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STAMINA: ANDOLINA DICE NO AL RICORSO IN ADIUVANDUM AL TAR DEL LAZIO

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Tempo di lettura 4 minuti Ombre sul parere negativo del secondo Comitato Scientifico, firmato solo dai membri italiani, il secco no viene dagli scienziati internazionali

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di Cinzia Marchegiani

Abbiamo seguito tutte le fasi del caso Stamina, aprendo con moltissime inchieste crepe delle mezze verità, cercando di analizzare gli scenari da cui emergevano interessi complicati, che in modo indiretto potevano trarre beneficio dall’esito negativo della stessa sperimentazione. Ombre persistenti e mai dileguate saranno il simbolico epilogo di questa storia classica all’italiana, dove per un bene superiore, i diretti interessati, cioè i malati, forse non potranno mai appagare quel desiderio morboso e giustificato di conoscere la verità. La notizia del rifiuto al patteggiamento al secondo di Stamina Foundation, Marino Andolina ha di fatto rattristato quelle famiglie che in lui hanno visto il senso del coraggio, capace di comprendere la vera sofferenza, di saperla viverla come se fosse parte della sua stessa carne. Anche Marino Andolina infatti aveva avanzato il patteggiamento, come egli stesso ha detto:” un atto dovuto, dopo l’abbandono anche di Giancarlo Merizzi, non potevo sostenere da solo una battaglia che sarebbe costato un tesoro immenso, la perdita di ogni bene, seppur di piccolo valore, per la mia famiglia sarebbe stato un sacrificio grande, e si sarebbe ritrovata anche senza una casa.”
Ma un destino a tratti incomprensibile, vuole che alla richiesta di questo patteggiamento per il processo di Torino, il pm Guariniello abbia deciso di opporsi all’udienza preliminare avvenuta il 3 febbraio scorso al palazzo di Giustizia di Torino, mentre a Davide Vannoni e altri è stato accordato, anche se in realtà solo nell’udienza del 18 marzo 2015 il gup Potito scioglierà le riserve e deciderà se accogliere i vari patteggiamenti. Marino Andolina in un post su facebook, aveva tranquillizzato le famiglie che credono tutt’oggi all’importanza e il valore del ricorso al Tar del Lazio : “non posso sostenere personalmente il ricorso al Tar, ma mi offro, se utile e gradito, quale ricorrente ad adiuvandum delle famiglie”. Questo era stato dettato dal fatto che all’associazione, che aveva presentato ricorso in adiuvandum alla Stamina Foundation è arrivata la notifica da parte del Tar del Lazio,  dell’effettivo ritiro del ricorso da parte degli avvocati di Davide Vannoni. Ora l’avv. Mazza della stessa associazione Movimento Vite Sospese ha deciso di chiedere al presidente della commissione di poter accedere al ricorso non più in adiuvandum, ma come parte diretta interessata, perché rappresentante degli interessi e diritti dei malati. Ma ecco che oggi lo stesso dr Andolina tramite l’Osservatore d’Italia fa sapere a queste famiglie che ha deciso che non appoggerà un loro eventuale ricorso in adiuvandum: “Non sarò al vostro fianco, scelta irreversibile e maturata con fermezza, la strada è stata già segnata e altre battaglie mi attendono”. Insomma Marino Andolina ha fatto una scelta che sicuramente amareggerà molte persone, ma non sarà lui a dare un contributo in questo percorso legale, diventato tortuoso, cui invece le famiglie cercheranno di accedere.

