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Editoriali

SIMONETTA CESARONI: "ORE CONTATE PER L'ASSASSINO DI VIA POMA" – PARTE 3

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Parla il professor Carmelo Lavorino, massimo esperto per ciò che riguarda l’omicidio di via Poma, in esclusiva per L'Osservatore d'Italia

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di Roberto Ragone
L’assassino di via Poma ha le ore contate, se diamo retta a Carmelo Lavorino, certamente il massimo esperto dell’omicidio di Simonetta Cesaroni. Il prof. Lavorino è criminologo, criminalista, profiler, analista della scena del crimine, titolare della CESCRIN, scuola di investigazione scientifica criminale.

Il profilo psicologico dell'assassino di Simonetta Cesaroni è stato definito dal professor Carmelo Lavorino, già consulente della difesa di Federico Valle, nonchè di quella di Raniero Busco. A prescindere dal profilo psicologico, secondo il prof. Lavorino l’omicida è un uomo di circa quarant'anni, mancino, dal gruppo sanguigno A dqalfa4/4, sposato con figli, o con una compagna fissa. Una persona con tendenze narcisistiche, che non ammette fallimenti nella propria vita. Di persone gravitanti attorno all'ufficio dell'AIAG, già sentite in merito all'omicidio, ce ne sarebbero una o due, sarebbe quindi solo lavoro d'archivio andare a riprendere tutti i documenti agli atti e ripassare i verbali d'interrogatorio. Significativo anche il suicidio – certificato oltre ogni dubbio dalle prove e dai rilevamenti – di Pietrino Vanacore, portiere del palazzo, nell'immediatezza della convocazione in Tribunale per una testimonianza che avrebbe certamente sollevato un velo sul mistero dell'omicidio efferato e violento di Simonetta Cesaroni. Pietrino Vanacore conosceva l'identità dell'assassino, e si è suicidato per non doverla rivelare. Aveva paura di capitolare di fronte alle domande di un PM che dopo tanti anni di indagine aveva capito che Vanacore era il perno di tutta la faccenda, il punto debole che avrebbe portato all'arresto di una persona che lui, fino all'ultimo, ha voluto proteggere. Simonetta Cesaroni è stata uccisa il 7 agosto del 1990 con un tagliacarte reperito su di una scrivania dell'ufficio in cui lavorava, con ventinove colpi, sferrati agli occhi, al volto, al ventre e nella vagina. Il corpo nudo è stato messo in posa sguaiata, con le gambe aperte, in segno di disprezzo.


Professor Lavorino, lei è il massimo esperto per ciò che riguarda l’omicidio di via Poma, essendo stato perito per la difesa sia nel caso di Federico Valle, sia di Raniero Busco, oltre ai libri che ha scritto, agli tabella pubblicati e alle perizie. A questo proposito ho trovato un’intervista di Pino Nicotri che lui addirittura ha intitolato ‘Ecco l’assassino’, nella quale intervista lei ricostruisce tutte le fasi dell’omicidio. Lei parla anche di un ceffone dato a mano aperta, con la mano sinistra, e qualcuno ha ipotizzato che Simonetta sarebbe stata accoltellata quando era già morta a causa di questo colpo. Lei che mi dice?
Assolutamente no. Sicuramente Simonetta ha ricevuto un colpo sulla tempia destra sferrato con la mano sinistra con moto circolare, quindi non è stato un manrovescio destro, ma un colpo sinistro, e poi questa mano sinistra ha continuato ad infierire sulla ragazza, sia colpendola al collo, quindi entrando da destra e fuoruscendo da sinistra, e poi colpendola ai lati della vagina, all’interno della coscia sinistra, lasciando una ferita bifida, che soltanto la torsione del polso sinistro può provocare, quindi il soggetto ha un uso istintivo e istintuale della mano sinistra, tanto che lo stesso medico legale che inizialmente fece l’autopsia, prima disse che la ragazza era stata colpita con uno schiaffone sferrato con la mano sinistra, poi, si vede, ha perso un pochettino la bussola, ha perso i parametri ed è andato a dire a volte destra, a volte sinistra. Dunque, a mio avviso l’assassino è un soggetto che ha l’uso esclusivo e preminente della mano sinistra, quindi non è un destrimane; le ventinove pugnalate sono state inferte mentre la ragazza era in vita, oppure nel limine vitae. Il colpo alla tempia, alla testa – non sulla guancia, sulla tempia sinistra  – l’ha tramortita. Praticamente le ha fatto perdere i sensi e le ha fatto immediatamente abbassare la pressione. Per questo i colpi quando sono stati inferti sul collo, sul cuore e sulla parte del sesso eccetera, anche se hanno raggiunto le aorte, non c’è stato lo schizzo violento del sangue, perché ormai il cuore pompava molto molto lentamente a causa di quel colpo violentissimo che la ragazza aveva avuto sulla tempia destra. Il colpo alla tempia destra mette immediatamente knock-out. Glie lo dico perché oltre ad essere criminalista e criminologo sono esperto di karate, di arti marziali e difesa personale, il colpo alla tempia destra è pericolosissimo. Tutte le ventinove ferite erano del tipo vitale ecchimotico, quindi sono state inferte quando il cuore pompava ancora, e quando la ragazza era in vita, pur essendo ormai bassissima la pressione. Sul caso ho scritto tre libri, circa centocinquanta saggi, una decina di consulenze, quindi sono andato ad approfondire ogni aspetto della vicenda. È interessantissimo però valutare anche la questione del sangue, perché la Corte di Cassazione, precedentemente, e anche successivamente a quando è stato assolto Raniero Busco, ha sentenziato ciò che la Corte d’Appello ha detto, cioè che l’assassino ha il gruppo A-dqalfa4/4. Quindi gruppo sanguigno A-dqalfa 4/4 sarebbe lo stesso allelico che nel 90 il professor Fiori e altri periti riuscirono ad individuare, a tipizzare. Però il PM ritenne che il sangue dell'assassino sul telefono fosse di gruppo 0 e non di gruppo A. Il gruppo 0 dqalfa 4/4 era riferibile a Simonetta Cesaroni, mentre il gruppo A dqalfa4/4 è riferibile all’assassino. Per ventiquattro anni mi sono litigato con gli inquirenti e con il PM, perché dicevano che non era vero che il sangue sul telefono fosse di gruppo A. Invece, finalmente, sia la sentenza d’appello che la Cassazione hanno definito una volta per tutte che il sangue sul telefono è di gruppo A, quindi non è né della vittima, che è di gruppo 0, e tantomeno di Raniero Busco, che è ugualmente di gruppo 0. Con questo sangue di gruppo A dqalfa 4/4 ci sono uno o due soggetti di Via Poma che praticamente hanno il sangue compatibile sia con questo gruppo che con questo aspetto allelico. Poi c’è un altro aspetto importantissimo, cioè che l’assassino è stato aiutato.


