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SIMONETTA CESARONI, NUOVE PISTE: DUE SCONOSCIUTI NEL CORTILE PRIMA DEL RINVENIMENTO DEL CORPO

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Patruno: "Io credo che si debba ripartire da una analisi di tutte le ipotesi, e quindi di tutte le dinamiche omicidiarie possibili".

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In "Via Poma. La ragazza con l'ombrellino rosa" Igor Patruno riportava una testimonianza inedita. Alle 22.30 del 7 agosto 1990, un testimone residente nel comprensorio di via Poma, non ascoltato dagli inquirenti all’epoca dei fatti, vide accanto alla fontana quadrata un uomo ed una donna. Ora ci sono nuove piste, il giornalista Patruno, in un'intervista inedita racconta a L'Osservatore d'Italia la pista del fotografo…nel dicembre del 1990 il proprietario di un ristorante dei Castelli rilasciò una dichiarazione spontanea al commissariato di Albano. Sostenne di aver visto a cena, nel suo locale, Simonetta Cesaroni insieme ad un individuo nel luglio di quell’anno, ovvero meno di un mese prima dell’omicidio e altro ancora

Di Cinzia Marchegiani

Ventiquattro anni dopo il delitto di Via Poma è ancora un mistero. Igor Patruno, ospite di "Chi l'Hai Visto? Storie" nella puntata del 13 agosto scorso, ha raccontato a Giuseppe Pizzo, autore del lungo servizio dedicato a Simonetta Cesaroni, di alcuni negativi che la ragazza aveva nella borsetta e di un fotografo che potrebbe averla incontrata qualche giorno prima della morte. Patruno, con il suo libro "Via Poma. La ragazza con l'ombrellino rosa" (Edizioni Ponte Sisto), ha condotto una approfondita inchiesta giornalistica su questo oscuro cold case italiano. Un lavoro accurato e denso di suggestioni investigative, realizzato studiando le carte dell’inchiesta, analizzando centinaia di tabella ed interviste e, soprattutto, seguendo direttamente tutte le udienze del processo a Raniero Busco, l’ex fidanzato della vittima, definitivamente assolto quest’anno.

 

Patruno, da dove si deve ripartire per tentare di dare un nome all’assassino, o agli assassini, di Simonetta Cesaroni?

Io credo che si debba ripartire da una analisi di tutte le ipotesi, e quindi di tutte le dinamiche omicidiarie possibili. Anche se non è semplice, perché è davvero passato troppo tempo, si dovrebbe riesaminare la posizione di molti soggetti toccati dalle indagini solo marginalmente e si dovrebbero riesaminare tutte le piste, anche quelle scartate perché considerate non percorribili. Il sangue di gruppo A ritrovato sul lato interno della porta dell’ufficio dove venne uccisa Simonetta e sul telefono situato nella stanza dove la ragazza lavorava, può aprire nuove piste investigative? Di chi era quel sangue? Negli anni ’90 si raccoglievano indizi, si verificavano gli alibi e al massimo si metteva sotto controllo il telefono degli indiziati. Le analisi genetiche muovevano i primi passi e i kit allora disponibili non sempre davano risultati attendibili. Oggi si utilizzano tecniche sofisticate per estrarre il DNA dai campioni biologici e per confrontarlo con quello dei sospettati. Quello di via Poma è un omicidio sospeso tra queste due modalità investigative. I reperti biologici vennero analizzati nel ’90 con le modalità allora disponibili. Tuttavia un dato resta incontrovertibile. Dalle numerose perizie emerse che le tracce ematiche repertate sul lato interno della porta e sul telefono, quindi in due stanze diverse dell’ufficio, erano di gruppo A. Quello sulla porta risultò appartenere ad un soggetto maschile, quello sul telefono non rivelò il genere, ovvero non si riuscì a stabilire se il soggetto era maschile o femminile. Riepilogando, nel 1990 si stabilì che le due tracce ematiche sono entrambe di gruppo A, che appartengono a due soggetti diversi e che uno di questi soggetti è certamente un maschio, mentre dell’altro non si conosce il sesso. In ventiquattro anni questi elementi erano quasi andati “dimenticati”. C’è voluta la super perizia richiesta dal presidente della prima corte d’Appello di Roma per farli tornare alla ribalta. Sono elementi cruciali che aprono piste mai seguite, oppure abbandonate troppo in fretta. Il sangue di gruppo A indica la presenza, sulla scena del crimine, di due soggetti. Non si può escludere che fossero un uomo ed una donna.

