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Scienza e Tecnologia

STAMINA: ANDOLINA DICE NO AL RICORSO IN ADIUVANDUM AL TAR DEL LAZIO

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Ombre sul parere negativo del secondo Comitato Scientifico, firmato solo dai membri italiani, il secco no viene dagli scienziati internazionali

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di Cinzia Marchegiani

Abbiamo seguito tutte le fasi del caso Stamina, aprendo con moltissime inchieste crepe delle mezze verità, cercando di analizzare gli scenari da cui emergevano interessi complicati, che in modo indiretto potevano trarre beneficio dall’esito negativo della stessa sperimentazione. Ombre persistenti e mai dileguate saranno il simbolico epilogo di questa storia classica all’italiana, dove per un bene superiore, i diretti interessati, cioè i malati, forse non potranno mai appagare quel desiderio morboso e giustificato di conoscere la verità. La notizia del rifiuto al patteggiamento al secondo di Stamina Foundation, Marino Andolina ha di fatto rattristato quelle famiglie che in lui hanno visto il senso del coraggio, capace di comprendere la vera sofferenza, di saperla viverla come se fosse parte della sua stessa carne. Anche Marino Andolina infatti aveva avanzato il patteggiamento, come egli stesso ha detto:” un atto dovuto, dopo l’abbandono anche di Giancarlo Merizzi, non potevo sostenere da solo una battaglia che sarebbe costato un tesoro immenso, la perdita di ogni bene, seppur di piccolo valore, per la mia famiglia sarebbe stato un sacrificio grande, e si sarebbe ritrovata anche senza una casa.”
Ma un destino a tratti incomprensibile, vuole che alla richiesta di questo patteggiamento per il processo di Torino, il pm Guariniello abbia deciso di opporsi all’udienza preliminare avvenuta il 3 febbraio scorso al palazzo di Giustizia di Torino, mentre a Davide Vannoni e altri è stato accordato, anche se in realtà solo nell’udienza del 18 marzo 2015 il gup Potito scioglierà le riserve e deciderà se accogliere i vari patteggiamenti. Marino Andolina in un post su facebook, aveva tranquillizzato le famiglie che credono tutt’oggi all’importanza e il valore del ricorso al Tar del Lazio : “non posso sostenere personalmente il ricorso al Tar, ma mi offro, se utile e gradito, quale ricorrente ad adiuvandum delle famiglie”. Questo era stato dettato dal fatto che all’associazione, che aveva presentato ricorso in adiuvandum alla Stamina Foundation è arrivata la notifica da parte del Tar del Lazio,  dell’effettivo ritiro del ricorso da parte degli avvocati di Davide Vannoni. Ora l’avv. Mazza della stessa associazione Movimento Vite Sospese ha deciso di chiedere al presidente della commissione di poter accedere al ricorso non più in adiuvandum, ma come parte diretta interessata, perché rappresentante degli interessi e diritti dei malati. Ma ecco che oggi lo stesso dr Andolina tramite l’Osservatore d’Italia fa sapere a queste famiglie che ha deciso che non appoggerà un loro eventuale ricorso in adiuvandum: “Non sarò al vostro fianco, scelta irreversibile e maturata con fermezza, la strada è stata già segnata e altre battaglie mi attendono”. Insomma Marino Andolina ha fatto una scelta che sicuramente amareggerà molte persone, ma non sarà lui a dare un contributo in questo percorso legale, diventato tortuoso, cui invece le famiglie cercheranno di accedere.