A proposito del sangue, come mai ci siamo fermati al gruppo sanguigno, e non siamo andati a vedere il DNA?

Il DNA è stato individuato, ma stiamo parlando del 1990. Il DNA, oggi, è noto anche a livello mediatico che viene analizzato tramite ventuno o ventitre regioni alleliche, quindi il DNA è dato da alcuni numeretti. All’epoca il DNA è stato analizzato, ma  soltanto tramite due regioni alleliche, perché il sistema tecnico-scientifico dell’epoca era quello. Il sangue (dell’assassino ndr) è di gruppo A, il dqalfa, cioè sarebbe l’assetto allelico, secondo il metodo dell’epoca, sempre riferito al DNA, – gli alleli sono riferiti alle quattro componenti del DNA, guanina, adenina, citosina e timina  – dissero che il sangue sul telefono era di gruppo A, con  DNA individuato come dqalfa 4/4. Quello che scrissero all'epoca – poichè il PM voleva vedere per forza verso un'unica direzione – fu che il gruppo sanguigno era 0 dqalfa 4/4, e all'epoca soltanto la vittima aveva il gruppo 0 dq alfa4/4. C'erano invece uno o due soggetti che avevano sangue gruppo A dq alfa 4/4.

Questi soggetti non vennero indagati?
No, non vennero indagati perchè inizialmente si disse che l'assassino era destrimane, mentre tutti e due questi soggetti, guarda caso, erano mancini, e poi la cosa importantissima è che il PM dell’epoca non volle mai considerare che il gruppo sanguigno fosse A e non 0. Infatti io mi litigai con questo PM. Finalmente la Corte d’Appello prima e la Cassazione poi hanno riconosciuto che il sangue sul telefono era A dq alfa 4/4. Questa è la situazione che riguarda il sangue. Ora, non essendoci più quel sangue, non può essere più analizzato secondo le metodiche attuali, perché se noi avessimo ancora quel sangue, con le metodiche attuali andremmo a individuare immediatamente chi è il produttore di quel sangue, dato che oggi ci sono le famose 21/24 regioni alleliche, mentre all’epoca ce n’erano soltanto due.


Vorrei farle un’altra domanda. Guardando il modus operandi dell’assassino, se ne evince una personalità molto particolare, quindi lei che profilo ne traccerebbe?
Quello di un soggetto violento, narcisista, aggressivo, che non permette assolutamente a nessuno di ostacolarlo, che ha agito e ha perso il controllo in seguito ad un rifiuto e rabbia esplosiva. Ha cominciato a colpire con una violenza estrema, colpendo gli occhi e il volto della ragazza, sia per sfregiarla e deturparne la femminilità, e nello stesso momento per indurla a tacere per sempre. I colpi al petto significano che il soggetto era in preda ad una rabbia esplosiva, omicidiaria, assassina, che voleva eliminare la vita della ragazza. I colpi al ventre hanno voluto offendere la sua femminilità, i colpi al pube indicano una tendenza a sadismo di tipo sessuale. Tutto questo la mente non lo decide in due minuti, in queste azioni tutto viene deciso dalla parte bestiale dell’aggressore, dalle parti arcaiche del cervello. Poi la persona cosa ha fatto? Ha lasciato la vittima in posa sguaiata, con le gambe aperte, in posa di disprezzo, di vilipendio, e poi ha chiamato qualcuno per farsi aiutare, e questo l’ha fatto telefonando. Ecco perché in una certa stanza ci sono delle tracce sul telefono, tracce che poi però sono state pulite con uno straccio. Da questa stanza il soggetto ha telefonato a qualcuno che è venuto ad aiutarlo. Questo qualcuno, dopo circa 45 minuti – perché a quel punto il sangue sul corpo della ragazza si era raggrumato – ha messo sul suo ventre il top bianco, che è stato repertato non sporco di sangue, il che sta a significare che il sangue non sgorgava più, e questo è un atto di pietas, di rispetto verso la vittima.


Questo vuol dire che quando è stata accoltellata, Simonetta si era spogliata.

Sì, Simonetta era nuda. Indossava soltanto il reggiseno che era sceso sotto i capezzoli, perchè i colpi che hanno trafitto il petto della vittima sono posizionati in modo che se il reggiseno fosse stato indossato in maniera normale, sarebbe stato trafitto dai colpi. Quindi la ragazza aveva già il reggiseno abbassato sotto le coste, però non se l'era tolto. Questo sta a significare che la ragazza è stata costretta a spogliarsi, ma non era consenziente ad effettuare quel tipo di rapporto.


 Comunque, come si evidenzia anche da alune foto, le scarpe di Simonetta – piccole scarpe di gomma – sono state trovate poste ordinatamente in un canto della stanza.