 

Nel tuo libro riporti una testimonianza inedita. Alle 22.30 del 7 agosto 1990, un testimone residente nel comprensorio di via Poma, non ascoltato dagli inquirenti all’epoca dei fatti, vide accanto alla fontana quadrata un uomo ed una donna. Chi erano?

Sì. La testimone vide due individui, un maschio ed una femmina, che non aveva mai notato prima fermarsi nel cortile, parlare sottovoce, e poi uscire in fretta. Trattandosi di una residente la sua testimonianza è importante perché ci dice che alle 22.30 (ovvero tre quarti d’ora prima che il corpo venisse scoperto) due sconosciuti transitarono nel cortile. La testimone aggiunge che avevano un’aria agitata. È una pista che andrebbe approfondita! Eravamo rimasti in sospeso su un’altra pista finora non approfondita, quella del fotografo… Prima di raccontare del fotografo occorre dire che Simonetta aveva in borsa dei negativi. Glieli aveva dati, qualche tempo prima, su esplicita richiesta della ragazza, Alessandro. Alessandro era stato il primo fidanzato di Simonetta. Si trattava dei negativi di foto scattate a Passo Scuro proprio da Alessandro, nell’estate del 1988. Quei negativi vennero poi stampati dalla polizia e le foto vennero date ai giornalisti. Bisognerebbe chiedersi perché Simonetta aveva quei negativi in borsa. Oggi tutto è digitale, ma all’epoca i negativi uscivano fuori solo dovevano essere portati a stampare o fatti vedere a qualcuno che se ne intendeva… Per esempio un fotografo… Sì! Nel dicembre del 1990 il proprietario di un ristorante dei Castelli rilasciò una dichiarazione spontanea al commissariato di Albano. Sostenne di aver visto a cena, nel suo locale, Simonetta Cesaroni insieme ad un individuo nel luglio di quell’anno, ovvero meno di un mese prima dell’omicidio. Il ristoratore non conosceva Simonetta, ma la riconobbe dalle tante foto pubblicate dai giornali. Nel settembre del 1990 quell’individuo tornò a cena da solo. Il ristoratore ci parlò, cercando di non insospettirlo e senza fare riferimento all’omicidio. L’individuo gli disse che era un fotoreporter di guerra, che era appena tornato dal Golfo Persico e che collaborava con La Repubblica. La dichiarazione spontanea venne sottoposta al magistrato, ma venne liquidata perché non c’era alcuna possibilità di riscontro. E così la pista del fotografo si perse… Ammesso che l’assassino non avesse le chiavi dell’ufficio, perché Simonetta gli avrebbe aperto la porta? Se non è entrato con le chiavi, allora non c’è un’altra spiegazione possibile: Simonetta lo conosceva! Potrebbe aver avuto un appuntamento…

La scena del delitto potrebbe far pensare ad una ragazza che ha reagito ad una aggressione inattesa, e ad un assassino che forse non era inizialmente intenzionato ad uccidere?

La presenza di leggere striature sul pavimento, come se qualcuno vi avesse passato qualcosa (forse gli abiti scomparsi della ragazza) per raccogliere uno sgocciolamento di sangue e il sangue “commisto”, lasciano pensare che l’assassino abbia avuto una perdita ematica consistente e che abbia cercato di ripulire le zone del pavimento dove era caduta. Si è detto più volte che potrebbe essersi ferito durante l’accoltellamento, oppure che potrebbe aver avuto un episodio di epistassi, ovvero di perdita spontanea di sangue dal naso. Io credo che le cose siano andate diversamente. La ferocia dell’omicidio rivela una reazione violenta. Potrebbe essere stata Simonetta a ferirlo, proprio con il tagliacarte, forse perché la situazione stava prendendo una piega che la spaventava, che la faceva sentire minacciata. A quel punto, accecato dal dolore, l’assassino avrebbe reagito con un manrovescio e poi, recuperato il tagliacarte, avrebbe portato sul corpo della vittima quelle orribili ventinove coltellate.

Il vero killer di Simonetta ancora è libero e sa che nonostante la scena sia stata depredata delle prove più importanti, esiste un filo, per ora invisibile, che forse lo porterà a lui. Solo persone armate di grande passione e capacità investigativa hanno permesso che questo orribile delitto non sia stato depennato come un cold case senza volto e senza tracce…Igor Patruno è uno dei professionisti della carta stampata che ha permesso che ciò non avvenisse. Quando le riflessioni, le idee, e le piste vengono elaborate, studiate e con abilità messe su un foglio bianco, nemmeno il tempo 24 di lunghi anni può scolorire quelle pagine…. che forse tra le tante righe nascondono il nome dell’assassino. 

