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Spyro Reignited Trilogy, il draghetto torna in HD

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Spyro, il famosissimo draghetto viola presente nelle case di tutto il mondo a fine anni ’90, fa un epico ritorno con l’uscita di Spyro Reignited Trilogy. Il videogioco, regala agli appassionati una collezione di giochi completamente rivista, con nuovi personaggi, animazioni, ambienti, luci e filmati, tutto rigorosamente in HD. Con la sua uscita gli appassionati della serie potranno rivivere i tre capitoli che hanno reso il personaggio una vera e propria icona del gaming, ma anche volare verso nuove vette, scatenare terribili attacchi di fuoco ed esplorare oltre di 100 nuove ambientazioni piene di dettagli in grado di far rivivere Dragon Realms e Avalar come mai prima. La trilogia è disponibile per PlayStation 4, e Xbox One al prezzo di 39.99 euro. Con Spyro Reignited Trilogy, quindi sarà possibile giocare a una versione ampliata di Spyro the Dragon, Spyro 2: Ripto’s Rage! e Spyro: Year of the Dragon, i tre titoli originali, migliorati con un tocco moderno che li rendono più freschi, divertenti, ma soprattutto più adatti ai giocatori di oggi. In aggiunta, il doppiatore e attore Tom Kenny fa il suo ritorno nel franchising come voce di Spyro in tutti e tre i giochi. In questa nuova versione firmata Toys For Bob, i fan storici potranno inoltre godersi le colonne sonore originali, e una nuovissima sinfonia del noto compositore Stewart Copeland. Il gioco offre inoltre una funzionalità audio in-game che consente di passare dalla colonna sonora originale a quella rimasterizzata, per coloro che desiderano un’esperienza di gioco più classica. Basterà selezionare tale feature nel “menu delle opzioni” in qualsiasi momento durante il gioco e dar sfogo al loro mood, sia esso nostalgico o eccitato, e tornare poi nel vivo dell’azione senza perdere i dati di gioco salvati.

