come fatto storico, e non fossero state strumentalizzate dalla solita sinistra come fatto ideologico e partitico. In realtà il Vietnam è stato lo strumento e il teatro di un confronto militare indiretto fra la Russia e la Cina – blocco comunista – contro il gigante imperialista e capitalista statunitense.

Per cui oggi tutto ciò che non rispecchia certe idee è ‘fascista’. Il male di questa definizione, oltre che essere un falso storico – il fascismo è stato un periodo della nostra storia e ormai è morto e sepolto– insegna alle nuove generazioni concetti non esatti e non obiettivi.

Quello che infatti bisognerebbe guardare, al di là di ogni ideologia, è l’obiettività dell’insegnamento, senza della quale la mentalità ancora da plasmare dei ragazzi viene orientata – in buona o malafede, ma propendiamo per quest’ultima – in una precisa direzione, vedi anche il recente argomento arcobaleno del gender e dell’omosessualità che si vuol far passare come normalità.

Come anche la favola del fatto che la cultura esiste solo a sinistra, visto che nelle vecchie foto del ventennio sono raffigurate alcune Camicie Nere che sorridono intorno ad un falò di libri, chiaramente di stampo contrario al regime. Ma si sa, nei regimi totalitari queste cose accadono. Come oggi in Cina, dove tutti devono giurare fedeltà al Partito, pena severe punizioni. Eppure la Cina non è un paese fascista, tutt’altro: è esattamente all’opposto, un paese da falce e martello – questo lo dico per chi ancora oggi canta ‘Bella ciao’, quando i partigiani, anche loro non scevri da colpe, sono ridotti a pochi vecchietti pieni di nastrini e medagliette, con tutto il rispetto per il ruolo della Resistenza.

L’adolescenza è una bella età, e anche l’umanità, per giungere alla maturità, deve esserci passata attraverso. L’adolescenza, ci insegnano i pedagoghi dell’età evolutiva, è l’età della contestazione; l’età in cui, contestando i genitori, ci si può formare una propria personalità e un proprio carattere, senza retaggi. In realtà, l’adolescenza della nostra società, l’età della contestazione, è passata da un pezzo, da quegli inenarrabili, irripetibili anni ’60, quando tutto era una scoperta, dal sesso alla musica, alla cultura, alle letture di autori americani. Era di moda, allora, andare in cerca di un guru, segnatamente indiano, tipo Sai Baba.

Il viaggio in India era visto come una sorta di iniziazione, e il ritorno in patria del viaggiatore visto come l’avvento di un nuovo Messia, capace di spandere attorno a sé un nuovo Verbo, a dispetto delle idee cattoliche ormai cristallizzate e onuste di sensi di colpa e di castigo dei nostri genitori e dei nostri nonni. Insomma, nuove vie spirituali per la soluzione di problemi mai risolti. Anche oggi abbiamo buddisti in ritardo, che credono di trovare la quadra della vita nella filosofia dell’annullamento. Ma non siamo orientali, checché se ne voglia far apparire.

Quindi l’adolescenza della società dovrebbe essere un fatto acquisito, e tutti dovremmo sentirci più adulti e coscienti. Tranne i ‘radical chic’, o ‘politically correct’, gli adolescenti per principio, quelli che non si sa bene cosa vogliano, ma certamente sono sempre e comunque ‘contro’: ma non si capisce neanche bene contro chi o cosa, visto che in questa società vivono, lavorano, prosperano, riuniscono i loro salottini pseudo-culturali, letterari o meno, discutono dell’ultimo film di Wim Wenders o di Sophia Coppola, o dell’ultimo Premio Strega. Sempre centellinando un Veuve Cliquot e guardando al Rolex d’oro assicurato sul polsino della camicia.

Fu proprio questo tipo di società ‘bene’ a far eleggere alla presidenza della Regione Puglia Nichi Vendola, personaggio di rottura in quanto gay e di sinistra. Degli intoccabili egocentrici, parodiati e descritti molto bene trent’anni fa da Paolo Villaggio con il suo Fantozzi. Bene, tutta questa premessa serve ad una sola cosa: spiegare il perché Salvini non riesce a far bloccare i nostri porti. Operazione legittima, secondo la legge e secondo i nostri ordinamenti, e che ha ridotto al minimo le morti in mare. Ma purtroppo il muro dei radical chic e così via fa opinione, appunto, andando a combattere con il sedere degli altri, visto che nessuno di coloro che strepitano contro il respingimento, s’è mai offerto di ospitare i malcapitati. I quali, rei soltanto d’aver dato fiducia a ciò che nella loro patria gli hanno raccontato delle meraviglie dell’Italia e del loro dolce far niente, riscuotendo ogni giorno il corrispettivo di un mese di lavoro, o forse più, fra donne facili perché a capo scoperto – e scoperto non solo quello, oggigiorno – donne che si possono tranquillamente sottoporre con violenza ai bisogni dei propri straripanti ormoni; una terra in cui se protesti perché non ti piacciono le penne al sugo e il Cordon Bleu con le patate, subito lo puoi buttar via e ti danno il pollo e il riso, quello che tu (non) mangiavi a casa tua: giusto per la nostalgia. Puoi prendere i mezzi pubblici, treno, autobus, metro, senza pagare; e se ti chiedono il biglietto puoi picchiare il controllore, l’autista, i passeggeri. E se poi ti beccano, puoi picchiare i poliziotti, i carabinieri, la finanza, i vigili urbani, prenderli a morsi e scappare. E se non riesci a scappare, puoi far causa se ti fanno male durante l’arresto.

