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STAMINA L'INCHIESTA DE L'OSSERVATORE D'ITALIA: SENTENZA SHOCK CHE SCUOTE POLITICA E SANITA'

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Il giudice Genna ordina il proseguimento delle terapie al piccolo Giole affetto da SMA

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Una sentenza che getta ombre inquietanti sull’operato di tutte le istituzioni politiche e sanitarie rimaste inerti, nonostante fossero evidenti i miglioramenti oggettivi dei malati

di Cinzia Marchegiani

Una lotta titanica, questa è la verità. Contro un sistema assurdo che vuole portare al Tribunale dei Genitori affinché sia tutelato un diritto sancito dalla carta costituzionale, il diritto a ricevere una terapia che ha salvato da morte certa il proprio bambino.

Giole è nato con una malattia genetica, la SMA (Atrofia Muscolare Spinale), una malattia che non lascia speranza, dove la letteratura medica non da alcuna alternativa e prospettiva di vita. Giole però è qualcosa di più, come i tanti bambini che per uno strano caso del destino ha voluto che seguissero una terapia ad uso compassionevole agli Spedali Civili di Brescia.

Questi malati, trascurati anche da Theleton (come il caso di Sofia Ponta) dalla medicina ufficiale, dai guru della scienza avventuristica ricca di proclami hanno scoperto un’alternativa, certo non miracolosa, perché non si cancella con un colpo di spugna una malattia degenerativa (questo l’hanno capito anche i sassi), ma assai più virtuosa, perché gli ha permesso di ottenere benefici fisiologici importanti tali da poter affrontare la quotidianità nel rispetto della dignità della vita concessagli.

La sentenza che arriva dal Tribunale di Marsala a firma del giudice Antonio Genna, custodisce in se un valore molto più grande di una semplice ordinanza. Molto spesso i detrattori di questa metodica hanno sempre puntato il dito contro i giudici che hanno dato sentenze favorevoli sostenendo che un magistrato deve valutare in base alle evidenze scientifiche…questa sentenza è l’atto con cui si vanifica questa leggenda metropolitana.

Un giudice si basa sui fatti, sui dati, al di là delle evidenze scientifiche. Se una terapia è fiorera di successi per un malato, la terapia è un ausilio che non si deve scartare, soprattutto quando c’è il pericolo di morte certa e assenza di altre terapie alternative.

Nella fattispecie la sospensione della prosecuzione delle infusioni ha fatto regredire i miglioramenti, dimostrando, con un’amara sorpresa per i benpensanti della medicina, che la sua validità è ancor più evidente. Una sentenza che farà infuriare quella scienza con atteggiamenti scientistici, che seduta dietro una cattedra inquisitrice ha cominciato a criticare, evitare il confronto, a depennare la curiosità e ha giudicato senza dimostrare l’assunto citato.

Il paradosso di questa controversa aggressione alle cure compassionevoli, forte delle mancate pubblicazioni, dei brevetti scaduti, dell’indagine dei Nas (opinabili dalla dichiarazione del documento n.173 dell’ISS) e delle ordinanze dell’Aifa alberga nelle prove tangibili fornite da questi bambini in cura agli Spedali Civili di Brescia.

La loro vita e la loro sopravvivenza inaspettata con i benefici reali smentiscono le dichiarazioni fuorvianti ormai al limite dell’accettazione umana. Queste evidenze che stranamente non sono state accertate e valutate da un Comitato Scientifico (mandato a casa dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio) e tantomeno dalla Commissione Conoscitiva al Senato (che non ha messo in agenda l’ascolto delle famiglie), sono state acquisite e messe nero su bianco in questa sentenza che inevitabilmente getta un’ombra davvero inquietante sull’operato di tutti i preposti istituzionali. Il giudice Genna, da tutti acclamato umano, non ha fatto altro che mettere in pratica gli tabella di legge che tutelano il malato di fronte ad un abuso illecito del non rispetto dell’essere umano.
Anticipando il giudizio finale, il Dr Antonio Genna in una lunga scrittura spiega senza lasciare alcuna interpretazione la sua decisione, la riportiamo quasi nella sua interezza, auspicandoci possa essere un atto documentale per l’indagine dei magistrati da poco avviata:
Avuto riguardo alle peculiarità del caso, appare quindi confermata la sussistenza del quadro cautelare che legittima l’adozione del provvedimento d’urgenza a tutela del diritto alla vita del piccolo Gioele. Con riferimento al Fumus Boni Iuri è infatti innegabile che il piccolo vanta il fondamentale diritto di continuare ad essere curato con la stessa terapia che si è pacificamente rilevata satisfattiva delle aspettative di miglioramento delle condizioni di sofferenza sue proprie e dei suoi familiari. E’ giuridicamente arduo infatti non ravvisare un’atroce barbarie nel privare un malato anorché grave e senza speranza, di un sollievo ancora possibile e umanamente praticabile poiché ciò equivarrebbe a “ledere in modo delittuosamente illecito la dignità umana” e un migliore livello di benessere non solo del paziente ma anche dei familiari, i quanto assorbiti intrinsecamente nella sofferenza del proprio congiunto.
“Nel caso in esame, le evidenze storico fattuali e cliniche vissute in atti, dimostrano infatti, in maniera peraltro del tutto incontestata, che Gioele, sin dalla prima infusione con il metodo Stamina, ha manifestato sensibili miglioramenti che travalicano le ordinarie finalità e aspettative proprie di una qualunque cura compassionevole”. Partendo, infatti a causa della terribile malattia genetica che lo affligge, la SMA da un’aspettativa di vita di circa sei mesi, sta di fatto che, in seguito al trattamento con cellule mesenchimali provenienti dallo stroma osseo del padre, il piccolo è riuscito non solo a superare tale infausta previsione temporale ma ha, anzi, goduto di una sensibile e prolungata attenuazione dei terrificanti sintomi della malattia, giungendo nel giro di pochi mesi, contrariamente a quanto gli era assolutamente precluso, a respirare in modo autonomo, a sorridere ai genitori, a muovere gli arti e a crescere i proprio peso da 3,7 Kg a 11,8 Kg pienamente commisurati alla sua età di tre anni”.