Infatti non solo le associazioni, ma ora anche le famiglie dei malati infusi vorrebbero presentare nuovo ricorso, perché titolari di un diritto diretto e se accolto potrebbe in realtà aprire finalmente le porte a quelle verità sottaciute, e poter conoscere le pieghe ancora oscure di una parte fondamentale di questa storia che dal 2013 sta condizionando aspettative delle stesse famiglie. Perché è stata annullata una sperimentazione legge di Stato, votata all’unanimità dal parlamento? Ancora non sanno della decisione del Dr Andolina, su cui forse facevano leva, ma la loro forza è dettata da scelte personali, che riguardano la dignità e il rispetto dei loro figli malati. Per questo sarebbe opportuno non dimenticare che il 4 dicembre 2013, il Tar del Lazio con l’ordinanza n. 4728/2013 accoglieva la domanda della Stamina Foundation Onlus, e sospendeva il provvedimento impugnato dalla Ministra Lorenzin che con la “presa d’atto” dichiarava non più proseguibile la sperimentazione dopo che il 29 agosto 2013 il primo comitato scientifico esprimeva all’unanimità parere negativo sul metodo esaminato.
Il TAR accoglieva di fatto il motivo con cui si denunciava l’illegittima composizione del Comitato, essendo stati nominati come componenti dei professionisti che in passato, ben prima dell’inizio dei lavori e di conoscere i protocolli, avevano espresso forti perplessità o addirittura accese critiche sull’efficacia del metodo Stamina, mentre il loro compito non era giudicare il metodo.

Il comitato svolge i seguenti compiti:
a) identificazione delle patologie da includere nella sperimentazione di cui all'articolo l;
b) definizione dei protocolli clinici per ciascuna delle patologie da trattare;
c) identificazione delle officine di produzione da coinvolgere nella sperimentazione, scelte tra
quelle autorizzate dall’AlFA a produrre prodotti per terapia cellulare;
d) identificazione delle strutture ospedaliere pubbliche e private, accreditate o autorizzate nelle quali trattare i pazienti.

Il parere negativo dell’attuale secondo Comitato Scientifico sembrerebbe reiterare lo stesso comportamento del primo che di fatto il Tar ha sonoramente bacchettato, ecco perché sarebbe importante, per fugare qualsiasi sospetto, che il ricorso delle famiglie e delle associazioni fosse accettato non più come adiuvandum ma come ricorrente della parte interessata, affinché si possa rassicurare tutti che ogni azione sia stata fatta nel rispetto delle regole e della legge stessa. Il parere attuale del comitato scientifico però lascia tanti dubbi in sospeso, partendo dall’apposizione delle firme in calce, che riguardano esclusivamente i membri italiani, mentre tutti gli scienziati internazionali non hanno preso parte a questa importante decisione per il nostro paese e per la scienza tutta.

Le famiglie e le associazioni sono sempre coloro che in virtù di un diritto loro negato, sono coloro che sono sempre in prima fila a difendere con i denti, a sacrificio del tempo perso per stare al fianco dei loro bambini malati h24…. i loro diritti. E allora ci si chiede, lo Stato garante delle leggi e della costituzione, i parlamentari che hanno votato la sperimentazione del metodo stamina, perché non sono affianco a queste famiglie che non chiedono la luna, ma solo sapere tramite il ricorso al TAR, se siano stati legittimi tutti gli atti che di fatto hanno cancellato una legge italiana.

Avevamo cominciato ad indagare nel lontano 2013 fotografando questa storia con atmosfere degne delle pellicole di Agatha Christie, che avvolgevano nelle nebbie più torbide il caso stamina. In questa intricata vicenda troppe cose non tornano e la soluzione dei misteri con difficoltà non si vogliono trovare, e ora questo puzzle è diventato immenso. Le sensazioni condivise da molti ormai…forse troppi, è la consapevolezza che le vite dei malati e la dignità degli stessi malati avessere un valore infinitesimale. Una storia assurda dove i protagonisti principali hanno molto da perdere, bambini a cui il destino ha donato una vita difficile e senza speranza cui le istituzioni e le figure preposte non hanno mai volto lo sguardo, mai un incontro, come se quei visi, quegli occhi potessero provocare conflitti laceranti. 

