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Siria, missili su Damasco e Homs: partito l’attacco congiunto Usa, Gran Bretagna e Francia

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Primi missili Tomahawk su Damasco e Homs nello stesso momento in cui Donald Trump stava ancora parlando alla nazione, intorno alle 22 ora di Washington, le tre del mattino in Italia. Un discorso drammatico, in cui ha insistito sulla necessità di agire contro i crimini e la barbarie perpetrati dal regime di Bashar al Assad, definito “un mostro” che massacra il proprio popolo

Sciolte le riserve del presidente Usa che ha ordinato la rappresaglia in stretto coordinamento con Londra e Parigi.

Per ora si è trattato di una ‘one night operation’, un’operazione unica durata poco più di un’ora, nel corso della quale sono stati colpiti principalmente tre obiettivi, come ha spiegato il Pentagono: un centro di ricerca scientifica a Damasco, un sito di stoccaggio per armi chimiche a ovest della città di Homs e un importante posto di comando situato nei pressi del secondo obiettivo. I missili sono partiti sia da alcuni bombardieri sia da almeno una delle navi militari americane posizionate nelle acque del Mar Rosso. “Questo è un chiaro messaggio per Assad”, ha spiegato il segretario americano alla Difesa, l’ex generale James Mattis, assicurando come al momento non si registrino perdite tra le forze Usa e come sia stato compiuto ogni sforzo per evitare vittime civili.

Del resto, ha sottolineato ancora il numero uno del Pentagono, si è trattato di un attacco mirato che ha avuto come obiettivo solo siti legati alla produzioni o allo stoccaggio di armi chimiche. “Lo scorso anno il regime di Assad non ha compreso bene il messaggio”, ha aggiunto quindi Mattis, riferendosi al precedente attacco militare Usa in Siria dell’aprile 2017: “Così questa volta abbiamo colpito in maniera più dura insieme ai nostri alleati. E se Assad e i suoi generali assassini dovessero perpetrare un altro attacco con armi chimiche, dovranno rispondere ancora di più alle loro responsabilità”.

La prima risposta di Mosca, stretta alleata di Damasco, è arrivata dopo l’annuncio della fine della prima ondata di raid e di bombardamenti:

“Le azioni degli Usa e dei loro alleati non resteranno senza conseguenze”, ha detto l’ambasciatore russo a Washington Anatoly Antonov. L’impressione di molti osservatori però è che gli obiettivi da colpire siano stati condivisi con Mosca, non fosse altro che per evitare incidenti e non colpire personale o postazioni russe in Siria. Intanto la prima reazione di Damasco è tesa a sminuire i risultati dell’operazione degli Usa e dei suoi alleati: se i raid sono finiti qui, hanno affermato fonti del governo di Damasco, i danni sono limitati.

Dura la reazione dell’Iran

“Gli Stati Uniti e i loro alleati non hanno prove sull’attacco chimico in Siria e sono responsabili per le conseguenze regionali che seguiranno all’attacco deciso senza aspettare che prendessero una posizione gli ispettori dell’Opac”: lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Bahram Ghasemi, citato da alcuni media americani.

Theresa May: “Attacchi coordinati e mirati per ridurre il potenziale dell’armamento chimico del regime siriano”

“Ho ordinato alle forze britanniche di condurre attacchi coordinati e mirati per ridurre il potenziale dell’armamento chimico del regime siriano e dissuaderne l’uso”. Così la premier Theresa May in una nota diffusa in nottata da Downing Street nella quale si precisa che l’azione militare è realizzata con “gli alleati americani e francesi”.
L’obiettivo “non è un cambio di regime”, sottolinea, insistendo sul concetto di azioni “mirate” contro l’arsenale di armi chimiche attribuito alle forze di Bashar al-Assad. Per dissuadere “il regime” dal farne uso e ammonire che non ci può essere “impunità” al riguardo, conclude May.

“La Russia è stata avvertita in anticipo degli attacchi militari congiunti di Usa, Regno Unito e Francia contro la Siria”. Lo afferma la ministra della Difesa francese, Florence Parly. La ministra ha aggiunto che l’operazione in Siria è stata “legittima, limitata e proporzionata”.

La Nato sostiene l’attacco di Usa, Gran Bretagna e Francia contro i siti di armi chimiche del regime siriano.

