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Spyro Reignited Trilogy, il draghetto torna in HD

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Spyro, il famosissimo draghetto viola presente nelle case di tutto il mondo a fine anni ’90, fa un epico ritorno con l’uscita di Spyro Reignited Trilogy. Il videogioco, regala agli appassionati una collezione di giochi completamente rivista, con nuovi personaggi, animazioni, ambienti, luci e filmati, tutto rigorosamente in HD. Con la sua uscita gli appassionati della serie potranno rivivere i tre capitoli che hanno reso il personaggio una vera e propria icona del gaming, ma anche volare verso nuove vette, scatenare terribili attacchi di fuoco ed esplorare oltre di 100 nuove ambientazioni piene di dettagli in grado di far rivivere Dragon Realms e Avalar come mai prima. La trilogia è disponibile per PlayStation 4, e Xbox One al prezzo di 39.99 euro. Con Spyro Reignited Trilogy, quindi sarà possibile giocare a una versione ampliata di Spyro the Dragon, Spyro 2: Ripto’s Rage! e Spyro: Year of the Dragon, i tre titoli originali, migliorati con un tocco moderno che li rendono più freschi, divertenti, ma soprattutto più adatti ai giocatori di oggi. In aggiunta, il doppiatore e attore Tom Kenny fa il suo ritorno nel franchising come voce di Spyro in tutti e tre i giochi. In questa nuova versione firmata Toys For Bob, i fan storici potranno inoltre godersi le colonne sonore originali, e una nuovissima sinfonia del noto compositore Stewart Copeland. Il gioco offre inoltre una funzionalità audio in-game che consente di passare dalla colonna sonora originale a quella rimasterizzata, per coloro che desiderano un’esperienza di gioco più classica. Basterà selezionare tale feature nel “menu delle opzioni” in qualsiasi momento durante il gioco e dar sfogo al loro mood, sia esso nostalgico o eccitato, e tornare poi nel vivo dell’azione senza perdere i dati di gioco salvati.

