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Cronaca

Sicilia in fiamme: polemiche al vetriolo tra Crocetta e Protezione Civile

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Tempo di lettura 2 minuti La situazione risulta davvero grave e i moltissimi fuochi ancora attivi sembrano resistere all'incessante sforzo dei reparti dei Vigili del Fuoco e Canadair

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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO – Come se non bastassero mai, le polemiche tengono sempre banco evidenziando in ogni modo problemi, inefficenze e carenze ad ogni livello lasciando sempre un certo amaro in bocca per il nostro paese sempre alle prese con i soliti rimbalzi di colpe e responsabilità che sanno più di immobilismo che di vero impegno ed interesse a risolvere i problemi. Questo rovente luglio verrà ricordato per la quantità di ettari bruciati che in tutta Italia segna in modo indelebile una certa inversione di tendenza relativamente alla media degli incendi boschivi registrati nelle estati precedenti.
 
Le giornate di fuoco in molte regioni dello stivale carbonizzano ettari e aree intere causando copiose evacuazioni e vittime. Al momento il triste primato sembra proprio spettare alla Sicilia. La situazione risulta davvero grave e i moltissimi fuochi ancora attivi sembrano resistere all'incessante sforzo dei reparti dei Vigili del Fuoco e Canadair che da giorni si adoperano per domare le fiamme che avanzano alimentate da un clima torrido e da un maldestro vento caldo che peggiora la situazione. In presenza della Commissione ambiente del Senato a Roma, il Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta ha polemizzato duramente senza peli nella lingua: "Lo Stato non ha rispettato la convenzione relativa alla fornitura di mezzi aerei lasciandoci improvvisamente disarmati dinanzi gli incendi quando non era più possibile ricorrere a mezzi alternativi senza violare le norme sugli appalti".
 
Una emarginazione che per Rosario Crocetta comporta un prezzo altissimo per la Regione che sembra dovrà ricorrere a enormi rimboschimenti. Il presidente della Regione ha ulteriormente spiegato che la richiesta di conferma della convenzione con i Vigili del Fuoco per fine maggio era stata inoltrata a Febbraio di quest'anno e il rinnovo non era stato consentito per motivi legati alla mancanza di mezzi da parte dello Stato e passati invece ad altri servizi con il disagio di dover far fonte all'emergenza dei roghi con 4 dei 10 eliccotteri causa manutenzione degli altri 6. Il capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio ha risposto alle polemiche dicendosi sopreso di come si arrivi a coprire certe inefficenze regionali e come si tenda ancora a confondere la flotta nazionale con quella regionale. Curcio ha evidenziato inoltre che le Regioni e province autonome devono saper programmare e attuare le attività di previsione e prevenzione e lottare attivamente contro gli incendi boschivi dolosi con un piano dettagliato e rigoroso aggiornato anno dopo anno. Il Presidente della Regione Sicilia inoltre ha espressamente richiesto un importante inasprimento relativo alle pene per chi provoca incendi e si reputa "sottoposto ad attacchi su più fronti" riferendosi proprio alla criminalità organizzata ma anche quella dei pastori alla ricerca di nuove aree per pascoli: "Queste affermazioni anche se difficili da provare non possono essere escluse".
 
Polemiche e rimbalzi di responsabilità fra Palermo e Roma che non spengono affatto gli incendi che invece si propagano incessantemente da oriente ad occidente investendo la contrada Ferla di Cefalù, a Misilmeri in contrada Montagnola e anche contrade di Belmonte Mezzagno e Altofonte. Ad oriente roghi devastano zone del messinese, arree del Parco dei Nebrodi, zone di Piazza Armerina fino ad arrivare nelle vicinanze di Caltanissetta e oltre. Una situazione che lascia posto ad una certa amarezza mista a sincera preoccupazione per un fenomeno che quest'anno sembra aver raggiunto livelli inaccettabili.    