Infatti non solo le associazioni, ma ora anche le famiglie dei malati infusi vorrebbero presentare nuovo ricorso, perché titolari di un diritto diretto e se accolto potrebbe in realtà aprire finalmente le porte a quelle verità sottaciute, e poter conoscere le pieghe ancora oscure di una parte fondamentale di questa storia che dal 2013 sta condizionando aspettative delle stesse famiglie. Perché è stata annullata una sperimentazione legge di Stato, votata all’unanimità dal parlamento? Ancora non sanno della decisione del Dr Andolina, su cui forse facevano leva, ma la loro forza è dettata da scelte personali, che riguardano la dignità e il rispetto dei loro figli malati. Per questo sarebbe opportuno non dimenticare che il 4 dicembre 2013, il Tar del Lazio con l’ordinanza n. 4728/2013 accoglieva la domanda della Stamina Foundation Onlus, e sospendeva il provvedimento impugnato dalla Ministra Lorenzin che con la “presa d’atto” dichiarava non più proseguibile la sperimentazione dopo che il 29 agosto 2013 il primo comitato scientifico esprimeva all’unanimità parere negativo sul metodo esaminato.
Il TAR accoglieva di fatto il motivo con cui si denunciava l’illegittima composizione del Comitato, essendo stati nominati come componenti dei professionisti che in passato, ben prima dell’inizio dei lavori e di conoscere i protocolli, avevano espresso forti perplessità o addirittura accese critiche sull’efficacia del metodo Stamina, mentre il loro compito non era giudicare il metodo.

Il comitato svolge i seguenti compiti:
a) identificazione delle patologie da includere nella sperimentazione di cui all'articolo l;
b) definizione dei protocolli clinici per ciascuna delle patologie da trattare;
c) identificazione delle officine di produzione da coinvolgere nella sperimentazione, scelte tra
quelle autorizzate dall’AlFA a produrre prodotti per terapia cellulare;
d) identificazione delle strutture ospedaliere pubbliche e private, accreditate o autorizzate nelle quali trattare i pazienti.

Il parere negativo dell’attuale secondo Comitato Scientifico sembrerebbe reiterare lo stesso comportamento del primo che di fatto il Tar ha sonoramente bacchettato, ecco perché sarebbe importante, per fugare qualsiasi sospetto, che il ricorso delle famiglie e delle associazioni fosse accettato non più come adiuvandum ma come ricorrente della parte interessata, affinché si possa rassicurare tutti che ogni azione sia stata fatta nel rispetto delle regole e della legge stessa. Il parere attuale del comitato scientifico però lascia tanti dubbi in sospeso, partendo dall’apposizione delle firme in calce, che riguardano esclusivamente i membri italiani, mentre tutti gli scienziati internazionali non hanno preso parte a questa importante decisione per il nostro paese e per la scienza tutta.

Le famiglie e le associazioni sono sempre coloro che in virtù di un diritto loro negato, sono coloro che sono sempre in prima fila a difendere con i denti, a sacrificio del tempo perso per stare al fianco dei loro bambini malati h24…. i loro diritti. E allora ci si chiede, lo Stato garante delle leggi e della costituzione, i parlamentari che hanno votato la sperimentazione del metodo stamina, perché non sono affianco a queste famiglie che non chiedono la luna, ma solo sapere tramite il ricorso al TAR, se siano stati legittimi tutti gli atti che di fatto hanno cancellato una legge italiana.

Avevamo cominciato ad indagare nel lontano 2013 fotografando questa storia con atmosfere degne delle pellicole di Agatha Christie, che avvolgevano nelle nebbie più torbide il caso stamina. In questa intricata vicenda troppe cose non tornano e la soluzione dei misteri con difficoltà non si vogliono trovare, e ora questo puzzle è diventato immenso. Le sensazioni condivise da molti ormai…forse troppi, è la consapevolezza che le vite dei malati e la dignità degli stessi malati avessere un valore infinitesimale. Una storia assurda dove i protagonisti principali hanno molto da perdere, bambini a cui il destino ha donato una vita difficile e senza speranza cui le istituzioni e le figure preposte non hanno mai volto lo sguardo, mai un incontro, come se quei visi, quegli occhi potessero provocare conflitti laceranti. 

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L’evoluzione del gioco: dalla grafica 3d alla realtà virtuale

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I più grandi ricorderanno gli albori del gioco digitale, intorno alla fine degli anni ’90. Si trattava di giochi piuttosto semplici, lineari, dai “pattern” prestabiliti e delle animazioni grafiche piuttosto banali. Il tutto, ovviamente, se visto con gli di oggi.