Con Spyro Reignited Trilogy ci si trova quindi dinanzi a tre grandi classici, tre diverse avventure, simili ma allo stesso tempo diverse, con ogni capitolo che di fatto è l’upgrade del precedente (proprio come è accaduto con Crash Bandicoot, qui la nostra recensione). Una formula vincente impostasi negli anni ’90 che ci portiamo dietro ancora oggi, soprattutto parlando di saghe che devono mantenere uscite annuali o poco più. Ma veniamo all’analisi dei singoli titoli: in Spyro the Dragon, che nel 1998 ha dato inizio a tutto,il perfido Nasty Norc, un essere malvagio a cui è impedito l’accesso al Regno dei Draghi, è stufo di essere insultato in TV da questa razza leggendaria e con un incantesimo li trasforma tutti in statue. Ma il suo incantesimo non riesce del tutto in quanto il piccolo Spyro viene risparmiato e tocca proprio a lui ritrovare tutti i draghi mutati in pietra e liberarli. Per potere accedere ai vari mondi Spyro deve raccogliere un numero di gemme ben preciso con cui letteralmente pagarsi un viaggio in mongolfiera dato che è ancora troppo piccolo per coprire lunghe distanze volando. E nonostante la situazione di emergenza, il pilota non è interessato a far viaggiare Spyro gratis, che gli affari sono affari. Le gemme colorate sono sparse per i vari livelli, a cui si accede attraverso dei portali e che ci faranno attraversare l’intero Regno dei Draghi, fatto di vaste pianure, picchi altissimi, aree desertiche o innevate. Un look fiabesco e coloratissimo, che grazie al lavoro di restyling operato in questa collection, risplende più che mai. Spyro è animato in maniera eccezionale, è pratico da controllare e certe legnosità dell’originale sono state limate. Resta comunque un quadrupede nano, con una visibilità sicuramente ridotta rispetto a chi sa ergersi su due gambe, ma la telecamera è stata sistemata rispetto al passato e quindi non sono presenti tutti quei problemi che affliggevano il titolo nella sua formula originale. In questo primo capitolo della saga si salta, si sputa fuoco, si plana e in alcuni livelli speciali si può persino volare grazie al potere delle fatine amiche di Spyro. Però non si nuota, anzi si affoga malamente dopo aver toccato l’acqua, quindi è necessario fare molta attenzione a dove si poggiano le zampe. Per poter nuotare liberamente sarà necessario giocare alla seconda avventura del draghetto, Spyro 2: Ripto’s Rage, che vede il protagonista giocarsi le vacanze perché risucchiato nel mondo di Avalar da parte del Professore, che ha bisogno di lui per salvare il suo mondo dall’invasore multidimensionale Ripto. Antagonista sopra le righe che fra le altre cose odia i draghi a morte. Chi quindi meglio di Spyro per sconfiggerlo? Mondo diverso, stessa storia. Ci sono i portali da attivare per poter proseguire e raggiungere il covo di Ripto, stavolta raccogliendo sfere magiche invece che liberare draghi, senza dimenticare le gemme. Queste vanno accumulate per poter pagare Riccone, ossia un grasso e peloso signore che donerà a Spyro abilità particolari come la possibilità di arrampicarsi o di nuotare sott’acqua. A volte questo npc semplicemente si farà pagare per abbassare un ponte o per noleggiare un mezzo di trasporto, per la solita regola presente in molti videogames che vede il vil denaro venir prima della salvezza del mondo. A differenza del primo Spyro, dove i livelli sono completabili al 100% sin da subito, il secondo capitolo introduce il backtracking, costringendo i perfezionisti a tornare nelle zone già visitate una volta ottenute le abilità necessarie per raggiungere il completamento perfetto. Il tutto inizialmente viene presentato in modo un po’ confusionario, ma andando avanti nel gioco ci si fa presto l’abitudine, anche se, a nostro avviso, la semplicità del primo capitolo è la formula migliore e meno stressante per godersi l’avventura. Nella terza avventura presenti in questa prestigiosa raccolta, Spyro e la sua amica libellula Sparx devono esplorare i Regni Dimenticati, dove un tempo pare vivessero i Draghi. Queste terre sono governate da una temibile quanto crudele draghessa, la Maga, che per vendetta per l’esilio manda il suo esercito di mostri a rubare le uova di drago dal mondo di Spyro. Il protagonista viene ovviamente chiamato a esplorare in lungo e in largo questo nuovo mondo per recuperare tutte e 150 le uova rubate e sconfiggere la perfida Maga. Grande aggiunta del terzo capitolo è quella che vede l’eroe non più come unico protagonista. In alcuni livelli speciali, infatti, si controlleranno nuovi personaggi come il canguro Sheila, il pinguino soldato Sergente Byrd, lo yeti Bentley, la scimmia Agente 9 o Hunter, felino cacciatore conosciuto nel secondo episodio. Questi personaggi hanno abilità uniche, dai poderosi salti alla forza bruta, passando per il volo. C’è persino la possibilità di controllare la libellula Sparx, in labirinti in miniatura creati apposta per lei. I livelli pensati per i nuovi personaggi sono interessanti, ma oggi come allora appaiono a volte meno curati rispetto al mondo di gioco, e un po’ più imprecisi. Dopo ore passate a controllare il solo Spyro può disorientare trovarsi davanti qualcosa di completamente diverso, ma resta apprezzabile la varietà che Insomniac cercò di infondere in questa terza parte della saga.

A livello tecnico e grafico, le animazioni di Spyro sono solo uno degli aspetti che Toys for Bob ha curato nella ricostruzione del gioco e forse non è il primo che salta all’occhio quando ci si trova all’interno dei livelli. Tutto è stato rifatto da zero e con una precisione maniacale: è stato rivisto il design di ogni singolo personaggio, nemico e animaletto che popola i mondi di gioco mentre gli scenari sono stati arricchiti da numerosi particolari ma senza diventare irriconoscibili. Quello che segna però realmente l’aspetto del gioco sono le luci e l’acqua, perfettamente gestiti dall’Unreal Engine 4. Per quanto Spyro sia sempre stato un gioco molto colorato, e in questo la Reignited Trilogy non si smentisce, quello che mancava totalmente ai tempi era la profondità data dalle ombre, inesistenti. Ora i giochi di luce sono parte integrante dell’ambiente, ricreando non solo un’atmosfera davvero suggestiva ma interagendo con l’acqua in un modo mai visto in Spyro. Immergendosi in acqua si percepisce la consistenza del fluido e la quantità di luce presente nel livello influisce sulla visibilità. Il lavoro di aggiunta e perfezionamento influenza tanto il lato grafico quanto il comparto audio. Gli effetti sonori già presenti nei vecchi titoli sono leggermente diversi ma tutti ben riconoscibili mentre molti altri sono stati aggiunti: tendendo l’orecchio si può sentire il battito d’ali di Sparx, il ticchettare degli artigli di Spyro sulle superfici dure o il rumore di zoccoli del fauno Elora. Perfetta poi la riproposizione delle musiche originali di Stewart Copeland, curate per l’occasione proprio dal compositore. Noi italiani poi ci troviamo, finalmente, di fronte ad una localizzazione efficace con doppiatori all’altezza del ruolo. Tirando le somme, questa Spyro Reignited Trilogy rappresenta un lavoro di grandissimo pregio da parte di Toys for Bob, sottolineato dal fatto che l’intera opera di rimasterizzazione è stata realizzata partendo da zero, senza avere una base sulla quale appoggiarsi. Sebbene per il primo capitolo rappresenta fra i tre il più debole, non c’è davvero nulla da recriminare agli altri due giochi presenti nella collezione, delle piccole perle riproposte con uno stile grafico e tecnico che si esalta al punto tale da volerne sempre di più. Spyro è un platform che merita di essere riscoperto oggi per chi vent’anni fa non ne ebbe l’opportunità, va fatto conoscere alle nuove generazioni e merita di essere rigiocato da tutti quei giocatori nostalgici che rimpiangono i giochi di quegli anni. A Toys for Bob va un plauso per aver saputo gestire un compito per niente facile: donare alle console di attuale generazione un platform dal sapore old-school capace di inserirsi perfettamente al giorno d’oggi. Il prezzo davvero invitante per tre giochi di questo calibro è poi la ciliegina sulla torta! Lasciarsi sfuggire Spyro Reignited Trilogy sarebbe davvero un grave errore.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica:8,5
Sonoro: 8,5
Longevità: 8
Gameplay: 8,5
VOTO FINALE: 8,5