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Multiversus, il nuovo battle brawl di Warner Bros

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Multiversus è per Warner Bros l’evoluzione dei classici picchiaduro, più nello specifico è un battle brawl proprio come Super Smash Bros e Brawlhalla, ossia, un gioco dove due o 4 personaggi (in singolo o a squadre) se le danno di santa ragione fino a sbalzare gli avversari oltre i limiti dell’arena. Ovviamente chi finisce giù il minor numero di volte fuori vince. Per far si che gli antagonisti diventino più vulnerabili e cadano al di là dei confini delle aree di gioco, sarà necessario mettere a segno più colpi possibile. Quindi un’ottima tecnica e conoscenza delle abilità del proprio alter ego virtuale possono fare la differenza. Forte delle sue innumerevoli licenze il colosso dell’intrattenimento ha deciso così di evolversi e tirar fuori dal cilindro Multiversus: un picchiaduro con un roster d’eccezione, che vanta personaggi del calibro di Batman, Bugs Bunny, Tom e Jerry, Finn e Jake, Steven Universe, Arya Stark, Taz, Supermen, Harley Quinn, Wonder Woman, Shaggy e altri. L’idea centrale? Non solo permettere a chiunque di giocarci gratuitamente (il gioco è disponibile sia gratuitamente nella versione base che in versione a pagamento con diversi bonus), ma anche ispirarsi a una delle serie più di successo in assoluto tra i picchiaduro: Super Smash Bros. I vari combattenti non sono però solo diversi esteticamente, gli sviluppatori hanno cercato di dare a ognuno un set di mosse unico e iconico, con una diversificazione marcata tanto quanto quella vista nei migliori personaggi di Smash Ultimate. In pratica ogni scelta appartiene a una sorta di sottoclasse – tank per i più difensivi, picchiatore per i più offensivi, e altre più peculiari come guaritore o assassino – e segue lo schema classico delle mosse direzionali di Smash, sia per i colpi normali che per quelli speciali. In Multiversus ogni attacco normale al di fuori delle combo a colpi multipli risulta caricabile come un attacco Smash, e molte delle mosse speciali richiedono delle risorse ricaricabili col tempo o con l’attivazione di qualche abilità. Un esperto di Bugs Bunny dovrà quindi decidere al meglio quando utilizzare i suoi missili Acme, laddove per chiunque usi Batman sarà il caso di tener conto dei batarang lanciati e degli esplosivi utilizzati.

Insomma, il titolo è molto più tecnico di quanto si possa immaginare. L’unicità del sistema di combattimento però non dipende solo da queste caratteristiche. In primo luogo, infatti, Multiversus è completamente bilanciato attorno agli scontri due contro due, con tanto di già nominate classi di supporto pensate prevalentemente per offrire potenziamenti ai compagni o avvantaggiarli in battaglia. Al di fuori di quelli più aggressivi, quasi ogni combattente ha poi a disposizione almeno una abilità di supporto, che gli permette di offrire bonus al partner, di raggiungerlo al volo, o addirittura di recuperarlo mentre sta volando di sotto. Il fatto che queste abilità spesso non si traslino altrettanto bene nell’uno contro uno – pur mantenendo di solito un’utilità di qualche tipo – porta chiaramente quella modalità a essere meno esaltante e rifinita. L’altra caratteristica del gioco che lo distingue marcatamente da Smash Bros è l’impressionante mobilità aerea dei personaggi. Si possono usare manovre multiple in aria, tra cui doppie schivate, salti e mosse di recupero o movimento una in seguito all’altra, per una agilità generale assai superiore a quella vista nella serie Nintendo. Stando agli sviluppatori la cosa è stata calcolata per evitare la frustrazione delle cadute dopo una mossa andata male, ma al contempo si tratta di una scelta che rende le battaglie molto più caotiche ai lati delle arene, perché l’unico modo per eliminare un avversario prima del tempo è colpirlo alla perfezione con un cosiddetto spike, ovvero una mossa capace di lanciarlo verso il basso immediatamente senza alcun tipo di recupero. Complessivamente il gameplay ci ha divertito. La difesaè interamente basata sulle schivate, con tempi d’invulnerabilità che diminuiscono progressivamente e spostamenti costanti che rendono tutto molto adrenalinico. L’unica cosa a non averci convinto del tutto è la gestione generale del movimento: Multiversus richiede indubbiamente una buona padronanza generale dei sistemi e un calcolo preciso delle distanze, eppure al contempo le movenze dei personaggi sono parse più secche e meno intuitive da gestire rispetto al fluido e tecnico movimento di Smash Ultimate. Apprezziamo comunque il fatto che Warner Bros abbia dato un po’ di personalità al suo titolo senza mettere in campo una semplice imitazione. Anche a livello tecnico Multiversus ci ha saputo conquistare, pur non catturandoci completamente dal punto di vista artistico. La leggibilità delle mosse è dopotutto ottima, le animazioni notevoli e curate e lo stile cartoonesco dai colori molto accesi non fa che aiutare l’occhio a seguire al meglio l’azione, anche se con tutti i personaggi che se le danno di santa ragione sullo schermo è molto semplice perdere d’occhio il proprio combattente. Il design stilizzato dei personaggi è gradevole e sicuramente piacerà agli amanti dei cartoon. Le arene di gioco invece non vantano chissà quale personalità e forse sarebbe stato un bene rischiare di più nello stile, alcune risultano troppo scarne e semplici. Nulla da dire invece sul netcode: le partite fatte sono sempre risultate molto stabili e fluide, e il rollback usato dal gioco ci è parso di ottimo livello.