Ma non solo, nel caso di specie è altresì documentata e incontestata l’assenza di qualsiasi effetto collaterale conseguente al trattamento di stamina.
Le pacifiche allegazioni attoree sul punto dimostrano, infatti che a seguito l’interruzione del trattamento, “le condizioni di Gioele hanno ripreso a regredire e sono da ultimo ritornate a livelli di alto allarme per la sua sopravvivenza” sul punto che il padre Rosario, ha, anzi, fornito precise indicazioni temporali avute dai medici che hanno attualmente in cura il piccolo, secondo cui, che non intervenga alcun fattore di sorpresa nel giro di poche settimane, le condizioni del piccolo potrebbero precipitare irreversibilmente verso un imminente decesso.

Appare dunque correlato il quadro fattuale sotteso all’invocato provvedimento e appare tanto più evidente la soluzione giuridica da adottare nel caso concreto nel potendosi apprestare la tutela cautelare negli specifici termini prospettati da parte ricorrente.

Gli interessi giuridici che verrebbero infatti, irrimedialmente conculcati in caso contrario sono, innanzitutto, il diritto alla salute e alla vita individuale, essendo evidente che il diniego del proseguimento della cura Stamina determinerebbe una vistosa e inammissibile perdita di chance di sopravvivenza e miglioramento della vita “ben potendosi, anzi, delle gravi forme di responsabilità penale a carico di soggetti che, essendo legalmente tenuti a dare seguito al presente provvedimento, abbiano contribuito ad integrare con le loro condotte omissive oltre che il delitto pp. dell' art. 388 cp, anche delle forme di contributo eziologicamente rilevante per il mancato imledimento del malaugurato evento morte, ove concretamente evitabile e rinviabile alla luce dei positivi risultati terapeutici pregressi.”

Verrebbe inoltre irrazionalmente compromesso il diritto al miglioramento della vita e della salute collettiva essendo evidente che l’immotivata interruzione del trattamento priverebbe la società umana e la comunità scientifica, della possibilità di apprezzare fino in fondo le caratteristiche, i limiti e le prospettive di un eventuale futuro sviluppo delle applicazioni terapeutiche delle cellule staminali mesenchimali, sottraendo eventuali spazi di avanzamento del progresso medico scientifico, a detrimento del miglioramento delle condizioni di vita generali.
Così il dispositivo emesso a favore di Giole, il giudice Genna ordina al legale rappresentante e al responsabile dell’azienda ospedaliera Spedali Civili di Brescia di riprendere e comunque entro e non oltre il 5 maggio c.a. il trattamento terapeutico mediante la somministrazione di cellule stromali prodotte secondo la metodologia di stamina eventualmente con cellule già presenti nella struttura senza alcuna interruzione e fino all’avvenuto completamento della terapia da valutazioni ad opera del medico prescrittore.

Questa sentenza riporta negli alveoli della giustizia qualcosa che di innaturale si stava perpetrando. Ma i dubbi impietosi riguardano la funzione di una Commissione Conoscitiva che di fatto i suoi attori dovevano nei loro compiti conoscere in dettaglio i documenti ora venuti alla luce del sole, ma che erano stati sempre sotto gli occhi di tutti.

L’Osservatore d’Italia, invece di fare gossip, ha sempre cercato e pubblicato l’attendibilità dei documenti prodotti da un ministero della salute, dell’ISS, della azienda ospedaliera, e dell’Aifa stessa. Ora si è conclusa l’indagine ma è stato divorato un tempo troppo prezioso per questi malati per confutare documenti che gli stessi inquisitori dovevano conoscere.