Sì, appaiate, una accanto all'altra, e dallo studio della posizione dei lacci e dell'ondulamento dei lacci stessi, ho dedotto, facendo un'analisi ben precisa, che sono state posate lì da una persona che usava la mano sinistra. All'interno di queste scarpe non c'era assolutamente alcuna traccia di sangue. Questo sta a significare che quando Simonetta è stata pugnalata, cioè a circa un metro e mezzo da dove sono state posizionate le scarpe, se fosse stata nei pressi, qualche schizzo di sangue per l'arma che si alzava – si chiama effetto Brandizzi, effetto dispersione, e poi che scalava, si chiama effetto aspersorio – qualche macchia di sangue avrebbe dovuto essere all'interno delle scarpe. Non essendoci, sta a significare che l'assassino, oppure il 'pulitore' ha spostato le scarpe dopo l'omicidio. Però la cosa importantissima è la questione del tagliacarte, che è senz'ombra di dubbio l'arma del delitto, sia per la forma bombata delle ferite, e sia perchè le ferite sono ecchimotiche, ciò che sta a significare che l'arma è penetrata non per la taglienza del filo, ma per la pressione, e tutte queste ferite sono compatibili con un tagliacarte che è stato ritrovato nella stanza e sulla scrivania di una certa Maria Luisa Sibilia. Il telefono sporco di sangue era nella sua stanza, quindi il 'pulitore' e l'assassino è lì che si sono attardati a fare qualcosa. La mattina alle ore 11 Maria Luisa Sibilia, che la mattina era tornata dalle ferie, non ha trovato il tagliacarte nella propria stanza. Chiede a due colleghe, ma nessuno ha saputo dirle dov'era. Non è andata nella stanza del capufficio, cioè nella stanza in cui è stata rinvenuta Simonetta. Per cui la Sibilia, alla presenza di due sue colleghe, ha aperto la corrispondenza con un tagliacarte che le hanno prestato loro. Alle 15 la Sibilia è andata via, e ha dichiarato che non aveva più trovato il suo tagliacarte. Quando è venuta la Polizia, il tagliacarte, l’arma del delitto, pulito e rassettato, era di nuovo sulla sua scrivania. Questo sta a significare che l’assassino, o il ‘pulitore’ sapeva che il tagliacarte era della Sibilia, ma non sapeva che la stessa lo avesse cercato alle 11. A questo punto escludiamo sia la Sibilia che le due colleghe. Il soggetto si è dimostrato territoriale, conoscitore degli orari, conoscitore dei locali, conoscitore dell’ambiente, conoscitore di molte cose, ma non sapeva che alle ore 11 il tagliacarte era stato cercato dalla Sibilia, altrimenti non sarebbe andato a metterlo sulla sua scrivania.


E’ stato rimesso a posto per evitare che si potesse collegare all’omicidio?
La persona che ha rimesso a posto il tagliacarte lo ha lavato, ha cancellato tutte le impronte digitali, le impronte di sangue, le impronte papillari. Ha poi tentato, ma non da solo, di pulire scena del crimine, aiutato dal 'pulitore' a cui aveva telefonato, o dalla coppia di pulitori. Il secondo arrivato, per un atto di pietas, di disfacimento psichico o di negazione del crimine ha coperto il ventre della ragazza, al minimo quarantacinque minuti dopo l’omicidio, quando il sangue non sgorgava più. Atti del genere un assassino che lascia la vittima in posa sguaiata non li fa. Si tratta di una persona che non ha voluto toccare il cadavere, e congiuntamente ha voluto coprirne il ventre, una persona che ha avuto pietà, quindi qualcuno che aveva venti o trent’anni più della vittima. Se si lavora a livello di profilo criminale, abbiamo ipotesi multiple, e ci dobbiamo fermare di fronte a due porte: una che ci conduce di fronte all’AIAG, l’altra di fronte al portierato. Sono queste le due porte, di più non si può fare. L’anno scorso ho mandato un mio esposto al Procuratore Capo di Roma, in cui espongo alcune mie deduzioni molto personali in qualità di cittadino, dico loro come la penso e li invito ad approfondire determinate piste.


Si è detto e scritto che nello svolgimento delle indagini l’assassino è stato interrogato, ma è stato scartato come possibile colpevole, è esatto?
Sì, a mio avviso l’assassino è stato ascoltato, solo che gli inquirenti inizialmente vedevano solo Pietrino Vanacore, poi hanno visto Federico valle, poi hanno visto Raniero Busco, e ogni volta, poiché erano concentrati nel dimostrare la loro tesi, non riuscivano a vedere ciò che avevano davanti.


Abbiamo detto che l’autore del delitto è una persona di sesso maschile , sicuramente molto forte e mancina: secondo lei, un giovane o una persona più anziana di Simonetta, che differenza d’età lei potrebbe ipotizzare? Quanti anni potrebbe avere, pressappoco, l’assassino?
All’epoca questo l’ho detto e l’ho scritto, quanto meno il soggetto aveva quarant’anni. Simonetta è stata uccisa per un rifiuto sessuale, in quanto il soggetto aveva ricevuto una fortissima ferita narcisistica dall’atteggiamento di rifiuto della ragazza, e l’ha uccisa per tacitazione testimoniale, cioè per far fuori un testimone della sua umiliazione. Quindi all’epoca un soggetto del genere doveva avere una compagna fissa o doveva essere sposato, quanto meno avere una relazione stabile, con figli, che non poteva mettere a rischio con una denuncia o una protesta fatta da Simonetta Cesaroni. Questa è un’ipotesi che si va a sposare sia se guardiamo nella direzione AIAG, sia se guardiamo nella direzione portierato. Bisognerebbe analizzare tutte le dichiarazioni che hanno fatto finora queste persone, fin dall’inizio, e poi andare a cercare tutte le contraddizioni testimoniali e dichiarative. Queste cose io le ho fatte, ma sono cose molto lunghe. Ho ipotizzato cinque scenari diversi, sono andato a fare i collegamenti eccetera. Ma il problema è che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, e di chi non vuole mai ammettere d’avere sbagliato. Il buon investigatore e il buon criminologo, se pagati dallo Stato, non devono mai fare del caso investigativo un caso di carriera o personale.