Lo afferma il segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg in una nota. L’azione di stanotte “ridurrà la capacità del regime di condurre ulteriori attacchi contro il popolo siriano con armi chimiche”, aggiunge Stoltenberg, ribadendo come sia “inaccettabile” l’utilizzo dei gas.
Poche ore prima il ministero della Difesa russo aveva affermato di avere la prova di un coinvolgimento diretto della Gran Bretagna nell’organizzazione della “provocazione” del presunto attacco chimico nella Ghuta. E il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov aveva dichiarato: “Abbiamo dati inconfutabili” sul fatto che l’attacco chimico di Duma, in Siria, è stato organizzato”. “I servizi speciali di un paese, che ora sta cercando di essere nelle prime file della campagna russofoba, sono stati coinvolti in questa messa in scena”, ha aggiunto il reponsabile della diplomazia del Cremlino.

Il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo francese Emmanuel Macron hanno avuto ieri una telefonata.

Alla domanda se i due leader avessero discusso della situazione in Siria, ha detto: “sì, la conversazione ha toccato questo argomento”. Vladimir Putin ed Emmanuel Macron nel corso della loro telefonata hanno deciso di dare mandato ai rispettivi ministri della Difesa e degli Esteri di mantenere uno “stretto contatto” per una “de-escalation” della situazione in Siria. Lo fa sapere il Cremlino. Entrambi i leader hanno poi espresso “soddisfazione” per l’arrivo degli esperti dell’Opac a Damasco. Putin ha sottolineato che serve un’indagine “oggettiva” prima della fine della quale conviene evitare “accuse infondate” contro “chiunque”. “Abbiamo la prova che la settimana scorsa sono state utilizzate armi chimiche in Siria da parte del regime”: ha detto ieri il presidente francese, Emmanuel Macron, intervistato in diretta da TF1. E sempre ieri Angela Merkel ha escluso una partecipazione tedesca ad un intervento militare in Siria. Lo ha detto in conferenza stampa con il premier danese.

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Usa, Trump vince alla Corte Suprema su nuove regole migranti che limitano il diritto di asilo

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Donald Trump incassa una vittoria sull’immigrazione. La Corte suprema, a maggioranza repubblicana dopo le sue due nomine, ha ribaltato la decisione di una Corte d’appello e deciso di far entrare in vigore la nuova normativa governativa che vieta a gran parte degli immigrati centroamericani di chiedere asilo in Usa se durante il loro viaggio hanno attraversato Paesi terzi sicuri dove potevano avanzare la stessa istanza. I giudici della Corte Suprema hanno permesso l’applicazione dei nuovi regolamenti in attesa dell’esito delle battaglie legali in corso.

In base alle nuove regole, solo i migranti a cui è stato negato asilo in un terzo Paese o che sono vittime di “grave” traffico di esseri umani possono richiedere asilo negli Stati Uniti. In seno ai nove membri della Corte suprema Usa, composta da 6 uomini e 3 donne, solo le due giudici liberal Ruth Bader Ginsburg e Sonia Sotomayor hanno dissentito rispetto alla legittimità delle restrizioni sulle richieste d’asilo. “Ancora una volta il potere esecutivo ha promulgato una regola che cerca di sovvertire le pratiche di lunga data relative ai rifugiati che cercano protezione rispetto alle persecuzioni”, ha scritto Sotomayor.

Trump esulta: grande successo “Grande vittoria alla corte suprema degli Stati Uniti per la frontiera sulla questione dell’asilo”: così Donald Trump dopo la decisione dei giudici di far entrare in vigore – finché prosegue la battaglia legale nel merito – la normativa che vieta a gran parte degli immigrati centroamericani di chiedere asilo in Usa se non l’hanno fatto in uno degli altri Paesi attraversati durante il loro viaggio.

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Incontro Presidente Parlamento Europeo con governo finlandese: temi cardine il clima ed i valori europei

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Il neo presidente del Parlamento europeo, l’italiano David Sassoli, e i presidenti dei gruppi politici del Parlamento europeo hanno incontrato ad Helsinki il 6 settembre il primo ministro Antti Rinne e il governo finlandese. I temi principali dell’incontro sono stati la crescita sostenibile, il clima e il bilancio a lungo termine dell’UE. Oltre a trattare le priorità della presidenza finlandese del Consiglio dell’UE, la riunione ha discusso anche della cooperazione tra il Consiglio e il Parlamento europeo.
“La Finlandia vuole proseguire con una cooperazione costruttiva e stretta con il Parlamento europeo. Ho visitato il Parlamento europeo a luglio per presentare le priorità della presidenza finlandese del Consiglio e oggi abbiamo continuato la discussione. È stato un piacere vedere che condividiamo una visione comune su molte questioni chiave che sono importanti per il futuro dell’Europa ”, ha dichiarato il Primo Ministro Rinne.