E’ emerso la regolarità con cui le terapie compassionevoli sono state autorizzate dalla stessa Aifa. E allora il quesito fondamentale è un corale disappunto e amarezza infinita… Pietro Grasso, un illustre magistrato antimafia, non è stato visto sguainare la spada a favore degli indiscriminati, quelli che avendo un diritto acquisito da un’ordinanza non possono accedere alle terapie.

I malati ancora devono conoscere il primo tutore e garante dei diritti negati. La sua assenza denota scarsa attenzione, soprattutto perché i bambini lesi nel loro diritto sono diventati proprio tanti, e forse proprio per questo motivo non si comprende come mai, invece di essere dalla stessa parte dei malati, lo si vede impegnato all’evento con i più grandi detrattori di stamina a Palazzo Madama. Di certo ora è arrivato il momento delle riflessioni e delle risposte immediate.

Tutti a parlare di staminali ai senatori, la dr.ssa Cerbai, la ricercatrice che assieme a Elena Cattaneo fece ricorso al Tar del Lazio e poi al Consiglio di Stato (persi entrambi) per poter opporsi al diniego dei finanziamenti per la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Alcun dubbio ha imposto una verifica e monitoraggio su un grande conflitto d’interesse in questi personaggi.

Dr Gianvito Martino che assieme ad Elena Cattaneo hanno presentato una pubblicazione sulle cellule pluripotenti indotte, iPSC-derived neural precursors exert a neuroprote… [Nat Commun. 2013] – PubMed – NCBI , l’Associazione Luca Coscioni che condivide oltre che le cariche elettive con i ricercatori Michele De Luca (impegnato con la stessa senatrice in Eurostemcell, dove grazie a fondi milionari hanno sperimentato sulle cellule staminali embrionali, dichiarate dall’EMA pericolose e dalla sentenza della Corte Giustizia Europea non brevettabili), Gilberto Corbellini…anche le più grandi battaglie personali, legge 40 e uso degli embrioni, OGM, legge sull’eutanasia, e la sperimentazione animale (necessaria affinché si possano saggiare le embrionali improponibili agli esseri umani perché altamente cancerogene) oltre a pubblicare la raccolta fondi per pagare la fattura alla Cattaneo, Elisabbetta Cerbai assieme a Silvia Caragna per aver perso ai ricorsi suddetti.

Quello che agli occhi degli italiani sconcerta è nel constatare che né il Presidente del Senato, Pietro Grasso, né l’On. De Biasi, Presidente della Commissione della Sanità al Senato, non hanno messo in agenda i diritti negati dei bambini, eppure ci sono sentenze disattese, in Italia la legge dovrebbe essere uguale per tutti. Esiste ed è acclarato un processo anche dibattuto con la legge sui conflitti d’interesse la possibilità neanche tanto remota, che i ricercatori nel campo della scienza medica soprattutto, siano animati da forti conflittualità, sia nel mantenere prestigio accademico che di acquisire opportunità nell’assoggettarsi grandi finanziamenti, soprattutto perché in questo settore, tranne che il progetto sia fortemente probabile, le lobby farmaceutiche le lasciano al loro triste destino e quindi vivono solo grazie ai finanziamenti statali. Nell’editoriale su La Stampa di ieri, la stessa senatrice Cattaneo afferma che grazie all’Aifa è stata scoperta la truffa di Stamina…quale di sua grazia se i carteggi appena emersi mettono in una luce tutta da valutare l’operato dell’Aifa che sapeva dei documenti e nonostante questo ha emesso ordinanze su quei laboratori che lo stesso Tar di Brescia definisce di ottimo livello.

Ci sono documenti sconcertanti su tutta questa storia e molti cittadini auspicano che siano acquisiti al più presto, perché quando si chiede trasparenza, sempre nella stessa si deve respirare.

Dare più potere all’Aifa questo è quello che Elena Cattaneo si auspica, peccato che dalle indagini dell’Antitrust da poco concluse è emerso un potere troppo sbilanciato a favore del big pharma.

Il Giudice Genna ha valutato e un bambino è stato tutelato da un’udienza che fortunatamente i genitori si son potuti permettere, un altro colpo basso per chi non ne ha le possibilità, perché avere un avvocato che ti spiega i propri diritti è un lusso che molti malati non si possono permettere.

Questo è uno Stato di diritto? Il suo valore etico e civile non deve essere minacciato da ombre, ma essere nella pienezza della sua natura.

Gioele ha due garanti al di sopra dello Stato, di quell’onestà intellettuale messa troppo spesso in discussione e della scienza inquisitoria. Lui è vivo grazie all’amore e la tenacia dei suoi genitori. Giole è un monito per quei signori seduti su degli scranni d’oro.
In precedenza l’inchiesta de L'osservatore Italia era stata inviata al Presidente del Senato Pietro Grasso, questa sarà personalmente recapitata alla Procura che ha sentito il dovere di indagare su questo disastro senza colpevoli ma solo vittime del silenzio.