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Arezzo, aggressioni e rapine: smantellata la baby gang che terrorizzava i giovani della città

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9 misure cautelari (6 custodie in carcere e 3 collocamenti in comunità) emesse dal Tribunale per i Minorenni di Firenze su richiesta della Procura della Repubblica sono state eseguite dalla Polizia di Stato insieme alla Polizia Municipale di Arezzo

AREZZO – Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze e condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Arezzo e dal Nucleo Investigativo della Polizia Municipale, hanno permesso di ricostruire le responsabilità di 9 minorenni, tutti residenti in Arezzo e di età compresa tra i 16 e i 17 anni, in relazione a episodi violenti quali rapine, aggressioni per futili motivi, minacce aggravate,  commesse a volte anche con l’utilizzo di armi improprie (coltelli, tirapugni, colli di bottiglia) avvenute tra il 2021 e il 2022.

L’ordinanza del G.I.P. ha inoltre confermato l’ipotesi investigativa che inquadra la baby gang oggetto d’indagine come una vera e propria associazione a delinquere caratterizzata da posizioni gerarchiche ben definite e con la possibilità di fare carriera al suo interno. Tale associazione si è rivelata estremamente coesa al suo interno, tanto da essere conosciuta come “famiglia Montana”, denominazione che deriva dal nickname “Montana” che alcuni dei sodali utilizzano nei social con chiaro riferimento al personaggio cinematografico Tony Montana del film Scarface. Il sodalizio criminale ha evidenziato una precisa organizzazione anche nel condurre le azioni violente avvenute sempre con lo stesso modus operandi: la vittima, spesso sola e minorenne, solitamente veniva avvicinata con un pretesto per poi ritrovarsi improvvisamente accerchiata dal branco che con violenza si impossessava di telefonini, cuffie o portafogli. Nelle azioni violente ogni componente ricopriva un preciso ruolo: c’era chi attirava la vittima con un pretesto, chi materialmente l’aggrediva, mentre gli altri fungevano da “palo” per avvisare circa l’eventuale presenza delle forze di Polizia. A volte le aggressioni scaturivano per futili motivi anche senza la volontà di impossessarsi di qualcosa, ma al solo scopo di dare sfogo alla violenza o semplicemente per affermare la supremazia territoriale della baby gang in alcune parti del centro storico cittadino con particolare riferimento alla zona di Piazza Sant’Agostino. Alcune aggressioni infatti sono state compiute per uno sguardo “sbagliato” o  solo perché il gruppo non “gradiva” la presenza di un ragazzo in Piazza Sant’Agostino, più volte citata nei post diffusi sui social come la loro “fottuta piazza”. 

Anche le analisi dei telefoni sequestrati hanno fornito conferme agli investigatori circa l’attività di spaccio di stupefacenti del gruppo, già accertata dai numerosi servizi di osservazione effettuati; dalla visione di alcune chat è emerso addirittura che era stata organizzata una vera e propria spedizione punitiva verso un clochard con il cane che aveva infastidito la baby gang in Piazza Sant’Agostino, confermando una propensione estremamente violenta del gruppo pronto a vendicare in maniera coesa e compatta l’affronto subito da uno dei sodali.

Estremamente significativa anche l’analisi dell’attività della baby gang sui social, con la pubblicazione di post in cui si ritraggono travisati, vestiti di nero, con armi e con l’immancabile dicitura 52100 ( Codice Postale di Arezzo)  ad indicare il territorio di pertinenza della banda.

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Stragi di Capaci e via D’Amelio: a Palermo la manifestazione “Vele al Vento” per non dimenticare

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Presente anche la Polizia di Stato con 43 allievi della Scuola di Vibo Valentia, accompagnati dal Direttore Stefano Dodaro

PALERMO – Si è svolta questa mattina, lungo l’asse centrale della città di Palermo, la manifestazione “Vele al Vento”, ideata e promossa dall’Associazione “Quarto Savona 15”, dall’Associazione “Cassaro Alto” e dall’Associazione “Cassaro D’Amare” che  ha coinvolto  cittadini, scolaresche ed istituzioni, nella commemorazione degli attentati del 1992 al fine di rinnovare la memoria di tutte le vittime.

Presente anche la Polizia di Stato con 43 allievi della Scuola di Vibo Valentia, accompagnati dal Direttore Stefano Dodaro.

Alla manifestazione, inoltre, hanno preso parte  anche il Direttore dell’Istituto per Sovrintendenti di Spoleto Maria Teresa Panone ed i Direttori delle Scuole allievi agenti di Caserta, Alessandra Calvino e di Peschiera del Garda, Gianpaolo Trevisi.