 

Francesco Pellegrino Lise

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Ombre dal Profondo, il lato oscuro della Luna apre l’anno 3 di Destiny 2

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Con Ombre dal Profondo, uscito il primo ottobre su Pc, Xbox One e Ps4, prende il via l’anno 3 di Destiny 2. Con questa nuova espansione finalmente lo sparatutto Sci-Fi targato Bungie sembra aver preso la giusta direzione e di seguito vi spiegheremo per filo e per segno tutto quello che c’è da sapere. Prima di esaminare le novità introdotte per questo terzo anno, però, è bene ricordare che il 2019 è stato un anno turbolento in casa Bungie, tra la scissione con Activision e l’acquisizione della totale indipendenza, si sono spalancate le porte a molteplici possibili scenari. Scenari che hanno portato a grosse novità. Destiny 2, infatti, è diventato ufficialmente free to play e per i giocatori pc è approdato su Steam. Ovviamente la versione gratuita è quella base (qui la nostra recensione) che comprende il primo anno di contenuti, e sebbene questa scelta potrebbe sembrare soltanto la naturale adozione di un modello di business differente, rappresenta in realtà una vera e propria presa di posizione sul prodotto attualmente in commercio. Tale decisione fa presumere l’intenzione da parte della software house statunitense di continuare a supportare il brand senza saltare subito, come molti temevano, a un terzo capitolo. Con Ombre dal Profondo, Bungie non offre solo nuovi contenuti e mappe ma un nuovo modo di giocare a Destiny 2 modificando le dinamiche che hanno caratterizzato The Forsaken (qui la nostra recensione) e migliorando il tutto. Questo nuovo dlc riporta i giocatori sulla Luna, quindi per chi è un fan di vecchia data sarà un vero e proprio ritorno alle origini, mentre per i nuovi giocatori ci sarà davvero tanto da esplorare e fare.

La Luna in versione Destiny 2 è una Luna molto simile ma nello stesso tempo differente rispetto a quella esplorata nel titolo originale. Un’intensa attività sismica ha attirato l’attenzione dell’Avanguardia e ovviamente il protagonista viene chiamato ad indagare sulla presenza dell’Alveare e delle inquietanti presenze dell’Oscurità che hanno invaso nuovamente il satellite della Terra. L’Alveare ha iniziato a diffondersi su tutta la superficie e oltre, costruendo l’imponente e inquietante Fortezza Scarlatta. In Ombre dal Profondo fa il suo ritorno anche Eris Morn, la misteriosa cacciatrice che ha osservato i movimenti dell’Alveare sin dalla morte di Oryx, il re dei corrotti. Eris, che ha la funzione di Npc della nuova area di gioco, mostrerà una piramide nera sepolta sotto la superficie della Luna che sembra generare una forte Oscurità per contrastare la Luce del Viaggiatore. Lo scopo dei guardiani in Ombre dal Profondo sarà quindi quello di scoprire i misteri della piramide e penetrare al suo interno per svelare cosa si celi dietro alle inquietanti presenze generate dall’Oscurità. La lore introdotta con il nuovo DLC ci è sembrata interessante e ben realizzata. Bungie ha chiaramente puntato sull’effetto nostalgia dei giocatori di vecchia data, riuscendo chiaramente nell’intento. Il ritorno di vecchie ambientazioni e personaggi si incastra perfettamente con le novità introdotte, accontentando sia i veterani che i neo giocatori. La “nuova” area è ricca di dettagli e ambientazioni fantastiche che arricchiscono il già ampio universo di Destiny 2. Le missioni della storia sono ben equilibrate e si amalgamano davvero bene con le attività sia vecchie che nuove. Assalti, Cala La Notte, Azzardo, Serraglio, Crogiolo e Stendardo di Ferro vengono affiancati dalle cacce agli incubi, le Invasioni Vex e il raid introdotto da una decina di giorni. Insomma il tutto sembra funzionare bene. Se a questo si affianca un nuovo livello di luce da raggiungere, nuove caratteristiche e statistiche per le armature e l’introduzione di un artefatto stagionale che offre vari bonus, il tutto si traduce in moltissime ore di gioco extra. Se proprio si vuole trovare un difetto in Ombre dal profondo, esso è la miriade di cose che settimanalmente si devono fare per progredire in maniera seria con uno o più personaggi.