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Outriders il nuovo “Looter Shooter” con elementi RPG di Square Enix

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Outriders è il nuovo looter-shooter cooperativo sviluppato da People Can Fly e prodotto da Square-Enix per Pc, Xbox e PlayStation. Ma veniamo al dunque: la Terra è finita. Questo è il rassicurante incipit del gioco, e a distruggerla sono stati proprio gli esseri umani. Da questo drammatico evento parte l’affannosa ricerca di un nuovo pianeta da colonizzare, e la scelta cade sul rigoglioso Enoch, un mondo all’apparenza perfetto per ridare una terra natia al genere umano, ma che inevitabilmente cela parecchi lati oscuri che porteranno il giocatore ad affrontare una colonizzazione tutt’altro che semplice. Il gioco ha inizio con uno scarno editor che permette ai giocatori di creare il proprio personaggio. Sarà possibile selezionare il sesso, uno tra i non molti volti, l’acconciatura e qualche dettaglio come trucco e cicatrici varie. Dopo aver fatto ciò ci si potrà finalmente buttare nella mischia. L’inizio di Outriders ha uno svolgimento piuttosto lento e, nella prima fase di gioco, si limita ad illustrare le meccaniche di base, fatte di sparatorie in terza persona con la possibilità di sfruttare i ripari disseminati nel mondo di gioco. Il protagonista del gioco è un membro degli Outriders, l’avanguardia di quel che rimane del genere umano. Il compito del proprio alter ego virtuale è quello di sincerarsi delle condizioni del pianeta alieno per poi dare il via alla colonizzazione vera e propria. Naturalmente le cose non saranno esattamente come da previsioni, e ad attendere il colonizzatore ci sarà una catastrofica tempesta magnetica capace di sterminare quasi tutti i membri della spedizione. Anche il protagonista viene travolto da questa terribile calamità, ma sorprendentemente non verrà ucciso, ma sarà lasciato in fin di vita e con capacità decisamente inaspettate. Durante l’abbattersi della tempesta il nostro Outrider riuscirà a stento a raggiungere le capsule criogeniche nel disperato tentativo di guarire le proprie ferite, e verrà ibernato per risvegliarsi trent’anni dopo, quando la situazione su Enoch è ormai precipitata. Una volta risvegliati, infatti, bisognerà calarsi in un mondo in rovina, con la razza umana divisa, in guerra e dispersa su un pianeta diventato improvvisamente ostile e pericoloso. D’ora in poi il protagonista scoprirà di non essere più un normale umano ma bensì una “Mutazione” dotata di poteri speciali, e bisognerà far luce sugli avvenimenti che hanno ridotto la razza umana allo stremo avvicinandola all’inevitabile estinzione. La trama non è certamente il fiore all’occhiello di questa produzione e non brilla per originalità, ma contribuisce a creare una discreta atmosfera grazie ai molti misteri che circondano l’arrivo del protagonista e che andranno a dipanarsi nel corso della storia, ma anche svelati tramite i molti collezionabili che raccontano nel dettaglio tutto quello che è accaduto nei trent’anni del sonno criogenico. Una volta terminata questa fase iniziale, il gioco entra nel vivo facendo scegliere al giocatore una tra le quattro classi a disposizione, aspetto che andrà ad influenzare profondamente il gameplay di Outriders. Si potrà scegliere se calarsi nei panni del Tecnomante, perfetto per gli scontri a lunga distanza grazie ai suoi gadget tecnologici che ci aiuteranno durante gli scontri, mentre il Piromante fa largo uso dell’evocazione e del potere del fuoco per farsi largo negli scontri a media distanza; il Mistificatore invece è perfetto per attacchi a corta distanza mordi e fuggi grazie ai suoi poteri che gli permettono di manipolare lo spazio ed il tempo, ed infine il Distruttore rappresenta la classe “tank” del gioco, con una grandissima resistenza e capace di sfondare le linee nemiche grazie alla sua enorme potenza di fuoco. Ognuna di queste classi porta in dote poteri speciali che ben presto diventano uno degli aspetti più importanti del gioco. Questi attacchi vengono associati ai tasti dorsali del controller e ne sblocchiamo di nuovi man mano che si sale di livello, decidendo di volta in volta quali utilizzare.

