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Sparatoria in una scuola elementare in Texas: uccisi 19 bambini e due adulti

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Diciannove bambini e due adulti, di cui un insegnante, sono stati uccisi a sangue freddo in classe da un ragazzo di 18 anni, Salvador Ramos.

Un massacro che allunga la striscia di sangue negli Stati Uniti dove ci sono state più di 200 sparatorie di massa dall’inizio dell’anno. Evidentemente scosso e con le lacrime agli occhi, Joe Biden si rivolge agli americani e al Congresso e chiede un’azione sulle armi. “Possiamo e dobbiamo fare di più. E’ il momento di trasformare il dolore in azione” e di affrontare la lobby delle armi, afferma Biden appena rientrato dal suo viaggio in Asia e con a fianco la First Lady Jill Biden vestita tutta di nero. Parlando dell’ennesimo “massacro” il presidente si definisce “stanco e arrabbiato” e si rivolge direttamente agi americani: “Perché vogliamo vivere con questa carneficina? Perché continuiamo a consentire che questo accada? Per l’amor del cielo dov’è la nostra spina dorsale?”. Da qui l’appello a norme di buon senso sulle armi affinché tragedie come questa possano essere evitate. “Non venitemi a dire che non possiamo avere un impatto su queste carneficine”, aggiunge. Gli fa eco la vicepresidente Kamala Harris: “Quando è troppo è troppo, ora bisogna agire”. Parole pesanti arrivano anche da Barack Obama, presidente durante la strage di Sandy Hook del 2012. “Io e Michelle siamo a fianco delle famiglie di Uvalde. Ma siamo anche arrabbiati”: sono passati dieci anni da Newtown e “il nostro Paese è paralizzato non dalla paura, ma da una lobby delle armi e da un partito politico che non hanno mostrato alcuna volontà di agire per prevenire queste tragedie. E’ scaduto il tempo per agire, per qualsiasi tipo di azione”, dice senza mezzi termini Obama. La rabbia dei democratici si sfoga mentre su quanto accaduto ancora non c’è molta chiarezza. Il killer ha sparato prima alla nonna e poi ha avuto un incidente di auto vicino alla Robb Elementary School. Sceso dall’auto con fucile e giubbotto antiproiettile, ha cercato di entrare nella scuola superando il blocco di alcuni agenti: una volta nell’edificio ha aperto il fuoco in alcune classi. Il ragazzo 18enne è poi stato fermato dalla polizia che lo ha ucciso sul posto. Di Ramos si sa ancora poco: era uno studente di un liceo dell’area e poco prima della strage ha contatto una sconosciuta su Instagram dicendole che aveva un segreto che voleva condividere: “sto per…”. Alla ragazza comunque non ha confessato quale era il gesto folle che aveva in mente e che ha portato a termine qualche ora dopo. Sul suo account Instagram il killer aveva postato un selfie e foto di armi, inclusa una con due fucili uno accanto all’altro. Non è chiaro se si tratta delle armi usate per la strage. Quello che si sa è che il ragazzo per il suo 18mo compleanno ha acquistato due fucili. La strage è avvenuta a due giorni dalla fine dell’anno scolastico in un’area a prevalenza di ispanici, e ha preceduto di qualche giorno la convention annuale della National Rifle Association, la potente lobby della armi. L’appuntamento è infatti per venerdì a Houston, nel Texas che piange ora i bimbi uccisi, e vi sono previsti gli interventi di Donald Trump e del governatore dello stato Greg Abbott. Proprio su Abbott in questo ore si stanno concentrando le critiche per aver ammorbidito di recente le leggi sulle armi. E’ anche rispuntato un suo tweet del 2015 in cui invitata i texani a correre ad acquistare di armi. “E’ imbarazzante. Il Texas è solo secondo dietro alla California per gli acquisti di armi nuove. Muovetevi”, aveva twittato. La strage ha già riacceso il dibattito sulle armi nel mezzo della campagna elettorale delle primarie in vista delle elezioni di metà mandato. Non è comunque scontato che la spinta del momento si traduca in azione, visto che le stragi che si sono succedute nel corso degli anni non sono riuscite a superare l’impasse in Congresso.