In questa cornice è stata inaugurata, presso il Piano della Cattedrale, l’infiorata rappresentante il Logo Araldico della Polizia di Stato dedicato alle vittime delle Stragi di Capaci e di via D’Amelio, realizzato dai Maestri Infioratori di Noto (SR).

Infine, un corteo composto prevalentemente da giovani studenti, ha percorso un lungo itinerario fino alla  Cala e durante il tragitto gli allievi della scuola di Polizia di Vibo Valentia e gli studenti,  hanno sorretto 11 lenzuoli piegati raffiguranti i volti dei Caduti nella strage di Capaci e di via D’Amelio, che sono stai poi consegnati  ai comandanti delle 11 barche a vela organizzate dalla Lega Navale, in attesa nel porticciolo della Cala.

Qui, 11 allievi agenti della scuola di Polizia di Vibo Valentia e 11 studenti sono saliti sulle barche a vela e hanno navigato all’interno del golfo di Palermo.

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Tragedia all’Aquila, auto sui bimbi: la donna indagata chiede scusa

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“Le mie figlie hanno visto le drammatiche scene e sono sotto shock: siamo distrutti e addolorati, chiediamo e chiederemo ancora scusa alla famiglia del povero Tommaso e dei bambini feriti”. E’ il drammatico racconto fatto all’ANSA della mamma indagata per omicidio stradale per il tragico incidente di ieri pomeriggio all’Aquila nella scuola dell’infanzia di Pile, dove è morto il piccolo Tommaso e sono rimasti feriti altri cinque bimbi.

“Ho parcheggiato la macchina in pianura, ho inserito la marcia, non mi ricordo di aver inserito il freno a mano”, ha poi proseguito la donna madre di tre figli di cui due iscritte alla scuola d’infazia Primo Maggio. La donna verrà ascoltata nei prossimi giorni dal sostituto procuratore Stefano Gallo. Domani intanto in Procura è previsto l’affidamento dell’incarico sulla perizia tecnica sull’auto all’esperto Cristiano Ruggeri, e sempre in mattinata è in programma una riunione alla presenza dell’anatomopatologo Giuseppe Calvisi per verificare l’eventualità chiesta da investigatori ed inquirenti di evitare la autopsia sul corpo di Tommaso effettuando una ricognizione cadaverica.

È in attesa di essere convocata per l’interrogatorio davanti al pm Stefano Gallo la 38enne di origini bulgare che conduceva la Passat, poi parcheggiata davanti all’asilo di Pile, frazione del comune dell’Aquila, con a bordo il figlio 12enne, per andare a riprendere i suoi due gemellini di cinque anni, che ha travolto la recinzione uccidendo un bimbo di 4 anni ferendone cinque.

La donna è indagata per omicidio stradale, reato che prevede l’arresto immediato. Secondo fonti investigative, la donna potrebbe essere ascoltata domani alla presenza del difensore Francesco Valentini, del foro dell’Aquila, per rendere le prime dichiarazioni ufficiali. Finora, non è stata ascoltata proprio perché unica indagata nell’ambito della inchiesta della Procura aquilana. Da fonti investigative emerge che la 38enne e suo figlio sono sconvolti e in stato di shock.

Si potrebbe allagare e vedere altri indagati la inchiesta sul tragico incidente di ieri pomeriggio all’Aquila nella scuola dell’infanzia di Pile, frazione del Comune dell’Aquila, dove una Passat parcheggiata da una donna, indagata per omicidio stradale, con a bordo il figlio 12enne per andare a riprendere i suoi due gemellini di cinque anni, ha travolto la recinzione uccidendo un bimbo di 4 anni ferendone cinque: la Procura della Repubblica e la Squadra Mobile dell’Aquila stanno facendo accertamenti sulla questione della sicurezza all’esterno dell’asilo e negli spazi circostanti. In particolare gli approfondimenti documentali e tecnici tendono a chiarire se le macchine potessero parcheggiare e se a norma e sufficiente la recinzione nel giardino.

Sono stabili le condizioni delle due bambine di circa 4 anni, tra i bimbi feriti nell’incidente nell’asilo dell’Aquila, ricoverate da ieri pomeriggio presso la terapia intensiva pediatrica del policlinico Gemelli, dove proseguono le cure. È quanto si apprende dallo stesso ospedale.

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