Con Spyro Reignited Trilogy ci si trova quindi dinanzi a tre grandi classici, tre diverse avventure, simili ma allo stesso tempo diverse, con ogni capitolo che di fatto è l’upgrade del precedente (proprio come è accaduto con Crash Bandicoot, qui la nostra recensione). Una formula vincente impostasi negli anni ’90 che ci portiamo dietro ancora oggi, soprattutto parlando di saghe che devono mantenere uscite annuali o poco più. Ma veniamo all’analisi dei singoli titoli: in Spyro the Dragon, che nel 1998 ha dato inizio a tutto,il perfido Nasty Norc, un essere malvagio a cui è impedito l’accesso al Regno dei Draghi, è stufo di essere insultato in TV da questa razza leggendaria e con un incantesimo li trasforma tutti in statue. Ma il suo incantesimo non riesce del tutto in quanto il piccolo Spyro viene risparmiato e tocca proprio a lui ritrovare tutti i draghi mutati in pietra e liberarli. Per potere accedere ai vari mondi Spyro deve raccogliere un numero di gemme ben preciso con cui letteralmente pagarsi un viaggio in mongolfiera dato che è ancora troppo piccolo per coprire lunghe distanze volando. E nonostante la situazione di emergenza, il pilota non è interessato a far viaggiare Spyro gratis, che gli affari sono affari. Le gemme colorate sono sparse per i vari livelli, a cui si accede attraverso dei portali e che ci faranno attraversare l’intero Regno dei Draghi, fatto di vaste pianure, picchi altissimi, aree desertiche o innevate. Un look fiabesco e coloratissimo, che grazie al lavoro di restyling operato in questa collection, risplende più che mai. Spyro è animato in maniera eccezionale, è pratico da controllare e certe legnosità dell’originale sono state limate. Resta comunque un quadrupede nano, con una visibilità sicuramente ridotta rispetto a chi sa ergersi su due gambe, ma la telecamera è stata sistemata rispetto al passato e quindi non sono presenti tutti quei problemi che affliggevano il titolo nella sua formula originale. In questo primo capitolo della saga si salta, si sputa fuoco, si plana e in alcuni livelli speciali si può persino volare grazie al potere delle fatine amiche di Spyro. Però non si nuota, anzi si affoga malamente dopo aver toccato l’acqua, quindi è necessario fare molta attenzione a dove si poggiano le zampe. Per poter nuotare liberamente sarà necessario giocare alla seconda avventura del draghetto, Spyro 2: Ripto’s Rage, che vede il protagonista giocarsi le vacanze perché risucchiato nel mondo di Avalar da parte del Professore, che ha bisogno di lui per salvare il suo mondo dall’invasore multidimensionale Ripto. Antagonista sopra le righe che fra le altre cose odia i draghi a morte. Chi quindi meglio di Spyro per sconfiggerlo? Mondo diverso, stessa storia. Ci sono i portali da attivare per poter proseguire e raggiungere il covo di Ripto, stavolta raccogliendo sfere magiche invece che liberare draghi, senza dimenticare le gemme. Queste vanno accumulate per poter pagare Riccone, ossia un grasso e peloso signore che donerà a Spyro abilità particolari come la possibilità di arrampicarsi o di nuotare sott’acqua. A volte questo npc semplicemente si farà pagare per abbassare un ponte o per noleggiare un mezzo di trasporto, per la solita regola presente in molti videogames che vede il vil denaro venir prima della salvezza del mondo. A differenza del primo Spyro, dove i livelli sono completabili al 100% sin da subito, il secondo capitolo introduce il backtracking, costringendo i perfezionisti a tornare nelle zone già visitate una volta ottenute le abilità necessarie per raggiungere il completamento perfetto. Il tutto inizialmente viene presentato in modo un po’ confusionario, ma andando avanti nel gioco ci si fa presto l’abitudine, anche se, a nostro avviso, la semplicità del primo capitolo è la formula migliore e meno stressante per godersi l’avventura. Nella terza avventura presenti in questa prestigiosa raccolta, Spyro e la sua amica libellula Sparx devono esplorare i Regni Dimenticati, dove un tempo pare vivessero i Draghi. Queste terre sono governate da una temibile quanto crudele draghessa, la Maga, che per vendetta per l’esilio manda il suo esercito di mostri a rubare le uova di drago dal mondo di Spyro. Il protagonista viene ovviamente chiamato a esplorare in lungo e in largo questo nuovo mondo per recuperare tutte e 150 le uova rubate e sconfiggere la perfida Maga. Grande aggiunta del terzo capitolo è quella che vede l’eroe non più come unico protagonista. In alcuni livelli speciali, infatti, si controlleranno nuovi personaggi come il canguro Sheila, il pinguino soldato Sergente Byrd, lo yeti Bentley, la scimmia Agente 9 o Hunter, felino cacciatore conosciuto nel secondo episodio. Questi personaggi hanno abilità uniche, dai poderosi salti alla forza bruta, passando per il volo. C’è persino la possibilità di controllare la libellula Sparx, in labirinti in miniatura creati apposta per lei. I livelli pensati per i nuovi personaggi sono interessanti, ma oggi come allora appaiono a volte meno curati rispetto al mondo di gioco, e un po’ più imprecisi. Dopo ore passate a controllare il solo Spyro può disorientare trovarsi davanti qualcosa di completamente diverso, ma resta apprezzabile la varietà che Insomniac cercò di infondere in questa terza parte della saga.