Come profilo del ‘pulitore’, ci starebbe la signora Giuseppa?
Non vedo la pulitrice, ma il pulitore, un maschio. Che poi qualche donna abbia voluto coprire il soggetto esecutore, questo è chiaro, a livello di colleganza. Le ripeto: in ambedue gli scenari abbiamo un soggetto pulitore maschio, la donna che può coprire, e la donna che può fiancheggiare, sia in un caso che nell’altro. Ora bisogna stabilire con esattezza quando la ragazza è morta realmente, e sapere se quella telefonata delle 17,10 – perché poi ce n’è stata un’altra alle 17,35  – è stata effettuata realmente da Simonetta Cesaroni, o no. Oppure bisogna capire se c’è stata o non c’è stata. Perché questo poi ci porta a guardare con l’occhio critico dell’arte investigativa. La domanda su Giuseppa mi fa capire dove lei vuole andare a parare. Giuseppa De Luca non è la madre biologica di Mario Vanacore, e ce ne siamo accorti andando a verificare il DNA. Mario Vanacore è figlio di Pietrino avuto in prime nozze. Infatti all’epoca, quando ci arrivò l’assetto allelico, paragonando i gruppi sanguigni, fu lì che scoprimmo che Mario Vanacore non era figlio di Giuseppa De Luca, ma era figlio di un’altra donna. Col DNA non si scherza. L’unica persona al mondo che sta scherzando con il DNA attualmente è la mamma di Bossetti. Lì fu la stessa cosa, c’erano i due numeretti, dq alfa che c’indicarono chiaramente che non poteva essere la mamma di Mario Vanacore. Invece come pulitore ci può stare Pietrino Vanacore, se lo scenario ci fa guardare verso il portiere, se invece ci fa guardare verso l’AIAG può essere sempre il portiere, però in un’altra maniera, o altrimenti qualcuno che girava nella situazione. Però se in questo noi andiamo a collegare il suicidio di Pietrino Vanacore,  – quello che ha detto Francesco Bruno, che ha messo in mezzo i servizi segreti, una specie di Spectre di Via Poma non è assolutamente vero, quello si è ammazzato – perché quello si è ammazzato due o tre giorni prima che dovessero andare a deporre tutti e tre. Se poi lei nota ciò che hanno detto questi personaggi, si capisce che hanno un accanimento particolare in una certa direzione. Insomma, gli scenari sono due. Possono essere risolti soltanto tramite la questione del DNA, quindi l’aspetto allelico, se è vero come è vero che il sangue sul telefono è di gruppo A dq alfa 4/4, si va verso una direzione. Se è vero come è vero che l’assassino è mancino, oppure non può usare la mano destra, si capisca chi deve essere guardato e indagato, e poi a questo punto si possono effettuare altre verifiche investigative. Comprenda che è duro per questi qui (gli inquirenti ndr) ammettere che Lavorino aveva ragione fin dal 1990.

Un’ultima cosa: non le sembra strano il suicidio di Pietrino Vanacore, dato che lui conosceva certamente l’identità del colpevole? Non è che per caso lo hanno ‘suicidato’?
Ho già detto prima che Pietrino Vanacore non lo hanno ‘suicidato’, ma lui lo ha fatto per una serie di motivi: per motivi di suicidio vicario, perché voleva coprire qualcuno, per rimorso, perché non se la sentiva di portare più quel peso. Ma che lo abbiano suicidato non ci credo assolutamente, anche perché tutte le evidenze medico-legali, testimoniali e dichiarative ci fanno indurre che si tratti di suicidio.


In mezzo metro d’acqua?
Sì, assolutamente, in mezzo metro d’acqua, anche perché faceva freddo, lui aveva una certa età, era indebolito, ed era intenzionato a suicidarsi. Nei polmoni gli hanno trovato acqua di mare, non un altro tipo d’acqua, né tracce di un soffocamento manuale. Sul cartello la scrittura era sua, le tracce sono sue, le risposte papillari sono le sue, il DNA è suo. La corda è andato a comprarla lui. Capisco che si voglia sempre fare dietrologia, naturalmente è sempre buono e ottimo sospettare di tutto, ma guardi che in mezzo metro d’acqua, se uno è intenzionato a morire, specialmente se è in uno stato fisico o psichico particolare, lo può senz’altro fare. Non c’è alcun riscontro che vada contro il suicidio, in questo caso. Hanno voluto mettere in mezzo i fantasmi di Via Poma, i servizi segreti deviati, eccetera, ma questo è un suicidio bello e buono. Anche perché Vanacore aveva già manifestato idee del genere.

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SIMONETTA CESARONI: IL SILENZIO DI VIA POMA, PARTE 1

CASO CESARONI: IL SILENZIO DI VIA POMA – PARTE 2


 

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L’italia che affonda e il governo mai nato mentre le piazze si riempiono di “sardine”, “gretine”, “racketiane” e altre “divinità…”

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In autunno inoltrato, mentre impietose “si aprono le cateratte del cielo”, crollano i ponti ed i viadotti, tracimano i fiumi, a Taranto agonizza la ex Ilva e a Fiumicino gli aerei spengono i motori. I “Fridays for future” non tranquillizzano le centinaia di operai e le loro famiglie che scivolano inesorabilmente in fondo alla povertà più nera. Le città si affollano di entusiasti dei Black Fridays ansiosi di acquistare qualsiasi cosa, non importa cosa, qualcosa da mostrare alla vicina e se si dovesse avere la fortuna di essere intercettati da qualche cronista tv mentre si esce dalla boutique, sarebbe una gioia piena ed immensa.

Le piazze si riempiono di “sardine”, di gretine, di racketiane e altre “divinità” in cerca di gloria e notorietà, di popolarità e rinomanza. Poco importa che il rapporto Ocse certifica che gli studenti italiani peggiorano ancora in lettura, leggono ma non capiscono e già negli anni scorsi non erano proprio dei fenomeni. In compenso, però, conoscono tutte le cause dei cambiamenti climatici e i danni sull’ambiente e sanno parlare d’ecologia perché, per loro fortuna, sono stati adeguatamente istruiti dalla mancata premio nobel Greta Thunberg.

Le commesse saltano i riposi in vista dei saldi di fine anno e le officine si affrettano a consegnare gli ultimi ordinativi prima della chiusura natalizia. Gli studenti preparano gli zaini pronti per la settimana bianca pagata dai genitori e dappertutto nell’aria già si respira l’atmosfera natalizia.