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Esteri

Turchia, Svezia e Finlandia: un memorandum trilaterale con molte promesse e pochi fatti

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La conclusione del braccio di ferro tra il presidente turco Erdogan e i due paesi nordici candidati NATO ha, come immaginabile, suscitato diffusi commenti e dibattiti in Finlandia

Alcuni i commenti sul cosiddetto Memorandum Trilaterale con la Turchia su  alcuni principali testate finlandesi: l’Helsingin Sanomat effettuava un sondaggio il giorno prima dell’accordo che dava il 70%  di finlandesi contrari a cedimenti alla Turchia, un 14% di favorevoli ed il restante, di non so. Per Iltalehti “i finlandesi sono totalmente contrari alle richieste della Turchia – non si piegano alle sue richieste”. Il sondaggio Gallup chiedeva “se la Finlandia debba cambiare la propria legislazione o rinunciare ad alcuni dei suoi principi per soddisfare le condizioni della Turchia, se ciò consentisse alla Finlandia di entrare nella NATO?” Per Ilta-Sanomat, commentando il sondaggio: “Sondaggio HS: la maggioranza dei finlandesi non vuole che la Finlandia si pieghi alle condizioni della Turchia per l’adesione alla NATO se questa chiedesse modifiche alla legge o compromessi sui principi”.

Secondo un noto commentatore e già esponente politico finlandese, Pekka Tiainnen, “non è di competenza del Presidente della Repubblica approvare da solo una questione del genere. La bozza del documento è stata la esaminata apparentemente in ambito TPUTVA (Comitato parlamentare per la politica estera e di sicurezza integrato dal Presidente della Repubblica) e si chiede quali poteri abbia conferito tale Comitato al Presidente e se lo stesso Comitato sia stato convocato durante i colloqui di Madrid o vi sia stata qualche comunicazione”. Prosegue affermando che “la questione è talmente importante da richiedere un’audizione parlamentare. In ogni caso, il Protocollo di adesione della NATO sarà deciso in via definitiva dal Parlamento dopo la ratifica dei Parlamenti dei Paesi NATO. Tale documento chiamato Memorandum non fa parte del Trattato NATO perché si tratta di un documento tra Paesi. Data la sua importanza, deve essere discusso separatamente dal Parlamento. Al momento sembra che alcuni di questi aspetti saranno inclusi nel protocollo di adesione della NATO e che la procedura parlamentare sarà gestita attraverso di esso. Tuttavia, i Paesi della NATO dovrebbero conoscere la posizione del Parlamento finlandese nelle loro procedure di ratifica, e la posizione di del citato Comitato non è sufficiente”.

Un passo avanti

Sono considerazioni abbastanza chiare e motivate e giustificano la prudenza e genericità delle dichiarazioni sia del Presidente finlandese  Niinistö che del  suo Ministero degli esteri per il quale “il documento è un impegno politico, firmato dai ministri degli Esteri di Finlandia, Svezia e Turchia. Il memorandum conferma il sostegno della Turchia all’adesione della Finlandia e della Svezia alla NATO e consente progressi nel processo di adesione alla NATO di entrambi i paesi”. Lo stesso Presidente ha precisato, in una sua dichiarazione, che “la Finlandia continuerà, in tema di lotta al terrorismo ad agire “secondo la propria legislazione nazionale”  La scarna comunicazione del Ministero degli Esteri finlandese non faccia sottovalutare la fatica e lo stress profuso dai negoziatori per raggiungere questo accordo, anche se, come molti osservatori fanno notare, lo sblocco del veto turco all’ingresso in NATO dei due Paesi nordici sia stato un effetto della telefonata tra il presidente USA, Bidsen, e quello turco, Erdogan. Il che evidenzia come la posizione turca serva ad Erdogan più per ‘vendere’ sul suo mercato interno il risultato, anche per suoi motivi elettorali. Il testo infatti è più una sequenza di impegni che di elementi concreti, impegni che necessitano di tempi non brevi per la cui attuazione. Probabilmente ad Erdogan interessava più l’annullamento di certe sanzioni a suo carico sia da USA che nordici, sanzioni limitate e facilmente aggirabili, come tutte.