Durante il passaggio tra il primo al secondo capito di Destiny, la sensazione era che il target a cui volesse rivolgersi fosse cambiato, con l’intenzione di aprirsi a un bacino di utenza più occasionale, a discapito dei player più hardcore che in realtà spendevano tempi di gioco maggiore tra i mondi del sistema solare. Inutile dire, i risultati di questa scelta si sono visti e I Rinnegati è stato soltanto il primo passo nel tentativo di cambiare rotta. Con Ombre dal Profondo, questa inversione di tendenza si potrebbe dire completata e Bungie sembra avere come primo obbiettivo, quello di dare maggiore profondità alle dinamiche che regolano la giocabilità. La prima grande novità di Ombre dal Profondo riguarda le armature, aggiornate ora alla loro versione 2.0. Queste adesso hanno ben sei statistiche, ovvero mobilità, resilienza, recupero, intelletto, disciplina e forza, e ogni singolo pezzo fornisce casualmente ognuna di queste sei caratteristiche. Inoltre, ogni pezzo potrà essere potenziato fino al livello di energia 10, che rappresenta sostanzialmente il numero di punti spendibili nelle modifiche equipaggiabili. Perché sì, i pezzi di armatura non hanno più perk casuali, ma solo spazi per le mod. Queste sono ottenibili dai giocatori semplicemente giocando, tra drop casuali e ricompense e sbloccabili in maniera permanente. Vien da sé come la personalizzazione del proprio equipaggiamento e delle proprie build acquisisca quindi una profondità notevolmente superiore che non in passato, dando piena libertà ai giocatori di sperimentare a proprio piacimento, a patto naturalmente di aver ottenuto o acquistato le mod necessarie. La novità più interessante di Ombre dal Profondo però è senza dubbio il manufatto, da non confondersi con gli artefatti visti in precedenza nel terzo anno del primo Destiny con i Signori del Ferro. Questo, piano piano che si potenzierà, consentirà di spendere i suoi punti per sbloccare modifiche uniche, da utilizzarsi poi nelle proprie armi e armature. Queste mod varieranno da quelle più semplici, che costano un semplice punto energia delle armature, a quelle più efficaci, dal costo che raggiunge persino le 7 unità, ma dagli effetti considerevoli o dedicati solo al raid. Una volta potenziato al massimo, l’esperienza che viene guadagnata lo farà livellare ulteriormente, dando ai guardiani livelli di potere bonus, che andranno a sommarsi al livello luce del personaggio. Sebbene questi valori aggiuntivi non si rifletteranno nel potere delle ricompense, virtualmente il livello totale del guardiano potrà ora aumentare all’infinito. C’è da sottolineare una cosa importante però: questi manufatti sono definiti stagionali, perché dureranno soltanto il tempo della stagione in corso. Quindi una volta che si darà il via alla nuova stagione, cambiando l’artefatto, si perderanno tutti i bonus e i punti luce extra ottenuti e si dovrà livellare di nuovo per guadagnare i benefici che saranno disponibili.  Tale escamotage rende Ombre dal Profondo un gioco vivo e che per essere goduto pienamente avrà bisogno di essere giocato per moltissime ore.