Solo l’emisfero politico non trova pace. Da Montecitorio arrivano brutti presagi, tuona e si addensano nuvole foriere di tempesta. Ad un tratto il cielo si oscura, un lampo e poi un gran boato. Il peggio che si temeva da mesi sta sfuggendo di mano ai duellanti.

Materiale esplosivo che incautamente maneggiano con incuria! Il botto si è sentito da tutta la penisola e l’eco del suo rimbombo ha oltrepassato il mare e le frontiere. Gli occhi di tutta l’Europa si sono puntati su Roma, mentre a noi indigeni, ancora mezzi storditi dal fracasso, non c’è stato concesso di riprendere fiato. Al tuonare fragoroso è seguito il fetore che si è propagato per tutto il paese e come un fiume in piena ha pervaso tutta la carta stampata ed i salotti-bene-televisivi. Le fogne straripando, fuoriuscendo hanno invaso tutte le città.

E’ stato l’inizio di un giorno infelice per tutta l’Italia. Nessuno può dirsi indenne , qualcosa ha scricchiolato. Per intorpidire gli scenari, già opachi per conto proprio, è scoppiato il caso Renzi e la Fondazione Open. La Giustizia non fa mancare mai la sua “presenza”.

Guai ai vinti! Ormai il Paese si trova nell’occhio del ciclone. I mestieranti della politica, facendo lo struscio lungo il “transatlantico” intruppandosi l’un l’altro come uccelli impazziti in gabbia saltano da un’asticella all’altra. La parola d’ordine è “salvare il fondo schiena”.

Il giorno dopo, in piazza, al bar, nei vari talk show e nelle trasmissioni di approfondimento non si è parlato d’altro che di Mes, di prescrizioni e di elezioni anticipate. Tutti si danno da fare. L’Italia è diventata un suq, il Black Friday del deputato d’annata.

Che pena! Che vergogna! Ma che brutta fine hai fatto o Belpaese!

Oggi il cittadino medio si sente smarrito, deluso e sfiduciato. Sono mesi che viene sottoposto ad assistere alle scene più meschine recitate sul proscenio di una politica nazional-popolare. In questo momento i partiti stanno tutti recitando la solita parte.

Quello che ci si augura e si chiede ai politici è di smetterla di litigare per dimostrare ai cittadini chi di loro ha davvero più amore per la patria.
Corrado Alvaro in “Gente in Aspromonte” agli onorevoli che stanno dando il pessimo di se stessi insegna : “I calabresi mettono il loro patriottismo nelle cose più semplici, come la bontà dei loro frutti e dei loro vini. Amore disperato del loro paese, di cui riconoscono la vita cruda, che hanno fuggito, ma che in loro è rimasta allo stato di ricordo e di leggenda dell’infanzia.”

L’artista digital, Ivan Venerucci nella sua semplicità ha sintetizzato tutto ciò che il cittadino possa chiedere dal suo rappresentante e cioè “Comprensione, fratellanza, solidarietà ed un sano e doveroso amor di patria: è di questo che l’Italia ha bisogno.” Sono qualità semplici e naturali , eppure il cittadino si sente il dovere di ricordarli a chi spetta essere di essi garante.

Niente da meravigliarsi, siamo nell’era del virtuale. “Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente”. Possibile che Dante avesse in mente Montecitorio quando ha scritto l’Inferno? Domani è un altro giorno. Incrociamo le dita e facciamo gli scongiuri sperando che il Paese superi anche questa ennesima crisi esistenziale.

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Le PdSardine per tentare di crescere nei consensi

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Già, le ‘Sardine’, questo movimento pseudo goliardico voluto e incentivato da un PD mascherato, che sull’argomento non si pronuncia, e che riscuote il favore del presidente del Consiglio Conte che ‘li vuole incontrare’, giusto per tenere aperte tutte le porte e cautelarsi: se non puoi combatterli, allèati con loro per controllarli. Possono sempre venir buoni per combattere l’odiato nemico, il perfido Salvini.

Le Sardine si esprimono con il ‘flash-mob’, questo comportamento molto giovane che viene da oltreoceano, e che consiste nel radunarsi improvvisamente tutti in un luogo, per manifestare per qualsiasi motivo, in genere ‘contro’.

E’, infatti, un comportamento di protesta, ma solo di quella, senz’altre proposte politiche. Un comportamento molto giovane, adolescenziale, molto aggregativo – si sa che i ragazzi in quell’età cercano di fare gruppo, basta solo dar loro un pretesto – e molto ‘di pancia’, supportato e reso possibile dalla connessione che oggi permettono i social e gli smartphone. Basta un tweet e si riempie una piazza, e vigliacco chi arriva ultimo. Una buona alternativa a quelli che una volta erano pic-nic, gite fuori porta e passeggiate nella natura, magari con canadese e sacco a pelo. Una iniziativa nata e condotta soltanto contro Salvini e soltanto per contestare lui, che in molti vorrebbero vedere morto, anche fra gli uomini di chiesa, grande esempio di democrazia, di libertà e di antifascismo… Pare infatti che sia stata lanciata una specie di fatwa contro Matteo, da più parti, quasi che la caccia sia aperta e chi l’ammazza prima vinca un premio, come testimoniano sia la tentata aggressione subita poco tempo fa, sventata dalla scorta, sia le numerose minacce ricevute per posta, insieme a cartucce di vario calibro. Una fatwa lanciata per odio da chi invece accusa di odio proprio il leader della Lega, mentre l’esercizio quotidiano di odio nei suoi confronti viene dalla sinistra, ma non solo: non c’è giorno che papa Francesco non parli di ‘odio e paura’, affiancato dal presidente Mattarella, con le stesse parole, e l’allusione è chiara, anche da parte di chi, ricoprendo così alte cariche istituzionali, dovrebbe badare a che qualche mente esaltata raccolga un messaggio sbagliato. Ma tant’è, come diceva un mio caro amico, molto importante, Mattarella è come la filosofia, “Con la quale e senza la quale tutto rimane tale e quale”.