A livello tecnico e grafico, le animazioni di Spyro sono solo uno degli aspetti che Toys for Bob ha curato nella ricostruzione del gioco e forse non è il primo che salta all’occhio quando ci si trova all’interno dei livelli. Tutto è stato rifatto da zero e con una precisione maniacale: è stato rivisto il design di ogni singolo personaggio, nemico e animaletto che popola i mondi di gioco mentre gli scenari sono stati arricchiti da numerosi particolari ma senza diventare irriconoscibili. Quello che segna però realmente l’aspetto del gioco sono le luci e l’acqua, perfettamente gestiti dall’Unreal Engine 4. Per quanto Spyro sia sempre stato un gioco molto colorato, e in questo la Reignited Trilogy non si smentisce, quello che mancava totalmente ai tempi era la profondità data dalle ombre, inesistenti. Ora i giochi di luce sono parte integrante dell’ambiente, ricreando non solo un’atmosfera davvero suggestiva ma interagendo con l’acqua in un modo mai visto in Spyro. Immergendosi in acqua si percepisce la consistenza del fluido e la quantità di luce presente nel livello influisce sulla visibilità. Il lavoro di aggiunta e perfezionamento influenza tanto il lato grafico quanto il comparto audio. Gli effetti sonori già presenti nei vecchi titoli sono leggermente diversi ma tutti ben riconoscibili mentre molti altri sono stati aggiunti: tendendo l’orecchio si può sentire il battito d’ali di Sparx, il ticchettare degli artigli di Spyro sulle superfici dure o il rumore di zoccoli del fauno Elora. Perfetta poi la riproposizione delle musiche originali di Stewart Copeland, curate per l’occasione proprio dal compositore. Noi italiani poi ci troviamo, finalmente, di fronte ad una localizzazione efficace con doppiatori all’altezza del ruolo. Tirando le somme, questa Spyro Reignited Trilogy rappresenta un lavoro di grandissimo pregio da parte di Toys for Bob, sottolineato dal fatto che l’intera opera di rimasterizzazione è stata realizzata partendo da zero, senza avere una base sulla quale appoggiarsi. Sebbene per il primo capitolo rappresenta fra i tre il più debole, non c’è davvero nulla da recriminare agli altri due giochi presenti nella collezione, delle piccole perle riproposte con uno stile grafico e tecnico che si esalta al punto tale da volerne sempre di più. Spyro è un platform che merita di essere riscoperto oggi per chi vent’anni fa non ne ebbe l’opportunità, va fatto conoscere alle nuove generazioni e merita di essere rigiocato da tutti quei giocatori nostalgici che rimpiangono i giochi di quegli anni. A Toys for Bob va un plauso per aver saputo gestire un compito per niente facile: donare alle console di attuale generazione un platform dal sapore old-school capace di inserirsi perfettamente al giorno d’oggi. Il prezzo davvero invitante per tre giochi di questo calibro è poi la ciliegina sulla torta! Lasciarsi sfuggire Spyro Reignited Trilogy sarebbe davvero un grave errore.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica:8,5
Sonoro: 8,5
Longevità: 8
Gameplay: 8,5
VOTO FINALE: 8,5

 

Francesco Pellegrino Lise

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Terminator Resistance, in guerra contro Skynet

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Terminator Resistance è uno shooter single player in prima persona sviluppato da Teyon per Pc, Xbox One e Ps4. I diritti del gioco si basano esclusivamente sui primi due capitoli cinematografici della serie, proprio per tale motivo, almeno da un punto di vista “potenziale”, il titolo è tra le opere meglio riuscite nel proporre cosa è accaduto dopo il famoso Giorno del Giudizio. Il protagonista dell’avventura si chiama Jacob Rivers, un soldato della divisione Resistance Pacific. Nonostante Jacob sia solo un modesto soldato semplice, scoprirà presto di essere stato preso di mira specificamente da SKYNET, l’intelligenza artificiale nel pieno del suo programma di sterminio della razza umana. La trama di Terminator Resistance riesce a farsi discretamente apprezzare con molte soluzioni tipicamente cinematografiche anche per quanto riguarda il level design che invece in molti altri punti però risulta davvero essere poco curato per un titolo di attuale generazione. Ma andiamo ad esaminare la trama più da vicino. Come dicevamo: il mondo è finito, è stato tutto inutile, le testate nucleari hanno devastato le grandi metropoli riducendo la terra in un ammasso di rovine e di deserti desolati. Il povero John Connor, Sarah Connor e tutti coloro che si sono succeduti dopo questi iconici personaggi, non sono riusciti ad evitare la guerra tra uomini e macchine ribelli e i pochi sopravvissuti sono costretti a nascondersi per evitare lo sterminio totale. Anche in Terminator Resistance gli umani sono raggruppati in piccoli nuclei di resistenza e portano avanti una guerra che è ambientata esattamente trent’anni dopo Terminator 2: Il giorno del giudizio. Skynet sembra ormai avere il dominio assoluto, ma i leader della resistenza non si arrendono, e nelle loro fila abbiamo anche il protagonista Jacob Rivers. Proprio come in un film di Hollywood, Rivers è la recluta di turno che segue il gruppo della resistenza con un destino speciale tutto da scrivere. A rendere ancora più misterioso il cammino dell’eroe c’è poi l’Estraneo, un uomo misterioso che guiderà i giocaotori nella battaglia, rivelandosi uno scrigno di sapere su tutto ciò che riguarda la guerra scatenata dalle macchine. Nel corso della storia, viene data la possibilità di compiere delle scelte, che si limitano ad essere piccoli bivi narrativi che non fanno altro che sbloccare alcune scene extra, ma che fondamentalmente non cambiano l’evoluzione della storia. Uno degli aspetti implementati e coinvolti da queste scelte sono i rapporti con i vari protagonisti della storia e la conquista o meno della loro fiducia. Il grado di fiducia crescerà grazie al compimento di una serie di missioni secondarie, quasi tutte esonerate da specifici combattimenti, se non quelli emergenti con i vari ragni robot, o HK volanti o di terra, e volte alla ricerca di rifornimento, medicinali o informazioni sensibili.