Uno degli aspetti principali di questi poteri, specialmente all’inizio, è che rappresentano l’unico modo per poter ripristinare i punti vita. Diventa quindi importante saperli sfruttare nel modo migliore, riuscendo al contempo ad eliminare i nemici, ma anche a rigenerare la propria salute e gli scudi. Inutile dire che oltre alla loro indubbia utilità, gli attacchi speciali rappresentano anche una vera e propria gioia da utilizzare. Questo contribuisce ad attenuare significativamente l’importanza della meccanica di copertura presente nel gioco: affidarsi unicamente alle coperture in Outriders porta solo ad un risultato: la morte. Non solo perché le coperture possono essere distrutte, lasciando completamente allo scoperto il personaggio, ma anche per via delle routine comportamentali dei nemici: che siano umani ribelli, creature indigene di Enoch o altre fazioni di cui non vi sveleremo nulla, ogni gruppo di nemici che si affrontano sarà sempre composto da avversari di vario genere. Oltre ai classici fucilieri o agli infallibili cecchini piazzati in lontananza, ci sono sempre gruppi di antagonisti che attaccheranno venendo incontro forti della loro agilità e dei loro colpi corpo a corpo, oppure i corazzati che si fanno scudo delle loro armature per non fermarsi di fronte a nulla. Tutti questi aspetti mettono il giocatore nella condizione di sfruttare le coperture quando necessario, ma soprattutto spingono nella direzione di combattimenti più dinamici, ricchi d’azione e che ben presto diverranno letteralmente frenetici. Outriders cala nei suoi particolari meccanismi di gioco un po’ alla volta e, dopo aver assaggiato le varie classi ed i relativi poteri, entra in gioco un’altra delle sue peculiarità: la personalizzazione delle armi e le relative meccaniche di Looter Shooter. Come ogni gioco appartenente a questo genere, i nemici “droppano” ricompense che potranno essere armi o parti di equipaggiamento. Come da tradizione sono suddivise in categorie da quelle comuni passando per le rare, arrivando infine a quelle di classe Elite e Leggendario. Se nelle prime fasi di gioco si avrà a che fare solo con armi arrugginite o comuni nel migliore dei casi, proseguendo nella storia e salendo di livello si potranno raccogliere armi rare, ed in questo frangente entra in scena un’altra caratteristica peculiare di Outriders: le Mod. Partendo come già detto dalle armi rare, sarà presente una Mod che va a modificare il comportamento degli attacchi speciali, portando bonus di vario genere capaci ad esempio di infliggere più danni, effetti di stato o migliorare le capacità curative di quel determinato attacco. Ogni arma ha quindi una o due Mod predefinite, e basterà rottamarla per poi ritrovare quelle stesse Mod nell’inventario, pronte per essere riutilizzate su altre armi o armature. Si potrà quindi equipaggiare un set di Mod perfetto per potenziare il proprio stile di gioco, favorendo alcuni aspetti ad altri a seconda delle intenzioni che si hanno e dando una profondità davvero invidiabile a tutto ciò che concerne il nostro equipaggiamento. Anche le Mod sono suddivise per livelli, tre relativi alle Mod per le armi ed altri tre dedicati alle Mod per l’equipaggiamento. Nel primo caso le Mod di primo livello permetteranno di applicare svariati bonus agli attacchi speciali, mentre salendo di livello si andrà a modificare il comportamento stesso delle nostre armi tramite una serie di bonus che vanno dal classico aumento dei parametri di danno, a reazioni più elaborate come esplosioni che dilanieranno i corpi dei nemici andando anche a ferire chiunque si trovi nei paraggi del malcapitato. Lo stesso succede con le Mod dedicate alla corazza e anche in questo caso si potrà agire su un grande numero di effetti bonus tra cui scegliere.