A parte il fatto che senza di lui dovremmo cercare qualcun altro per tagliare nastri, fare discorsi, appuntare medaglie, nominare cavalieri e senatori a vita, celebrare ricorrenze, consegnare onorificenze, deporre corone d’alloro, partecipare a Giorni della Memoria, e così via.

A memoria, invece, ricordiamo le grandi adunanze di Beppe Grillo, i suoi ‘vaffa day’, quelli che tutti abbiamo accolto con un sospiro di sollievo, perché finalmente qualcuno diceva fuor dai denti ciò che tutti, più o meno, pensavamo. Mandare a quel paese una classe politica becera e orientata solo verso il proprio ombelico era assolutamente liberatorio.

Nacque così il Movimento 5 Stelle, e un po’ tutti lo abbiamo caldeggiato, coccolato, all’inizio, proprio perché non apparteneva alla Casta… all’inizio.

A proposito di Beppe Grillo, ricordiamo una frase di Fassino, piuttosto presuntuosa e poco profetica. Criticando, infatti, la discesa in campo di Beppe e dei ‘grillini’, ebbe a dire pressappoco: “Fondi pure un partito, partecipi alle elezioni e poi vediamo cosa sarà capace di fare”. Penso che oggi il buon Fassino, e cattivo profeta, si mangi le mani, come un po’ noi tutti. Ci appariva simpatico, il Movimento, ci piacevano i giovani, contrapposti ai soliti parrucconi mangia stipendio e succhia vitalizi – compresi i cosiddetti ‘senatori a vita’, creati solo come salvagente per una certa parte politica, ma lautamente retribuiti per le loro endemiche assenze – che finalmente sarebbero stati spodestati. Oggi non si capisce bene se i vitalizi siano ancora… vitali, e comunque i senatori a vita sono sempre lì, e del M5S non sappiamo più come liberarci, come la carta delle caramelle che ci si attacca alle dita. Oggi  l’anima del Movimento è profondamente cambiata, e ogni giorno di più mostra la sua propensione ad una forma di presenzialismo e di estremismo dittatoriale mascherati da buonismo progressista.  Secondo B. il Movimento ha un comportamento di estrema sinistra. Certo, oggi nessuno li può tacciare di ingenuità, data l’operazione che fatto cadere Salvini, troppo scomodo per i loro programmi – ma soprattutto per la figura di Di Maio, il capo riconosciuto del Movimento. Oggi Di Maio, con il suo tiepido sorriso e la sua aria di bravo ragazzo con i capelli a spazzola e il passato da bibitaro allo stadio, è avviato ad essere l’uomo solo al comando, ciò che la presenza di Salvini gli avrebbe impedito. Notiamo con soddisfazione che invece Grillo Giuseppe da Genova è tornato a fare il comico, – che gli viene senz’altro meglio – riconfermando e ungendo di sacro crisma Giggino a capo del partito, pardon, del Movimento, fino al 2023, data presunta di conclusione della legislatura, – come se la vita del governo dipendesse da lui – quando ogni danno possibile sarà stato fatto, e ogni subalternità verso l’Unione Europea sarà stata blindata, magari in Costituzione. E al diavolo i ‘due mandati costi quel che costi’.

Le Sardine:

Chi sono le Sardine? Certamente oggi sono un movimento costituito, che con un tweet si raduna nelle piazze, come al suono di una tromba. Il movimento delle Sardine è dichiaratamente di sinistra, creato a latere del PD. Se vogliamo, una specie di Fronte della Gioventù Piddino, rapportato ai tempi nostri, favorito dalla facilità di comunicazione che oggi offrono i social e gli smartphone, e dall’età pericolosamente bassa. Uno dei motivi per cui qualcuno vorrebbe, oltre a riconoscere lo Ius Soli agli immigrati – i quali voterebbero in massa per il partito che così generosamente li ha favoriti contro ogni logica e consuetudine di altri paesi del mondo – dare il voto ai sedicenni, ritenuti abbastanza maturi per decidere le sorti di una nazione – salvo poi a ricredersi qualche anno più avanti, come fatalmente accade – è proprio quello di ufficializzare  e riconoscere fenomeni come le Sardine. Le quali, contro ogni logica di buongoverno, non hanno idee politiche, almeno apparentemente. Loro sono solo ‘contro’, e manifestando soltanto ‘contro’, senza idee politiche dichiarate, non si fa politica. La politica è fatta di idee, di proposte, di programmi, di gestione della Cosa Pubblica, di capacità, di cultura, di maturità, di responsabilità, di iniziative ‘a favore’, e non ‘contro’. Perfino Conte, alla sua riconferma, ha dichiarato che non avrebbe fatto politica ‘contro’ qualcuno ma ‘per’ qualcun altro. Dichiarazione poi quotidianamente disattesa dai fatti, ma questo è marginale e proprio nella logica del personaggio.  Le Sardine nascono come movimento ‘spontaneo’: ma non c’è nulla di spontaneo nell’organizzare queste manifestazioni da parte di ragazzi dichiaratamente di sinistra Piddina. In  realtà, questi adolescenti sono dei ‘trolls’ usciti da Facebook, di appoggio politico ed elettorale al PD, e poco manca che prendano il posto del M5S, ormai arrivato a posizioni di Casta. Stiamo attenti alle Sardine. Fare politica ‘contro’ può essere pericoloso. Può evocare periodi bui della nostra storia. Infatti oggi, momento in cui si blatera tanto contro il nulla, cioè contro quei ‘fascisti’ che non ci sono più – a parte pochi nostalgici poco intelligenti portati in prima pagina e trattati come se fossero un esercito – i più ‘fascisti’ sono proprio quelli che vedono il fascismo nei loro antagonisti, rendendosi colpevoli di discriminazione e di posizioni fondamentaliste.