Per quanto riguarda la nuova area di gioco offerta da Ombre dal Profondo, la Luna, essa è stata integrata perfettamente, ricostruendo fedelmente tutte le aree esterne e gran parte di quelle sotterranee, con le dovute modifiche causate dall’attività dell’alveare e con il dettaglio naturalmente aumentato. Ma non è tutto qui, sono state aggiunte anche un buon quantitativo di nuove aree, come il Porto del Tormento, o tutti i claustrofobici tunnel sotto la Fortezza Scarlatta, molto ben caratterizzati, costruiti in puro stile alveare, amalgamati perfettamente alle vecchie aree e senza dare quella spiacevole sensazione di distacco tra vecchio e nuovo, e soprattutto sono sufficienti a giustificare la re-introduzione della Luna. Se la location però viene promossa a pieni voti, un discorso analogo non si può certamente fare per la campagna principale, che ha come quasi unico risultato quello di lasciare una strana sensazione. Ovviamente ogni stagione, differentemente da quanto visto in The Forsaken, offrirà un pezzo di storia in più, però la storia raccontata è veramente troppo breve. Era chiaro fin dai primi trailer rilasciati in estate che gli eventi narrati in Destiny 2 fino al lancio di Ombre dal Profondo avrebbero portato i guardiani ad affrontare, alcune delle peggiori minacce che si sono dovute fronteggiare negli ultimi cinque anni, da Crota fino a Ghaul, e a onor del vero Bungie non ha nemmeno voluto far passare gli Incubi come una novità: sono quel che sono, degli incubi che ci tormentano, e gran parte della narrazione ruota attorno a questo concetto. Il problema di fondo è che nelle circa 6 ore necessarie a completare la storia principale, composta da missioni principali, secondarie e assalti, si va davvero poco oltre questo concetto, con un finale che lascia si la curiosità, ma a cui si arriva con un climax crescente che chiaramente non genera l’esaltazione sperata, sfociando in una conclusione momentanea che porta inevitabilmente il giocatore a chiedersi “e adesso?”. La sensazione è chiaramente che la narrazione non si concluda lì, e a dirla tutta, Bungie ha fatto esattamente quello che aveva detto che avrebbe fatto, ossia sviluppare la narrazione lungo tutto l’anno, non limitandosi alle sole missioni principali e non soltanto alla stagione attualmente in corso. Fortunatamente però il bello di Destiny è che una volta finita la campagna ha inizio il vero gioco: taglie giornaliere e settimanali, assalti, cala la notte, crogiolo, azzardo, serraglio e adesso invasioni vex, caccia agli incubi saranno le attività da svolgere in solitaria o in compagnia per ottenere armi ed equipaggiamento migliore. Ovviamente poi, per chi vuole godere del massimo dell’esperienza offerta da Destiny 2, come ogni espansione “maggiore” che si rispetti, Bungie ha anche lanciato un nuovo raid chiamato “Il Giardino della Salvezza”. Per chi non lo sapesse, in quest’attività un gruppo di 6 giocatori dovrà affrontare una missione particolarmente lunga e dalle dinamiche complesse che richiederanno gioco di squadra, coordinazione e tanta, tanta pazienza.

Parlando del raid, possiamo dirvi che in “Giardino della Salvezza” i guardiani dovranno combattere nel Giardino Nero, uno dei “mondi” più affascinanti ma peggio sfruttati di tutto il brand. La location è completamente inedita e i quattro step che compongono l’incursione porteranno i giocatori a sfidare i Vex in una magnifica combinazione di geometriche strutture amalgamate perfettamente alla straordinaria vegetazione. E’ sorprendente come il team in carico della progettazione di quest’attività, riesca ancora una volta a creare interessanti dinamiche che ne aumentano sì la complessità, ma senza sfociare nell’eccesso, integrando addirittura meccaniche simili ad azzardo con le particelle da depositare o richiedendo ai giocatori di utilizzare i guardiani come ripetitori per creare flussi di energia tra due punti. Dovendolo paragonare a quanto visto in passato, il raid presente in Ombre dal Profondo risulta essere un buon compromesso fra coordinazione e buona comunicazione tra i players. Farsi prendere dal panico o fare le cose troppo di fretta non porterà a nulla, quindi è bene aver presente tutte le dinamiche e non essere mai avventati. L’unico ostacolo al completamento del raid è il livello di luce che, specialmente per chi si avvicina per la prima volta al mondo di Destiny, può apparire davvero alto. Sicuramente il Giardino della Salvezza non è il raid più difficile visto fino a ora, ma in ogni caso offre un buon livello di sfida, quindi, per chiunque volesse provarlo, consigliamo di trovare un clan e di partire tutti insieme. Alla luce di quanto detto, vi riassumiamo che cosa sarà presente con Ombre dal Profondo: nuova campagna, pattuglie sulla Luna, due nuovi assalti, personalizzazione delle armature 2.0, manufatto stagionale Occhio del Guardiaporta, nuove mosse finali, aggiornamenti del Crogiolo, il ritorno di due mappe PvP dall’era di D1: la Corte della Vedova e la Breccia del Crepuscolo, eliminazione nei Laboratori del Crogiolo, due nuove armi di punta: una per Azzardo e una per il Crogiolo, ricompense di grado stagionale gratuite, che includono: la nuova arma esotica, Promessa di Eriana, tre set di armature leggendarie (uno per classe), due armi leggendarie. Inoltre sono presenti gli engrammi luminosi Il meglio dell’anno 2, possibilità di avere un tetto massimo di Lumen maggiore (da 100mila a 250mila) e moduli di aggiornamento. Tirando le some quindi, con Ombre dal Profonda, Destiny 2 si arricchisce di tante cose nuove e, se preso seriamente, il titolo riempirà le vostre giornate senza mai deludervi. Ovviamente trattandosi di un MMO fermarsi alla sola campagna è riduttivo e non valorizza assolutamente il titolo. Attualmente il titolo di Bungie è davvero in grado di tenere incollati allo schermo per un anno intero. Quindi, se avete voglia di un titolo appassionante, con tante cose da fare e che vi dia la possibilità di stringere nuove amicizie, con Destiny 2 Ombre dal Profondo potreste aver trovato veramente ciò di cui avete bisogno.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 9

