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STAMINA: TRA CONTRADDIZIONI, INDAGINI, ACCUSE E… DOCUMENTI SEGRETI

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Discordanze e incongruenze anche tra le valutazioni dei Nas e dell’Aifa rispetto quelle delle provette acquisite dall’ispezione avvenuta nel laboratorio del nosocomio di Brescia

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A renderci profondamente amareggiati non è l'esito dell'indagine portata avanti dalla Procura di Torino, quanto il reiterato tentativo di distorsione della realtà da parte di buona parte dei media che trattano l'argomento Cure Compassionevoli con superficialità e pressappochismo, ottenendo il solo risultato di recare danno ai pazienti e alle loro famiglie, già duramente provate dal dolore di queste drammatiche patologie. In questo modo si continua deliberatamente a confondere acque che invece devono rimanere rigorosamente separate: da una parte la vicenda giudiziaria (L'equipe Stamina è solo indagata, non è ancora stata riconosciuta colpevole), dall'altra la questione delle cure compassionevoli che nel caso dei 34 pazienti in cura nell'ospedale Pubblico di Brescia sono tutelate per legge

di Cinzia Marchegiani

Stamina è al giro di boa. Dopo tanti annunci della chiusura delle indagini, il procuratore Raffaele Guariniello ha steso il documento con tutti i reati ipotizzati che iscrivono venti persone per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, somministrazione di farmaci pericolosi ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, e conclude (molti vorrebbero sapere come ha fatto se molte famiglie dei pazienti dichiarano che non sono state né ascoltate né hanno depositato le proprie cartelle cliniche) che è una cura non solo inutile ma dannosa: non ci sono stati miglioramenti nella salute dei pazienti ma anzi si sono verificati eventi avversi. Tra gli indagati, venti, oltre a Davide Vannoni che intanto si candida alle Europee, in tutte le circoscrizioni, con il movimento "Io Cambio – Maie", ci sono il suo vice Marino Andolina, neurologi, biologi, otto medici degli Spedali di Brescia (c'è anche Ermanna Derelli, direttore sanitario dell'ospedale) e Carlo Tomino, responsabile dell'ufficio ricerca e sperimentazione clinica dell'Aifa, l'agenzia nazionale del farmaco.

Eppure lo stesso Ministro Balduzzi, nel spiegare che si autorizzava una sperimentazione chiariva che si permetteva contemporaneamente il proseguimento delle infusioni a chi già aveva iniziato le terapie a Brescia con le parole testuali: “la norma si basa sul principio etico per cui un trattamento già avviato che non abbia dato gravi effetti collaterali non deve essere interrotto”.

Un grande mistero dunque, costellato di contraddizioni: cartelle cliniche dei pazienti senza il distinguo tra coloro che effettivamente hanno avuto miglioramenti e condizioni di vita che non rientrano in alcuna letteratura medica, una magistratura, che avrebbe dovuto chiudere le indagini nell’agosto del 2012,  ma che si sono protratte senza riflessioni di sorta al senato quando è stata emanata una legge dello Stato che autorizza la sperimentazione dello stesso metodo.

Discordanze e incongruenze anche tra le valutazioni dei Nas e dell’Aifa rispetto quelle delle provette acquisite dall’ispezione avvenuta nel laboratorio del nosocomio di Brescia poiché, esiste e ci auguriamo stia anche agli atti un documento dell’ISS dove si legge a chiare lettere: “In relazione a notizie di stampa circa l’ispezione da parte dell’Aifa e dei Carabinieri del Nas effettuata nel mese di maggio all’azienda ospedaliera ‘Spedali Civili’ di Brescia si precisa che la presa visione dei campioni, conservati in vapori di azoto liquido presso la sala criogenica del Laboratorio di Cellule Staminali dell’Oncoematologia Pediatrica dell'Azienda Ospedaliera ‘Spedali Civili’ di Brescia, da parte dei membri del commissione di ispezione, è stata effettuata con le dovute precauzioni e in conformità alla buona pratica di laboratorio e alle norme tecniche in ambito criobiologico, al fine di garantire il mantenimento delle caratteristiche biologiche e funzionali delle cellule congelate.

