Connect with us

Viterbo

SORIANO NEL CIMINO, ALLARME ZOLFO NELLA CAVA: IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA ESIGE RISOLUZIONE IMMEDIATA

Clicca e condividi l'articolo

Tempo di lettura 2 minuti Al termine dell'incontro si è convenuto che il sindaco di Soriano, non appena in possesso di tutta la documentazione utile, convocherà una conferenza di servizi

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

Red. Cronache

Viterbo – Si è concluso ieri l'incontro con il consigliere regionale Enrico Panunzi presso la sede della Provincia di Viterbo per affrontare le problematiche connesse al recupero della cava di Soriano nel Cimino. "Abbiamo inteso organizzare questo incontro per permettere un ragionamento condiviso su un problema grave, al fine di trovare una soluzione reale, coinvolgendo tutte le parti che possono dare un contributo fattivo alla risoluzione del problema. – Ha affermato il presidente della Proincia di Viterbo Mauro Mazzola – Alla presenza di Fabio Menicacci, sindaco del comune di Soriano nel Cimino, di alcuni consiglieri comunali, di rappresentanti dell'Arpa Lazio e della ASL di Viterbo, nonché di numerosi cittadini appartenenti ad un comitato civico, della dirigente Mara Ciambella e dei tecnici del settore ambiente, – prosegue Mazzola – si è ripercorso un iter lungo e articolato".

Il consigliere regionale Panunzi, dopo essersi recato a Soriano nel Cimino presso l'area della cava, ha potuto constatare il grave stato in cui versa ormai il sito, dove a causa del forte odore di zolfo non è possibile sostare oltre qualche minuto.
Panunzi è quindi intervenuto asserendo che "gli abitanti che vivono in quei luoghi non sono figli di un dio minore e che, al di là degli aspetti tecnici e scientifici, i cittadini non possono subire una situazione del genere". Il consigliere regionale ha quindi assicurato che il problema sarà eliminato e che farà qualsiasi cosa in suo potere affinché la questione venga risolta.

La stessa società incaricata del recupero ambientale della cava ha constatato lo sprigionamento di zolfo.
Il cattivo odore di acido solfidrico è certo e la stessa ditta ne ha convenuto, dichiarandosi disponibile ad individuare soluzioni volte a contenere l'impatto della fuoriuscita di tali sostanze. Si tratterebbe di utilizzare elementi con un ph mirato a neutralizzare i cattivi odori derivanti da sostanze solfidriche o composti dello zolfo.

Dalla riunione è emersa quindi la necessità che la società fornisca quanto prima un progetto,
corredato dalla necessaria documentazione, che possa essere portato all'esame dell'Arpa, per le verifiche necessarie.

L'Arpa si è attivata con mezzi mobili per poter monitorare il fenomeno, attraverso postazioni individuate sulla base dell'evidenza olfattiva. "L'agenzia ha bisogno di corrente elettrica e per questo la provincia ha messo a disposizione i gruppi elettrogeni necessari, se dovesse servire". Ha dichiarato ancora il presidente Mazzola.

Al termine dell'incontro  si è convenuto che il sindaco di Soriano, non appena in possesso di tutta la documentazione utile, convocherà una conferenza di servizi,
presso la sala della provincia di Viterbo. "Nella mia sede istituzionale esigo modi e tempi certi sulle fasi successive". Ha poi sottolineato il presidente della Provincia di Viterbo Mauro Mazzola che ha invitato tutti i diretti interessati a lavorare giorno e notte per ottenere risultati concreti, assicurando massima disponibilità e collaborazione, senza possibilità di ulteriori proroghe ."La giustizia è lenta ma inesorabile. Io non mi fermo!" Ha concluso Mauro Mazzola.

 

Castelli Romani

Banca Popolare Valconca, salta la fusione col gruppo Banca Popolare del Lazio: l’analisi di un clamoroso “no”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 3 minuti
image_pdfimage_print

Blu Banca offriva come biglietto da visita azioni svalutate che oggi ammontano a circa 17 euro cadauna contro i 40 euro di qualche anno fa

È clamorosamente saltata la fusione tra la Blu Banca (gruppo Banca Popolare del Lazio) e la Banca Popolare Valconca. Messi i pro e i contro sulla bilancia (e anche il nostro giornale è uscito con diversi interrogativi sul tema) i soci con la schiena dritta hanno impedito che questo matrimonio si perfezionasse, nonostante il bene placido di Banca D’Italia che in maniera fulminea aveva benedetto l’unione e sembra così voler proseguire a recitare il ruolo da protagonista di una tra le fiabe più famose al mondo: “La bella addormentata nel bosco”. Questo perché mentre dorme o peggio ancora finge di sonnecchiare, il gruppo Bpl continua a fare un po’ come gli pare, tentando gesta che vanno oltre le più temerarie intenzioni.