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Eccellenze italiane, Luca Parmitano al comando della Stazione Spaziale Internazionale

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Luca Parmitano è il nuovo comandante della Stazione Spaziale Internazionale. L’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea è il primo italiano, e il terzo europeo, ad assumere questo ruolo. La cerimonia per il passaggio di consegne con il comandante russo Alexei Ovchinin è avvenuta su una stazione orbitale affollatissima, con ben nove astronauti a bordo. Ieri Ovchinin è rientrato sulla Terra e Parmitano ha iniziato ufficialmente la Expedition 61.

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Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 3/10/2019

“Ringrazio tutti per la fiducia che mi date”, ha detto Parmitano, emozionatissimo, in diretta dalla Stazione spaziale, collegato anche con la sede dell’Agenzia spaziale italiana. La cerimonia celebrata in orbita si è conclusa con il suono simbolico di una campanella di ottone. Felice per l’importante incarico anche il presidente dell’Agenzia spaziale italiana Giorgio Saccoccia, che ha fatto i suoi “auguri di buon lavoro a Parmitano”, sottolineanco che l’astronauta “permette all’Italia spaziale di raggiungere un grande traguardo”. 

Saccoccia ha poi commentato: “Diventare comandante della Stazione spaziale internazionale è un grande privilegio, il primo per un astronauta italiano. È il riconoscimento della sua grande professionalità e delle sue competenze dimostrate sul campo e in volo”. Parmitano era entrato a far parte nel 2009 del corpo astronauti dell’Agenzia spaziale europea.

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eFootball PES 2020, il calcio di Konami torna alla grande

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Per l’edizione del 2020, Pro Evolution Soccer ha cambiato nome fregiandosi del prefisso “eFootball” che sancisce apertamente la sua attenzione al crescente mondo degli esports. Ma perché un titolo riesca a riunire una vasta community sotto una sola bandiera, c’è ovviamente bisogno di un gameplay che possa incontrare i gusti di gran parte dei giocatori: eFootball PES 2020, in tal senso, rappresenta il capitolo della maturità per Konami, un gioco che migliora praticamente qualsiasi aspetto del predecessore, puntando dritto al trono del miglior titolo calcistico. Prima di addentrarci nell’analisi del gameplay di eFootball PES 2020, è necessario parlare di tutte le novità presenti nelle tante modalità di gioco che Konami ha inserito nel suo nuovo titolo. Partiamo dall’unica, nuova modalità del titolo, ossia: Matchday. Questa tipologia di gioco consiste essenzialmente in un torneo online strettamente collegato alle partite più importanti che settimanalmente si susseguono nei vari campionati europei e non. Matchday prevede dunque l’utilizzo e la scelta di una squadra da supportare durante tutto l’arco del già citato torneo grazie alle vittorie che raccoglieremo durante lo stesso; tali vittorie porteranno dei punti alla squadra ed al giocatore, utili eventualmente a portare il giocatore a cimentarsi in una finale trasmessa in streaming all’interno del titolo in esclusiva per tutti i giocatori di eFootball PES 2020. Ogni partita inoltre porterà al giocatore delle ricompense da utilizzare in MyClub, l’Ultimate Team del gioco di Konami, che si va perfezionando di anno in anno. Tale modalità rappresenta sicuramente un’aggiunta apprezzabile, ma assolutamente non rivoluzionaria; le partite di Matchday infatti potranno essere giocate solo in orari piuttosto precisi e decisi da Konami stessa.