I commenti in Italia

Draghi ha commentato come “L’Italia accoglie con favore l’adesione all’Alleanza Atlantica di Finlandia e Svezia, ai sensi dell’articolo 10 del Trattato di Washington. Si tratta di una decisione sovrana, assunta democraticamente, da due Paesi che sono membri dell’Unione Europea e che condividono i principi ispiratori dell’Alleanza Atlantica, con la quale da anni collaborano strettamente. Svezia e Finlandia rafforzeranno il carattere dell’Alleanza come comunità basata sullo stato di diritto e sui valori democratici. Con le loro capacità, i due Paesi contribuiranno in modo significativo alla sicurezza ed alla missione difensiva dell’area euro-atlantica. La sicurezza di Finlandia e Svezia non deve essere messa a repentaglio in alcun modo. L’Italia afferma la sua determinazione a concorrere sin d’ora, in stretta consultazione con Finlandia e Svezia e nei modi più appropriati, alle loro esigenze di sicurezza e difesa. Conferma in proposito la validità degli impegni esistenti nel contesto europeo, ivi incluso l’articolo 42.7 del Trattato istitutivo dell’Unione Europea.

 Il riferimento al “ carattere dell’Alleanza come comunità basata sullo stato di diritto e sui valori democratici” non è tanto riferibile alla Turchia quanto ai due paesi nordici il che è un chiaro segnale ad Erdogan ad accontentarsi del memorandum che sta già spendendo in Turchia come improbabile ‘grande vittoria’.

MEMORANDUM TRILATERALE

(Versione italiana non ufficiale, a cura di Gianfranco Nitti)

1. In data odierna i rappresentanti di Turchia, Finlandia e Svezia, sotto gli auspici del Segretario Generale della NATO, hanno concordato quanto segue.

2. La NATO è un’Alleanza basata sui principi della difesa collettiva e dell’indivisibilità della sicurezza, nonché su valori comuni. La Turchia, la Finlandia e la Svezia affermano la loro adesione ai principi e ai valori sanciti dal Trattato di Washington.

3. Uno degli elementi chiave dell’Alleanza è l’incrollabile solidarietà e cooperazione nella lotta contro il terrorismo, in tutte le sue forme e manifestazioni, che costituisce una minaccia diretta alla sicurezza nazionale degli Alleati nonché alla pace e alla sicurezza internazionale.

4. In qualità di potenziali alleati della NATO, la Finlandia e la Svezia offrono il loro pieno sostegno alla Turchia contro le minacce alla sua sicurezza nazionale. A tal fine, la Finlandia e la Svezia non forniranno sostegno alle YPG/PYD e all’organizzazione descritta come FETO in Turchia. La Turchia estende inoltre il suo pieno sostegno alla Finlandia e alla Svezia contro le minacce alla loro sicurezza nazionale. La Finlandia e la Svezia respingono e condannano con la massima fermezza il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni. La Finlandia e la Svezia condannano senza ambiguità tutte le organizzazioni terroristiche che perpetrano attacchi contro la Turchia ed esprimono la loro più profonda solidarietà alla Turchia e alle famiglie delle vittime.

5. La Finlandia e la Svezia confermano che il PKK è un’organizzazione terroristica proscritta. La Finlandia e la Svezia si impegnano a prevenire le attività del PKK e di tutte le altre organizzazioni terroristiche e le loro estensioni, nonché le attività di individui appartenenti a gruppi affiliati e ispirati o a reti collegate a queste organizzazioni terroristiche. La Turchia, la Finlandia e la Svezia hanno concordato di intensificare la cooperazione per prevenire le attività di questi gruppi terroristici. La Finlandia e la Svezia respingono gli obiettivi di queste organizzazioni terroristiche.

6. Inoltre, la Finlandia fa riferimento a diversi recenti emendamenti del suo Codice Penale con i quali sono stati introdotti nuovi atti punibili come crimini terroristici. Gli ultimi emendamenti, entrati in vigore il 1° gennaio 2022, hanno ampliato la portata della partecipazione alle attività di un gruppo terroristico. Allo stesso tempo, l’incitamento pubblico legato a reati di terrorismo è stato considerato un reato separato. La Svezia conferma che il 1° luglio entrerà in vigore una nuova e più severa legge sui reati di terrorismo e che il governo sta preparando un ulteriore inasprimento della legislazione antiterrorismo.

7. La Turchia, la Finlandia e la Svezia confermano che attualmente non esistono embarghi nazionali sulle armi. La Svezia sta modificando il quadro normativo nazionale per le esportazioni di armi in relazione agli alleati della NATO. In futuro, le esportazioni di armi da Finlandia e Svezia saranno condotte in linea con la solidarietà dell’Alleanza e in conformità con la lettera e lo spirito dell’articolo 3 del Trattato di Washington.