La struttura di gioco di Outriders si lascia affrontare tranquillamente in Single Player dall’inizio alla fine, rendendolo effettivamente un gioco fatto e finito, aperto comunque ad eventuali e future aggiunte tramite espansioni di vario genere, con inoltre la possibilità di affrontarlo in cooperativa fino a tre giocatori. La storia è lineare e permette di esplorare Enoch, suddividendolo nei più classici degli stage, ognuno in zone diverse del pianeta contraddistinte da diversi biomi, passando dai resti di città in rovina, attraverso foreste e paludi, fino alle lande deserte delle fasi finali della campagna. Il gioco è quindi suddiviso tra le missioni principali, accompagnato da un discreto numero di missioni secondarie e da attività di vario genere come la caccia alle bestie più feroci del pianeta alieno, od alle taglie poste sulla testa di alcuni criminali, arrivando infine alla ricerca di antichi cimeli che ricordano come era la vita sulla Terra ormai distrutta. Ognuna di queste attività ovviamente offre ricompense sotto forma di esperienza, armi di livello superiore e così via, il tutto dettato dal livello di difficoltà impostato, che può regolarsi autonomamente grazie al Livello del Mondo. Man mano che ci si fa largo tra le numerosissime fila nemiche, infatti, il livello del Mondo sale attraverso i 15 livelli disponibili. L’aumento di livello del Mondo comporta la possibilità di ottenere ed equipaggiare armi di livello superiore al proprio, ma contemporaneamente anche il livello dei nemici subisce lo stesso incremento, mantenendo il tasso di sfida sempre piuttosto alto ed impegnativo. Come detto, il Livello del Mondo si adatta alle prestazioni del giocatore sul campo di battaglia: se si riuscirà a farsi largo senza mai morire il livello salirà a ritmi sostenuti, mettendo continuamente alla prova il giocatore; se invece si incontreranno troppe difficoltà o si incapperà in continue morti premature, il Livello del Mondo si abbasserà cercando di aiutare il giocatore a superare le difficoltà incontrate. In ogni caso, è possibile modificare la possibilità di disattivare la crescita automatica del tasso di difficoltà e viceversa, alzandolo o abbassandolo senza limitazioni a seconda delle difficoltà che ci si troverà affrontando un particolare punto di gioco. Dopo aver concluso la campagna – e per farlo ci vorranno circa 40 ore comprendendo anche le missioni secondarie – c’è la possibilità di affrontare le Spedizioni: queste sono collegate al finale del gioco, quindi cercheremo di non svelare alcun dettaglio che vada a toccare parti della trama. Vi basti sapere che le Spedizioni altro non sono che particolari missioni di recupero di alcuni Pod orbitali con al loro interno un notevole numero di ricompense di altissimo livello. Ovviamente per recuperarle sarà necessario affrontare enormi orde di nemici in missioni che metteranno seriamente in difficoltà i giocatori. Essendo missioni di alto livello e relative alla fase Endgame del gioco, è caldamente consigliato di affrontarle in compagnia di altri giocatori ormai giunti al Level Cap – in questo caso il Livello 30 – visto anche che le ricompense migliori verranno guadagnate solo completando queste particolari missioni entro un tempo limite. Anche le Spedizioni offrono un livello di difficoltà crescente e, esattamente come il Livello del Mondo, avranno 15 livelli di difficoltà. Ovviamente, anche in questo caso, a maggiori difficoltà corrispondono ricompense migliori, permettendo di portare il nostro alter ego virtuale ed il suo equipaggiamento a livelli altissimi. Tirando le somme, possiamo dire che Outriders è un gioco particolare: da una parte abbiamo un gameplay divertente e frenetico in grado di offrire combattimenti memorabili e terribilmente soddisfacenti, con ottime meccaniche da Looter Shooter, una buona gestione dell’equipaggiamento e la moltitudine di Mod che ci permettono di personalizzare il gameplay in maniera davvero profonda e sorprendente. Il tutto connesso ad un sistema di difficoltà dinamica davvero intelligente e strettamente collegato al Loot. Outriders è un progetto riuscito, che nonostante alcuni difetti si presenta come un’esperienza spettacolare, da non sottovalutare in nessun caso. La storia all’inizio poco incisiva si evolve nel modo giusto con l’aumentare delle ore, proprio come le possibilità offerte dal fantastico sistema loot and shoot, che unito a quello di crafting permette di creare un alter ego su misura per ogni giocatore. Provatelo, soprattutto visto che è gratuito se avete un abbonamento Gamepass Ultimate su Xbox, e siamo sicuri che non ve ne pentirete.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Sony: a maggio arrivano le tv Full Array Led Bravia XR X90J con intelligenza cognitiva

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Sony annuncia che tra qualche settimana si potranno acquistare i nuovi televisori Full Array LED 4K HDR della serie BRAVIA XR X90J. Gli ultimissimi modelli lanciati da Sony rientrano nella gamma di televisori BRAVIA XR dotati di Cognitive Processor XR™, un processore che sfrutta un metodo di elaborazione più innovativo ed efficace rispetto all’IA convenzionale per replicare le modalità di ascolto e visione del cervello umano. Quando osserviamo qualcosa, ci focalizziamo inconsciamente su alcuni punti. L’intelligenza cognitiva di Cognitive Processor XR divide lo schermo in numerose zone e individua la posizione del “punto focale” nell’immagine. Mentre l’intelligenza artificiale (IA) convenzionale è in grado di rilevare ed esaminare colori, contrasto, dettagli e tutti gli altri componenti dell’immagine solo separatamente, il nuovo Cognitive Processor XR esegue un’analisi incrociata simultanea, proprio come fa il nostro cervello. Questo processo fa sì che tutti gli elementi vengano regolati in modo congiunto tra loro, con un risultato finale nettamente migliore, in cui ogni fattore viene sincronizzato e la scena appare realistica, a livelli inarrivabili per l’IA convenzionale. Cognitive Processor XR riesce anche ad analizzare la posizione del suono nel segnale, in modo da coordinare con precisione l’audio e le immagini sullo schermo. Il sistema, inoltre, ottimizza ogni input sonoro in qualità 3D surround per generare un’acustica immersiva e accuratissima.