La correttezza della procedura è dimostrata dal fatto che l’analisi della vitalità delle cellule, effettuata presso l’ISS (Istituto Superiore di Sanità), su campioni prelevati e trasportati in conformità agli standard internazionali previsti per il trasporto di cellule staminali criopreservate ad uso terapeutico (Standard Jacie FACT, Ed. 5, marzo 2012), è risultata essere del tutto adeguata a qualsiasi uso terapeutico. Si sottolinea inoltre che non è stata effettuata nessuna manipolazione che possa mettere a rischio la sterilità dei campioni visionati.” 
Insomma una storia grottesca per lo più portata avanti dalle istituzioni, e ora il documento della chiusura delle indagini, molto prezioso perché pone più dubbi che certezze sul caso stamina, viste le documentazioni mancanti dei pazienti, e le testimonianze dei ministri che pongono un attrito feroce in questa contesa, in cui in mezzo però ci sono piccoli pazienti che hanno ricevuto un ordinanza di proseguimemento dai giudici che hanno visionato cartelle cliniche e la valutazione dei medici curanti che hanno testimoniato i miglioramenti in patologie degenerative che non hanno fluttuazioni, mentre nel documenti di Guariniello si attesta proprio questo evento. 

A parlare ora è il padre della piccola Celeste, che per chi non crede alla potenzialità di questa terapia deve essere proprio una miracolata dal Signore, come anche gli altri bambini che hanno ripreso a respirare, deglutire e produrre movimenti non ascrivibili alle loro malattie, neanche dopo fluttuazione. Gianpaolo Carrer è il Presidente del comitato Cure Compassionevoli e senza giri di parole attacca questo sistema indifferente alla sofferenza e al rispetto etico di regole imprescindibili:

“A renderci profondamente amareggiati non è l'esito dell'indagine portata avanti dalla Procura di Torino, quanto il reiterato tentativo di distorsione della realtà da parte di buona parte dei media che trattano l'argomento Cure Compassionevoli con superficialità e pressappochismo, ottenendo il solo risultato di recare danno ai pazienti e alle loro famiglie, già duramente provate dal dolore di queste drammatiche patologie. In questo modo si continua deliberatamente a confondere acque che invece devono rimanere rigorosamente separate: da una parte la vicenda giudiziaria (L'equipe Stamina è solo indagata, non è ancora stata riconosciuta colpevole), dall'altra la questione delle cure compassionevoli che nel caso dei 34 pazienti in cura nell'ospedale Pubblico di Brescia sono tutelate per legge. Solo questo punto dovrebbe essere al centro dell'attenzione mediatica: i pazienti (per la maggior parte bambini affetti da patologie incurabili e ad esito infausto) non ricevono più infusioni da mesi, nonostante il diritto alla continuità della cura sia sancito dalla legge n° 57/2013 (Ex Decreto Balduzzi) e dalle sentenze dei giudici del Lavoro di tutta Italia.

Il pressappochismo mostrato da buona parte dei canali mediatici e l'assoluta indifferenza delle istituzioni competenti permette alla direzione degli Spedali Civili di Brescia di tergiversare, disertare la corretta programmazione dei ricoveri e rifiutare qualsiasi contatto con i pazienti di cui hanno invece l'obbligo di prendersi carico.

Da mesi i pazienti non ricevono le infusioni cui hanno diritto senza alcuna motivazione legalmente accettabile. Molti di loro hanno già ricominciato ad accusare gravemente l'interruzione delle somministrazioni delle infusioni di staminali secondo il protocollo Stamina.
Riteniamo offensivo che il Ministro della Salute – sotto il cui Ministero ricordiamo essere stata varata la suddetta Legge 57- abbia reputato degna di commento la chiusura dell'inchiesta Stamina (Non sono molto stupita che l'equipe Stamina sia indagata -sono le parole del Ministro-, vedremo l'esito del processo. E' una vicenda che ha tenuto l'Italia con il fiato sospeso e me con molte preoccupazioni e ansie), ma non abbia ravvisato la necessità di esprimere il proprio disappunto nei confronti di un Ospedale Pubblico che si rifiuta di somministrare una terapia prevista per legge e garantita dalla sentenza di un magistrato.”

Questa è l’Italia dei paradossi, un complicato intreccio dove la politica spesso si affida alla magistratura per colmare le proprie incompetenze, la presenza di due rette parallele dove abitano indisturbate lavune vertiginose dove proliferano i conflitti d’interesse in questo campo sanitario.

Chi è andato veramente a verificare quali danni abbiano subito dalle infusioni ricevute (poiché hanno sempre asserito che erano dannose e pricolose) i bambini malati in cura a Brescia. Qualcuno dovrà pur spiegare un giorno a questi malati, ma anche ai nostri figli, la pagina delle tante verità rimasta sotto traccia.