8. Oggi, la Turchia, la Finlandia e la Svezia si impegnano a compiere i seguenti passi concreti: – – — – Istituire un dialogo congiunto e strutturato e un meccanismo di cooperazione a tutti i livelli di governo, anche tra le forze dell’ordine e le agenzie di intelligence, per rafforzare la cooperazione in materia di antiterrorismo, criminalità organizzata e altre sfide comuni, secondo le loro decisioni. – – – La Finlandia e la Svezia condurranno la lotta contro il terrorismo con determinazione e risolutezza, in conformità con le disposizioni dei documenti e delle politiche pertinenti della NATO, e adotteranno tutte le misure necessarie per rendere più rigorosa la legislazione nazionale a tal fine. – La Finlandia e la Svezia affronteranno le richieste di espulsione o estradizione di sospetti terroristi presentate dalla Turchia in modo rapido e approfondito, tenendo conto delle informazioni, delle prove e dell’intelligence fornite dalla Turchia, e stabiliranno i quadri giuridici bilaterali necessari per facilitare l’estradizione e la cooperazione in materia di sicurezza con la Turchia, in conformità con la Convenzione europea di estradizione.

 – La Finlandia e la Svezia indagheranno e interdiranno qualsiasi attività di finanziamento e reclutamento del PKK e di tutte le altre organizzazioni terroristiche e delle loro estensioni, nonché dei gruppi o delle reti affiliati o ispirati, come indicato nel paragrafo 5.

– La Turchia, la Finlandia e la Svezia si impegnano a combattere la disinformazione e a impedire che le loro leggi nazionali vengano abusate a beneficio o per promuovere le organizzazioni terroristiche, anche attraverso attività che incitano alla violenza contro la Turchia.

– La Finlandia e la Svezia garantiranno che i rispettivi quadri normativi nazionali per le esportazioni di armi consentano i nuovi impegni nei confronti degli Alleati e riflettano il loro status di membri della NATO.

– La Finlandia e la Svezia si impegnano a sostenere il massimo coinvolgimento possibile della Turchia e di altri alleati non appartenenti all’UE nelle iniziative esistenti e future della politica di sicurezza e di difesa comune dell’Unione europea, compresa la partecipazione della Turchia al progetto PESCO sulla mobilità militare.

9. Per l’attuazione di queste iniziative, la Turchia, la Finlandia e la Svezia istituiranno un Meccanismo Congiunto Permanente, con la partecipazione di esperti dei Ministeri degli Affari Esteri, degli Interni e della Giustizia, nonché dei Servizi di Intelligence e delle Istituzioni di Sicurezza. Il Meccanismo Congiunto Permanente sarà aperto all’adesione di altri soggetti.

10. La Turchia conferma il suo sostegno di lunga data alla politica della Porta Aperta della NATO e accetta di sostenere al Vertice di Madrid del 2022 l’invito di Finlandia e Svezia a diventare membri della NATO.

Firmato da:

Sua Eccellenza Mevlüt Çavuşoğlu  Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Turchia

Ankara

Sua Eccellenza Pekka Haavisto Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Finlandia

Helsinki

Sua Eccellenza Sig.ra Ann Linde Ministro degli Affari Esteri del Regno di Svezia

Stoccolma

Madrid, 28 giugno 2022

Testo inglese del Memorandum Trilaterale:

https://um.fi/documents/35732/0/TU+SWE+FIN.pdf/03efa85e-a936-da51-4e09-a98ce514238c?t=1656454374367

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Lapponia, l’Europa ascolta i Sámi

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Le organizzazioni membre del Consiglio Sámi (cui partecipano organismi di Svezia, Norvegia, Finlandia e Russia) hanno espresso nel tempo l’esigenza di una maggiore conoscenza e di uno scambio di esperienze su come le direttive, i regolamenti, le decisioni, i pareri e le raccomandazioni dell’UE influiscono sulla vita quotidiana del popolo Sámi.

Anche in seno al Consiglio parlamentare Sámi (SPR) è stata sollevata da tempo l’esigenza di dare ai Sámi una voce più chiara all’interno dell’UE e di organizzare un punto di contatto permanente con l’UE.