In tema di gioco online, specie se si parla di casinò, vi è un’azienda che, più di tutti, ha valicato le ere digitali, mantenendosi sempre al timone dell’industria: la Microgaming. Il online casino Microgaming è stato il primo a proporre ai suoi utenti la possibilità di provare alcuni titoli con grafica tridimensionale. Si trattava di giochi in cui veniva utilizzata una tecnologia che si basava sui “poligoni”, un vero e proprio incastro di forme geometriche come triangoli o rettangoli che davano vita ai personaggi e alle ambientazioni di gioco.

Contestualmente, si è passati dalle slot machine bidimensionali alle prime slot a tre dimensioni. Se i giochi degli anni Novanta hanno segnato un’epoca e rimangono tra i più amati dai giocatori di quella generazione, oggi i gusti sono nettamente diversi. Infatti, è stato più volte dimostrato come i giocatori odierni preferiscano di gran lunga approcciarsi ad un titolo o ad un gioco che garantisca una certa qualità grafica dei propri contenuti. La grafica tridimensionale, un tempo riservata a pochi, è divenuta lo standard ed oggi rappresenta il punto di partenza per ogni titolo. Ad essa, si è aggiunta la risoluzione grafica che è passata dall’ormai preistorica 240p al Full HD (1920×1080 pixel) fino alla risoluzione in 4K HDR.

Al giorno d’oggi, è quindi più complesso spiccare per i motivi precedentemente illustrati e le software house devono proporre al giocatore qualcosa di ancor più accattivante come, ad esempio, la cosiddetta realtà virtuale. Sono ancora pochi i titoli che la implementano anche a causa delle attrezzature che essa richiede, ma non c’è dubbio che la prossima frontiera dell’innovazione passerà per il VR (virtual reality) e renderà le esperienze di gioco sempre più verosimili.

Tra i più grandi successi presenti nel gioco digitale odierno non si può non citare una slot machine straordinaria ed ormai famosa in tutto il mondo: la Book of Ra Deluxe Edition. Si tratta di un titolo che travalica le generazioni ed è passato dal mondo bidimensionale a quello tridimensionale, senza mai snaturarsi. Ancora, vi è la slot Gonzo’s Quest che – allo stesso modo – si è distinta per longevità e qualità dei contenuti come, ad esempio, i blocchi di pietra che costituiscono i classici rulli di gioco.

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Control Ultimate Edition, il paranormale diventa next-gen