Blu Banca offriva come biglietto da visita azioni svalutate che oggi ammontano a circa 17 euro cadauna contro i 40 euro di qualche anno fa quando la governance era composta da elementi con la schiena dritta che proprio per questa conformazione sono stati sbattuti fuori in favore di modellanti e accomodanti uomini mutanti (o mutandis) stampati sul modello delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.


Il 50,44 per cento dei soci, pari a 3.586.255 azioni, si è espresso contro la fusione, mentre il 46,74 per cento, pari a 3.323.169 azioni, a favore

«Si tratta di una vittoria abbondante – ha spiegato l’ex presidente Valconca Gianfranco Vanzini in un articolo di Corriere Romagna, contrario al progetto di fusione –. Con questo voto abbiamo sventato la morte della Banca Popolare Valconca. Ora vedremo se riusciamo a farla continuare a vivere», e sull’attuale Cda aggiunge: «Vedremo quali scelte prenderanno, se non faranno nulla oppure si dimetteranno. Certamente, almeno una riflessione dovranno farla».
E adesso Banca d’Italia come si muoverà? Il 5 ottobre scorso aveva rilasciato l’autorizzazione all’operazione di fusione e ora, terminata l’assemblea straordinaria dei soci e raccolto il sonante NO, chissà se la strada indicata verrà definitivamente archiviata (ricordiamo che la fusione era vista da tutti, direttore generale della Valconca Dario Mancini in testa, come l’unica possibile soluzione per dare un futuro alla Valconca).

Ebbene i soci Valconca, diversamente dai tanti Bpl, non hanno digerito la palese malconvenienza del cambio con le azioni Blu Banca. L’ex Vanzini ha spiegato chiaramente come con la fusione, il 93 per cento del capitale sarebbe stato di proprietà dei soci della Blu Banca, mentre ai soci dell’istituto di credito morcianese, sarebbe rimasto un 7 per cento. Un rapporto che si sarebbe senz’altro ripercosso sui dividendi futuri.

Nel frattempo a Mancini sembra non restare altro che addrizzare il tiro. Lui che due anni fa decantava la sana gestione Valconca e il bilancio in buona salute, lui che prima della fusione parlava di situazione compromessa a tal punto da vedere nella fusione la sola via d’uscita. Le sue prime parole a caldo dopo aver incassato la sonante stangata dai soci sono state: «La fusione non è passata e andremo avanti con le nostre forze». (Sicuramente la Valconca andrà avanti ma più di qualcuno non disdegna un periodo di commissariamento letto quasi come il classico periodo di riflessione tra due ex innamorati che preferiscono non rincollare i pezzi di una relazione ormai rotta. Mancini per mantenersi almeno apparentemente coerente ha aggiunto «Il fronte del no ha prevalso ma senza un motivo. Evidentemente la trasparenza non ha pagato. Andremo comunque avanti con forza».

E il presidente della Bpl Capecelatro che si era già “apparecchiato” nel Cda Valconca nonostante l’evidente conflitto d’interessi che cosa farà? Assaporato il pre aperitivo, non ha potuto apprezzare le portate più ricche… i soci hanno tenuto ben salde le redini di una banca che vuole mantenere la propria autonomia senza essere fagocitata da chicchessia o da certi strani soggetti il cui modus operandi poco trasparente è stato già messo nero su bianco in un verbale stilato, sembrerebbe obtortocollo, da Banca d’Italia che ha bacchettato la governance Bpl senza prendere provvedimenti concreti per “punire” gli errori commessi dai singoli. Anzi c’è anche chi aveva il dovere di investigare ma ahinoi, invece, ha trovato un posto sicuro in banca per il suo pupillo. D’altronde non è la prima volta che lo diciamo: «I figli so’ piezz’e core».