Malati che nella loro sfortuna non hanno soltanto una patologia devastante, ma vedono ostacoli anche nel compiere quello che è il loro diritto alle terapie, terapie di cui le testimonianze dei piccoli che vi si sono sottoposti, registrano evidenti progressi e miglioramenti.

Ciononostante, rimane un magistrato che ha in carico una indagine molto delicata, poiché dopo lo scandalo Novartis Roche scoperto dall’Antitrust, la Soi ha chiesto allo stesso Guariniello di indagare se l’AIFA e l’EMA, in questo fatto specifico, non siano riuscite a valutare la competenza tecnico scientifica a causa di incompetenza o dolo, in merito a due farmaci equivalenti. 

Quindi anche questa un’indagine ancora in corso che deve mettere in luce gli atteggiamenti ancora poco chiari, anzi la Soi stessa ha gettato accuse ben precise, asserendo che l’Aifa andrebbe commissariata. E allora i quesiti sono sempre gli stessi: “Come, un organismo istituzionale possa promuovere due azioni dove l’imputato di un’inchiesta produce documenti e ordinanze nell’altra, quando essa stessa deve essere valutata nella sua competenza. Situazione molto controversa. 

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L’evoluzione del gioco: dalla grafica 3d alla realtà virtuale

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I più grandi ricorderanno gli albori del gioco digitale, intorno alla fine degli anni ’90. Si trattava di giochi piuttosto semplici, lineari, dai “pattern” prestabiliti e delle animazioni grafiche piuttosto banali. Il tutto, ovviamente, se visto con gli di oggi.

In tema di gioco online, specie se si parla di casinò, vi è un’azienda che, più di tutti, ha valicato le ere digitali, mantenendosi sempre al timone dell’industria: la Microgaming. Il online casino Microgaming è stato il primo a proporre ai suoi utenti la possibilità di provare alcuni titoli con grafica tridimensionale. Si trattava di giochi in cui veniva utilizzata una tecnologia che si basava sui “poligoni”, un vero e proprio incastro di forme geometriche come triangoli o rettangoli che davano vita ai personaggi e alle ambientazioni di gioco.

Contestualmente, si è passati dalle slot machine bidimensionali alle prime slot a tre dimensioni. Se i giochi degli anni Novanta hanno segnato un’epoca e rimangono tra i più amati dai giocatori di quella generazione, oggi i gusti sono nettamente diversi. Infatti, è stato più volte dimostrato come i giocatori odierni preferiscano di gran lunga approcciarsi ad un titolo o ad un gioco che garantisca una certa qualità grafica dei propri contenuti. La grafica tridimensionale, un tempo riservata a pochi, è divenuta lo standard ed oggi rappresenta il punto di partenza per ogni titolo. Ad essa, si è aggiunta la risoluzione grafica che è passata dall’ormai preistorica 240p al Full HD (1920×1080 pixel) fino alla risoluzione in 4K HDR.

Al giorno d’oggi, è quindi più complesso spiccare per i motivi precedentemente illustrati e le software house devono proporre al giocatore qualcosa di ancor più accattivante come, ad esempio, la cosiddetta realtà virtuale. Sono ancora pochi i titoli che la implementano anche a causa delle attrezzature che essa richiede, ma non c’è dubbio che la prossima frontiera dell’innovazione passerà per il VR (virtual reality) e renderà le esperienze di gioco sempre più verosimili.

Tra i più grandi successi presenti nel gioco digitale odierno non si può non citare una slot machine straordinaria ed ormai famosa in tutto il mondo: la Book of Ra Deluxe Edition. Si tratta di un titolo che travalica le generazioni ed è passato dal mondo bidimensionale a quello tridimensionale, senza mai snaturarsi. Ancora, vi è la slot Gonzo’s Quest che – allo stesso modo – si è distinta per longevità e qualità dei contenuti come, ad esempio, i blocchi di pietra che costituiscono i classici rulli di gioco.

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Control Ultimate Edition, il paranormale diventa next-gen