A livello di gameplay Terminator: Resistance si presenta come uno sparatutto in prima persona senza tanti fronzoli, ma le dinamiche messe in opera dal team Teyon, lo fanno assomigliare per certi versi a un action-stealth dalle dinamiche piuttosto scarne. Nonostante la guerra scatenata da Skynet e lo scenario apocalittico costellato di macerie, infatti, sono rare le scene particolarmente concitate degli scontri a fuoco. Soprattutto nelle fasi iniziali, dove non avendo la disponibilità di armi sofisticate per abbattere i robot, bisogna cercare di farsi notare il meno possibile. Per fare ciò basterà nascondersi dietro i rottami delle autovetture, dietro dei muri, insomma mettersi al riparo dietro a qualsiasi elemento presente nello scenario per non farsi scoprire dai robot. Ovviamente, laddove si preferisca affrontare le macchine in scontri diretti, è sempre possibile imbracciare il fucile e sparare, ma optare per questo tipo di approccio risulta sempre essere pericoloso e, a parere nostro, meno divertente. In Terminator Resistance purtroppo è presente un gameplay davvero scarsamente calibrato in termini di sfida: si passa da un approccio stealth praticamente obbligato delle prime tre ore di gioco, a uno sparatutto quasi di natura arcade dove chi gioca è praticamente invincibile grazie alla dotazione del fucile al plasma. L’intelligenza artificiale dei Terminator, inoltre, non fa altro che rendere tutto più facile, poiché oltre a non individuare il protagonista nelle immediate vicinanze quando si nasconde, la loro offensiva è piuttosto bassa e inconsistente rispetto a quella di Rivers. Tutto questo è molto divertente all’inizio, ma andando avanti nella storia il livello di sfida è davvero molto basso e purtroppo il titolo si riduce a un’avventura semplice e dalle dinamiche piuttosto elementari. A rendere le cose ancora meno interessanti in questo Terminator Resistance ci pensa lo schema ridondante delle missioni, che mette in scena un percorso da seguire attraverso gli indicatori da raggiungere ingaggiando le macchine che ostacolano il cammino dell’eroe. Le aree da esplorare sono anche piuttosto limitate a dispetto dello scenario proposto in modo illusorio e fortemente limitato da rottami che mascherano barriere invisibili e in definitiva percorsi predeterminati. Il gioco prova a introdurre alcune meccaniche vincenti come il crafting con i tessuti, le armi e i pezzi di memoria di Skynet che si possono trovare nel corso dell’avventura. Questi comp0onenti permettono di aumentare il livello di Jacob e aumentare anche le capacità di scassinamento delle porte o di hacking dei dispositivi. Per quanto riguarda il potenziamento delle armi, Rivers è protagonista di un ulteriore minigioco, dove dovrà far combaciare una serie di chip per implementare la potenza di fuoco o la precisione. Si tratta di espedienti sicuramente non originali, ma che almeno riescono a donare un pizzico di varietà all’eccessiva linearità delle missioni.