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 10/08/2014 SIMONETTA CESARONI: IL DELITTO DI VIA POMA E' ANCORA UN MISTERO 24 ANNI DI PROCESSI, TUTTO DA RIFARE

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“La banda dei fuoriclasse” torna in diretta su Rai Gulp

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Dal lunedì al venerdì alle ore 15.30

Scienza e tecnologia, curiosità e innovazione, sperimentazione e assaggi di futuro, con una squadra composta da alcune delle ricercatrici e divulgatrici più affermate nel nostro Paese. “La banda dei fuoriclasse” torna in diretta dal 27 settembre, dal lunedì al venerdì, alle ore 15.30 su Rai Gulp (canale 42 sul digitale terrestre e 142 in HD su TivuSat) e su RaiPlay in un’edizione rinnovata, più attenta alla contemporaneità, alla sostenibilità e all’universo delle STEM. Chimica e matematica, fisica e astronomia, informatica ed educazione tecnica e tecnologica: curiosità, nozioni e intrattenimento per accendere tutti i cervelli.

Un’ora di diretta in cui il conduttore Mario Acampa e una scienziata, immersi in una scenografia completamente nuova che richiama il mondo della tecnologia, dell’informatica e delle scienze naturali, intervistano divulgatori, lanciano contenuti video originali, vanno a caccia di nuove scoperte e nuove professioni, esplorano i confini della ricerca.

Novità della nuova stagione è proprio la presenza di cinque giovani scienziate e divulgatrici che, una al giorno, si susseguiranno nel corso della settimana. Si tratta di Mia Canestrini, zoologa, specializzata in conservazione del territorio, Ottavia Bettucci chimica e ricercatrice dell’IIT, Agnese Sonato laureata in scienza dei materiali e co-fondatrice e coordinatrice editoriale della rivista di scienze per bambini PLaNCK!, Linda Raimondo studentessa di fisica, divulgatrice e aspirante astronauta dell’Esa (l’agenzia spaziale europea) e Sharon Spizzichino laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche e dottoranda in “Life Sciences” all’Università di Roma “La Sapienza”.

Con loro si affronta il tema di puntata, che sarà scelto in base ad eventi di larga attualità, di interesse generale e di attinenza con le materie scolastiche. Cercando, con una scrittura moderna e contemporanea, di narrare i principi della scienza di base mostrando le infinite applicazioni quotidiane, così da fare un racconto coinvolgente e sorprendente delle scienze attraverso le loro mille applicazioni.

Attorno al tema di puntata ruoteranno contributi video originali e collegamenti con altri divulgatori coinvolti nel campo scientifico di riferimento, insieme a rubriche sui temi dell’ecologia, della cultura, della tecnologia e della scienza. Oltre ad un appuntamento quotidiano con le notizie e le scoperte di più stretta attualità.

Francesca Buoninconti, giornalista e divulgatrice, dedicherà un particolare TG scientifico a tutte le notizie più interessanti di scienza e tecnologia.

Massimo Temporelli, fisico e divulgatore smonterà oggetti di uso comune ed elettrodomestici per spiegarne il funzionamento e le leggi meccaniche o elettroniche che li comandano. Jessica Redeghieri, esperta di informatica, continuerà il suo viaggio alla scoperta del coding e insegnerà ai ragazzi a programmare robot. Federico Benuzzi, fisico, divulgatore e giocoliere terrà una serie di lezioni sulle principali leggi della fisica spiegate attraverso la giocoleria. Federico Taddia, coautore del programma, terrà una rubrica di libri a tema scientifico.

La Banda dei Fuoriclasse è un programma prodotto da Rai Ragazzi in collaborazione col Ministero dell’Istruzione, scritto da Federico Taddia, Mario Acampa, Giovanna Carboni, Paola Greco, Toni Mazzara e Silvia Righini. Regia di Marta Manassero.

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Viterbo: tra canti, giocolerie, fuoco e mirabolanti alchimie si chiude la XXI edizione di Ludika 1243

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L’appuntamento con il medioevo dalle 18 alle 21 in piazza San Lorenzo

VITERBO – Si chiude oggi a Viterbo la XXI edizione di Ludika 1243 il festival dedicato al periodo medievale, tornato quest’anno in presenza dopo l’edizione virtuale del 2020, che attraverso una serie di ricostruzioni storiche e iniziative ha animato il centro storico in quest’ultima settimana.