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Control Ultimate edition torna con una veste grafica migliorata per le console di nuova generazione. A diversi mesi dal lancio della versione originale, infatti, l’action shooter di Remedy Entertainment debutta anche su next-gen. Il risultato? Andiamolo a scoprire. Control è un titolo dall’ottimo intreccio narrativo graziato da un gameplay intrigante e da un setting costruito con rara maestria che, però, già nel 2019 quando fu rilasciato in versione “normale”, soffriva a causa delle limitazioni tecniche imposte dalla scarsa potenza delle console di scorsa generazione che comportavano rallentamenti e vistosi cali di frame-rate. Proprio per questo motivo Control: Ultimate Edition è, senza mezzi termini, il miglior modo possibile per godersi l’ultima fatica di Remedy in una versione tecnicamente ineccepibile e comprensiva delle due chiacchieratissime espansioni rilasciate nei mesi successivi al lancio: The Foundation e AWE. La storia ovviamente è rimasta del tutto invariata rispetto a quanto visto nell’edizione base (qui la nostra recensione) narra le vicende di Jesse Faden, una ragazza originaria della fittizia città di Ordinary che, dopo aver assistito ad un cataclisma di notevoli proporzioni durante la sua infanzia, ha dedicato tutta la propria vita alla ricerca di Dylan, un fratello apparentemente disperso da quasi vent’anni. Le sue incessanti indagini la conducono fino alle porte della Oldest House, un edificio situato nel cuore di New York appartenente al Federal Bureau of Control, un organismo occulto del governo statunitense che si occupa di studiare, affrontare e contenere i fenomeni paranormali che continuano a verificarsi in giro per il mondo. La particolarità della struttura è quella di essere invisibile all’occhio umano dall’esterno e stranamente mutevole all’interno con padiglioni che cambiano aspetto e configurazione senza soluzione di continuità. L’Oldest House è indubbiamente il più riuscito tra i setting ideati dai visionari artisti di Remedy fino ad oggi ed è anche un trionfo in termini di level design, al punto da trascendere il ruolo di semplice sfondo delle avventure di Jesse e divenire un vero e proprio coprotagonista delle vicende che vengono raccontate. Una volta entrati nella Oldest House, è facile rendersi conto che qualcosa di oscuro si aggira nei corridoi: un sussurro, un sibilo, una presenza minacciosa e costante che sembra aver assunto il controllo dell’edificio e dei suoi frequentatori. Tocca alla nostra Jesse fare luce sul mistero celato nel cuore della struttura che, in qualche modo, appare collegato a doppio filo a ciò che è successo durante la sua infanzia. Quella di Control è una sceneggiatura a dir poco incredibile che, anche a due anni di distanza dal lancio originale, riesce a catturare il giocatore in una atmosfera unica creata abilmente da un team di scrittori parecchio ispirato che è riuscito a imbastire un universo coeso, credibile e particolareggiato. Il racconto procede sostenuto dal giusto ritmo per tutte le circa 20 ore necessarie a portare a termine la campagna e non si risparmia colpi di scena, risvolti inaspettati e un finale sconvolgente. A questo, ovviamente, vanno aggiunte le svariate ore di gioco extra garantite dai due DLC inclusi nel pacchetto: “The Foundation” che conduce il giocatore fino alle viscere della Oldest House e “AWE”, l’incredibile anello di congiunzione con l’universo di Alan Wake. Insomma, se non avete ancora avuto occasione di sperimentare Control e la sua storia, questo è il momento migliore per farlo. Dal punto di vista del gameplay, come era logico aspettarsi, Control: Ultimate Edition non apporta particolari modifiche alla formula apprezzata nell’edizione standard. L’ultima fatica di Remedy, come dicevamo, è un titolo action in terza persona davvero adrenalinico, profondo, coinvolgente e raffinato che affonda le proprie radici nei canoni tipici del genere metroidvania. La natura cangiante della Casa ha consentito ai talentuosi designer della compagnia di allontanarsi della linearità dei loro prodotti del passato e di giocare molto sui percorsi che l’utente può intraprendere inserendo missioni secondarie, attività segrete e, addirittura, boss opzionali dietro ogni angolo.