A livello grafico Terminator Resistance offre un comparto sicuramente gradevole, ma comunque sotto la media, con scenari ben realizzati, ma con pochi elementi e spesso troppo ripetuti. Inoltre, i modelli utilizzati sembrano rifarsi almeno alla scorsa generazione, troppo scarni di particolari e piuttosto rigidi nei movimenti. Inoltre i colpi sparati che non si capisce bene dove vadano a segno e una scarsa varietà dei nemici, rendono l’esperienza di gioco davvero poco soddisfacente. Dal punto di vista sonoro fortunatamente le cose sono decisamente migliori grazie a un buon doppiaggio in italiano ed effetti sonori per gli spari e le esplosioni di buon livello, ma a rendere il comparto audio davvero notevole ci pensano i motivi musicali, che offrono alcuni rimandi al tema originale del film. Tirando le somme, questo Terminator Resistance si presenta come un titolo che può essere apprezzato solo dai veri fan di Terminator o dai giocatori più giovani. Diciamo questo in quanto l’estrema facilità di gioco, la povertà di dettagli e particolari, l’IS dei nemici veramente ridicola e un gameplay davvero troppo elementare potrebbero far storcere il naso a chi si aspetta qualcosa davvero in grado di stupire. A nostro avviso il lavoro del team Teyon non rende giustizia al potenziale che il brand racchiude. Tutto (musiche a parte) poteva esser fatto meglio, ma purtroppo il risultato finale è un titolo poco coinvolgente e che sembra sviluppato in tutta fretta. Il nostro consiglio? Se proprio volete acquistarlo provatelo o almeno documentatevi su YouTube.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 6

Sonoro: 8,5

Gameplay: 6

Longevità: 6

VOTO FINALE: 6,5

Francesco Pellegrino Lise

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WhatsApp, una funzione nascosta svela con chi si parla di più

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Volete sapere con chi chiacchierate di più su WhatsApp? Bene, per chi non lo sapesse, l’app della popolarissima piattaforma di instant messaging ha una funzione nascosta per mostrarlo, con tanto di dettagli relativi all’esatto numero di messaggi scambiati con uno specifico contatto. La funzionalità è molto semplice da trovare, ma non è ancora molto utilizzata in quanto è ben nascosta nelle impostazioni dell’applicazione. Per visualizzarla è necessario accedervi e selezionare la voce “Utilizzo dati e archivio”. Da lì, scegliendo l’ultima opzione della lista, vale a dire “Utilizzo archivio”, si aprirà una schermata contenente tutte le conversazioni dell’utente su WhatsApp ordinate dall’alto verso il basso in base allo spazio da esse occupato. Se si seleziona una specifica chat si potranno poi visualizzare tutti i dettagli dell’interazione. Con ciò si intende il numero totale di messaggi scambiati divisi in testi, gif, foto, video, registrazioni audio, sticker e documenti. Per ogni categoria viene poi fornita anche l’esatta porzione di memoria che occupa. Quest’ultima feature è molto utile in quanto grazie ad essa è possibile gestire al meglio l’applicazione per eliminare tutti quei contenuti troppo pesanti che occupano la memoria del dispositivo mobile. Va sottolineato inoltre che il fatto che una chat di WhatsApp occupi tanto spazio non vuole necessariamente dire che è quella con cui si hanno più interazioni. Se infatti i media inviati sono foto e video, la pesantezza aumenta. Potrebbe dunque accadere che una chat in cui si mandano molti messaggi di testo risulti in una posizione più bassa nella classifica perché questi occupano meno spazio. Per lo stesso motivo le conversazioni di gruppo peseranno di più perché contengono messaggi inviati da più utenti. In ogni caso, da oggi grazie a questa particolare funzione, gestire WhatsApp sarà sicuramente molto più semplice, ma soprattutto riuscire ad avere la memoria di archiviazione del proprio telefonino occupata in maniera non eccessiva è finalmente un sogno facilmente realizzabile.

F.P.L.

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Just Dance 2020, ballare non è mai stato così divertente

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Just Dance 2020 (disponibile su PlayStation 4, Nintendo Switch, Wii, Xbox One, Google Stadia) è il decimo capitolo del franchise di Ubisoft, il cui primo capitolo debuttò nell’ormai lontano 2009. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, anche se a conti fatti negli ultimi cinque anni la produzione si è mostrata estremamente conservativa, e la software house sembra essere particolarmente restia nell’introduzione di novità sostanziali. In questa recensione cercheremo di capire sia come è strutturato Just Dance 2020, sia quanto c’è di nuovo nell’offerta principale per aiutarvi nella fatidica scelta se acquistarlo o meno. Una volta avviato il titolo, i fan della serie si troveranno subito a loro agio in quanto il menù iniziale è identico in tutto e per tutto a quello dello scorso capitolo: titoli di apertura, logo, si ricorda al giocatore che per i propri figli c’è Just Dance Kids con nuove proposte ecc… Fortunatamente però Just Dance 2020 individuerà i dati di salvataggio di Just Dance 2019 già presenti sulla console, dando così il bentornato ai players di vecchia data e portando con sé una minima parte dei contenuti già sbloccati a livello estetico. Il livello del giocatore ricomincia invece da 1, per non rovinare il sistema di progressione. Anche a livello di giocabilità Just Dance 2020 non offre sorprese, infatti avviando la riproduzione dei primi brani presenti, risulta evidente come il titolo non abbia modificato, neppure parzialmente, il solito gameplay. Al giocatore tocca quindi nuovamente mettersi a ballare imitando il più fedelmente possibile i buffi personaggi e manichini in movimento sullo sfondo, accumulando punti su punti e riempiendo così la barra sul lato sinistro dello schermo.