Il progetto è radicato sia a livello politico che nella società civile. Nel settembre 2019, il Consiglio lappone, in collaborazione con il Suoma Sámi Nuorat, ha ricevuto un finanziamento dal programma Interreg Nord dell’UE per il progetto Filling the EU-Sápmi knowledge gaps. L’obiettivo generale del progetto è quello di rafforzare le relazioni tra Sápmi e l’UE, attraverso la creazione di una piattaforma di conoscenze su argomenti rilevanti per l’UE-Sámi, ma anche di sviluppare un approccio più strategico nei confronti dell’UE. Il progetto prevede quattro attività principali, tra cui un programma di tirocinio, un corso basato su moduli su argomenti rilevanti per l’UE-Sápmi, una settimana Sámi pilota a Bruxelles nel 2022 e la creazione di un pensatoio UE-Sámi di esperti Sámi.

Anni Koivisto, primo vicepresidente del Parlamento Sámi finlandese, ha preso parte alla Settimana UE-Sámi che si è tenuta a Bruxelles il nei giorni scorsi. L’evento fa parte del progetto Filling the EU-Sámi knowledge gaps, organizzato dal Consiglio Sámi e dall’Associazione giovanile Sámi finlandese con l’obiettivo  che la Settimana UE-Sámi diventi un evento annuale utile a rafforzare il partenariato dei Sámi con le istituzioni dell’UE. “ Sono molto felice della Settimana UE-Sámi. Le politiche dell’UE influiscono sulla posizione del popolo Sámi ed è davvero importante che abbiamo la possibilità di influenzare le decisioni. È anche importante che i responsabili delle decisioni dell’UE diventino più consapevoli del popolo Sámi e che l’UE riconosca la competenza dei Sámi nelle politiche per le popolazioni indigene”, ha dichiarato la Koivisto.

Il Consiglio dei giovani del Parlamento Sámi era rappresentato all’evento da Anni-Sofia Niittyvuopio, Anni-Sofia Löf e Lilja Ljetoff.,  presente anche Pirita Näkkäläjärvi, membro del Parlamento Sámi e presidente della Commissione cultural, partecipando come rappresentanti del Parlamento Sámi a una tavola rotonda sul partenariato tra l’UE e i Sámi, insieme con Kalle Varis, Segretario legale del Parlamento Sámi, e Lars-Anders Baer, Segretario per gli Affari internazionali.

Il progetto Filling the EU-Sámi knowledgr gaps è finanziato da Interreg Nord, dalla Federazione della Lapponia, dal Parlamento norvegese dei Sámi, dalla Contea di Tromsø e Finnmark, dalla Regione Norrbotten e dalla Regione Västerbotten.

L’impegno finanziario UE rientra nella priorità “Promuovere la cultura Sámi e l’uso delle lingue Sámi “.

L’Istituto culturale finlandese per il Benelux ha partecipato al programma culturale, sostenendo uno spettacolo di danza Sámi di due giovani ballerini Sámi di talento, Katja e Birit Haarla. Esse creeranno un nuovo pezzo di danza appositamente per la Settimana UE-Sámi. Essendo gemelle, Katja e Birit introducono il pezzo attraverso il concetto di “simbiosi del movimento”, che può essere interpretato come una simbiosi tra gli esseri viventi negli ecosistemi. Con il duetto, creano uno spazio performativo che racchiude un’atmosfera potenziante generata dalla fisicità espressiva del corpo, a significare come la danza e il suo potere curativo sono qualcosa di molto simile a quello che emerge dalla Madre Terra.  “I Sámi hanno vissuto per decenni in accordo con la terra per perpetuare un modo duraturo e nutriente l’ abitare in modo paritario su questo pianeta. Nel contesto della Settimana Sámi dell’Unione Europea, desideriamo dedicare questo pezzo ai nostri compagni Sámi che invitiamo a condividere la nostra conquista del palco del Beursschouwburg”,

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La Francia non consente l’estradizione degli ex brigatisti

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La Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello di Parigi ha deciso di negare l’estradizione richiesta dall’Italia per i 10 ex terroristi rossi arrestati nell’ambito dell’operazione ‘Ombre rosse’ nell’aprile 2021, tra cui l’ex militante di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, condannato in Italia come uno dei mandanti dell’omicidio del commissario Calabresi.

Alla lettura nel tribunale di Parigi della sentenza un gruppo di italiani guidato dal deputato della Lega Daniele Belotti, ha gridato “assassini!’.