La tecnologia apprende, analizza e interpreta quantità di dati senza precedenti e ottimizza con un algoritmo intelligente ogni pixel, ogni fotogramma e ogni suono, dando vita all’effetto più realistico mai raggiunto da Sony. Sullo schermo Full Array LED dei TV 4K HDR BRAVIA XR X90J, le immagini acquistano una profondità e una naturalezza senza precedenti. L’elaborazione del Cognitive Processor XR, unita alla tecnologia Full Array LED, produce risultati ultra-realistici, caratterizzati da contrasti vividi. I TV Full Array LED 4K HDR BRAVIA XR X90J offrono l’esclusivo servizio BRAVIA CORE, incluso su tutti i nuovi modelli della serie XR, che mette a disposizione sia una selezione degli ultimi titoli premium e classici SPE, sia la più ampia collezione IMAX Enhanced. Per la prima volta nel settore, BRAVIA CORE vanta la tecnologia Pure Stream, che consente di ottenere una qualità quasi equivalente all’UHD BD lossless con lo streaming fino a 80 Mbps. Il modello X90J è l’ideale per il gaming. Collegato a una console di nuova generazione, si avvale delle funzionalità HDMI 2.1 (ad esempio, la visualizzazione in 4K a 120 fps, il VRR e l’ALLM) per assicurare una risposta immediata ai comandi. I TV Full Array LED 4K HDR BRAVIA XR X90J saranno disponibili in formato da 50, 55 e 65”. Le consegne sono previste da maggio. In un secondo momento sarà disponibile anche la versione da 75”. Per maggiori informazioni, visitare il sito www.sony.it.

F.P.L

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Spacebase Startopia il videogame gestionale “spaziale”

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Spacebase Startopia è un videogioco ambientato nello spazio di natura gestionale abbastanza classico che però non manca di presentare alcuni assi nella manica che lo rendono appetibile per molti appassionati del genere. Ovviamente se si sta cercando un titolo manageriale con una componente narrativa di livello a fare da sfondo con Spacebase Startopia non troverà certamente il gioco dei propri sogni, ma in ogni caso il team di Realmforge Studios ha comunque organizzato qualcosa di simile ad una piccola campagna. Il software infatti propone infatti al giocatore tre modalità di gioco: la campagna, la modalità single player e quella multiplayer. Parlando della modalità campagna, come già detto, non ci si deve aspettare una grande storia e nemmeno una grande durata, questa modalità serve più che altro da grosso tutorial e serve a trasmettere al giocatore le meccaniche di gioco base che poi bisognerà utilizzare al meglio nelle altre due modalità. La campagna è composta da una decina di missioni ognuna pensata per far apprendere al giocatore una determinata meccanica di gioco. Si passerà quindi dai temi principali come l’interazione con i vari ospiti fino alle parti più legate alla socialità o ai primi rudimenti sulle partite in multiplayer o in cooperativa. Il gioco è un prodotto adatto a chiunque, anche per i giocatori che non hanno dimestichezza con l’inglese, infatti, Spacebase Startopia è localizzato in italiano e quindi non si avrà alcun tipo di difficoltà nel districarsi tra incarichi, menu e interfaccia di gioco anche se non si conosce la lingua d’oltre Manica. La struttura spaziale che i giocatori saranno chiamati a comandare è suddivisa in tre settori principali, ognuno di essi adibiti a strutture e oggetti unici, utili per il buon funzionamento della stazione spaziale e essenziali per accogliere gli alieni che popolano la galassia. Il successo o il fallimento risiede nel soddisfare le esigenze dei clienti e il raggiungimento degli obiettivi imposti dagli scenari di prova in cui bisognerà ricoprire il ruolo di comandante. Il cuore pulsante che raccoglie l’energia necessaria per compiere qualsiasi azione si trova sul Sottoponte, il comparto più importante dove poter collocare tutti gli edifici principali atti alla gestione e al miglioramento della base. Nelle prime battute della campagna si impareranno quali sono le strutture imprescindibili di cui la stazione spaziale necessita. All’interno del Sottoponte è obbligatorio installare edifici per l’accoglienza come ostelli e centri medici ma anche complessi di gestione indispensabili come il Centro di comunicazioni e la Stazione di riciclaggio per i rifiuti. I visitatori di razze diverse hanno infatti delle esigenze particolari e saranno più attenti alle carenze; ad esempio le Blatte troveranno un tasso di sporcizia più tollerabile rispetto alle Driadi, amanti della natura e dell’aria pulita. La diversità di ospiti è inoltre essenziale in termini di personale da assumere, infatti, ogni complesso adibito al funzionamento della nostra base richiederà dipendenti di razze specifiche.