È possibile ottenere da una a cinque stelle, e in casi di notevole bravura anche la dicitura Superstar, con il massimo dei punti consentito. Ogni punteggio viene registrato in locale sulla console, così che tra diversi profili di diversi giocatori si possa mantenere costante una sana competizione. Insomma, la filosofia adottata da Ubisoft sembra proprio essere quella della “squadra che vince non si cambia”.  Purtroppo il rischio che si corre optando per una scelta simile è che i giocatori si trovino fra le mani un gioco troppo simile al passato e non siano spinti all’acquisto. Certo, parliamo sempre di un prodotto destinato a un pubblico di nicchia o a chi vuole utilizzare il titolo per animare una festa, ma in ogni caso, a nostro avviso, un prodotto fotocopia (dal punto di vista del gameplay) non è proprio il massimo. Per chi non lo sapesse, ci teniamo a sottolineare che per giocare a Just Dance 2020 si possono utilizzare ancora una volta più sistemi di controllo: i Joy-Con della vostra console Nintendo, oppure scaricare l’App per dispositivi mobile Android e iOS. La Switch resta probabilmente la piattaforma perfetta per questo tipo di esperienza, sia per la responsività e l’accuratezza nella registrazione del movimento dei Joy-Con, sia perché giocare con uno smartphone come controller dopo aver scaricato l’app, non risulta particolarmente eccitante. Davvero poco da segnalare per quanto riguarda il comparto grafico e tecnico di Just Dance 2020, anche in questo caso sostanzialmente immutato rispetto a Just Dance 2019. Abbiamo notato tuttavia una maggiore cura per i fondali e nei dettagli delle coreografie: osservando attentamente gli sfondi, questi ultimi appaiono più nitidi e definitivi, e generalmente soddisfano in modo maggiore il colpo d’occhio. Ma è davvero l’unica annotazione degna di nota che sia possibile fornire.

 Ovviamente la cosa che cambia in Just Dance 2020 sono le canzoni offerte nel pacchetto. La tracklist a disposizione è infatti notevole e piuttosto coraggiosa per varietà: magari qualcuna delle tipiche “top 40” statunitensi è stata sacrificata, ma a guadagnarne è la multi-culturalità dell’offerta: molti sono i pezzi che vengono dagli altri continenti come Africa e Asia. Ovviamente non manca il Sud America con numerose versioni di balli latini. Ogni brano gode di una personalità tutta sua grazie alle coreografie studiate per ciascuno di esso, molto colorate e ben studiate sia nei costumi che negli sfondi: viene voglia di guardarli anche quando ormai si è sudati marci dopo essersi scatenati con cinque o sei canzoni. L’acquisto di Just Dance 2020 fornisce per un mese l’abbonamento Unlimited che, oltre alle 43 canzoni base, offre più di cinquecento altri brani tutti da ballare da soli o in compagnia. Tirando le somme, grazie alla sua immediatezza e alla grande carica di divertimento, Just Dance 2020 non aspetta altro che la serata giusta con degli amici che hanno voglia di divertirsi. Pezzi divertenti, coreografie coloratissime e sorprendenti, e fino a 6 giocatori in contemporanea sono ingredienti che farebbero esplodere qualsiasi festa. Anche in singolo il titolo di Ubisoft riesce a divertire, unico rischio, ed è bene che lo si sappia, è che essendo un titolo dalla natura particolare, il gioco venga scelto raramente o solo in determinate occasioni. Quindi alla luce di quanto detto, se siete delle persone dall’anima festaiola o amanti del ballo, Just Dance 2020 fa al caso vostro. In caso contrario però, se state cercando un party game dove non sia necessario “sudare” o affaticarsi il nostro consiglio è quello di guardare altrove.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 6,5

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

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