Trattandosi di un gioco incentrato pressoché solo sul competitivo online, questo è un fattore importantissimo da gestire a dovere, ed è quindi un bene che la prova non ci abbia deluso. Per quanto riguarda lo shop invece c’è un quasi inevitabile Battle Pass, che sembra concedere premi in modo discretamente onesto, e si parte con una manciata di combattenti sbloccabili con la valuta in game senza doversi necessariamente massacrare di partite. Così, a occhio, il guadagno sembra quindi per lo più legato a skin alternative per i combattenti, e alla volontà dei giocatori di ottenere subito le eventuali new entry senza dover guadagnare valuta affrontando i combattimento. Un sistema che con ogni probabilità rappresenta quello più funzionale per free to play di questa tipologia. Certo, un po’ di valuta in più a forza di livellare non farebbe male, e il timore di personaggi gradualmente sempre più ardui da sbloccare in futuro è presente, tuttavia è inutile fasciarsi la testa prima del tempo. Tirando le somme Multiversus si è rivelato essere una gradita sorpresa. Seppur non raggiunge i fasti della concorrenza su Switch, il titolo offfre un’ottima giocabilità, una rosa di combattenti abbastanza florida e una grande longevità. Peccato solo per le arene di gioco che a nostro avviso risultano un po’ troppo anonime e scarne. Se in futuro il titolo verrà seguito a dovere però siamo certi che i giocatori ne vedranno delle belle.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Gameplay: 9

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Huawei Mate Xs 2, lo smartphone pieghevole arriva in Italia

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Huawei ha svelato l’arrivo in Italia del Mate Xs 2 il nuovo smartphone pieghevole, risultato dei recenti studi della compagnia nello sviluppo dei foldable. La cerniera a doppia rotazione Falcon Wing con piega piatta rende il Mate Xs 2 sia resistente che compatto. Il display pieghevole True-Chroma è da 7,8 pollici mentre il sistema di fotocamere True-Chroma poggia su un sensore da 50 megapixel, con fotocamera ultra-angolare da 13 megapixel e teleobiettivo da 8 megapixel. Particolarità del telefono è il cosiddetto Composite Screen, che ha un design simile a quello dei sistemi anti-collisione delle auto, per ammortizzare meglio gli urti. Da aperto, il display ha una risoluzione di 2480 x 2200 pixel, con frequenza di aggiornamento fino a 120 Hz. Da chiuso, il pannello da 6,5 pollici è ancora utile per usare tutte le app che si vuole, in modalità smartphone classico. A differenza della concorrenza, il Mate Xs 2 conserva la sua peculiare apertura verso l’esterno, piuttosto che a mo’ di libro come il Galaxy Z Fold 3. Mate Xs 2 è dotato di una batteria da 4600 mAh e supporta il SuperCharge 66 W che, secondo l’azienda, migliora la durata della batteria in standby. Il telefono supporta solo la rete 4G e il sistema operativo è Emui 12, basato su Android ma senza le app di Google e il Play Store, per il noto ban da parte del governo degli Stati Uniti sugli affari intrattenuti da Huawei con produttori di hardware e servizi americani. C’è però tutto l’ecosistema che negli ultimi anni il colosso cinese ha realizzato intorno ai suoi dispositivi, compresa AppGallery che oramai supporta quasi tutti i principali software utilizzati dagli utenti. Fino al 31 agosto, Huawei Mate Xs 2 sarà in pre-ordine solo su Huawei Store al prezzo di 1.999,90 euro e, con il deposito di 10 euro, si otterrà uno sconto di 100 euro e in omaggio le nuove FreeBuds Pro 2. Il telefonino pieghevole di ultimissima generazione sarà in vendita dal 1 settembre, con le FreeBuds Pro 2 in omaggio solo fino al 30 settembre.