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Control Ultimate edition torna con una veste grafica migliorata per le console di nuova generazione. A diversi mesi dal lancio della versione originale, infatti, l’action shooter di Remedy Entertainment debutta anche su next-gen. Il risultato? Andiamolo a scoprire. Control è un titolo dall’ottimo intreccio narrativo graziato da un gameplay intrigante e da un setting costruito con rara maestria che, però, già nel 2019 quando fu rilasciato in versione “normale”, soffriva a causa delle limitazioni tecniche imposte dalla scarsa potenza delle console di scorsa generazione che comportavano rallentamenti e vistosi cali di frame-rate. Proprio per questo motivo Control: Ultimate Edition è, senza mezzi termini, il miglior modo possibile per godersi l’ultima fatica di Remedy in una versione tecnicamente ineccepibile e comprensiva delle due chiacchieratissime espansioni rilasciate nei mesi successivi al lancio: The Foundation e AWE. La storia ovviamente è rimasta del tutto invariata rispetto a quanto visto nell’edizione base (qui la nostra recensione) narra le vicende di Jesse Faden, una ragazza originaria della fittizia città di Ordinary che, dopo aver assistito ad un cataclisma di notevoli proporzioni durante la sua infanzia, ha dedicato tutta la propria vita alla ricerca di Dylan, un fratello apparentemente disperso da quasi vent’anni. Le sue incessanti indagini la conducono fino alle porte della Oldest House, un edificio situato nel cuore di New York appartenente al Federal Bureau of Control, un organismo occulto del governo statunitense che si occupa di studiare, affrontare e contenere i fenomeni paranormali che continuano a verificarsi in giro per il mondo. La particolarità della struttura è quella di essere invisibile all’occhio umano dall’esterno e stranamente mutevole all’interno con padiglioni che cambiano aspetto e configurazione senza soluzione di continuità. L’Oldest House è indubbiamente il più riuscito tra i setting ideati dai visionari artisti di Remedy fino ad oggi ed è anche un trionfo in termini di level design, al punto da trascendere il ruolo di semplice sfondo delle avventure di Jesse e divenire un vero e proprio coprotagonista delle vicende che vengono raccontate. Una volta entrati nella Oldest House, è facile rendersi conto che qualcosa di oscuro si aggira nei corridoi: un sussurro, un sibilo, una presenza minacciosa e costante che sembra aver assunto il controllo dell’edificio e dei suoi frequentatori. Tocca alla nostra Jesse fare luce sul mistero celato nel cuore della struttura che, in qualche modo, appare collegato a doppio filo a ciò che è successo durante la sua infanzia. Quella di Control è una sceneggiatura a dir poco incredibile che, anche a due anni di distanza dal lancio originale, riesce a catturare il giocatore in una atmosfera unica creata abilmente da un team di scrittori parecchio ispirato che è riuscito a imbastire un universo coeso, credibile e particolareggiato. Il racconto procede sostenuto dal giusto ritmo per tutte le circa 20 ore necessarie a portare a termine la campagna e non si risparmia colpi di scena, risvolti inaspettati e un finale sconvolgente. A questo, ovviamente, vanno aggiunte le svariate ore di gioco extra garantite dai due DLC inclusi nel pacchetto: “The Foundation” che conduce il giocatore fino alle viscere della Oldest House e “AWE”, l’incredibile anello di congiunzione con l’universo di Alan Wake. Insomma, se non avete ancora avuto occasione di sperimentare Control e la sua storia, questo è il momento migliore per farlo. Dal punto di vista del gameplay, come era logico aspettarsi, Control: Ultimate Edition non apporta particolari modifiche alla formula apprezzata nell’edizione standard. L’ultima fatica di Remedy, come dicevamo, è un titolo action in terza persona davvero adrenalinico, profondo, coinvolgente e raffinato che affonda le proprie radici nei canoni tipici del genere metroidvania. La natura cangiante della Casa ha consentito ai talentuosi designer della compagnia di allontanarsi della linearità dei loro prodotti del passato e di giocare molto sui percorsi che l’utente può intraprendere inserendo missioni secondarie, attività segrete e, addirittura, boss opzionali dietro ogni angolo.