Per quanto riguarda MyClub, possiamo affermare che poche sono le aggiunte apportate da Konami a quella che punta ad essere la vera e propria rivale di Ultimate Team, che dunque risulta essenzialmente identica a quella di PES 2019. Dopo aver creato un allenatore liberamente personalizzabile nell’aspetto, ci si troverà a comandare una squadra composta da perfetti sconosciuti, che bisognerà di volta in volta integrare con giocatori di alto grado da acquisire tramite la valuta ingame, i GP. Ogni giocatore sarà acquistabile tramite dei “palloni”, ordinati per grado di rarità, che garantiranno sempre un calciatore della rarità desiderata; ovviamente il ruolo dell’acquisto sarà praticamente sconosciuto sino all’apertura dei tanto discussi “pacchetti”. Unica vera novità da segnalare nella modalità MyClub è quella relativa alla presenza di una schermata riepilogativa dei vari calciatori disponibili per l’acquisto ad ogni accesso alla stessa. All’interno di eFootball PES 2020 ci sono poi le classiche amichevoli, da giocare contro la CPU, online o contro un amico, i vari campionati e coppe europee, le divisioni online già viste lo scorso anno e la storica e sempre gradita Master League, che è forse la modalità che ha ricevuto le aggiunte più sostanziose. Konami ha infatti provato ad innovare il suo storico e memorabile Campionato Master grazie all’inserimento all’interno dello stesso di una componente narrativa.

All’inizio della Master League bisognerà infatti scegliere le fattezze del proprio allenatore che non sarà più liberamente personalizzabile, ma da selezionare tra alcune vecchie leggende del calcio giocato, tra cui spiccano i nomi di Maradona, Gullit, Roberto Carlos (chiamato Larcos per via delle licenze), e così via. Una volta selezionato l’allenatore si verrà trascinati in delle sessioni puramente narrative che, grazie alle scelte fatte, potrebbero cambiare le sorti della squadra. Tali sequenze consistono essenzialmente nella scelta degli obiettivi stagionali, in delle interviste pre e post gara e così via. Tuttavia, se all’inizio il giocatore viene trascinato con forza all’interno di questa struttura, col passare del tempo le sessioni di intermezzo cominciano a lasciare un po’ l’amaro in bocca, in quanto troppo ripetitive e spezzettate. Tanti sono stati inoltre gli aggiustamenti apportati da Konami a questa modalità, che l’anno scorso soffriva di qualche problemino relativo soprattutto alle trattative utili a portare nuovi rinforzi alla propria squadra, che ricordiamo, potrà essere o composta da giocatori reali o da talenti di fantasia. Il Campionato Master offerto da eFootball PES 2020 dunque è sicuramente una delle modalità più riuscite di questo titolo, che speriamo venga migliorato ancor di più l’anno prossimo. Infine, è bene ricordare la presenza della modalità Diventa un Mito, che permetterà di creare un proprio alter ego virtuale il quale, a suon di gol e buone giocate, dovrà scalare le gerarchie di club e nazionali. Tale modalità è essenzialmente identica a quella dello scorso anno; divertente, curata e molto riuscita. In sostanza dunque l’offerta ludica di eFootball PES 2020, nonostante non abbia alcune aggiunte di rilievo assoluto rispetto allo scorso anno, è sicuramente da promuovere. Le modalità disponibili sono tante e ben strutturate, quindi c’è tanto materiale con cui divertirsi su Pc, Xbox One o PS4.