Il clima e la crescita sostenibile sono tra le priorità della Finlandia
Il governo finlandese, il presidente del Parlamento europeo e i leader dei gruppi politici hanno discusso la questione della mitigazione dei cambiamenti climatici e della crescita sostenibile durante la sessione di lavoro. Obiettivo della Finlandia è quello di consentire la definizione degli elementi chiave della strategia climatica a lungo termine dell’UE in seno al Consiglio europeo entro la fine del 2019. Le discussioni sul clima si stanno svolgendo in varie configurazioni del Consiglio dell’UE e in occasione di riunioni informali dei ministri.

“La politica climatica dell’UE deve creare speranza e prospettive per il futuro dei cittadini europei. Vogliamo che l’UE sia un leader globale nell’azione per il clima e che indichi la strada. Ciò significa un impegno per raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050. È positivo constatare che anche il Parlamento europeo sostiene ampiamente i nostri obiettivi climatici “, ha aggiunto Rinne.

La politica climatica è ulteriormente sostenuta dalla strategia di crescita promossa dalla Presidenza finlandese, in quanto si concentra su un’Europa competitiva, socialmente inclusiva e neutrale dal punto di vista climatico. Sotto la guida della Finlandia, i principali messaggi del Consiglio su un pacchetto di crescita sostenibile saranno predisposti come base per il lavoro della nuova Commissione europea.

A sua volta, Sassoli ha osservato che “ci sono urgenze in quanto il grande pubblico chiede grandi cambiamenti quando si tratta di politica climatica. Faremo di più. E dovremo essere in grado di affrontare la sfida della minaccia che si pone .Il parlamento ha indicato una serie di obiettivi molto ambiziosi. Una riduzione del 55% delle emissioni di CO2 è ovviamente una grande sfida e quindi vorremmo vedere come la Commissione intende procedere con questo … noi abbiamo riposto la nostra fiducia in questi obiettivi e speriamo che vengano mantenuti “.

Discussione del bilancio a lungo termine dell’UE e dei valori comuni
La sessione di lavoro ha inoltre discusso di bilancio a lungo termine dell’UE e di quadro finanziario pluriennale (QFP). La presidenza finlandese intende far sì che i negoziati del Consiglio dell’UE sul QFP siano finalizzati all’esame del Consiglio europeo.

Ulteriore l’argomento della discussione sono stati i valori comuni dell’UE. L’Unione sta esaminando varie misure per rafforzare il rispetto dello stato di diritto e la Finlandia si è impegnata ad avanzare durante la sua presidenza.Per Rinne “Difendere i valori europei e lo stato di diritto significa semplicemente proteggere i cittadini e il loro benessere. Deve essere chiaro che nell’UE non vi è tolleranza zero per le violazioni della democrazia e dello stato di diritto. Ne abbiamo la responsabilità in quanto responsabili delle decisioni, ed è quanto ci si aspetta anche da noi “.
Sulla questione Brexit, Sassoli ha ribadito la nota posizione UE, ovvero che l’accordo raggiunto all’epoca dalla ex premier May sia il migliore possibile ma di essere disposti ad ascoltare nuove proposte. David sassoli ha anche incontrato un gruppo di giovani finlandesi ed ascoltato le loro opinioni ed aspirazioni sull’Europa.

La visita della Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo è iniziata giovedì 5 settembre con un evento pubblico nella nuova biblioteca centrale di Helsinki, l’acclamata Oodi. Il programma prevedeva anche una visita al parlamento finlandese.

La Conferenza dei presidenti è composta dal Presidente del Parlamento europeo e dai presidenti dei gruppi politici. Decide in merito all’organizzazione del lavoro del Parlamento europeo e alle relazioni del Parlamento con altre istituzioni. La Conferenza dei presidenti visita tradizionalmente il paese che detiene la presidenza di turno del Consiglio, attualmente fino al 31 dicembre 2019.

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Sigaretta elettronica, una vittima negli Usa

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Una persona nello Stato americano dell’Illinois che aveva contratto una malattia respiratoria legata all’uso delle sigarette elettroniche è morta: lo ha reso noto il dipartimento di Sanità pubblica dello Stato, secondo quanto riporta Sky News. Secondo l’emittente le autorità ritengono che questa sia la prima vittima dello svapo nel Paese.

L’identità di questa persona, che aveva tra 17 e 38 anni, e la data del decesso non sono state rese note.
   

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