F.P.L.

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Capcom Arcade 2nd Stadium, lunga vita al retrogaming

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Capcom Arcade 2nd Stadium è il secondo capitolo (qui la nostra recensione del primo titolo) di una raccolta che include decine di storici videogiochi arcade della casa di Osaka, grandi titoli che hanno fatto la storia del gaming negli anni ‘90 e che adesso possono essere giocati sia da chi ha avuto la fortuna di vivere quegli anni, ma anche dalle nuove generazioni. Data l’imponente mole di capolavori che l’azienda ha partorito durante i decenni scorsi, era impossibile raggruppare tutti i titoli più rappresentativi degli anni ’90 in un’unica raccolta. Di conseguenza, questa seconda edizione va a coprire alcune delle inevitabili lacune della precedente, arricchendo ed impreziosendo l’offerta con interessanti extra. A differenza di altre collezioni, Capcom Arcade 2nd Stadium preferisce spaziare tra più generi, aprendo un’interessante finestra su alcuni dei prodotti più sperimentali della casa di Street Fighter. Pensiamo ad esempio a Saturday Night Slam Masters, primo lodevole tentativo di Capcom di realizzare un titolo basato sul wrestling e giocabile a coppie, dotato di una profondità e di un gameplay che non sfigurerebbero affatto in un prodotto moderno. Un vero pezzo di storia videoludica ambientato nell’universo condiviso di Street Fighter e Final Fight, in cui si potranno rivivere le gesta di Mike Haggar da lottatore professionista, prima di diventare sindaco e cominciare la sua lotta personale contro la Mad Gear Gang. Oppure, se alle botte si preferisce il run ‘n gun, Mega Man The Power Fighters offre un interessantissimo ibrido tra sparatutto e picchiaduro a incontri, proponendosi come una sorta di boss rush contro gli storici nemici del “Blue Buster”. Non mancano poi opere sportive e pilastri del beat ‘em up a scorrimento “d’annata”, che stanno vivendo una seconda giovinezza in questi ultimi anni. King of Dragons, assente eccellente della prima edizione, torna a deliziare occhi e orecchie con il suo mondo fantasy e con una prima sperimentazione di progressione ruolistica all’interno di un gioco arcade. La maggior parte dei giochi, data la loro natura, è pensata anche per brevi sessioni: il tutto è acquistabile in un singolo pacchetto, composto da 32 titoli, oppure in gruppi di dieci. Capcom Arcade Stadium non si limita, tuttavia, alla semplice riproposizione dei super classici, ma comprende nella sua offerta dei piccoli extra che faranno sicuramente la gioia degli appassionati.