Del gruppo, che aveva srotolato uno striscione di protesta davanti al palazzo di Giustizia prima dell’udienza, fanno parte anche il sindaco di Telgate, in provincia di Bergamo, comune di origine di uno degli ex terroristi, Narciso Manenti, e il presidente e vicepresidente dell’associazione carabinieri di Bergamo intitolata a Giuseppe Gurrieri, l’appuntato ucciso nel 1979 da Manenti davanti al figlio di 11 anni.

“E’ una decisione grave” per le implicazioni che comporta rispetto alla sofferenza dei familiari delle vittime e alla memoria delle vittime .

Ad ascoltare la decisione della Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello di Parigi, c’erano tutti gli italiani condannati e fuggiti in Francia, ad eccezione del più anziano, Giorgio PIETROSTEFANI, 78 anni. Da tempo malato, per le conseguenze di un trapianto è spesso in ospedale e in condizioni che non gli hanno consentito finora di essere presente alla altre udienze che lo riguardavano. E’ stato uno dei fondatori di Lotta Continua, in Italia ha avuto una condanna a 22 anni come uno dei mandanti dell’omicidio Calabresi. Per lui, come per gli altri estradabili, in questi mesi si sono susseguite le udienze, che in buona parte sono stati rinvii per consentire l’invio dall’Italia di materiale relativo alle condanne degli ex terroristi.

Ecco gli italiani condannati e fuggiti in Francia presenti in aula.

  • ENZO CALVITTI, 67 anni, ex psicoterapeuta oggi in pensione ed ex Br condannato in contumacia a 18 anni di carcere per associazione a scopi terroristici e banda armata.
  • NARCISO MANENTI, 64 anni, 40 dei quali trascorsi in Francia, arredatore e gestore di una società di comunicazione. E’ sposato dal 1985 con una francese dalla quale ha avuto 3 figli ed è oggi nonno. Ex membro dei ‘Nuclei armati per il contropotere territoriale’, fu condannato nel 1983 all’ergastolo per l’omicidio dell’appuntato Giuseppe Gurrieri.
  • GIOVANNI ALIMONTI, 66 anni, padre di due figlie e oggi anche lui nonno, faceva invece parte delle Brigate rosse. E’ stato condannato nel 1992 a 19 anni di carcere per il tentato omicidio di un poliziotto nel 1982, Nicola Simone.
  • ROBERTA CAPPELLI, 66 anni, è stata condannata all’ergastolo di isolamento per tre omicidi avvenuti a Roma: quello del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, ucciso l’ultimo dell’anno del 1980, dell’agente di polizia Michele Granato (9 settembre 1979) e del vice questore Sebastiano Vinci (19 giugno 1981).
  • MARINA PETRELLA, 67 anni, ex Br come la Cappelli, condannata come lei per l’omicidio del generale Galvaligi, del sequestro del giudice Giovanni D’Urso, avvenuto a Roma il 12 dicembre del 1980, e dell’assessore regionale della Democrazia Cristiana Ciro Cirillo, avvenuto a Torre del Greco il 27 aprile del 1981 e nel quale furono uccisi due membri della scorta, per l’attentato al vice questore Nicola Simone (insieme a Cappelli e Alimonti).
  • L’ex brigatista SERGIO TORNAGHI, 63 anni, anche lui condannato all’ergastolo, fra l’altro per l’omicidio di Renato Briano, direttore generale della ‘Ercole Marelli’.
  • MAURIZIO DI MARZIO, 60 anni, sfuggito alla retata dell’aprile 2021 e arrestato in seguito, è al centro di una diatriba sulla prescrizione. Dovrebbe scontare in Italia un residuo di pena a 5 anni e 9 mesi di carcere per banda armata, associazione sovversiva, sequestro di persona e rapina. Di Marzio gestisce a Parigi da molti anni un noto ristorante, il ‘Baraonda’.
  • RAFFAELE VENTURA, 70 anni, ex Formazioni Comuniste Combattenti, dovrebbe scontare 20 anni di carcere in Italia dopo essere stato condannato per concorso morale nell’omicidio del vicebrigadiere Antonio Custra, avvenuto il 14 maggio 1977, durante una manifestazione della sinistra extraparlamentare a Milano.
  • LUIGI BERGAMIN, 72 anni, ex militante dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo), è anche lui al centro di una battaglia legale per la prescrizione. Deve scontare una pena a 16 anni e 11 mesi di reclusione come ideatore dell’omicidio del maresciallo Antonio Santoro, capo degli agenti di polizia penitenziaria ucciso a Udine il 6 giugno 1978 da Cesare Battisti.

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