Alcuni Comuni, come quello di Milano, ino ossequio alla filosofia radical-chic e politically correct, hanno vietato perfino l’uso del taser, e lo spray al peperoncino è di dubbia legalità. E comunque, anche se vai a processo e ti condannano, stai tranquillo, perché nessuno ti metterà in galera, nessuno ti potrà espellere e rimandare nel tuo paese d’origine: i decreti di espulsione sono di carta, si piegano in quattro e si mettono in tasca. Perché questo è il paese di Bengodi, dove anche i magistrati sono dalla tua parte nell’interpretazione della legge, e dalla parte di chi, come Carola Rackete, la legge la mette sotto i piedi in almeno cinque modi diversi.

E, vedi, neanche lei ne subisce le conseguenze. Dal ‘luogo segreto’ in cui è stata portata per ‘motivi di sicurezza’ in seguito alle proteste della Germania, vedi lettera di Seehofer a Salvini – ma non era morto il Terzo Reich? Questo è il Quarto-Merkel? E perché ve la prendete con Mussolini, il ‘dittatore de noantri’? – non si sa dove sia andata a finire. Qualcuno dice in Australia, a sfogare la sua mania, anch’essa radical-chic e politically correct di donna bianca, rasta, ricca, viziata, nata dalla parte giusta del mondo, carica di opinabili tatuaggi – che brutta moda! – che nella pratica anche lei non sa che vuole. A trentadue anni, ancora adolescente. Il che sarebbe magnifico, se non denotasse una totale mancanza di maturità.

In Italia abbiamo, invece di Carola, il nostro Casarini, anche lui sempre ‘contro’. Dove c’è una legge dello Stato, fa di tutto per disobbedire, un adolescente a vita, un ‘disobbediente’ anche durante i fatti di Genova, insomma, anche pluripregiudicato. Il che non è proprio la giusta compagnia che vorremmo per i nostri figli. Casarini ha guidato l’approdo dell’Alex, la quale barca ha scaricato, stanotte verso l’una, tutti i suoi occupanti, per motivi dichiaratamente igienici. Immaginiamo la coda alle toilettes del porto di Lampedusa, dopo tanti giorni di navigazione: evidentemente non sono rimasti digiuni.

E poi parliamo di inquinamento dei mari per gli scarichi fognari delle città, dove i depuratori funzionano male o non ci sono del tutto! Un’altra nave umanitaria della Sea Eye tedesca ha preferito virare di bordo e dirigersi verso Malta, sperando di trovare meno coda ai cessi. Ma ormai il blocco dei porti non esiste più, e Salvini litiga con la Trenta perché dovrebbe mettere in atto ciò che la Meloni va predicando da anni: un blocco navale. Che non sarebbe una novità, visto che il PD, presidente del Consiglio Gentiloni, lo ha già attuato in passato. Alla faccia di Renzi che ci ha venduti per un piatto di lenticchie all’Unione Europea! Insomma, tanti migranti in Italia proprio non sappiamo dove metterli, ma pare che, secondo i 28 dell’Europa, il nostro paese sia l’unico che li può – li deve – accogliere, pena l’esser tacciati di scarsa o nulla umanità, pietà, principi cristiani, quelli stessi di cui bellamente si fottono i buddisti e gli atei, oltre che gli islamici, tranne che i profughi siano i loro. Anche il Vaticano, notoriamente inconcludente, a parte le esternazioni del Papa e dei suoi subalterni, pontifica – come è corretto dire – a proposito di accoglienza. Ma si vede che anche fra loro ci sono i radical-chic o politically correct. Perché in realtà non fanno nulla di tasca propria, tranne di recente con la Comunità di S. Egidio e le Chiese Evangeliche, creare – questo sì! – un corridoio umanitario con volicharter per profughi che realmente hanno diritto d’essere accolti, come i Siriani – perchè in Siria c’è davvero la guerra.

Allora il problema rimane insoluto. I migranti devono venire in Italia, ma dove metterli e cosa farne non si sa, se non alimentare le solite organizzazioni ‘umanitarie’ che se ne fanno carico e ci fanno la cresta. Se tutti i buonisti di maniera che protestano perchè siamo ‘cattivi e inumani’ prendessero in casa un migrante ciascuno, il problema – nostro – sarebbe risolto, ma non il loro. Perchè a loro basta protestare, anzi è un dovere civico farlo, a spese altrui. E poi? Tranne i pochi onesti, gli altri sono a spasso tutto il giorno a far danni, sapendo d’essere impuniti. E Salvini, sputtanato da Carola e dal giudice Vella, non può più reagire.

Quando un magistrato annulla l’autorità di un ministro del governo, siamo davvero a chiederci chi comanda in Italia. Sta a vedere che sono i radical-chic – o i politically correct?

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Traduci/Translate/Traducir

Il calendario delle notizie

Luglio: 2019
L M M G V S D
« Giu    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  

L’Osservatore su Facebook

I tweet de L’Osservatore

Le più lette di oggi

Copyright © 2017 L'Osservatore d'Italia Aut. Tribunale di Velletri (RM) 2/2012 del 16/01/2012 / Iscrizione Registro ROC 24189 DEL 07/02/2014 Editore: L'osservatore d'Italia Srls - Tel. 345-7934445 oppure 340-6878120 - PEC osservatoreitalia@pec.it Direttore responsabile: Chiara Rai - Cell. 345-7934445 (email: direzione@osservatoreitalia.it