Continua a leggere

Cronaca

Tarquinia, un nuovo pulmino per il trasporto gratuito di anziani, disabili e persone cosiddette fragili

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Tempo di lettura < 1 minuti

image_pdfimage_print
TARQUINIA (VT) – La cooperativa sociale di Tarquinia Aiutare gli Altri (AGA) potenzia il servizio di trasporto gratuito con un nuovo pulmino. Il veicolo è stato messo a disposizione in comodato d’uso per il prossimo biennio dalla società di servizi Pulmino Amico, che ha curato la raccolta pubblicitaria con il coinvolgimento di tante imprese del territorio.
 
La cerimonia di consegna si è svolta il 9 novembre in piazza Giacomo Matteotti, con la partecipazione del sindaco Alessandro Giulivi.  “Il mezzo ci permette di migliorare un servizio indispensabile per anziani, disabili e persone cosiddette fragili, che devono svolgere visite specialistiche nelle strutture sanitarie della provincia di Viterbo e di Civitavecchia – afferma il presidente dell’AGA Carlo Marcomeni -. La mia gratitudine va agli sponsor che rendono possibile tutto questo e al Comune di Tarquinia, che sostiene l’iniziativa nell’ambito del progetto “Mai più soli”. Rivolgo un ringraziamento anche al sindaco Giulivi, per la sua presenza e per aver manifestato interesse e gratitudine verso quello che la nostra realtà fa a sostegno delle fasce sociali più deboli”. Nell’anno in corso, sono state 160 le persone che hanno usufruito del servizio di trasporto, attivo da oltre 15 anni.
 

 



Continua a leggere

Cronaca

Omicidio Salvatore Bramucci: arrestata la cognata

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

Il “gruppo di fuoco” si muoveva sulla base di precise indicazioni fornite da una donna

Nuova svolta nelle indagini sull’omicidio di Salvatore Bramucci avvenuto la mattina del 7 agosto nelle campagne di Soriano. Arrestata la cognata Sabrina Bacchio che da sabato 22 ottobre si trova nel carcere romano dia Rebibbia.

I carabinieri del Comando Provinciale di Viterbo, con il supporto di quelli della Compagnia di Tivoli, hanno dato esecuzione ad una seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Viterbo Rita Cialoni, su proposta della Procura della Repubblica (il fascicolo è seguito dal pm Massimiliano Siddi), nei confronti di una donna, ritenuta – in concorso con altre due persone, già sottoposte a provvedimento restrittivo (Tonino Bacci e Lucio La Pietra, 48enne romani) – gravemente indiziata del delitto di omicidio volontario.

Il 7 agosto 2022 a Soriano nel Cimino (VT), Salvatore Bramucci, appena uscito dalla sua abitazione, veniva bloccato mentre si trovava alla guida della sua autovettura ed assassinato con diversi colpi di arma da fuoco.

Le indagini immediatamente avviate sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Viterbo mettevano subito in evidenza che l’azione delittuosa era il frutto di un agguato organizzato in ogni minimo dettaglio, preceduto anche da sopralluoghi nella zona teatro dell’omicidio.

Nella prima fase delle indagini si accertava che tre persone, a bordo di due autovetture, una delle quali risultata asportata alcuni mesi prima, avevano raggiunto la località rurale di Acquafredda-Basso della Campana, dove attendevano l’uscita dalla propria abitazione della vittima, gli bloccavano la strada e a distanza ravvicinata gli esplodevano sei colpi di arma da fuoco al capo e alla parte superiore del corpo, provocandone la morte immediatamente.
Le indagini consentivano lo scorso 13 settembre di dare esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due italiani, residenti nella periferia est della Capitale, provvedimento tuttora in essere e, per uno di loro, confermato anche dal Tribunale per il Riesame di Roma.

Il successivo sviluppo investigativo ha permesso di accertare che il “gruppo di fuoco” si muoveva sulla base di precise indicazioni fornite da una donna che aveva preso parte alla pianificazione dell’azione omicidiaria fin dall’inizio della sua ideazione.

Gli elementi indiziari raccolti a carico della donna sono stati ritenuti particolarmente gravi dal G.I.P. di Viterbo che, anche in ragione della sussistenza dell’esigenze cautelare, ha emesso il provvedimento restrittivo in carcere.

Continua a leggere

SEGUI SU Facebook

SEGUI SU Twitter

I più letti