Corrado Augias, giornalista coccolato dalla sinistra, spesso su Rai 3, dal comportamento piuttosto supponente e non buono per tutti i palati, ha dichiarato, in una intervista televisiva, che ‘E’ facile essere di destra, perché l’uomo di destra dice ‘Il migrante mi fa schifo’, mentre quello di sinistra è uno che ragiona”. In questa frase infelice c’è tutta la limitata filosofia di una persona che quando parla pontifica, convinta com’è di essere nel giusto, e che la cultura e l’intelligenza siano solo da una parte. Queste sono forme di discriminazione e di razzismo specifico, dettate ambedue da animosità nei confronti di una persona, o di un gruppo di persone, che non la pensano come lui: insomma, cosa grave per uno che ha fatto una trasmissione sulla Costituzione, anticostituzionale. Era Voltaire che diceva che non la pensava come il suo interlocutore, ma che si sarebbe battuto fino alla morte affinchè egli potesse esprimere le sue idee. Alla faccia di chi ritiene che le idee – quelle buone – siano solo da una parte, per una sorta di illuminazione divina. È il grande equivoco della mai troppo deprecata ‘questione morale’, che attribuisce – come nei film western – il ruolo dei ‘buoni’ a quelli che hanno terminato la guerra dalla parte dei vincitori, e il ruolo dei ‘cattivi’ agli altri. Cari amici, questa è la filosofia delle Sardine, il movimento ‘contro’, creato soltanto per impedire una regolare competizione democratica, che sia sotto elezioni o no. Che differenza c’è fra le Sardine che contestano la presenza di Salvini, e i cortei di Casapound che vogliono contestare i comizi di avversari politici? La logica ormai acquisita dice che i secondi  sono fascisti, e che quindi va impedito loro perfino di parlare. Ma le Sardine non sono diverse, se ci pensate un attimo. Solo, stanno dall’altra parte, quella dello sceriffo buono, del giustiziere, del castigamatti. Quello i cui omicidi – nei film western – sono giustificati dal fatto che chi muore è sempre il cattivo. Oggi una certa parte politica li chiamerebbe ‘giustizieri fai date’, giudice, giuria e boia insieme. Vogliamo che, anche virtualmente, questi comportamenti abbiano spazio?

Ormai la propaganda elettorale non ha soluzioni di continuità, e ogni giorno assistiamo in televisione alle dichiarazioni di personaggi che dicono cose difficilmente verificabili, ma che pesano sul nostro bilancio, per dirne una. Qualcuno dice che le tasse sono state aumentate, e qualcun altro addirittura diminuite. Provate a vedere cosa vi rimane in tasca a fine mese, facendo sempre le stesse cose, e saprete la verità. Sempre che, a fine mese, ci possiate arrivare, perchè la pressione fiscale si può esercitare anche in una forma occulta e strisciante, non dichiarata. Attenzione alle Sardine. Non facciamoci condizionare nelle nostre scelte e nelle nostre idee da seimila, più o meno, ragazzini che fanno casino, cioè appena l’un per cento del nostro Paese. Possono incattivirsi, nella loro arroganza, e diventare davvero un movimento pericoloso per la nostra democrazia, posto che mai ne abbiamo avuta una. Ancora più pericolosi questi piccoli pesci senza un capobranco, perché dichiaratamente non hanno bandiere di partito. Tranne quelle che occultamente portano in piazza. E si sa che le piazze amplificano.

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Editoriali

Italia allo sbando e “Giuseppi” si rifà il bagno… con i soldi nostri

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Ci mancavano anche i lavori per “Giuseppi” che a Palazzo Chigi stanno impegnando una squadra di operai per installare porte blindate e rifare il bagno secondo i suoi ‘desiderata’, compresa una doccia idromassaggio a otto schizzetti, come riferisce oggi un quotidiano bene informato, per un totale di circa 23.000 euro. Che pagheremo noi. Come pagheremo i programmati – ma non si sa se saranno in questa misura – duemila esuberi della Arcelor-Mittal, che ne pretende 5.000.

La società per cui lo stesso Di Maio si occupò della conclusione dell’affare ex ILVA, sta facendo piegare in avanti il dorso del nostro presidente del Consiglio fino al raggiungimento dei fatidici 90 gradi – in senso figurato – nonostante lo stesso, la cui maggior qualità non è certo la voce che vorrebbe avere quando adotta certi toni stentorei, richiamanti il ventennio, o al massimo una requisitoria in aula di tribunale, vada tuonando a destra e a sinistra – ma soprattutto a sinistra – che la Arcelor-Mittal se la vedrà con lui.

Pare infatti che il crack fosse programmato fin da luglio, e che riguardasse la volontà di distruggere un nemico sul piano industriale, e non quella di rilevare un’azienda e metterla a regime produttivo. Prova ne siano le testimonianze dei dirigenti dell’ex-ILVA e l’ammanco di circa 500 milioni di materiale nelle riserve dell’acciaieria, spariti per mai più tornare: come se, in definitiva, non si volesse dar seguito ad un ciclo produttivo. Intanto rischiano il posto 20.000 operai, compresi quelli impiegati nell’indotto.

Il che, moltiplicando per famiglie, fa, ad occhio, almeno 60.000 persone: una città, per esempio, come Viterbo tutta intera. Non siamo d’accordo sulla negoziazione che Conte sta mettendo in atto, che prevede, secondo lui, 2000 esuberi: il che comunque fa 6000 persone, tranne l’eventuale perdita di lavoro sull’indotto. Quando il ministro Di Maio ha svenduto il nostro gioiello industriale, la più grande azienda siderurgica europea, a certi personaggi, più che delle offerte che essi facevano sulla carta, e sugli impegni che poi sono stati regolarmente disattesi, avrebbe dovuto indagare sulla qualità delle persone e sul loro coinvolgimento nel mercato mondiale dell’acciaio. Ma, si sa, non si manda un ragazzo a fare il lavoro di un uomo: lo abbiamo già scritto. È una bella cosa avere ministri giovani e rampanti ( non sempre), ma ci vuole anche esperienza. In campo industriale, è frequente il caso di una azienda concorrente che ne acquisisce un’altra soltanto per toglierla dal mercato.