Il comparto grafico di questa verione next-gen di Control, ovviamente, è stato l’aspetto che ha ricevuto maggiore attenzione in vista del lancio di questa edizione definitiva per Xbox series X/S e PS5. Control: Ultimate Edition è stato sviluppato sulla base di una versione potenziata e aggiornata di quello stesso Northlight Engine che aveva messo in seria difficoltà i PC e le console passate, con il preciso obiettivo di offrire ai giocatori un’esperienza più stabile e definita di quanto visto in passato. La modalità di visualizzazione “Performance Mode” rimuove gli effetti di Ray Tracing ma guadagna un frame-rate granitico a 60fps in tutte le situazioni. La risoluzione rimane inalterata. Proprio come nel caso di tanti altri titoli cross-gen che hanno raggiunto i lidi di PS5 e Xbox Series X|S in questo primo periodo del loro ciclo vitale, anche Control: Ultimate Edition può vantare due modalità di visualizzazione differenti: la Graphics Mode e la Performance Mode. La prima propone un rendering 1440p upscalato in 4K e mette in campo gli ultimi ritrovati nel campo dell’effettistica per videogiochi come il Ray Tracing applicato alle trasparenze, alle ombre e ai riflessi superficiali. Si tratta, senza ombra di dubbio, di una presentazione dal notevole impatto visivo che, però, risulta piagata da una forte instabilità del frame-rate che non siamo riusciti a digerire. Quando si passa alla Performance Mode, invece, la situazione cambia radicalmente. Gli effetti di Ray Tracing vengono sacrificati sull’altare della fluidità e Control: Ultimate Edition riesce a mantenersi stabilmente sulla soglia dei 60fps anche nelle situazioni più concitate. Considerando che la risoluzione di rendering è sempre 2560×1440 (upscalato in 4K) e che tutti gli altri effetti visivi rimangono inalterati, ci sentiamo di consigliarvi questa modalità di visualizzazione per godervi l’ultima opera di Remedy al massimo della velocità. Grazie alla potenza offerta dalle nuove ammiraglie di Microsoft e Sony, i numerosi effetti luminosi e particellari prodotti dalle abilità di Jesse non influiscono sul ritmo dell’azione ma aggiungono un importante valore all’estetica generale del prodotto. Dimenticate i problemi prestazionali che avevano flagellato la versione per console old-gen: questa reinterpretazione per le nuove macchine offrono una versione di Control all’apice del suo splendore. Unico neo, riscontrato sulla versione Xbox da noi testata, è la casuale possibilità di essere riportati sulla dashboard quando si preme il tasto (select) dedicato alla visualizzazione del menù missioni/armi/file. Questo fastidioso bug si è presentato abbastanza di frequente, e l’augurio che ci facciamo e che sia risolto al più presto attraverso una patch in quanto risulta essere parecchio fastidioso. Tirando le somme, Control Ultimate edition rappresenta la versione migliore del titolo in quanto, oltre ad offrire una veste grafica davvero ben realizzata e una fluidità assolutamente incredibile, garantisce un’esperienza di gioco senza pari che viene arricchita dai contenuti aggiuntivi presenti nel pacchetto. Nonostante il gioco non si rivelerà una sorpresa per chi ha già avuto modo di terminare l’avventura sulla vecchia generazione di console, tutte le migliorie apportate e la ricchezza dell’edizione sono un motivo assolutamente convincente per rimettere piedi nell’ Oldest House e di rivivere gli incubi paranormali nei panni di Jesse Faden.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 9,5

Gameplay: 9

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Apple, con il nuovo update di iOS arrivano le emoji a tema vaccino

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Apple sta per introdurre 200 nuove emoticon su iPhone e iPad, con particolare attenzione su quelle a tema vaccini. Nel prossimo aggiornamento ad iOS 14.5 e iPadOS 14.5 sarà infatti presente un set di icone dedicate ad un trend che si spera divenga presto condiviso dai più a livello internazionale, quello del vaccino al Covid-19. Per questo motivo, la Mela ha deciso di introdurre nuove icone ma anche di adattare delle esistenti al particolare momento. Ad esempio, l’emoji che rappresenta una siringa, finora visualizzata con delle gocce di sangue che scendono dalla punta, avrà un aspetto meno intimidatorio, riempita con un liquido trasparente e senza goccioline. Le nuove emoji sono state approvate, come sempre, dal Consorzio Unicode lo scorso settembre. Si tratta dell’organizzazione che si occupa di creare il codice per le varie emoticon che poi vengono riprese da ogni azienda che ne fa uso, tra cui anche Facebook e Twitter. Ci si può dunque aspettare introduzioni simili nei prossimi giorni anche per gli altri “grandi” della rete. Emojipedia, un dizionario di emoji online, aveva individuato una tendenza al rialzo nell’uso della emoji a forma di siringa nella sua analisi sui trend di fine 2020, soprattutto su Twitter. Jeremy Burge, chief emoji officer di Emojipedia, ha riferito che eliminare il sangue dalla siringa la rende più appropriata per rappresentare la vaccinazione Covid-19, osservando come la modifica non le impedisca di essere utilizzata anche per altri contesti più classici, come la donazione del sangue. Altre emoji che hanno guadagnato popolarità a seguito della pandemia includono il microbo, l’icona della mascherina e le mani in preghiera. Insomma, Apple resta sempre al passo coi tempi e cerca di affrontare il tema della pandemia di Covid 19 con ironia, ma anche attraverso uno degli strumenti più utilizzati dalle persone.  

F.P.L.

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