Appena avviata la Capcom Arcade 2nd Stadium, ci si troverà all’interno di una sala giochi virtuale a tutti gli effetti, realizzata con il ben noto RE Engine della casa nipponica. Al suo interno si troveranno i cabinati dei titoli acquistati, e sarà possibile modificarne aspetto, dimensioni e colore. I cabinati virtuali sono ispirati alle proprie controparti storiche, e vedere vecchi modelli come il Mini Cute o l’Impress manderà i più nostalgici in estasi. Si tratta di una scelta creativa e apprezzabile, anche se a tal proposito sarebbe stata assai gradita la possibilità di “esplorare” la propria sala giochi in prima persona e sedersi allo sgabello dei propri cabinati, piuttosto che scegliere i titoli da un funzionale, ma forse un po’ freddo, menu. Con la semplice pressione di un tasto si troveranno i giochi comodamente divisi per genere, e si potrà persino decidere di creare delle liste personalizzate con i propri software preferiti. Si avrà inoltre la facoltà di cambiare liberamente la versione del romset da Occidentale a Giapponese, a proprio piacimento. Una volta scelto il cabinato la visuale si avvicinerà e, attraverso l’uso dell’analogico destro, si avrà la possibilità di guardare la plancia dei comandi. La vera chicca consiste nel fatto che, utilizzando lo stick sinistro e i pulsanti del jpypad, si vedrà muoversi la leva e i tasti corrispondenti del cabinato virtuale. Si tratta di un particolare esclusivamente estetico, ma comunque apprezzatissimo. A questo punto si potrà decidere di osservare il gioco attraverso il proprio cabinato 3D, oppure giocare al titolo selezionato nella classica modalità full screen, che è senza dubbio meno scenica ma sicuramente è più godibile. Capcom Arcade 2nd Stadium offre i seguenti titoli: 1943 Kai Midway Kaisen, Block Block, Knights of the Round, Magic Sword, The King of Dragons, Vampire Savior The Lord of Vampire, Black Tiger, Capcom Sports Club, Darkstalkers The Night Warriors, Eco Fighters, Gun Smoke, Hissatsu Buraiken, Hyper Dyne Side Arms, Hyper Street Fighter 2 The Anniversary Edition, Last Duel, Mega Man 2 The Power Fighters, Mega Man The Power Battle, Night Warriors Darkstalkers, Revenge, Pnickies, Rally 2011, Led Storm, Saturday Night Slam Masters, Savage Bees, Son Son, Street Fighter, Street Fighter Alpha Warriors Dreams, Street Fighter 2, Street Fighter 3, Super Gem, Fighter Mini Mix, Super Puzzle Fighter II Turbo, The Speed Rumbler, Three Wonders, Tiger Road. Insomma la sceltsa è davvero molto vasta. Il titolo offre inoltre tutta una serie di opzioni grafiche extra. Queste sono davvero notevoli: sono presenti ben 7 tipologie diverse di filtro, tra differenti versioni di “scanlines” per creare l’effetto “tubo catodico” e varianti più “moderne”. Si potrà poi scegliere di giocare in widescreen o all’interno di una cornice personalizzabile come si preferisce di più. Con l’opzione “Manuale” si potrà, tramite semplicissime righe di testo condite da immagini e artwork dell’epoca, prendere subito dimestichezza con ogni titolo presente nella compilation. Particolarmente apprezzabili i libretti d’istruzioni dei picchiaduro, che riescono a sintetizzare in pochissimo tempo le meccaniche ludiche, le mosse chiave dei personaggi e qualche cenno di lore dei contendenti. Alcuni testi contengono persino easter egg e codici segreti per selezionare combattenti altrimenti inaccessibili. E’ inoltre presente la possibilità di cominciare la partita in modalità standard, con sfide a tempo oppure in modalità speciali. Sono inoltre presenti ulteriori opzioni specifiche per ciascun gioco. Si tratta sostanzialmente dei “dipswitch” contenuti nei cabinati classici e consentiranno di modificare parametri come numero di vite, danni dei nemici, velocità di gameplay e livello di difficoltà. I titoli contenuti nella Capcom Arcade 2nd Stadium sono riprodotti fedelmente agli originali, senza sbavature o particolari problemi di input lag, con alcune esclusive funzioni di salvataggio/caricamento e rewind che daranno modo di controllare l’azione in ogni minimo dettaglio, ritornando sui propri passi per correggere gli errori commessi. L’unica vera pecca della produzione risiede nella totale assenza di un multiplayer online sincrono. Nonostante la presenza del multigiocatore locale, sarebbe stata gradita un’opzione per poter sfidare i propri amici online nei vari picchiaduro o invitarli in partite cooperative. Tirando le somme, questa nuova collezione di titoli Capcom è sicuramente l’ottimo seguito di un’operazione nostalgia che la casa giapponese porta avanti con coraggio e amore. Se si è dei veri appassionati di gaming lasciarsela sfuggire sarebbe un grave errore in quanto è disponibile su qualsiasi piattaforma di gioco: Pc, Xbox, PlayStation e Switch.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 9

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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