Il comparto grafico di questa verione next-gen di Control, ovviamente, è stato l’aspetto che ha ricevuto maggiore attenzione in vista del lancio di questa edizione definitiva per Xbox series X/S e PS5. Control: Ultimate Edition è stato sviluppato sulla base di una versione potenziata e aggiornata di quello stesso Northlight Engine che aveva messo in seria difficoltà i PC e le console passate, con il preciso obiettivo di offrire ai giocatori un’esperienza più stabile e definita di quanto visto in passato. La modalità di visualizzazione “Performance Mode” rimuove gli effetti di Ray Tracing ma guadagna un frame-rate granitico a 60fps in tutte le situazioni. La risoluzione rimane inalterata. Proprio come nel caso di tanti altri titoli cross-gen che hanno raggiunto i lidi di PS5 e Xbox Series X|S in questo primo periodo del loro ciclo vitale, anche Control: Ultimate Edition può vantare due modalità di visualizzazione differenti: la Graphics Mode e la Performance Mode. La prima propone un rendering 1440p upscalato in 4K e mette in campo gli ultimi ritrovati nel campo dell’effettistica per videogiochi come il Ray Tracing applicato alle trasparenze, alle ombre e ai riflessi superficiali. Si tratta, senza ombra di dubbio, di una presentazione dal notevole impatto visivo che, però, risulta piagata da una forte instabilità del frame-rate che non siamo riusciti a digerire. Quando si passa alla Performance Mode, invece, la situazione cambia radicalmente. Gli effetti di Ray Tracing vengono sacrificati sull’altare della fluidità e Control: Ultimate Edition riesce a mantenersi stabilmente sulla soglia dei 60fps anche nelle situazioni più concitate. Considerando che la risoluzione di rendering è sempre 2560×1440 (upscalato in 4K) e che tutti gli altri effetti visivi rimangono inalterati, ci sentiamo di consigliarvi questa modalità di visualizzazione per godervi l’ultima opera di Remedy al massimo della velocità. Grazie alla potenza offerta dalle nuove ammiraglie di Microsoft e Sony, i numerosi effetti luminosi e particellari prodotti dalle abilità di Jesse non influiscono sul ritmo dell’azione ma aggiungono un importante valore all’estetica generale del prodotto. Dimenticate i problemi prestazionali che avevano flagellato la versione per console old-gen: questa reinterpretazione per le nuove macchine offrono una versione di Control all’apice del suo splendore. Unico neo, riscontrato sulla versione Xbox da noi testata, è la casuale possibilità di essere riportati sulla dashboard quando si preme il tasto (select) dedicato alla visualizzazione del menù missioni/armi/file. Questo fastidioso bug si è presentato abbastanza di frequente, e l’augurio che ci facciamo e che sia risolto al più presto attraverso una patch in quanto risulta essere parecchio fastidioso. Tirando le somme, Control Ultimate edition rappresenta la versione migliore del titolo in quanto, oltre ad offrire una veste grafica davvero ben realizzata e una fluidità assolutamente incredibile, garantisce un’esperienza di gioco senza pari che viene arricchita dai contenuti aggiuntivi presenti nel pacchetto. Nonostante il gioco non si rivelerà una sorpresa per chi ha già avuto modo di terminare l’avventura sulla vecchia generazione di console, tutte le migliorie apportate e la ricchezza dell’edizione sono un motivo assolutamente convincente per rimettere piedi nell’ Oldest House e di rivivere gli incubi paranormali nei panni di Jesse Faden.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 9,5

Gameplay: 9

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Apple, con il nuovo update di iOS arrivano le emoji a tema vaccino

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Apple sta per introdurre 200 nuove emoticon su iPhone e iPad, con particolare attenzione su quelle a tema vaccini. Nel prossimo aggiornamento ad iOS 14.5 e iPadOS 14.5 sarà infatti presente un set di icone dedicate ad un trend che si spera divenga presto condiviso dai più a livello internazionale, quello del vaccino al Covid-19. Per questo motivo, la Mela ha deciso di introdurre nuove icone ma anche di adattare delle esistenti al particolare momento. Ad esempio, l’emoji che rappresenta una siringa, finora visualizzata con delle gocce di sangue che scendono dalla punta, avrà un aspetto meno intimidatorio, riempita con un liquido trasparente e senza goccioline. Le nuove emoji sono state approvate, come sempre, dal Consorzio Unicode lo scorso settembre. Si tratta dell’organizzazione che si occupa di creare il codice per le varie emoticon che poi vengono riprese da ogni azienda che ne fa uso, tra cui anche Facebook e Twitter. Ci si può dunque aspettare introduzioni simili nei prossimi giorni anche per gli altri “grandi” della rete. Emojipedia, un dizionario di emoji online, aveva individuato una tendenza al rialzo nell’uso della emoji a forma di siringa nella sua analisi sui trend di fine 2020, soprattutto su Twitter. Jeremy Burge, chief emoji officer di Emojipedia, ha riferito che eliminare il sangue dalla siringa la rende più appropriata per rappresentare la vaccinazione Covid-19, osservando come la modifica non le impedisca di essere utilizzata anche per altri contesti più classici, come la donazione del sangue. Altre emoji che hanno guadagnato popolarità a seguito della pandemia includono il microbo, l’icona della mascherina e le mani in preghiera. Insomma, Apple resta sempre al passo coi tempi e cerca di affrontare il tema della pandemia di Covid 19 con ironia, ma anche attraverso uno degli strumenti più utilizzati dalle persone.  

F.P.L.

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