Alle 18 e alle 21 piazza San Lorenzo ospiterà lo spettacolo di giulleria medievale “C’era una volta il 1243” con protagonista Il Paggio Giullare, progenitore ed epigono dei CLerici Vagantes, in compagnia del fido Paggetto, in viaggio fin da allora per allietare i presenti con canti, giocolerie, fuoco e mirabolanti alchimie.

La manifestazione si chiuderà con “Luce” spettacolo di focoleria e mangiafuoco con le performer Elenifera per salutare questa edizione. Una performance ironica e sensuale: in una cornice musicale arabeggiante sarà la danza a svilupparsi con l’elemento del fuoco, alternando sulla scena bolas, ventagli e altri effetti pirotecnici.

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Roma, al circo Massimo arrivano le migliori amazzoni e cavalieri del panorama mondiale

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Il Carosello del San Raffaele Viterbo torna al Longines Global Champions Tour

È prevista domani alle 19:30 la prima delle due esibizioni del Carosello del San Raffaele Viterbo, nel corso della serata inaugurale della prima delle due tappe romane del Longines Global Champions Tour 2021, competizione internazionale che porta a Roma le amazzoni e i cavalieri migliori del panorama mondiale.

Dopo lo stop di un anno, dovuto alla pandemia, quest’anno l’ineguagliabile palcoscenico del Circo Massimo avrà tra i protagonisti d’eccezione il gruppo di ragazzi normodotati e con disabilità che compongono la squadra del Carosello del San Raffaele Viterbo, che rinnoverà, in occasione della sua 6ª partecipazione alla competizione equestre mondiale, la magia dello sport che “va oltre” e travalica le diversità.

I ragazzi del Centro di riabilitazione equestre si esibiranno domani e giovedì 16 settembre alle ore 19:30 nel corso degli show inaugurali dei due fine settimana dedicati all’equitazione, dal 10 al 12 e dal 16 al 18 settembre. Ancora una volta uniti in un suggestivo e significativo spettacolo che si fa testimone del ruolo sociale del cavallo e dell’equitazione e che consacra ogni anno l’importanza della riabilitazione equestre. Il team, fiore all’occhiello della struttura viterbese del Gruppo San Raffaele S.p.A., regalerà al pubblico un momento particolare per la competizione ippica mondiale: in campo una squadra perfettamente sincronizzata nella realizzazione delle figure che compongono lo spettacolo, con un gruppo costituito da 16 binomi e un attacco, in sella ai biondi Haflinger, cavalli allevati e addestrati nel Centro Equestre San Raffaele Viterbo e che si sono dimostrati particolarmente adatti ai percorsi riabilitativi.

Il Carosello dei ragazzi del San Raffaele Viterbo

Il Centro di Riabilitazione Equestre del San Raffaele Viterbo nasce nel 1986 all’interno dell’omonima struttura sanitaria (un tempo nota come Villa Buon Respiro), specializzata nel recupero funzionale e sociale di persone colpite da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali. L’attività equestre è parte di un progetto medico scientifico multidisciplinare ed offre ai pazienti un’opportunità riabilitativa in più, grazie all’apertura verso il mondo esterno. Un momento di grande valore sportivo e sociale, ormai riconosciuto da tutti come simbolo di integrazione e della capacità di inclusione sociale dello sport.

Il Carosello del San Raffaele Viterbo, eseguito da cavalieri disabili e normodotati in completa armonia tra loro e i loro cavalli è l’esempio tangibile del successo della riabilitazione equestre e non smette di meravigliare gli spettatori che vedono gli effetti di un percorso complesso e di grande impegno. Ragazzi ed operatori lavorano costantemente durante l’anno per eseguire correttamente le figure scandite dalla musica oltre a gestire e curare quotidianamente i cavalli con cui instaurano una relazione profonda. Il Carosello, da un punto di vista riabilitativo, rappresenta l’obiettivo raggiunto ed anche l’inizio di un nuovo percorso ricco di possibilità di crescita: è il momento in cui i pazienti si sentono protagonisti e partecipi, valorizzando le differenze e ottenendo un risultato eccezionale: ‘a cavallo siamo tutti uguali’.

Dal debutto nel 1990, avvenuto in occasione della Fiera Internazionale Tuscia Cavalli a Viterbo il Carosello del San Raffaele è sceso in campo in occasione di numerosi eventi legati al mondo del cavallo e della disabilità.

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