Successivamente i giocatori saranno chiamati a gestire anche gli altri due settori presenti nella stazione spaziale come ad esempio il Divertiponte, il comparto intermedio dove i visitatori potranno ballare in discoteca o scommettere nelle sale bingo. Tutte le strutture accessorie per tenere alto l’umore dei vacanzieri saranno gradualmente sbloccabili dalla scheda di ricerca apposita e migliorabili una volta che si sarà costruito un Centro di Ricerca al piano superiore sul Sottoponte. Più il tasso di divertimento è alto, più i clienti facoltosi vorranno spendere la propria energia su questo ponte adibito allo svago, sbloccando così tipologie di ospiti sempre più ricchi e dai desideri più raffinati. Con l’arrivo di una clientela snob si potrà infatti adornare il Divertiponte con locali di cucina molecolare, ristoranti di sushi e attrazioni da luna park sempre più folli. A completare la disamina dei tre ponti presenti all’interno di Spacebase Startopia c’è il Bioponte, una sezione completamente dedicata alla natura e ai biomi nativi dei visitatori. Sarà possibile conformare a proprio piacimento le sezioni di quest’area, costruendo collinette, avvallamenti, specchi d’acqua o colline fiorite. Cambiare il bioma o renderne un tipo particolare più ampio rispetto ad un altro diventa essenziale in alcuni momenti del gioco, dato che ci sarà bisogno di precise risorse per poter migliorare la base. Dopo aver assunto un numero sufficienti di Driadi che si occuperanno della cura e della crescita di questo particolare ponte, sarà possibile assumere ulteriori alieni che andranno a costruire un tempio per soddisfare l’esigenza spirituale dei viaggiatori. Attenzione però, il Bioponte potrà regalare ulteriori sorprese, come la presenza casuale di boccioli alieni che una volta schiusi daranno vita ad un’infestazione di forme di vita nemiche pronte a distruggere la stazione. L’ulteriore valuta presente all’interno di Spacebase Startopia, oltre all’essenziale e fondamentale energia, è rappresentata dai punti prestigio, un valore che si incrementa nel tempo in base alla soddisfazione degli alieni che vengono a farvi visita sulla stazione spaziale. Ovviamente, migliore sarà la valutazione della base, più il conteggio di tale punteggio aumenterà velocemente. Con essi è possibile sbloccare nuove fasce di visitatori, partendo dai camionisti spaziali fino ai viaggiatori snob, ed ognuna di queste categorie darà quindi accesso a specifiche costruzioni per poter soddisfare a pieno i bisogni della clientela di riferimento. Ma non è solo il divertimento il fulcro della progressione, trovando infatti in queste categorie anche la possibilità di costruire le stazioni di polizia e la prigione per contrastare il crimine a bordo, e di erigere un Laboratorio di ricerca dove poter migliorare le strutture per garantire un grado migliore di efficienza e soddisfazione. Inoltre sarà possibile avere accesso anche alle schede di combattimento e sabotaggio, con le quali entrare in conflitto nelle partire multiplayer o in determinati scenari della campagna prestabiliti con gli altri comandanti. Per potere avere la meglio sugli avversari si potranno utilizzare strumenti devastanti come Mech per distruggere i nuclei di energia altrui o si potranno inviare spie per sabotare i punti nevralgici degli sfidanti. Insomma, di cose da fare in Spacebase Startopia ce ne sono davvero molte.

Le buone notizie non si fermano solamente sul fronte delle meccaniche di gioco, della localizzazione e dell’incredibile varietà si cose da sviluppare, Spacebase Startopia infatti presenta una direzione artistica di tutto rispetto, fresca e originale e, soprattutto, condita da una buona dose di ironia e di follia che rende il tutto divertente e stempera anche le situazioni più critiche. Tutto molto buono anche sul fronte tecnico: abbiamo testato a lungo a Spacebase Startopia su Xbox Series X e non abbiamo rilevato problemi di sorta, il frame rate è sempre risultato stabile e l’aspetto visivo sempre di prim’ordine. Certo non è un titolo che presenta o necessita di una grafica fotorealistica, ma la veste proposta e il motore di gioco fanno il loro lavoro regalando degli scorci molto belli. Infine, ci teniamo a sottolineare che nel corso della nostra lunga prova non abbiamo rilevato alcun tipo di bug o problema bloccante. Pollice all’insù anche per quanto riguarda il comparto sonoro: la colonna sonora fa il suo dovere così come gli effetti speciali. Da questo punto di vista il comparto audio aiuta molto il giocatore ad immedesimarsi nei panni di un vero comandante di una base spaziale e l’esperienza di gioco ne giova assolutamente. Tirando le somme, se siete alla ricerca di un titolo gestionale particolare, fuori dalle righe, originale e che vi faccia spesso sorridere, Spacebase Startopia rappresenta un videogame da giocare assolutamente. Che giochiate da Pc, Xbox, PlayStation o Switch, non importa, infatti il gioco sarà sempre pronto ad offrirvi prestazioni di buon livello garantendo un perfetto mix di divertimento e soddisfazione.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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