Ma questo,’ Giggino  er  bibbitaro’ non poteva saperlo, data appunto la sua giovane età e la sua totale mancanza di esperienza specifica nel ministero che si era  autoattribuito. Temiamo ora, visti i fatti, per la politica estera, affidata a cotanto personaggio. Purtroppo il costo di tanta ingenuità lo pagheranno gli operai che rischiano il posto, e, alla fine della fiera, tutti gli Italiani. Dicevamo che l’Italia è allo sbando: in realtà, allo sbando c’è questo governo raccogliticcio, fatto di seconde linee: i più furbi si sono tenuti indietro, già sapendo che non sarebbe durato. Oggi, fra un Conte ex Cincinnato buono per tutte le stagioni, che crede che per risolvere i problemi basti prendere l’aereo e andare a parlare con le persone – infatti lo vediamo dappertutto, con e senza cravatta, secondo le occasioni, in alcuni casi con il maglione alla Marchionne (ma magari!), ma sempre con le scarpe nere tirate a lucido – quando poi manca, a lui come ad altri, posto che ce ne sia la capacità, il tempo materiale per fare le cose.

Ma tant’è, Mussolini ha tracciato una via, evidentemente, come quando, raccontava Giorgio Bracardi ad Alto Gradimento, programma radiofonico di Renzo Arbore che i meno giovani ricorderanno, riuscì, secondo il fido Catenacci, a fermare un’eruzione dell’Etna – o del Vesuvio, poco importa. La filosofia è quella. Fra l’allagamento periodico di Venezia, i fiumi che rischiano lo straripamento, frane e smottamenti dovuti al degrado idrogeologico, tornados che buttano giù alberi, intere foreste o pini marittimi urbani, causando danni comunque da rifondere, il povero Giuseppi non trova pace, mentre Giggino, da parte sua, fa il Salvini del vecchio governo, comportandosi esattamente come faceva il Matteo tanto criticato per il suo presenzialismo, ma in effetti oggi vediamo solo lui. Il Di Maio capopopolo dei Cinquestelle; il quale, trascurando l’attività dovuta per il suo secondo mandato ministeriale, cioè agli Affari Esteri, si occupa invece di tutto ciò che in italico suolo accade. Abbiamo anche capito perché abbia voluto farlo fuori: gli faceva ombra: ciò che faceva ieri Matteo, fa oggi Giggino, senza che un altro vicepresidente del Consiglio lo sovrasti con la sua personalità. Vediamo anche, a 24 pollici per alcuni, ma è possibile più grande, avendo un televisore con lo schermo di maggiore ampiezza, il faccione sorridente a prescindere di Zingaretti in maniche di camicia, il quale prima e dopo i pasti ci ricorda, orami da circa un mese, non avendo altri argomenti,  che ‘loro’ hanno evitato l’aumento dell’IVA, quello che invece Salvini non solo non avrebbe evitato, ma avrebbe caldeggiato. Dimenticando che il ‘salasso’ era stato ordinato dall’asse Macron-Merkel-Moscovici-Dombrowski, e non da Matteo; con il quale, comunque avremmo evitato la ‘catastrofe’. E che comunque bisogna smontare tutto ciò che Salvini ha realizzato, in una furia iconoclasta a cnhe questa a prescindere; rispolverando quello ‘ius soli’, trasformatosi per breve tempo in ‘ius culturae’, affiancato dal voto ai sedicenni e dall’esclusione dalle urne degli anziani, nel disperato tentativo di raccattare voti per il suo Partito Decotto. Poveretti, oggi “litigano su tutto”, dopo appena tre mesi insieme – o quattro, ma è lo stesso. Abbiamo un governo? Meglio sarebbe di no, a questo punto. Il tutto condito da una geniale pensata da quattro aficionados del PD e della rete, che si sono inventati le sardine, al soldo di ‘qualcuno’. Ma, si sa, quando si può gabellare un movimento per ‘spontaneo’, questo fa più presa nella mentalità di chi crede ancora alla Befana.

Siamo proprio alla frutta. È chiaro che i ragazzi fanno gruppo, non importa contro chi, anche solo per andare allo stadio, o ad un concerto di musica rock, o ad una adunata in piazza a capodanno. Potevano mai lasciarsi scappare questa occasione? La figura poi delle sardine, con tanti pescetti dipinti su carta colorata, sa tanto di Carnevale, quando noi stessi ritagliavamo le maschere da metterci sul viso con un elastico dietro la nuca. So’ ragazzi, lasciateli giocare. Ma non venite a dirci che questa è una manifestazione politica. La politica è una cosa seria, perché riguarda la gestione di una nazione, e i suoi destini. O, almeno, lo era, fino a qualche decennio fa. Basta vedere i personaggi che oggi la popolano. Insomma, non siamo in buone mani. Qualcuno prevede elezioni in primavera. Qualcun altro in settembre, quando maturano non i grappoli d’uva, ma i vitalizi. Quelli che a parole avrebbero dovuto essere aboliti. Tutto ciò mentre Salvini sospetta che il nostro presidente del Consiglio abbia usato male i risparmi degli Italiani – leggi Cassa Depositi e Prestiti – per ingraziarsi certi personaggi a Bruxelles, con i quali mostra perfetta sintonia, ma una certa subalternità, al fine di salvare le banche tedesche, dall’Italia già abbondantemente salvate in passato. Non si fanno le nozze con i fichi secchi. Questa ‘maggioranza’, tale solo in parlamento, non avrà lunga vita, come già avevamo pronosticato da queste colonne. Rimettiamo le cose a posto. E ricordiamoci, quando saremo davanti alla scheda elettorale – il più presto possibile – di tutte le menzogne, i disservizi, le faziosità, l’odio contro chi è dall’altra parte, per poi accusarne gli avversari politici, i toni di comando e di delirio di onnipotenza, le incapacità, le inesperienze, le trappole, i tradimenti e quant’altro abbiamo dovuto subire, noi Italiani, da questa gente, che s’è aggrappata ad un cavillo elettorale – una maggioranza solo parlamentare, peraltro già scaduta – per prendere in mano le nostre sorti, a vantaggio di una Unione Europea che ha in pratica usurpato la nostra sovranità, facendoci i conti in tasca e costringendoci  a manovre di austerità senza alcun motivo, se non quello di ‘avere i conti a posto’: ma nei confronti di chi?

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