Dopo aver descritto le varie modalità di gioco, passiamo finalmente al vero pezzo forte di eFootball PES 2020: il gameplay. Il titolo targato Konami è il miglior simulatore calcistico attualmente sul mercato. Il ritmo di ogni singola partita è parecchio ragionato e praticamente identico a quanto si vede ogni fine settimana in tv o dal vivo negli stadi. Konami infatti ha fatto tesoro delle critiche che i fan avevano rivolto a PES 2019, prendendo di buono quanto fatto durante lo scorso anno e migliorando tutte le criticità che affliggevano il titolo. Sono stati infatti totalmente eliminati i difetti riguardanti l’arbitraggio, criticatissimo in quanto eccessivamente severo, e i portieri, che adesso compiono balzi felini dando sfoggio a parate di altissima qualità, animate in maniera molto realistica. Una volta avviata la prima partita, ci si accorge subito di essere dinanzi a un titolo incredibilmente profondo, realistico, il cui impatto sorprende fin da subito in maniera più che positiva. Le animazioni di ogni singolo calciatore sono state riscritte e migliorate, con risultati davvero eccellenti; la fluidità che queste donano ai movimenti dei 22 giocatori in campo e al gioco stesso è praticamente tangibile, non solo esteticamente ma anche in termini di puro gameplay. Addio quindi ai giocatori legnosi e spaesati visti nelle scorse edizioni della saga, e benvenuta riproduzione praticamente perfetta di quello che è il calcio giocato, fatto di contrasti, inserimenti, tocchi sbagliati, dribbling e così via. Ogni singolo passaggio, o meglio, ogni singola azione di gioco, tiene conto della posizione del giocatore rispetto al pallone, in modo da riprodurre nella maniera più fedele possibile il calcio giocato. Rari infatti sono i casi in cui un calciatore mal posizionato o marcato stretto dal difensore avversario riuscirà ad eseguire un tiro perfetto, uno stop a seguire o un passaggio pulito; per giocare a questo titolo dunque, è necessario ragionare e tener conto di tanti fattori che fino a qualche anno fa erano totalmente ignorabili.

A contribuire a questo enorme senso di realismo ci pensa anche la dinamica della palla, perfezionata in maniera semplicemente fantastica; deviazioni, rimbalzi, rimpalli e quant’altro hanno un impatto abbastanza marcato sulla fisica del pallone, che prenderà traiettorie “anomale” ma tuttavia parecchio fedeli alla realtà. Una delle nuove feature presenti in PES 2020 è quella relativa al cosiddetto Finesse Dribbling, supervisionata da Don Andrès Iniesta, ex stella del Barça. Utilizzando entrambe le levette analogiche del controller sarà infatti possibile eseguire trick di vario tipo che il più delle volte, se correttamente utilizzati, lasceranno gli avversari di turno inermi e apriranno la strada verso la porta avversaria. Per quanto apprezzabile e ben costruita, abbiamo trovato questo nuovo sistema di controllo particolarmente ostico, soprattutto nelle prime partite, poichè l’utilizzo di entrambi gli analogici con un timing perfetto risulta piuttosto complicato e artificioso. In sostanza dunque il gameplay di questo nuovo PES rappresenta il massimo apice raggiunto da una simulazione calcistica negli ultimi anni: ragionato, appagante, divertente, realistico. Un vero e proprio spettacolo per chi cerca una simulazione calcistica realistica ed estremamente divertente. L’intelligenza artificiale del titolo merita un’altra menzione anche per aver ben implementato il modo in cui l’andamento della partita può influenzare la performance dei giocatori. Arrivati per esempio a un vantaggio di 3 gol è palese come i giocatori della squadra vincente giochino con molta più tranquillità, addirittura diventando leziosi e rischiando talvolta errori banali, mentre chi è in svantaggio può farsi prendere dalla disperazione con difensori che vagano senza meta, rassegnati all’impossibilità di fermare le avanzate avversarie. Insomma, le sensazioni sul campo quest’anno sono davvero positive. E’ forse dai tempi della PlayStation 2 che un capitolo di Pro Evolution Soccer non aveva un feeling così fresco e soddisfacente, dimostrando che Konami sembra sapere il fatto suo su come far evolvere la formula in maniera sensata. Da segnalare che anche quest’anno la console di Microsoft rimane purtroppo l’unica (a causa delle policy restrittive del produttore) dove è impossibile importare pacchetti non ufficiali di licenze aggiornate; pertanto chi vuole sistemare i nomi “farlocchi” presenti in molte delle squadre dovrà farlo manualmente. L’editor per farlo è comodo, ma è comunque un lavoro immenso se lo si vuole fare bene. Per quanto riguarda la realizzazione tecnica, anche questa è vistosamente migliorata, con una grafica più convincente di prima e con 60 frame al secondo piuttosto stabili. Riguardo alle performance, rimane qualche caricamento un po’ lungo e le solite attese durante le rimesse o i calci piazzati, ma complessivamente anche il comparto tecnico ha fatto un vistoso salto in avanti. Il gioco è ovviamente tradotto per intero in italiano, con la telecronaca nostrana che anche quest’anno è opera del duo Fabio Caressa e Luca Marchegiani. Che dire di più, se si vuole giocare a una simulazione calcistica bella da vedere, divertente e con una giocabilità impressionante, eFootball PES 2020 è la scelta migliore che si possa fare.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 9,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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